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09 febbraio 2025

Liste d’attesa, l’allarme Gimbe: “Approvato un decreto attuativo su sei”: a che punto è la riforma

fonte: https://www.fanpage.it/politica/liste-dattesa-lallarme-gimbe-approvato-un-decreto-attuativo-su-sei-a-che-punto-e-la-riforma/

La riforma sulle liste d’attesa, nata per garantire un accesso più rapido alle cure, è bloccata a causa dei ritardi nei decreti attuativi. Mentre milioni di pazienti restano senza risposte, la Fondazione GIMBE denuncia lo stallo: “Per risolvere il problema servono investimenti mirati e riforme coraggiose”.

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Solo un decreto attuativo su sei ha ricevuto il via libera

I decreti attuativi rappresentano il cuore pulsante di qualsiasi riforma, ma a sei mesi dall’approvazione della legge il meccanismo sembra essersi inceppato: dei sei provvedimenti previsti, infatti, soltanto uno ha ricevuto il via libera, mentre tre sono già scaduti e per gli altri due non è stata neppure fissata una scadenza. Un quadro che, secondo Cartabellotta, ricalca un copione già visto nella storia parlamentare italiana: tra lungaggini burocratiche, ostacoli politici e mancanza di coordinamento tra ministeri e Camere, spesso le norme restano sulla carta, senza mai tradursi in cambiamenti concreti.

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Odissea senza fine per i pazienti

Nel frattempo, per i cittadini la situazione non cambia: milioni di pazienti continuano infatti a scontrarsi con liste d'attesa interminabili, rinunciando spesso alle cure per mancanza di alternative. Il paradosso sembra essere evidente: la legge esiste, ma senza i decreti attuativi rimane solo un insieme di buone intenzioni prive di effetti concreti.

"Le liste d’attesa non sono altro che il sintomo di una crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. Per risolvere il problema servono investimenti mirati e riforme coraggiose. Limitarsi a tamponare l'emergenza senza affrontare le cause profonde equivale a guardare il dito e non la luna", ha concluso Cartabellotta.

Leggi l'articolo completo

Sulle liste d'attesa consulta anche, in questo blog, il post Liste d'attesa, la normativa nazionale e regionale (Veneto) dove consultare anche il testo del DECRETO-LEGGE 7 giugno 2024, n. 73 Misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie. Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 29 luglio 2024, n. 107. Testo unificato, link a normattiva.it

03 gennaio 2025

La giunta regionale "regala" ai privati tariffe molto salate

I più attenti ricorderanno il presidente della giunta regionale Luca Zaia invocare, un giorno si e l'altro pure, per tutte le regioni, i costi standard. Chiudeva il cerchio affermando che il Veneto garantiva prestazioni di qualità a costi inferiori a molte altre regioni, in particolare del sud.

Bene, tutto questo è acqua passata. Anzi le parti si sono addirittura invertite: il Veneto vuole spendere di più rispetto al nomenclatore tariffario approvato dal ministero della salute di concerto con quello dell'economia e della finanza. E tutto per garantire compensi più alti alle strutture private convenzionate con il servizio sanitario nazionale.

Tutte le informazioni del caso negli articoli che seguono (Il Mattino, 2 gennaio 2025).

Scarica anche la Delibera della Giunta Regionale (Dgr) n. 1251 del 29 ottobre 2024 con cui la giunta Zaia ha prorogato fino a marzo 2025 le precedenti tariffe.



Aggiornamento. La consigliere regionale Elena Ostanel (gruppo Il Veneto che vogliamo) ha presentato un'interrogazione urgente (Il Mattino, 3 gennaio 2025)



Salute mentale. Nel centenario della nascita di Basaglia il Veneto spinge verso l'istituzionalizzazione dei pazienti psichiatrici

In questo articolo, pubblicato da quotidianosanità.it, Andrea Angelozzi riepiloga le scelte della giunta regionale del Veneto sulla salute mentale.


Salute mentale stretta tra residenzialità e semiresidenzialità 

di Andrea Angelozzi

18 DIC 2024 - Gentile Direttore,

spesso ci si dimentica che la psichiatria non segue il buon senso comune e le sue scorciatoie, che sembrano offrire la facile soluzione ai problemi. Quello che sta emergendo nella Regione Veneto in Salute Mentale (e non credo sia un elemento isolato nel quadro Italiano) è una aumentata richiesta di soluzioni istituzionali, sotto forma di residenzialità e semiresidenzialità. Parlo di soluzioni istituzionali, perché la attenzione è rivolta ai luoghi ove collocare le persone, e non alle attività che con le persone possono essere fatte perché stiano meglio, che prescindono dai luoghi, ma di cui non si parla e che pare non siano sentite come un problema.

Già nel 2018 vi era stata in Veneto una prima revisione della residenzialità, che aveva ampliato i posti letto rispetto ai 1859 allora esistenti. La programmazione, nelle varie tipologie di intensità assistenziale definite dalla DGR 1616/2008, consentiva di espanderli complessivamente a 2048, anche se di fatto il loro aumento si è fermato a 1874. A questi però andavano aggiunti 280 posti in strutture di nuova individuazione, le RSSP, dove la mancanza di un limite di permanenza, per ospiti i cui requisiti erano una età superiore a 45 anni e il non avere risposto a non meglio definiti interventi riabilitativi, dando al tutto una sinistra ombra neomanicomiale.

