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05 agosto 2026

San Luca, l’ospedale è stato ridotto a 74 posti letto ma la fontana funziona!


Il Gazzettino 5 agosto 2026

Ci vuole coraggio e i dirigenti dell’Ulss 5, evidentemente, ne hanno da vendere!

Su tutti i giornali, a stampa e sul web nonché sui social, l’azienda sanitaria polesana informa con grande enfasi che «torna a zampillare l’acqua dalla fontana dell’ospedale di Trecenta». L’articolista del Gazzettino di oggi (5 agosto 2026) aggiunge: «Magari le speranze degli altopolesani sul nosocomio erano altre». E infatti coglie nel segno.

Hanno ridotto l'ospedale a 74 posti letto, 54 nei fine settimana quando la chirurgia chiude i battenti; siamo stati costretti a imparare a memoria la strada per Porto Viro per esami e visite che dovremmo fare al San Luca.

E ora dovremmo essere felici come bambini per la riattivazione della fontana!

Dovrebbe esserci un limite alla propaganda, la decenza, oltre il quale la comunicazione diventa una presa in giro e tante altre cose che non è opportuno scrivere.

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Significativa la reazione sui social. Alcuni esempi:

Dall’accorato «Speriamo che torni a funzionare anche tutto quanto è dovuto ai cittadini e che è all'interno dell'OSPEDALE» al più polemico «Queste sono le priorità in Sanità veneta».

E poi:

«Hanno chiuso il PS, tolto reparti… ma l’importante è che abbiano ripristinato la fontana.»

«Cavoli però ti mandano a fare i gessi a Rovigo se ti spacchi qualcosa ma wow... Abbiamo la fontana.»

«Magari pensare al P.S non sarebbe stato male»

«La fontana cosa vuoi mai in questo periodo di siccità è superflua, noi polesani abbiamo bisogno del pronto soccorso, questa si sarebbe una bellissima notizia. Siamo qui che attendiamo le promesse fatte da tempo ma mai mantenute»

«Pensano alla fontana anziché a curare la gente attraverso i reparti e i servizi assistenziali dell'ospedale»

«Tolgono i servizi e reparti e si imbrodano per aver fatto funzionare la fontana in un periodo di siccità. Ma non si vergognano?»

«La priorità è la fontana, non chi aspetta per fare una visita o esami. oltre un anno che aspetto».

«La fontana sarà bella ma l'ospedale è privo di servizi...»

«Fate tornare l ospedale funzionante... non la fontana. Se ho bisogno del pronto soccorso ... non mi serve guardare la fontana»

«Bravissimi… era giusto quello che mancava»

«Essenziale»

«Certo… quello che conta è la facciata»

«Aggiungete medici altro che fontana»

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NON SI VIVE DI PROPAGANDA


Il Gazzettino 5 agosto 2026


04 agosto 2026

Lo Sportello per Diritto alle Cure riapre Giovedì 27 Agosto 2026


Avvisiamo che lo Sportello per il Diritto alle Cure di Trecenta riaprirà Giovedì 27 Agosto 2026

In caso di necessità è sempre attiva la casella di posta elettronica:

comitato.ospedaletrecenta@gmail.com



Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca


31 luglio 2026

Ministro Schillaci, marcia indietro sul prontuario farmaceutico

La revisione del prontuario farmaceutico non si farà o al massimo sarà un ritocco




Ennesima marcia indietro per il ministro della salute Orazio Schillaci. La revisione del prontuario farmaceutico non si farà o al massimo sarà un ritocco chirurgico. Secondo le indiscrezioni del sito Quotidiano Sanità, il dietrofront è arrivato dopo un incontro tra il ministro, il sottosegretario Marcello Gemmato, il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Robert Nisticò e i vertici dell’associazione delle case farmaceutiche Farmindustria. Eppure la revisione era prevista dall’ultima legge di bilancio allo scopo di razionalizzare la spesa farmaceutica. L’Italia, con 672 euro pro capite contro 481, spende per i farmaci il 40% in più della media europea. Negli ultimi anni è esplosa soprattutto la componente ospedaliera, pari a 16 miliardi di euro e in rapida crescita (+5% nel 2025).

