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12.2.25

Nell’ultimo decennio tagliati 10 mila posti letto e chiusi oltre 70 ospedali. Cresce il privato



Il ministero della Salute pubblica l'Annuario del Servizio sanitario nazionale relativo al 2023
Medicina del territorio sempre più in affanno

Sorprendente: in calo gli accessi ai pronto soccorso
Impietoso il raffronto tra i il 2013 e il 2023.

Ma il dato più sorprendente è quello riguardante gli accessi al pronto soccorso. In questi mesi ci hanno fatto una testa così affermando l'esatto contrario: "troppi codici bianchi e verdi", "troppi accessi impropri" e via di questo passo. Invece se nel 2023 si sono registrati 18.353.118 accessi nei pronto soccorso (311 accessi ogni 1000 abitanti), nel 2013 erano stati 20.551.053 con una media di 338 accessi ogni 1.000 abitanti. Nel 2023 sono quindi stati 2 milioni in meno.

Domanda: ma quante balle ci raccontano?

Sempre meno ospedali. In 10 anni ne sono stati chiusi 74, ben il 7%.

Posti letto: Rispetto a 10 anni fa tra pubblico e privato ne sono stati tagliati oltre 10.000. Nel 2013 ce n’erano 226.387 contro i 215.827 del 2023.

Chiuso un decimo dei Consultori.

Centri di Salute mentale - 17% (erano 1.603 dieci anni e fa sono diventati 1.334 nel 2023).

Meno medici convenzionati. I medici di famiglia dai 45.203 che erano nel 2013 sono diventati 37.983 nel 2023 (-7.220). In calo anche i pediatri (-999 in 10 anni per un totale nel 2023 di 6.706 unità). In frenata anche i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) che dagli 11.533 che erano nel 2013 sono diventati 10.050 nel 2023 (-1.483).

Le Ulss/Asl sono passate dalle 143 del 2013 alle 110 del 2023.

Cresce l’assistenza domiciliare integrata (Adi). In 10 anni sono praticamente raddoppiate le persone assistite: dai 732.780 pazienti del 2013 nel 2023 esse sono state 1.645.234. A peggiorare però sono le ore dedicate a ciascun paziente: nel 2013 erano 18 contro le 15 ore del 2023.

Invito a leggere l'articolo nella sua interezza con la possibilità di scaricare gli annuari 2023 e 2013.

Vedi anche la sintesi prodotta dall'Ansa.

1.8.22

MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 23 maggio 2022, n. 77

MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 23 maggio 2022, n. 77 "Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale."

(22G00085)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 07/07/2022

(GU n.144 del 22-06-2022)

Visualizza il testo vigente su normattiva.it

Visualizza il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale

22.7.16

Ulss 18. Senza risposte i problemi dell'assistenza domiciliare integrata (Adi)

Nello scorso mese di aprile una delegazione del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” ha incontrato il direttore generale dell'Ulss 18 Antonio Compostella. In quella occasione il comitato ha consegnato una lista dei problemi dell'ospedale di Trecenta e del servizio di assistenza domiciliare integrata (Adi) [vedi il post Forse resistere serve ancora].

Ho curato personalmente la parte riguardante l'Adi leggendo e consegnando al direttore dell'Ulss una breve relazione sui problemi che si presentano per i pazienti a domicilio. L'improvviso arrivo di un assessore regionale ha indotto il responsabile dell'Ulss 18 a interrompere la riunione, con la promessa che, su questi punti, avrebbe risposto per iscritto. Risposta che a tutt'oggi non è arrivata.

Quelli che seguono sono i contenuti illustrati ad Antonio Compostella.

Prelievi

Modalità

Nel 2016 non è possibile inviare validamente per fax o per posta elettronica il promemoria rilasciato dal medico di medicina generale che prescrive l'effettuazione di prelievi (es. sangue e utine). Il servizio infermieristico pretende di ricevere l'originale del promemoria. Una richiesta al limite del ridicolo se non costringesse persone anziane, prive di mezzi di trasporto, a spendere cifre non trascurabili per un'auto a noleggio e a sottrarre tempo all'assistenza del congiunto in Adi.
Ma di che originale parla il servizio infermieristico? L'originale è il documento informatico già acquisito dal sistema sanitario regionale nel momento stesso in cui è stato rilasciato da parte del medico di medicina generale. Su questo l'amministrazione regionale ha riempito i tg.

Tempi

Con questa procedura, del tutto illegittima per una pubblica amministrazione (art. 1, comma2 della legge 241/1990: “La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria”), i tempi per un prelievo a domicilio arrivano normalmente a 12-13 giorni.
Consideriamo che chiunque possa muoversi con le proprie gambe, per ottenere un prelievo di sangue può presentarsi in qualunque punto sanità ed effettuare il prelievo in mattinata. Chi non può muoversi, chi è allettato, chi è affetto da patologie degenerative che non possono far altro che aggravarsi, con questa procedura, del tutto illegittima e irragionevole, deve aspettare due settimane.

