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21 luglio 2026

Il Polesine non è una provincia per vecchi, ma gli anziani sono tanti. Ancora un caso di riabilitazione negata

Dopo il caso del 95enne di Castelmassa che non trova posto in riabilitazione a Trecenta (clicca qui per leggere il relativo post) ci è arrivata questa nuova segnalazione dall’altopolesine.


«Ciao Pietro, ti volevo segnalare il caso di mio padre in relazione all'ospedale di Rovigo.

Il 19 giugno cade a casa e si rompe il femore, dimenticavo ha 88 anni, viene ricoverato e operato dopo due giorni. Io sono andato a trovarlo regolarmente tutti i giorni, negli orari di visita, senza mai poter parlare con i medici.

Dopo una settimana mi chiamano e mi dicono che se non mando qualcuno ad assisterlo mio padre rimane fermo a letto tutto il giorno.

Mi organizzo e mando la badante per 3 o 4 giorni, poi lo dimettono. In buona sostanza è ritornato a casa senza fare la riabilitazione.

Il 28 Giugno mi è stata chiesta la certificazione della 104 per poter usufruire del sollevatore; hanno detto "faccia presto a portare la documentazione così quando lo dimettono ha già il sollevatore a casa".

Oggi 17 luglio ancora nessuna notizia del sollevatore, ho dovuto affittarne uno manuale con cui faccio una fatica terribile, a 4 euro al giorno.

Questa è la sanità di eccellenza di cui ci si vanta a Venezia.

Se puoi dai evidenza di questo caso di malasanità.

Grazie per il lavoro che portate avanti come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca».

(lettera firmata)

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Cosa sta succedendo alla riabilitazione gestita dall’Ulss 5?

In pochi giorni due segnalazioni documentate e rese pubbliche dai familiari delle “vittime” ma sono molti i casi che ci vengono segnalati per le difficoltà di accesso ai servizi riabilitativi, in particolare per i pazienti esterni.

Si sta forse pensando a una drastica, anche se strisciante, riduzione della riabilitazione per passare il “pacchetto” delle prestazioni a cliniche e servizi privati? Privati che spesso stanno esaurendo o hanno già esaurito il budget stanziato dall’Ulss e che, pertanto, chiedono di essere pagati al 100% dal paziente.

Da notare che questi segnali di progressiva “dismissione” dei servizi riabilitativi si verificano anche in altre Ulss. E allora sorge una domanda: a che cosa stanno pensando in giunta regionale? A un ulteriore taglio di servizi gestiti dal pubblico per “regalarli” al privato?


02 maggio 2016

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" incontra il Dg dell'Ulss 18


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340
Data, 29 aprile 2016

Sanità

Forse resistere serve ancora

Il Comitato incontra il Dg dell'Ulss 18

Consegnata una lista dei problemi del “San Luca” e dell'Adi


In materia di salute la cosiddetta razionalizzazione in Italia è ormai molto simile al razionamento, e non è garantito che eventuali risparmi possano essere reinvestiti nella sanità. Tanto che c’è chi avanza l’ipotesi che la sanità sia un pozzo da cui attingere risorse per fare altro.
Negli ospedali dell’Ulss 18, ad esempio, gli amministratori finora, per ridurre il deficit, non hanno acquistato/rinnovato tecnologie. Molti strumenti indispensabili risalgono all’anno di apertura dell'ospedale. Gli apparecchi radiologici portatili sono talmente vecchi da non avere più pezzi di ricambio; i respiratori della terapia intensiva di Trecenta sono datati 1998, anno in cui è stata aperta ...
Inoltre le carenze di organico sono talmente gravi da causare problemi insormontabili in diversi settori: la carenza di anestesisti potrebbe creare il presupposto per la chiusura delle sale operatorie e della terapia intensiva di Trecenta e la riduzione dell’attività chirurgica a Rovigo.
Il 22 aprile abbiamo incontrato il direttore generale dottor Compostella.
Gli abbiamo lasciato un promemoria con queste ed altre criticità del San Luca: 1) lunghe attese all’accettazione del punto prelievi; 2) servizio ambulatoriale ridotto, soprattutto il pomeriggio; 3) servizio di terapia antalgica ridotto a 2 giorni la settimana + 1 per visite; 4) insufficiente servizio Reumatologico; 5) liste lunghissime del servizio Fisiatrico (a volte è addirittura interrotto il percorso terapeutico in atto di pazienti esterni per rinforzare il servizio di neuro riabilitazione; 6) la PMA (procreazione medicalmente assistita) lavora 1 sola settimana al mese (nonostante la lunga lista di attese) per la mancata assunzione delle 2 biologhe necessarie, mentre 7) il reparto di Ginecologia Ostetricia da qualche tempo non ha letti occupati perché le indicazioni date dalla commissione regionale sono molto restrittive sulla tipologia di gravide che possono partorire a Trecenta.
La lista lasciata al Direttore Generale non trascura il problema dello scompenso tra i tempi di controllo indicati dagli specialisti e gli appuntamenti dati al CUP; le dimissioni con necessità di controllo ADI che non collimano con la disponibilità in calendario del servizio domiciliare; la necessità di stabilizzare il personale a Biologia Molecolare per poter evitare sprechi.
TRECENTAMED (gruppo di sei medici di base): è ancora lontano il raggiungimento dell’obiettivo di adattare il più possibile le strutture sul territorio alle esigenze dei pazienti e di sgravare gli ospedali da alcuni compiti nonostante l’avviamento del servizio.
Al dottor Compostella abbiamo consegnato anche una lista delle problematicità relative all’assistenza domiciliare integrata (ADI).
La finalità dell'ADI sarebbe quella di assicurare sul territorio un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero.
Il nuovo Pssr (piano socio-sanitario regionale) prevede di ridurre i posti letto migliorando i servizi territoriali: i posti letto sono stati tagliati, ma sull'assistenza domiciliare non abbiamo visto alcun miglioramento. Pare anzi che si studi come complicare la vita dei pazienti.
Ci sono problemi per i prelievi: con una procedura del tutto illegittima per una pubblica amministrazione (art. 1, comma 2 della legge 241/1990) i tempi per un prelievo a domicilio arrivano normalmente a 12-13 giorni.
Macchinosi i tempi di fornitura dei farmaci, come quelli per ottenere presidi, anche quando la necessità è evidente.
Ora pare che l’urgenza sia soprattutto la fusione tra Ulss 18 e Ulss 19 che si dice pensata e realizzata per ridurre i costi di apparato, burocratici e amministrativi, e liberare risorse da destinare ai servizi per i cittadini; ma, ricordando cosa accadde quando si unirono le due aziende del Medio e dell'Alto Polesine, c’è chi dice che "Non è detto che gli accorpamenti delle Ulss facciano risparmiare". E propone di ridurre i soldi ai privati.
Infine un dubbio: cosa vorrà dire l’espressione sfuggita (?) all’assessore Corazzari “l’ospedale di Adria non sarà un San Luca bis”?
Noi ci sforziamo di credere (per ora) a quanto affermato dal dg, secondo cui “il San Luca avrà il suo ruolo nell’Azienda Unica come punto di riferimento dell’Alto Polesine”.
Durante il colloquio ha ricordato ripetutamente i limiti imposti dal ministero e dalla programmazione regionale.
L’esperienza acquisita in (molti) anni di impegno ci insegna ad avere una fiducia limitata. Perciò attendiamo i fatti.
Ma nell’attesa non siamo sereni.

