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31 ottobre 2026

SSN, De Pascale: “Sistema al collasso, a rischio l’universalità del servizio. Così la destra favorisce i privati”

Per il Presidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna «C’è la volontà di distruggere il servizio sanitario nazionale».


La Repubblica, 30 ottobre 2026

Le Regioni chiedevano 6,8 miliardi aggiuntivi, ne hanno avuti soltanto 2,4. Calcolando i costi di rinnovo dei contratti, gli aumenti dell’energia, la spesa per i farmaci e inflazione, non saranno neanche lontanamente sufficienti.

Resta l’alternativa: aumentare l’imposizione locale o ridurre i servizi. Il Veneto ha già manifestato l’intenzione di non applicare l’addizionale del 2 per mille sui redditi più alti (le tasse sono “sacre”, soprattutto per i più ricchi), non resta dunque che ridurre i servizi. La salute non sarebbe altrettanto “sacra”.

Il Servizio sanitario nazionale è al collasso ma il governo si rifiuta di ammetterlo, solo così può far passare un assurdo aumento delle spese militari.

La Repubblica, 30 ottobre 2026. L'intervista, prima parte

La Repubblica, 30 ottobre 2026. L'intervista, seconda parte


26 ottobre 2026

Ulss 5 verso uno smembramento totale

L’amministrazione regionale avrebbe individuato nel Polesine l’anello debole, dove l’ignavia dei sindaci non opporrà grande resistenza.


La contestazione del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca

Alla fine la passerella di amministratori comunali organizzata dal Comitato Amici del San Luca - il luogo ideale dove darsi reciprocamente ragione senza muovere un dito, perfetta per guadagnare con poca fatica un po’ di attenzione sui giornali dimostrando di esistere - qualcosa di concreto lo ha portato, e non sono buone notizie. Non per iniziativa dei numerosi sindaci intervenuti ma per il pericolo «e non sono fantasie» di una dissoluzione dell’Ulss 5. Ad affermarlo, con grande decisione, il rappresentante sindacale della Cgil Funzione Pubblica Riccardo Mantovan, evidentemente meglio informato dei rappresentanti politici locali su quanto sta maturando in regione.

«Ci sarà uno smembramento totale e non sono voci – ha annunciato – perché l’Ulss 5 non ci sarà più e l’ospedale di Trecenta passerà di competenza all’Ulss 9 di Verona, quello di Adria all’Ulss 3 di Venezia e quello di Rovigo all’Ulss 6 (Padova ndr)». Si veda l’articolo del Gazzettino riportato qui sotto.

Ora i sindaci, gli amministratori locali, gli esponenti politici polesani sono informati. Attendiamo le loro iniziative.

Il Gazzettino, 25 ottobre 2026

Come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca abbiamo contestato la decisione degli organizzatori di non far parlare il pubblico e abbiamo mostrato alcuni cartelli che riassumono lo stato di depauperamento a cui è stato ridotto l’ospedale di Trecenta. Non sono stati graditi, li riportiamo qui per chi segue questo blog.











20 ottobre 2026

Liste d'attesa nell'Ulss 5. A Castelmassa informati centinaia di cittadini

Sabato 17 ottobre, dalle ore 9 alle 12, presso la loggia del Teatro Cotogni di Castelmassa, i volontari del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca in collaborazione con l’Associazione Cittadini senza Confini hanno organizzato un banchetto informativo sulle liste d’attesa.



Abbiamo parlato con decine di persone, particolarmente attente al problema, e distribuito alcune centinaia di volantini informativi con i recapiti degli Sportelli per il Diritto alle Cure di Trecenta e Bergantino. Dallo scorso 14 ottobre, infatti, è attivo anche lo sportello di Bergantino grazie al lavoro dei volontari dell’Associazione Cittadini senza Confini. Un’occasione in più per gli altopolesani per avere consapevolezza dei propri diritti, informazioni sulle norme a tutela dei cittadini e assistenza gratuita per la compilazione dei ricorsi.


Ottenere visite e esami nei tempi stabiliti dal medico curante è nostro diritto!

Le agende dell’Ulss non possono essere chiuse, è contro la legge nazionale e regionale. Le priorità indicate dal medico nella prescrizione devono essere rispettate, è il fondamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea).

Gli Sportelli per il Diritto alle Cure sono un’iniziativa dei comitati spontanei di tutto il Veneto aderenti al Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSaP). Nel secondo anno di attività sono stati presentati 3.200 ricorsi, in gran parte andati a buon fine.

I diritti e le norme che ci tutelano:





Difendiamoci dalle liste d’attesa
Difendiamo la sanità pubblica




Per il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
il presidente/portavoce – Pietro Tosarello

13 ottobre 2026

Liste d’attesa. Banchetto informativo Sabato 17 ottobre 2026 a Castelmassa




Sabato 17 ottobre, dalle ore 9 alle 12, presso la loggia del Teatro Cotogni di Castelmassa, i volontari del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca in collaborazione con l’Associazione Cittadini senza Confini organizzeranno un banchetto informativo sulle liste d’attesa.

