fonte: quotidianosanità.it
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’intesa raggiunta in Conferenza Stato. Previste fino a 6 ore settimanali obbligatorie per i medici a ciclo di scelta. Compenso orario di 38,72 euro. IL TESTO
Salvare l'ospedale di Trecenta è lo scopo delle pagine che stai leggendo. Nell'ottobre del 2006 il reparto di riabilitazione pneumologica è stato chiuso. L'ospedale San Luca, prima e dopo quell'evento, ha subito altri colpi.
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Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’intesa raggiunta in Conferenza Stato. Previste fino a 6 ore settimanali obbligatorie per i medici a ciclo di scelta. Compenso orario di 38,72 euro. IL TESTO
La Conferenza Stato Regioni, nella seduta straordinaria del 26 giugno 2026, ha approvato l’intesa sull’ipotesi di accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. L’intesa, pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, dà esecuzione all’accordo per il triennio 2022-2024 e si inserisce nel quadro delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per l’attuazione dell’investimento 1.1 “Case della comunità e presa in carico della persona” (Missione 6 – Salute, Componente 1).
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Nel 2024 sono circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza: 691 mila in regime ordinario e poco più di 1 milione in regime diurno. Il Rapporto SDO (Scheda di dimissione ospedaliera) del Ministero segnala un miglioramento degli indicatori, ma conferma forti differenze regionali e la necessità di rafforzare i setting assistenziali alternativi all’ospedale.
Nel 2024 sono stati circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza, uno su 5. È il dato che emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero del Ministero della Salute. Nel dettaglio, si tratta di 691 mila dimissioni in regime ordinario e di poco più di 1 milione di dimissioni in regime diurno.
Il dato, va precisato, non fotografa ricoveri “certamente inappropriati”, ma ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, in particolare quando erogati in modalità ordinaria. Si tratta quindi di un indicatore utile a misurare quanto il sistema ospedaliero riesca a indirizzare i pazienti verso il setting assistenziale più adeguato, evitando il ricorso al ricovero ordinario quando la prestazione può essere erogata in forme meno intensive.
01 Luglio 2026
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Commento: il rapporto del Ministero della Salute (giugno 2026) capita a fagiolo. Il 30 giugno 2026 infatti è la scadenza del Pnrr per l'apertura delle Case della Comunità con tutte le funzioni previste dal decreto ministeriale n. 77/2022. Anche se non se non fotografa ricoveri “certamente inappropriati” suscita il sospetto che almeno in gran parte lo siano; quindi ecco che il governo provvederà con le Case della Comunità ai bisogni di assistenza sanitaria della popolazione! Ne segue che se non troviamo posto in ospedale la causa è da attribuire ai ricoveri inappropriati, non alla decimazione di posti letto tagliati negli ultimi vent'anni (più di 78.000 dal 2000 al 2020).
Nella mia piccolissima esperienza non ho trovato nessuno che desideri essere ricoverato inutilmente in ospedale, per sfizio. Viceversa, in molti casi abbiamo saputo tutti, credo, di persone ferme per giorni nell'astanteria di un pronto soccorso in attesa che si liberi un posto letto nei reparti dell'ospedale.
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| La Casa della Comunità di Badia Polesine un paio di settimane fa |
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| Il Sole 24 ore, 25 giugno 2026 |
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| Il Sole 24 ore, 25 giugno 2026 |
… gli stipendi bassi rendono meno appetibile il posto di lavoro e gli investimenti insufficienti abbassano la qualità dei servizi, con la conseguenza che dipendenti e utenti si spostano verso il privato: quando possono.
La Corte dei conti vede in azione queste due dinamiche gemelle in due settori cruciali delle politiche pubbliche, la scuola e la sanità.
L’evoluzione corre sotterranea, senza un disegno politico esplicito: ma appare strutturale, e solidamente fondata sui numeri del bilancio pubblico.
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«polarizzazione delle risorse in un numero ristretto di missioni», concentrato su difesa e ordine pubblico, grandi infrastrutture di trasporto, giustizia e beni culturali; e in questo «quadro di sviluppo non pienamente equilibrato», altri settori di intervento «risultano penalizzati o caratterizzati da dinamiche recessive».
Tra questi ci sono appunto scuola e sanità, in cui è il Procuratore generale Pio Silvestri a leggere i segni di una parallela «privatizzazione sostanziale».
«Gli impegni tesi al rilancio della sanità pubblica devono fare ancora i conti con la crisi del personale che continua a rappresentare uno dei principali problemi del servizio sanitario nazionale, e che si riverbera sulla qualità e sull’efficienza del sistema », spiega senza mezzi termini Silvestri sottolineando la «carenza di personale medico e infermieristico» che azzoppa i progetti di rafforzamento della sanità di prossimità, come mostra il tramonto del progetto organico sulle case di comunità, e di taglio delle liste d’attesa, su cui gli ambiziosi obiettivi fissati dal Governo continuano a perdersi nella vischiosità della spesa effettiva delle Regioni oscurata anche da una rendicontazione spesso caotica.
