26 agosto 2010
Il San Luca perderà un altro medico
Guglielmo Brusco scrive all'assessore regionale per proporre invece un potenziamento di alcuni reparti.
Per il direttore generale dell'Ulss 18 esiste solo l'ospedale di Rovigo.
Un altro medico si prepara a lasciare, probabilmente a partire da ottobre, l'ospedale di Trecenta. Il reparto di Chirurgia verrà così a perdere la guardia medica notturna, il servizio che dalle 20 alle 8 del mattino seguente garantisce la presenza di un medico per le eventuali urgenze. Verrà sostituito da un'assai meno efficiente reperibilità: in pratica, in caso di complicazioni, il medico di turno riceverà una telefonata e partirà per l'ospedale. Ma a risentirne saranno anche il Pronto Soccorso e la Terapia Intensiva, che non potranno contare su un rapido servizio di consulenza chirurgica.
Lo ha reso noto Guglielmo Brusco, vicepresidente dell'amministrazione provinciale, in una conferenza stampa pubblicata dal Resto del Carlino il 18 agosto 2010. Brusco scriverà in proposito all'assessore regionale alla sanità Luca Coletto. Inoltre, partendo dal confronto tra la popolazione servita dal San Luca (85.000 abitanti) e quella servita dall'ospedale di Adria (75.000 abitanti) mette in rilievo la grande differenza di reparti, primari e posti letto fra i due ospedali: 208 posti letto a Trecenta e 230 ad Adria, 5 primari a Trecenta e 15 ad Adria.
Il vicepresidente della provincia propone all'assessore regionale di riequilibrare i servizi resi dagli ospedali di Trecenta e di Adria. Un polo riabilitativo pneumologico, cardiologico, neurologico e ortopedico, un aumento dei posti letto di Terapia Intensiva, il ripristino del reparto di Traumatologia Ortopedica, la riattivazione di un servizio di pediatria corrispondente al ragguardevole numero di nascite che si registrano al San Luca, il potenziamento dei servizi di otorinolaringoiatria, endoscopia, oculistica e cardiologia.
Molte di queste proposte mirano a ripristinare reparti e servizi che già erano operanti, con buoni risultati, nell'ospedale di Trecenta e che, nel corso della gestione Marcolongo, sono stati ridotti, eliminati, ristrutturati o, con espressione che appare come una presa per fondelli, "razionalizzati". C'è da tremare quando si parla di razionalizzazione al San Luca: sono sempre stati tagli, soltanto tagli, con la mannaia, la falce, il macete o la motosega, a scelta!
Insomma, per il direttore generale dell'Ulss 18, sembra esistere soltanto l'ospedale di Rovigo, candidato a diventare un pozzo di San Patrizio stravolto da continui lavori di ristrutturazione la cui utilità è tutta da verificare. Ne fa le spese il San Luca a Trecenta, un ospedale piccolo ma razionalmente progettato, in cui è possibile ospitare servizi sanitari utili alla gran parte dei cittadini, per il quale non si trovano quel po' di risorse per sostituire un medico.
29 giugno 2010
Poco aiuto dalle Ulss ai malati di Sla
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Poco aiuto dalle Ulss ai malati di Sla
LA DENUNCIA
(P.A.) Anche Badia dà il suo contributo alla Giornata nazionale della lotta contro la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Rita Crivellari Spiazzi "madre di una malata di Sla" dice: «Gli ammalati, progressivamente, pur conservando buone capacità cognitive, perdono oltre al movimento, anche la parola. Hanno bisogno di cure e assistenza affettuosa, continua, costanti, quotidiane, di giorno e di notte. Tutto ciò implica, oltre a una indicibile sofferenza per il malato e per i famigliari, un impegno notevole sia sul piano fisico e del tempo, sia sul piano economico».
Su questo aspetto Rita Crivellari Spiazzi precisa: «Il Servizio sanitario nazionale tramite l’Ulss 18 offre un aiuto molto limitato e carente. Non viene considerato e valutato in maniera adeguata quanto questi malati costerebbero alla comunità qualora, anzichè essere curati in famiglia, fossero ricoverati in strutture pubbliche. Sarebbe necessario perciò aprire una concreta pubblica discussione su che cosa si stia facendo realmente e su quanto si stia investendo per una continuità assistenziale domiciliare circa le patologie disabilitanti, chiedendosi altresì se sia proprio dalla mancanza sempre più evidente di una assistenza domiciliare qualificata, di un supporto economico e psicologico alle famiglie, di servizi sociali e sanitari organizzati, dalla mancanza di coinvolgimento della opinione pubblica e della sua solidarietà, che si maturano quelle condizioni di sofferenza e di abbandono per le quali alcuni malati chiedono di morire».
Conclude Rita Crivellari Spiazzi: «Per aiutare e sostenere i progetti di ricerca e di assistenza ai malati di Sla, si può inviare un contributo alla associazione nazionale Aisla/Onlus al c/c postale n° 17464280 intestato Aisla/Onlus oppure al c/c postale n° 72883317 Associazione Sla Padova».
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Per approfondimenti visita il sito dell'Aisla
29 maggio 2010
Cellule staminali. Video intervista al prof. Angelo Luigi Vescovi. La ricerca sulla SLA e le malattie neurodegenerative
Il Prof. Angelo Luigi Vescovi è stato ospite a "Bontà sua" di Maurizio Costanzo, un talk show di 20 minuti in cui il presentatore intervista ogni giorno un personaggio diverso. Il programma è andato in onda Giovedì 27 Maggio 2010 alle ore 14.00 su Rai Uno.
Guarda l'intervista dal sito Rai (inizia con un piccolo spot pubblicitario ma dopo pochi secondi parte il video che ci interessa).
02 maggio 2010
Norme in favore dei soggetti stomizzati della Regione Veneto. La LR n. 34/2003
I destinatari sono:
- coloro che soffrono di incontinenza urinaria grave;
- coloro che soffrono di incontinenza urinaria e/o fecale congenita o che, a seguito di intervento chirurgico, abbiano attuato un nuovo collegamento provvisorio o permanente tra cavità interne del corpo e l’esterno, attraverso il confezionamento di uno o più stomi cutanei.
- i soggetti portatori di urostomie: nefrostomie, ureterostomie, ureteroileocutaneostomie o cistostomie;
- i soggetti portatori di stomia intestinale (ileo o colostomia).
- i soggetti portatori di tracheostomie per lo specifico fabbisogno sanitario e assistenziale.
Consulta le legge
Scarica la legge in formato RTF
31 gennaio 2010
Dibattito a Castelmassa sul futuro della sanità nell'altopolesine
QUALE FUTURO PER LA SANITÀ PUBBLICA ALTOPOLESANA
Ospedale "San Luca" di Trecenta
Giovedì 4 febbraio 2010
presso la sala consigliare del Comune di Castelmassa
Interverranno nella serata:
Guglielmo BRUSCO,
Vicepresidente della Provincia di Rovigo, Assessore provinciale alla salute e tutela del cittadino
Pietro TOSARELLO,
Esponente del PD di Badia Polesine
Alberto SIMI
Coordinatore circolo PD di Castelmassa
11 novembre 2009
Brusco: «Radiologia allo sbando a Trecenta»
LA DENUNCIA L’assessore provinciale chiede che venga spostata da Rovigo una risonanza magnetica
La radiologia al San Luca di Trecenta ancora teatro degli effetti della carenza di personale e mezzi.
Esordisce con un ringraziamento al parroco di San Bellino don Bruno Segala, l'assessore provinciale alla Salute Guglielmo Brusco. Il sacerdote si era rammaricato pubblicamente per una vicenda che riguardava il servizio sanitario dell'Ulss 18 evidenziandone alcune deficienze. L'assessore Brusco ha sottolineato che ormai la casistica è talmente ampia che chiunque può imbattersi nei problemi legati alle difficoltà di offerta sanitaria e assistenziale dell'azeinda di viale Tre martiri.
A questo si è aggiunto il caso della signora altopolesana quasi sospinta a scegliere le strutture private perché quelle pubbliche sono in ritardo e costano più care.
«Viene il dubbio che esista un regia occulta che tende a svilire l'offerta pubblica a vantaggio di quella privata», sbotta l'assessore alla Salute e alla Tutela del cittadino. Inevitabile la sua nota al collega in Regione Sandro Sandri, al direttore generale Adriano Marcolongo e al presidente della Conferenza dei sindaci Antonio Bombonato.
«La situazione che si vive al San Luca sta diventando preoccupante - spiega Brusco - perché un esame di densitometria ossea viene a costare il doppio che altrove? Mi risulta che il dispositivo che effettua le rilevazioni sia sottoutilizzato, che sia presente un angiografo fermo da tre anni e che sia stata predisposta una stanza capiente per accogliere una macchina per la risonanza magnetica che non è mai stata installata».
Brusco sottolinea che a differenza delle Tac, le risonanze non rilasciano radiazioni e quindi sono anche meno dannose. «In ospedale a Rovigo ci sono due macchinari di questo tipo dei quali uno poco utilizzato. Perché non lo si porta a Trecenta?».
11 ottobre 2009
Il 31 ottobre manifestazione per la sanità in Polesine
MANIFESTAZIONE a tutela del diritto alla salute
SABATO 31 OTTOBRE 2009
- ore 9.00 - Concentramento davanti al piazzale Ospedale di Rovigo
- ore 9.30 – Partenza corteo- ore 11.00 – Arrivo Piazza G. Garibaldi
La Cgil, Funzione Pubblica, da mesi sta raccogliendo i segnali di malessere che vengono dalla società polesana. Ora ha indetto questa manifestazione. E' importante partecipare.Pubblico di seguito il testo del volantino diffuso dalla Cgil-FP. Ho evidenziato in grassetto le parti che mi sembrano più significative.
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Diventa sempre più importante che di fronte al dilagante concetto che la sanità è un costo, si sovrapponga una forza che al mero concetto finanziario coniughi il diritto costituzionalmente sancito alla salute, senza alcuna distinzione.
La Regione Veneto parla di riduzione delle liste di attesa, di garanzia dei livelli di assistenza, di migliori servizi al cittadino, nella realtà invece si continua a tagliare e nelle Aziende Sanitarie non ci sono operatori neanche per programmare i turni, le ferie e sostituire le malattie.
