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19.6.26

Ulss 5, un primario incassa fino a 580.000 euro l’anno in libera professione

Oltre quattro volte il pur ragguardevole stipendio

Il sito web dell'Ulss 5 Polesana

Nell’Ulss 5 Polesana c’è un primario che oltre allo stipendio di 130.000 euro l’anno, ne guadagna altri 580.000 in libera professione. Vale a dire per visite e interventi chirurgici (si anche interventi chirurgici) effettuati privatamente dal medico all’interno dell’ospedale pubblico, utilizzandone ambulatori, sale operatorie, attrezzature e personale di supporto.

Non ho abbastanza fantasia per immaginare come possa riuscirci.

Non riesco proprio a figurarmi come si possa, dopo il proprio orario settimanale di 38 ore lavorative, avere la forza e soprattutto il tempo, per svolgere un’attività privata aggiuntiva in grado di produrre un reddito annuale di oltre mezzo milione di euro.


A sinistra lo stipendio, a destra la libera professione. Anno 2025

Il dato è pubblicato dalla stessa Ulss sul proprio sito web, un po’ nascosto a dire il vero, ma c’è. Per legge, infatti, le amministrazioni pubbliche sono tenute a rendere note annualmente le retribuzioni dei propri dirigenti.

Nel caso dell’Ulss 5 le trovate a questo indirizzo (cliccateci sopra per accedervi):

https://www.aulss5.veneto.it/retribuzione-dei-dirigenti

Sono visibili le retribuzioni erogate dal 2018 al 2025.

Suggerimento: scaricatele ma non fatevi il sangue cattivo.



 Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”


Su questo argomento può essere utile la lettura di un precedente post del 18 aprile 2024 (cliccare sul titolo per visualizzarlo):

Scoprire che con l'intramoenia (visite private all'interno degli ospedali pubblici) l'Ulss ci guadagna


17.6.26

Quando il ministro Giorgetti diceva «Chi va più dal medico di base?»

Governo con l’acqua alla gola. Mancano 13 giorni alla scadenza del 30 giugno per l’avvio di tutte le funzioni delle Case della Comunità.

A rischio 2 miliardi di fondi del Pnrr.


Il ministro Giancarlo Giorgetti. Foto Wikimedia Commons

Correva l’anno 2019 e il Ministro Giorgetti dichiarava: «Nei prossimi 5 anni mancheranno 45mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti. Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito».

Si legga in proposito l’articolo de Il Sole 24 ore, 24 agosto 2019, intitolato “Giorgetti: «Chi va più dal medico di base?». Ma il 74% degli italiani ci va almeno una volta all’anno”, clicca qui per visualizzare l’articolo).

Giancarlo Giorgetti dal 22 ottobre 2022 è il ministro dell'economia e delle finanze nel governo Meloni.

Nella loro ansia di comprimere il ruolo dello Stato nel servizio sanitario nazionale per lasciare via libera alla sanità privata, pur nella piena consapevolezza della drastica riduzione del numero dei medici di famiglia che di li a poco si sarebbe verificata, hanno continuato a nascondere il problema. «Chi va più dal medico di base», diceva l’attuale ministro, ma l’Istat lo smentiva: il 74% degli italiani ci andava almeno una volta l’anno.

Ora, a pochi giorni dalla scadenza del Pnrr, si accorgono, dopo ben quattro anni dal decreto che le istituisce, che i medici di medicina generale servono a «popolare le case di comunità» (clicca qui per il relativo post).

Non ho parole o meglio le avrei ma non sono pubblicabili.


15.6.26

A 15 giorni dalla scadenza il governo non sa ancora come «popolare le case di comunità»

Lavori in corso alla Casa della Comunità di Badia Polesine

Entro il 30 giugno 2026 le Case della Comunità dovranno essere aperte e attive con tutti i servizi previsti dal decreto ministeriale 77 del 23 maggio 2022 (clicca qui per il testo in gazzetta ufficiale). Dopo quattro anni dal decreto siamo, come al solito, in emergenza. Questo Paese vive in uno stato di emergenza continua.

Al Forum “G19+2 Sanità” a Genova il ministro Schillaci ha dichiarato: «Sono gli atti e le leggi a muovere le leve dello Stato in concreto, ma dobbiamo partire da un sentire comune e credo nessuna categoria, tantomeno i medici, possa pensare di dare una risposta negativa quando parliamo di popolare le case di comunità e di offrire una medicina più forte ai cittadini».