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«Bisogna investire sul capitale umano altrimenti inevitabilmente attratto dalla medicina privata, non bisogna più indugiare o lesinare risorse per il tangibile miglioramento del trattamento economico, della formazione e dell’aggiornamento e dei livelli assunzionali», sostiene Silvestri rimarcando un’urgenza che però fatica a farsi strada nel dibattito politico.
Stipendi bassi e investimenti insufficienti allontanano dipendenti e utenti.
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| Il sito web dell'Ulss 5 Polesana |
Nell’Ulss 5 Polesana c’è un primario che oltre allo stipendio di 130.000 euro l’anno, ne guadagna altri 580.000 in libera professione. Vale a dire per visite e interventi chirurgici (si anche interventi chirurgici) effettuati privatamente dal medico all’interno dell’ospedale pubblico, utilizzandone ambulatori, sale operatorie, attrezzature e personale di supporto.
Non ho abbastanza fantasia per immaginare come possa riuscirci.
Non riesco proprio a figurarmi come si possa, dopo il proprio orario settimanale di 38 ore lavorative, avere la forza e soprattutto il tempo, per svolgere un’attività privata aggiuntiva in grado di produrre un reddito annuale di oltre mezzo milione di euro.
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| A sinistra lo stipendio, a destra la libera professione. Anno 2025 |
Il dato è pubblicato dalla stessa Ulss sul proprio sito web, un po’ nascosto a dire il vero, ma c’è. Per legge, infatti, le amministrazioni pubbliche sono tenute a rendere note annualmente le retribuzioni dei propri dirigenti.
Nel caso dell’Ulss 5 le trovate a questo indirizzo (cliccateci sopra per accedervi):
https://www.aulss5.veneto.it/retribuzione-dei-dirigenti
Sono visibili le retribuzioni erogate dal 2018 al 2025.
Suggerimento: scaricatele ma non fatevi il sangue cattivo.
Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
Su questo argomento può essere utile la lettura di un precedente post del 18 aprile 2024 (cliccare sul titolo per visualizzarlo):
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| Il ministro Giancarlo Giorgetti. Foto Wikimedia Commons |
Correva l’anno 2019 e il Ministro Giorgetti dichiarava: «Nei prossimi 5 anni mancheranno 45mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti. Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito».
Si legga in proposito l’articolo de Il Sole 24 ore, 24 agosto 2019, intitolato “Giorgetti: «Chi va più dal medico di base?». Ma il 74% degli italiani ci va almeno una volta all’anno”, clicca qui per visualizzare l’articolo).
Giancarlo Giorgetti dal 22 ottobre 2022 è il ministro dell'economia e delle finanze nel governo Meloni.
Nella loro ansia di comprimere il ruolo dello Stato nel servizio sanitario nazionale per lasciare via libera alla sanità privata, pur nella piena consapevolezza della drastica riduzione del numero dei medici di famiglia che di li a poco si sarebbe verificata, hanno continuato a nascondere il problema. «Chi va più dal medico di base», diceva l’attuale ministro, ma l’Istat lo smentiva: il 74% degli italiani ci andava almeno una volta l’anno.
Ora, a pochi giorni dalla scadenza del Pnrr, si accorgono, dopo ben quattro anni dal decreto che le istituisce, che i medici di medicina generale servono a «popolare le case di comunità» (clicca qui per il relativo post).
Non ho parole o meglio le avrei ma non sono pubblicabili.
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| Lavori in corso alla Casa della Comunità di Badia Polesine |
Entro il 30 giugno 2026 le Case della Comunità dovranno essere aperte e attive con tutti i servizi previsti dal decreto ministeriale 77 del 23 maggio 2022 (clicca qui per il testo in gazzetta ufficiale). Dopo quattro anni dal decreto siamo, come al solito, in emergenza. Questo Paese vive in uno stato di emergenza continua.
Al Forum “G19+2 Sanità” a Genova il ministro Schillaci ha dichiarato: «Sono gli atti e le leggi a muovere le leve dello Stato in concreto, ma dobbiamo partire da un sentire comune e credo nessuna categoria, tantomeno i medici, possa pensare di dare una risposta negativa quando parliamo di popolare le case di comunità e di offrire una medicina più forte ai cittadini».
Dopo quattro anni e a quindici giorni dalla scadenza!
Leggi l'articolo completo di quotidianosanità.it del 15 giugno a questo link.
Riporto di seguito i servizi che devono essere presenti nelle Case della Comunità per rispettare il Pnrr.
Oltre quattro volte il pur ragguardevole stipendio Il sito web dell'Ulss 5 Polesana Nell’Ulss 5 Polesana c’è un primario che oltre allo...