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09 settembre 2026

La verità, quella che manca

Due le notizie che mi hanno colpito ieri. Una riguarda le liste d’attesa, l’altra le case di riposo (Rsa).



La prima. Il gruppo di Avs ha portato in consiglio regionale una mozione sulle liste d’attesa. Si chiede che vengano monitorate le tutte le visite ed esami, non soltanto, come invece avviene, una settantina di prime visite / primi accessi, ma tutte le prestazioni, quindi le rivalutazioni, i tempi per gli interventi chirurgici non urgenti e i controlli che, attualmente, vengono completamente ignorati, zero assoluto.

La mozione viene illustrata e motivata dai proponenti, Carlo Cunegato e Elena Ostanel, e si apre il dibattito.

Ebbene, nessun consigliere di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, i partiti che governano da sempre in regione, è intervenuto. Al termine, tutti i consiglieri di maggioranza, anche quelli eletti in polesine, obbedienti a un invisibile burattinaio, hanno votato contro. Senza una motivazione, senza un’argomentazione.

Risultato: continueremo a non sapere perché dobbiamo attendere tanto per una visita o per un esame di controllo o per una delle prime visite / primi accessi che non rientrano nelle poche decine monitorate. La verità è quella che ci manca.

Per approfondire clicca qui.

La seconda. L’aumento dei costi di gestione della case di riposo (Rsa) porterà a ulteriori consistenti incrementi delle rette a carico degli ospiti. Fino a 5 euro al giorno (1.800 l’anno).



Uripa, l’associazione che raggruppa le case di riposo pubbliche (Ipab) e private accreditate del Veneto, stima in 100 milioni il fabbisogno annuale (clicca qui per il servizio di ieri della Tgr).

L’amministrazione regionale non eroga l’impegnativa di residenzialità a tutti gli aventi diritto. In polesine il 23,8% (vedi precedente post) degli anziani non gode di questo beneficio di legge nonostante l’elevato grado di non autosufficienza.

Situazione denunciata da mesi da Uripa ma nessuna risposta concreta da parte dell’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma, soltanto una nuvola di aria fritta che rinvia a «tavoli tecnici provinciali», «ascolto del territorio» (come non conoscesse benissimo la situazione), a riunioni su riunioni. Impegni economici nessuno, in sede di bilancio si vedrà.

24 agosto 2026

Case di Riposo di Badia e Lendinara, da fusione a “collaborazione”

 

Il Gazzettino Rovigo 22 Agosto 2026

Lo scorso 21 agosto è avvenuto l’incontro delle delegazioni delle due case di riposo e dei relativi sindaci, a Venezia, con l’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Quello che si prospettava come un progetto di fusione tra le Rsa pubbliche (Ipab) viene derubricato a sperimentazione di forme di collaborazione nella gestione di vari servizi. Tra questi il servizio di ristorazione, il supporto all’assistenza domiciliare e la condivisione di strumenti di gestione e amministrazione (software? personale amministrativo?), «con lo scopo di ottimizzare la gestione e sfruttare le economie di scala», secondo l’assessora.

«Il percorso comune tra le due Ipab sarà coadiuvato e supportato da una cabina di regia regionale – ha dichiarato ancora Paola Roma – (e) questo modello potrà essere replicato nei territori di tutti gli Ats per rafforzare il ruolo delle Ipab, anche nelle more della riforma». Riforma, quella delle Ipab, annunciata con un disegno di legge regionale undici anni fa dall’allora presidente della giunta regionale Luca Zaia (clicca qui per approfondire).

Forse un sospiro di sollievo per il Cda della Casa albergo per anziani di Lendinara che aveva manifestato maggiori perplessità alla vigilia della riunione a Venezia, quando si pensava a una proposta di fusione tra le due case di riposo. Forse un incontro deludente per il presidente della Casa del sorriso di Badia che dalla fusione immaginava “risparmi consistenti” (clicca qui per leggere Il Gazzettino del 15 agosto 2026).

