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24 agosto 2026

Case di Riposo di Badia e Lendinara, da fusione a “collaborazione”

 

Il Gazzettino Rovigo 22 Agosto 2026

Lo scorso 21 agosto è avvenuto l’incontro delle delegazioni delle due case di riposo e dei relativi sindaci, a Venezia, con l’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Quello che si prospettava come un progetto di fusione tra le Rsa pubbliche (Ipab) viene derubricato a sperimentazione di forme di collaborazione nella gestione di vari servizi. Tra questi il servizio di ristorazione, il supporto all’assistenza domiciliare e la condivisione di strumenti di gestione e amministrazione (software? personale amministrativo?), «con lo scopo di ottimizzare la gestione e sfruttare le economie di scala», secondo l’assessora.

«Il percorso comune tra le due Ipab sarà coadiuvato e supportato da una cabina di regia regionale – ha dichiarato ancora Paola Roma – (e) questo modello potrà essere replicato nei territori di tutti gli Ats per rafforzare il ruolo delle Ipab, anche nelle more della riforma». Riforma, quella delle Ipab, annunciata con un disegno di legge regionale undici anni fa dall’allora presidente della giunta regionale Luca Zaia (clicca qui per approfondire).

Forse un sospiro di sollievo per il Cda della Casa albergo per anziani di Lendinara che aveva manifestato maggiori perplessità alla vigilia della riunione a Venezia, quando si pensava a una proposta di fusione tra le due case di riposo. Forse un incontro deludente per il presidente della Casa del sorriso di Badia che dalla fusione immaginava “risparmi consistenti” (clicca qui per leggere Il Gazzettino del 15 agosto 2026).

Intanto in Veneto 11.000 anziani sono in lista di attesa per un posto letto in casa di riposo e mancano 100 milioni al fondo regionale per la non autosufficienza (vedi articolo su quotidianosanità.it).

In polesine, secondo uno studio della Uil-Funzione pubblica, il 23,8% degli anziani ospitati nelle Rsa, pur avendone diritto, non ottiene dall’amministrazione regionale le impegnative di residenzialità (contributi sulla quota sanitaria) che dimezzerebbero il costo della retta mensile (clicca qui per approfondire).

21 agosto 2026

Ovociti congelati, c'è richiesta ma alla PMA di Trecenta non si può fare

L’Ulss 5: «Riceviamo parecchie domande»
Ma ci si può affidare solo alle cliniche private

In Italia, nel 2025, sono nati meno di 355.000 bambini. Mai così pochi.

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026


20 agosto 2026

Progetto di fusione delle Case di riposo di Lendinara e Badia. Domani a Venezia le delegazioni dei due Comuni

Contrari “per ora” i Consigli di amministrazione delle due strutture

 Il Gazzettino, 15 agosto 2026


(Dal Gazzettino del 15 agosto 2026)

«La Regione proporrà una possibile fusione tra le case di riposo di Lendinara e Badia Polesine, un’ipotesi che per ora trova i due presidenti molto cauti e fondamentalmente contrari, a meno che non vi siano grossi vantaggi in termini economici.
...
Sono stati invitati a parlare i presidenti dei Consigli di amministrazione e i direttori delle strutture, rispettivamente Tosca Sambinello e Vittorio Boschetti per la Casa albergo di Lendinara, Tommaso Zerbinati ed Enrica Avanzi per Casa del sorriso di Badia, insieme ai due sindaci Francesca Zeggio e Giovanni Rossi.»

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Le due case di riposo sono pubbliche (Ipab, Istituti pubblici di assistenza e beneficenza) e già undici anni fa c’è stato il tentativo, poi naufragato, di trasformare la Casa del sorriso di Badia Polesine in una fondazione di diritto privato.

Si pensa a qualcosa di analogo anche per questa eventuale fusione? È la preoccupazione della Uil Funzione pubblica (si veda qui sotto l’articolo del Gazzettino del 17 agosto 2026).

Insolito questo "invito" a Venezia. Che cosa si sta preparando in Regione per le case di riposo?