Il 14 novembre 2024 è stata approvata la DGR 1299, che mantiene i 280 posti di queste RSSP, riducendo la restante offerta. Il risultato è una residenzialità di 2076 posti letto , con quindi oltre 200 posti in più rispetto al 2018 e con i posti riservati a queste nuove sperimentazioni neomanicomiali che passano dal 12 al 14%.


La stessa delibera ha anche aumentato le rette con un aumento progressivo negli anni, che porterà nel 2026 la quota per le strutture sanitarie ad un 10-11% in più rispetto all’attuale, e quella per le socio sanitarie a un 5-6% in più.
Per quanto riguarda i Centri Diurni, già nel 2022 la Regione aveva incrementato i posti da 1397 a 1646, e definito le nuove tariffe.

Tutto questo lavoro è stato motivato da un incremento delle richieste per queste strutture segnalato dai DSM, con la difficoltà di reperire posti disponibili, un problema sollevato pubblicamente sulla stampa locale anche recentemente dalle varie associazioni che riuniscono i gestori di queste strutture. Parliamo di “gestori" anche perché questo è il primo elemento di interesse.

Di fatto quello che sta avvenendo in Salute Mentale, e non solo nel Veneto, è un crescente doppio binario. Da una parte la residenzialità e la semiresidenzialità vede come protagonisti i soggetti privati, che espandono anche i posti letto ospedalieri mentre dall’altra gli SPDC si riducono come si riducono i servizi territoriali pubblici.

Il secondo elemento, strettamente collegato, è che questi costi crescenti, per strutture istituzionali dove “mettere” i pazienti, non avviene con ulteriori specifici fondi, ma con una attribuzione al fondo sanitario indistinto delle singole ASL. Questo significa che, dal momento che non verrà certo espansa la parte localmente attribuita alla Salute Mentale e non potrà essere contratta la spesa ospedaliera, che è anzi in espansione, il costo sarà sostenuto da un minore finanziamento alla parte territoriale, i Centri di Salute Mentale, destinati ad essere sempre più dei semplici ambulatori ad ore.

Il terzo elemento è che questa espansione della spesa per la residenzialità renderà ancora più difficile la situazione dei pazienti, delle loro famiglie e dei Comuni, ove chiamati a compartecipare. Di fatto già adesso i Comuni si trovano in grandi difficoltà a sostenere questo tipo di costi. Aggiungiamo che la recente DGR sul budget di salute approvata in Veneto ha in sè la possibilità di chiedere supporto ai Comuni anche per spese riabilitative che sarebbero integralmente a carico sanitario.

Ma soprattutto c’è una considerazione, che ci riporta alla questione del senso comune e della psichiatria. Certo, a fronte della aumentata richiesta di residenzialità la soluzione più ovvia è aumentarla e renderla economicamente più gestibile per i privati. Ma questa scorciatoia del pensiero non funziona a favore dei pazienti, soprattutto perché comporta un impoverimento di quel territorio che dovrebbe evitare la cronicizzazione di cui si occupano queste strutture e favorire comunque soluzioni non istituzionali; riporta comunque la psichiatria a modelli pre Legge 180/78; e comporta una progressiva perdita di centralità per la struttura pubblica che dovrebbe coordinare gli interventi, secondo logiche di erogazione di servizi e non di profitto economico.

La apparente soluzione in realtà rischia di non risolvere nulla e di aprire la strada non solo ad una progressiva impossibilità nel gestire economicamente la soluzione, ma a una visione della salute mentale dove la minima difficoltà clinica trova automatica e pronta soluzione mettendo da qualche parte il paziente, una soluzione che la psichiatria italiana credeva di avere superato nel 1978.

Andrea Angelozzi
Psichiatra



18 dicembre 2024

17 aprile 2024

Liste d'attesa, la normativa nazionale e regionale (Veneto)

Ultimo aggiornamento: 20 aprile 2025.

Post in corso di aggiornamento ma già ora è possibile rilevare alcune irregolarità nella gestione delle liste d'attesa. I comitati aderenti al Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSaP) si stanno organizzando per assistere i cittadini nei confronti dei quali non vengono rispettati i tempi per l'effettuazione di visite ed esami strumentali.

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" ha aperto un primo Sportello per il Diritto alle Cure a Trecenta.

Lo Sportello per il Diritto alle Cure di Trecenta è ospitato presso la Sala parrocchiale dell'Oratorio Don Bosco, in Piazza San Giorgio 125, e sarà attivo ogni giovedì dalle 16.30 alle 18.30.

La normativa

Art. 19 legge 833/1978

DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 1992, n. 502 "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421"

Vedi Art. 14, comma 5:

5. Il direttore sanitario e il dirigente sanitario del servizio, a richiesta degli assistiti, adottano le misure necessarie per rimuovere i disservizi che incidono sulla qualità dell'assistenza.
Al fine di garantire la tutela del cittadino avverso gli atti o comportamenti con i quali si nega o si limita la fruibilità delle prestazioni di assistenza sanitaria, sono ammesse osservazioni, opposizioni, denunce o reclami in via amministrativa, redatti in carta semplice, da presentarsi entro quindici giorni, dal momento in cui l'interessato abbia avuto conoscenza dell'atto o comportamento contro cui intende osservare od opporsi, da parte dell'interessato, dei suoi parenti o affini, degli organismi di volontariato o di tutela dei diritti accreditati presso la regione competente, al direttore generale dell'unità sanitaria locale o dell'azienda che decide in via definitiva o comunque provvede entro quindici giorni, sentito il direttore sanitario. La presentazione delle anzidette osservazioni ed opposizioni non impedisce ne preclude la proposizione di impugnative in via giurisdizionale.