Intanto in Veneto 11.000 anziani sono in lista di attesa per un posto letto in casa di riposo e mancano 100 milioni al fondo regionale per la non autosufficienza (vedi articolo su quotidianosanità.it).

In polesine, secondo uno studio della Uil-Funzione pubblica, il 23,8% degli anziani ospitati nelle Rsa, pur avendone diritto, non ottiene dall’amministrazione regionale le impegnative di residenzialità (contributi sulla quota sanitaria) che dimezzerebbero il costo della retta mensile (clicca qui per approfondire).

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Aggiornamenti: 

20 agosto 2026

Progetto di fusione delle Case di riposo di Lendinara e Badia. Domani a Venezia le delegazioni dei due Comuni

Contrari “per ora” i Consigli di amministrazione delle due strutture

 Il Gazzettino, 15 agosto 2026


(Dal Gazzettino del 15 agosto 2026)

«La Regione proporrà una possibile fusione tra le case di riposo di Lendinara e Badia Polesine, un’ipotesi che per ora trova i due presidenti molto cauti e fondamentalmente contrari, a meno che non vi siano grossi vantaggi in termini economici.
...
Sono stati invitati a parlare i presidenti dei Consigli di amministrazione e i direttori delle strutture, rispettivamente Tosca Sambinello e Vittorio Boschetti per la Casa albergo di Lendinara, Tommaso Zerbinati ed Enrica Avanzi per Casa del sorriso di Badia, insieme ai due sindaci Francesca Zeggio e Giovanni Rossi.»

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Le due case di riposo sono pubbliche (Ipab, Istituti pubblici di assistenza e beneficenza) e già undici anni fa c’è stato il tentativo, poi naufragato, di trasformare la Casa del sorriso di Badia Polesine in una fondazione di diritto privato.

Si pensa a qualcosa di analogo anche per questa eventuale fusione? È la preoccupazione della Uil Funzione pubblica (si veda qui sotto l’articolo del Gazzettino del 17 agosto 2026).

Insolito questo "invito" a Venezia. Che cosa si sta preparando in Regione per le case di riposo?

Domani ne sapremo di più, i sindaci dei due Comuni e i consigli di amministrazione delle due case di riposo ci potranno dire il reale contenuto delle proposte che verranno avanzate dall’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Il Gazzettino, 17 agosto 2026


14 agosto 2026

Rette nelle Case di riposo: c'è chi studia come vessare ulteriormente gli anziani


Il Gazzettino 13 agosto 2026

Il commissario regionale della Lega del Veneto, Andrea Tomaello, chiederà ai parlamentari del suo partito di presentare una proposta di legge che non faccia ricadere sui Comuni le integrazioni della retta per gli ospiti delle Case di riposo.

E fin qui va tutto bene, nessuno vuole il dissesto dei bilanci comunali, lo chiarisco perché ho avuto l'impressione che qualche amministratore comunale non abbia ben compreso il contenuto dell'ultimo post "Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «paghino i Comuni»" (clicca qui per visualizzarlo).

Ma poi il commissario della Lega spiega che lo scopo è quello di «Rivedere i criteri Isee». Il che, tradotto dal politichese, significa scaricare sugli ospiti una quota ancora maggiore della retta, già ora difficilmente sostenibile. L'esponente leghista non chiede, come sarebbe logico, un aumento del Fondo Nazionale per le non Autosufficienze (FNA) (clicca qui per maggiori informazioni), no chiede di cambiare i criteri di calcolo dell'Isee (Indicatore della situazione economi equivalente) in modo da innalzare la quota a carico dell'ospite. Geniale, veramente geniale!

Evidentemente il commissario leghista non vuole disturbare i suoi colleghi al governo nazionale, men che meno quelli alla guida del Veneto, che poi sono sempre gli stessi. Preferisce adottare il fumoso linguaggio del politichese per nascondere ai più la sostanza della sua proposta: far pagare di più gli ospiti.