Per il Comitato
la portavoce – prof. Jenny Azzolini

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Scarica articolo del Gazzettino, domenica 1 maggio 2016
Ne ha parlato anche RovigoOggi.it il 3 maggio 2016, "Negli ospedali apparecchi vecchi di vent'anni"

02 ottobre 2015

Liste d'attesa. Il ministero chiede spiegazioni alla regione

Nello scorso mese di agosto il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca ha sollevato il problema dei tempi d'attesa presso le strutture sanitarie pubbliche dell'Ulss 18 (si veda il post Il virus dell’attesa nella sanità altopolesana).
Il documento è stato inviato, tra gli altri, al ministro della salute e il ministero ha risposto.
Con una nota inviata al direttore generale Domenico Mantoan e all'assessore alla sanità della regione Veneto, il ministero ha trasmesso il documento del comitato "con preghiera di riscontro a questo Ufficio e alla portavoce del Comitato Altopolesano, Sig.ra Jenny Azzolini".
La regione dovrà rendere conto dei motivi dei "disservizi nell'erogazione di prestazioni sanitarie prestate dall'Ulss 18, fra cui lunghi tempi di attesa".

Quello che segue è il comunicato stampa del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca.

----- inizio documento

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Data, 18/09/2015

COMUNICATO STAMPA

Autunno al San Luca
In seguito alla nostra segnalazione di disservizi al San Luca e del metodo “offensivo” di fissare i tempi di prenotazione abbiamo ottenuto l’attenzione del Ministero della Salute che chiede all’Assessorato Veneto alla Sanità di dare risposte sul problema al Ministero stesso ed al Comitato Altopolesano Con una puntualizzazione:” dal momento che le funzioni organizzative e gestionali … sono attribuite integralmente alla regione”. (A proposito la Regione non ci ha degnato di una risposta).
Ferme restando le responsabilità della Regione Veneto speriamo in un impegno serio, non vogliamo che il Governo Centrale dirotti sulla regione anche le proprie responsabilità.
Sia il Governo, sia la Regione si aggrappano (ancora) alla necessità di tagli. Poco tempo fa la Regione esaltava la gestione dell’Ulss 18 che, virtuosissima ha ridotto il deficit da 28 a 5 milioni di euro. Ma per ottenere questo brillante risultato non sono state acquistate/rinnovate tecnologie, gli apparecchi rotti restano tali o vengono aggiustati con ritardi disastrosi (per fare un esempio al San Luca c’erano 2 apparecchi radiologici portatili per le radiografie al letto del paziente: sono entrambi fuori uso), non sono stati ricoperti i primariati vacanti, non è stato sostituito personale andato in pensione. Perché i risparmi non vengono fatti in altri settori? Forse nei compensi e premi di produzione (produzione di che? non certo di servizi), o nella sproporzione tra quantità della spesa e qualità dei materiali, o nella disorganizzazione del lavoro e della comunicazione interna (quasi inesistente), oltre alla opportunità di tagliare le ben note spese finalizzate unicamente al restyling dell’immagine( una per tutte l’ingresso dell’ospedale di Rovigo).
Intanto oggi, 16 settembre, per una visita oculistica di controllo viene proposto un giorno di luglio 2016, oppure,in tempi brevi, Porto Viro, località, com’è noto, comodissima per gli altopolesani. Magari anziani e soli.
Noi intanto, temendo che, con l’autunno, insieme alle foglie cada (ancora) la qualità e la quantità dei servizi, già ora ridotti all’osso, continuiamo nel nostro vizio di informarci per informare la gente. E segnalare i problemi “a chi di dovere”.

Alleghiamo

Grazie dello spazio che date e della condivisione di un impegno civile per i diritti comuni.

Per il Comitato – la Portavoce

Jenny Azzolini
----- fine documento

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22 agosto 2015

Il virus dell’attesa nella sanità altopolesana

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
Portavoce Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

20/08/2015
La miseria della sanità

Il virus dell’attesa nella sanità altopolesana

Dilaga il virus dell’attesa nella sanità Altopolesana. Ormai la malattia è endemica e sembra non ci sia rimedio.
Ma che vuole tutta 'sta gente che si lamenta? L’ospedale sotto casa e la visita il giorno dopo?
No, vorrebbe un risposta dignitosa ed accettabile, non una irridente prenotazione magari per un anno dopo. Però, con i soldi, privatamente, … a volte anche dopo un giorno…
Sembra incredibile, ad ogni momento di crisi, vera o presunta, si colpisce sempre con tagli lineari e nei settori portanti e vitali di ogni buona democrazia a partire dalla sanità e i più colpiti sono sempre i redditi facilmente controllabili. Chi ha (molto) di più si paga invece una sanità rapida ed eccellente.
E i rappresentanti delle istituzioni fingono di non capire l’oltraggio quotidiano alla GIUSTIZIA e l’offesa alla popolazione socialmente più debole.
Nel recente incontro, il Presidente della Conferenza dei Sindaci e il Direttore generale dell’Ulss 18, dopo una disamina attenta delle situazioni critiche,concludono che, in fondo, anche una lunghissima, estenuante attesa al pronto soccorso, non è un vero problema, non rappresenta un rischio grave per il paziente.
E allora, com’è che noi, gente comune, viviamo le attese come un intollerabile sopruso?
La realtà è che le (evitabili?) “disfunzioni sanitarie” (eufemismo) sono diventate troppe e quotidiane ed abbassano la qualità della vita della gente meno “fortunata”.
Qualche esempio recente ed illuminante:
  1. Controllo ad un paziente colpito da trombosi, fine 2016.
  2. Per un esame radiologico al polso, una signora di oltre 90 anni (impegnativa con priorità B) deve aspettare OTTOBRE 2015.
  3. Un’altra signora, proveniente da una casa di riposo dell’altopolesine, sarà vista “comodamente” ad Adria.
  4. Il medico Oculista, prima di un intervento, chiede per una paziente un esame con apparecchiatura presente solo a Rovigo (problema: macchia oculare): appuntamento ottobre 2016.
  5. Visita reumatologica prenotata ad aprile 2015: si farà a fine 2016.
  6. Divario notevole tra tempi (per controllo) segnalati dallo specialista e tempi fissati al CUP.