Farmaci

Modalità

L'Ulss provvede alla fornitura dei farmaci necessari ai pazienti attraverso un servizio che prevede:
- la compilazione mensile da parte del medico di medicina generale dell'elenco dei farmaci secondo uno specifico formulario;
- la trasmissione dell'elenco all'Adi a cura dei familiari del paziente.

Risparmio

L'Ulss, attraverso la fornitura diretta, realizza un sensibile risparmio rispetto al costo in farmacia. I pazienti, in qualche caso, possono ottenere anche farmaci che sarebbero a pagamento se acquistati presso una farmacia. Bene.

Tempi

Si sappia che per ottenere i farmaci passano anche due o tre settimane. Possibile che non si riesca a ridurre sensibilmente questi tempi?
Inoltre, non tutto ciò che è necessario viene fornito. Occorrerebbe ampliare il ventaglio dei farmaci disponibili; le famiglie avrebbero un minimo di sollievo dalle spese che, in qualche caso, arrivano a 500 euro al mese.

Presìdi

I presìdi forniti (garze, siringhe, pomate) sono erogati col contagocce e il sistema è rigido mentre, al contrario, dovrebbe essere flessibile. Un paziente grave non è quasi mai stabile e la rigidità è inconciliabile con la sua condizione.
Ora tutto è ingessato. Anche qui c'è un elenco che il servizio vorrebbe scolpito nel marmo, uno e per sempre. Capisco che questo consentirebbe di programmare la spesa ma la realtà non è così meccanica. La flessibilità deve essere prevista anche nei fogli di calcolo dei dirigenti.
Per ottenere qualcosa di più o di diverso i parenti devono andare dal medico di famiglia, chiedere e ottenere una certificazione, consegnarla all'Adi e sperare che venga approvata. Anche quando la necessità è evidente all'infermiere che viene a casa ma che, evidentemente, non può segnalare alcunché ai suoi superiori e non può dare alcun suggerimento se questo può comportare il rischio di una maggiore spesa.

La finalità dell'Adi è quella di assicurare sul territorio un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero.

Il nuovo Pssr (piano socio-sanitario regionale) prevede di ridurre i posti letto negli ospedali migliorando i servizi territoriali ma sull'assistenza domiciliare non abbiamo visto alcun miglioramento.

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Vedi in particolare il post del 3 giugno 2015 Servizio infermieristico. Si studia come complicare la vita dei pazienti

