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02 aprile 2026

Case della Comunità in forte ritardo, anche a Badia Polesine

Il Punto Sanità di Badia Polesine, futura Casa della Comunità, al 1° aprile 2026

Entro il 31 marzo 2026 le Case della Comunità, finanziate dal PNRR, dovrebbero essere state completate, perlomeno nelle opere murarie, e dovrebbero funzionare a pieno regime entro il 30 giugno con i servizi previsti dal Decreto Ministeriale n. 77/2022.

Dei 2 miliardi euro destinati a queste opere a livello nazionale soltanto poco più di un quarto risulta effettivamente speso.

Ma veniamo a casa nostra, nell'Ulss 5 Polesana, e in particolare al Punto Sanità di Badia Polesine che dovrebbe diventare una Casa della Comunità. Da tempo i lavori di adeguamento sono in corso, almeno per quanto riguarda le opere edili, ma non sembrano certo ultimati entro la scadenza di marzo.

Il Punto Sanità di Badia Polesine, futura Casa della Comunità, al 1° aprile 2026

Le foto a corredo di questo post sono state scattate nel pomeriggio del 1° aprile 2026. E non è uno scherzo.

C'è da sperare che non siano a rischio i finanziamenti del PNRR.

Il Punto Sanità di Badia Polesine, futura Casa della Comunità, al 1° aprile 2026

21 febbraio 2026

Ulss 5, bilancio di fine mandato ma senza accenni ai problemi

La replica di Guglielmo Brusco

Il Dg dell’Ulss 5 al termine del proprio mandato, salvo rinnovo, fa il bilancio di questi tre anni ma evita accuratamente di citare i problemi della sanità polesana.

Nel comunicato stampa, infatti, non c’è nessun cenno all’inchiesta della Procura sugli appalti dell’Ulss o sulla definitiva trasformazione del Pronto Soccorso di Trecenta in Punto di Primo Intervento. E nulla da dire sulla perdita di tre primari e di due dirigenti medici che hanno scelto di lavorare per altre Ulss.

Vanta il prossimo avvio delle Case della Comunità ma intanto taglia prestazioni nei Punti Sanità di Badia Polesine e Castelmassa (si veda il precedente post «L’Ulss 5 ordina lo stop alle infiltrazioni ambulatoriali al ginocchio») vale a dire in quelle sedi dove invece i servizi dovrebbero essere potenziati per concretizzare le finalità delle stesse Case della Comunità. Dichiara un aumento record dell’attività chirurgica al San Luca (dal lunedì al venerdì, sabato e domenica il reparto viene chiuso) ma i pazienti ortopedici che si operano a Trecenta devono poi andare all’ospedale di Rovigo per togliere i punti, le medicazioni e le visite di controllo (vedi il post «SanLuca: pazienti inviati a Rovigo per le medicazioni e i controllisuccessivi agli interventi ortopedici»). Nessun cenno alle liste d’attesa mentre lo Sportello per il Diritto alle Cure organizzato dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca ha assistito, nel primo anno di attività, decine di persone presentando 105 ricorsi contro i tempi di risposta eccessivi o le mancate prese in carico.

Definisce la sanità polesana «in buona salute, inserita in un contesto regionale tra i migliori a livello nazionale» ma tutti abbiamo la netta e concreta sensazione dell’esatto contrario.

Si veda l’articolo del Gazzettino qui sotto.


Il Gazzettino, 16 febbraio 2026

Di tutt’altro avviso Guglielmo Brusco, assiduo lettore dei documenti prodotti dalla stessa Ulss 5, che partendo proprio dai dati pubblicati dall’Ulss mette in evidenza le criticità della sanità nella nostra provincia. Dalla speranza di vita più bassa del Veneto alla contestazione degli interventi chirurgici a Trecenta, poco più di mille e in calo rispetto al 2024.

Ma è nel confronto con il privato convenzionato che le statistiche concretizzano le difficoltà delle strutture pubbliche: a Santa Maria Maddalena e a Porto Viro si opera di più che a Trecenta; mentre a Trecenta e Adria diminuiscono i ricoveri (2.000 a Trecenta, 4.000 ad Adria) nelle cliniche private si arriva a 8.000. Calano le prestazioni ambulatoriali e specialistiche: da 1.008.651 del 2024 a 877.471 del 2025, e ne sanno qualcosa i polesani in lista d’attesa. Infine c’è un buco di oltre 200 dipendenti sul Fabbisogno del Personale per il 2026.

Tutti i dettagli nell’articolo sotto riportato.


Il Gazzettino, 17 febbraio 2027

08 febbraio 2026

Infiltrazioni ambulatoriali al ginocchio, tre badiesi chiedono il ripristino del servizio

Ingresso degli ambulatori al Punto Sanità di Badia Polesine

Alla vigilia dell’apertura delle Case della Comunità di Badia e Castelmassa sono state interrotte le infiltrazioni di acido ialuronico al ginocchio presso i Punti Sanità dei due Comuni.

Le Case della Comunità dovrebbero assorbire tutta una serie di servizi attualmente svolti dai punti sanità e fornirne di nuovi, 24 ore su 24, sette giorni su sette, per alleggerire i Pronto Soccorso dagli interventi più semplici. Le premesse non sono buone.

Tre persone residenti a Badia, assistite dal Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”, hanno presentato all’Ulss 5 Polesana una richiesta di ripristino del servizio. L’istanza è stata comunicata, per opportuna conoscenza, anche al sindaco.

Questo il testo dell’istanza inviata per posta elettronica certificata.