Visto il dettato del Pssr (piano sociosanitario regionale) “meno ospedale, più territorio” assistiamo invece a queste realtà:
1) Il punto prelievi di Badia offre il servizio, ma la cassa automatica è rotta da mesi, (pare sia un'"abitudine") quindi si va a Trecenta.
2) È difficile ottenere ausili per prevenzione delle piaghe da decubito.
3) Il personale Adi è sotto organico e gli infermieri sono costretti anche a lavoro amministrativo.
4) Ci sono tempi esageratamente lunghi per certi prelievi a domicilio.

Gli altopolesani non hanno certo la sensazione di godere di una sanità d’eccellenza.
Il discorso non coinvolge certamente la professionalità e la disponibilità del personale, ma la visione aziendalistica della sanità che al primo posto mette l’utilità economica, solo dopo viene il benessere del cittadino.
Noi siamo contrari a questa visione regionale, che è però anche la linea del governo centrale.

Per il Comitato
La portavoce – Jenny Azzolini


Il documento viene inviato a:
  • Direttore generale Ulss 18 Arturo Orsini
  • Presidente della conferenza dei sindaci Antonio Bombonato e sindaci
  • Presidente della Provincia Marco Trombini
  • Presidente della Regione Veneto Luca Zaia – assessore Luca Coletto- assessore Cristiano Corazzari; consiglieri Graziano Azzalin e Patrizia Bartelle
  • Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi – ministro Beatrice Lorenzin; senatori Giovanni Endrizzi- Emanuela Munerato; deputato Diego Crivellari
  • Organi d’informazione: Rovigo in Diretta – Rovigo Oggi – Il Gazzettino – Il resto del Carlino – La Voce – La settimana   
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28 gennaio 2015

La Cgil chiama la politica a discutere del piano socio sanitario regionale

Imminenti i tagli ai posti letto
Il vuoto sui servizi territoriali

La Cgil torna a parlare di sanità e organizza per sabato 7 febbraio una tavola rotonda sul tema "Ospedale Hub e territorio: realtà o miraggio?"
L'evento si terrà a Rovigo, presso l'aula magna della cittadella socio-sanitaria di Viale Tre Martiri (sede dell'Ulss 18) alle ore 9.30.
Molti pezzi grossi tra i relatori, speriamo che la sostanza sia all'altezza del ruolo.
Sotto esame sarà, inevitabilmente, il piano socio sanitario della regione Veneto che, entro quest'anno, dovrà essere applicato nella sua interezza. Ma mentre si cominciano a toccare con mano gli aspetti più negativi - liste d'attesa, la carenza di personale medico e infermieristico, la penuria dei fondi per gli ausili, un'assistenza domiciliare ferma da anni su standard troppo rigidi - non si vedono tracce di quei servizi territoriali che dovrebbero compensare i pesanti tagli ai posti letto.
Scarica la locandina.
Vedi anche il precedente post "Cgil: «Ulss 18 verso il collasso». Assistenza a rischio"

13 dicembre 2013

Gli effetti della crisi sui malati cronici

fonte: Maria Teresa Bressi, Curatrice del XII Rapporto Cittadinanzattiva-Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (CnAMC)

Sempre più spesso costretti a rinunciare a permessi di malattia o addirittura a “nascondere” la propria patologia per conservare il posto di lavoro.
Mantenere il posto di lavoro diventa talvolta inconciliabile con la necessità di assistere un familiare malato.
Chi non può pagare (secondo l‘80% delle Associazioni)  rinuncia alla riabilitazione, al monitoraggio della patologia, ad acquistare i farmaci non dispensati,  alla badante, all’acquisto di protesi e ausili non presenti nel nomenclatore.


Leggi l'annuncio del 12 dicembre 2013.
Leggi la sintesi della presentazione (13 dicembre 2013).

01 novembre 2013

Farmaci, medici, ospedali: ecco i tagli del «Patto-salute»

fonte: Il Sole 24 Ore, 31 Ott 2013
di Roberto Turno

sito: http://www.associazionelucacoscioni.it

Costi standard da riscrivere daccapo, ma fuori dal «Patto», dando 5 anni di tempo per farcela alle regioni sotto piano di rientro ma intanto premiando chi ha i conti in regola. Almeno 14mila posti letto da rottamare e decine di ospedaletti ai quali dare un apparentemente morbido («riconversione») addio. Una nuova stangata su farmaci e dispositivi medici. Il pugno di ferro per Policlinici e medici universitari. Camici bianchi del Ssn dirigenti solo dopo concorso. Basta ai medici di famiglia solisti: dovranno lavorare in team. Salvata dalla legge di stabilità, la spesa sanitaria deve ora passare le forche caudine del «Patto per la salute». E i governatori, ieri riuniti in via «straordinaria», stanno preparando la loro ricetta. Per un'intesa col Governo che - situazione politica permettendo - potrebbe arrivare entro fine anno. Perché il «Patto», nelle intenzioni, sarà la vera manovra per la sanità pubblica nei prossimi anni.