Ottenere visite e esami nei tempi stabiliti dal medico curante è nostro diritto!

Dal 14 ottobre prossimo sarà attivo anche lo Sportello per il Diritto alle Cure di Bergantino grazie al lavoro dei volontari dell’Associazione Cittadini senza Confini. Un’occasione in più per gli altopolesani per avere consapevolezza dei propri diritti, informazioni sulle norme a tutela dei cittadini e assistenza gratuita per la compilazione dei ricorsi (vedi il precedente post).

Le agende del Cup non possono essere chiuse, è contro la legge nazionale e regionale. Le priorità indicate dal medico nella prescrizione devono essere rispettate, è il fondamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea).

Gli Sportelli per il Diritto alle Cure sono un’iniziativa dei comitati spontanei di tutto il Veneto aderenti al Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSaP). Nel secondo anno di attività sono stati presentati 3.200 ricorsi (+49,4% sull'annata precedente), in gran parte andati a buon fine.

Per le prime informazioni vieni a trovarci a Castelmassa sabato 17 ottobre, dalle 9 alle 12, al mercato settimanale, sotto la loggia del Teatro Cotogni.

Difendiamoci dalle liste d’attesa
Difendiamo la sanità pubblica



12 ottobre 2026

Contro le Liste d'attesa apre lo Sportello per il Diritto alle Cure di Bergantino


Tutto è pronto per la riapertura di AIUTO VICINO: lo Sportello per il Diritto alle Cure del CoVeSaP (Coordinamento Veneto Sanità Pubblica), promosso dal Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca, operato da Cittadini senza confini.

Da mercoledì 14 ottobre 2026, a mercoledì alterni, dalle 9 alle 11, saremo presso il locale sotto i portici di fronte al municipio di Bergantino per dare una mano a chi ha difficoltà ad accedere a visite e esami medici nella sanità pubblica.

Proviamo a darci una mano!

05 ottobre 2026

La fuga dei medici dagli ospedali pubblici, è boom di dimissioni

Fonte RaiNews

Nel 2025 aumentate del 150%. Superati i pensionamenti. Il sindacato Anaao Assomed: "Turni massacranti e stipendi bassi". Criticità in 4 regioni


Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici italiani che lavorano in ospedale sono state 3.767 e hanno superato per la prima volta i pensionamenti (2.876). In un solo anno sono schizzate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica, una soglia che non era stata registrata neppure in pandemia.

Il fenomeno riguarda gran parte del Paese: in 12 regioni su 20 nel 2025 le dimissioni hanno superato i pensionamenti.

A lanciare l'allarme è il sindacato Anaao Assomed, che punta il dito contro "turni massacranti e stipendi bassi" che fanno fuggire dal Servizio sanitario nazionale professionisti in carriera, con un'età media intorno ai 48 anni, che spesso lasciano per andare all'estero o in strutture sanitarie private.

Il dato emerge dall’analisi decennale del Centro studi Anaao Assomed sulla demografia del personale medico del Servizio sanitario nazionale, realizzata sulla base dei dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef.

... Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel 2025, 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, considerando pensionamenti e altre cause di cessazione.

“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”, commenta Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed.

In Trentino Alto Adige, ad esempio, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sono quasi triplicate in dieci anni. In Piemonte da 105 del 2015 sono passate a 245 nel 2025. In Puglia, nel 2025 sono state 308 e il dato è superiore di cinque volte rispetto a quello del 2024, che si era fermato a 56 e pari al doppio dei pensionamenti. In Campania, nel 2025, a fronte di 728 assunzioni a tempo indeterminato, 246 medici hanno scelto di lasciare il reparto. In Veneto la “fuga” dagli ospedali pubblici ha riguardato 214 professionisti nel 2025, a fronte dei 115 nel 2015.

Nelle Marche gli abbandoni volontari nel 2015 erano 33 mentre nel 2025 sono state 139, anche in questo caso quasi il doppio dei pensionamenti.

... "A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo -spiega Di Silverio - oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause".

Perciò "per fermare la frana", l'Anaao propone un piano straordinario in 10 punti, dal superamento del tetto di spesa per il personale a retribuzioni più alte e incentivi per le sedi disagiate.

Leggi l'articolo completo.

Su questo argomento vedi anche il servizio della Tgr Veneto "Verona, sanitari in fuga dalle strutture pubbliche". Le condizioni di lavoro dei dipendenti dell’Azienda ospedaliera universitaria sono sempre più difficili. Quasi il 90 per cento dei 4000 infermieri e medici negli ultimi 12 mesi ha pensato di andarsene. (Clicca qui per vedere il servizio).

Vedi anche: È fuga dei medici dalla sanità pubblica. Studio Anaao: “Sono più quelli che si dimettono rispetto a chi va in pensione. È un vero e proprio esodo”.