DECRETO LEGISLATIVO 29 aprile 1998, n. 124

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 16 aprile 2002 "Linee guida sui criteri di priorità per l'accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e sui tempi massimi di attesa. (GU Serie Generale n.122 del 27-05-2002)"

LEGGE 23 dicembre 2005, n. 266 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)". Vedi art. 1, comma 282

282. Alle aziende sanitarie ed ospedaliere è vietato sospendere le attività di prenotazione delle prestazioni di cui al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano, sentite le associazioni a difesa dei consumatori e degli utenti, operanti sul proprio territorio e presenti nell'elenco previsto dall'articolo 137 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, disposizioni per regolare i casi in cui la sospensione dell'erogazione delle prestazioni è legata a motivi tecnici, informando successivamente, con cadenza semestrale, il Ministero della salute secondo quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 aprile 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 27 maggio 2002. (20)

(20) La Corte costituzionale con sentenza 18 aprile - 8 maggio 2007, n. 162 (in G.U. 1a s.s. 16/5/2007, n. 19) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 282, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2006), limitatamente alle parole "sentite le associazioni a difesa dei consumatori e degli utenti, operanti sul proprio territorio e presenti nell'elenco previsto dall'articolo 137 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206"".

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 600 del 13 marzo 2007 "Piano Nazionale di contenimento dei tempi di attesa per il triennio 2006-2008 di cui all'articolo 1, comma 280 della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Piano Attuativo Regionale: integrazione D.G.R. n. n. 3535 del 12.11.2004 e n. 2066 del 27.06.06."

LEGGE REGIONALE  n. 19 del 25 ottobre 2016 "Istituzione dell'ente di governance della sanità regionale veneta denominato "Azienda per il governo della sanità della Regione del Veneto - Azienda Zero". Disposizioni per la individuazione dei nuovi ambiti territoriali delle Aziende ULSS." Vedi art. 28 sulle liste d'attesa.

Deliberazione della Giunta Regionale n. 320 del 12 marzo 2013 "Il governo delle liste di attesa nelle Aziende Sanitarie della Regione Veneto".

LEGGE REGIONALE  n. 30 del 30 dicembre 2016 "Collegato alla legge di stabilità regionale 2017".
Vedi art. 38, comma 4, lettera f) e lettera l).

  • f)    almeno il 90 per cento delle prestazioni prioritarizzate deve essere erogato entro i tempi massimi previsti da ogni classe di priorità da parte delle Aziende ULSS e ospedaliere nonché dalle strutture private accreditate. Il restante 10 per cento deve essere erogato entro i successivi dieci giorni nel caso di classe B, entro i successivi trenta giorni negli altri casi.
  • l)    non è ammessa la chiusura delle agende di prenotazione.

Decreto del presidente del consiglio dei ministri 12 gennaio 2017
Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. (17A02015)
(G.U. Serie Generale , n. 65 del 18 marzo 2017)

LEGGE REGIONALE  n. 48 del 28 dicembre 2018 "Piano socio sanitario regionale 2019-2023".

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 479 del 23 aprile 2019 "Recepimento dell'intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e Provincie Autonome di Trento e Bolzano, sul Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa per il triennio 2019-2021, di cui all'articolo 1, comma 280, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, del 21 febbraio 2019".
Aggiornamento: relativamente alle prestazioni ambulatoriali le disposizioni contenute in questa Dgr sono superate dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 626 del 2024 (vedi più sotto). Rimangono, invece, in vigore le disposizioni riguardanti le prestazioni ospedaliere.

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 1164 del 06 agosto 2019 "Adozione del Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA) a seguito del recepimento dell'Intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome sul Piano Nazionale di Governo delle liste d'attesa per il triennio 2019-2021 con DGR del 23 aprile 2019 n. 479. Deliberazione n. 69/CR del 28 giugno 2019".
Aggiornamento: relativamente alle prestazioni ambulatoriali le disposizioni contenute in questa Dgr sono superate dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 626 del 2024 (vedi più sotto). Rimangono, invece, in vigore le disposizioni riguardanti le prestazioni ospedaliere.

Deliberazione della Giunta Regionale n. 341 del 17 marzo 2020 "Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA). Integrazione alla delibera n. 1164 del 6 agosto 2019. Deliberazione n. 16/CR del 18 febbraio 2020."

Deliberazione della Giunta Regionale n. 626 del 04 giugno 2024 "Aggiornamento del Piano Regionale di Governo delle Liste di Attesa (PRGLA). Deliberazione/CR n. 35 del 9 aprile 2024".
Pubblicata sul Bur n. 78 del 14 giugno 2024, entro sessanta giorni le "
le Aziende ULSS, Ospedaliere e IOV di aggiornare i propri Piani Attuativi Aziendali" e "trasmetterli alla competente Direzione Programmazione Sanitaria per le valutazioni di competenza".

DECRETO-LEGGE 7 giugno 2024, n. 73 Misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie. Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 29 luglio 2024, n. 107. Testo unificato, link a normattiva.it

Deliberazione della Giunta Regionale n. 333 del 01 aprile 2025 "Prestazioni sanitarie erogate a favore dei cittadini residenti nella Regione del Veneto. Contenimento dei tempi di attesa per l'erogazione delle prestazioni Sanitarie - Finanziamento aggiuntivo per l'anno 2025."
Con questa deliberazione la Giunta Regionale destina 
42.300.000,00 euro al contenimento delle liste di attesa. Di questi 22,3 milioni di euro finanzieranno l'attività aggiuntiva del personale mentre 20 milioni di euro andranno ad aggiungersi a quanto già destinato per l’acquisto di prestazioni erogate dalle strutture private accreditate.