Domani ne sapremo di più, i sindaci dei due Comuni e i consigli di amministrazione delle due case di riposo ci potranno dire il reale contenuto delle proposte che verranno avanzate dall’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Il Gazzettino, 17 agosto 2026


15 agosto 2026

Detrazioni nel 730. Spese per cure sanitarie sempre al top

Le spese sanitarie pesano per il 72% del totale e sono in crescita del 5,5%

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026

fonte: Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026.

«Secondo i primi risultati della Consulta nazionale Caf, che analizzato un panel di quasi 600mila soggetti che hanno già presentato la dichiarazione 2026, nel pacchetto di oneri considerati, restano preponderanti le spese sanitarie che “pesano” per il 72% sul totale e registrano una crescita del 5,5% sull’anno precedente».

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026

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Questo super-sondaggio sulle dichiarazioni dei redditi (600mila, normalmente i sondaggi si fermano a mille rilevazioni) conferma l’aumento delle spese sanitarie degli italiani.

Le liste d’attesa spingono verso la sanità privata o alle prestazioni in libera professione (intramoenia), a totale carico del contribuente. E così, rispetto alle dichiarazioni dei redditi dello scorso anno, dai 730 presentati quest’anno emerge che abbiamo speso il 5,5% in più.

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026


14 agosto 2026

Rette nelle Case di riposo: c'è chi studia come vessare ulteriormente gli anziani


Il Gazzettino 13 agosto 2026

Il commissario regionale della Lega del Veneto, Andrea Tomaello, chiederà ai parlamentari del suo partito di presentare una proposta di legge che non faccia ricadere sui Comuni le integrazioni della retta per gli ospiti delle Case di riposo.

E fin qui va tutto bene, nessuno vuole il dissesto dei bilanci comunali, lo chiarisco perché ho avuto l'impressione che qualche amministratore comunale non abbia ben compreso il contenuto dell'ultimo post "Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «paghino i Comuni»" (clicca qui per visualizzarlo).

Ma poi il commissario della Lega spiega che lo scopo è quello di «Rivedere i criteri Isee». Il che, tradotto dal politichese, significa scaricare sugli ospiti una quota ancora maggiore della retta, già ora difficilmente sostenibile. L'esponente leghista non chiede, come sarebbe logico, un aumento del Fondo Nazionale per le non Autosufficienze (FNA) (clicca qui per maggiori informazioni), no chiede di cambiare i criteri di calcolo dell'Isee (Indicatore della situazione economi equivalente) in modo da innalzare la quota a carico dell'ospite. Geniale, veramente geniale!

Evidentemente il commissario leghista non vuole disturbare i suoi colleghi al governo nazionale, men che meno quelli alla guida del Veneto, che poi sono sempre gli stessi. Preferisce adottare il fumoso linguaggio del politichese per nascondere ai più la sostanza della sua proposta: far pagare di più gli ospiti.

Questo accade mentre in Veneto sono poco più di 33.000 i posti disponibili nelle case di riposo, la popolazione sta invecchiando e 11.000 anziani sono in lista d'attesa. Una Regione in cui mancano strutturalmente 100 milioni di euro l'anno per la copertura di tutte le impegnative residenziali (contributi sulla quota sanitaria della retta); in Polesine rimane fuori da questo contributo fondamentale il 23,8% degli aventi diritto (vedi qui sotto l'articolo del Gazzettino di oggi).
Mentre si dovrebbe puntare su un consistente aumento del Fondo nazionale per la non autosufficienza, per la quota sociale della retta, e l'erogazione di tutte le impegnative residenziali, per la quota sanitaria, c'è chi studia come vessare ulteriormente anziani che arrivano a pagare anche più di 3.000 euro al mese.
Le Case di riposo sono sempre più chiamate a sopperire al taglio dei reparti di lungodegenza, attuato dall'amministrazione regionale, con il personale soggetto al contratto degli enti locali e non a quello, più remunerativo, della sanità, mentre è diventata preponderante l'assistenza sanitaria da garantire agli ospiti. I dipendenti sono tentati di passare al lavoro dipendente presso le Ulss e questo aggrava ulteriormente le condizioni di lavoro per chi resta.
Il Gazzettino 14 agosto 2026