26 settembre 2026

Trecenta e Rovigo. «Un medico in pensione e visite rinviate», dal Gazzettino del 25 settembre 2026

Segnalazione del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca. L'Ulss rassicura: «Stiamo provvedendo».

Il Gazzettino di Rovigo, 25 settembre 2026


La parola magica questa volta è “rimodulazione”, in pratica i controlli ritenuti meno pressanti vengono rinviati per fare spazio alle visite valutate come più urgenti.

Interpellata dal Gazzettino (vedi articolo sotto) l’Ulss esclude di voler “risparmiare” lo stipendio e di aver «tempestivamente avviato le procedure per l’inserimento di nuovo personale medico… Le procedure sono attualmente in corso – assicurano - e prevedono l’ingresso a breve di nuove professionalità».

Resta da capire perché non si sia provveduto per tempo, quando si è avuta conoscenza del pensionamento.

In un recente passato ematologi dell’ospedale di Castelfranco Veneto venivano a Rovigo proprio per dare una mano nelle visite. Questa collaborazione con l’Ulss trevigiana è stata interrotta? E per volontà di chi?


Il Gazzettino di Rovigo, 25 settembre 2026


22 settembre 2026

Ulss 5 Polesana, il problema delle visite di controllo

Visite ematologiche e oncoematologiche, a Trecenta e Rovigo, annullate dall’Ulss. Pazienti in attesa.



  • Appuntamento al San Luca di Trecenta per una visita ematologica di controllo per lo scorso mese di luglio. Poco prima la paziente riceve dall’Ulss una telefonata con cui la si informa che la visita viene annullata e che sarà ricontattata per un nuovo appuntamento. Dopo una decina di giorni l’interessata si reca in ospedale per avere notizie: a quanto pare il disservizio è causato dal pensionamento di una ematologa che non è stata rimpiazzata.

  • Visita oncoematologica di controllo, programmata per fine agosto a Rovigo, sospesa con una telefonata all’inizio del mese “per problemi organizzativi”. Il paziente dovrà attendere una telefonata o un messaggio per un nuovo appuntamento. A metà settembre, considerata la mancanza di comunicazioni da parte dell’Ulss 5, dopo vari tentativi, la moglie riesce a parlare con il reparto e viene informata che il marito è in lista d’attesa e che sarà richiamato, ma non a breve.

Ora va detto che un medico non va in pensione dall’oggi al domani, che la data di pensionamento è prevedibile e che le dimissioni vanno comunicate con un congruo anticipo.

E allora come può accadere che l’Ulss non abbia sostituito per tempo l’ematologa cessata dal servizio? E sta cercando di farlo o pensa di “risparmiare” uno stipendio?

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Aggiornamento

16 settembre 2026

Il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa (PNGLA 2026-2028)

MINISTERO DELLA SALUTE.

DECRETO 26 giugno 2026. Adozione del Piano nazionale di Governo delle liste d'attesa (PNGLA) 2026-2028 e relativi allegati.

MINISTERO DELLA SALUTE

DECRETO 26 giugno 2026 Adozione del Piano nazionale di Governo delle liste d'attesa (PNGLA) 2026-2028 e relativi allegati.

(26A04113) (GU Serie Generale n.195 del 24-08-2026 - Suppl. Ordinario n. 32)

Link alla GU:

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/08/24/26A04113/sg

Scarica direttamente:

Scarica il testo in Gazzetta Ufficiale (pdf, 7,2 MB circa)

14 settembre 2026

Il calvario delle liste d'attesa. Rovigo 16 settembre 2026

 

A cura del Comitato dei cittadini di Rovigo per il Diritto alla Salute nella Sanità Pubblica.

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Aggiornamento.

Il Gazzettino, 19 settembre 2026


09 settembre 2026

La verità, quella che manca

Due le notizie che mi hanno colpito ieri. Una riguarda le liste d’attesa, l’altra le case di riposo (Rsa).



La prima. Il gruppo di Avs ha portato in consiglio regionale una mozione sulle liste d’attesa. Si chiede che vengano monitorate le tutte le visite ed esami, non soltanto, come invece avviene, una settantina di prime visite / primi accessi, ma tutte le prestazioni, quindi le rivalutazioni, i tempi per gli interventi chirurgici non urgenti e i controlli che, attualmente, vengono completamente ignorati, zero assoluto.

La mozione viene illustrata e motivata dai proponenti, Carlo Cunegato e Elena Ostanel, e si apre il dibattito.

Ebbene, nessun consigliere di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, i partiti che governano da sempre in regione, è intervenuto. Al termine, tutti i consiglieri di maggioranza, anche quelli eletti in polesine, obbedienti a un invisibile burattinaio, hanno votato contro. Senza una motivazione, senza un’argomentazione.

Risultato: continueremo a non sapere perché dobbiamo attendere tanto per una visita o per un esame di controllo o per una delle prime visite / primi accessi che non rientrano nelle poche decine monitorate. La verità è quella che ci manca.