Leggi tutto l'articolo.
Costi standard da riscrivere daccapo, ma fuori dal «Patto», dando 5 anni di tempo per farcela alle regioni sotto piano di rientro ma intanto premiando chi ha i conti in regola. Almeno i 4mila posti letto da rottamare e decine di ospedaletti ai quali dare un apparentemente morbido («riconversione») addio. Una nuova stangata su farmaci e dispositivi medici. Il pugno di ferro per Policlinici e medici universitari. Camici bianchi del Ssn dirigenti solo dopo concorso. Basta ai medici di famiglia solisti: dovranno lavorare in team. Salvata dalla legge di stabilità, la spesa sanitaria deve ora passare le forche caudine del «Patto per la salute». E i governatori, ieri riuniti in via «straordinaria», stanno preparando la loro ricetta. Per un'intesa col Governo che - situazione politica permettendo - potrebbe arrivare entro fine anno. Perché il «Patto», nelle intenzioni, sarà la vera manovra per la sanità pubblica nei prossimi anni. - See more at: http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/farmaci-medici-ospedali-ecco-i-tagli-del-patto-salute#sthash.o7kv66SP.dpuf
Costi standard da riscrivere daccapo, ma fuori dal «Patto», dando 5 anni di tempo per farcela alle regioni sotto piano di rientro ma intanto premiando chi ha i conti in regola. Almeno i 4mila posti letto da rottamare e decine di ospedaletti ai quali dare un apparentemente morbido («riconversione») addio. Una nuova stangata su farmaci e dispositivi medici. Il pugno di ferro per Policlinici e medici universitari. Camici bianchi del Ssn dirigenti solo dopo concorso. Basta ai medici di famiglia solisti: dovranno lavorare in team. Salvata dalla legge di stabilità, la spesa sanitaria deve ora passare le forche caudine del «Patto per la salute». E i governatori, ieri riuniti in via «straordinaria», stanno preparando la loro ricetta. Per un'intesa col Governo che - situazione politica permettendo - potrebbe arrivare entro fine anno. Perché il «Patto», nelle intenzioni, sarà la vera manovra per la sanità pubblica nei prossimi anni. - See more at: http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/farmaci-medici-ospedali-ecco-i-tagli-del-patto-salute#sthash.o7kv66SP.dpuf

27 dicembre 2012

Bonus energia, dal 1° gennaio 2013 cambiano le regole per le persone in gravi condizioni di salute


Le nuove norme verranno applicate automaticamente a livello minimo.
Necessaria una certificazione dell'Ulss entro il 30 aprile 2013.
Efficacia retroattiva. Il simulatore sul web.

Dal 01/01/2013 cambiano le modalità di accesso e riconoscimento del bonus a favore delle persone in gravi condizioni di salute (disagio fisico). Agli utenti che, avendone i requisiti, presenteranno domanda di riconoscimento del bonus a partire da tale data verranno applicate le nuove regole.
Chi già gode del bonus per disagio fisico, invece, ha ricevuto in questi giorni una comunicazione da SGAte (Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle tariffe Elettriche) che li informa delle nuove modalità di calcolo.
In particolare, in base alla delibera n. 350/2012/R/EEL dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, il bonus verrà graduato secondo tre livelli a seconda delle apparecchiature medicali utilizzate e, in alcuni casi, del tempo medio giornaliero di utilizzo (vedi comunicato stampa). Le apparecchiature considerate ai fini del bonus sono state individuate con decreto del Ministero della Salute del 13 gennaio 2011.
Attenzione! Il valore del bonus riconosciuto alla famiglia verrà automaticamente erogato al livello minimo.
Per ottenere il riconoscimento del bonus secondo un livello più elevato è assolutamente necessario chiedere all'Ulss una nuova certificazione sulle apparecchiature utilizzate e sul tempo di utilizzo delle stesse.
C'è tempo fino al 30/04/2013 per presentare la domanda di variazione. Di buono c'è che il riconoscimento del più elevato grado di utilizzo avrà efficacia retroattiva.
Ci si può fare un'idea di quale sia il proprio livello (minimo, medio e massimo) utilizzando un simulatore all'indirizzo web http://www.bonusenergia.anci.it/.
Dal sito www.bonusenergia.anci.it clicca sulla sezione del simulatore

È possibile avere informazioni al numero verde 800-166654.
Altre risorse in:
http://www.disabili.com/
http://www.handylex.org/

16 dicembre 2012

Hanno comperato una spect ma mancano i pannoloni

«Hanno comperato una spect ma mancano presidi di base come pannoloni e farmaci ... certo che con la spect si finisce sui giornali e si fa notizia ... i pannoloni sono cose per vecchi inutili ... ecco come si fa la spending review all'Ulss 18».

Suonano amare le parole con cui mi segnalano una carenza assurda, quella dei pannoloni per i degenti anziani e incontinenti. Mancano anche alcuni farmaci che i pazienti devono portarsi da casa ma, attenzione, il medico di base non può prescrivere durante la degenza dell'assistito! E quando la scorta finisce?
Queste carenze nella nostra Ulss vengono da lontano. Nel 2008, infatti, sul blog ho parlato più volte dei tagli ai presidi sanitari per le persone in Adi e Adi/Med. Si veda ad esempio il post Assistenza domiciliare, tagliati i presidi sanitari a supporto dei pazienti o si clicchi qui a lato l'etichetta "adi".

Per l'acquisto della spect è stato pubblicato il bando di gara a fine febbraio, con ogni probabilità impegnando risorse sul bilancio 2011. La spending review è venuta dopo, non era prevedibile e non c'è una diretta relazione fra l'acquisto della spect e la mancanza di pannoloni e medicinali. Tuttavia le carenze segnalate sono inaccettabili.

21 marzo 2011

Esenzione dal ticket. Novità

fonte Cgil

Cambiano le regole per ottenere l'esenzione dalla quota di partecipazione alla spesa sanitaria (ticket) per condizione economica. Sono invariati i requisiti di legge che danno diritto all'e-senzione per motivi di reddito, cambiano però le modalità di autocertificazione.

DAL 1 APRILE 2011
Il cittadino non potrà più autocertificare autonomamente il proprio diritto all'e-senzione firmando l'impegnativa.
Sarà compito del MEDICO PRESCRITTORE, su richiesta espressa del proprio ASSISTITO, ve-rificare se il nominativo è presente nell'elenco dei cittadini esenti, fornito dal sistema Tessera Sanitaria dell'Agenzia Entrate, e riportare il codice di esenzione sull'impegnativa.
Le impegnative senza codice di esenzione saranno soggette al pagamento del ti-cket.

Dal 1° FEBBRAIO AL 31 MARZO 2011
Vige il periodo transitorio di prima applicazione delle nuove norme sull'autocertificazione di esenzione dal ticket. Per il periodo dal 1/2/2011 al 31/3/2011, potranno essere ancora accet-tate le autocertificazioni secondo l'attuale sistema (firma dell'assistito sulla "ricetta rossa").