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Egregio Direttore Generale,

I sottoscritti;

Aderenti al Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca", avvalendoci del diritto di tutela (“Osservazioni, opposizioni, denunce e reclami in via amministrativa” art. 14, c. 5, titolo IV d.lgs.502/1992) e secondo quanto previsto dalla Carta dei Servizi di codesta Azienda, esponiamo quanto accaduto:

  • Lo scorso anno, in varie date, ci è stato prescritto dal Dott. Bardi Costantino, presso il Punto Sanità di Badia Polesine, l’abituale ciclo, semestrale o annuale, di 3 infiltrazioni terapeutiche alle ginocchia, terapia che ci ha consentito di evitare, fino ad oggi, la necessità di ricorrere alla protesi.

  • Nello scorso mese di gennaio ci siamo rivolti al Centro Unico di Prenotazione presso il Punto Sanità di Badia Polesine, dove ci è stato comunicato che le prenotazioni della prestazione sono state bloccate per ordine dell’Ulss 5 Polesanae che “non erano a conoscenza dei motivi della decisione”. Affermazioni che sono state confermate a chi tra noi ha appositamente interpellato l’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’Ulss.

  • Nessuno di noi ha ricevuto comunicazione di inserimento in lista di galleggiamento (DGRV del 12 marzo 2013, n. 320) o pre-appuntamento (DGRV n.626/2024 - Allegato A al punto 1.1.1).

Tutto ciò premesso,

CHIEDIAMO

- Che ci sia fornita una spiegazione per l’interruzione di questo importante servizio sanitario che continua, invece, a essere erogato, senza variazioni, presso l’Ulss di Verona;

- Che il servizio venga ripreso con sollecitudine a beneficio nostro e delle decine di persone che, come noi, necessitano periodicamente di questa terapia.

Li, 05/02/2026

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Su questo argomento vedi anche il precedente post:

L’Ulss 5 ordina lo stop alle infiltrazioni ambulatoriali al ginocchio

21 gennaio 2026

L’Ulss 5 ordina lo stop alle infiltrazioni ambulatoriali al ginocchio


Una brutta sorpresa per chi ha bisogno di questa terapia
Servizio interrotto nei Punti Sanità di Badia e Castelmassa


Ingresso degli ambulatori al Punto Sanità di Badia Polesine

Chi si è recato in questi giorni al Cup di Badia Polesine per rinnovare le terapie, generalmente annuali, con infiltrazioni ai ginocchi, ha scoperto che l’Ulss 5 Polesana ha dato ordine di interrompere le prenotazioni.

Nessuna motivazione è stata fornita né dal Cup né dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico immediatamente interpellato.

Semplicemente Stop, fine, arrangiati. E per continuare le cure c’è solo la possibilità di ricorrere alla sanità privata “pura”, si badi bene, non quella convenzionata. Da notare che i pazienti dovevano già procurarsi autonomamente il farmaco (acido ialuronico) e pagare il ticket se non esenti.

Poiché l’ortopedico in servizio a Badia è il medesimo che effettua questo tipo di infiltrazioni anche a Castelmassa è presumibile che il problema riguarderà anche quanti si rivolgono a quel punto sanità.

La logica è, come sempre, quella del risparmio, niente di sanitario, anzi. Chi smetterà di curarsi per motivi economici andrà incontro in pochi anni alla necessità di una protesi, intervento con qualche rischio, con un costo, tra l’altro, molto più alto per il servizio sanitario.

Anche la tattica dell’Ulss 5 è sempre la stessa: nessuna comunicazione ufficiale, si tagliano i servizi nel silenzio più totale. Solo le persone direttamente coinvolte ne verranno a conoscenza e a quel punto il problema dovrà essere affrontato nella più completa solitudine. E chi potrà permetterselo si curerà nella sanità privata mentre gli altri, i più disagiati, saranno costretti a rinunciare alle cure, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita, come già fanno sei milioni di residenti in questo Paese.

21 gennaio 2026

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”

