Due le notizie che mi hanno colpito ieri. Una riguarda le liste
d’attesa, l’altra le case di riposo (Rsa).
La prima. Il gruppo di Avs ha portato in consiglio regionale
una mozione sulle liste d’attesa. Si chiede che vengano monitorate
le tutte le visite ed esami, non soltanto, come invece avviene,
una settantina di prime visite / primi accessi, ma tutte le
prestazioni, quindi le rivalutazioni, i tempi per gli interventi
chirurgici non urgenti e i controlli che, attualmente, vengono
completamente ignorati, zero assoluto.
La mozione viene
illustrata e motivata dai proponenti, Carlo Cunegato e Elena
Ostanel, e si apre il dibattito.
Ebbene, nessun
consigliere di Lega, Forza Italia e Fratelli
d’Italia, i partiti che governano da sempre in regione, è
intervenuto. Al termine, tutti i consiglieri di maggioranza, anche
quelli eletti in polesine, obbedienti a un invisibile burattinaio,
hanno votato contro. Senza una motivazione, senza
un’argomentazione.
Risultato:
continueremo a non sapere perché dobbiamo attendere tanto per una
visita o per un esame di controllo o per una delle prime visite /
primi accessi che non rientrano nelle poche decine monitorate. La verità è quella che ci manca.
Per approfondire
clicca qui.
La seconda. L’aumento dei costi di gestione della case di
riposo (Rsa) porterà a ulteriori consistenti incrementi delle rette a
carico degli ospiti. Fino a 5 euro al giorno (1.800 l’anno).
Uripa,
l’associazione che raggruppa le case di riposo pubbliche (Ipab) e
private accreditate del Veneto, stima in 100 milioni il fabbisogno
annuale (clicca qui per il servizio di ieri della Tgr).
L’amministrazione regionale non eroga l’impegnativa di
residenzialità a tutti gli aventi diritto. In polesine il 23,8%
(vedi precedente post) degli anziani non gode di questo beneficio di
legge nonostante l’elevato grado di non autosufficienza.
Situazione denunciata da mesi da Uripa ma nessuna risposta concreta
da parte dell’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma,
soltanto una nuvola di aria fritta che rinvia a «tavoli tecnici
provinciali», «ascolto del territorio» (come non conoscesse
benissimo la situazione), a riunioni su riunioni. Impegni economici
nessuno, in sede di bilancio si vedrà.