Questo post è stato ripreso da Rovigo.News il 17 agosto 2026 (clicca qui)

12 agosto 2026

Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «Paghino i Comuni»


Il Gazzettino, 9 agosto 2026

Il Consiglio di Stato obbliga gli enti a farsi carico della retta di un invalido al 100%
Bocciati criteri patrimoniali e giustificazioni contabili: conta solo il modello Isee
Per un caso analogo a Rovigo è intervenuto il Tar

Riporto alcuni stralci dell’articolo del Gazzettino del 9 agosto 2026.

«Non importa se ci sono rendite differenti, se tra le proprietà dell’anziano figurano beni mobili o immobili. Non si possono fare distinzioni sulle diverse forme di invalidità. E di certo non valgono criteri arbitrari fissati dai Comuni per stabilire fino a quanto si possa spingere il contributo pubblico in termini di percentuali della retta da coprire. Chi ha diritto a un aiuto per pagarsi la casa di riposo, non può vedersi costretto a contrattare con la pubblica amministrazione.

L’avvocatura comunale aveva portato a sostegno delle sue considerazioni anche le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio. Altra bocciatura: i vincoli di finanza pubblica non possono andare a discapito dei diritti fondamentali dei cittadini.
...

Illegittime le formule che prevedono anticipi sulle vendite degli immobili di proprietà degli ospiti, scartate le soglie di contribuzione decise dai municipi.
...

[Per le famiglie] Non è facile neppure rimanere saldi contro le obiezioni delle pubbliche amministrazioni: nella situazione di fragilità in cui si trovano i parenti, la minaccia di vedersi rifiutati o sbattuti fuori dalla casa di riposo è pesantissima

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A dicembre del 2025 una sentenza analoga ha riguardato il Comune di Rovigo. Anche in quel caso è stato bocciato il regolamento comunale perché il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha ritenuto illegittimo per il Comune subordinare il suo intervento all’esaurimento totale delle risorse finanziarie e/o alla messa a reddito degli immobili di residenza. Illegittimo perché già quelle risorse sono conteggiate per stabilire quale debba essere il valore dell’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente; in pratica, si pagherebbe due volte).

I Comuni invocano “le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio”, e sbagliano sapendo di sbagliare. È un vecchio problema che risale alla mancata applicazione, da parte della quasi totalità dei Comuni, delle regioni e del governo centrale, della legge 328 del 2000 (clicca qui per visualizzarne il testo su normattiva.it). La legge prevede all’art. 6, comma 4, che «Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all'eventuale integrazione economica» e all’art. 25 stabilisce il criterio dell’indicatore Isee per la valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate.

Si veda in proposito questo intervento del consigliere comunale di Rovigo Matteo Masin, pubblicato sul Gazzettino del 28 dicembre 2025.

Il Gazzettino, 28 dicembre 2025

E allora che fare?

Molto chiaro il consigliere Masin: «la legge dice chi deve intervenire ma non con quali risorse. Da oltre vent’anni questo onere grava sui Comuni senza un fondo strutturale dedicato, mentre cresce il numero degli anziani non autosufficienti e aumentano i costi». Un problema che riguarda praticamente tutti i Comuni, esposti allo stesso rischio di contenzioso e di squilibrio dei bilanci.