9.6.16

Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Trecenta 6 giugno 2016

Quando tremano i “pilastri” della sanità

Davanti a chi finge di scoprire ora le carenze del San Luca o di sorprendersi e dolersi di casi di sanità carente, proviamo delusione e irritazione come cittadini e come utenti. Perché, se le disfunzioni sanitarie” ora sono tante e pesanti, non sono un male solo di oggi ma durano da tempo e sono da tempo ben note “a chi di dovere”.
La causa principale è la mancanza di personale (medici, infermieri, tecnici): e la conseguenza più vistosa e poco tollerabile è la lunghezza (sfacciata) delle liste d’attesa, che danneggia soprattutto (guarda caso!) i più poveri, mentre i cittadini più abbienti trovano risposte rapide nel privato. Che ingrassa a vista d’occhio.
Tra l’altro rimangono anche scarsamente produttivi vari costosi macchinari non accompagnati da personale tecnico qualificato.
Il Veneto resta la Regione con meno medici, i primari non vengono sostituiti e mancano infermieri.
Se non si sono raggiunti obiettivi non è per scarso impegno degli operatori, ma per carenza di risorse e se il denaro scarseggia non dipende solo dai tagli romani, ma dalla scelta di iniziative che sono solo spot. La trovata delle visite di notte, senza centrare l’obiettivo, è costata ai Veneti, in un anno, 7 milioni di € e molte ULSS per aprire gli ambulatori di notte li hanno chiusi di giorno. Ora, visto che i maggiori fruitori sono anziani …
Con la realizzazione del Piano socio-sanitario regionale ci troveremo con ulteriore carenza di posti letto, ulteriore insufficienza di medici, di infermieri, di operatori socio-sanitari.
Con le schede ospedaliere, uscite nel 2012, pareva che la regione razionalizzasse le risposte sanitarie creando una continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Invece, soprattutto per mancanza di personale, mentre nella realtà viene smantellato il San Luca, contemporaneamente è ridotta l’attività di assistenza sul territorio (Adi - ambulatori - punti sanità).
E intanto un fiume di denaro è affluito e affluisce costantemente a cliniche e centri medici privati in modo molto discutibile. Un fenomeno definito “spreco “ in più relazioni del dott. Marcolongo. Il dirigente aveva più volte detto al Governo della Regione Veneto che l’ULSS 18, se avesse realizzato in proprio parte dei servizi regalati ai privati, avrebbe potuto risparmiare quasi 14 milioni di euro all’anno. Nessuno ha mai detto che Marcolongo aveva fatto conti sbagliati, ma si è continuato ad andare avanti come se lui non avesse detto niente.
Adesso però si esagera con gli interventi riduttivi: al San Luca è già stata dimezzata l’attività chirurgica e si teme che nelle prossime settimane si debba sospendere del tutto.
Questo perché gli anestesisti non sono più numericamente sufficienti a garantire il servizio.
La gara indetta dall’azienda per appaltare temporaneamente le guardie a professionisti esterni è stata vinta da una cooperativa di Bo che però per ora non è in grado di assicuraci i turni richiesti.
E situazione più o meno simile hanno i ginecologi, che pur ricorrendo all’istituzione di convenzioni libero-professionali esterne, non sono a tutt’oggi in grado di sostenere i reparti di Trecenta e Rovigo.
E desta preoccupazione pure il servizio di Terapia Antalgica.
Dicono che non si trova un numero di specialisti sufficiente a colmare le carenze di organico date da pensionamenti e turnistica europea. E, pur essendo queste evenienze prevedibili, purtroppo non è stata fatta adeguata programmazione nelle università.
Dicono che il problema è su scala regionale.
Lo slogan “meno ospedale e più territorio” che ha accompagnato tutto l’iter di approvazione del nuovo piano socio-sanitario, alla realtà dei fatti, si sta sempre più modificando in “meno ospedale e meno territorio”, che non significa certo tutti più sani, significa invece sicuramente meno servizi.
I principali strumenti di integrazione socio-sanitaria e di sviluppo delle attività territoriali non decollano.
Il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca pertanto rinnova l’invito ai sindaci dell’Ulss 18 a rispettare fedelmente il significato della loro carica istituzionale e il mandato ricevuto dai loro concittadini.
Abbiamo difficoltà a credere nell'impegno dei nostri rappresentanti regionali, impegno promesso ripetutamente, ma altrettanto ripetutamente disatteso.
Speriamo che i sindaci, che vivono la realtà del territorio, diano prova concreta di voler difendere il diritto alla salute dei propri cittadini.
Siamo stanchi di impegni di facciata (spesso illogici e offensivi); chiediamo azioni ferme nei confronti della Regione per difendere l’efficienza dei nostri ospedali.
L’assessore Coletto ha spiegato in questi giorni ai colleghi della giunta veneta che “gli esperti”(?) hanno scoperto (!?) «Dall'analisi dei bilanci preventivi… una perdita previsionale complessiva delle aziende sanitarie pari a circa 660 milioni di euro.”
Per cui, viste le risorse finanziarie disponibili per il 2016 e dati gli interventi di razionalizzazione dei costi già programmati, si rende necessario migliorare le previsioni di almeno 240 milioni di euro».
Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, dovrà«effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
In seguito a questa verifica lo stesso Mantoan dovrà proporre eventuali adeguamenti alla programmazione regionale, in modo da rimettere in linea gli obiettivi generali con i vincoli di bilancio.
Detto brutalmente: taglieranno ancora. E il taglio non sarà indolore per noi cittadini. Siamo colpevoli di delegare una fiducia eccessiva a chi non la merita.
Mettiamoci il cuore in pace: pagheremo caro, pagheremo tutto.

Per il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca
La portavoce Jenny Azzolini


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Ne hanno parlato:

2.5.16

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" incontra il Dg dell'Ulss 18