Dopo quattro anni e a quindici giorni dalla scadenza!

Leggi l'articolo completo di quotidianosanità.it del 15 giugno a questo link.

Riporto di seguito i servizi che devono essere presenti nelle Case della Comunità per rispettare il Pnrr.




3.6.26

Polesine, la provincia più anziana del Veneto

Il Gazzettino del 22 maggio 2026

I dati del censimento sono molto significativi. Pubblichiamo questo articolo del Gazzettino per la rilevanza che i temi demografici hanno - e avranno sempre più in futuro - sulla programmazione sanitaria.





Per approfondire l'argomento proponiamo il documento dell'Istat "Il Censimento permanente

della popolazione in Veneto" (clicca qui o sul titolo del documento per scaricarlo).

1.6.26

Altopolesine, gli Sportelli che ti aiutano contro le liste d'attesa

Sono attivi in altopolesine tre Sportelli dove trovare assistenza gratuita contro le liste d'attesa.
Qui sotto trovate le locandine e i relativi recapiti.

Trecenta, lo Sportello del Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca"

Badia Polesine, lo Sportello dello Spi-Cgil in Via Roma 251

Badia Polesine, lo Sportello dello Spi-Cgil presso il CRAB, in Via Cigno 109/a



29.5.26

Sportelli per il Diritto alle Cure: +49,4% i ricorsi contro le liste d’attesa

Dia 1

Lo scorso 26 maggio 2026 i Comitati aderenti al CoVeSaP (Coordinamento Veneto Sanità Pubblica) e i Comitati veronesi hanno presentato presso la sede del Consiglio regionale i risultati del secondo anno di attività degli Sportelli per il Diritto alle Cure del Veneto.

I ricorsi contro le liste d’attesa (3.207 ) sono aumentati del 49,4% rispetto all’anno precedente (2.146).

Gli Sportelli si sono moltiplicati, ora sono 65, presenti in tutte le province grazie al lavoro di 284 volontari che assistono gratuitamente i pazienti.

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Rassegna stampa


Visite ed esami, boom di ricorsi. In un anno 2.000 solo da Verona

https://www.larena.it/territorio-veronese/citta/visite-ed-esami-boom-di-ricorsi-in-un-anno-2-000-solo-da-verona-1.13026201


Report sulle attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ – CoVeSaP.
Ostanel (AVS) e Bigon (Pd): “Regione garantisca ai cittadini le prestazioni nei tempi previsti. Serve investire molto di più nella sanità pubblica.”

https://www.consiglioveneto.it/web/crv/dettaglio?id=74438425&pageTitle=Notizie&type=news


Report sulle attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ – CoVeSaP

https://www.ansa.it/pressrelease/veneto/2026/05/26/report-sulle-attivita-degli-sportelli-diritto-alle-cure-covesap_795c833c-e529-4ab8-9f5c-5f00f87998a8.html


Il reparto di riabilitazione del San Luca dirotta i pazienti nel privato puro?


In queste ultime settimane il Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” ha raccolto alcune segnalazioni che sembrano indicare un cambio di rotta del reparto di riabilitazione fisica dell’ospedale di Trecenta.

I pazienti esterni (non ricoverati) verrebbero, sempre più spesso, esclusi dai percorsi riabilitativi direttamente erogati al “San Luca” e dirottati nel privato puro. Attenzione, privato puro non convenzionato, cioè a totale carico del paziente e non soggetto al semplice ticket.

Non solo, ortopedici e fisiatri del servizio pubblico promuoverebbero le infiltrazioni ecoguidate che poi loro stessi somministrerebbero in strutture private, convenzionate o meno, ma sempre a totale carico del paziente.

L’infiltrazione guidata è di moda, ma fuori dal servizio sanitario nazionale.

Secondo il quadro che si delinea dalle segnalazioni raccolte la fisiatria di Trecenta tenderebbe a non prescrivere più terapie a carico del Servizio Sanitario Nazionale per gli esterni: una pacca sulle spalle e via, con annessa prescrizione di antidolorifici, che il paziente già prende, e di costosi integratori a pagamento di incerta utilità.

L'Ulss ne sarebbe più che contenta, visto che paga l'ammalato di tasca sua, e perché non deve prendersi in carico il paziente, riducendo anche le liste d’attesa. Bingo!

Se questo quadro dovesse essere confermato sarebbe assai grave.