Molti reparti ospedalieri hanno gravi carenze di personale. Conseguentemente diminuisce il tempo per l’assistenza e la cura di chi sta male.
Si smobilitano i servizi nei punti sanità e nel territorio, aumentando i disagi della popolazione più debole e affossando definitivamente la prevenzione.
Nella nostra Provincia le difficoltà si acuiscono maggiormente, dove, per l’alto tasso di anziani e un territorio ampio e poco popolato, il costo sanitario procapite aumenta.
Tale situazione vede scelte tecniche e politiche che lentamente hanno impoverito i servizi sul territorio con riduzione e chiusura dei servizi e che hanno impoverito i due ospedali periferici concentrando sempre più attività nel capoluogo, in un concetto che vede aumentare gli investimenti sull’ospedale provinciale a scapito della periferia e del territorio.
Ma anche nello stesso nosocomio di Rovigo i problemi non mancano, sembra passare un’idea molto "manageriale" e fredda, per cui, per fare buona sanità, basta spendere un po’… magari un bel po’ di soldi nelle strutture murarie, appropriarsi delle tecnologie più avanzate, acquistare apparecchiature sofisticatissime. Tutte cose utili, utilissime. Siamo d’accordo. Ma se continuiamo a chiudere gli occhi e le orecchie davanti alle tante segnalazioni del personale sulla insostenibilità dei carichi di lavoro, sulla necessità di riorganizzare i servizi tenendo conto del fattore umano, sia utente che dipendente, non andiamo lontano.
Parlare di qualità del servizio sanitario, significa valorizzare le lavoratrici ed i lavoratori del settore, mettere al centro il lavoro di queste persone, avendo ben presente che, per larga parte è dalle loro capacità, dalla loro professionalità che dipende il livello delle prestazioni.
MA QUALE SANITA’ CI STA ATTENDENDO…?
In questi mesi come Funzione Pubblica CGIL abbiamo iniziato una campagna di informazione rivolta a tutti i cittadini ed una raccolta firme tra i lavoratori delle due ULSS Polesane, con l’intento di denunciare la grave situazione in cui sta versando il personale e conseguentemente quanto questo sia direttamente proporzionale alla qualità dei servizi erogati.
La lettera, sottoscritta da circa 1300 dipendenti (ad Adria la raccolta termina nei prossimi giorni), ed indirizzata ai due Direttori Generali e all’Assessore Regionale, ha come finalità ottenere un ripensamento sulle politiche del personale ed un’inversione di rotta rispetto all’attuale tendenza fatta di tagli e riduzioni.
La buona riuscita dell’iniziativa non basta.
Bisogna creare una saldatura tra operatori sanitari e cittadini finalizzata a creare la spinta necessaria affinché si crei un tavolo dove parti sociali, rappresentanti delle associazioni, politica e direzioni delle ULSS si siedano a discutere e confrontarsi sulla nostra sanità, sul nostro diritto alla salute.
Ecco perché come Funzione Pubblica chiediamo a tutta la CGIL, a tutti gli altri Sindacati, a tutta la Politica, a tutte le Associazioni di volontariato e a tutti i cittadini, di aderire alla manifestazione del 31 ottobre dove con una sola voce saremo a chiedere una Sanità più vicina ai bisogni delle persone e più attenta alle proposte dei Sindaci e delle istituzioni polesane, a cui chiediamo, insieme a tutte le forze politiche, di sostenere questa battaglia di civiltà, per il diritto dei nostri cittadini ad una sanità pubblica e di qualità....PER STAREBENE
09 settembre 2009
Il giuramento di ippocrate
01 settembre 2009
Badia Polesine: impoverito il punto sanità
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BADIA POLESINE L’allarme lanciato dall’assessore provinciale Brusco per i servizi sul territorio
Chiusi l'ambulatorio di diabetologia e il centro diabetico. Pazienti dirottati sul San Luca di Trecenta
«L'emorragia di servizi nei punti sanità dell'Ulss 18 non si arresta».
Nuovo grido d'allarme dell'assessore provinciale alla Salute Guglielmo Brusco che dopo aver sollevato il caso di Castelmassa, è stato raggiunto da altre preoccupate segnalazioni provenienti dal bacino di utenze sanitarie che gravitano sul Punto sanità di Badia.
Immediata la nota di protesta inviata al collega della Regione Sandro Sandri che aveva assicurato un interessamento sulla vicenda. A detta di Brusco, però, la deriva imboccata con i servizi sospesi o scomparsi sembra tutt'altro che arrestata.
«Sull'onda dello sconcerto suscitato intorno al caso di Castelmassa - spiega l'assessore provinciale - anche la zona di Badia si è mobilitata segnalando che il loro Punto sanità è oggetto di un progressivo impoverimento di servizi. È stato chiuso l'ambulatorio di diabetologia e centro diabetico. Ora i pazienti sono stati dirottati sul San Luca di Trecenta. Qui si apre un altro scenario di insufficienze perché la scarsità di personale impedisce all'ospedale di rispondere alle richieste in tempi celeri tanto che persino le visite di controllo stanno slittando dei mesi. Tutto ciò va ad aggiungersi all'ormai acclarata eliminazione di odontostomatologia e fisiatria e alla ventilata e probabilmente prossima chiusura degli albulatori di otorinolaringoiatria, ortopedia, neurologia e medicina dello sport».
Brusco ha calcolato come il calo di servizi nella struttura sanitaria badiese ammonti già al 17 per cento del totale e che con gli ulteriori minacciati azzeramenti si sfiorerà il poco invidiabile primato del 40 per cento di specialità ambulatoriali in meno. «Nonostante il sito internet dell'Ulss 18 riporti senza alcuna correzione la presenza di tutti i servizi compresi quelli scomparsi - precisa l'assessore polesano -. È chiaro che questa politica regionale sta di fatto privilegiando i gestori privati indebolendo le strutture pubbliche e trasferendo su tanti pazienti i pesanti costi aggiuntivi misurabili sia in scarsa assistenza che in esborso di denaro».
I rischi per Brusco sono di due tipi: da un lato si cedono servizi ai privati con aggravio del deficit generale della sanità pubblica chiamata a pagare per le specialità date in convenzione. Dall'altro, come nel caso di odontostomatologia, le utenze che non trovano più l'ambulatorio nella struttura pubblica sono costrette a rivolgersi ai medici privati, in questo caso dentisti che richiedono parcelle ben più alte di quanto non era garantito dagli ambulatori pubblici.
«A questo punto chiedo al mio colega Sandri cosa serva parlare di decentramento, servizi territorializzati e vicini alla gente quando le forme più ovvie per garantire queste necessità sanitarie vengono tagliate, ridimensionate o delegate a gestori privati?».
Franco Pavan
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08 luglio 2009
In arrivo il bonus sui consumi di gas
Sarà efficace a partire dal mese di gennaio 2009.
Dopo il bonus elettrico arriva il bonus gas. A differenza del bonus elettrico potrà essere richiesto solo per disagio economico e non anche dai nuclei familiari con persone affette da gravi patologie. Inoltre potrà essere richiesto sulla base dei consumi del 2009 mentre il bonus elettrico poteva essere richiesto anche per il 2008.
Potranno accedere al bonus gas (per la fornitura nell’abitazione di residenza) i clienti domestici con indicatore ISEE non superiore a 7.500 euro, nonché le famiglie numerose (4 o più figli a carico) con ISEE non superiore a 20.000 euro. Questi parametri economici sono gli stessi che permettono ai clienti domestici di accedere anche al bonus elettrico per disagio economico.
Il valore del bonus gas sarà differenziato: (i) per zona climatica2 (in modo da tener conto delle
diverse esigenze di riscaldamento, legate alle diverse condizioni climatiche); (ii) per tipologia di utilizzo (solo cottura cibi e acqua calda, o solo riscaldamento, oppure cottura cibi più acqua calda e riscaldamento); (iii) per numerosità delle persone residenti nella medesima abitazione.
Per richiedere il bonus è prevista un’apposita modulistica, da consegnarsi al proprio Comune di
residenza. La modulistica sarà resa disponibile anche sui siti internet http://www.autorita.energia.it/ e http://www.sviluppoeconomico.gov.it/ entro la fine del prossimo mese di settembre.
Per maggiori informazioni visitare il sito del Ministero per lo sviluppo economico.
Consultare anche il sito dell'associazione dei comuni (Anci) http://www.bonusenergia.anci.it/ .
Che cosa è l'ISEE
Per il calcolo dell'ISEE del proprio nucleo familiare è possibile rivolgersi ai centri di assistenza fiscale (CAAF), come ad esempio quello della Cgil.
L’ISEE è l’indicatore di “situazione economica equivalente”. Si tratta di un indicatore che non rappresenta il reddito personale ma che permette di misurare la condizione economica delle famiglie, tenendo conto del reddito, del patrimonio mobiliare-immobiliare e della numerosità dei famigliari a carico. E’ già ampiamente utilizzato per l’accesso ad altre prestazioni a carattere sociale, soprattutto a livello locale. A titolo puramente esemplificativo: un nucleo familiare composto da padre, madre e due figli, monoreddito, in affitto e senza ulteriori disponibilità patrimoniali, rientra nella soglia ISEE di 7.500 con un reddito annuo lordo fino a circa 23.400 euro; una famiglia composta da padre, madre e cinque figli a carico, con un affitto annuo di 10.000 euro e un patrimonio mobiliare di 15.000, rientra nella soglia ISEE di 20.000 con un reddito annuo lordo fino a 75.000 euro. All’indirizzo internet https://servizi.inps.it/servizi/isee/default.htm è disponibile un simulatore per il calcolo personalizzato dell’ISEE.
08 maggio 2009
Prorogata al 30 giugno la scadenza per chiedere il bonus elettrico arretrato
Lo ha stabilito l’Autorità per l’energia, accogliendo la richiesta avanzata la scorsa settimana da Anci, con la delibera ARG/elt 49/09 (pubblicata sul sito http://www.autorita.energia.it/) che posticipa al 30 giugno la scadenza entro la quale richiedere al proprio Comune di residenza anche i benefici del bonus arretrati a tutti i mesi precedenti del 2009 e 2008.
Fonte: Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe Elettriche (SGATE)
Leggi la notizia qui.