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340
Data, 29 aprile 2016

Sanità

Forse resistere serve ancora

Il Comitato incontra il Dg dell'Ulss 18

Consegnata una lista dei problemi del “San Luca” e dell'Adi


In materia di salute la cosiddetta razionalizzazione in Italia è ormai molto simile al razionamento, e non è garantito che eventuali risparmi possano essere reinvestiti nella sanità. Tanto che c’è chi avanza l’ipotesi che la sanità sia un pozzo da cui attingere risorse per fare altro.
Negli ospedali dell’Ulss 18, ad esempio, gli amministratori finora, per ridurre il deficit, non hanno acquistato/rinnovato tecnologie. Molti strumenti indispensabili risalgono all’anno di apertura dell'ospedale. Gli apparecchi radiologici portatili sono talmente vecchi da non avere più pezzi di ricambio; i respiratori della terapia intensiva di Trecenta sono datati 1998, anno in cui è stata aperta ...
Inoltre le carenze di organico sono talmente gravi da causare problemi insormontabili in diversi settori: la carenza di anestesisti potrebbe creare il presupposto per la chiusura delle sale operatorie e della terapia intensiva di Trecenta e la riduzione dell’attività chirurgica a Rovigo.
Il 22 aprile abbiamo incontrato il direttore generale dottor Compostella.
Gli abbiamo lasciato un promemoria con queste ed altre criticità del San Luca: 1) lunghe attese all’accettazione del punto prelievi; 2) servizio ambulatoriale ridotto, soprattutto il pomeriggio; 3) servizio di terapia antalgica ridotto a 2 giorni la settimana + 1 per visite; 4) insufficiente servizio Reumatologico; 5) liste lunghissime del servizio Fisiatrico (a volte è addirittura interrotto il percorso terapeutico in atto di pazienti esterni per rinforzare il servizio di neuro riabilitazione; 6) la PMA (procreazione medicalmente assistita) lavora 1 sola settimana al mese (nonostante la lunga lista di attese) per la mancata assunzione delle 2 biologhe necessarie, mentre 7) il reparto di Ginecologia Ostetricia da qualche tempo non ha letti occupati perché le indicazioni date dalla commissione regionale sono molto restrittive sulla tipologia di gravide che possono partorire a Trecenta.
La lista lasciata al Direttore Generale non trascura il problema dello scompenso tra i tempi di controllo indicati dagli specialisti e gli appuntamenti dati al CUP; le dimissioni con necessità di controllo ADI che non collimano con la disponibilità in calendario del servizio domiciliare; la necessità di stabilizzare il personale a Biologia Molecolare per poter evitare sprechi.
TRECENTAMED (gruppo di sei medici di base): è ancora lontano il raggiungimento dell’obiettivo di adattare il più possibile le strutture sul territorio alle esigenze dei pazienti e di sgravare gli ospedali da alcuni compiti nonostante l’avviamento del servizio.
Al dottor Compostella abbiamo consegnato anche una lista delle problematicità relative all’assistenza domiciliare integrata (ADI).
La finalità dell'ADI sarebbe quella di assicurare sul territorio un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero.
Il nuovo Pssr (piano socio-sanitario regionale) prevede di ridurre i posti letto migliorando i servizi territoriali: i posti letto sono stati tagliati, ma sull'assistenza domiciliare non abbiamo visto alcun miglioramento. Pare anzi che si studi come complicare la vita dei pazienti.
Ci sono problemi per i prelievi: con una procedura del tutto illegittima per una pubblica amministrazione (art. 1, comma 2 della legge 241/1990) i tempi per un prelievo a domicilio arrivano normalmente a 12-13 giorni.
Macchinosi i tempi di fornitura dei farmaci, come quelli per ottenere presidi, anche quando la necessità è evidente.
Ora pare che l’urgenza sia soprattutto la fusione tra Ulss 18 e Ulss 19 che si dice pensata e realizzata per ridurre i costi di apparato, burocratici e amministrativi, e liberare risorse da destinare ai servizi per i cittadini; ma, ricordando cosa accadde quando si unirono le due aziende del Medio e dell'Alto Polesine, c’è chi dice che "Non è detto che gli accorpamenti delle Ulss facciano risparmiare". E propone di ridurre i soldi ai privati.
Infine un dubbio: cosa vorrà dire l’espressione sfuggita (?) all’assessore Corazzari “l’ospedale di Adria non sarà un San Luca bis”?
Noi ci sforziamo di credere (per ora) a quanto affermato dal dg, secondo cui “il San Luca avrà il suo ruolo nell’Azienda Unica come punto di riferimento dell’Alto Polesine”.
Durante il colloquio ha ricordato ripetutamente i limiti imposti dal ministero e dalla programmazione regionale.
L’esperienza acquisita in (molti) anni di impegno ci insegna ad avere una fiducia limitata. Perciò attendiamo i fatti.
Ma nell’attesa non siamo sereni.

Per il Comitato
la portavoce – prof. Jenny Azzolini

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Scarica articolo del Gazzettino, domenica 1 maggio 2016
Ne ha parlato anche RovigoOggi.it il 3 maggio 2016, "Negli ospedali apparecchi vecchi di vent'anni"

2.10.15

Liste d'attesa. Il ministero chiede spiegazioni alla regione

Nello scorso mese di agosto il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca ha sollevato il problema dei tempi d'attesa presso le strutture sanitarie pubbliche dell'Ulss 18 (si veda il post Il virus dell’attesa nella sanità altopolesana).
Il documento è stato inviato, tra gli altri, al ministro della salute e il ministero ha risposto.
Con una nota inviata al direttore generale Domenico Mantoan e all'assessore alla sanità della regione Veneto, il ministero ha trasmesso il documento del comitato "con preghiera di riscontro a questo Ufficio e alla portavoce del Comitato Altopolesano, Sig.ra Jenny Azzolini".
La regione dovrà rendere conto dei motivi dei "disservizi nell'erogazione di prestazioni sanitarie prestate dall'Ulss 18, fra cui lunghi tempi di attesa".

Quello che segue è il comunicato stampa del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca.