Verrebbe minata dalle fondamenta la buona reputazione fin qui guadagnata dal reparto di riabilitazione fisica dell’Ospedale di Trecenta. Ma forse potrebbe essere questo lo scopo di questa ulteriore deriva verso la privatizzazione della sanità.

Come Comitato non possiamo che raccogliere le segnalazioni degli altopolesani. Non possiamo verificare la reale situazione. Le segnalazioni sono attendibili ma non possiamo controllare quanto siano generalizzate.

Chi lo farà? La Conferenza dei sindaci? Il Comitato dei sindaci del distretto 1? I carabinieri dei NAS?

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
il portavoce – Pietro Tosarello


Dal sito dell'Ulss: https://www.aulss5.veneto.it/medicina-fisica-e-riabilitativa-trecenta


17.5.26

Ulss 5, le mezze verità del direttore generale sul Punto di Primo Intervento del “San Luca”

Rimangono tutte le incertezze sulle Case della Comunità a poco più di mese dalla scadenza del Pnrr

Il Gazzettino, 29 aprile 2026

La nota con cui il direttore generale dell’Ulss 5 risponde all’interrogazione del consigliere regionale Flavio Baldan (capogruppo del M5S) rivolta alla giunta regionale (clicca qui per ilrelativo post) richiede qualche osservazione.


Il direttore generale continua a definire “Pronto Soccorso” il Punto di Primo Intervento del “San Luca”.

Non solo, afferma anche che «può gestire tutti i tipi di codice», ma “gestire” non significa “prendere direttamente in carico dall’inizio alla soluzione” il paziente. Infatti, le persone cui viene assegnato un codice giallo, arancione o rosso vengono stabilizzate (“gestite”) e inviate al Ps di Rovigo; così come, qualunque sia il colore del codice, nel caso di pazienti ortopedici, come abbiamo verificato lo scorso mese di aprile (clicca qui per il relativo post).


“Gestire” diventa allora sinonimo di “inviare”, “spedire”, “indirizzare”, “sbolognare”. Significa tutto, per il direttore generale, niente per chi viene classificato con codice giallo, arancione o rosso, o se ha un qualsiasi problema ortopedico. Abilissimi i direttori generali a dichiarare una mezza verità che porta però assai lontano dalla realtà dei fatti.

Chi legge le dichiarazioni del direttore generale dell’Ulss 5 resta nell’illusione di trovare al San Luca un pronto soccorso vero e proprio ma, invece, come ben sappiamo, non è così.

In tutte le pagine del proprio sito istituzionale l’Ulss 5 dichiara il Punto di Primo intervento dell’ospedale di Trecenta come Pronto Soccorso. Ciò non corrisponde a quanto dichiarato dalla stessa Ulss nell’incontro richiesto dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca il 24-01-2024 alla presenza della dirigenza dell’epoca (Il DG Patrizia Simionato, il Direttore Amministrativo Leopoldo Ciato; il Direttore Sanitario Alberto Rigo; il Direttore dei Servizi Socio Sanitari Marcello Mazzo).

Il precedente direttore generale dell'Ulss (Pietro Girardi), a Castelmassa, lo scorso 7 ottobre 2025, ha dichiarato «A Trecenta mai più pronto soccorso» (clicca qui per l'articolo del Gazzettino). E allora come la mettiamo?

L’Ulss 5 ha riclassificato il servizio? Quando e con quale provvedimento?

Perché i casi sono due: o il Punto di Primo intervento è tornato ad essere un vero Pronto Soccorso (e noi in altopolesine non ce ne siamo accorti) oppure il direttore generale dell’Ulss 5 deve smettere di spacciarlo come tale. È una questione di correttezza, nella comunicazione a mezzo stampa dell’Ulss 5 e in tutte le pagine del sito web in cui viene indicato come Ps e non come Ppi.

Le Case della Comunità

«Per quanto riguarda le Case della Comunità, è fondamentale chiarire che il personale necessario è già ora in larga parte disponibile, trattandosi di risorse già operanti sul territorio». Così Filippi sul Gazzettino e sulla Voce del 29 aprile scorso. Non è chiaro a quale personale intenda riferirsi il direttore generale dell’Ulss 5: quello già attivo nell’assistenza domiciliare? Quello già ora in servizio nei punti sanità? Perché, in questo caso, si tratterebbe di un cambio di etichetta e nient’altro.