Questo accade mentre in Veneto sono poco più di 33.000 i posti disponibili nelle case di riposo, la popolazione sta invecchiando e 11.000 anziani sono in lista d'attesa. Una Regione in cui mancano strutturalmente 100 milioni di euro l'anno per la copertura di tutte le impegnative residenziali (contributi sulla quota sanitaria della retta); in Polesine rimane fuori da questo contributo fondamentale il 23,8% degli aventi diritto (vedi qui sotto l'articolo del Gazzettino di oggi).
Mentre si dovrebbe puntare su un consistente aumento del Fondo nazionale per la non autosufficienza, per la quota sociale della retta, e l'erogazione di tutte le impegnative residenziali, per la quota sanitaria, c'è chi studia come vessare ulteriormente anziani che arrivano a pagare anche più di 3.000 euro al mese.
Le Case di riposo sono sempre più chiamate a sopperire al taglio dei reparti di lungodegenza, attuato dall'amministrazione regionale, con il personale soggetto al contratto degli enti locali e non a quello, più remunerativo, della sanità, mentre è diventata preponderante l'assistenza sanitaria da garantire agli ospiti. I dipendenti sono tentati di passare al lavoro dipendente presso le Ulss e questo aggrava ulteriormente le condizioni di lavoro per chi resta.
Il Gazzettino 14 agosto 2026

Questo post è stato ripreso da Rovigo.News il 17 agosto 2026 (clicca qui)

12 agosto 2026

Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «Paghino i Comuni»


Il Gazzettino, 9 agosto 2026

Il Consiglio di Stato obbliga gli enti a farsi carico della retta di un invalido al 100%
Bocciati criteri patrimoniali e giustificazioni contabili: conta solo il modello Isee
Per un caso analogo a Rovigo è intervenuto il Tar

Riporto alcuni stralci dell’articolo del Gazzettino del 9 agosto 2026.

«Non importa se ci sono rendite differenti, se tra le proprietà dell’anziano figurano beni mobili o immobili. Non si possono fare distinzioni sulle diverse forme di invalidità. E di certo non valgono criteri arbitrari fissati dai Comuni per stabilire fino a quanto si possa spingere il contributo pubblico in termini di percentuali della retta da coprire. Chi ha diritto a un aiuto per pagarsi la casa di riposo, non può vedersi costretto a contrattare con la pubblica amministrazione.

L’avvocatura comunale aveva portato a sostegno delle sue considerazioni anche le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio. Altra bocciatura: i vincoli di finanza pubblica non possono andare a discapito dei diritti fondamentali dei cittadini.
...

Illegittime le formule che prevedono anticipi sulle vendite degli immobili di proprietà degli ospiti, scartate le soglie di contribuzione decise dai municipi.
...

[Per le famiglie] Non è facile neppure rimanere saldi contro le obiezioni delle pubbliche amministrazioni: nella situazione di fragilità in cui si trovano i parenti, la minaccia di vedersi rifiutati o sbattuti fuori dalla casa di riposo è pesantissima

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A dicembre del 2025 una sentenza analoga ha riguardato il Comune di Rovigo. Anche in quel caso è stato bocciato il regolamento comunale perché il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha ritenuto illegittimo per il Comune subordinare il suo intervento all’esaurimento totale delle risorse finanziarie e/o alla messa a reddito degli immobili di residenza. Illegittimo perché già quelle risorse sono conteggiate per stabilire quale debba essere il valore dell’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente; in pratica, si pagherebbe due volte).

I Comuni invocano “le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio”, e sbagliano sapendo di sbagliare. È un vecchio problema che risale alla mancata applicazione, da parte della quasi totalità dei Comuni, delle regioni e del governo centrale, della legge 328 del 2000 (clicca qui per visualizzarne il testo su normattiva.it). La legge prevede all’art. 6, comma 4, che «Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all'eventuale integrazione economica» e all’art. 25 stabilisce il criterio dell’indicatore Isee per la valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate.