«La quota sociale – continua Masin – ha bisogno di una copertura nazionale stabile. Per questo è necessario che lo Stato e le Regioni individuino un fondo come strumento per garantire il rispetto dei diritti delle persone fragili senza mettere in crisi i Comuni». Fondo che «ci sarebbe già, quello per le non autosufficienze (istituito con il governo Prodi), che non è nato per le integrazioni delle rette, ma per la domiciliarità e il pagamento degli assegni di cura, e la disabilità gravissima. Però il fondo è destinato alle persone non autosufficienti, è di natura sociale e non sanitaria, è nazionale e uguale per tutti i Comuni. La quota alberghiera, invece, è una prestazione sociale, legata alla non autosufficienza e a carico dei Comuni, strutturalmente incapienti. Si dovrebbe vincolare una quota del Fondo nazionale destinandola alla copertura di quella sociale nelle Rsa (Case di riposo, ndr), con criteri nazionali omogenei (Isee e non autosufficienza certificata). Così si tutelerebbe il diritto sancito dalla legge, si eviterebbero contenziosi e si salvaguarderebbero i bilanci comunali».

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Necessariamente il fondo nazionale per le non autosufficienze dovrebbe essere integrato e distribuito a Regioni e Comuni in relazione al numero di persone assistite nelle Rsa. E i Comuni non dovrebbero "inventare" stratagemmi regolamentari privi di fondamento per scaricare i costi sulle famiglie.

In Veneto sono 11.000 gli anziani in lista d’attesa per entrare in casa di riposo.


11 agosto 2026

La corsa al business delle Rsa, «Rendimenti alti, i fondi investono»


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Strutture dismesse da recuperare, nuovi insediamenti, acquisizioni: in Veneto si muovono anche svizzeri e francesi.

Poiché l'articolo di Martina Zambon è di difficile lettura dall'immagine sopra ne riporto per intero il testo. Prepariamoci al peggio (se non faremo nulla per impedirlo).

---- inizio articolo

Rsa, boom di fondi e società private per costruirne di nuove e, in alcuni casi, gestirle.

Il fenomeno, non nuovo, sta vivendo una nuova età dell’oro. Complici le proiezioni demografiche, il business c’è tutto. Al punto che si parla già di «silver economy».

Il rendimento, ma si tratta di investimenti a medio-lungo termine dicono gli operatori, viaggia intorno al 6-7%. Di buono, secondo gli investitori, c’è che è sicuro.

La demografia e le statistiche non mentono: i veneti vivono sempre più a lungo e, inevitabilmente, cresce il bisogno di assistenza. Il fermento è palese. Ne sanno qualcosa i consiglieri regionali e gli assessori avvicinati con proposte spesso di riconversione di strutture sanitarie dismesse.

Ad attestare l’impennata dell’interesse dei privati nel settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti sono gli esempi concreti che si moltiplicano.

Un advisor lombardo, lo Studio De Simone, che rappresenta più fondi di investimento, è interessato a una struttura sanitaria dismessa a Mezza Selva di Roana; la corazzata friulana di Sereni Orizzonti annuncia, fra acquisizioni e aperture, sei nuove strutture con il Veneto protagonista; e ancora un altro colosso, Numeria, che lavora con fondi di private equity e istituzionali, soprattutto francesi e svizzeri (per citare solo gli interventi più recenti, Campodarsego, San Martino di Lupari, Vigonza, Maserà, Pianiga) è sempre in prima fila. Tutto questo senza entrare nell’universo contiguo delle Ipab sempre più spesso, necessariamente, ibridate con il privato convenzionato. È il caso dell’Ipab di San Donà retta da Michele Basso che, però, osserva: «A livello regionale serve una cabina di regia che faccia analisi costi-benefici dei rapporti dei partenariati pubblico privati, in nome della trasparenza». Per non parlare della presenza, importante, del privato, anche nel segmento dei centri diurni per anziani non autosufficienti.

Un mondo, quello delle Rsa, che sta cambiando pelle. Ma Roberto Volpe, voce di Uripa, aggiunge tranchant: «Il problema è sempre lo stesso, mancano 100 milioni di euro dalla Regione per le impegnative inevase, poi possiamo discutere di tutto, ma si parte da lì».