Il tetto di spesa programmato l’anno scorso è stato sforato di oltre 4 miliardi, facendo finire buona parte degli investimenti in sanità pubblica nelle casse delle aziende. Per limitare l’esborso il governo avrebbe dovuto sfoltire il cosiddetto «prontuario farmaceutico nazionale», la lista dei farmaci rimborsati dal Ssn in base a accordi con le società, rimasto senza aggiornamenti dal 1993.

In questo lasso di tempo nell’elenco si sono accumulate diverse molecole con la stessa indicazione terapeutica ma prezzi diversi e altri ormai superati alla luce delle evidenze scientifiche. A giugno l’Aifa aveva proposto un criterio ragionevole per l’aggiornamento: per ogni indicazione terapeutica, il ministero avrebbe pagato a ciascuna azienda un prezzo di riferimento tarato sul farmaco meno costoso tra quelli che hanno analoga efficacia. In questo modo, i produttori sarebbero stati incentivati ad abbassare il prezzo per allinearlo a quello più basso in ciascun settore, con un risparmio per il Ssn di circa 500 milioni in cambio della rinuncia a profitti ingiustificati sul piano medico.

Com’era prevedibile, Farmindustria si è opposta con un ricatto nemmeno tanto velato: le imprese hanno minacciato di alzare i prezzi scaricando sui pazienti il costo della riforma. L’ultimatum ha ottenuto il suo effetto: la revisione del prontuario, ha deciso Schillaci, sarà assai più limitata e solo il prezzo di alcuni farmaci (ad esempio gli omega-3) sarà rinegoziato. I profitti farmaceutici sono salvi ma a farne le spese è il Ssn.

Il problema del prezzo dei farmaci sollevato da Farmindustria in realtà è pretestuoso: con la riforma del prontuario proposta dall’Aifa, ad essere penalizzati sarebbero i farmaci che costano di più ma non portano benefici ai pazienti. Per molte patologie, gli assistiti dispongono infatti di alternative meno costose a parità di efficacia (a patto che i medici di base gliele indichino). Ad esempio, i farmaci generici sono sotto-utilizzati: secondo gli ultimi dati Aifa, da noi rappresentano il 56% del consumo dei principi attivi a brevetto scaduto mentre la media europea è superiore al 70%, in Germania e nel Regno Unito supera l’80%.

[fonte Il Manifesto, 29 luglio 2026, leggi l'articolo originale]

29 luglio 2026

Ulss 5. Case di riposo e Radiologia, il personale che manca


Corriere del Veneto, 29 luglio 2026

Due problemi in questo articolo sul Corriere del Veneto del 29 luglio 2026: la carenza di operatori nelle Case di riposo e la scarsità di radiologi negli ospedali dell’Ulss 5.

Nelle Case di riposo mancheranno, per garantire le ferie, a rotazione tutte le figure professionali dedicate alla cura degli anziani. Ovvero operatori socio-sanitari (Oss) per un buon 65 per cento del totale e poi infermieri, personale addetto alle cucine e alle pulizie e figure professionali quali fisioterapisti, educatori, psicologi.

Nelle Radiologie si segnala una carenza più strutturale. A fronte di una dotazione prevista di 34 professionisti ne sono presenti soltanto 23: 19 a Rovigo, 2 ad Adria e 2 a Trecenta. Temporaneamente verrà attivato un servizio di teleconsulto per Neuroradiologia in attesa dell’avvio del servizio di telerefertazione in collaborazione con l’Azienda ospedaliera di Padova. Inoltre, altro sintomo di carenza strutturale, è prevista l’acquisizione di servizi medici esterni per le attività notturne e festive. Per quattro mesi!

Una brutta premessa per il ruolo dell'ospedale di Rovigo nel prossimo Piano Socio Sanitario Regionale (Pssr). Adria e Trecenta ai minimi termini.

Avvertenza (amara). Non passate questo articolo del Corriere ai vostri primi cittadini, così la Conferenza dei sindaci dell'Ulss potrà continuare a far finta che non esistano problemi nella sanità polesana.