Si veda in proposito questo intervento del consigliere comunale di Rovigo Matteo Masin, pubblicato sul Gazzettino del 28 dicembre 2025.

Il Gazzettino, 28 dicembre 2025

E allora che fare?

Molto chiaro il consigliere Masin: «la legge dice chi deve intervenire ma non con quali risorse. Da oltre vent’anni questo onere grava sui Comuni senza un fondo strutturale dedicato, mentre cresce il numero degli anziani non autosufficienti e aumentano i costi». Un problema che riguarda praticamente tutti i Comuni, esposti allo stesso rischio di contenzioso e di squilibrio dei bilanci.

«La quota sociale – continua Masin – ha bisogno di una copertura nazionale stabile. Per questo è necessario che lo Stato e le Regioni individuino un fondo come strumento per garantire il rispetto dei diritti delle persone fragili senza mettere in crisi i Comuni». Fondo che «ci sarebbe già, quello per le non autosufficienze (istituito con il governo Prodi), che non è nato per le integrazioni delle rette, ma per la domiciliarità e il pagamento degli assegni di cura, e la disabilità gravissima. Però il fondo è destinato alle persone non autosufficienti, è di natura sociale e non sanitaria, è nazionale e uguale per tutti i Comuni. La quota alberghiera, invece, è una prestazione sociale, legata alla non autosufficienza e a carico dei Comuni, strutturalmente incapienti. Si dovrebbe vincolare una quota del Fondo nazionale destinandola alla copertura di quella sociale nelle Rsa (Case di riposo, ndr), con criteri nazionali omogenei (Isee e non autosufficienza certificata). Così si tutelerebbe il diritto sancito dalla legge, si eviterebbero contenziosi e si salvaguarderebbero i bilanci comunali».

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Necessariamente il fondo nazionale per le non autosufficienze dovrebbe essere integrato e distribuito a Regioni e Comuni in relazione al numero di persone assistite nelle Rsa. E i Comuni non dovrebbero "inventare" stratagemmi regolamentari privi di fondamento per scaricare i costi sulle famiglie.

In Veneto sono 11.000 gli anziani in lista d’attesa per entrare in casa di riposo.


11 agosto 2026

La corsa al business delle Rsa, «Rendimenti alti, i fondi investono»


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Strutture dismesse da recuperare, nuovi insediamenti, acquisizioni: in Veneto si muovono anche svizzeri e francesi.

Poiché l'articolo di Martina Zambon è di difficile lettura dall'immagine sopra ne riporto per intero il testo. Prepariamoci al peggio (se non faremo nulla per impedirlo).

---- inizio articolo

Rsa, boom di fondi e società private per costruirne di nuove e, in alcuni casi, gestirle.

Il fenomeno, non nuovo, sta vivendo una nuova età dell’oro. Complici le proiezioni demografiche, il business c’è tutto. Al punto che si parla già di «silver economy».

Il rendimento, ma si tratta di investimenti a medio-lungo termine dicono gli operatori, viaggia intorno al 6-7%. Di buono, secondo gli investitori, c’è che è sicuro.

La demografia e le statistiche non mentono: i veneti vivono sempre più a lungo e, inevitabilmente, cresce il bisogno di assistenza. Il fermento è palese. Ne sanno qualcosa i consiglieri regionali e gli assessori avvicinati con proposte spesso di riconversione di strutture sanitarie dismesse.

Ad attestare l’impennata dell’interesse dei privati nel settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti sono gli esempi concreti che si moltiplicano.

