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21 febbraio 2026

Ulss 5, bilancio di fine mandato ma senza accenni ai problemi

La replica di Guglielmo Brusco

Il Dg dell’Ulss 5 al termine del proprio mandato, salvo rinnovo, fa il bilancio di questi tre anni ma evita accuratamente di citare i problemi della sanità polesana.

Nel comunicato stampa, infatti, non c’è nessun cenno all’inchiesta della Procura sugli appalti dell’Ulss o sulla definitiva trasformazione del Pronto Soccorso di Trecenta in Punto di Primo Intervento. E nulla da dire sulla perdita di tre primari e di due dirigenti medici che hanno scelto di lavorare per altre Ulss.

Vanta il prossimo avvio delle Case della Comunità ma intanto taglia prestazioni nei Punti Sanità di Badia Polesine e Castelmassa (si veda il precedente post «L’Ulss 5 ordina lo stop alle infiltrazioni ambulatoriali al ginocchio») vale a dire in quelle sedi dove invece i servizi dovrebbero essere potenziati per concretizzare le finalità delle stesse Case della Comunità. Dichiara un aumento record dell’attività chirurgica al San Luca (dal lunedì al venerdì, sabato e domenica il reparto viene chiuso) ma i pazienti ortopedici che si operano a Trecenta devono poi andare all’ospedale di Rovigo per togliere i punti, le medicazioni e le visite di controllo (vedi il post «SanLuca: pazienti inviati a Rovigo per le medicazioni e i controllisuccessivi agli interventi ortopedici»). Nessun cenno alle liste d’attesa mentre lo Sportello per il Diritto alle Cure organizzato dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca ha assistito, nel primo anno di attività, decine di persone presentando 105 ricorsi contro i tempi di risposta eccessivi o le mancate prese in carico.

Definisce la sanità polesana «in buona salute, inserita in un contesto regionale tra i migliori a livello nazionale» ma tutti abbiamo la netta e concreta sensazione dell’esatto contrario.

Si veda l’articolo del Gazzettino qui sotto.


Il Gazzettino, 16 febbraio 2026

Di tutt’altro avviso Guglielmo Brusco, assiduo lettore dei documenti prodotti dalla stessa Ulss 5, che partendo proprio dai dati pubblicati dall’Ulss mette in evidenza le criticità della sanità nella nostra provincia. Dalla speranza di vita più bassa del Veneto alla contestazione degli interventi chirurgici a Trecenta, poco più di mille e in calo rispetto al 2024.

Ma è nel confronto con il privato convenzionato che le statistiche concretizzano le difficoltà delle strutture pubbliche: a Santa Maria Maddalena e a Porto Viro si opera di più che a Trecenta; mentre a Trecenta e Adria diminuiscono i ricoveri (2.000 a Trecenta, 4.000 ad Adria) nelle cliniche private si arriva a 8.000. Calano le prestazioni ambulatoriali e specialistiche: da 1.008.651 del 2024 a 877.471 del 2025, e ne sanno qualcosa i polesani in lista d’attesa. Infine c’è un buco di oltre 200 dipendenti sul Fabbisogno del Personale per il 2026.

Tutti i dettagli nell’articolo sotto riportato.


Il Gazzettino, 17 febbraio 2027

30 gennaio 2026

San Luca: pazienti inviati a Rovigo per le medicazioni e i controlli successivi agli interventi ortopedici

L’intervento a Trecenta, la medicazione a Rovigo, la riabilitazione a Trecenta.
Un disagio da risolvere rapidamente


L'ospedale "San Luca" di Trecenta

La chirurgia dell’ospedale di Trecenta lavora moltissimo, l’ortopedia in particolare: medici, infermieri e operatori socio sanitari si prodigano per rispondere alle esigenze della popolazione che, in particolare dall’altopolesine, si rivolge al “San Luca”.

Insomma “produce molto”, come direbbe un direttore generale di Azienda Ulss o il direttore tecnico di un’azienda metalmeccanica.