Per approfondire clicca qui.

La seconda. L’aumento dei costi di gestione della case di riposo (Rsa) porterà a ulteriori consistenti incrementi delle rette a carico degli ospiti. Fino a 5 euro al giorno (1.800 l’anno).



Uripa, l’associazione che raggruppa le case di riposo pubbliche (Ipab) e private accreditate del Veneto, stima in 100 milioni il fabbisogno annuale (clicca qui per il servizio di ieri della Tgr).

L’amministrazione regionale non eroga l’impegnativa di residenzialità a tutti gli aventi diritto. In polesine il 23,8% (vedi precedente post) degli anziani non gode di questo beneficio di legge nonostante l’elevato grado di non autosufficienza.

Situazione denunciata da mesi da Uripa ma nessuna risposta concreta da parte dell’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma, soltanto una nuvola di aria fritta che rinvia a «tavoli tecnici provinciali», «ascolto del territorio» (come non conoscesse benissimo la situazione), a riunioni su riunioni. Impegni economici nessuno, in sede di bilancio si vedrà.

06 settembre 2026

Dopo Trecenta, Adria. Lo smantellamento degli ospedali periferici


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

La Regione Veneto, con il Piano Socio Sanitario scaduto il 31/12/2023, attua una programmazione "di fatto" fuori da ogni controllo democratico da parte del Consiglio regionale.

La mancanza di un aggiornamento del Pssr consente all’amministrazione regionale di mantenere formalmente in piedi il vecchio piano (clicca qui per verificare) e, soprattutto, di evitare un consuntivo di quanto attuato nel quinquennio 2019-2023.

Emergerebbe allora che a Trecenta invece di 132 posti letto ne sono attivi soltanto 74. Buona amministrazione addio, per la prima volta la programmazione non viene attuata. Ecco allora che non conviene far sapere ai consiglieri regionali quello che, con ogni probabilità, sta accadendo in molti altri ospedali del Veneto. Si taglia, si riorganizza, si accompagna verso il declino gli ospedali periferici.


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

Per quanto riguarda Adria – e purtroppo non è accaduto per Trecenta – per la prima volta si registra una comunità di intenti oltre che tra i tradizionali sindacati della funzione pubblica (Cgil, Cisl e Uil) anche con quelli che rappresentano i medici: Aaroi-Emac, Anaao Assomed, Fassid, Fials, Fvm, Cisl Medici e le rappresentanze mediche di Cgil e Uil (vedi l’articolo del Gazzettino qui sotto)

Vogliono sapere le reali intenzioni della Giunta regionale che l’Ulss 5 dovrà attuare sull’ospedale di Adria. Vogliono sapere «se, pezzo dopo pezzo, si stia preparando a fare i conti semplicemente con meno servizi».


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

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Aggiornamento (cliccare sul titolo per visualizzare il contenuto)

Sanità nel Basso Polesine, sindacati in allarme: «Serve chiarezza sul futuro di Adria e Porto Viro», Rovigo.News

01 settembre 2026

Punto Nascite di Adria. "Accompagnamento" verso Rovigo e Chioggia

In provincia di Rovigo si potrà nascere solo nel capoluogo. Un solo punto nascite per 100 Km di territorio.

Di Vonvikken - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15128505

Il titolo della deliberazione è il più anonimo possibile ma la sostanza è che il punto nascite di Adria viene dato per perso. Fumo negli occhi l'assunzione delle giovani ostetriche che avrebbero dovuto tenerlo aperto per l'estate. Ora c'è un piano ben delineato e particolareggiato per indirizzare le partorienti del basso polesine a Rovigo e Chioggia.

Lo si può scaricare, entro il 15 settembre, a questo indirizzo:

https://www.aulss5.veneto.it/albo-online

cliccando su Deliberazioni del Direttore Generale e, finalmente, visualizzando la deliberazione del direttore generale n. 1002 dal titolo "DGRV 453 del 28/05/2026 - Atti conseguenti".

Ancora una volta, l'ennesima, scena muta della Conferenza dei sindaci dell'Ulss, lasciati soli i dieci comuni del basso polesine che pure avevano provato a organizzarsi.

Il punto nascite dell'ospedale di Trecenta è stato chiuso nel 2016.

Per approfondire, vedi su questo blog i precedenti articoli (clicca sul titolo per visualizzarli)

I Sindaci di Adria e Trecenta oggi a Venezia da Stefani e Gerosa

Adria, Punto nascita a rischio

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Aggiornamento del 2 settembre 2026

Punto nascite di Adria verso la riconversione, il PD incalza: «Quando verrà Filippi in Consiglio comunale?». Rovigo.News

24 agosto 2026

Case di Riposo di Badia e Lendinara, da fusione a “collaborazione”

 

Il Gazzettino Rovigo 22 Agosto 2026

Lo scorso 21 agosto è avvenuto l’incontro delle delegazioni delle due case di riposo e dei relativi sindaci, a Venezia, con l’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Quello che si prospettava come un progetto di fusione tra le Rsa pubbliche (Ipab) viene derubricato a sperimentazione di forme di collaborazione nella gestione di vari servizi. Tra questi il servizio di ristorazione, il supporto all’assistenza domiciliare e la condivisione di strumenti di gestione e amministrazione (software? personale amministrativo?), «con lo scopo di ottimizzare la gestione e sfruttare le economie di scala», secondo l’assessora.