Un advisor lombardo, lo Studio De Simone, che rappresenta più fondi di investimento, è interessato a una struttura sanitaria dismessa a Mezza Selva di Roana; la corazzata friulana di Sereni Orizzonti annuncia, fra acquisizioni e aperture, sei nuove strutture con il Veneto protagonista; e ancora un altro colosso, Numeria, che lavora con fondi di private equity e istituzionali, soprattutto francesi e svizzeri (per citare solo gli interventi più recenti, Campodarsego, San Martino di Lupari, Vigonza, Maserà, Pianiga) è sempre in prima fila. Tutto questo senza entrare nell’universo contiguo delle Ipab sempre più spesso, necessariamente, ibridate con il privato convenzionato. È il caso dell’Ipab di San Donà retta da Michele Basso che, però, osserva: «A livello regionale serve una cabina di regia che faccia analisi costi-benefici dei rapporti dei partenariati pubblico privati, in nome della trasparenza». Per non parlare della presenza, importante, del privato, anche nel segmento dei centri diurni per anziani non autosufficienti.

Un mondo, quello delle Rsa, che sta cambiando pelle. Ma Roberto Volpe, voce di Uripa, aggiunge tranchant: «Il problema è sempre lo stesso, mancano 100 milioni di euro dalla Regione per le impegnative inevase, poi possiamo discutere di tutto, ma si parte da lì».

Nel frattempo, però, le proposte dei privati si moltiplicano. Eugenio De Simone, dell’omonimo studio, spiega: «Il nostro studio ha sedi a Milano e Brescia, siamo advisor di più fondi che hanno manifestato l’interesse di investire in Veneto. In particolare, in strutture che magari oggi sono fatiscenti, quindi hanno bisogno di essere ristrutturate per essere trasformate in centri medici e Rsa, come a Roana. Oggi i fondi sono a caccia di queste opportunità e scalpitano, vorrebbero già fare qualche sopralluogo, fare la stima degli investimenti per arrivare a un business plan però sappiamo che i tempi della politica sono diversi».

Con Sereni Orizzonti c’è il portafogli della milanese Over Spa, specializzata, appunto, in «silver economy» per le recenti residenze a Ca’ Vio (Cavallino Treporti, Venezia, 50 posti) e l’Istituto Padre Pio a Tarzo (Treviso, 113) e con la padovana Codess per la Rsa di Gruaro, nel Veneziano (120 posti).

Fra i gestori si stanno affermando anche Peralba e Gheron. Fra gli investitori di Numeria, invece, ci sono investitori istituzionali italiani ma anche francesi e svizzeri che, specifica Gianluigi Rocco, amministratore di Numeria, «hanno un approccio a lungo termine come i fondi pensione e assicurazioni e guardano al settore socio sanitario con attenzione, penso, per restare agli ultimi 5 anni, a Bnp Paribas che ha investito sulle Rsa di Istrana, Jesolo, San Martino di Lupari, Campodarsego, Swiss Life, fondo svizzero francese ha realizzato Lavagno, Praemia, grossa sgr francese per Frassinelle, nel Rodigino, Euryale, un altro investitore francese magari non enorme ma sui 3-4 miliardi di gestito, sua la Rsa di Vigonovo, Lifento altro fondo francese, in Italia c’è Ream sgr, fondazioni bancarie piemontesi. Ed è un settore destinato a crescere». Ben oltre quei 36.597 posti accreditabili.

La Regione stanzia per gli anziani non autosufficienti nelle Rsa, le famose impegnative, 565 milioni di euro, al lordo delle risorse per i Centri Diurni, gli Stati vegetativi permanenti e i Religiosi non autosufficienti. Il numero di utenti medi con impegnativa arriva a 25.939 unità, insomma la copertura è del 76,5%. Il rimanente 23,5% paga la retta per intero.

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

La gestione dei cittadini anziani, sempre più numerosi, richiede, probabilmente, regole nuove. «Per rafforzare l’integrazione pubblico-privato serve creare le condizioni per attrarre capitali privati - chiude Rocco - e favorire l’incremento quantitativo e qualitativo della risposta assistenziale e la sostenibilità del sistema nel medio lungo periodo. Tra queste, ad esempio, lo snellimento delle procedure di autorizzazione, il rafforzamento dei sistemi di vigilanza e controllo, una cabina di regia per valorizzare il personale anche con forme di aiuto nell’accesso alla casa e percorsi formativi permanenti, assegnazione delle impegnative di residenzialità, anche sulla base del criterio del reddito, differenziare l’accesso delle strutture al budget pubblico anche con criteri di qualità secondo le norme di concorrenza europea e, infine, studiare forme di coinvolgimento delle compagnie di assicurazione per la diffusione delle Long Term Care».