E allora perché non completare il “ciclo produttivo”?

Accade, infatti, che a fronte dei molti interventi ortopedici i pazienti debbano poi recarsi all’ospedale di Rovigo per togliere i punti di sutura e per le medicazioni e i controlli normalmente necessari dopo l’operazione.

Con un piccolo sforzo, con qualche “risorsa umana” in più, si potrebbero eseguire al “San Luca” anche queste attività di routine, senza trasferimenti a Rovigo. Tanto più che presso l’ospedale di Trecenta è presente anche il reparto di riabilitazione fisica che spesso è chiamato a completare il percorso di cura.

Manca solo un tassello per rendere autonomo l’ospedale dell’altopolesine nella gestione degli interventi ortopedici. Uno sforzo che l’Ulss 5 dovrebbe fare dedicando, tutto sommato, una modesta quantità di risorse, col vantaggio di risparmiare agli assistiti onerosi e disagiati trasferimenti a Rovigo.

Gli altopolesani sono, da anni, costretti a percorrere tutta la provincia, spesso fino a Porto Viro, per esami e visite. Aggiungere altri trasferimenti per normalissime medicazioni e controlli postoperatori è un’ulteriore vessazione che dovrebbe essere rapidamente risolta.

30 gennaio 2026

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca


30 maggio 2025

Pronto Soccorso, il "pubblico" e il "privato"

Raddoppia il Ps di Porto Viro (privato convenzionato), promesse su Rovigo, fuori dai radar quello del "San Luca"



Un Pronto Soccorso «tutto nuovo» nell'ospedale privato convenzionato di Porto Viro che, in effetti, raddoppia, da 450 passa a 800 metri quadrati (1).

Intanto il Pronto Soccorso di Rovigo non gode di buona salute: è intasato e i sindacati aprono una vertenza. Tra i motivi, giustamente, i sindacalisti individuano «la trasformazione del Pronto Soccorso di Trecenta in semplice Punto di Primo Intervento» con i cittadini dell'altopolesine che si riversano inevitabilmente su Rovigo (2) (3).

Martedì scorso, davanti al Prefetto, sindacati e direzione generale dell'Ulss 5 sono giunti a un accordo: l'Ospedale di Rovigo avrà un nuovo pronto soccorso (4). E questa diventa la notizia importante, passa in tono minore il problema della carenza del personale e scompare il Ps di Trecenta. L'ospedale "San Luca" scivola tra le dita, come l'acqua, anche se la presenza di un semplice Punto di Primo Intervento è stata riconosciuta come una delle cause dei problemi su Rovigo.

L'amaro succo che ne ricavo è che l'altopolesine viene ancora una volta ignorato.


Perse 5.000 prestazioni l'anno (dati Ulss 5)

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
Pietro Tosarello - Presidente/Portavoce

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(1) La Voce, 7 maggio 2025.

(2) Rovigo.News, 26 maggio 2025.

(3) Rovigo.News, 27 maggio 2025.

(4) La Voce, 27 maggio 2025.


18 aprile 2018

“Aiutaci a migliorare la sanità veneta”, un cittadino ci prova.

Un cittadino prende in parola la campagna della Regione Veneto “Aiutaci a migliorare la sanità veneta” e, oltre ad inserire le sue osservazioni e le sue domande, le invia ai giornali locali e a questo blog.

Scopriamo così che, ancora nel 2018, la tanto pubblicizzata ricetta elettronica non serve a un fico secco: o hai con te quell'assurdo promemoria di carta o paghi per intero la prestazione. E che per donare il sangue è necessario presentare: tesserino Avis (con foto), tessera sanitaria e documento d'identità.

Ma leggete com'è andata.