«Il percorso comune tra le due Ipab sarà coadiuvato e supportato da una cabina di regia regionale – ha dichiarato ancora Paola Roma – (e) questo modello potrà essere replicato nei territori di tutti gli Ats per rafforzare il ruolo delle Ipab, anche nelle more della riforma». Riforma, quella delle Ipab, annunciata con un disegno di legge regionale undici anni fa dall’allora presidente della giunta regionale Luca Zaia (clicca qui per approfondire).

Forse un sospiro di sollievo per il Cda della Casa albergo per anziani di Lendinara che aveva manifestato maggiori perplessità alla vigilia della riunione a Venezia, quando si pensava a una proposta di fusione tra le due case di riposo. Forse un incontro deludente per il presidente della Casa del sorriso di Badia che dalla fusione immaginava “risparmi consistenti” (clicca qui per leggere Il Gazzettino del 15 agosto 2026).

Intanto in Veneto 11.000 anziani sono in lista di attesa per un posto letto in casa di riposo e mancano 100 milioni al fondo regionale per la non autosufficienza (vedi articolo su quotidianosanità.it).

In polesine, secondo uno studio della Uil-Funzione pubblica, il 23,8% degli anziani ospitati nelle Rsa, pur avendone diritto, non ottiene dall’amministrazione regionale le impegnative di residenzialità (contributi sulla quota sanitaria) che dimezzerebbero il costo della retta mensile (clicca qui per approfondire).

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Aggiornamenti: 

21 agosto 2026

Ovociti congelati, c'è richiesta ma alla PMA di Trecenta non si può fare

L’Ulss 5: «Riceviamo parecchie domande»
Ma ci si può affidare solo alle cliniche private

In Italia, nel 2025, sono nati meno di 355.000 bambini. Mai così pochi.

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026


20 agosto 2026

Progetto di fusione delle Case di riposo di Lendinara e Badia. Domani a Venezia le delegazioni dei due Comuni

Contrari “per ora” i Consigli di amministrazione delle due strutture

 Il Gazzettino, 15 agosto 2026


(Dal Gazzettino del 15 agosto 2026)

«La Regione proporrà una possibile fusione tra le case di riposo di Lendinara e Badia Polesine, un’ipotesi che per ora trova i due presidenti molto cauti e fondamentalmente contrari, a meno che non vi siano grossi vantaggi in termini economici.
...
Sono stati invitati a parlare i presidenti dei Consigli di amministrazione e i direttori delle strutture, rispettivamente Tosca Sambinello e Vittorio Boschetti per la Casa albergo di Lendinara, Tommaso Zerbinati ed Enrica Avanzi per Casa del sorriso di Badia, insieme ai due sindaci Francesca Zeggio e Giovanni Rossi.»

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Le due case di riposo sono pubbliche (Ipab, Istituti pubblici di assistenza e beneficenza) e già undici anni fa c’è stato il tentativo, poi naufragato, di trasformare la Casa del sorriso di Badia Polesine in una fondazione di diritto privato.

Si pensa a qualcosa di analogo anche per questa eventuale fusione? È la preoccupazione della Uil Funzione pubblica (si veda qui sotto l’articolo del Gazzettino del 17 agosto 2026).

Insolito questo "invito" a Venezia. Che cosa si sta preparando in Regione per le case di riposo?

Domani ne sapremo di più, i sindaci dei due Comuni e i consigli di amministrazione delle due case di riposo ci potranno dire il reale contenuto delle proposte che verranno avanzate dall’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Il Gazzettino, 17 agosto 2026


15 agosto 2026

Detrazioni nel 730. Spese per cure sanitarie sempre al top

Le spese sanitarie pesano per il 72% del totale e sono in crescita del 5,5%

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026

fonte: Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026.

«Secondo i primi risultati della Consulta nazionale Caf, che analizzato un panel di quasi 600mila soggetti che hanno già presentato la dichiarazione 2026, nel pacchetto di oneri considerati, restano preponderanti le spese sanitarie che “pesano” per il 72% sul totale e registrano una crescita del 5,5% sull’anno precedente».

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026

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Questo super-sondaggio sulle dichiarazioni dei redditi (600mila, normalmente i sondaggi si fermano a mille rilevazioni) conferma l’aumento delle spese sanitarie degli italiani.

Le liste d’attesa spingono verso la sanità privata o alle prestazioni in libera professione (intramoenia), a totale carico del contribuente. E così, rispetto alle dichiarazioni dei redditi dello scorso anno, dai 730 presentati quest’anno emerge che abbiamo speso il 5,5% in più.