28 marzo 2018

Fondo sanitario 2017. In Gazzetta la delibera Cipe per il riparto di 111,7 miliardi alle Regioni

fonte: quotidianosanita.it

Della somma complessiva 108,949 miliardi sono per il Lea e 1,8 miliardi voncolati per gli obiettivi di Piano. La delibera Cipe è pubblicata sulla Gazzetta n. 70/2018. Nel fondo è compreso, tra l'altro, il finanziamento per il rinnovo delle convenzioni (69 milioni), per il Piano vaccini (100 milioni), per l’assistenza agli extracomunitari regolarizzati (200 milioni), per la stabilizzazione dei precari (75 milioni) e 240,5 milioni vanno all’ospedale Bambino Gesù e all’Ordine di Malta per la mobilità sanitaria. LA DELIBERA.

28 MAR - Per il 2017 sono 111,752 miliardi, di cui 1,8 miliardi di somme vincolate. E’ il fondo sanitario nazionale 2017 e il provvedimento Cipe per il riparto è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 marzo.
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20 aprile 2017

CASSAZIONE: il medico è colpevole se antepone le logiche ragionieristiche indotte alla cura del malato, ma non è colpevole se le ignora per tutelarlo nella sua salute

Fonte: FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) sezione di Roma, 23 febbraio 2017

Il medico nella sua attività professionale deve perseguire un unico fine, la cura del malato, utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui può disporre, senza farsi condizionare da esigenze di diversa natura, lo esplicita la Corte di Cassazione nella sentenza del 2 marzo 2011 n. 8254 dove recita che: "a NESSUNO è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute, di diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo piano le esigenze dell'ammalato." Oltretutto è la stessa Corte che ribadisce : "Il medico non è tenuto al rispetto di quelle direttive, laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente, e non può andare esente da colpa, ove se ne lasci condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione ad un livello ragionieristico" Ovvero il medico diventa colpevole se si fa condizionare da logiche ragionieristiche o da direttive diramate che possono ledere la salute del paziente.
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22 luglio 2016

Ulss 18. Senza risposte i problemi dell'assistenza domiciliare integrata (Adi)

Nello scorso mese di aprile una delegazione del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” ha incontrato il direttore generale dell'Ulss 18 Antonio Compostella. In quella occasione il comitato ha consegnato una lista dei problemi dell'ospedale di Trecenta e del servizio di assistenza domiciliare integrata (Adi) [vedi il post Forse resistere serve ancora].

Ho curato personalmente la parte riguardante l'Adi leggendo e consegnando al direttore dell'Ulss una breve relazione sui problemi che si presentano per i pazienti a domicilio. L'improvviso arrivo di un assessore regionale ha indotto il responsabile dell'Ulss 18 a interrompere la riunione, con la promessa che, su questi punti, avrebbe risposto per iscritto. Risposta che a tutt'oggi non è arrivata.

Quelli che seguono sono i contenuti illustrati ad Antonio Compostella.

Prelievi

Modalità

Nel 2016 non è possibile inviare validamente per fax o per posta elettronica il promemoria rilasciato dal medico di medicina generale che prescrive l'effettuazione di prelievi (es. sangue e utine). Il servizio infermieristico pretende di ricevere l'originale del promemoria. Una richiesta al limite del ridicolo se non costringesse persone anziane, prive di mezzi di trasporto, a spendere cifre non trascurabili per un'auto a noleggio e a sottrarre tempo all'assistenza del congiunto in Adi.
Ma di che originale parla il servizio infermieristico? L'originale è il documento informatico già acquisito dal sistema sanitario regionale nel momento stesso in cui è stato rilasciato da parte del medico di medicina generale. Su questo l'amministrazione regionale ha riempito i tg.

Tempi

Con questa procedura, del tutto illegittima per una pubblica amministrazione (art. 1, comma2 della legge 241/1990: “La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria”), i tempi per un prelievo a domicilio arrivano normalmente a 12-13 giorni.
Consideriamo che chiunque possa muoversi con le proprie gambe, per ottenere un prelievo di sangue può presentarsi in qualunque punto sanità ed effettuare il prelievo in mattinata. Chi non può muoversi, chi è allettato, chi è affetto da patologie degenerative che non possono far altro che aggravarsi, con questa procedura, del tutto illegittima e irragionevole, deve aspettare due settimane.

Farmaci

Modalità

L'Ulss provvede alla fornitura dei farmaci necessari ai pazienti attraverso un servizio che prevede:
- la compilazione mensile da parte del medico di medicina generale dell'elenco dei farmaci secondo uno specifico formulario;
- la trasmissione dell'elenco all'Adi a cura dei familiari del paziente.

Risparmio

L'Ulss, attraverso la fornitura diretta, realizza un sensibile risparmio rispetto al costo in farmacia. I pazienti, in qualche caso, possono ottenere anche farmaci che sarebbero a pagamento se acquistati presso una farmacia. Bene.

Tempi

Si sappia che per ottenere i farmaci passano anche due o tre settimane. Possibile che non si riesca a ridurre sensibilmente questi tempi?
Inoltre, non tutto ciò che è necessario viene fornito. Occorrerebbe ampliare il ventaglio dei farmaci disponibili; le famiglie avrebbero un minimo di sollievo dalle spese che, in qualche caso, arrivano a 500 euro al mese.