-----inizio documento

Sig. Direttore Ulss 5 Polesana
Alla stampa locale 

   Egregio Sig. Direttore Generale, colgo il suo invito a presentare suggerimenti, reclami e apprezzamenti con lo slogan “Aiutaci a migliorare la sanità veneta”, lanciato con un vistoso “baldacchino”, corredato della sua foto e di quella dei massimi dirigenti dell’Ulss, presso il Punto sanità di Lendinara. 
   Nelle prime ore del mattino del 17/03 u.s. sono stato colto da una colica renale, recatomi dalla guardia medica mi è stato consigliato di ricorrere al Pronto Soccorso. A Rovigo sono stato accettato con codice verde e dopo un’attesa di circa mezz’ora, vista la mia sofferenza sono stato tempestivamente curato.
   Fin qui tutto bene: tempi brevi, attenzione ed efficienza del personale infermieristico e medico. 
Il medico curante ha ritenuto di non fare nessuno degli accertamenti che (mi è stato detto) sono normalmente previsti in casi del genere: TAC e/o Ecografia. Nei giorni successivi, con impegnativa del medico di base ho prenotato un’ecografia tramite CUP: prima data disponibile il 30/03 a Porto Viro, 60 Km. di andata e 60 Km. di ritorno da Lendinara dove risiedo. I disagi li lascio immaginare, vista la necessità di presentarsi con la vescica piena a 1 ora da casa (salvo imprevisti del viaggio di cui tenere conto). Arrivato in accettazione a Porto Viro, ho scoperto di aver colpevolmente dimenticato l’impegnativa a casa: ero però tranquillo considerata la prenotazione tramite CUP, con registrazione di tutti i dati. Cortese ma ferma l’impiegata, a nulla è valso l’impegno a spedire un fax o a riportare l’impegnativa nel pomeriggio. La sentenza è stata questa: senza carte non si fa l’esame.   
   Per fortuna (!) la soluzione si trova sempre: pagando per intero (82,00 € invece dei 46,00 € di ticket, che già non sono pochi) faccio l’esame. Medico ed infermieri gentilissimi ed efficienti e in pochi minuti concludo gli accertamenti. 
   Per concludere, mi permetto di fare qualche domanda:
1) per il surplus di costo si potrebbe dire “chi è causa del suo mal pianga se stesso” ma è possibile che, nonostante tutta l’informatica utilizzata, l’impegnativa del medico, la prenotazione al CUP, il tesserino sanitario, senza carta non si riesca a fare niente? A proposito di carte l’ultima volta che ho donato il sangue ho dovuto esibire tessera Avis con foto, tesserino sanitario e documento di identità. Spero la prossima volta non siano necessari anche due testimoni;
2) perché le strutture pubbliche, magari vicine al luogo di residenza, non riescono a farsi carico almeno delle urgenze riducendo costi e disagi per i pazienti spesso anziani?
3) visto l’alto numero di pazienti in attesa a Porto Viro e la velocità di effettuazione diagnostica, è possibile conoscere tempi e numeri delle strutture private e di quelle pubbliche?
Ringraziando per l’attenzione, auguro buon lavoro e porgo cordiali saluti.
Lendinara, 12 aprile 2018
Carlo Alberto Merlo

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21 maggio 2016

La Regione sta strangolando le case di riposo pubbliche

ANZIANI ULSS 19 PROVINCIA ROVIGO Il disperato appello di Taglio di Po, Porto Viro e Porto Tolle: "Una follia consentire l'apertura di altre due strutture private"


La storia è sempre quella. La Regione non concede un numero di impegnative sufficienti a dare una risposta ai bisogni assistenziali di tutte le persone non autosufficienti. Da qui una vera e propria guerra per le tariffe a libero mercato in casa di riposo, che si traduce in una emorragia per le strutture pubbliche.
E' il problema del quale soffre, per esempio, l'Iras di Rovigo e che ora diviene di attualità anche in Basso Polesine.
Leggi l'articolo completo su RovigoOggi.it

07 novembre 2013

Schede ospedaliere. La critica e le proposte del consiglio provinciale

Piano socio sanitario regionale. L'ordine del giorno approvato dall'amministrazione provinciale.