La Voce, 29 aprile 2026

Ci dica piuttosto se verranno attuati tutti i servizi previsti dal decreto ministeriale n. 77 del 23 maggio 2022 (Vedi qui sotto la Tabella 4 - Servizi previsti da standard nelle Case della Comunità allegata al decreto).



Tabella 4 - Servizi previsti da standard nelle Case della Comunità

Chi dichiara cosa

Approfittando di una svista dell’interrogante, il direttore generale dell’Ulss 5 precisa che «non ha mai rilasciato le dichiarazioni a lui attribuite, né ha preso parte alla riunione pubblica citata». Si riferisce, infatti, all’assemblea organizzata dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca il 17 aprile scorso alla quale non ha partecipato (clicca qui per il relativo post). Nell’occasione era stata la sindaca del Comune di Trecenta, Anna Gotti, a riferire che «Filippi sta cercando di fare un monitoraggio dei reparti per capire di quanto si possono implementare i posti letto con il personale a disposizione».


La sindaca Anna Gotti durante l'assemblea del 17 aprile 2026

Rimaniamo in attesa di nuove smentite.


Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca"
il portavoce - Pietro Tosarello

5.5.26

«Qui l’ortopedico non c’è… MAI»

Una delle differenze tra un Pronto Soccorso e un Punto di Primo Intervento.
Altopolesani, a Trecenta abbiamo bisogno di un vero Pronto Soccorso.


Il Punto di Primo Intervento dell'ospedale di Trecenta

 L’infermiera dell’accettazione ha letto con attenzione l’impegnativa, mi hai poi guardato dritto negli occhi per essere certa che l’informazione arrivasse forte e chiara, e mi ha detto:

«Qui l’ortopedico non c’è… MAI».

Il “MAI” mi è sembrato in maiuscolo, grassetto e doppio sottolineato.

Questo è accaduto al Punto di Primo Intervento dell’ospedale “San Luca” di Trecenta nello scorso mese di aprile.

Da una ventina di giorni il ricorrente dolore alla base del pollice non accennava a risolversi, anzi. Avviata la terapia con cortisone, per attenuare l’infiammazione, dopo sei giorni in cui il dolore era persino aumentato il mio medico di medicina generale mi ha prescritto una visita ortopedica urgente.

Chiamo subito il Cup e ho una prima sorpresa. Invece di una visita ambulatoriale il giorno dopo a Trecenta o nei punti sanità di Badia, Lendinara o Castelmassa, l’operatore del Cup mi indirizza al Pronto Soccorso. “Deve essere la procedura standard”, mi dico.

È un lunedì, all’ospedale di Trecenta operano anche gli ortopedici, magari al termine degli interventi trovano dieci minuti per vedermi. La mia compagna mi porta al “San Luca” e qui vengo informato, in modo inequivocabile, che nel Punto di Primo Intervento dell’ospedale di Trecenta l’ortopedico non c’è, ma proprio mai.

Al Pronto Soccorso di Rovigo ovviamente mi assegnano un codice bianco, non sono certo in pericolo di vita, ma io dovevo fare una visita ambulatoriale non un accesso al Ps. La differenza è sostanziale, anche dal punto di vista economico: per la visita in ambulatorio sarei stato esente da ticket per patologia, invece, con il codice bianco del Ps dovrò pagarlo; se ne vanno 89 euro su una spesa di 119, niente male!

A Rovigo il Ps ortopedico ha due ambulatori, ben organizzati. L’infermiere della specialità, prese alcune necessarie informazioni, mi manda nell’adiacente radiologia. Quando è il mio turno, avevo dieci persone davanti, vengo chiamato in uno dei due ambulatori ortopedici.

Qui trovo un giovane medico, perfettamente al corrente della mia patologia di base, che esamina a video praticamente tutte le radiografie che avevo fatto nelle strutture pubbliche dell’Ulss 5. Per la mano mi prescrive i farmaci da assumere, mi indica gli accorgimenti da tenere, il tipo di tutore più adatto e le possibili soluzioni. Tanto di cappello.

Ecco, la mia è stata un’esperienza emblematica della differenza tra un Pronto Soccorso e un Punto di Primo Intervento. E questo nel caso di un problema ortopedico, non riesco nemmeno a immaginare per tutto il resto.

Altopolesani, a Trecenta abbiamo bisogno di un vero Pronto Soccorso.

Pietro Tosarello - Badia Polesine


--- Se volete potete segnalare le vostre esperienze in materia alla casella di posta elettronica del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca all’indirizzo comitato.ospedaletrecenta@gmail.com