Vedi anche il precedente post Bonus per le forniture di energia
29 aprile 2009
Influenza suina: le indicazioni del ministero
01 aprile 2009
Carenze di personale all’ospedale San Luca
In particolare, dal Gazzettino:
«Il direttore generale Marcolongo sostiene che gli ospedali dei prossimi anni avranno sempre meno medici. È amaro dirlo, ma il San Luca di Trecenta è già un ospedale del futuro».
Torna alla carica sui tagli di cui pare sia oggetto il nosocomio altopolesano, l'assessore provinciale alla Sanità, Guglielmo Brusco.
«Ci sono problematiche continue nei reparti - attacca l'amministratore di palazzo Celio -. Viene il dubbio che la direzione dell'Ulss 18 tenga tutto sotto silenzio quando incontra la Conferenza dei sindaci. A ostetricia e ginecologia, aumentano in modo consistente le nascite, ma l'attività del pediatra appare ancora troppo limitata. Sarebbe imminente la pensione per il dottor Gandolfi che è molto apprezzato. Chi lo sostituirà? Inoltre manca un infermiere nella procreazione assistita».
Brusco rileva che alcune infermerie lavorano senza personale ausiliario in particolare di notte e nei pomeriggi del sabato e della domenica. Il personale sta accumulando ferie arretrate e i riposi non sarebbero rispettati per la necessità di far fronte ai bisogni operativi.
«Il caso più emblematico riguarda radiologia - continua l'assessore -. Basta confrontare il range orario giornaliero feriale, prefestivo e festivo tra l'ospedale di Rovigo e il San Luca, sia nelle ore diurne che notturne. È a netto svantaggio di quest'ultimo. Il radiologo a Trecenta è molto meno presente».
28 febbraio 2009
Assistenza domiciliare integrata: ripristinate le forniture ai pazienti
A quanto pare si è tratto quindi di una carenza di disponibilità economica di fine anno. Ma perché non dirlo? Per non fare brutta figura? Certo che anche così non mi pare che l'immagine dell'azienda Ulss 18 sia stata splendida. Meglio sarebbe stato ammettere le proprie difficoltà.
La vicenda si è dunque conclusa bene ma merita tuttavia qualche considerazione.
Sul problema, di stretta competenza della conferenza dei sindaci, il presidente della stessa non ha mosso un dito (non vedo, non sento, non parlo). Ma non si è saputo di nessun intervento da parte dei comuni dell'Ulss. Nessun sindaco e nessun assessore comunale hanno ritenuto di prendere in mano il problema. Le sole voci che abbiamo sentito sono state quelle dell'assessore provinciale alla sanità Guglielmo Brusco, Rifondazione Comunista, e quelle di Giuliana Gulmanelli e di Diego Crivellari, del Partito Democratico.
Se in occasione della chiusura del reparto di riabilitazione pneumologica dell'ospedale San Luca di Trecenta 14 consigli comunali hanno approvato documenti contrari alla decisione dell'Ulss, questa volta nessuno è intervenuto. Allora numerosi amministratori comunali hanno fatto sentire la loro voce, ora nessuna dichiarazione. Eppure la riduzione delle forniture ai pazienti in Adi è stata attuata dall'Ulss in evidente contrasto col piano locale per la domiciliarità che tutti i Comuni hanno approvato, nei rispettivi consigli, all'inizio del 2007.
Insomma, la situazione si è risolta senza che gran parte della politica locale se ne sia occupata.
Per ottenere una selezione dei post che hanno trattato l'argomento, clicca sull'etichetta adi, qui a lato.
16 febbraio 2009
Bonus famiglie: prorogati i tempi per presentare la domanda
Maggiori informazioni sul sito del governo ( clicca qui ) dove potrai consultare un completo dossier informativo e la relativa modulistica.
08 febbraio 2009
Veneto: strani concorsi, dirigenti furbacchioni e sprechi sanitari
Leggi l'articolo Veneto: strani concorsi, dirigenti furbacchioni e sprechi sanitari...all'ombra di Tosi, Galan e della sorella Valentina
07 gennaio 2009
In un anno oltre due milioni spesi in consulenze esterne
Nel dossier Brunetta tutti i nomi e i compensi assegnati dall’azienda sanitaria Ulss 18. Finiti nelle tasche di un giornalista oltre 121mila euro in 11 mesi
Rovigo, 7 gennaio 2009
Due milioni e 200mila euro spesi, nel 2007, per incarichi affidati ai consulenti e collaboratori esterni. Più di quattro miliardi delle vecchie lire: è questa la cifra spesa dall’Ulss 18, secondo i dati del dossier Brunetta. Di queste consulenze esterne, alcune sono davvero costosissime: ad esempio il giornalista Enrico Bossan ha incassato oltre 121mila euro per attività di comunicazione e informazione nei mesi che vanno da febbraio a dicembre 2007.
Leggi l'articolo sul sito del Resto del Carlino
Leggi anche, sempre dallo stesso sito:
IL DOSSIER Ispezioni e conti al setaccio, l'azienda nel mirino
E poi tagliano il materiale sanitario ai pazienti in assistenza domiciliare integrata. Non dico altro.
04 gennaio 2009
Bonus straordinario per le famiglie
Per motivi economici può essere ottenuto solo da famiglie vicine alla soglia di povertà.
Le domande vanno presentate entro il 31 gennaio 2009.
Segnalo un utilissimo opuscolo, messo a punto dalla Cgil del Veneto, che illustra in maniera sintetica e pratica il D.L. 29.11.2008 n. 185 "Misure urgenti per il sostegno a famiglie...".
Particolare attenzione va dedicata alle istruzioni contenute alle pp. 8 e 9 alla voce "Bonus Straordinario per le famiglie" art. 1.
Il Governo dovrebbe emanare in questi giorni le istruzioni operative (modulistica, procedure, ecc.). per la richiesta del Bonus.
E' opportuno consultare subito il proprio Centro di assistenza fiscale perché le domande vanno presentate entro il 31 gennaio 2009.
Bonus per le forniture di energia
Può essere richiesto per disagio economico e/o per disagio fisico. Possono essere cumulabili.
Per ottenere il bonus relativo al 2008 occorre presentare la domanda entro il 31 marzo 2009. La trafila è un po' complessa: meglio mettersi in moto subito.
Il bonus per le forniture di energia elettrica e gas può essere richiesto anche per il solo disagio fisico (gravi problemi di salute che costringono un familiare all'uso di apparecchiature salvavita). Inoltre, i due bonus, quello per disagio economico e quello per disagio fisico, sono comulabili.
Tutte le informazioni e la modulistica necessaria è pubblicata sul sito dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas[Vai al contenuto]
Le domande si presentano presso i Comuni di residenza, dove sarà possibile ottenere tutte le delucidazioni del caso.
25 dicembre 2008
Da non perdere l'ultimo numero de l'Espresso
DA NON PERDERE.
24 dicembre 2008
Ignorato dall'Ulss il Piano locale per la domiciliarità
I compiti affidati all'Ulss dal Piano locale per la domiciliarità sono chiari. Invito tutti gli interessati a scaricare il documento direttamente dal sito dell'Ulss e a verificarne i contenuti.
Collegarsi alla home page a questo indirizzo (basta cliccarci sopra): http://www.azisanrovigo.it/
Cercare in basso a destra il link Conferenza dei Sindaci e cliccarci sopra. Scorrere fino in fondo la nuova pagina dove è prevista la sezione Documenti scaricabili: l'ultimo riguarda il Piano locale domiciliarità. A questo punto basta fare clic sul titolo e viene scaricato un file in pdf che si può salvare o leggere direttamente.
Sono 98 pagine. La parte che ci interessa è la 7.1 Interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia dove si parla di:
7.1.2 ADI – Assistenza Domiciliare Integrata a pagina 50.
Il capitolo è tutto da leggere ma a pagina 54 c'è la dimostrazione che l'Ulss non può unilateralmente ridurre i propri impegni. Si veda appunto l'art. 9:
Art. 9 Interventi e prestazioni che rientrano nell’ADI e Ente cui competono
Tra le voci di competenza Ulss troviamo, ad esempio:
- Prelievi ematochimici (in persone non dembulanti)
- Medicazioni: - chirurgiche - decubiti - dermatologiche/oncologiche
- Terapia infusiva reidratante
- Gestione Peg
- Programmi educativi diretti alla prevenzione e alla gestione dei presidi
- Visite domiciliari infermieri ADI
- Partecipazione alle UVMD
- Assistenza non specialistica di supporto
varie altre cose, ma soprattutto:
Fornitura e consegna materiale sanitario, farmaci, presidi per la nutrizione ove previsto.
Quindi non solo presidi e farmaci ma anche materiale sanitario (che, tra l'altro, dovrebbe essere recapitato a casa mentre, invece, tutti o quasi se lo vanno a prendere al San Luca). Tra il materiale sanitario è da considerare tutto ciò che hanno tolto o ridotto ai pazienti in assistenza domiciliare, a partire dallo scorso mese di novembre.
Il piano è stato approvato dalla Conferenza dei Sindaci e ratificato dai consigli dei comuni dell'Ulss. Si rifletta perciò sul fatto che ora l'Ulss non può, unilateralmente, senza alcuna concertazione coi comuni, stabilire "linee guida" o "protocolli" che siano in aperto contrasto con lo strumento di pianificazione approvato.
23 dicembre 2008
Assistenza domiciliare, non facciamoci prendere per il naso
Una procedura illegittima anche dal punto di vista amministrativo: nessuno ha ricevuto una comunicazione di avvio del procedimento (legge 241/1990).
Resistere, resistere, resistere.
Gli schizzettoni (siringhe da 50 o 100 cc per l’alimentazione via Peg) scarseggiano, così come altro materiale per la cura di mia moglie, in regime di Adi-Med (assistenza domiciliare integrata medicalizzata). Queste siringhe, del costo di poche decine di centesimi, sono tra il materiale che scarseggia e che, da novembre 2008, viene erogata in misura insufficiente alle famiglie che assistono i propri congiunti a casa.