--- Aggiornamento

Corriere del Veneto 23 gennaio 2026


09 giugno 2016

Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Trecenta 6 giugno 2016

Quando tremano i “pilastri” della sanità

Davanti a chi finge di scoprire ora le carenze del San Luca o di sorprendersi e dolersi di casi di sanità carente, proviamo delusione e irritazione come cittadini e come utenti. Perché, se le disfunzioni sanitarie” ora sono tante e pesanti, non sono un male solo di oggi ma durano da tempo e sono da tempo ben note “a chi di dovere”.
La causa principale è la mancanza di personale (medici, infermieri, tecnici): e la conseguenza più vistosa e poco tollerabile è la lunghezza (sfacciata) delle liste d’attesa, che danneggia soprattutto (guarda caso!) i più poveri, mentre i cittadini più abbienti trovano risposte rapide nel privato. Che ingrassa a vista d’occhio.
Tra l’altro rimangono anche scarsamente produttivi vari costosi macchinari non accompagnati da personale tecnico qualificato.
Il Veneto resta la Regione con meno medici, i primari non vengono sostituiti e mancano infermieri.
Se non si sono raggiunti obiettivi non è per scarso impegno degli operatori, ma per carenza di risorse e se il denaro scarseggia non dipende solo dai tagli romani, ma dalla scelta di iniziative che sono solo spot. La trovata delle visite di notte, senza centrare l’obiettivo, è costata ai Veneti, in un anno, 7 milioni di € e molte ULSS per aprire gli ambulatori di notte li hanno chiusi di giorno. Ora, visto che i maggiori fruitori sono anziani …
Con la realizzazione del Piano socio-sanitario regionale ci troveremo con ulteriore carenza di posti letto, ulteriore insufficienza di medici, di infermieri, di operatori socio-sanitari.
Con le schede ospedaliere, uscite nel 2012, pareva che la regione razionalizzasse le risposte sanitarie creando una continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Invece, soprattutto per mancanza di personale, mentre nella realtà viene smantellato il San Luca, contemporaneamente è ridotta l’attività di assistenza sul territorio (Adi - ambulatori - punti sanità).
E intanto un fiume di denaro è affluito e affluisce costantemente a cliniche e centri medici privati in modo molto discutibile. Un fenomeno definito “spreco “ in più relazioni del dott. Marcolongo. Il dirigente aveva più volte detto al Governo della Regione Veneto che l’ULSS 18, se avesse realizzato in proprio parte dei servizi regalati ai privati, avrebbe potuto risparmiare quasi 14 milioni di euro all’anno. Nessuno ha mai detto che Marcolongo aveva fatto conti sbagliati, ma si è continuato ad andare avanti come se lui non avesse detto niente.
Adesso però si esagera con gli interventi riduttivi: al San Luca è già stata dimezzata l’attività chirurgica e si teme che nelle prossime settimane si debba sospendere del tutto.
Questo perché gli anestesisti non sono più numericamente sufficienti a garantire il servizio.
La gara indetta dall’azienda per appaltare temporaneamente le guardie a professionisti esterni è stata vinta da una cooperativa di Bo che però per ora non è in grado di assicuraci i turni richiesti.
E situazione più o meno simile hanno i ginecologi, che pur ricorrendo all’istituzione di convenzioni libero-professionali esterne, non sono a tutt’oggi in grado di sostenere i reparti di Trecenta e Rovigo.
E desta preoccupazione pure il servizio di Terapia Antalgica.
Dicono che non si trova un numero di specialisti sufficiente a colmare le carenze di organico date da pensionamenti e turnistica europea. E, pur essendo queste evenienze prevedibili, purtroppo non è stata fatta adeguata programmazione nelle università.
Dicono che il problema è su scala regionale.
Lo slogan “meno ospedale e più territorio” che ha accompagnato tutto l’iter di approvazione del nuovo piano socio-sanitario, alla realtà dei fatti, si sta sempre più modificando in “meno ospedale e meno territorio”, che non significa certo tutti più sani, significa invece sicuramente meno servizi.
I principali strumenti di integrazione socio-sanitaria e di sviluppo delle attività territoriali non decollano.
Il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca pertanto rinnova l’invito ai sindaci dell’Ulss 18 a rispettare fedelmente il significato della loro carica istituzionale e il mandato ricevuto dai loro concittadini.
Abbiamo difficoltà a credere nell'impegno dei nostri rappresentanti regionali, impegno promesso ripetutamente, ma altrettanto ripetutamente disatteso.
Speriamo che i sindaci, che vivono la realtà del territorio, diano prova concreta di voler difendere il diritto alla salute dei propri cittadini.
Siamo stanchi di impegni di facciata (spesso illogici e offensivi); chiediamo azioni ferme nei confronti della Regione per difendere l’efficienza dei nostri ospedali.
L’assessore Coletto ha spiegato in questi giorni ai colleghi della giunta veneta che “gli esperti”(?) hanno scoperto (!?) «Dall'analisi dei bilanci preventivi… una perdita previsionale complessiva delle aziende sanitarie pari a circa 660 milioni di euro.”
Per cui, viste le risorse finanziarie disponibili per il 2016 e dati gli interventi di razionalizzazione dei costi già programmati, si rende necessario migliorare le previsioni di almeno 240 milioni di euro».
Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, dovrà«effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
In seguito a questa verifica lo stesso Mantoan dovrà proporre eventuali adeguamenti alla programmazione regionale, in modo da rimettere in linea gli obiettivi generali con i vincoli di bilancio.
Detto brutalmente: taglieranno ancora. E il taglio non sarà indolore per noi cittadini. Siamo colpevoli di delegare una fiducia eccessiva a chi non la merita.
Mettiamoci il cuore in pace: pagheremo caro, pagheremo tutto.

Per il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca
La portavoce Jenny Azzolini


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Ne hanno parlato:

31 dicembre 2015

Bilancio in profondo rosso per l'Ulss 18

Dopo 3 anni di tagli alla spesa per 53 milioni di euro, previsto un buco di 43,5 mil per il 2016.
Colpiti i servizi, non gli sprechi.


L'Ulss 18 prevede una perdita di 43,5 milioni per il 2016. La notizia, attestata da un atto del direttore generale, è per me sorprendente. Lo rende noto Guglielmo Brusco in un'intervista a RovigoOggi.it.
Mi chiedo: ma a cosa sono serviti i tagli - il massacro sarebbe giusto dire - di questi anni? In gennaio (Gazzettino del 16 gennaio 2015) il direttore amministrativo dell'Ulss si vantava di aver tagliato una ventina di milioni (23 tra il 2013 e il 2014) e di avere «un piano di rientro di 30 milioni» per il 2015. Affermava anche che «la situazione è abbastanza tranquilla». Una tranquillità contabile evidentemente.
Una tranquillità che però viene ora smentita: l'Ulss 18, nonostante il taglio di 53 milioni di euro in tre anni, si trova ancora in una pesante situazione di bilancio.
E questo nonostante i pesanti disagi che sono stati imposti alla popolazione dell'alto e medio polesine.
Il problema delle liste di attesa si è aggravato. Mancano 300 persone dalla pianta organica, 36 di questi sono primari e medici, mancano 43 tra farmacisti, biologi e tecnici e 80 infermieri.
I servizi territoriali che avrebbero dovuto compensare, almeno nelle intenzioni, la riduzione dei posti letto ospedalieri, semplicemente non esistono: niente di niente. E tra quelli esistenti, l'assistenza infermieristica domiciliare, continua a perseguitare le famiglie dei pazienti con insensate richieste burocratiche, e nessun dirigente dell'Ulss interviene per fermare questo abuso.
E poi le macchine che non vengono riparate o sostitutite, il punto sanità di Badia chiuso per ferie ...