Presìdi

I presìdi forniti (garze, siringhe, pomate) sono erogati col contagocce e il sistema è rigido mentre, al contrario, dovrebbe essere flessibile. Un paziente grave non è quasi mai stabile e la rigidità è inconciliabile con la sua condizione.
Ora tutto è ingessato. Anche qui c'è un elenco che il servizio vorrebbe scolpito nel marmo, uno e per sempre. Capisco che questo consentirebbe di programmare la spesa ma la realtà non è così meccanica. La flessibilità deve essere prevista anche nei fogli di calcolo dei dirigenti.
Per ottenere qualcosa di più o di diverso i parenti devono andare dal medico di famiglia, chiedere e ottenere una certificazione, consegnarla all'Adi e sperare che venga approvata. Anche quando la necessità è evidente all'infermiere che viene a casa ma che, evidentemente, non può segnalare alcunché ai suoi superiori e non può dare alcun suggerimento se questo può comportare il rischio di una maggiore spesa.

La finalità dell'Adi è quella di assicurare sul territorio un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero.

Il nuovo Pssr (piano socio-sanitario regionale) prevede di ridurre i posti letto negli ospedali migliorando i servizi territoriali ma sull'assistenza domiciliare non abbiamo visto alcun miglioramento.

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Per ottenere tutti post pubblicati sull'Adi, cliccare sulla relativa etichetta qui a lato.
Vedi in particolare il post del 3 giugno 2015 Servizio infermieristico. Si studia come complicare la vita dei pazienti

27 aprile 2016

Veneto. La Regione approva le nuove tariffe di ospedale di comunità e unità riabilitativa territoriale

fonte: sito Uneba

130 euro al giorno per l’ospedale di comunità e 135 euro al giorno per l’unità riabilitativa territoriale. Queste le nuove tariffe per le strutture per cure intermedie in Veneto dal 1 gennaio 2016.
Le ha fissate la delibera della giunta regionale 2091 del 30 dicembre 2015 pubblicata sul Burv 10 del 5 febbraio 2016.
La precedente dgr 2621 2012 fissava tariffe di 117 euro per l’ospedale di comunità e 121 euro per l’unità riabilitativa.
La composizione della tariffa nel dettaglio.



Regione Veneto. Area web dedicata alla programmazione in materia di strutture di ricovero intermedie

Dal sito web della Regione Veneto.

AREA ODC - URT

ODC: Ospedale di comunità
URT: Unità Riabilitativa Territoriale

L’articolo 10 della Legge regionale 29 giugno 2012 n. 23 ha dato mandato alla Giunta regionale di approvare, sentita la competente commissione consiliare, “le schede di dotazione territoriale delle unità organizzative dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie da garantire in ogni Azienda ULSS, tenendo conto dell’articolazione distrettuale, della distribuzione delle strutture sul territorio regionale nonché dell’accessibilità da parte del cittadino”.
Nelle more di predisposizione del provvedimento contenente le schede di dotazione territoriale, la Giunta regionale ha anticipato con la DGR 2718 del 18 dicembre 2012 la definizione di strutture di ricovero intermedie e, contestualmente, ha definito ed approvato la relativa classificazione ed i requisiti minimi specifici di autorizzazione e dei relativi standard.

Il provvedimento ha disposto che sono strutture di ricovero intermedie: l’Hospice, l’Ospedale di Comunità (OdC) e l’Unità Riabilitativa Territoriale (URT).
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31 dicembre 2015

Bilancio in profondo rosso per l'Ulss 18

Dopo 3 anni di tagli alla spesa per 53 milioni di euro, previsto un buco di 43,5 mil per il 2016.
Colpiti i servizi, non gli sprechi.


L'Ulss 18 prevede una perdita di 43,5 milioni per il 2016. La notizia, attestata da un atto del direttore generale, è per me sorprendente. Lo rende noto Guglielmo Brusco in un'intervista a RovigoOggi.it.
Mi chiedo: ma a cosa sono serviti i tagli - il massacro sarebbe giusto dire - di questi anni? In gennaio (Gazzettino del 16 gennaio 2015) il direttore amministrativo dell'Ulss si vantava di aver tagliato una ventina di milioni (23 tra il 2013 e il 2014) e di avere «un piano di rientro di 30 milioni» per il 2015. Affermava anche che «la situazione è abbastanza tranquilla». Una tranquillità contabile evidentemente.
Una tranquillità che però viene ora smentita: l'Ulss 18, nonostante il taglio di 53 milioni di euro in tre anni, si trova ancora in una pesante situazione di bilancio.
E questo nonostante i pesanti disagi che sono stati imposti alla popolazione dell'alto e medio polesine.
Il problema delle liste di attesa si è aggravato. Mancano 300 persone dalla pianta organica, 36 di questi sono primari e medici, mancano 43 tra farmacisti, biologi e tecnici e 80 infermieri.
I servizi territoriali che avrebbero dovuto compensare, almeno nelle intenzioni, la riduzione dei posti letto ospedalieri, semplicemente non esistono: niente di niente. E tra quelli esistenti, l'assistenza infermieristica domiciliare, continua a perseguitare le famiglie dei pazienti con insensate richieste burocratiche, e nessun dirigente dell'Ulss interviene per fermare questo abuso.
E poi le macchine che non vengono riparate o sostitutite, il punto sanità di Badia chiuso per ferie ...