----- inizio documento

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Data, 18/09/2015

COMUNICATO STAMPA

Autunno al San Luca
In seguito alla nostra segnalazione di disservizi al San Luca e del metodo “offensivo” di fissare i tempi di prenotazione abbiamo ottenuto l’attenzione del Ministero della Salute che chiede all’Assessorato Veneto alla Sanità di dare risposte sul problema al Ministero stesso ed al Comitato Altopolesano Con una puntualizzazione:” dal momento che le funzioni organizzative e gestionali … sono attribuite integralmente alla regione”. (A proposito la Regione non ci ha degnato di una risposta).
Ferme restando le responsabilità della Regione Veneto speriamo in un impegno serio, non vogliamo che il Governo Centrale dirotti sulla regione anche le proprie responsabilità.
Sia il Governo, sia la Regione si aggrappano (ancora) alla necessità di tagli. Poco tempo fa la Regione esaltava la gestione dell’Ulss 18 che, virtuosissima ha ridotto il deficit da 28 a 5 milioni di euro. Ma per ottenere questo brillante risultato non sono state acquistate/rinnovate tecnologie, gli apparecchi rotti restano tali o vengono aggiustati con ritardi disastrosi (per fare un esempio al San Luca c’erano 2 apparecchi radiologici portatili per le radiografie al letto del paziente: sono entrambi fuori uso), non sono stati ricoperti i primariati vacanti, non è stato sostituito personale andato in pensione. Perché i risparmi non vengono fatti in altri settori? Forse nei compensi e premi di produzione (produzione di che? non certo di servizi), o nella sproporzione tra quantità della spesa e qualità dei materiali, o nella disorganizzazione del lavoro e della comunicazione interna (quasi inesistente), oltre alla opportunità di tagliare le ben note spese finalizzate unicamente al restyling dell’immagine( una per tutte l’ingresso dell’ospedale di Rovigo).
Intanto oggi, 16 settembre, per una visita oculistica di controllo viene proposto un giorno di luglio 2016, oppure,in tempi brevi, Porto Viro, località, com’è noto, comodissima per gli altopolesani. Magari anziani e soli.
Noi intanto, temendo che, con l’autunno, insieme alle foglie cada (ancora) la qualità e la quantità dei servizi, già ora ridotti all’osso, continuiamo nel nostro vizio di informarci per informare la gente. E segnalare i problemi “a chi di dovere”.

Alleghiamo

Grazie dello spazio che date e della condivisione di un impegno civile per i diritti comuni.

Per il Comitato – la Portavoce

Jenny Azzolini
----- fine documento

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5.9.15

Ulss 18, la marcia inarrestabile dei tagli alla salute


Pubblicati i risultati di bilancio delle Ulss del Veneto

«La marcia inarrestabile dell'Ulss di Rovigo che in due anni è riuscita a recuperare ben 23 milioni di passivo», affermano i giornali (vedi il Gazzettino del 27 agosto).

Se si fossero realmente tagliati soltanto gli sprechi ci sarebbe da esserne contenti. Ma quante volte abbiamo avuto la sensazione di carenza, penuria, quasi di un'asfissia dei servizi per mancanza di risorse, umane e materiali.

Negli ospedali dell'Ulss 18 mancano una trentina di medici, decine e decine di infermieri e operatori sociosanitari, le liste d'attesa sono scandalose, la qualità del cibo è spesso criticata dai pazienti, le pulizie ridotte all'osso da appalti sempre più striminziti.

Nell'altopolesine la povertà di mezzi e personale è palese nell'assistenza domiciliare. In pochi anni gli infermieri sono stati ridotti da quindici a undici e tre di questi sono a tempo parziale. Non solo devono coprire i servizi, sempre più numerosi, ma devono anche svolgere mansioni amministrative che sottraggono ulteriore tempo ai pazienti. Ecco allora che si registrano tempi esageratamente lunghi per i prelievi a domicilio (quasi due settimane per un prelievo del sangue).
Presso il punto sanità di Badia la cassa automatica è rotta da mesi. Prima di ferragosto gli uffici sono rimasti chiusi per alcuni giorni per mancanza di personale.

«Gli altopolesani non hanno certo la sensazione di godere di una sanità d’eccellenza» afferma il Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” (vedi precedente post) ma non credo che sia molto differente il giudizio di chi abita intorno a Rovigo.

In questi anni nell'Ulss 18 non sono state acquistate o rinnovate tecnologie basilari, gli apparecchi guasti rimangono tali o vengono riparati con grande ritardo.
Al “San Luca” c'erano due apparati radiologici portatili per le radiografie al letto del paziente, molto utili, ad esempio, presso il pronto soccorso. Ebbene, sono entrambi fuori uso, uno è talmente vecchio che non si trovano più i pezzi di ricambio, l'altro è in riparazione.

Insomma, a me pare che, invece di una gestione virtuosa, gran parte di quei 23 milioni di euro siano stati sottratti alla qualità e tempestività dei servizi. Sono stati sottratti al diritto alla salute dei residenti nell'Ulss 18.