Se osserviamo il decreto del direttore generale che rappresenta la proposta di bilancio dell'Ulss 18 per il 2016, a pagina 3, troviamo che il "Valore della produzione" ammonta a 361 milioni di euro a fronte di un costo di 395 milioni. La differenza di 34 mil circa si somma ad altri oneri per formare una perdita di esercizio, come detto, di 43,5 milioni.
La politica fin qui perseguita dall'Ulss sembra essere stata soltanto quella di non sostituire il personale che si è dimesso o che è andato in pensione. Una scelta che, rapportata alle 300 unità mancanti, ha presumibilmente fatto risparmiare 13/15 mil di euro l'anno.
Ma occorre tener conto che la riduzione del personale ha inevitabilmente portato alla riduzione del numero delle prestazioni erogate, riducendo quel "Valore della produzione" che rappresenta la voce attiva del bilancio. Meno personale, meno prestazioni, meno valore prodotto.
Forse è ora di cambiare politica.

20 agosto 2015

Conferenza dei sindaci dell'Ulss 18. Scarsissima la partecipazione


Lo scorso 31 Luglio 2015 si è riunita la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 18

All'ordine del giorno:
1. Fondo Minori anno 2015;
2. Rimodulazione delle unità di offerta della Struttura “Istituti Polesani Srl”
3. Nomina tre (3) componenti Esecutivo della Conferenza dei Sindaci;
4. Mappatura Utenti che usufruiscono i servizi inseriti nel Bilancio Sociale anno
2015;
5. Varie ed eventuali

Desolante la partecipazione: all’inizio di seduta erano presenti solo 14 Sindaci, o loro delegati; due ritardatari si aggiungeranno successivamente. Brillano per la loro assenza i comuni di Badia Polesine, Castelmassa e Occhiobello, che pure sono sedi di punto sanità.

Il verbale della riunione è stato inviato in questi giorni ai comuni. In vista della prossima riunione, prevista per settembre, i sindaci hanno ricevuto anche copia di due progetti di legge regionale particolarmente importanti.
Uno riguarda l'istituzione dell'Azienda Zero e la riduzione delle Ulss (una per provincia). Vedi precedente post Proposta di legge regionale. Una Ulss per provincia.
L'altro riguarda le case di riposo e la loro trasformazione in fondazioni/associazioni o, in alternativa, in Aziende pubbliche dì servizi alla persona (Apsp).
I progetti di legge sono stati anticipati al fine di agevolare la discussione.
Mi domando se il comune di Badia riterrà di partecipare alla prossima riunione considerato il fatto che, almeno in parte, si è già portato avanti col lavoro. Vedi il post Casa di risposo di BadiaPolesine. Rassegna stampa.

Scarica il progetto di legge sulle case di riposo.

02 aprile 2015

Le criticità dell'ospedale e le esigenze degli altopolesani alla conferenza dei sindaci dell'Ulss 18

Il documento presentato dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca: bloccare l'applicazione delle schede ospedaliere

Ieri si è riunita la Conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 per discutere esclusivamente della situazione dell'ospedale di Trecenta. Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca è stato invitato a rappresentare i problemi del San Luca e della popolazione altopolesana.
Ciò che segue è la relazione presentata da Jenny Azzolini, portavoce del Comitato.

----- inizio documento

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

data 1 aprile 2015

Un conto è leggere una carta che dà disposizioni, tutt’altra cosa è toccare con mano la realtà, particolarmente quando si parla di servizi ospedalieri e sanitari.
A noi pare che, nel progetto della Regione, il San Luca non resti ospedale per acuti.
Passo subito alle situazioni problematiche:

la chirurgia: riduce la sua offerta in quanto tutte le urgenze chirurgiche, anche dei pazienti già ricoverati al San Luca, devono essere trasferite a Rovigo. E, come spesso avviene, soprattutto i pazienti più critici e fragili, non trovando posto a Rovigo (s’intende anche in terapia intensiva) e vengono nuovamente trasferiti negli ospedali e nelle rianimazioni limitrofe o anche più lontane nel Veneto(Schiavonia,Chioggia,Adria etc.)
Questa nuova situazione non è rassicurante e per questo abbiamo inviato interrogazione in Procura.
Noi proponiamo che la chirurgia del San Luca mantenga il servizio di day e wick surgery ma allargato a tutta la settimana, così da mantenere la disponibilità per l’urgenza-emergenza.

2 situazione: I letti intermedi non sono intercambiabili con i letti per acuti, sono dotati unicamente di assistenza infermieristica (che per ora sarà svolta dallo stesso personale di medicina)e i pazienti saranno pure soggetti a pagare ticket e quota alberghiera secondo i tempi di degenza.

Questi letti derivano da un diverso utilizzo di parte dei letti per acuti di medicina e di lungodegenza, ora tale manovra ridurrà di ben
600-700 ricoveri l’anno l’offerta per acuti.
Dove troveranno risposta alle loro necessità questi pazienti? Difficile che trovino posto a Rovigo perché anche quell'ospedale dovrà fare i conti con le schede ospedaliere.
Già ora il San Luca non riesce a far fronte alle necessità e ricorre a letti aggiuntivi. Non è successo solo a gennaio con il picco delle influenze: code al pronto soccorso e mancanza di posti letto sono anche di questi giorni.
Portare a soli 143 i posti letto dell'ospedale di Trecenta significa condannare più di qualcuno.
Proposta: ci sono gli spazi necessari a dare risposte adeguate, quindi perché ridurre i posti letto a medicina?