Se osserviamo il decreto del direttore generale che rappresenta la proposta di bilancio dell'Ulss 18 per il 2016, a pagina 3, troviamo che il "Valore della produzione" ammonta a 361 milioni di euro a fronte di un costo di 395 milioni. La differenza di 34 mil circa si somma ad altri oneri per formare una perdita di esercizio, come detto, di 43,5 milioni.
La politica fin qui perseguita dall'Ulss sembra essere stata soltanto quella di non sostituire il personale che si è dimesso o che è andato in pensione. Una scelta che, rapportata alle 300 unità mancanti, ha presumibilmente fatto risparmiare 13/15 mil di euro l'anno.
Ma occorre tener conto che la riduzione del personale ha inevitabilmente portato alla riduzione del numero delle prestazioni erogate, riducendo quel "Valore della produzione" che rappresenta la voce attiva del bilancio. Meno personale, meno prestazioni, meno valore prodotto.
Forse è ora di cambiare politica.

26 aprile 2014

GUIDA ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI PER LE PERSONE CON DISABILITA’

Edizione Dicembre 2013
fonte Agenzia delle Entrate

La guida illustra il quadro aggiornato delle varie situazioni in cui sono riconosciuti benefici fiscali in favore dei contribuenti portatori di disabilità, indicando con chiarezza le persone che ne hanno diritto.
In particolare, sono spiegate le regole e le modalità da seguire per richiedere le agevolazioni di seguito indicate.

11 aprile 2014

Ticket negli ospedali di comunità. Rassegna stampa.

Articolo 32, appello ai politici
SANITA' "Un tavolo per contrastare i ricoveri a pagamento"
La Voce di Rovigo, 9 aprile 2014
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Barbierato: "No ai pagamenti"
ADRIA-SALUTE Appello del Comitato sugli ospedali di comunità
La Voce di Rovigo, 9 aprile 2014
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Il Comitato plaude ai sindaci
TRECENTA Il San Luca, entro fine anno, avrà un reparto con 30 posti per i ricoveri
Il gruppo commenta soddisfatto "la contrarietà ai pagamenti negli ospedali di comunità"
La Voce di Rovigo, 9 aprile 2014
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San Luca, fronte comune contro i ticket
A Trecenta mobilitazione per eliminare il pagamento della quota alberghiera
Il Gazzettino, 9 aprile 2014
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Salasso degenza breve
PD Azzalin sui costi degli ospedali di comunità
La Voce di Rovigo, 8 aprile 2014
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07 aprile 2014

Il comitato altopolesano per il "San Luca" chiede...

Nell'ultima riunione della conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 è stata espressa l'assoluta contrarietà a ogni forma di pagamento per i ricoveri in ospedale di comunità.
Affinché non resti un pronunciamento isolato il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" chiede alla conferenza dei sindaci di coinvolgere gli analoghi organismi delle altre Ulss del Veneto.
Quello che segue è il testo della nota inviata al presidente della conferenza Antonio Bombonato, al direttore generale dell'Ulss Arturo Orsini e al direttore sanitario Ferdinando Sortino.

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Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Data, 5 aprile 2014
Al Presidente della Conferenza dei Sindaci dell'ULSS18
Antonio Bombonato

Al direttore Generale dell'Ulss 18
Dott. Arturo Orsini

Al direttore sanitario dell'Ulss 18
Dott. Ferdinando Sortino

Oggetto: Richiesta di sollecita diffusione alle conferenze dei sindaci delle altre ULSS del Veneto del documento votato all’unanimità nella seduta del 4 aprile 2014 contenente assoluta contrarietà a ogni forma di pagamento per i ricoveri in ospedale di comunità.

La sottoscritta Jenny Azzolini, portavoce del Comitato Altopolesano dei cittadini per il “San Luca”, presente con una delegazione del comitato alla riunione di ieri della Conferenza dei sindaci dell'ULSS 18,

chiede

che il documento approvato dalla conferenza sull'assoluta contrarietà a ogni forma di pagamento per i ricoveri in ospedale di comunità venga inviato alle conferenze dei sindaci di tutte le ULSS del Veneto.
La richiesta ha lo scopo evidente di ottenere analoghi pronunciamenti dagli altri sindaci del Veneto, condizione per sperare nell'abolizione delle tariffe stabilite dalla DGR n. 2718 del 24 dicembre 2012 sia per la quota alberghiera che per la quota di compartecipazione.
Il pronunciamento della conferenza è un fatto molto importante.
Ora, a nostro avviso, bisogna renderlo noto e sollecitare corrispondenti orientamenti dal maggior numero di sindaci del Veneto.
Ringrazio per l'attenzione e auguro buon lavoro.

per il Comitato Altopolesano dei cittadini per il “San Luca”

Jenny Azzolini
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05 aprile 2014

Spending review. L’Ocse boccia i tagli di Cottarelli sulla sanità

fonte: quotidianosanità.it

“Ulteriori riduzioni di spesa metterebbero a rischio livello, accesso e qualità dell’assistenza”

L’aveva annunciato ieri la capogruppo del Pd in Commisione Sanità del SenatoNerina Dirindin, invitando il Governo a riferire in Parlamento. Con una nota espressamente redatta su richiesta dei parlamentari italiani, l’Ocse non fa sconti alla spending sanitaria: “Non si è valutata la situazione di crescente svantaggio del Ssn rispetto ai sistemi sanitari europei”. Il REPORT OCSE.

“I dati forniti a supporto delle riduzioni di spesa sanitaria proposte nella spending review  non consentono di apprezzare appieno la situazione di crescente svantaggio del Servizio Sanitario Nazionale rispetto ai sistemi sanitari di altri paesi europei”.