22.8.15

Il virus dell’attesa nella sanità altopolesana

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
Portavoce Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

20/08/2015
La miseria della sanità

Il virus dell’attesa nella sanità altopolesana

Dilaga il virus dell’attesa nella sanità Altopolesana. Ormai la malattia è endemica e sembra non ci sia rimedio.
Ma che vuole tutta 'sta gente che si lamenta? L’ospedale sotto casa e la visita il giorno dopo?
No, vorrebbe un risposta dignitosa ed accettabile, non una irridente prenotazione magari per un anno dopo. Però, con i soldi, privatamente, … a volte anche dopo un giorno…
Sembra incredibile, ad ogni momento di crisi, vera o presunta, si colpisce sempre con tagli lineari e nei settori portanti e vitali di ogni buona democrazia a partire dalla sanità e i più colpiti sono sempre i redditi facilmente controllabili. Chi ha (molto) di più si paga invece una sanità rapida ed eccellente.
E i rappresentanti delle istituzioni fingono di non capire l’oltraggio quotidiano alla GIUSTIZIA e l’offesa alla popolazione socialmente più debole.
Nel recente incontro, il Presidente della Conferenza dei Sindaci e il Direttore generale dell’Ulss 18, dopo una disamina attenta delle situazioni critiche,concludono che, in fondo, anche una lunghissima, estenuante attesa al pronto soccorso, non è un vero problema, non rappresenta un rischio grave per il paziente.
E allora, com’è che noi, gente comune, viviamo le attese come un intollerabile sopruso?
La realtà è che le (evitabili?) “disfunzioni sanitarie” (eufemismo) sono diventate troppe e quotidiane ed abbassano la qualità della vita della gente meno “fortunata”.
Qualche esempio recente ed illuminante:
  1. Controllo ad un paziente colpito da trombosi, fine 2016.
  2. Per un esame radiologico al polso, una signora di oltre 90 anni (impegnativa con priorità B) deve aspettare OTTOBRE 2015.
  3. Un’altra signora, proveniente da una casa di riposo dell’altopolesine, sarà vista “comodamente” ad Adria.
  4. Il medico Oculista, prima di un intervento, chiede per una paziente un esame con apparecchiatura presente solo a Rovigo (problema: macchia oculare): appuntamento ottobre 2016.
  5. Visita reumatologica prenotata ad aprile 2015: si farà a fine 2016.
  6. Divario notevole tra tempi (per controllo) segnalati dallo specialista e tempi fissati al CUP.

Visto il dettato del Pssr (piano sociosanitario regionale) “meno ospedale, più territorio” assistiamo invece a queste realtà:
1) Il punto prelievi di Badia offre il servizio, ma la cassa automatica è rotta da mesi, (pare sia un'"abitudine") quindi si va a Trecenta.
2) È difficile ottenere ausili per prevenzione delle piaghe da decubito.
3) Il personale Adi è sotto organico e gli infermieri sono costretti anche a lavoro amministrativo.
4) Ci sono tempi esageratamente lunghi per certi prelievi a domicilio.

Gli altopolesani non hanno certo la sensazione di godere di una sanità d’eccellenza.
Il discorso non coinvolge certamente la professionalità e la disponibilità del personale, ma la visione aziendalistica della sanità che al primo posto mette l’utilità economica, solo dopo viene il benessere del cittadino.
Noi siamo contrari a questa visione regionale, che è però anche la linea del governo centrale.

Per il Comitato
La portavoce – Jenny Azzolini


Il documento viene inviato a:
  • Direttore generale Ulss 18 Arturo Orsini
  • Presidente della conferenza dei sindaci Antonio Bombonato e sindaci
  • Presidente della Provincia Marco Trombini
  • Presidente della Regione Veneto Luca Zaia – assessore Luca Coletto- assessore Cristiano Corazzari; consiglieri Graziano Azzalin e Patrizia Bartelle
  • Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi – ministro Beatrice Lorenzin; senatori Giovanni Endrizzi- Emanuela Munerato; deputato Diego Crivellari
  • Organi d’informazione: Rovigo in Diretta – Rovigo Oggi – Il Gazzettino – Il resto del Carlino – La Voce – La settimana   
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3.6.15

Servizio infermieristico. Si studia come complicare la vita dei pazienti

Sempre più difficile accedere al servizio infermieristico dell'Ulss 18


Non può essere un caso. Qualcuno ci deve studiare, e con impegno, per rendere la vita impossibile ai pazienti in assistenza domiciliare integrata (Adi) e ai loro familiari. Non c'è altra spiegazione.