Telefono all’assistenza infermieristica per anticipare la mia richiesta. Subito mi viene opposto un fantomatico elenco approvato da un indefinito ‘medico responsabile’. E’ una favoletta che non sta in piedi, per un semplice motivo: il medico di famiglia, cioè colui che ha la responsabilità più diretta della gestione del paziente in Adi, non è stato assolutamente sentito. Men che meno è stata convocata l’unità di valutazione multidisciplinare che ha, tra i propri scopi, la definizione delle cure e delle necessità domiciliari.
Pertanto, non facciamoci impressionare: l’elenco di cui ci parlano per tentare di farci digerire questa vessazione, NON HA ALCUNA VALIDITA’.
Le procedure che l’Ulss sta attuando sono irregolari anche dal punto di vista amministrativo (legge n. 241/1990). Una pubblica amministrazione, quale è l’Ulss, deve informare per iscritto, mediante una comunicazione di avvio del procedimento, ogni provvedimento che intenda attuare a carico di una persona direttamente coinvolta. E questo non è avvenuto.
La situazione è difficile. Anziché aiutarci ad assistere i nostri familiari, da un po’ di tempo a questa parte, si cerca di ostacolare, coscientemente o meno, l’attività di assistenza a domicilio.
Dobbiamo resistere! Non dobbiamo accettare questo ultimi provvedimenti. Dobbiamo continuare a informare l’opinione pubblica delle ingiustizie che si stanno compiendo.
Resistere, resistere, resistere.
21 dicembre 2008
20 dicembre 2008
«Fatemi dare da mangiare a mia figlia»: si incatena
Impressiona la risposta che avrebbe ricevuto dal responsabile del servizio dell'Ulss 18: "date pure venti schizzettoni a questa poveretta". Mi chiedo se questa è la persona giusta al posto giusto.
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Il Gazzettino, sabato 20 dicembre 2008
Clamoroso gesto di una donna che ieri mattina si è legata all’interno dell’ospedale San Luca
Si è incatenata in ospedale a Trecenta, al maniglione antipanico della porta di fronte del servizio assistenza domiciliare, perchè non volevano fornirle gli strumenti con i quali dare da mangiare alla figlia cerebrolesa. Una protesta estrema. Di una madre coraggio, Alba Barca, 65 anni di Occhiobello, premiata proprio ieri sera come cittadina dell’anno del suo paese per l’impegno nel volontariato e nella dedizione a Greta, che assiste da quando è nata, 44 anni fa. Una protesta durata pochi minuti, ma efficace. Il tempo che alcuni medici la invitassero a sciogliere la catena e ad accomodarsi nell’ufficio di Stefano Romagnoli, il primario dell’Adi (assistenza domiciliare), dove affrontandolo a muso duro ha ottenuto l’obiettivo. Gli hanno dato gli "schizettoni". Le siringhe da 50 centilitri usate per inserire il cibo frullato nella "peg", un’apertura praticata sulla pancia attraverso la quale Greta si nutre.
«Ne serve una al giorno di siringhe - racconta la signora Barca - Me ne avevano date solo quindici e non arrivavo a fine mese. Dopo la protesta di oggi Romagnoli ha detto al suo assistente "dia pure venti schizzettoni a questa poveretta", in tono di compatimento nei miei confronti. So che ora me la farà pagare, come tutte le altre volte che io e altre famiglie siamo andate contro a quello che lui riteneva opportuno. Ma non m’importa. Io combatto per poter alimentare mia figlia come credo sia meglio per lei e sono disposta tutto. Come vede, anche a incatenarmi».
Secondo il racconto di Alba Barca, che anche ieri come sempre ha ricevuto il sostegno e la solidarietà dell’assessore provinciale Guglielmo Brusco, la questione degli "schizettoni" negati è legata a un nuovo metodo di alimentazione che i medici dell’assistenza domiciliare dell’Ulss 18 vogliono imporle sostituendo il suo, perchè ritenuto più efficace e all’avanguardia.
«Sarà anche così non discuto - continua Alba - Ma quando l’ho provato Greta ha sempre avuto forti attacchi di dissenteria. Con la verdura, la frutta, la carne frullata, il latte e biscotti che gli preparo io da nove anni, da quando cioè è costretta ad alimentarsi così, non ci sono mai stati problemi. Lei mangia tutto quello che mangiamo noi. Insieme a noi in cucina e non sbattuta in un angolo con un flebo addosso. Un aspetto importante anche questo. Ma l’Ulss non intende più passarci le sirighe, se continuo ad alimentarla come abbiamo sempre fatto». Salvo cedere, se una madre coraggio s’incatena dentro all’ospedale.
Ivan Malfatto
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Il Resto del Carlino, 20 dicembre 2008
LA PROTESTA A TRECENTA
Disperata, si incatena la madre di una disabile
Con i tagli alla sanità la ragazza dovrà essere alimentata diversamente rispetto a prima, con sacche di nutrimento chimico che - dice la mamma - non verranno sopportate dalla giovane
L’aveva promesso l’altro ieri davanti ai giornalisti e ha mantenuto la parola. Alba Barca, madre di una ragazza disabile, ieri si è incatenata al maniglione della porta antipanico, nell’atrio dell’ospedale di Trecenta, dove ha sede il servizio di assistenza domiciliare (Adi) dell’Asl, per protestare contro i tagli che recentemente hanno colpito il servizio.
Il tutto non è durato più di dieci minuti, perchè più che tempestivo è stato l’intervento del responsabile della Soc Assistenza primaria Stefano Romagnoli, che ha dato ordine agli operatori di ‘liberare’ la signora e si è appartato con lei nel primo ambulatorio libero, per risolvere la questione.
"Mia figlia si alimenta da nove anni tramite peg (una valvola collegata allo stomaco, attaraverso la quale passa il cibo, tramite l’uso di apposite siringhe, chiamate schizzettoni, ndr) — aveva spiegato Alba Barca l’altro ieri, nel corso di una conferenza stampa nel palazzo della Provincia di Rovigo, organizzata dall’assessore Brusco per dar voce alle rimostranze di alcuni genitori di ragazzi disabili — e in tutto questo tempo le ho preparato io i pasti, chiedendo all’Asl solo gli schizzettoni necessari per l’introduzione del cibo, al posto dei quali ora mi si vogliono propinare sacche di nutrimento chimico che oltre a costare di più al servizio pubblico, non sono tollerati dall’organismo di mia figlia. Domani (ieri per chi legge, ndr) farò la mia richiesta al S. Luca e se non mi ascolteranno mi incatenerò".
E così Alba ha fatto, con una catena di 4 metri, che le è costata i rimproveri del primario ma le è valsa la consegna di 20 schizzettoni per nutrire la figlia, con i quali potrà tirare avanti un mese. "Mi auguro che per gli altri familiari di disabili tutto ciò non sia necessario, per essere ascoltati — commenta l’assessore provinciale alla Sanità, Guglielmo Brusco — e vorrei esortare chi gestisce il denaro della sanità pubblica, anche a livello regionale, a prestare più attenzione alle sofferenze delle persone, per impedire che la disperazione le induca ad altri gesti estremi come questo".
di Milena Furini
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18 dicembre 2008
Brusco: interrogativi sui tagli all'Ulss 18

Dal sito dell'Amministrazione provinciale
L’assessore provinciale alla Sanità Guglielmo Brusco ha reso noto, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Celio, che il 25 novembre il direttore dell’Asl 18 Marcolongo ha scritto ai primari, invitandoli a rinviare all’anno prossimo attività che possono generare nuovi costi e verificare fin d’ora la possibilità di economie.
Per l’assessore Brusco “fermo restando che almeno a parole si dice di non fermare costi legati ad eventi di urgenza o servizi sanitari essenziali, chiedo anche all’assessore regionale al Bilancio Coppola se sono credibili questi tagli dopo che a Marcolongo è stato consentito di accumulare in 5 anni deficit per 216 milioni di euro, ed è stato premiato, con questi risultati economici, con decine di migliaia di euro di incentivo”.
“Come mai - ha proseguito Brusco - non si avvia l’ambulatorio fisiatrico che all’Asl 19 è invece già partito? Cosa può dirci il direttore sociale Poiré? Perché arrivano voci sempre più preoccupanti da neuropsichiatria infantile? Dove sono finiti i fisioterapisti di questo servizio? E dove finiranno le logopediste? Perché l’orario sportello Adl Rovigo è 12,30 invece di 17,30? Perché non vengono forniti a sufficienza guanti, pomate ed ausilii vari”.
Poi quattro genitori di ragazzi disabili che hanno raccontato alcune traversie, dovute, a loro dire, a carenze nei servizi a domicilio.
06 dicembre 2008
Il taglio ai presidi Ulss costerà 200 euro al mese alle famiglie dei pazienti
I genitori di M. hanno chiesto alla propria farmacia un preventivo per la fornitura del materiale che non sarà più fornito, totalmente o parzialmente, dall’Adi.
Il conto fa impressione: € 199, 65 al mese.
Va notato che le famiglie dei pazienti in Adi già prima di questi tagli dovevano far ricorso alla farmacia per procurarsi tutta una serie di prodotti che l’Adi stessa non forniva. Questi 199,65 euro al mese sono quindi da considerare aggiuntivi, non certo la spesa complessiva.
I Comuni possono lasciare che questo accada?
Di seguito riporto le voci e i costi del preventivo.
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Materiale - costo unit. - q.tà - totale
- Siringoni da 100 ml (PEG) - € 4,00 - n. 10 - € 40,00
- Clisma da 120 ml - € 3,00 - n. 15 - € 45,00
- Sonde rettali - € 0,95 - n. 15 - € 14,25
- XPrep lassativo 75 ml - € 7,00 - n. 5 - € 35,00
- Guanti in polietilene (*) - € 2,00 - n. 3 - € 6,00
- Guanti in lattice (**) - € 10,00 - n. 1 - € 10,00
- Amuchina concentrata (***) - € 5,00 - n. 2 - € 10,00
- Pomata Luan - € 6,40 - n. 1 - € 6,40
- Garze cm 10 x 10, 8 strati - € 16,50 - n. 22 - € 33,00
TOTALE € 199,65
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(*) sono guanti simili a quelli utilizzati nei supermercati per la frutta e verdura. (**) guanti ben aderenti, adatti alle medicazioni e alle operazioni di aspirazione. (***) da usare per la preparazione della soluzione al 5% in cui tenere immerso il sondino di aspirazione.