Il Polesine avrà in assoluto i tagli più pesanti ai posti letto per acuti: meno 209.

«Le schede ospedaliere licenziate dalla Giunta Regionale del Veneto, sono un pesante attacco ai livelli qualitativi e quantitativi della sanità polesana». 
Così si esprime l'ordine del giorno approvato dal consiglio provinciale di Rovigo. Il fulcro del documento è questo: il polesine è stato oggetto di un trattamento discriminatorio da parte della regione. Molti gli argomenti e i dati a supporto.
Gli ospedali pubblici di Rovigo, Trecenta e Adria, col nuovo Pssr, perderanno 184 posti letto: 1 su 5 a Rovigo, 1 ogni 3 a Trecenta e 1 ogni 6 a Adria.
Considerando i tagli alle strutture private convenzionate «Il Polesine, ha in assoluto i tagli più alti di posti letto per acuti, di tutte le province venete!!! Meno 209 posti letto, contro i meno 204 del padovano, i meno 184 del veneziano, ecc.»
Per quanto riguarda i posti letto per acuti l'Ulss 18 subirà il taglio più pesante di tutte le Ulss del Veneto: «meno 166, contro i 159 dell’ULSS veneziana, i 93 di quella di Legnago, ecc.».
Insomma, un trattamento di riguardo quello che ci ha riservato l'amministrazione regionale.
Il documento approvato dal consiglio provinciale prosegue poi confrontando le schede ospedaliere della provincia di Rovigo con quelle della provincia di Belluno e il confronto porta alla conclusione che «In Provincia di Rovigo, tagliamo quasi un posto letto ogni 5 degli attuali. In provincia di Belluno 1 ogni 25».

Per maggiori dettagli invito i lettori a scaricare il documento completo.

09 agosto 2013

Brusco striglia Laruccia: "Prenda esempio da Piva e Gennari e convochi un Consiglio comunale sulla questione San Luca"

da La Voce di Rovigo, venerdì 9 agosto 2013

Sulla sanità il vicepresidente della Provincia in pressing sul sindaco

Effettivamente l'assenza di qualunque presa di posizione da parte del sindaco di Trecenta sulle sorti dell'ospedale "San Luca" aveva destato qualche interrogativo. Dopo le indiscrezioni sulle schede sanitarie si sono mossi, con un certo vigore, il sindaco e l'amministrazione comunale di Rovigo, poi è stata la volta del consiglio comunale di Porto Viro. Dal comune di Trecenta nulla.
Ora il vicepresidente della provincia Guglielmo Brusco sollecita il sindaco Laruccia a uscire da questo stato di reale o apparente inerzia e chiede che dell'ospedale di Trecenta si parli perlomeno in consiglio comunale. Non mi sembra una richiesta da "estremista".

Leggi l'articolo completo.

04 marzo 2013

Pronto Soccorso di Rovigo e Ospedali Polesani


Una migliore organizzazione è possibile, per gli ospedali pubblici e per le strutture convenzionate.
Una proposta, anche economica, di Guglielmo Brusco.

Pubblico il testo del comunicato dell'assessore provinciale alle sanità.

-----inizio documento

Ieri sera alle ore 23, mi sono recato, come ogni tanto faccio, al Pronto Soccorso di Rovigo per verificare la situazione, dal lato dell’utenza. C’erano molte persone e i tabelloni informavano che i pazienti presenti erano 29, di cui 21 in Trattamento e 8 in Attesa. Per i codici Bianchi (i meno gravi ma pur sempre riferiti a persone sofferenti) i tempi di attesa erano previsti in 3 ore e 50 minuti. Per i codici Verdi, 1 ora e 20 minuti.
Per il P.S. di Trecenta, c’erano 5 persone in trattamento e nessun paziente in attesa. Ora, sapendo che studi recenti indicavano che il 20% delle persone soccorse dalle ambulanze di Castelmassa e Trecenta, non andavano al Pronto Soccorso del San Luca, bensì a Rovigo, mi sono chiesto: perché non si potenzia l’organizzazione del nosocomio altopolesano, onde evitare a tanti cittadini spese e disagi e contemporaneamente favorire un alleggerimento di lavoro per il sovraffollato Pronto Soccorso di Rovigo?
Persino una signora presente ha detto sostanzialmente queste cose: “Era meglio andare a Trecenta. Io ci sono stata e ci sono bravi operatori e i tempi di attesa non esistono”.