L'ultima perla del servizio infermieristico
Sabato pomeriggio ho trasmesso via fax una richiesta di esami all'Adi di Trecenta. La ricetta bianca, il famoso promemoria, è stata stampata dal medico di medicina generale. Adi sta per assistenza domiciliare integrata alla quale partecipano il servizio infermieristico dell'Ulss, il medico di famiglia e, all'occorrenza, altre figure specialistiche. Mia moglie, a causa delle sue condizioni di salute, è classificata in Adi-Med, cioè in Adi medicalizzata, il livello più alto di assistenza previsto dal servizio.
La mattina seguente mi telefona l'infermiere di turno per dirmi che la procedura è cambiata e che “per avere la prenotazione” - attenzione la “prenotazione” non l'esecuzione del prelievo – devo produrre “l'originale” e non il fax. In pratica dovrò prendere la macchina e andare all'ospedale di Trecenta per consegnare a mano un pezzo di carta, un promemoria, non firmato da nessuno, che potrei replicare in un milione di esemplari del tutto identici con qualsiasi programma informatico.

Ma di che originale parla l'Ulss 18? L'originale è il documento informatico già acquisito dal sistema sanitario regionale nel momento stesso in cui è stato rilasciato da parte del medico di medicina generale. Su questo l'amministrazione regionale ha riempito i tg regionali.
E allora? Che originale vuole l'Ulss 18 se già lo ha già acquisito informaticamente?

Non si può essere tanto ignoranti delle proprie procedure. Nessun funzionario dell'Ulss 18 può essere così stupito da chiedere al paziente un originale, che non esiste in forma cartacea, già acquisito dal sistema sanitario regionale di cui la stessa Ulss 18 ovviamente fa parte.

Lo scopo di una procedura così illogica deve essere un altro, per forza! E non può essere altro che quello di stancare, snervare, allontanare dal servizio il maggior numero di pazienti, costringendoli a rivolgersi ai laboratori privati. Ai pazienti raccontano la favola dell'originale. E intanto si allungano a dismisura i tempi per il prelievo.

La finalità dell'Adi-Med è quella di assicurare sul territorio un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero ospedaliero. In ospedale gli esami che sono stati richiesti verrebbero effettuati molto più spesso di quanto non accada a casa, senza “originali” inesistenti, senza prenotazioni, senza tediare i parenti, che si fanno carico dell'assistenza ai propri cari, con richieste assurde.

L'Ulss 18, sull'Adi, è assolutamente inadempiente, lascia che vengano propinate ai pazienti frottole colossali, dilata i tempi di esecuzione del servizio e, infine, eroga lauti compensi di risultato a dirigenti che svolgono malissimo il proprio lavoro.

Pietro Tosarello

2.4.15

Le criticità dell'ospedale e le esigenze degli altopolesani alla conferenza dei sindaci dell'Ulss 18

Il documento presentato dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca: bloccare l'applicazione delle schede ospedaliere

Ieri si è riunita la Conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 per discutere esclusivamente della situazione dell'ospedale di Trecenta. Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca è stato invitato a rappresentare i problemi del San Luca e della popolazione altopolesana.
Ciò che segue è la relazione presentata da Jenny Azzolini, portavoce del Comitato.

----- inizio documento

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

data 1 aprile 2015

Un conto è leggere una carta che dà disposizioni, tutt’altra cosa è toccare con mano la realtà, particolarmente quando si parla di servizi ospedalieri e sanitari.
A noi pare che, nel progetto della Regione, il San Luca non resti ospedale per acuti.
Passo subito alle situazioni problematiche:

la chirurgia: riduce la sua offerta in quanto tutte le urgenze chirurgiche, anche dei pazienti già ricoverati al San Luca, devono essere trasferite a Rovigo. E, come spesso avviene, soprattutto i pazienti più critici e fragili, non trovando posto a Rovigo (s’intende anche in terapia intensiva) e vengono nuovamente trasferiti negli ospedali e nelle rianimazioni limitrofe o anche più lontane nel Veneto(Schiavonia,Chioggia,Adria etc.)
Questa nuova situazione non è rassicurante e per questo abbiamo inviato interrogazione in Procura.
Noi proponiamo che la chirurgia del San Luca mantenga il servizio di day e wick surgery ma allargato a tutta la settimana, così da mantenere la disponibilità per l’urgenza-emergenza.

2 situazione: I letti intermedi non sono intercambiabili con i letti per acuti, sono dotati unicamente di assistenza infermieristica (che per ora sarà svolta dallo stesso personale di medicina)e i pazienti saranno pure soggetti a pagare ticket e quota alberghiera secondo i tempi di degenza.

Questi letti derivano da un diverso utilizzo di parte dei letti per acuti di medicina e di lungodegenza, ora tale manovra ridurrà di ben
600-700 ricoveri l’anno l’offerta per acuti.
Dove troveranno risposta alle loro necessità questi pazienti? Difficile che trovino posto a Rovigo perché anche quell'ospedale dovrà fare i conti con le schede ospedaliere.
Già ora il San Luca non riesce a far fronte alle necessità e ricorre a letti aggiuntivi. Non è successo solo a gennaio con il picco delle influenze: code al pronto soccorso e mancanza di posti letto sono anche di questi giorni.
Portare a soli 143 i posti letto dell'ospedale di Trecenta significa condannare più di qualcuno.
Proposta: ci sono gli spazi necessari a dare risposte adeguate, quindi perché ridurre i posti letto a medicina?