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026


14 agosto 2026

Rette nelle Case di riposo: c'è chi studia come vessare ulteriormente gli anziani


Il Gazzettino 13 agosto 2026

Il commissario regionale della Lega del Veneto, Andrea Tomaello, chiederà ai parlamentari del suo partito di presentare una proposta di legge che non faccia ricadere sui Comuni le integrazioni della retta per gli ospiti delle Case di riposo.

E fin qui va tutto bene, nessuno vuole il dissesto dei bilanci comunali, lo chiarisco perché ho avuto l'impressione che qualche amministratore comunale non abbia ben compreso il contenuto dell'ultimo post "Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «paghino i Comuni»" (clicca qui per visualizzarlo).

Ma poi il commissario della Lega spiega che lo scopo è quello di «Rivedere i criteri Isee». Il che, tradotto dal politichese, significa scaricare sugli ospiti una quota ancora maggiore della retta, già ora difficilmente sostenibile. L'esponente leghista non chiede, come sarebbe logico, un aumento del Fondo Nazionale per le non Autosufficienze (FNA) (clicca qui per maggiori informazioni), no chiede di cambiare i criteri di calcolo dell'Isee (Indicatore della situazione economi equivalente) in modo da innalzare la quota a carico dell'ospite. Geniale, veramente geniale!

Evidentemente il commissario leghista non vuole disturbare i suoi colleghi al governo nazionale, men che meno quelli alla guida del Veneto, che poi sono sempre gli stessi. Preferisce adottare il fumoso linguaggio del politichese per nascondere ai più la sostanza della sua proposta: far pagare di più gli ospiti.

Questo accade mentre in Veneto sono poco più di 33.000 i posti disponibili nelle case di riposo, la popolazione sta invecchiando e 11.000 anziani sono in lista d'attesa. Una Regione in cui mancano strutturalmente 100 milioni di euro l'anno per la copertura di tutte le impegnative residenziali (contributi sulla quota sanitaria della retta); in Polesine rimane fuori da questo contributo fondamentale il 23,8% degli aventi diritto (vedi qui sotto l'articolo del Gazzettino di oggi).
Mentre si dovrebbe puntare su un consistente aumento del Fondo nazionale per la non autosufficienza, per la quota sociale della retta, e l'erogazione di tutte le impegnative residenziali, per la quota sanitaria, c'è chi studia come vessare ulteriormente anziani che arrivano a pagare anche più di 3.000 euro al mese.
Le Case di riposo sono sempre più chiamate a sopperire al taglio dei reparti di lungodegenza, attuato dall'amministrazione regionale, con il personale soggetto al contratto degli enti locali e non a quello, più remunerativo, della sanità, mentre è diventata preponderante l'assistenza sanitaria da garantire agli ospiti. I dipendenti sono tentati di passare al lavoro dipendente presso le Ulss e questo aggrava ulteriormente le condizioni di lavoro per chi resta.
Il Gazzettino 14 agosto 2026

Questo post è stato ripreso da Rovigo.News il 17 agosto 2026 (clicca qui)

12 agosto 2026

Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «Paghino i Comuni»


Il Gazzettino, 9 agosto 2026

Il Consiglio di Stato obbliga gli enti a farsi carico della retta di un invalido al 100%
Bocciati criteri patrimoniali e giustificazioni contabili: conta solo il modello Isee
Per un caso analogo a Rovigo è intervenuto il Tar

Riporto alcuni stralci dell’articolo del Gazzettino del 9 agosto 2026.

«Non importa se ci sono rendite differenti, se tra le proprietà dell’anziano figurano beni mobili o immobili. Non si possono fare distinzioni sulle diverse forme di invalidità. E di certo non valgono criteri arbitrari fissati dai Comuni per stabilire fino a quanto si possa spingere il contributo pubblico in termini di percentuali della retta da coprire. Chi ha diritto a un aiuto per pagarsi la casa di riposo, non può vedersi costretto a contrattare con la pubblica amministrazione.
…

L’avvocatura comunale aveva portato a sostegno delle sue considerazioni anche le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio. Altra bocciatura: i vincoli di finanza pubblica non possono andare a discapito dei diritti fondamentali dei cittadini.
...

Illegittime le formule che prevedono anticipi sulle vendite degli immobili di proprietà degli ospiti, scartate le soglie di contribuzione decise dai municipi.
...

[Per le famiglie] Non è facile neppure rimanere saldi contro le obiezioni delle pubbliche amministrazioni: nella situazione di fragilità in cui si trovano i parenti, la minaccia di vedersi rifiutati o sbattuti fuori dalla casa di riposo è pesantissima.»