05 dicembre 2008
Sanità nell’Ulss 18, la risposta all’interpellanza del 21 novembre
Pertanto, l’amministrazione provinciale proporrà ai comuni di istituire e pubblicizzare a livello locale, in particolare nei comuni sede di Punti Sanità, appositi sportelli per la raccolta delle segnalazioni degli utenti dell’ASL 18. Inoltre, la provincia provvederà a ristrutturare la sezione sanità del proprio sito internet per metterlo a disposizione di cittadini e amministratori comunali.
Riporto di seguito, per esteso, la risposta dell’assessore.
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AL Capogruppo Consiliare Provinciale PD
Giuliana Gulmanelli
e p.c.
Al Presidente della Provincia
Al Presidente del Consiglio provinciale
Oggetto. Chiarimenti interpellanza sulla sanità nell’Ulss n° 18
Spett. Capogruppo,
ho letto con particolare interesse la Sua interpellanza che testimonia una particolare attenzione verso alcuni dei temi più scottanti della sanità polesana, in particolare per quella dell’ASL 18.
E’ infatti in questa Azienda Sanitaria che vengono segnalate le più grandi difficoltà da parte dell’utenza e degli operatori dipendenti.
E’ per questi motivi che l’Assessorato Provinciale alla Sanità segue molto da vicino l’evolversi della situazione che vede, numeri alla mano, diminuire per tanti servizi il ruolo del gestore pubblico, rispetto a quello dei gestori privati.
Perciò le posso assicurare che concordo perfettamente con la Sua analisi che vede con preoccupazione dispiegarsi una emorragia di professionisti che rischia di compromettere ancor più la quantità e la qualità dei servizi erogati dall’ASL 18.
Le partenze di professionisti come il Dr Navarro, il Dr. De Grandis, del Primario di Urologia, della D.ssa Palù preceduti ad esempio da quelli dei Dottori Raisi, Zonzin, Ronchin, Mari, Furlani, Fantinati, ecc. ecc. sono preoccupanti anche alla luce del fatto che oltre all’aspetto qualitativo, anche quello quantitativo desta molte preoccupazioni.
In questo senso infatti vanno presi con preoccupazione i dati che vedono il personale di alcuni settori essere in numero nettamente inferiore a quello previsto dalla stessa pianta organica al 31.12.2006, definita dallo stesso Dr. Marcolongo con riferimento al personale presente in data 1.5.2008.
A tale proposito fornisco solo alcuni dati dimostrativi di una situazione in grave sofferenza. Al 1° maggio 2008, rispetto ad una pianta organica prevista di 2.492 dipendenti, effettivamente in servizio ce n’erano 2.296 (- 196 – 7,8%). In particolare mancavano 57 medici, 5 veterinari, 46 operatori infermieristici, 14 tecnici sanitari e 9 della riabilitazione. Per questo motivo ho già chiesto nei mesi scorsi all’Assessore Regionale alla Sanità, un aumento di organico.
Finora comunque non ho ricevuto nessuna risposta.
Per il recupero dell’Ospedale San Luca, il punto certamente più debole della struttura ospedaliera dell’ASL 18 sono giusti i riferimenti da lei prodotti circa il tentativo di avanzare una proposta che rafforzasse l’area dei servizi ospedalieri in Alto Polesine. Addirittura le posso assicurare che prima della proposta di avere al San Luca almeno due dipartimenti (uno Medico e uno Chirurgico e dell’Urgenza) e il recupero di due primariati (Pronto Soccorso e Radiologia), grazie ad alcuni tecnici la prima proposta prevedeva almeno tre dipartimenti e nella forma più completa anche, analogamente a quanto previsto all’Ospedale di Adria, la richiesta di cinque dipartimenti. Tale proposta non fu accettata e si passò alla minimale concordata dai Sindaci dei Comuni dell’ASL 18, che però non ha prodotto granché di nuovo.
Continuano invece ad indebolirsi i servizi del San Luca che come Lei ha ben ricordato hanno perso oltre la vecchia Riabilitazione Pneumologica, visto indebolirsi il servizio di Oculistica oltre che una ulteriore contrazione delle sedute operatorie di Chirurgia Protesica, ecc…
Anche i servizi di Assistenza Domiciliare sono in difficoltà e le segnalazioni ricevute in questi ultimi tempi presentano una situazione che vede diminuire la consegna di materiali per l’assistenza dei pazienti e, in qualche caso anche le ore di presenza degli operatori mandati presso le famiglie dall’ASL 18.
Ha ragione poi nel lamentare un sistema di comunicazione verso l’esterno che, nonostante le ingenti spese sostenute dall’ASL 18 per campagne di informazione, non concede facile accesso a documenti come i decreti del Direttore Generale e i verbali delle riunioni della Conferenza dei Sindaci. Del resto se Lei pensa che, a me, in qualità di assessore provinciale, non vengono consegnati dati richiesti per proporre soluzioni a certi disagi per i cittadini (ad esempio quelli dei migranti per la riabilitazione cardiologica), rimandandomi beffardamente, per iscritto, alla lettura della prossima relazione Socio-Sanitaria dell’ASL 18, quale trasparenza pensa sia possibile avere con tale Dirigenza, supportata comunque sempre in modo molto deciso da autorevoli esponenti della Giunta Regionale del Veneto? Neanche i tempi d’attesa mi risulta siano pubblicati all’esterno dei centri di prenotazione!
Per questi ultimi motivi, come Lei ha così ben spiegato, concordo con le Sue proposte di chiedere ai comuni di istituire e pubblicizzare a livello locale, in particolare nei comuni sede di Punti Sanità, appositi sportelli per la raccolta delle segnalazioni degli utenti dell’ASL 18. Tali segnalazioni, come richiesto poi nel Suo secondo suggerimento, potrebbero essere trasmesse nello spazio Sanità già funzionante nel sito internet della Provincia di Rovigo, spazio che stiamo già pensando, proprio per un più diretto e ampio rapporto con la gente, di rafforzare.
Cordiali saluti e sempre disponibile per ulteriori chiarimenti e iniziative.
Brusco Guglielmo
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04 dicembre 2008
«Ridate il lavoro alla Nike Kai Dike»
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Il Gazzettino, 4 dicembre 2008
BADIA - L’Ulss ha tagliato il contratto
Consiglio contro Marcolongo
L'intero consiglio comunale di Badia Polesine ha espresso solidarietà nei confronti della Coop Nike Kai Dike di Fiesso Umbertiano alla quale a fine anno l'Ulss 18 non rinnoverà più il contratto per il servizio di portantini (25 persone, 8 svantaggiate).
L'argomento è stato illustrato dall'assessore ai Servizi sociali Giulio Barbieri (An) che ha difeso le ragioni della Nike Kai Dike dicendosi amareggiato per la decisione dell'Ulss 18: «Ritengo che le istituzioni pubbliche debbano sforzarsi nell'incentivare le imprese cooperative ad aumentare i livelli occupazionali per favorire il circuito virtuoso al tempo stesso sociale e produttivo, perchè si fonda più sul lavoro che sull'assistenza pura e semplice. Chiedo a sindaco e consiglio comunale di farsi portavoce verso l'Ulss 18 e il suo direttore generale Adriano Marcolongo affinchè riveda le posizioni nei confronti della Nike Kai Dike».
Edo Boldrin (Pd) ha condiviso le valutazioni di Barbieri e si è associato alla richiesta; Giuseppe Romani (Udc) si è dichiarato disponibile a firmare un documento consiliare specifico sulla Nike Kai Dike; Giovanni Rossi (Fi della quota che sta all'opposizione) ha aggiunto: «Sono d'accordo con le valutazioni di Barbieri, ma non c'è da stupirsi per quello che sta succedendo visto che Marcolongo da cinque anni fa questo tipo di scelte: qualcuno si sta svegliando tardi!». Pierleopoldo Visentin (Fi di opposizione) ha chiuso: «Del problema Nike Kai Dike occorre investire l'assemblea dei sindaci».
Il sindaco ha ricevuto mandato dal Consiglio di agire per difendere la Nike Kai Dike, ma non si sa se qualcosa si muoverà. Un anno fa tutto il Consiglio aveva difeso il San Luca di Trecenta , ma la presa di posizione non ha avuto effetto. Se le premesse sono queste c'è da ritenere che tutto finirà in una bolla di sapone. E poi perchè Barbieri si è limitato a una comunicazione invece di predisporre un ordine del giorno che avrebbe avuto, dal punto di vista formale e istituzionale, più peso votato all'unanimità?
Paolo Aguzzoni
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26 novembre 2008
Consiglio provinciale, interpellanza sulla sanità nell’Ulss 18
Sul “San Luca” un anno di dibattito senza risultati. Le “false comunicazioni sociali” del direttore generale e le carenze della presidenza della conferenza dei sindaci. Informazione e trasparenza.
Il Pd propone l’istituzione di sportelli sulla sanità e la creazione di uno spazio web per sindaci e cittadini.
Importante iniziativa in consiglio provinciale. Giuliana Gulmanelli, capogruppo del Partito Democratico, ha presentato una interpellanza sulla sanità nell’Ulss 18.
Dal documento, che sarà discusso nella seduta di venerdì 28 novembre 2008, emergono motivi di preoccupazione per l’ospedale di Rovigo che ha perduto numerose professionalità. Sul “San Luca” di Trecenta, si evidenzia che, per un anno, si è discusso a vuoto in conferenza dei sindaci, non senza responsabilità della presidenza.
Centrale il problema dell’informazione e della trasparenza. Per questo l’interpellanza chiede che la giunta provinciale si faccia promotrice, presso i comuni sedi di punto sanità, dell’apertura di sportelli presso i quali raccogliere le segnalazioni degli utenti. Inoltre, chiede che l’amministrazione provinciale metta a disposizione di sindaci e cittadini uno spazio in internet dedicato alla discussione dei problemi della sanità.
Avvertenza. Riporto di seguito il testo dell’interpellanza. Quando possibile ho aggiunto gli opportuni link agli articoli pubblicati su questo blog.
Abbreviazioni. SOC, struttura operativa complessa; SOS Dpt, struttura operativa semplice dipartimentale.
