Ma il problema è più grande, si tratta di salvare il servizio
sanitario nazionale
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| La locandina |
Giovedì sera ho partecipato a questa iniziativa contro la chiusura
del Punto Nascita dell’ospedale di Adria. L’ennesimo colpo alla
sanità. Se attuato, infatti, la provincia rimarrebbe con un solo
ospedale idoneo ad accogliere le donne in gravidanza, quello di
Rovigo.
Un fallimento
gravissimo per un’amministrazione regionale che pretende di vantare,
un giorno si e l’altro pure, la migliore assistenza sanitaria del
paese.
L’amministrazione regionale ha recepito con la delibera di giunta
n. 453 del 28 maggio 2026 (clicca cui per visualizzarla) il parere
negativo del Comitato Percorso Nascita nazionale alla deroga per il
mantenimento in attività del Punto Nascita dell’ospedale di Adria.
La chiusura è stata sospesa dall’Ulss per l’estate ma la
deliberazione non è stata modificata.
A fine serata ho avuto qualche minuto per portare l’esperienza del
Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” con
l’ospedale di Trecenta.
Anche in
altopolesine tutto è cominciato con il pretesto delle ferie:
«chiudiamo solo per un mese per dar modo al personale di andare in
ferie», dicevano dall’Ulss. L’anno seguente la stessa storia e,
infine, la chiusura definitiva del Punto Nascita del “San Luca”
nel 2016.
Poi sono arrivati altri colpi, altri tagli all’assistenza sanitaria
presso il nostro ospedale. Nel 2019 il Piano Socio Sanitario
Regionale ha ridotto i posti letto a soli 132. Nel 2020 è diventato
ospedale Covid e ha perso il Pronto Soccorso, sostituito da un Punto
di Primo Intervento abilitato soltanto alla gestione dei codici
bianchi e verdi. Finita la pandemia il Ps non è stato riattivato.
Intanto gli
altopolesani hanno cominciato a imparare a memoria la strada di Porto
Viro per innumerevoli visite ed esami.
Ho informato i presenti che attualmente l’ospedale di Trecenta
dispone di soli 74 posti letto attivi: 30 in medicina (ne abbiamo
“persi per ferie” 10 la scorsa estate, clicca qui per il relativo post); 20 in chirurgia che però chiude il sabato e la domenica; 16 o
20 in riabilitazione fisica; 4 in terapia intensiva. Totale 74 pl, 54
il sabato e la domenica.
Ho augurato agli amici di Adria e aver maggior fortuna e,
soprattutto, maggior forza per difendere l’ospedale del
bassopolesine.
Per farlo dovranno
espugnare la Fortezza Chiusa, vale a dire la Conferenza dei Sindaci
dell’Ulss 5, organismo che non da segni di vita (non una
dichiarazione, nessun comunicato stampa) dal lontano 2019.
I verbali della conferenza, peraltro pieni di omissis, sono fermi al
maggio del 2025, quelli del Comitato dei Sindaci del distretto 1 (ex
Ulss 18) si fermano al 2023 e quelli del Comitato dei Sindaci del
distretto 2 (ex Ulss 19) si fermano al 2018 (clicca qui pervisualizzare la pagina del sito Ulss 5). Sappiamo soltanto che,
immancabilmente, ogni anno, attribuiscono il massimo del punteggio
all’operato del direttore generale di turno. Questo è l’unico
segno di vita di cui si ha notizia.
Noi non siamo riusciti a stanarli per il San Luca, ce la faranno gli
amici di Adria?
Ho proposto di
costituire un Comitato permanente che vigili sui servizi sanitari
attivi sul territorio. Unire le forze è l’unica speranza che
abbiamo, tutti, in provincia di Rovigo e nel resto del Veneto, dove
abbiamo visto degradare i servizi in maniera assolutamente
allarmante. Pensiamo solo a com’era la sanità in Veneto quindici
anni fa, all’inizio dell’era Zaia: nessuno sapeva cosa
fossero le liste d’attesa, ora è la regola.
Di seguito trovate gli articoli del Gazzettino e della Voce sulla
serata del 9 luglio.
Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini
per il San Luca
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| Il Gazzettino, 11 luglio 2026 |
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| La Voce, 11 luglio 2026 |