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A dicembre del 2025 una sentenza analoga ha riguardato il Comune di Rovigo. Anche in quel caso è stato bocciato il regolamento comunale perché il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha ritenuto illegittimo per il Comune subordinare il suo intervento all’esaurimento totale delle risorse finanziarie e/o alla messa a reddito degli immobili di residenza. Illegittimo perché già quelle risorse sono conteggiate per stabilire quale debba essere il valore dell’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente; in pratica, si pagherebbe due volte).

I Comuni invocano “le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio”, e sbagliano sapendo di sbagliare. È un vecchio problema che risale alla mancata applicazione, da parte della quasi totalità dei Comuni, delle regioni e del governo centrale, della legge 328 del 2000 (clicca qui per visualizzarne il testo su normattiva.it). La legge prevede all’art. 6, comma 4, che «Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all'eventuale integrazione economica» e all’art. 25 stabilisce il criterio dell’indicatore Isee per la valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate.

Si veda in proposito questo intervento del consigliere comunale di Rovigo Matteo Masin, pubblicato sul Gazzettino del 28 dicembre 2025.

Il Gazzettino, 28 dicembre 2025

E allora che fare?

Molto chiaro il consigliere Masin: «la legge dice chi deve intervenire ma non con quali risorse. Da oltre vent’anni questo onere grava sui Comuni senza un fondo strutturale dedicato, mentre cresce il numero degli anziani non autosufficienti e aumentano i costi». Un problema che riguarda praticamente tutti i Comuni, esposti allo stesso rischio di contenzioso e di squilibrio dei bilanci.

«La quota sociale – continua Masin – ha bisogno di una copertura nazionale stabile. Per questo è necessario che lo Stato e le Regioni individuino un fondo come strumento per garantire il rispetto dei diritti delle persone fragili senza mettere in crisi i Comuni». Fondo che «ci sarebbe già, quello per le non autosufficienze (istituito con il governo Prodi), che non è nato per le integrazioni delle rette, ma per la domiciliarità e il pagamento degli assegni di cura, e la disabilità gravissima. Però il fondo è destinato alle persone non autosufficienti, è di natura sociale e non sanitaria, è nazionale e uguale per tutti i Comuni. La quota alberghiera, invece, è una prestazione sociale, legata alla non autosufficienza e a carico dei Comuni, strutturalmente incapienti. Si dovrebbe vincolare una quota del Fondo nazionale destinandola alla copertura di quella sociale nelle Rsa (Case di riposo, ndr), con criteri nazionali omogenei (Isee e non autosufficienza certificata). Così si tutelerebbe il diritto sancito dalla legge, si eviterebbero contenziosi e si salvaguarderebbero i bilanci comunali».

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Necessariamente il fondo nazionale per le non autosufficienze dovrebbe essere integrato e distribuito a Regioni e Comuni in relazione al numero di persone assistite nelle Rsa. E i Comuni non dovrebbero "inventare" stratagemmi regolamentari privi di fondamento per scaricare i costi sulle famiglie.

In Veneto sono 11.000 gli anziani in lista d’attesa per entrare in casa di riposo.


11 agosto 2026

La corsa al business delle Rsa, «Rendimenti alti, i fondi investono»


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Strutture dismesse da recuperare, nuovi insediamenti, acquisizioni: in Veneto si muovono anche svizzeri e francesi.

Poiché l'articolo di Martina Zambon è di difficile lettura dall'immagine sopra ne riporto per intero il testo. Prepariamoci al peggio (se non faremo nulla per impedirlo).

---- inizio articolo

Rsa, boom di fondi e società private per costruirne di nuove e, in alcuni casi, gestirle.

Il fenomeno, non nuovo, sta vivendo una nuova età dell’oro. Complici le proiezioni demografiche, il business c’è tutto. Al punto che si parla già di «silver economy».

Il rendimento, ma si tratta di investimenti a medio-lungo termine dicono gli operatori, viaggia intorno al 6-7%. Di buono, secondo gli investitori, c’è che è sicuro.

La demografia e le statistiche non mentono: i veneti vivono sempre più a lungo e, inevitabilmente, cresce il bisogno di assistenza. Il fermento è palese. Ne sanno qualcosa i consiglieri regionali e gli assessori avvicinati con proposte spesso di riconversione di strutture sanitarie dismesse.

Ad attestare l’impennata dell’interesse dei privati nel settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti sono gli esempi concreti che si moltiplicano.

Un advisor lombardo, lo Studio De Simone, che rappresenta più fondi di investimento, è interessato a una struttura sanitaria dismessa a Mezza Selva di Roana; la corazzata friulana di Sereni Orizzonti annuncia, fra acquisizioni e aperture, sei nuove strutture con il Veneto protagonista; e ancora un altro colosso, Numeria, che lavora con fondi di private equity e istituzionali, soprattutto francesi e svizzeri (per citare solo gli interventi più recenti, Campodarsego, San Martino di Lupari, Vigonza, Maserà, Pianiga) è sempre in prima fila. Tutto questo senza entrare nell’universo contiguo delle Ipab sempre più spesso, necessariamente, ibridate con il privato convenzionato. È il caso dell’Ipab di San Donà retta da Michele Basso che, però, osserva: «A livello regionale serve una cabina di regia che faccia analisi costi-benefici dei rapporti dei partenariati pubblico privati, in nome della trasparenza». Per non parlare della presenza, importante, del privato, anche nel segmento dei centri diurni per anziani non autosufficienti.

