La revisione del prontuario farmaceutico non si farà o al massimo sarà un ritocco
Ennesima marcia indietro per il ministro della salute Orazio Schillaci. La revisione del prontuario farmaceutico non si farà o al massimo sarà un ritocco chirurgico. Secondo le indiscrezioni del sito Quotidiano Sanità, il dietrofront è arrivato dopo un incontro tra il ministro, il sottosegretario Marcello Gemmato, il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Robert Nisticò e i vertici dell’associazione delle case farmaceutiche Farmindustria. Eppure la revisione era prevista dall’ultima legge di bilancio allo scopo di razionalizzare la spesa farmaceutica. L’Italia, con 672 euro pro capite contro 481, spende per i farmaci il 40% in più della media europea. Negli ultimi anni è esplosa soprattutto la componente ospedaliera, pari a 16 miliardi di euro e in rapida crescita (+5% nel 2025).
Il tetto di spesa programmato l’anno scorso è stato sforato di oltre 4 miliardi, facendo finire buona parte degli investimenti in sanità pubblica nelle casse delle aziende. Per limitare l’esborso il governo avrebbe dovuto sfoltire il cosiddetto «prontuario farmaceutico nazionale», la lista dei farmaci rimborsati dal Ssn in base a accordi con le società, rimasto senza aggiornamenti dal 1993.
In questo lasso di tempo nell’elenco si sono accumulate diverse molecole con la stessa indicazione terapeutica ma prezzi diversi e altri ormai superati alla luce delle evidenze scientifiche. A giugno l’Aifa aveva proposto un criterio ragionevole per l’aggiornamento: per ogni indicazione terapeutica, il ministero avrebbe pagato a ciascuna azienda un prezzo di riferimento tarato sul farmaco meno costoso tra quelli che hanno analoga efficacia. In questo modo, i produttori sarebbero stati incentivati ad abbassare il prezzo per allinearlo a quello più basso in ciascun settore, con un risparmio per il Ssn di circa 500 milioni in cambio della rinuncia a profitti ingiustificati sul piano medico.
Com’era prevedibile, Farmindustria si è opposta con un ricatto nemmeno tanto velato: le imprese hanno minacciato di alzare i prezzi scaricando sui pazienti il costo della riforma. L’ultimatum ha ottenuto il suo effetto: la revisione del prontuario, ha deciso Schillaci, sarà assai più limitata e solo il prezzo di alcuni farmaci (ad esempio gli omega-3) sarà rinegoziato. I profitti farmaceutici sono salvi ma a farne le spese è il Ssn.
Il problema del prezzo dei farmaci sollevato da Farmindustria in realtà è pretestuoso: con la riforma del prontuario proposta dall’Aifa, ad essere penalizzati sarebbero i farmaci che costano di più ma non portano benefici ai pazienti. Per molte patologie, gli assistiti dispongono infatti di alternative meno costose a parità di efficacia (a patto che i medici di base gliele indichino). Ad esempio, i farmaci generici sono sotto-utilizzati: secondo gli ultimi dati Aifa, da noi rappresentano il 56% del consumo dei principi attivi a brevetto scaduto mentre la media europea è superiore al 70%, in Germania e nel Regno Unito supera l’80%.
[fonte Il Manifesto, 29 luglio 2026, leggi l'articolo originale]