Una considerazione: ci sfugge il criterio ispiratore delle scelte, la Regione ha deciso che entro il 2015 dal San Luca debba sparire ginecologia. La decisione lascia perplessi, visto che la maggior parte delle donne altopolesane non è proprio giovanissima, comunque ginecologia da luglio resterà solo come day surgery mentre gli interventi più complessi avverranno a Rovigo.
Alla perplessità subentra presto il sospetto: è il primo passo della Regione per arrivare a chiudere anche il servizio di ostetricia? Chiaramente ostetricia resta finché il ministero non decreterà (pare entro l’anno) l’accorpamento dei punti nascita con meno di 500 parti.
Ma una buona parte dei punti nascita nel Veneto sono sotto i 500 parti, anche sotto 400 e 300. Con che criterio si deciderà?

Noi abbiamo contattato più volte la Regione per richiamare a impegni assunti e disattesi.
Ma la Regione non ha mai ritenuto suo dovere dare risposte.
Ora si va ad alterare un equilibrio accettabile per trovare un nuovo equilibrio, ma non si è in grado di definire se e quando ogni obiettivo del progetto sarà raggiungibile.
Perché il cambiamento previsto non è solo organizzativo, è radicale e va a scontrarsi con mille difficoltà sociali, territoriali, economiche.
Il problema (non da poco) è quello di governare l’intero processo senza lasciare spazi a rischi.
Per questo abbiamo chiesto di poterci confrontare con le posizioni dei sindaci e mettere insieme le nostre risorse.

La riabilitazione neurologica e l’unità spinale (partite a metà dicembre) ma ci pare siano partite perché si possa dire che ci sono: più sulla carta che nella realtà, perché è ridotto il personale e non ci sono soldi per fare assunzioni. Intanto la situazione grava sul servizio di riabilitazione fisica e si allungano ulteriormente le liste d’attesa.
L'alternativa a nuove nomine, impossibili per motivi economici, non può essere lo spostamento di personale.
Entro la fine del 2015, medici, infermieri e operatori sanitari diminuiranno ulteriormente e gli ospedali di Rovigo e Trecenta dovranno fare a meno, in totale, di circa 30 persone.
E’ il segretario della Cgil,che denuncia il problema «L'ultima delibera regionale ha deciso il taglio di circa un milione di euro per la spesa del personale, ridotto di un altro milione già nel periodo 2013-2014».
Ci preoccupa inoltre leggere dichiarazioni discordanti a distanza di pochi giorni:
20 gennaio 2015 un’indagine regionale rivela negligenze e tempi morti nell’impiego dei macchinari.
27 gennaio il discorso cambia: nel Veneto virtuoso è stato effettuato un lavoro corrispondente alle costose risorse tecnologiche in dotazione.

A noi risulta che le liste d’attesa (anche per prestazioni senza macchinari) lasciano molto a desiderare continuiamo da tempo a ripetere che ad esempio la densitometria è usata solo qualche ora la settimana, che servizi svolti nel pubblico farebbero risparmiare rispetto al servizio privato (non siamo noi a dirlo, c’è una relazione di Marcolongo al vaglio della Corte dei Conti e sulla stessa linea sono le dichiarazioni di tecnici radiologi del Veneto) restano scadenze di 60 giorni per referti di screening, appuntamenti a volte dopo 10/12 mesi per osteoporosi.

Si dice che la sanità moderna è una sanità territoriale che cura e accompagna l’ammalato a casa. Bene. Ma a che punto è l’efficienza delle strutture territoriali?
Sarebbe interessante se ne parlasse con chiarezza, senza autoflagellazioni ma anche senza ottimismi di facciata.
Ad esempio: si riesce a realizzare nel territorio i servizi non prettamente ospedalieri, necessari ai cittadini altopolesani?
A noi la realtà sembra questa: viene smantellato il San Luca e contemporaneamente è ridotta l’attività di assistenza sul territorio (intendo ADI per cui tra i tanti problemi c’è quello dei tempi da dedicare ai pazienti – forse si riducono per aggiustare l’organico?e intendo punti sanità che a volte si trovano senza personale è successo che utenti fossero dirottati da Lendinara a Badia e poi a Trecenta per i prelievi).

Noi non vogliamo essere creduti sulla carta, ma chiediamo di verificare di persona la realtà che altera il ruolo per acuti del San Luca (e non corrisponde alla domanda del Gruppo Tecnico del 24 maggio 2012). E condividiamo il documento condiviso all’unanimità dall’amministrazione di Trecenta.
----- fine documento
Scarica in formato pdf.
Vedi anche i precedenti post:
Sul San Luca la prossima riunione della Conferenza dei sindaci
Comune di Trecenta: «bloccare immediatamente l'applicazione delle schede ospedaliere»
Il rapporto emendato, integrato e (forse) definitivo del gruppo tecnico