Questa la prima conclusione del report a cura della Divisione Salute dell’Ocse redatto a seguito della richiesta di chiarimenti da parte della Commissione Igiene e Sanità del Senato italiano che è giunta proprio ieri all’attenzione dei parlamentari.

“L’Italia – spiega l’Ocse - ha una spesa sanitaria pubblica pro capite di oltre un terzo inferiore alla media degli altri paesi dell’area Euro considerati nella spending review, e il divario si  è triplicato dall’inizio degli anni 2000”. Ma non basta. Secondo l’Ocse, “il livello di prestazioni sanitarie erogate in Italia è sensibilmente inferiore a quanto osservato nella quasi totalità degli altri paesi dell’area Euro considerati nella spending review”.

Per questo, secondo l’Ocse, “nella situazione descritta, eventuali riduzioni di spesa non finalizzate soltanto al recupero di inefficienze si ripercuoterebbero ulteriormente sull’accesso, in particolare da parte dei cittadini più svantaggiati, sui livelli e sulla qualità dell’assistenza sanitaria”. Senza contare, concludono i redattori del report, che  “il benchmark (di Cottarelli ndr.) proposto (5,25% del PIL) per la spesa sanitaria pubblica non è compatibile con il modello di Servizio Sanitario Nazionale esistente in Italia”.

"La spending review attualmente in corso in Italia - osserva l'Ocse - rappresenta un importante e necessario sforzo di razionalizzazione della spesa pubblica ed esistono sicuramente margini per la riduzione di sprechi e inefficienze, e molte delle proposte formulate finora vanno in questa direzione". Ma, concludono gli estensori della nota, con le proposte finora formulate si rischia di accrescere uletriormente "il divario nei livelli di prestazioni erogate" con gli altri Paesi europei.  Un divario - sottolineano ancora - che "è cresciuto nel corso del tempo e ha raggiunto e superato il 50% rispetto a paesi come la Francia, l’Olanda e la Germania. Le riduzioni di spesa proposte rischiano di esacerbare le differenze osservate". 

03 aprile 2014

04 aprile 2014

Sindaci Ulss 18. Assoluta contrarietà a ogni forma di pagamento per i ricoveri in ospedale di comunità


ULTIM'ORA

Gli amici del comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" che hanno assistito oggi alla riunione della conferenza dei sindaci mi danno una buona notizia.

All'unanimità dei voti i rappresentanti dei comuni dell'Ulss 18 hanno votato un documento in cui si manifesta l'assoluta contrarietà a ogni forma di pagamento per i ricoveri in ospedale di comunità. Quei ticket stabiliti dalla giunta regionale e camuffati con le definizioni di quota alberghiera e quota di compartecipazione.

E' una buona notizia ma ora che farà la giunta regionale?
Se sarà solo la conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 a esprimere questa contrarietà temo che la delibera della giunta regionale n. 2718 non verrà modificata. C'è da sperare che la notizia circoli, che il documento venga inviato anche alle altre Ulss del Veneto e vi sia una protesta generalizzata. Solo così la giunta regionale sarà costretta a tornare sui propri passi abolendo le tariffe.

02 aprile 2014

Il sindaco di Fiesso Umbertiano chiede la gratuità dei ricoveri negli ospedali di comunità

Il presidente della conferenza dei sindaci ripiega su esenzioni per età e reddito.

Dopo la riunione della conferenza dei sindaci in cui i dirigenti dell'Ulss 18 hanno presentato il programma per la realizzazione di tre ospedali di comunità, il primo dei quali presso l'ospedale "San Luca" di Trecenta, il sindaco di Fiesso Umbertiano, Luigia Modonesi, ha inviato all'Ulss la richiesta di ripristinare la completa gratuità dei ricoveri.
Pesanti sono, infatti, i ticket previsti dalla regione e nascosti dietro l'ipocrisia truffaldina di nuove definizioni quali quota alberghiera e quota di compartecipazione.
Il comune di Fiesso Umbertiano ha reso nota la propria iniziativa agli altri sindaci dell'Ulss. A quanto si sa soltanto il comune di Ficarolo l'ha sostenuta mentre c'è stato l'interessamento del comune di Canda di cui non sappiamo il seguito.
Venerdì prossimo si riunirà nuovamente la conferenza dei sindaci. Il presidente Antonio Bombonato ha trasmesso ai comuni la proposta di un documento che si propone di ottenere quantomeno delle esenzioni.

Documenti da scaricare:
La richiesta del Comune di Fiesso Umbertiano.
La proposta del presidente della conferenza dei sindaci.

30 marzo 2014

Ticket sui ricoveri negli ospedali di comunità: una “truffa” premeditata con cura

Una decisione del 2012. L'imbroglio sui nomi. Una truffa!
Se nessuno protesta, se nessuno si muove, se nessuno si indigna.

L'ospedale "San Luca" di Trecenta

La truffa dei ticket

   E' stata preparata con cura la truffa dei nuovi ticket per i ricoveri negli ospedali di comunità. Nessuna improvvisazione ma una meditata strategia per far pagare, per la prima volta, pesanti ticket sui ricoveri ospedalieri.
   Una decisione che risale al 24 dicembre 2012, apparentemente scollegata dal piano socio sanitario regionale (Pssr) e quasi un anno prima dell'approvazione delle schede ospedaliere e territoriali. In tale data la giunta regionale la approvato la deliberazione n. 2718 “Definizione delle tipologie di strutture di ricovero intermedie e approvazione dei requisiti di autorizzazione all'esercizio dell'Ospedale di Comunità e dell'Unità Riabilitativa Territoriale ai sensi della Legge regionale 16 agosto 2002 n. 22”.
   Il trucco è ben nascosto nel pagliaio degli allegati, in particolare a pagina 2 dell'allegato A. La genialata della giunta regionale consiste nel distinguere fra la spesa di rilievo sanitario e l'invenzione di una quota alberghiera che viene posta a carico del paziente a partire dal 31° giorno di degenza: 25 euro al giorno che diventano 45 a partire dal 61° giorno.