Nel frattempo, però, le proposte dei privati si moltiplicano. Eugenio De Simone, dell’omonimo studio, spiega: «Il nostro studio ha sedi a Milano e Brescia, siamo advisor di più fondi che hanno manifestato l’interesse di investire in Veneto. In particolare, in strutture che magari oggi sono fatiscenti, quindi hanno bisogno di essere ristrutturate per essere trasformate in centri medici e Rsa, come a Roana. Oggi i fondi sono a caccia di queste opportunità e scalpitano, vorrebbero già fare qualche sopralluogo, fare la stima degli investimenti per arrivare a un business plan però sappiamo che i tempi della politica sono diversi».

Con Sereni Orizzonti c’è il portafogli della milanese Over Spa, specializzata, appunto, in «silver economy» per le recenti residenze a Ca’ Vio (Cavallino Treporti, Venezia, 50 posti) e l’Istituto Padre Pio a Tarzo (Treviso, 113) e con la padovana Codess per la Rsa di Gruaro, nel Veneziano (120 posti).

Fra i gestori si stanno affermando anche Peralba e Gheron. Fra gli investitori di Numeria, invece, ci sono investitori istituzionali italiani ma anche francesi e svizzeri che, specifica Gianluigi Rocco, amministratore di Numeria, «hanno un approccio a lungo termine come i fondi pensione e assicurazioni e guardano al settore socio sanitario con attenzione, penso, per restare agli ultimi 5 anni, a Bnp Paribas che ha investito sulle Rsa di Istrana, Jesolo, San Martino di Lupari, Campodarsego, Swiss Life, fondo svizzero francese ha realizzato Lavagno, Praemia, grossa sgr francese per Frassinelle, nel Rodigino, Euryale, un altro investitore francese magari non enorme ma sui 3-4 miliardi di gestito, sua la Rsa di Vigonovo, Lifento altro fondo francese, in Italia c’è Ream sgr, fondazioni bancarie piemontesi. Ed è un settore destinato a crescere». Ben oltre quei 36.597 posti accreditabili.

La Regione stanzia per gli anziani non autosufficienti nelle Rsa, le famose impegnative, 565 milioni di euro, al lordo delle risorse per i Centri Diurni, gli Stati vegetativi permanenti e i Religiosi non autosufficienti. Il numero di utenti medi con impegnativa arriva a 25.939 unità, insomma la copertura è del 76,5%. Il rimanente 23,5% paga la retta per intero.

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

La gestione dei cittadini anziani, sempre più numerosi, richiede, probabilmente, regole nuove. «Per rafforzare l’integrazione pubblico-privato serve creare le condizioni per attrarre capitali privati - chiude Rocco - e favorire l’incremento quantitativo e qualitativo della risposta assistenziale e la sostenibilità del sistema nel medio lungo periodo. Tra queste, ad esempio, lo snellimento delle procedure di autorizzazione, il rafforzamento dei sistemi di vigilanza e controllo, una cabina di regia per valorizzare il personale anche con forme di aiuto nell’accesso alla casa e percorsi formativi permanenti, assegnazione delle impegnative di residenzialità, anche sulla base del criterio del reddito, differenziare l’accesso delle strutture al budget pubblico anche con criteri di qualità secondo le norme di concorrenza europea e, infine, studiare forme di coinvolgimento delle compagnie di assicurazione per la diffusione delle Long Term Care».

È, appunto, la «silver economy».

di Martina Zambon


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

---- fine articolo

Alcune mie osservazioni, preliminari perché ciò che ci si prospetta è di portata enorme.

  • Sparisce il problema del personale ma le Rsa sono in grave carenza di infermieri e Oss già ora. Una possibile spiegazione è che intendono gestirle solo «in alcuni casi».

  • L’integrazione pubblico-privato mi ricorda la Superstrada Pedemontana Veneta. Il rischio d’impresa sarà trasferito a una compiacente amministrazione regionale?

  • L’assegnazione di tutte le impegnative di residenzialità ci sarà quando questi gruppi avranno ottenuto tutto il resto. E non è neanche certo.

  • Questa calata speculativa è un'ulteriore minaccia per le Rsa pubbliche.

 Link:

Uripa Unione Regionale Istituti Per Anziani Della Regione Veneta (https://www.uripa.it/).