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A: Presidente della Provincia di Rovigo
Presidente del Consiglio Provinciale
Assessore Provinciale alla Sanità
Oggetto: interpellanza sulla sanità nell'Ulss 18.
Parlare di sanità è sempre difficile ma sempre più necessario. La nostra provincia è strutturata in due Ulss e la n. 18 conta su due strutture ospedaliere. Prevalentemente, nell’Ulss 18, è stato l’ospedale “San Luca” di Trecenta a suscitare l’attenzione delle amministrazioni locali a causa dei profondi cambiamenti di cui è stato oggetto negli ultimi anni. Ma la struttura rodigina non è esente da problemi. Abbiamo appreso che recentemente l’assessore Guglielmo Brusco ha visitato il Day Hospital oncologico dell’Ospedale di Rovigo e l’accoglienza è risultata problematica per carenze strutturali, per l’alto numero di pazienti e per un livello non ottimale di privacy. Inoltre, in questi mesi, si sono registrate le dimissioni del primario di neurologia, dott Domenico De Grandis, e quella del responsabile del laboratorio analisi; entro dicembre si concretizzeranno, se già non è avvenuto, le dimissioni del primario di radiologia, dott. Navarro e di quello di urologia. Un’emorragia di professionalità che deve suscitare attenzione da parte delle amministrazioni locali.
Per quanto riguarda l’ospedale di Trecenta, oggetto di numerosissimi interventi pubblici da parte dell’assessore alla sanità Guglielmo Brusco, la situazione è ancor più problematica. Ricordo soltanto, a titolo esemplificativo, la riduzione della piena operatività del pronto soccorso, la riduzione delle prestazioni di oculistica e la perdita secca del reparto di riabilitazione pneumologica.
Dal agosto 2007, per iniziativa del sindaco di Trecenta, c’è stato un tentativo di fare sintesi e di predisporre una serie di obiettivi essenziali finalizzati al rilancio della struttura. Nata come iniziativa circoscritta ai comuni del distretto 2, si è allargata a tutti i comuni dell’Ulss 18 e alla Conferenza dei Sindaci. La Conferenza ha prodotto due documenti, il primo in data 22 ottobre 2007, particolarmente critico nei confronti della direzione dell’Ulss, e un secondo, in data 29 novembre 2007, che definiva tre richieste precise che ricordo di seguito:
istituire presso il Presidio Ospedaliero di Trecenta almeno due Dipartimenti strutturali autonomi di cui uno Medico Multidisciplinare (l’attuale Dipartimento di Continuità Assistenziale con le dovute integrazioni) e uno Chirurgico e dell’Urgenza;
prevedere nei Dipartimenti, oltre alle attuali SOC e SOS Dpt, un numero adeguato di SOS Dpt che garantisca una reale autonomia clinica e gestionale soprattutto nelle branche specialistiche mediche e chirurgiche;
riacquisire le SOC di Pronto Soccorso e di Radiologia con relative le apicalità.
I documenti vengono inviati ai comuni dell’Ulss 18 per essere approvati dai rispettivi consigli. Alcuni comuni lo fanno subito, altri se ne dimenticano, altri approvano ma non ne informano il presidente della conferenza. Passano così lunghi mesi e riscuote scarsa partecipazione la riunione della conferenza dei sindaci convocata a Badia Polesine il 13 marzo 2008. I pochi intervenuti concordano di chiedere l’intervento degli assessori regionali Renzo Marangon e Isi Coppola. Incontro che avviene il 9 giugno scorso e al quale partecipa anche il consigliere regionale Carlo Alberto Azzi. Infine, il 26 agosto scorso, un’ulteriore riunione della conferenza dei sindaci, dopo un anno, conclude questo dibattito. Alla riunione viene invitato anche il direttore generale dell’Ulss 18 il quale ha ricordato l’apertura della “casa del parto” e l’inaugurazione delle vasche per l'idrokinesi terapia, avvenuta lo scorso 21 luglio. La presidenza della conferenza dei sindaci non ha ritenuto invece di invitare l’amministrazione provinciale che pure, in tante occasioni, ha dimostrato il proprio interessamento per l’ospedale San Luca. Il direttore generale non ha fatto alcun cenno ai servizi che, durante la sua gestione, sono stati ridotti, circoscritti o del tutto cancellati.
Ma non si tratta solo di omissioni. Ad esempio, il 20 settembre 2006, ha dichiarato «smentisco tutte le voci che vedono il reparto di riabilitazione pneumologica di prossima chiusura» (Il Resto del Carlino), e «non capisco tutti gli allarmismi diffusi nei giorni scorsi» (Il Gazzettino). Ebbene, sei giorni dopo, il 26 settembre 2006, firmava il decreto n. 699 con cui il reparto è stato accorpato a medicina e ha cessato di esistere.
Queste non sono omissioni, sono false comunicazioni sociali. E questo apre il vero problema: avere informazioni certe.
In questo senso non siamo stati supportati dalla presidenza della conferenza dei sindaci che non è stata nemmeno in grado di dare notizia , e men che meno rilievo, alle iniziative che ha adottato. Il sito internet della conferenza, ospitato dall’azienda Ulss 18, è straordinariamente privo di informazioni; non risulta aggiornato nemmeno l’elenco delle riunioni della conferenza stessa e della rappresentanza. Inoltre c’è chi ha dovuto spendere cinque mesi in richieste reiterate per ottenere copia di due verbali della conferenza in cui si è discusso dell’ospedale di Trecenta.
Il problema della trasparenza si pone, in primo luogo, rispetto all’azienda stessa che ha profuso ogni sforzo per evitare il rilascio di copia del decreto 699/2006 per poi, finalmente, cedere dopo tre mesi di insistenze. Dal sito aziendale, dopo questo episodio, è stato deciso di eliminare anche la semplice pubblicazione dell’elenco dei decreti adottati dal direttore generale.
Quale fiducia possono avere i cittadini di fronte a questi esempi? E quale fiducia possiamo nutrire noi amministratori locali?
Occorre qualcosa di nuovo. Un sistema di comunicazione che raccolga le segnalazioni dei cittadini e le informazioni dell’Ulss e che verifichi le une e le altre. Uno spazio in cui gli amministratori locali parlino dei problemi della sanità con la necessaria continuità e concretezza, senza perdere il filo degli eventi. Un luogo in cui conservare documenti e testimonianze per averli, come amministratori locali, sempre accessibili, e per garantire al pubblico la stessa accessibilità.
Va poi considerato un altro ordine di problemi che va a rafforzare l’esigenza di iniziative urgenti. La legge affida tutto il potere gestionale al direttore generale dell’Ulss. Proprio per questo è ormai indispensabile contemperare questo fattore con un contatto diretto con la popolazione e con le associazioni che si occupano, in varie forme, di sanità.
Tutto ciò premesso,
si chiede alla Giunta
se intenda farsi promotrice presso i Comuni, in particolare quelli sedi di punto sanità, dell’istituzione di appositi sportelli per la raccolta delle segnalazioni degli utenti;
se intenda attivare opportuni strumenti informatici al fine di favorire la circolazione delle informazioni raccolte e di stimolare gli amministratori locali alla trattazione dei problemi riguardanti la sanità in Polesine.
Rovigo, 21/11/2008
Il Capogruppo
Giuliana Gulmanelli
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25 novembre 2008
Adi, confermati i tagli ai presidi

Confermati i tagli ai presidi sanitari destinati ai pazienti in assistenza domiciliare integrata (Adi).
Ho verificato questo pomeriggio l'impossibilità di ottenere: amuchina, perette, Luan (pomata), sonde rettali. Scarseggiano gli schizzettoni per la PEG.
L'infermiera che mi ha consegnato il resto del materiale non ha saputo dirmi se si tratta di una situazione temporanea o permanente.
Ripeto l'appello che ho fatto in occasione del post "Assistenza domiciliare, tagliati i presidi sanitari a supporto dei pazienti": è necessario che i sindaci intervengano presso l'Ulss per evitare che nuovi costi vadano a gravare sulle famiglie dei pazienti.
24 novembre 2008
Il Difensore Civico della Regione Veneto
La Difesa Civica regionale del Veneto è stata istituita con la Legge Regionale n.28 del 6 giugno 1988, ed è divenuta operativa nell'anno 1994. A norma della presente legge, il difensore civico non è sottoposto ad alcuna forma di controllo gerarchico e funzionale.
Il difensore civico, una volta nominato, presta giuramento davanti al Consiglio Regionale giurando di svolgere l'incarico "nell'interesse della collettività e al servizio dei cittadini, in piena libertà e indipendenza".
Il difensore civico interviene, nei casi di disfunzioni o di abusi della Pubblica Amministrazione su istanza dei cittadini singoli o associati, o di formazioni sociali che abbiano una pratica in corso, nonché a tutela degli interessi diffusi. Può intervenire altresì d'ufficio qualora rilevi, presso qualsiasi Amministrazione pubblica, disfunzioni. Il difensore civico regionale è altresì competente, in attesa della nomina del difensore civico nazionale, per quanto riguarda le Amministrazioni centrali dello Stato.
Per l'adempimento dei suoi compiti può accedere, senza il limite del segreto di ufficio, a tutti gli atti e documenti relativi all'oggetto del proprio intervento. Al difensore civico regionale si può ricorrere anche quando siano già stati proposti ricorsi giurisdizionali o amministrativi.
Cosa può fare il Difensore Civivo per aiutarti?
Se pensi di aver subito un torto
o che sia stato violato un tuo diritto da parte della Pubblica Amministrazione, ti puoi rivolgere al difensore civico il quale, dopo averti ascoltato interverrà, se ne ravvisa la necessità, presso gli organi competenti per porre rimedio a tale situazione.
Se vuoi accedere a documenti
che ti riguardano, e questo ti viene negato, il ricorso al difensore civico sospende addirittura i termini per il ricorso alla giurisdizione ordinaria.
Se hai pratiche in corso
con la Pubblica Amministrazione e vuoi informazioni sullo svolgimento della procedura, rivolgiti al difensore civico che ti fornirà tutte le informazioni necessarie.
In ogni caso
il difensore civico e i suoi collaboratori sono a tua disposizione per offrirti consiglio e assistenza.
Chi può rivolgersi al Difensore Civico?