COSA FARE
Quando l'assistito si reca dal medico di famiglia, dal pediatra o dallo specialista, all'atto della prescrizione di prestazioni ambulatoriali, se sa di essere esente dal ticket deve chiedere al medico, di verificare il diritto all'esenzione dall'elenco degli esenti del Sistema dell'Agenzia delle Entrate.
Se il nominativo è presente in elenco, il medico riporterà il codice di esenzione sulla ricetta.
Nel caso in cui il nominativo non sia presente nell'elenco degli esenti, e l'assistito ritenga di avere diritto all'esenzione per condizione economica, può rivolgersi al più vicino Punto Sanità o agli Uffici Cassa degli Ospedali di Rovigo e Trecenta, con i documenti di seguito indicati:
• documento di identità valido
• tessera sanitaria azzurra (TEAM) dell'assistito
Nel caso si desideri delegare un'altra persona, si dovranno presentare i documenti su indicati e, in più:
• tessera sanitaria azzurra (TEAM) della persona delegata,
• delega
• fotocopia documento identità della persona delegata.
L'Ufficio rilascerà il CERTIFICATO PROVVISORIO DI ESENZIONE e il nominativo dell'as-sistito sarà inserito nell'elenco dell'Agenzia delle Entrate.
I cittadini esenti per disoccupazione e reddito e quelli che acquisiscono il diritto all'esenzione in corso d'anno, non sono presenti nell'elenco degli esenti. è quindi necessario recarsi presso gli uffici amministrativi (Punti Sanità, Uffici Cassa Ospedali di Rovigo e Trecenta) per il rila-scio del CERTIFICATO PROVVISORIO DI ESENZIONE.

Progetto "Vita indipendente"

fonte Cgil (D.G.R. 2824 del 18/09/2003)

La Legge 162/98, ha modificato e aggiornato l’art. 39, comma 2, della Legge del 5 febbraio 1992, n. 104, e ha disposto che “allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita non superabili mediante ausili tecnici” le Regioni disciplinino le modalità di realizzazione di programmi di aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia” (art. 1 – ter della L. 162/98).

In tal modo si richiama l’attenzione sulla necessità di programmare servizi ed interventi che, attraverso la partecipazione attiva delle persone con disabilità, assicurino pari opportunità per tutti i cittadini nella vita di relazione, sociale e lavorativa. Il diritto alla vita indipendente, definito dalla norma, sancisce come principio per le persone con disabilità il diritto di vivere, come tutti, senza barriere od ostacoli che impediscano o limitino la loro capacità e il diritto di orientare autonomamente le scelte di vita personale.
La realizzazione di programmi di assistenza “gestiti in forma indiretta” rappresenta una modalità innovativa nel sistema dei servizi socio-assistenziali e presuppone l’esistenza di un progetto globale di vita, in cui alla persona con disabilità viene assicurata la possibilità di autodeterminare: il livello di prestazioni assistenziali di cui necessita, i tempi ed, inoltre, la scelta dell’assistente personale e la gestione del rapporto contrattuale.
Tale modalità consente alla persona con disabilità di diventare protagonista della propria esistenza, favorendone la partecipazione attiva alla vita sociale e lavorativa ed innescando pertanto processi di piena integrazione sociale.
La Giunta Regionale con DGR 4022 del 30/12/02 ha previsto la realizzazione di progetti finalizzati alla vita indipendente, nell’ambito della programmazione degli interventi di sostegno alle persone con grave disabilità, ai sensi della L. 162/98, finanziati con risorse trasferite dal Fondo Nazionale delle Politiche Sociali.
Con la stessa deliberazione la Giunta Regionale ha approvato le linee di indirizzo per la predisposizione, da parte delle Aziende Ulss, dei programmi annuali di intervento con l’individuazione di: obiettivi, destinatari, tipi di prestazioni e modalità di attuazione del sistema di intervento.
La Regione del Veneto ha previsto l’istituzione, a carico del Fondo Sociale Regionale, di un apposito finanziamento per la Vita Indipendente delle persone con disabilità, di cui all’art. 1- ter, della L. 162/98. Tale disponibilità consente l’avvio di una politica più incisiva a favore delle persone con disabilità, promuovendo e sostenendo specifiche progettualità a livello locale che permettano, su tutto il territorio regionale, la realizzazione di progetti individuali di vita indipendente, in modo da assicurare risposte adeguate e modalità di intervento efficaci per la piena autonomia delle persone con disabilità.
Le Aziende Ulss, in collaborazione con le Amministrazioni Locali, si sono impegnate, nella predisposizione di un programma territoriale attuativo in cui sono individuate le modalità organizzative e gestionali per l’approvazione dei progetti individuali di vita indipendente, sulla base delle seguenti linee di indirizzo:
Obiettivo
Favorire il diritto alla vita indipendente delle persone con disabilità, attraverso progetti individuali di assistenza, gestiti in forma indiretta.
Destinatari
Persone con grave disabilità fisico-motoria, di età compresa tra i 18 e i 64 anni, che nella costruzione di un progetto personale di vita intendano avvalersi dell’assistenza personale, gestendola in modo diretto.
Prestazioni
Nella predisposizione dei progetti individuali di vita indipendente possono essere ricomprese prestazioni finalizzate a:
- interventi domiciliari assistenziali (cura della persona e della casa);
- interventi per l’integrazione sociale (tempo libero, lavoro, formazione....);
- interventi per l’accessibilità e la mobilità (trasporto, accompagnamento, assistenza).
Modalità di attuazione
Il progetto individuale è predisposto dalla Unità Operativa Disabili dell’Azienda ULSS, su proposta e in accordo con la persona con disabilità e i suoi familiari, ed è approvato dalla UVMD del distretto di residenza dell’utente.
Il progetto definisce obiettivi, prestazioni, durata, entità del contributo mensile assegnato e modalità delle verifiche. Deve essere acquisita la disponibilità esplicita, da parte della persona, alla gestione complessiva dell’assistenza e del rapporto contrattuale con l’assistente personale.
Nell’ambito del progetto deve essere individuato l’operatore sociale di riferimento, con il compito di monitorare e verificare l’attuazione del programma personalizzato di assistenza, secondo gli impegni assunti.

Per l’individuazione dell’assistente personale la persona con disabilità può ricorrere a:
- personale di cooperative sociali o associazioni convenzionate con l’Azienda ULSS, con il quale la persona intrattiene un rapporto contrattuale diretto;
- personale di cooperative o associazioni scelte dalla persona con disabilità;
- personale privato, con regolare rapporto di lavoro, scelto dalla persona con disabilità.
Contributo mensile
In relazione agli obiettivi del progetto individuale viene concesso un contributo mensile dell’importo massimo di € 1.000,00.
Graduatoria
Le Aziende ULSS per l’assegnazione dei contributi di cui al presente provvedimento predispongono una graduatoria unica, ordinando le richieste delle persone con disabilità mediante l’applicazione dei seguenti criteri di priorità:
- reddito Isee più basso. L’Isee viene determinato dietro presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica, come previsto dal DL 109/98 e DL 130/00 e dal Dpcm 242/2001. Ai fini del calcolo della situazione reddituale si considera il solo reddito della persona con disabilità;
- condizione familiare;
- particolari condizioni di carattere abitativo e ambientale.