La conferenza dei sindaci dell'Ulss 18
   Nella riunione della conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 dello scorso 11 marzo i dirigenti dell'Ulss hanno precisato che, se il ricovero in ospedale di comunità viene richiesto dal medico di famiglia, la quota alberghiera deve essere pagata dal primo giorno.
   Non solo, dopo il 30° giorno di ricovero i pazienti pagheranno anche la quota di compartecipazione sulle prestazioni sanitarie quali radiografie ed esami di laboratorio, come un utente esterno all'ospedale.

La truffa nella truffa
 L'ulteriore truffa sta nel trucco di chiamare quota di partecipazione alberghiera e quota di compartecipazione quelli che sono nient'altro che ticket. Questo potrebbe comportare che, all'interno degli ospedali di comunità, non avrebbe valore l'esenzione ticket di cui può essere eventualmente in possesso il paziente. Risultato: dovrebbe pagare comunque.

Luca Zaia
   Il presidente della giunta regionale, si è più volte attribuito il merito di non aver aumentato le addizionali regionali per non mettere le mani nelle tasche dei veneti, ricchi e poveri. Ora però ha deciso di metterle proprio nelle tasche di chi è ammalato, debole, non supportato dalla famiglia, anche se privo di mezzi e in difficoltà economiche. Complimenti presidente, ha fatto bene i suoi calcoli elettorali: le addizionali avrebbero colpito tutti, i ticket colpiranno solo una parte di ammalati, prevalentemente anziani, che forse non si renderanno ben conto di quanto accade loro.

L'ospedale di Trecenta
   Entro il 2014, al San Luca, 37 posti letto per acuti verranno rimpiazzati da un reparto di 30 posti letto chiamato ospedale di comunità. Chi verrà ricoverato in questo reparto sarà soggetto a queste nuove norme. Se nessuno protesta, se nessuno si muove, se nessuno si indigna.

12 marzo 2014

Ospedali di comunità, nuovi pesanti ticket sui degenti

Posti letto per acuti sostituiti da ospedali di comunità.
I nuovi ticket per le degenze oltre i 30, i 60 e i 90 giorni
Inoltre si pagheranno anche tutti i ticket per le singoli prestazioni (prelievi, radiografie ecc.) necessarie durante il ricovero.

Ieri la conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 ha parlato degli ospedali di comunità. Nel nuovo atto aziendale, lo strumento attraverso il quale i direttori generali daranno attuazione al piano socio sanitario regionale e alle relative schede ospedaliere, c'è la proposta di “compensare” i posti letto per acuti con posti letto di ospedale di comunità (a più bassa intensità assistenziale e molto più economici).
Per effetto delle schede ospedaliere l'ospedale di Trecenta perderà 37 posti letto per acuti; verranno rimpiazzati da 30 posti letto di ospedale di comunità.
Ma la sorpresa più grande e preoccupante riguarda l'introduzione di nuovi ticket, insostenibili per le persone meno abbienti.

Quel che segue è il resoconto che ne ha fatto sulla sua pagina Facebook Luigia Modonesi, sindaco di Fiesso Umbertiano.

Oggi Conferenza dei Sindaci per parlare degli ospedali di comunità.
Queste strutture intermedie che dovrebbero essere finanziate da ciò che si recupera dal ridimensionamento dei posti letto negli ospedali (ricoveri dopo l'uscita dagli ospedali per acuti) però non erogheranno prestazioni sanitarie gratuite come dovrebbero ma dopo i primi 30 giorni di ricovero si pagherà 15 euro al giorno più ticket per ogni prestazione sanitaria (es. prelievi, radiografie, ecc...), dopo i 60 giorni si pagherà 25 euro più ticket e dopo i 90 giorni 45 euro più ticket.
Io non sono d'accordo e l'ho ampiamente espresso in quanto la sanità in Italia, (almeno per ora!) è gratuita per tutti tant'è che anche le strutture private la erogano allo stesso modo delle pubbliche tramite adeguate convenzioni.
Da notare che poi non è previsto alcuna diminuzione della quota giornaliera per persone in stato di difficoltà economica, quindi ancora sfacelo più grande!
Da notare che su 41 sindaci che dovrebbero essere stati presenti, eravamo solo 17. Quando di affrontano simili argomenti si dovrebbe essere tutti presenti anche delegando un proprio consigliere o assessore, quest'oggi si parlava della programmazione della sanità da quest'anno in poi, quindi argomento importantissimo e delicatissimo.
La mia posizione come anche quella degli altri amministratori è stata fortemente contraria e ci siamo dati l'indicazione di mettere in forma scritta la nostra posizione per inviarla alla conferenza dei sindaci e poi in regione e per quanto mi riguarda mi rendo anche disponibile nei confronti di quei sindaci che ahimè non c'erano per dare loro tutte le informazioni dell'incontro di oggi. Sono fortemente preoccupata ed arrabbiata.
Luigia Modonesi, sindaco di Fiesso Umbertiano