II singolo cittadino
Più' cittadini collettivamente
Imprese Enti Associazioni
Il Difensore Civico ti tutela perche il suo intervento:
è gratuito
Nulla è dovuto per il suo intervento, neppure a titolo di spese.
è immediato
Non è richiesta alcuna formalità per il suo intervento.
è amichevole
Risolve i problemi senza ricorrere ad una lite giudiziaria.
è tempestivo
Alcune istanze sono risolte addirittura in giornata.
ufficio del difensore civico regione Veneto
e-mail: difciv@consiglio.regione.veneto.it
Via Brenta Vecchia, 8 - 30172 Mestre-Venezia - tel. 041 2383411
Piazzale Cadorna, 2 - 37126 Verona - tel. 045 8676560
Numero verde: 800 294 000
(fonte: pieghevole informativo diffuso nell'estate del 2008 dalla Regione Veneto)
23 novembre 2008
22 novembre 2008
Assistenza domiciliare, il Pd da voce alle famiglie: "No ai tagli che compromettano il prezioso servizio"
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La Voce di Rovigo, 22 novembre 2008
L'APPELLO
Diego Crivellari e Giuliana Gulmanelli
ROVIGO - Diego Crivellari, vicesegretario provinciale del Pd e Giuliana Gulmanelli, capogruppo Pd a Palazzo Celio, esprimono la propria preoccupazione per i tagli che potrebbero compromettere l'assistenza domiciliare integrata, che "è un servizio pubblico che persegue lo scopo di mantenere a casa propria quei pazienti che risultano affetti da patologie anche gravi e spesso croniche"
Invece, sottolineano i due esponenti democratici, "c'è ora il rischio concreto, segnalato da alcune famiglie altopolesane che hanno quotidianamente a che fare con queste tipologie di pazienti, che questo servizio venga drasticamente tagliato, nonostante sia proprio grazie all'assistenza domiciliare integrata che molti malati hanno potuto conservare nel tempo abitudini e consuetudini di vita in famiglia e che la stessa Ulss 18 ha potuto in definitiva conseguire un notevole risparmio, evitando il più delle volte ricoveri presso le strutture sanitarie. Le famiglie di questi pazienti devono far fronte a un delicato e difficile lavoro di assistenza, ma lo sforzo compiuto risulta comunque compensato dalla consapevolezza di migliorare così, per quanto è possibile, la qualità della vita dei propri cari. Collaborano inoltre i medici di base che hanno in carico gli assistiti e interviene, quando necessario, il personale infermieristico dedicato al man-
tenimento di questo importante servizio".
"Ora - proseguono Crivellari e la Gulmanelli - queste stesse famiglie che ricevevano dall'Ulss 18 farmaci e presidi sanitari idonei alla cura dei pazienti e a supporto delle molte complicanze che persone non autosufficienti, in molti casi costrette a letto, sviluppano, si trovano a dover fronteggiare una emergenza in più e denunciano l'inizio di una serie di sostanziali riduzioni del
servizio fin qui effettuato. Tagli che significano concretamente: meno personale a disposizione, meno strumenti, meno farmaci, meno risorse per le famiglia. Se questa politica fosse confermata ci troveremmo di fronte a un fatto grave: riteniamo piuttosto che questo importante servizio vada tutelato e mantenuto nell'interesse della nostra collettività. Nessuna scelta di razionalizzazione, nessuna opzione efficientistica da parte di chi gestisce la politica sanitaria nei comuni della nostra provincia possono giustificare il taglio dell'assistenza a malati di questo tipo e alle rispettive famiglie, senza negare nel contempo i principi su cui si regge la sanità pubblica".
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Garantire l'assistenza ai non autosufficienti
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Il Gazzettino, 22 novembre 2008
Il Pd contro le riduzioni dei presidi
A pagare sarebbero solo le famiglie
(f.p.) «I tagli all'assistenza domiciliare integrata non sono tollerabili. Le esigenze di razionalizzazione non sono giustificate in questo delicato settore». A dirlo sono Diego Crivellari e Giuliana Gulmanelli , responsabili provinciali del Partito democratico, dopo le avvisaglie di riduzioni di presidi saniatri che interssano proprio l'Adi e si riflettono negativamnte su tante famiglie con parenti che necessitano di questo servizio.
«L'Adi ha lo scopo di mantenere a casa propria quei pazienti che risultano affetti da patologie anche gravi e spesso croniche - spiegano Crivellari e Gulmanelli - Il rischio concreto segnalato da alcune famiglie altopolesane, è che questo servizio venga drasticamente tagliato, nonostante sia proprio grazie all'assistenza domiciliare integrata che molti malati hanno potuto conservare nel tempo abitudini e consuetudini di vita familiari e che la stessa Ulss 18 ha in definitiva conseguito un notevole risparmio evitando ricoveri in strutture sanitarie».
Le famiglie devono far fronte a un delicato e difficile lavoro di assistenza, ma lo sforzo compiuto risulta compensato dalla consapevolezza di migliorare la qualità della vita dei propri cari. Collaborano i medici di base e interviene anche il personale infermieristico che si dedica a questo servizio.
«Ora, queste famiglie che ricevevano dall'Ulss 18 farmaci e presidi sanitari idonei alla cura dei pazienti e a supporto delle molte complicanze che i non autosufficienti accusano se allettati - precisano i responsabili del Pd - dovrano fronteggiare una emergenza in più, perché stanno denunciado l'inizio di una serie di sostanziali riduzioni del servizio fin [qui] ricevuto. Tagli sottoforma di minor personale a disposizione, meno strumenti, meno farmaci, meno risorse per le famiglia. Sarebbe grave se queste scelte fossero confermate. Questo è un servizio che va tutelato e mantenuto nell'interesse della nostra collettività. Nessuna scelta di razionalizzazione, nessuna opzione efficientistica da parte di chi gestisce la politica sanitaria nei Comuni possono giustificare il taglio all'assistenza a questi malati e alle loro famiglie».
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19 novembre 2008
«L’Ulss sta tagliando l’assistenza domiciliare»

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Il Resto del Carlino, 19 novembre 2008
BADIA
L’allarme di Tosarello: «Il caso di un ragazzo tracheostomizzato rimasto senza ausilii»
ILPUNTO«La patologia lo costringe a letto o su una poltrona a rotelle»
«SONO INIZIATI i drastici tagli all’Assistenza domciliare integrata decisi dal responsabile del servizio dottor Romagnoli. E’ necessario che i sindaci altopolesani impediscano la realizzazione di questo progetto». L’allarme viene da Pietro Tosarello, il badiese rappresentante del Comitato dei familiari e dei pazienti del rearto di pneumologia del ‘San Luca’ che, dal 2006, cura il blog in difesa dell’ospedale altopolesano. Un allarme che parte da un caso concreto, cioè il taglio di alcuni importanti supporti ad un ragazzo cerebroleso di Badia. «La sua patologia — spiega Tosarello in una lettera-denuncia che invierà a tutti i sindaci dell’Ulss 18—lo costringe a letto o su una poltrona a rotelle. A Badia lo conoscono tutti e tutti conoscono sua madre che lo porta in giro per la città quando le sue condizioni lo consentono. E’ tracheostomizzato e portatore di PEG, un foro nello stomaco attraverso il quale scorre una cannula che consente di iniettare l’acqua e gli alimenti di cui ha bisogno. Il tracheostoma e la PEG — continua — richiedono un’attenzione costante e medicazioni assidue per evitare infezioni e malfunzionamenti dei dispositivi. L’immobilizzazione implica una serie di problemi che devono essere prevenuti o circoscritti con particolari accorgimenti e trattamenti». Tosarello spiega che la famiglia, col tempo, ha imparato a utilizzare tutti i numerosi presidi che servono a mantenere il ragazzo in condizioni igieniche e sanitarie paragonabili a quelle ottenibili presso un reparto ospedaliero.
Che è successo?«Mi telefona la madre — risponde il curatore del blog —: sabato scorso il marito si è recato al San Luca, dove è stato da poco trasferito il servizio infermieristico, per ritirare i presidi sanitari che abitualmente si utilizzano per il figlio. Incredibilmente viene informato che non riceverà più tutta una quantità di ausilii e che, pertanto, la famiglia dovrà provvedere a propria cura e spese all’acquisto di amuchina, clisma e sonde per il clistere, lassativo e guanti in lattice per le medicazioni. E il resto viene dimezzato: i guanti per l’igiene, le siringhe da 60 o 100 cc per l’alimentazione via PEG, le garze per le medicazioni».
Che significa secondo lei tutto questo? «E’ la prima concreta attuazione dei tagli che il responsabile del servizio, dott. Romagnoli, ha deciso per tutti i pazienti in Adi — risponde Tosarello, che continua a raccontare —. La madre prende il telefono e lo chiama. Apriti cielo, senza appuntamento? Ma scherziamo? Il dott. Romagnoli dimostra di non avere alcuna consapevolezza del carico assistenziale che la malattia del giovane badiese comporta per la famiglia. L’intervento del medico di base non ottiene alcun risultato ma serve ad apprendere che i tagli ci saranno, addirittura, anche per gli ospedali». Un episodio che, secondo Tosarello, autore di tante battaglie per salvare il reparto di pneumologia, anticipa quanto accadrà a tutti altri pazienti in ADI.
Cristiano Bendin
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Peggiora l'assistenza domiciliare

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Il Gazzettino, 19 novembre 2008
BADIA POLESINE
Le proteste nel blog sul San Luca contro i tagli dell'Ulss 18
Peggiora l'assistenza domiciliare
Aumentano i costi per le famiglie in proporzione diretta alla gravità del paziente
L'assistenza domiciliare integrata fornisce meno servizi e aumentano di conseguenza i costi per le famiglie. Dal 2006 il badiese Piero Tosarello tiene attivo un blog sull'Ospedale di Trecenta con il preciso scopo di denunciare quello che non funziona, ma anche per contribuire a salvare l'ospedale dell'Alto Polesine. Ieri Tosarello sul suo blog ha segnalato una prima disfunzione sul funzionamento dell'Adi (assistenza domiciliare integrata): si tratta di un primo caso, ma la cosa potrebbe ripetersi anche per altre famiglie di pazienti. «L'Adi - scrive Tosarello - è un servizio pubblico che persegue lo scopo di mantenere a casa propria pazienti affetti da patologie anche gravi e spesso croniche. L'ammalato ha il vantaggio di conservare abitudini e consuetudini, mentre l'Ulss consegue un sensibile risparmio evitando numerosi ricoveri presso le strutture sanitarie. Le famiglie dei pazienti devono far fronte a un gravoso lavoro di assistenza, ma lo sforzo è compensato dalla consapevolezza di migliorare per quanto è possibile, la qualità della vita dei propri cari. Le famiglie ricevono dall'Ulss 18 farmaci e presidi sanitari idonei alla cura dei pazienti e a supporto delle molte complicanze che persone, permanentemente o temporaneamente non autosufficienti, in molti casi costrette a letto, sviluppano nel decorso della malattia».