Il programma attuativo, predisposto dall’Azienda ULSS, contiene inoltre le modalità di
informazione e di comunicazione ai soggetti interessati e alle Associazioni delle persone con disabilità.
Il programma attuativo è approvato con apposito Accordo di Programma tra Azienda ULSS e Comuni e trasmesso alla Direzione Regionale per i Servizi Sociali entro trenta giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento.
Le Amministrazioni Comunali, in sede di approvazione dell’Accordo di Programma, possono incrementare con proprie risorse il contributo mensile assegnato per la realizzazione dei progetti individuali di vita indipendente.

REFERENTI PER GLI UTENTI:
Azienda ULSS - Servizio UVMD
Amministrazioni Comunali (Assistente Sociale).

Utilizzare il Telesoccorso

Fonte Cgil (L.R. 26/04/1987)

Possono chiedere l'attivazione di questo servizio i cittadini ultrasessantenni o an¬che soggetti più giovani in condizioni di salute gravi, previa presentazione di certi¬ficato medico attestante lo stato di persona a rischio.
Per l'attivazione del servizio occorre rivolgersi ai Servizi Sociali del Comune.
Il Comune si attiva presso la regione, che a sua volta attiverà un supporto privato che fornisce il servizio.
Alcuni Comuni legano l’attivazione del servizio all’ISEE, altri Comuni chiedono solamente il reddito.
Per alcuni Comuni il servizio è gratuito, per altri Comuni il servizio ha un costo che varia in funzione dell’ISEE.

29 giugno 2010

Poco aiuto dalle Ulss ai malati di Sla

Articolo apparso sul Gazzettino di martedì 8 Giugno 2010

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Poco aiuto dalle Ulss ai malati di Sla

LA DENUNCIA

(P.A.) Anche Badia dà il suo contributo alla Giornata nazionale della lotta contro la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Rita Crivellari Spiazzi "madre di una malata di Sla" dice: «Gli ammalati, progressivamente, pur conservando buone capacità cognitive, perdono oltre al movimento, anche la parola. Hanno bisogno di cure e assistenza affettuosa, continua, costanti, quotidiane, di giorno e di notte. Tutto ciò implica, oltre a una indicibile sofferenza per il malato e per i famigliari, un impegno notevole sia sul piano fisico e del tempo, sia sul piano economico».

Su questo aspetto Rita Crivellari Spiazzi precisa: «Il Servizio sanitario nazionale tramite l’Ulss 18 offre un aiuto molto limitato e carente. Non viene considerato e valutato in maniera adeguata quanto questi malati costerebbero alla comunità qualora, anzichè essere curati in famiglia, fossero ricoverati in strutture pubbliche. Sarebbe necessario perciò aprire una concreta pubblica discussione su che cosa si stia facendo realmente e su quanto si stia investendo per una continuità assistenziale domiciliare circa le patologie disabilitanti, chiedendosi altresì se sia proprio dalla mancanza sempre più evidente di una assistenza domiciliare qualificata, di un supporto economico e psicologico alle famiglie, di servizi sociali e sanitari organizzati, dalla mancanza di coinvolgimento della opinione pubblica e della sua solidarietà, che si maturano quelle condizioni di sofferenza e di abbandono per le quali alcuni malati chiedono di morire».

Conclude Rita Crivellari Spiazzi: «Per aiutare e sostenere i progetti di ricerca e di assistenza ai malati di Sla, si può inviare un contributo alla associazione nazionale Aisla/Onlus al c/c postale n° 17464280 intestato Aisla/Onlus oppure al c/c postale n° 72883317 Associazione Sla Padova».
 
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Per approfondimenti visita il sito dell'Aisla

02 maggio 2010

Norme in favore dei soggetti stomizzati della Regione Veneto. La LR n. 34/2003

La Legge regionale 20 novembre 2003, n. 34 "Norme in favore dei soggetti stomizzati della Regione Veneto" disciplina le tipologie e le modalità di intervento dei servizi che la regione mette in atto in favore dei soggetti affetti da incontinenza urinaria o fecale e dei soggetti portatori di stomie.
I destinatari sono:
- coloro che soffrono di incontinenza urinaria grave;
- coloro che soffrono di incontinenza urinaria e/o fecale congenita o che, a seguito di intervento chirurgico, abbiano attuato un nuovo collegamento provvisorio o permanente tra cavità interne del corpo e l’esterno, attraverso il confezionamento di uno o più stomi cutanei.
- i soggetti portatori di urostomie: nefrostomie, ureterostomie, ureteroileocutaneostomie o cistostomie;
- i soggetti portatori di stomia intestinale (ileo o colostomia).
- i soggetti portatori di tracheostomie per lo specifico fabbisogno sanitario e assistenziale.
Consulta le legge
Scarica la legge in formato RTF

28 febbraio 2009

Assistenza domiciliare integrata: ripristinate le forniture ai pazienti

Sono state ripristinate, quasi del tutto, le forniture di materiale sanitario ai pazienti in assistenza domiciliare. Il problema si trascinava dalla metà di novembre. Ora quasi tutto è stato reintegrato; fanno eccezione alcuni integratori alimentari che non verranno più distribuiti come, ad esempio, il Fortimel in confezione da 200 ml. (costo € 3,70).
A quanto pare si è tratto quindi di una carenza di disponibilità economica di fine anno. Ma perché non dirlo? Per non fare brutta figura? Certo che anche così non mi pare che l'immagine dell'azienda Ulss 18 sia stata splendida. Meglio sarebbe stato ammettere le proprie difficoltà.
La vicenda si è dunque conclusa bene ma merita tuttavia qualche considerazione.
Sul problema, di stretta competenza della conferenza dei sindaci, il presidente della stessa non ha mosso un dito (non vedo, non sento, non parlo). Ma non si è saputo di nessun intervento da parte dei comuni dell'Ulss. Nessun sindaco e nessun assessore comunale hanno ritenuto di prendere in mano il problema. Le sole voci che abbiamo sentito sono state quelle dell'assessore provinciale alla sanità Guglielmo Brusco, Rifondazione Comunista, e quelle di Giuliana Gulmanelli e di Diego Crivellari, del Partito Democratico.
Se in occasione della chiusura del reparto di riabilitazione pneumologica dell'ospedale San Luca di Trecenta 14 consigli comunali hanno approvato documenti contrari alla decisione dell'Ulss, questa volta nessuno è intervenuto. Allora numerosi amministratori comunali hanno fatto sentire la loro voce, ora nessuna dichiarazione. Eppure la riduzione delle forniture ai pazienti in Adi è stata attuata dall'Ulss in evidente contrasto col piano locale per la domiciliarità che tutti i Comuni hanno approvato, nei rispettivi consigli, all'inizio del 2007.
Insomma, la situazione si è risolta senza che gran parte della politica locale se ne sia occupata.