Una considerazione: ci sfugge il criterio ispiratore delle scelte, la Regione ha deciso che entro il 2015 dal San Luca debba sparire ginecologia. La decisione lascia perplessi, visto che la maggior parte delle donne altopolesane non è proprio giovanissima, comunque ginecologia da luglio resterà solo come day surgery mentre gli interventi più complessi avverranno a Rovigo.
Alla perplessità subentra presto il sospetto: è il primo passo della Regione per arrivare a chiudere anche il servizio di ostetricia? Chiaramente ostetricia resta finché il ministero non decreterà (pare entro l’anno) l’accorpamento dei punti nascita con meno di 500 parti.
Ma una buona parte dei punti nascita nel Veneto sono sotto i 500 parti, anche sotto 400 e 300. Con che criterio si deciderà?

Noi abbiamo contattato più volte la Regione per richiamare a impegni assunti e disattesi.
Ma la Regione non ha mai ritenuto suo dovere dare risposte.
Ora si va ad alterare un equilibrio accettabile per trovare un nuovo equilibrio, ma non si è in grado di definire se e quando ogni obiettivo del progetto sarà raggiungibile.
Perché il cambiamento previsto non è solo organizzativo, è radicale e va a scontrarsi con mille difficoltà sociali, territoriali, economiche.
Il problema (non da poco) è quello di governare l’intero processo senza lasciare spazi a rischi.
Per questo abbiamo chiesto di poterci confrontare con le posizioni dei sindaci e mettere insieme le nostre risorse.

La riabilitazione neurologica e l’unità spinale (partite a metà dicembre) ma ci pare siano partite perché si possa dire che ci sono: più sulla carta che nella realtà, perché è ridotto il personale e non ci sono soldi per fare assunzioni. Intanto la situazione grava sul servizio di riabilitazione fisica e si allungano ulteriormente le liste d’attesa.
L'alternativa a nuove nomine, impossibili per motivi economici, non può essere lo spostamento di personale.
Entro la fine del 2015, medici, infermieri e operatori sanitari diminuiranno ulteriormente e gli ospedali di Rovigo e Trecenta dovranno fare a meno, in totale, di circa 30 persone.
E’ il segretario della Cgil,che denuncia il problema «L'ultima delibera regionale ha deciso il taglio di circa un milione di euro per la spesa del personale, ridotto di un altro milione già nel periodo 2013-2014».
Ci preoccupa inoltre leggere dichiarazioni discordanti a distanza di pochi giorni:
20 gennaio 2015 un’indagine regionale rivela negligenze e tempi morti nell’impiego dei macchinari.
27 gennaio il discorso cambia: nel Veneto virtuoso è stato effettuato un lavoro corrispondente alle costose risorse tecnologiche in dotazione.

A noi risulta che le liste d’attesa (anche per prestazioni senza macchinari) lasciano molto a desiderare continuiamo da tempo a ripetere che ad esempio la densitometria è usata solo qualche ora la settimana, che servizi svolti nel pubblico farebbero risparmiare rispetto al servizio privato (non siamo noi a dirlo, c’è una relazione di Marcolongo al vaglio della Corte dei Conti e sulla stessa linea sono le dichiarazioni di tecnici radiologi del Veneto) restano scadenze di 60 giorni per referti di screening, appuntamenti a volte dopo 10/12 mesi per osteoporosi.

Si dice che la sanità moderna è una sanità territoriale che cura e accompagna l’ammalato a casa. Bene. Ma a che punto è l’efficienza delle strutture territoriali?
Sarebbe interessante se ne parlasse con chiarezza, senza autoflagellazioni ma anche senza ottimismi di facciata.
Ad esempio: si riesce a realizzare nel territorio i servizi non prettamente ospedalieri, necessari ai cittadini altopolesani?
A noi la realtà sembra questa: viene smantellato il San Luca e contemporaneamente è ridotta l’attività di assistenza sul territorio (intendo ADI per cui tra i tanti problemi c’è quello dei tempi da dedicare ai pazienti – forse si riducono per aggiustare l’organico?e intendo punti sanità che a volte si trovano senza personale è successo che utenti fossero dirottati da Lendinara a Badia e poi a Trecenta per i prelievi).

Noi non vogliamo essere creduti sulla carta, ma chiediamo di verificare di persona la realtà che altera il ruolo per acuti del San Luca (e non corrisponde alla domanda del Gruppo Tecnico del 24 maggio 2012). E condividiamo il documento condiviso all’unanimità dall’amministrazione di Trecenta.
----- fine documento
Scarica in formato pdf.
Vedi anche i precedenti post:
Sul San Luca la prossima riunione della Conferenza dei sindaci
Comune di Trecenta: «bloccare immediatamente l'applicazione delle schede ospedaliere»
Il rapporto emendato, integrato e (forse) definitivo del gruppo tecnico

20 marzo 2015

Punto sanità di Badia. La cassa non funziona. Odissea per le analisi

fonte: Resto del Carlino 20 marzo 2015

LA MACCHINETTA per pagare è rotta, niente analisi. È il calvario di un cittadino di Badia, Fabrizio Gabrieli. Era andato di mattina al punto sanità dell'Ulss 18, a Badia, nell'edificio dell'ex ospedale Migliorini- Balzan, per fare un prelievo di sangue.  da lì è partita l'odissea.
Leggi l'articolo completo.

