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| Il Gazzettino, 9 agosto 2026 |
Il Consiglio di Stato obbliga gli enti a farsi carico della retta di
un invalido al 100%
Bocciati criteri
patrimoniali e giustificazioni contabili: conta solo il modello Isee
Per un caso analogo
a Rovigo è intervenuto il Tar
Riporto alcuni stralci dell’articolo del Gazzettino del 9 agosto
2026.
«Non importa se ci
sono rendite differenti, se tra le proprietà dell’anziano figurano
beni mobili o immobili. Non si possono fare distinzioni sulle diverse
forme di invalidità. E di certo non valgono criteri arbitrari
fissati dai Comuni per stabilire fino a quanto si possa spingere il
contributo pubblico in termini di percentuali della retta da coprire.
Chi ha diritto a un aiuto per pagarsi la casa di riposo, non può
vedersi costretto a contrattare con la pubblica amministrazione.
…
L’avvocatura
comunale aveva portato a sostegno delle sue considerazioni anche le
esigenze pubbliche di pareggio di bilancio. Altra bocciatura: i
vincoli di finanza pubblica non possono andare a discapito dei
diritti fondamentali dei cittadini.
...
Illegittime le
formule che prevedono anticipi sulle vendite degli immobili di
proprietà degli ospiti, scartate le soglie di contribuzione decise
dai municipi.
...
[Per le famiglie]
Non è facile neppure rimanere saldi contro le obiezioni delle
pubbliche amministrazioni: nella situazione di fragilità in cui si
trovano i parenti, la minaccia di vedersi rifiutati o sbattuti fuori
dalla casa di riposo è pesantissima.»
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A dicembre del 2025 una sentenza analoga ha riguardato il Comune di
Rovigo. Anche in quel caso è stato bocciato il regolamento comunale
perché il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha ritenuto
illegittimo per il Comune subordinare il suo intervento
all’esaurimento totale delle risorse finanziarie e/o alla messa a
reddito degli immobili di residenza. Illegittimo perché già quelle
risorse sono conteggiate per stabilire quale debba essere il valore
dell’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente; in
pratica, si pagherebbe due volte).
I Comuni invocano
“le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio”, e sbagliano
sapendo di sbagliare. È un vecchio problema che risale alla mancata
applicazione, da parte della quasi totalità dei Comuni, delle
regioni e del governo centrale, della legge 328 del 2000 (clicca qui per visualizzarne il testo su normattiva.it). La legge prevede
all’art. 6, comma 4, che «Per i soggetti per i quali si renda
necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il
comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero,
previamente informato, assume gli obblighi connessi all'eventuale
integrazione economica» e all’art. 25 stabilisce il criterio
dell’indicatore Isee per la valutazione della situazione economica
dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate.
Si veda in proposito
questo intervento del consigliere comunale di Rovigo Matteo Masin,
pubblicato sul Gazzettino del 28 dicembre 2025.
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| Il Gazzettino, 28 dicembre 2025 |
E allora che fare?
Molto chiaro il
consigliere Masin: «la legge dice chi deve intervenire ma non con
quali risorse. Da oltre vent’anni questo onere grava sui Comuni
senza un fondo strutturale dedicato, mentre cresce il numero degli
anziani non autosufficienti e aumentano i costi». Un problema che
riguarda praticamente tutti i Comuni, esposti allo stesso rischio di
contenzioso e di squilibrio dei bilanci.
«La quota sociale –
continua Masin – ha bisogno di una copertura nazionale stabile. Per
questo è necessario che lo Stato e le Regioni individuino un fondo
come strumento per garantire il rispetto dei diritti delle persone
fragili senza mettere in crisi i Comuni». Fondo che «ci sarebbe
già, quello per le non autosufficienze (istituito con il governo
Prodi), che non è nato per le integrazioni delle rette, ma per la
domiciliarità e il pagamento degli assegni di cura, e la disabilità
gravissima. Però il fondo è destinato alle persone non
autosufficienti, è di natura sociale e non sanitaria, è nazionale e
uguale per tutti i Comuni. La quota alberghiera, invece, è una
prestazione sociale, legata alla non autosufficienza e a carico dei
Comuni, strutturalmente incapienti. Si dovrebbe vincolare una quota
del Fondo nazionale destinandola alla copertura di quella sociale
nelle Rsa (Case di riposo, ndr), con criteri nazionali omogenei (Isee
e non autosufficienza certificata). Così si tutelerebbe il diritto
sancito dalla legge, si eviterebbero contenziosi e si
salvaguarderebbero i bilanci comunali».
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Necessariamente il fondo nazionale per le non autosufficienze dovrebbe essere integrato e distribuito a Regioni e Comuni in relazione al numero di persone assistite nelle Rsa. E i Comuni non dovrebbero "inventare" stratagemmi regolamentari privi di fondamento per scaricare i costi sulle famiglie.
In Veneto sono 11.000 gli anziani in lista d’attesa per entrare in
casa di riposo.