L'Adi non è più a Badia Polesine, ma concentrata presso l'Ospedale di Trecenta: con le ultime disposizioni il carico delle famiglie è aumentato e non sempre sono in grado di svolgere le nuove mansioni imposte e per giunta stanno scoprendo che i costi sono aumentati. Tosarello cita il caso segnalato dalla madre di M.G. un ragazzo cerebroleso di Badia Polesine: «La sua patologia lo costringe a letto o su una poltrona a rotelle: è tracheostomizzato e portatore di Peg, un foro nello stomaco attraverso il quale scorre una cannula che consente di iniettare l'acqua e gli alimenti di cui ha bisogno. Il tracheostoma e la Peg richiedono un'attenzione costante e medicazioni assidue per evitare infezioni e malfunzionamenti dei dispositivi. L'immobilizzazione implica una continua serie di problemi, ma la famiglia ha imparato a utilizzare tutti i numerosi presidi che servono a mantenere M. in condizioni igieniche e sanitarie accettabili».
Continua Tosarello: «Il papà sabato scorso il marito si è recato al San Luca di Trecenta per ritirare i presidi sanitari che abitualmente si utilizzano per M. e viene informato che non riceverà più tutta una quantità di ausilii e che, pertanto, la famiglia dovrà provvedere a propria cura e spese al loro acquisto; il resto viene dimezzato. Questa è la prima concreta attuazione dei tagli decisi per tutti i pazienti in Adi. Questa situazione dimostra di non avere alcuna consapevolezza del carico assistenziale che la malattia di M. comporta per la famiglia. Questo episodio anticipa quanto accadrà a tutti altri pazienti in Adi. E più la persona è grave e maggiori saranno le restrizioni. Dovranno intervenire i sindaci affinchè impediscano la realizzazione di questo progetto che riguarda tutto il territorio».
Paolo Aguzzoni
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18 novembre 2008
Assistenza domiciliare, tagliati i presidi sanitari a supporto dei pazienti
Le famiglie dei pazienti devono far fronte a un gravoso lavoro di assistenza ma lo sforzo è compensato dalla consapevolezza di migliorare così, per quanto è possibile, la qualità della vita dei propri cari. Collaborano i medici di base che hanno in carico gli assistiti e interviene, quando necessario, il personale infermieristico dedicato a questo importante servizio.
Le famiglie ricevono dall’Ulss farmaci e presidi sanitari idonei alla cura dei pazienti e a supporto delle molte complicanze che persone, permanentemente o temporaneamente non autosufficienti, in molti casi costrette a letto, sviluppano nel decorso della malattia. Pomate antidecubito, materiale per medicazioni, lassativi, perette per clistere, siringhe per iniezioni e per l’alimentazione, sono esempi che valgono a dare un’idea di ciò che serve.
Ogni paziente è un caso particolare e, infatti, è compito del medico di base richiedere i presidi sanitari più adatti all’assistenza a domicilio degli ammalati.
M. è un ragazzo cerebroleso che dipende completamente dalla famiglia. La sua patologia lo costringe a letto o su una poltrona a rotelle. A Badia lo conoscono tutti e tutti conoscono sua madre che lo porta in giro per la città tutte le volte che il tempo e la salute di M. lo consentono. E’ tracheostomizzato e portatore di PEG, un foro nello stomaco attraverso il quale scorre una cannula che consente di iniettare l’acqua e gli alimenti di cui ha bisogno. Il tracheostoma e la PEG richiedono un’attenzione costante e medicazioni assidue per evitare infezioni e malfunzionamenti dei dispositivi. L’immobilizzazione implica una serie di problemi che devono essere prevenuti o circoscritti con particolari accorgimenti e trattamenti. La famiglia ha imparato a utilizzare tutti i numerosi presidi che servono a mantenere M. in condizioni igieniche e sanitarie paragonabili a quelle ottenibili presso un reparto ospedaliero.
Mi telefona la madre. Sabato scorso il marito si è recato a Trecenta, al “San Luca”, dove è stato da poco trasferito il servizio infermieristico, per ritirare i presidi sanitari che abitualmente si utilizzano per M. Incredibilmente viene informato che non riceverà più tutta una quantità di ausilii e che, pertanto, la famiglia dovrà provvedere a propria cura e spese all’acquisto di amuchina, clisma e sonde per il clistere, lassativo e guanti in lattice per le medicazioni. E il resto viene dimezzato: i guanti per l’igiene, gli schizzettoni (siringhe da 60 o 100 cc) per l’alimentazione via PEG, le garze per le medicazioni.
E’ la prima concreta attuazione dei tagli che il responsabile del servizio, dott. Romagnoli, ha deciso per tutti i pazienti in ADI. La madre di M. prende il telefono e lo chiama. Apriti cielo, senza appuntamento? Ma scherziamo? Il dott. Romagnoli dimostra immediatamente di non avere alcuna consapevolezza del carico assistenziale che la malattia di M. comporta per la famiglia e che, probabilmente, la cosa gli importa assai poco. L’intervento del medico di base di M. non ottiene alcun risultato ma serve ad apprendere che i tagli ci saranno, addirittura, anche per gli ospedali.
Riporto questo episodio perché anticipa quanto accadrà a tutti altri pazienti in ADI. E più la persona è grave e maggiori saranno le restrizioni. Lo scrivo perché possa arrivare quanto più rapidamente ai sindaci dell’Ulss 18. Sarà mia cura inviare il testo di questo post a tutti comuni. E’ necessario che i sindaci IMPEDISCANO la realizzazione di questo progetto.
09 novembre 2008
Assegno di cura. Novità per il 2008
Con deliberazione n. 287 del 12 febbraio 2008, la Regione Veneto, dopo l’avvio di transizione del 2007, riconferma anche per il 2008 l’assegno di cura, stabilendo alcuni chiarimenti procedurali per la presentazione della domanda, per il riconoscimento del diritto e per l’erogazione del contributo economico.
Sull’assegno di cura la Consulta Welfare CGIL Veneto, riconferma la propria condivisione perché:
- sono state accolte le richieste sindacali;
- vengono unificate tre precedenti provvidenze;
- introduce la semplificazione procedurale;
- avvia il percorso per l’istituzione del fondo per la non autosufficienza.
Inoltre la Consulta Welfare CGIL Veneto, ribadisce che l’assegno di cura:
- è il riconoscimento dei diritti istituzionali e sociali ai non autosufficienti;
- è il riconoscimento da parte delle pubbliche amministrazioni alle famiglie che con abnegazione accudiscono ai propri congiunti non autosufficienti;
- è una componente della rete pubblica dei servizi sociosanitari ed assistenziali territoriali e domiciliari;
- non è un semplice buono economico - voucher;
- non è un’integrazione al reddito familiare.
Valore ISEE (del nucleo familiare) calcolato: nel 2007 era su redditi 2006 = 14.612,15 euro e nel 2008 sarà su redditi 2007 = 14.992,07 euro (per gli anni successivi tale valore verrà incrementato dell’indice ISTAT – FOI al 31 dicembre).
Entità dell’assegno di cura per l’anno 2008 (2,6% è l’indice ISTAT al 31.12.2007 per il 2008):
√ l’assegno in funzione della scheda base, varia da 53,00 € a 267,00 € mensili;
√ la maggiorazione per l’assistente familiare, varia da 51,00 € a 267,00 € mensili;
√ l’assegno in presenza di demenza, varia da 373,00 € a 534,00 € mensili.
Per ulteriori approfondimenti, per altre informazioni e per essere aiutati nella presentazione della domanda per l’assegno di cura, rivolgetevi alle strutture sindacali ed ai servizi della CGIL:
SPI – CGIL / Camere del Lavoro - CGIL Territoriali / Funzione Pubblica – CGIL AUSER / INCA – CGIL / FEDERCONSUMATORI / CAAF – CGIL
04 novembre 2008
CUORE: RIABILITAZIONE IN TRASFERTA
(dal sito dell'amministrazione provinciale di Rovigo)
“Vale la pena continuare a pagare oltre 820 mila euro all’anno a cliniche private venete o extraregionali per non attivare una riabilitazione cardiologia in Polesine? Perché poi è stato chiuso il servizio sperimentale di Trecenta?”.
E’ quanto si chiede l’assessore provinciale alla Sanità Guglielmo Brusco facendo i conti sul numero delle persone “costrette ad andare lontano da casa centinaia di chilometri per le cure riabilitative e pagarsi spesso anche le spese di albergo per l’accompagnatore”. Nel 2007 – comunica l’Asl 19 di Adria - solo in cliniche private di altre regioni ci sono stati 57 ricoveri di pazienti per un totale di 974 giornate pari ad un importo complessivo di oltre 265 mila euro.
Per l’Asl 18 “i cui dati – secondo una nota del direttore Adriano Marcolongo – sono in corso di elaborazione per la relazione socio – sanitaria che verrà diffusa entro la fine dell’anno” – l’assessore Brusco è andato per similitudine ipotizzando circa 120 ricoveri per complessive 2040 giornate con 559 mila euro di costi.
“In totale – prosegue Brusco oltre 820 mila euro che vanno ai privati ed a sostegno di attività alberghiere di altre province ed al Polesine restano solo i sacrifici”.
Sulla non comunicazione dei dati da parte dell’Asl 18 Rovigo “…se li vuoi te li vai a leggere a fine anno sulla relazione…Insomma uno così anche per il poco rispetto avuto ancora una volta nei confronti della più importante istituzione polesana – conclude Brusco - prima se ne va e meglio è".