11 settembre 2014

Punti Sanità senza personale


Gli utenti dirottati da Lendinara a Badia e poi a Trecenta per i prelievi
(da Il Gazzettino, mercoledì 10 settembre 2014)

Caos ieri mattina nei Punti sanità di Lendinara e Badia, con conseguente spostamento degli utenti, sempre più esausti, all'ospedale di Trecenta.
Come già segnalato la scorsa settimana, al Punto sanità di Lendinara la mancanza di due addette (per ferie) aveva fatto saltare sia il servizio Cup che quello delle varie analisi, con dirottamento degli ignari utenti al Punto sanità di Badia o all'ospedale di Trecenta.
Ieri mattina la situazione era ancora più insostenibile. Mancavano ancora le due addette a Lendinara e una volta che la trentina di pazienti è stata indirizzata al Punto sanità di Badia, si è appreso anche qui c'erano dei problemi, dato che era assente la responsabile amministrativa.
Ecco quindi che tutte le persone che avevano bisogno di fare anche un semplice prelievo, si sono dovute recare al nosocomio di Trecenta, con tutti gli inconvenienti del caso.

Leggi l'articolo completo.

12 dicembre 2012

La sanità polesana vista dal Comitato per il San Luca

Jenny Azzolini, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il 'San Luca', tira le somme di quasi due anni di attività e mette a fuoco i problemi dell'ospedale di Trecenta e della sanità in polesine, gravemente minacciata dalle anticipazioni sulle schede ospedaliere pubblicate dal Gazzettino del 25 novembre scorso.

-----inizio documento
Il Comitato Altopolesano, che vede al suo interno volontari di tutti i 25 paesi dell’Altopolesine, come presenza agli incontri o in contatto costante via telefono o grazie all’offerta informatica, vuole andare avanti nell’impegno fino a che il discorso salute, che prevede chiarezza sul San Luca e sulla sanità nel territorio, non è ben definito.
L’attività di coinvolgimento di Sindaci, Provincia, Vescovo e Parroci che il Comitato ha avviato nel 2011 ha portato all’incontro dal Prefetto del 27 gennaio 2012, da cui è partito un Tavolo Tecnico che ha prodotto formato proposte cui il Comitato ha affiancato riflessioni inviate in regione, in provincia, a tutti i sindaci.
Noi continuiamo a farci sentire perché vogliamo la stesura delle schede ospedaliere con la contemporanea istituzione delle AGGREGAZIONI FUNZIONALI TERRITORIALI ( aggregazioni dei medici di base, distretti efficienti e Amministrazioni Comunali con ruolo e possibilità di integrazione socio-sanitaria, gestione della persona a domicilio o in strutture ).
Se condividiamo che la sanità moderna è una sanità territoriale che cura e accompagna l’ammalato a casa, temiamo che in realtà si cerchi di smantellare il San Luca senza garanzie per l’attività di assistenza sul territorio.
Noi non siamo tranquilli.
Se da una parte ci confortano certe rassicurazioni (“non ci sarà nessun accorpamento”) ci creano però ansia altre esternazioni, come quelle del dottor Noce, presidente dell’ordine dei medici, che prevede una situazione critica per l’ospedale di Rovigo e una fine tragica per gli ospedali di Trecenta ed Adria.
Ed invita le amministrazioni a difendere i servizi.
In questi giorni continuano all’ospedale San Luca segnali di malessere, di incertezza, di “PROVVISORIETA’” (o improvvisazione).
Facciamo degli esempi: densitometria e visite per patologia osteoarticolare.
A Trecenta c’è la macchina per densitometria, ma poiché c’è anche problema di personale, è usata un solo giorno la settimana. Va aggiunta anche una simpatica curiosità: l’esame con ticket costa 69€; in libera professione, sempre al San Luca, costa meno di 40€.
E dopo l’esame densitometrico bisogna andare magari ad Adria per trovare posto per una visita: il dott. Nardi non è stato sostituito e quindi un problema tipico di persone anziane passa in secondo piano, anche se siamo un’area ad alta presenza di anziani.
A Trecenta c’è pure un apparecchio per la Tac, ma è utilizzato solo la mattina; ci sono altre apparecchiature che, forse, con un uso diverso potrebbero esaurire in tempi più brevi le liste d’attesa.
Ci sono problemi al Centro Trasfusionale, a Cardiologia, al Day Surgery, cui vanno aggiunti i disagi alla Cassa Ticket , spostamenti di personale al CUP e nel settore Radiologia .
L’assunzione a tempo indeterminato di 2 medici anestesisti-rianimatori ci dà speranza; ma ci preoccupano le segnalazioni di disagio che riguardano il servizio di Cardiologia, solo ambulatoriale e coperto da un solo cardiologo, non da due come era stato deciso in Prefettura. E si teme che l’orario 8-17 si riduca a 8-14 con il prossimo pensionamento di un infermiere.
Ci è stato riferito poi che il martedì ed il venerdì non è possibile sottoporre ad ecocardio i pazienti dei reparti o del Pronto Soccorso perché non è in servizio un cardiologo specialistico; che le rotture di apparecchiature (stampante, ecografo, holter ecc.) o malfunzionamento di altre non sono celermente risolte.
Ci preoccupano anche i problemi legati ai punti sanità.
Certo che si continua a parlare di tagli, ma si sorvola sugli sprechi.
Noi cittadini dobbiamo aver ben presente che se la spesa personale sanitaria nel privato convenzionato è la stessa del pubblico, lo stato spende molto di più per i servizi del privato e spende soldi nostri che sborsiamo noi, anche se non direttamente.
Un argomento questo preso pochissimo in considerazione.
Lo dice lo stesso direttore generale Marcolongo nella sua relazione annuale ed è proprio questo documento che ci ha dato la possibilità di continuare la denuncia di sprechi della Regione presso il Ministero e presso la Corte dei Conti.
Perciò abbiamo chiesto alla Corte dei Conti notizie circa un esposto dell'assessore provinciale Brusco, a proposito del denaro pubblico dato alle cliniche private del Veneto, allegando relazione del dottor Marcolongo che parla di un possibile risparmio di milioni di euro annui con prestazioni erogate dal servizio pubblico, anziché dalle cliniche private.
E’arrivata questa risposta.
E' una buona notizia.
Ci ha colpito recentemente anche un riferimento al problema affitto locali per il punto sanità di Santa Maria, che noi, sospettosi, abbiamo inteso come segno di preoccupazione per costi molto, forse troppo, importanti.
Ma qualcosa si sta muovendo. Speriamo ci siano spiegate le ragioni degli incrementi finanziari ai privati in una fase politica-economica di contenimento di costi.
Abbiamo notificato al Ministro Balduzzi il problema della riduzione di servizi e della creazione di situazioni di difficoltà per una popolazione di 85000 altopolesani.
Abbiamo segnalato al Presidente Monti gli sprechi già denunciati alla procura.
Abbiamo ricordato al Presidente Zaia la gravità del problema liste d’attesa (citando esempi concreti con nome e cognome).
Abbiamo incontrato rappresentanti sindacali.
Teniamo un blog aggiornato per essere in contatto con i cittadini di tutti i 25 paesi.
Al convegno della Cgil di venerdì 16 novembre sulla sanità, presenti Coletto, Coppola, Corazzari, Azzalin, abbiamo ascoltato con molta attenzione gli interventi.
Accettiamo volentieri l’invito dell’assessore Coppola a “fare squadra” e ci fa ben sperare l'affermazione “già si è fatto in Regione e per il Polesine quanto si chiede dalla spending review”.
Noi, cittadini del Comitato Altopolesano, continuiamo a seguire con attenzione il succedersi delle scelte di politica sanitaria e vorremmo che l’impegno fosse unitario, per non cadere nel gioco del divide et impera.
Su questo fronte o si vince insieme o perdiamo tutti, e sono in maggiore difficoltà soprattutto i più deboli.
Jenny Azzolini, portavoce del Comitato
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28 novembre 2012