Per ottenere una selezione dei post che hanno trattato l'argomento, clicca sull'etichetta adi, qui a lato.

24 dicembre 2008

Ignorato dall'Ulss il Piano locale per la domiciliarità

I tagli al materiale sanitario fornito ai pazienti in assistenza domiciliare sono una violazione alla programmazione vigente in materia.

I compiti affidati all'Ulss dal Piano locale per la domiciliarità sono chiari. Invito tutti gli interessati a scaricare il documento direttamente dal sito dell'Ulss e a verificarne i contenuti.

Collegarsi alla home page a questo indirizzo (basta cliccarci sopra): http://www.azisanrovigo.it/
Cercare in basso a destra il link Conferenza dei Sindaci e cliccarci sopra. Scorrere fino in fondo la nuova pagina dove è prevista la sezione Documenti scaricabili: l'ultimo riguarda il Piano locale domiciliarità. A questo punto basta fare clic sul titolo e viene scaricato un file in pdf che si può salvare o leggere direttamente.
Sono 98 pagine. La parte che ci interessa è la 7.1 Interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia dove si parla di:

7.1.2 ADI – Assistenza Domiciliare Integrata a pagina 50.
Il capitolo è tutto da leggere ma a pagina 54 c'è la dimostrazione che l'Ulss non può unilateralmente ridurre i propri impegni. Si veda appunto l'art. 9:

Art. 9 Interventi e prestazioni che rientrano nell’ADI e Ente cui competono

Tra le voci di competenza Ulss troviamo, ad esempio:
- Prelievi ematochimici (in persone non dembulanti)
- Medicazioni: - chirurgiche - decubiti - dermatologiche/oncologiche
- Terapia infusiva reidratante
- Gestione Peg
- Programmi educativi diretti alla prevenzione e alla gestione dei presidi
- Visite domiciliari infermieri ADI
- Partecipazione alle UVMD
- Assistenza non specialistica di supporto

varie altre cose, ma soprattutto:

Fornitura e consegna materiale sanitario, farmaci, presidi per la nutrizione ove previsto.

Quindi non solo presidi e farmaci ma anche materiale sanitario (che, tra l'altro, dovrebbe essere recapitato a casa mentre, invece, tutti o quasi se lo vanno a prendere al San Luca). Tra il materiale sanitario è da considerare tutto ciò che hanno tolto o ridotto ai pazienti in assistenza domiciliare, a partire dallo scorso mese di novembre.

Il piano è stato approvato dalla Conferenza dei Sindaci e ratificato dai consigli dei comuni dell'Ulss. Si rifletta perciò sul fatto che ora l'Ulss non può, unilateralmente, senza alcuna concertazione coi comuni, stabilire "linee guida" o "protocolli" che siano in aperto contrasto con lo strumento di pianificazione approvato.

23 dicembre 2008

Assistenza domiciliare, non facciamoci prendere per il naso

Ogni riduzione del materiale sanitario è illegittima. Non esiste alcun elenco approvato dall’unità di valutazione multidisplinare. I medici di famiglia sono stati esclusi da ogni decisione.
Una procedura illegittima anche dal punto di vista amministrativo: nessuno ha ricevuto una comunicazione di avvio del procedimento (legge 241/1990).
Resistere, resistere, resistere.


Gli schizzettoni (siringhe da 50 o 100 cc per l’alimentazione via Peg) scarseggiano, così come altro materiale per la cura di mia moglie, in regime di Adi-Med (assistenza domiciliare integrata medicalizzata). Queste siringhe, del costo di poche decine di centesimi, sono tra il materiale che scarseggia e che, da novembre 2008, viene erogata in misura insufficiente alle famiglie che assistono i propri congiunti a casa.
Telefono all’assistenza infermieristica per anticipare la mia richiesta. Subito mi viene opposto un fantomatico elenco approvato da un indefinito ‘medico responsabile’. E’ una favoletta che non sta in piedi, per un semplice motivo: il medico di famiglia, cioè colui che ha la responsabilità più diretta della gestione del paziente in Adi, non è stato assolutamente sentito. Men che meno è stata convocata l’unità di valutazione multidisciplinare che ha, tra i propri scopi, la definizione delle cure e delle necessità domiciliari.
Pertanto, non facciamoci impressionare: l’elenco di cui ci parlano per tentare di farci digerire questa vessazione, NON HA ALCUNA VALIDITA’.

Le procedure che l’Ulss sta attuando sono irregolari anche dal punto di vista amministrativo (legge n. 241/1990). Una pubblica amministrazione, quale è l’Ulss, deve informare per iscritto, mediante una comunicazione di avvio del procedimento, ogni provvedimento che intenda attuare a carico di una persona direttamente coinvolta. E questo non è avvenuto.

La situazione è difficile. Anziché aiutarci ad assistere i nostri familiari, da un po’ di tempo a questa parte, si cerca di ostacolare, coscientemente o meno, l’attività di assistenza a domicilio.
Dobbiamo resistere! Non dobbiamo accettare questo ultimi provvedimenti. Dobbiamo continuare a informare l’opinione pubblica delle ingiustizie che si stanno compiendo.

Resistere, resistere, resistere.

20 dicembre 2008

«Fatemi dare da mangiare a mia figlia»: si incatena

Sul problema della riduzione degli ausilii ai pazienti in assistenza domiciliare, riporto la cronaca del Gazzettino e del Resto del Carlino sulla protesta attuata da una donna di Occhiobello a difesa dei diritti essenziali della figlia cerebrolesa.
Impressiona la risposta che avrebbe ricevuto dal responsabile del servizio dell'Ulss 18: "date pure venti schizzettoni a questa poveretta". Mi chiedo se questa è la persona giusta al posto giusto.