Un mondo, quello delle Rsa, che sta cambiando pelle. Ma Roberto Volpe, voce di Uripa, aggiunge tranchant: «Il problema è sempre lo stesso, mancano 100 milioni di euro dalla Regione per le impegnative inevase, poi possiamo discutere di tutto, ma si parte da lì».

Nel frattempo, però, le proposte dei privati si moltiplicano. Eugenio De Simone, dell’omonimo studio, spiega: «Il nostro studio ha sedi a Milano e Brescia, siamo advisor di più fondi che hanno manifestato l’interesse di investire in Veneto. In particolare, in strutture che magari oggi sono fatiscenti, quindi hanno bisogno di essere ristrutturate per essere trasformate in centri medici e Rsa, come a Roana. Oggi i fondi sono a caccia di queste opportunità e scalpitano, vorrebbero già fare qualche sopralluogo, fare la stima degli investimenti per arrivare a un business plan però sappiamo che i tempi della politica sono diversi».

Con Sereni Orizzonti c’è il portafogli della milanese Over Spa, specializzata, appunto, in «silver economy» per le recenti residenze a Ca’ Vio (Cavallino Treporti, Venezia, 50 posti) e l’Istituto Padre Pio a Tarzo (Treviso, 113) e con la padovana Codess per la Rsa di Gruaro, nel Veneziano (120 posti).

Fra i gestori si stanno affermando anche Peralba e Gheron. Fra gli investitori di Numeria, invece, ci sono investitori istituzionali italiani ma anche francesi e svizzeri che, specifica Gianluigi Rocco, amministratore di Numeria, «hanno un approccio a lungo termine come i fondi pensione e assicurazioni e guardano al settore socio sanitario con attenzione, penso, per restare agli ultimi 5 anni, a Bnp Paribas che ha investito sulle Rsa di Istrana, Jesolo, San Martino di Lupari, Campodarsego, Swiss Life, fondo svizzero francese ha realizzato Lavagno, Praemia, grossa sgr francese per Frassinelle, nel Rodigino, Euryale, un altro investitore francese magari non enorme ma sui 3-4 miliardi di gestito, sua la Rsa di Vigonovo, Lifento altro fondo francese, in Italia c’è Ream sgr, fondazioni bancarie piemontesi. Ed è un settore destinato a crescere». Ben oltre quei 36.597 posti accreditabili.

La Regione stanzia per gli anziani non autosufficienti nelle Rsa, le famose impegnative, 565 milioni di euro, al lordo delle risorse per i Centri Diurni, gli Stati vegetativi permanenti e i Religiosi non autosufficienti. Il numero di utenti medi con impegnativa arriva a 25.939 unità, insomma la copertura è del 76,5%. Il rimanente 23,5% paga la retta per intero.

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

La gestione dei cittadini anziani, sempre più numerosi, richiede, probabilmente, regole nuove. «Per rafforzare l’integrazione pubblico-privato serve creare le condizioni per attrarre capitali privati - chiude Rocco - e favorire l’incremento quantitativo e qualitativo della risposta assistenziale e la sostenibilità del sistema nel medio lungo periodo. Tra queste, ad esempio, lo snellimento delle procedure di autorizzazione, il rafforzamento dei sistemi di vigilanza e controllo, una cabina di regia per valorizzare il personale anche con forme di aiuto nell’accesso alla casa e percorsi formativi permanenti, assegnazione delle impegnative di residenzialità, anche sulla base del criterio del reddito, differenziare l’accesso delle strutture al budget pubblico anche con criteri di qualità secondo le norme di concorrenza europea e, infine, studiare forme di coinvolgimento delle compagnie di assicurazione per la diffusione delle Long Term Care».

È, appunto, la «silver economy».

di Martina Zambon


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

---- fine articolo

Alcune mie osservazioni, preliminari perché ciò che ci si prospetta è di portata enorme.

  • Sparisce il problema del personale ma le Rsa sono in grave carenza di infermieri e Oss già ora. Una possibile spiegazione è che intendono gestirle solo «in alcuni casi».

  • L’integrazione pubblico-privato mi ricorda la Superstrada Pedemontana Veneta. Il rischio d’impresa sarà trasferito a una compiacente amministrazione regionale?

  • L’assegnazione di tutte le impegnative di residenzialità ci sarà quando questi gruppi avranno ottenuto tutto il resto. E non è neanche certo.

  • Questa calata speculativa è un'ulteriore minaccia per le Rsa pubbliche.

 Link:

Uripa Unione Regionale Istituti Per Anziani Della Regione Veneta (https://www.uripa.it/).