Lunedì apre nella nuova sede il punto sanità di Santa Maria Maddalena

Dal Gazzettino del 28.11.2012, cronaca di Occhiobello
L'apertura del Punto Sanità di Occhiobello prevista per lunedì prossimo nei nuovi locali di via Eridania, rappresenta senz'altro una notizia positiva e un ulteriore passo avanti nel futuro della Sanità Polesana, anche grazie al fondamentale contributo e attento interesse che il Gruppo di Ficarolo per il San Luca sta offrendo e riservando al proprio territorio.

La notizia non è l'apertura nella nuova sede del punto sanità di Santa Maria Maddalena. La notizia è che ciò avviene "anche grazie al fondamentale contributo e attento interesse" del Gruppo di Ficarolo per il San Luca. Questa è la notizia. Non so nulla, in concreto, sul come e il quando il gruppo di Ficarolo abbia promosso, aiutato, contribuito o in qualunque modo facilitato la realizzazione della nuova sede del punto sanità. Ma a quanto pare è così. C'è scritto sul giornale!

Leggi l'articolo completo.

Al punto sanità di Badia Polesine riapre lo sportello del CUP

Dal Gazzettino di mercoledì 28.11.2012

(p.a.) Ieri mattina lo sportello Cup e servizi amministrativi del Punto sanità di Badia Polesine è stato regolarmente aperto come annunciato dall'Ulss 18.
...Gli orari di apertura comunicati sono i seguenti: dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13; il martedì e mercoledì anche il pomeriggio dalle 14.30 alle 17.
Il giorno della sospirata riapertura, all'inzio lo sportello è rimasto intattivo perchè il server della sede centrale dell'Ulss 18 non funzionava e quindi tutti i collegamenti erano bloccati.

26 novembre 2012

Badia Polesine, il Cup riapre martedì 27


Dal Gazzettino di sabato 24 novembre 2012

L'Ulss 18 promette il riavvio dello sportello al Punto Sanità
L'assessore Claudio Brusemini: «Alle 8 del mattino saremo sul posto per verificarlo»

...Ma non c'è solo lo sportello e Brusemini aggiunge: «Ovviamente rimaniamo sempre attenti su altre questioni relative al potenziamento dei servizi che abbiamo sviluppato recentemente con la presidenza del distretto. È ovvio che l'Ulss 18 deve pensare anche alla rimessa in ordine dell'intera struttura e questa è un'altra questione non trascurabile».

Leggi l'articolo completo.

21 novembre 2012

BADIA POLESINE. Punto Sanità chiuso, maratona di cartelli

Il Gazzettino del 20 novembre 2012 si occupa nuovamente del punto sanità di Badia Polesine.
Il problema infatti non è risolto. Allo sportello girandola di cartelli.

«(p,a.) Continuano al Distretto Sanitario 2 dì Badia Polesine i disagi per la prolungata chiusura dello sportello Cup e pratiche amministrative».
...
«E pensare che questo sportello rappresenta una delle porte d'ingresso di una Ulss e della quale fornisce anche l'immagine di funzionalità e operatività. Venerdì scorso il sindaco Fantato e l'assessore ai Servizi Sociali Brusemini hanno chiesto "alla direzione generale dell Ulss 18 di rispettare gli impegni presi e di fornire risposte certe, efficienti e non più rinviabili, ai cittadini di Badia".
Impegni talmente rispettati che ieri è uscito un nuovo cartello.»