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Il Gazzettino, sabato 20 dicembre 2008

Clamoroso gesto di una donna che ieri mattina si è legata all’interno dell’ospedale San Luca

Si è incatenata in ospedale a Trecenta, al maniglione antipanico della porta di fronte del servizio assistenza domiciliare, perchè non volevano fornirle gli strumenti con i quali dare da mangiare alla figlia cerebrolesa. Una protesta estrema. Di una madre coraggio, Alba Barca, 65 anni di Occhiobello, premiata proprio ieri sera come cittadina dell’anno del suo paese per l’impegno nel volontariato e nella dedizione a Greta, che assiste da quando è nata, 44 anni fa. Una protesta durata pochi minuti, ma efficace. Il tempo che alcuni medici la invitassero a sciogliere la catena e ad accomodarsi nell’ufficio di Stefano Romagnoli, il primario dell’Adi (assistenza domiciliare), dove affrontandolo a muso duro ha ottenuto l’obiettivo. Gli hanno dato gli "schizettoni". Le siringhe da 50 centilitri usate per inserire il cibo frullato nella "peg", un’apertura praticata sulla pancia attraverso la quale Greta si nutre.
«Ne serve una al giorno di siringhe - racconta la signora Barca - Me ne avevano date solo quindici e non arrivavo a fine mese. Dopo la protesta di oggi Romagnoli ha detto al suo assistente "dia pure venti schizzettoni a questa poveretta", in tono di compatimento nei miei confronti. So che ora me la farà pagare, come tutte le altre volte che io e altre famiglie siamo andate contro a quello che lui riteneva opportuno. Ma non m’importa. Io combatto per poter alimentare mia figlia come credo sia meglio per lei e sono disposta tutto. Come vede, anche a incatenarmi».
Secondo il racconto di Alba Barca, che anche ieri come sempre ha ricevuto il sostegno e la solidarietà dell’assessore provinciale Guglielmo Brusco, la questione degli "schizettoni" negati è legata a un nuovo metodo di alimentazione che i medici dell’assistenza domiciliare dell’Ulss 18 vogliono imporle sostituendo il suo, perchè ritenuto più efficace e all’avanguardia.
«Sarà anche così non discuto - continua Alba - Ma quando l’ho provato Greta ha sempre avuto forti attacchi di dissenteria. Con la verdura, la frutta, la carne frullata, il latte e biscotti che gli preparo io da nove anni, da quando cioè è costretta ad alimentarsi così, non ci sono mai stati problemi. Lei mangia tutto quello che mangiamo noi. Insieme a noi in cucina e non sbattuta in un angolo con un flebo addosso. Un aspetto importante anche questo. Ma l’Ulss non intende più passarci le sirighe, se continuo ad alimentarla come abbiamo sempre fatto». Salvo cedere, se una madre coraggio s’incatena dentro all’ospedale.

Ivan Malfatto

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Il Resto del Carlino, 20 dicembre 2008

LA PROTESTA A TRECENTA
Disperata, si incatena la madre di una disabile
Con i tagli alla sanità la ragazza dovrà essere alimentata diversamente rispetto a prima, con sacche di nutrimento chimico che - dice la mamma - non verranno sopportate dalla giovane

L’aveva promesso l’altro ieri davanti ai giornalisti e ha mantenuto la parola. Alba Barca, madre di una ragazza disabile, ieri si è incatenata al maniglione della porta antipanico, nell’atrio dell’ospedale di Trecenta, dove ha sede il servizio di assistenza domiciliare (Adi) dell’Asl, per protestare contro i tagli che recentemente hanno colpito il servizio.
Il tutto non è durato più di dieci minuti, perchè più che tempestivo è stato l’intervento del responsabile della Soc Assistenza primaria Stefano Romagnoli, che ha dato ordine agli operatori di ‘liberare’ la signora e si è appartato con lei nel primo ambulatorio libero, per risolvere la questione.
"Mia figlia si alimenta da nove anni tramite peg (una valvola collegata allo stomaco, attaraverso la quale passa il cibo, tramite l’uso di apposite siringhe, chiamate schizzettoni, ndr) — aveva spiegato Alba Barca l’altro ieri, nel corso di una conferenza stampa nel palazzo della Provincia di Rovigo, organizzata dall’assessore Brusco per dar voce alle rimostranze di alcuni genitori di ragazzi disabili — e in tutto questo tempo le ho preparato io i pasti, chiedendo all’Asl solo gli schizzettoni necessari per l’introduzione del cibo, al posto dei quali ora mi si vogliono propinare sacche di nutrimento chimico che oltre a costare di più al servizio pubblico, non sono tollerati dall’organismo di mia figlia. Domani (ieri per chi legge, ndr) farò la mia richiesta al S. Luca e se non mi ascolteranno mi incatenerò".
E così Alba ha fatto, con una catena di 4 metri, che le è costata i rimproveri del primario ma le è valsa la consegna di 20 schizzettoni per nutrire la figlia, con i quali potrà tirare avanti un mese. "Mi auguro che per gli altri familiari di disabili tutto ciò non sia necessario, per essere ascoltati — commenta l’assessore provinciale alla Sanità, Guglielmo Brusco — e vorrei esortare chi gestisce il denaro della sanità pubblica, anche a livello regionale, a prestare più attenzione alle sofferenze delle persone, per impedire che la disperazione le induca ad altri gesti estremi come questo".

di Milena Furini

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18 dicembre 2008

Brusco: interrogativi sui tagli all'Ulss 18



Dal sito dell'Amministrazione provinciale



L’assessore provinciale alla Sanità Guglielmo Brusco ha reso noto, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Celio, che il 25 novembre il direttore dell’Asl 18 Marcolongo ha scritto ai primari, invitandoli a rinviare all’anno prossimo attività che possono generare nuovi costi e verificare fin d’ora la possibilità di economie.

Per l’assessore Brusco “fermo restando che almeno a parole si dice di non fermare costi legati ad eventi di urgenza o servizi sanitari essenziali, chiedo anche all’assessore regionale al Bilancio Coppola se sono credibili questi tagli dopo che a Marcolongo è stato consentito di accumulare in 5 anni deficit per 216 milioni di euro, ed è stato premiato, con questi risultati economici, con decine di migliaia di euro di incentivo”.
“Come mai - ha proseguito Brusco - non si avvia l’ambulatorio fisiatrico che all’Asl 19 è invece già partito? Cosa può dirci il direttore sociale Poiré? Perché arrivano voci sempre più preoccupanti da neuropsichiatria infantile? Dove sono finiti i fisioterapisti di questo servizio? E dove finiranno le logopediste? Perché l’orario sportello Adl Rovigo è 12,30 invece di 17,30? Perché non vengono forniti a sufficienza guanti, pomate ed ausilii vari”.
Poi quattro genitori di ragazzi disabili che hanno raccontato alcune traversie, dovute, a loro dire, a carenze nei servizi a domicilio.