21 luglio 2026

Il Polesine non è una provincia per vecchi, ma gli anziani sono tanti. Ancora un caso di riabilitazione negata

Dopo il caso del 95enne di Castelmassa che non trova posto in riabilitazione a Trecenta (clicca qui per leggere il relativo post) ci è arrivata questa nuova segnalazione dall’altopolesine.


«Ciao Pietro, ti volevo segnalare il caso di mio padre in relazione all'ospedale di Rovigo.

Il 19 giugno cade a casa e si rompe il femore, dimenticavo ha 88 anni, viene ricoverato e operato dopo due giorni. Io sono andato a trovarlo regolarmente tutti i giorni, negli orari di visita, senza mai poter parlare con i medici.

Dopo una settimana mi chiamano e mi dicono che se non mando qualcuno ad assisterlo mio padre rimane fermo a letto tutto il giorno.

Mi organizzo e mando la badante per 3 o 4 giorni, poi lo dimettono. In buona sostanza è ritornato a casa senza fare la riabilitazione.

Il 28 Giugno mi è stata chiesta la certificazione della 104 per poter usufruire del sollevatore; hanno detto "faccia presto a portare la documentazione così quando lo dimettono ha già il sollevatore a casa".

Oggi 17 luglio ancora nessuna notizia del sollevatore, ho dovuto affittarne uno manuale con cui faccio una fatica terribile, a 4 euro al giorno.

Questa è la sanità di eccellenza di cui ci si vanta a Venezia.

Se puoi dai evidenza di questo caso di malasanità.

Grazie per il lavoro che portate avanti come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca».

(lettera firmata)

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Cosa sta succedendo alla riabilitazione gestita dall’Ulss 5?

In pochi giorni due segnalazioni documentate e rese pubbliche dai familiari delle “vittime” ma sono molti i casi che ci vengono segnalati per le difficoltà di accesso ai servizi riabilitativi, in particolare per i pazienti esterni.

Si sta forse pensando a una drastica, anche se strisciante, riduzione della riabilitazione per passare il “pacchetto” delle prestazioni a cliniche e servizi privati? Privati che spesso stanno esaurendo o hanno già esaurito il budget stanziato dall’Ulss e che, pertanto, chiedono di essere pagati al 100% dal paziente.

Da notare che questi segnali di progressiva “dismissione” dei servizi riabilitativi si verificano anche in altre Ulss. E allora sorge una domanda: a che cosa stanno pensando in giunta regionale? A un ulteriore taglio di servizi gestiti dal pubblico per “regalarli” al privato?


16 luglio 2026

95enne di Castelmassa non trova posto in riabilitazione a Trecenta

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca chiede l’urgente trasferimento da Rovigo a Trecenta


L'Ulss 5 pochi giorni fa sui social

Ricoverato a Rovigo dallo scorso 7 luglio per la frattura del femore, operato tempestivamente il giorno seguente, un 95enne di Castelmassa è ora in contenzione presso il reparto di ortopedia senza usufruire di alcuna riabilitazione.

L’unica figlia di 73 anni, residente a Calto, è in grave difficoltà ad assistere il padre e deve ricorrere a trasporti privati piuttosto onerosi per raggiungere Rovigo. Ha ripetutamente chiesto il trasferimento del papà all’ospedale di Trecenta allo scopo di poterlo raggiungere in autonomia e di avere quella riabilitazione fisica che il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana vantava fino a due giorni fa sui social. Fino a questo momento le hanno risposto che a Trecenta si deve liberare un letto.

L’altopolesine ha 1 posto letto per mille abitanti mentre lo standard è di 3,5. E arriviamo così a questa situazione di malasanità per cui un grande anziano, non sempre lucido, si trova spaesato in un ambiente in cui non può usufruire di una più frequente assistenza della figlia e non riceve le cure riabilitative indispensabili dopo l’intervento al femore.

Come Comitato chiediamo che la persona venga urgentemente trasferita all’ospedale di Trecenta per ricevere le cure di cui ha bisogno.

16 luglio 2026

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
il portavoce – Pietro Tosarello