Detto questo, credo di dover ringraziare tutto il personale del Pronto Soccorso di Rovigo e del San Luca di Trecenta. Ho avuto notizie di un possibile indebolimento della squadra del Pronto Soccorso di Rovigo. Spero non sia vero e auspico invece che il personale di queste unità, sia rafforzato in modo che questi operatori guidati dal Dr. Kusstatscher, fondamentali per salvare vite umane, siano messi nelle condizioni migliori e non nelle peggiori.

Detto questo, credo che qualcuno si chiederà: dove troviamo le risorse?

Io credo che sia la stessa domanda che si è posto in questi giorni il Direttore Generale dell’ULSS 18, quando ha affermato che 6 ospedali per acuti sono troppi per 240 mila abitanti.

La risposta certamente non è semplice, ma non può partire come fatto in questi ultimi due decenni, dal taglio dei posti letto e dei servizi gestiti dal pubblico e dalla quasi intoccabilità dei posti letto e dei servizi dei privati.
Basta con questo comportamento della Regione. Prima, con i fatti e non solo a parole, faccia gli interessi delle strutture pubbliche. Faccia funzionare bene gli ospedali pubblici per acuti, li rafforzi sia nella loro pianta organica (acquisendo al proprio servizio, eventualmente anche personale proveniente dalle strutture private) che nell’ambito impiantistico e tecnologico. Le macchine per diagnosi e cura pubbliche, devono essere fatte funzionare molto di più. Anche dal punto di vista economico questa è la strada vincente.

I soggetti privati vanno salvaguardati, per i ruoli che possono svolgere al di fuori di quello che fanno e possono fare gli ospedali ed ambulatori pubblici. Ad esempio, il settore Urgenza-Emergenza di Porto Viro, non deve essere indebolito.
Si potrebbe pensare all’uso di qualche struttura privata quasi solo per utenza extraregionale, oppure alla conversione di gran parte degli attuali posti letto privati polesani, adibiti a prestazione già erogate dagli ospedali pubblici (i cosiddetti doppioni) a letti di ospedale di Comunità, quelle strutture intermedie di cui parla il Piano Regionale Socio Sanitario.

Dopo vent’anni sarebbe ora che la regione pensasse molto di più al pubblico, rispetto a quello che è stato fatto fino ad oggi. Questo indipendentemente dalle indagini in corso sul discutibile uso di tanto denaro pubblico andato ai privati della sanità veneta, in questi ultimi anni.

Auspico anche che a difesa degli ospedali pubblici, le amministrazioni comunali interessate facciano veramente una difesa forte, chiamando in causa se purtroppo ce ne fosse bisogno, sia l’autorità giudiziaria (interruzione di pubblico servizio?) sia la giustizia amministrativa (TAR).

Rovigo, 2 marzo 2013

Brusco Guglielmo – Assessore Provinciale alla Salute
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02 marzo 2013

Il direttore generale dell'Ulss: "Sei ospedali per acuti sono troppi"

Da La Voce di sabato 02-03-2013

Le parole di Orsini arrivano nel corso del convegno, organizzato ieri mattina nel municipio di Rovigo, da Uil Pensionati, per discutere i problemi della non autosufficienza e le nuove politiche per il welfare. Un argomento che Orsini ha affrontato dati alla mano dando però, nello stesso tempo, una stoccata al sistema ospedaliero fin qui esistente.
"Sei ospedali per acuti? Un po' troppo per 240mila abitanti: rischia di diventare uno spreco di denaro".
Leggi la dettagliata cronaca del convegno.