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Vedi anche i precedenti post:
Sportello chiuso al Punto Sanità di Badia
Badia Polesine. Punto sanità, il direttore generale dell'Ulss si fa negare

17 novembre 2012

Badia Polesine. Punto sanità, il direttore generale dell'Ulss si fa negare

Da La Voce di Rovigo di sabato 17 novembre 2012
Punto sanità, Fantato lavora alla soluzione
..."E' utile sottolineare - spiega una nota dell'amministrazione come nel mese di ottobre il sindaco e l'assessore ai Servizi sociali abbiano incontrato la responsabile del distretto socio sanitario Alto Polesine proprio per discutere di varie tematiche concernenti il futuro del punto sanità cittadino, con la richiesta esplicita di potenziarlo anziché depotenziarlo gradualmente".
Fra le tematiche affrontate, il trasferimento del servizio Sert, prima ospitato a Lendinara, e il potenziamento dell'offerta di prestazioni di alcuni medici specialistici "con la proposta di attivare nella sede dell'ex ospedale un rafforzamento dell'assistenza primaria".
"Nell'approccio di migliorare l'efficienza e il servizio ai cittadini di Badia e dintorni - prosegue il comunicato - ci si soffermava anche sulla criticità del front office dell'ufficio prenotazioni, dato che la validissima operatrice dell' Ulss sarebbe stata collocata in quiescenza dal primo novembre 2012"...
Leggi l'articolo completo.

Da Il Gazzettino di sabato 17 novembre 2012
Punto sanità: «Marcolongo rispetti gli impegni assunti»
«Chiedo - conclude Fantato - alla direzione generale dell'Ulss 18 di rispettare gli impegni presi e di fornire risposte certe, efficienti e non più rinviabili, ai cittadini di Badia».
Leggi l'articolo completo.

Sportello chiuso al Punto Sanità di Badia


Dal Gazzettino del 15 novembre 2012

Scomparso per "motivi organizzativi" l'unico impiegato che gestiva il centro prenotazioni all'ex ospedale di Badia


...Il Punto sanità di Badia Polesine copre un territorio molto vasto e chiudere lo sportello appare molto negativo. La speranza è che il Comune si muova e prenda posizione.

Scarica l'articolo completo.

01 maggio 2012

Il volantino del comitato dei cittadini per la sanità - alto polesine


Il Comitato dei cittadini per il San Luca, integrato da nuovi contributi, sta diffondendo in tutto l'alto polesine un volantino i cui contenuti sono dettagliatamente supportati dalle notizie e dai documenti che il comitato stesso e questo blog hanno pubblicato nei mesi scorso.
Chi ne condivide i contenuti è invitato a diffonderlo tra amici e conoscenti, nei luoghi di lavoro, per posta elettronica. Anche poche copie sono importanti.

Cittadini, Istituzioni, Sacerdoti e Vescovo
hanno provato a farsi sentire
SONO STATI IGNORATI

adesso ci facciamo vedere
PER NON FARCI RUBARE
il nostro diritto alla Sanità


Scarica il volantino.

13 gennaio 2012

Vescovo e parroci in difesa dell'ospedale


Il vescovo e i sacerdoti dell'alto e medio polesine hanno scritto al direttore generale dell'Ulss 18, al presidente della Regione, al prefetto, a sindaci e assessori per difendere l'ospedale di Trecenta.
Riporto il resoconto che ne ha fatto il Gazzettino lo scorso 10 gennaio.
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Si muove in difesa dell'ospedale altopolesano anche la diocesi: lo fa con una lettera-comunicato del vescovo di Adria-Rovigo, Lucio Soravito, sottoscritto dai sacerdoti del medio-alto Polesine, inviato al direttore generale dell'Ulss 18, Adriano Marcolongo, al presidente della Regione, Luca Zaia, a prefetto, presidenza della Provincia, sindaci, funzionari e assessori regionali.
«I sacerdoti del medio-alto Polesine - si legge nella missiva - ritengono doveroso far conoscere il loro pensiero come manifestazione di un impegno che vogliono esprimere, in tempi e modi dovuti, nel prossimo futuro». Ricordando che la Costituzione «tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», il clero polesano «riconosce quanto di buono è stato fatto per garantire a tutti» tale diritto, e «prende atto che la spesa sanitaria attuale non è più sopportabile dal sistema italiano e che, di conseguenza s'impongono giusti risparmi». Tuttavia il documento precisa che «i risparmi non possono mai andare a detrimento dei diritti inalienabili del malato-persona umana, specie se anziano e/o indigente», ed «è inconcepibile ed incomprensibile che sia permesso ai furbi di ottenere guadagni prestando servizi sanitari, non sempre eccellenti, in ogni caso pagati dai contribuenti. Non è più tollerabile che, soltanto a pagamento, si possano ottenere, in tempi ragionevoli», cure urgenti.
Prendendo atto dell'«implacabile depotenziamento» subito dal S. Luca negli ultimi anni, «si constata che si procede in un'apparente confusione di idee e prospettive, forse per poter agire più liberamente nel buio che si va creando». I sacerdoti chiedono che «si salvaguardi la presenza e l'adeguata azione dell'ospedale S. Luca, e si assicurino i servizi sanitari più richiesti; in particolare, accanto al pronto soccorso, alla medicina e alla lungo-degenza, alla riabilitazione e alla radiologia, si conservino anche la chirurgia, l'oncologia, la cardiologia e la terapia intensiva».
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Il sito della diocesi di Adria-Rovigo è il seguente: http://www.diocesi.rovigo.it/