È, appunto, la «silver economy».

di Martina Zambon


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

---- fine articolo

Alcune mie osservazioni, preliminari perché ciò che ci si prospetta è di portata enorme.

  • Sparisce il problema del personale ma le Rsa sono in grave carenza di infermieri e Oss già ora. Una possibile spiegazione è che intendono gestirle solo «in alcuni casi».

  • L’integrazione pubblico-privato mi ricorda la Superstrada Pedemontana Veneta. Il rischio d’impresa sarà trasferito a una compiacente amministrazione regionale?

  • L’assegnazione di tutte le impegnative di residenzialità ci sarà quando questi gruppi avranno ottenuto tutto il resto. E non è neanche certo.

  • Questa calata speculativa è un'ulteriore minaccia per le Rsa pubbliche.

 Link:

Uripa Unione Regionale Istituti Per Anziani Della Regione Veneta (https://www.uripa.it/).


02 aprile 2025

La drammatica situazione delle Rsa venete tra rette alle stelle e diritti negati (TGR Veneto)

Fonte: TGR Veneto, 1 aprile 2025

Lo hanno affermato il Codacons e le associazioni dei familiari in un incontro ospitato nella sede del Consiglio Regionale.

La riforma IPAB è ferma da cinque anni.

(Dal sito della TGR)

Salvatore Lihard, portavoce del Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana, denuncia la cecità progettuale da parte della Regione, che tiene in cassetto da cinque anni la legge di riforma IPAB, ovvero delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza. L’appello, firmato da Codacons e dai comitati dei familiari dei pazienti di ben 18 RSA venete, chiede una risposta al Consiglio Regionale Veneto.

Le rette delle RSA intanto continuano a crescere e gli aumenti pesano fino a 100 euro al mese per paziente. Soltanto il 3,8% degli anziani è in grado di pagarle con proprie risorse, ma i familiari non sono al corrente dei propri diritti, e neppure delle regole che definiscono i costi.

Abbiamo intervistato Salvatore Lihard, Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana; Erika Baldin, Movimento Cinque Stelle; Maria Luisa Tezza, avvocata del Foro di Verona

Vedi il servizio completo.

21 marzo 2021

Il CdA della Casa del Sorriso di Badia Polesine appalta il servizio socio-assistenzale di tre reparti

Scarica la delibera

Casa di riposo di Badia, rette sempre più pesanti

Alla Casa del Sorriso di Badia Polesine tempi duri per gli ospiti e i loro familiari. Il Consiglio di Amministrazione da deliberato un nuovo aumento delle rette.

Non bastassero le preoccupazioni per la pandemia da Covid, ospiti e loro familiari dovranno far fronte a rette ancora più pesanti.

21 giugno 2020

Badia Polesine. La Casa del Sorriso...non sorride più!

Il Resto del Carlino, 19 giugno 2020

Da alcuni anni, da quando nostra madre, per motivi di salute è dovuta entrare in casa di riposo, stiamo seguendo le sorti di questo Ente.

Un Centro Servizi di indubbio valore, dove le figure professionali sono all’altezza dei compiti delicati ai quali debbono far fronte giorno dopo giorno.

Il loro intervento non è su cose, oggetti, apparecchiature, ma su persone che stanno affrontando, forse, l’ultimo periodo della loro vita.

In questo contesto ruotano diverse, figure, professionali e no.

In tutti questi anni, da quando è sorta, la nostra casa di riposo è riuscita a fornire un servizio prezioso di assistenza sociale e sanitaria, ma anche umana e spirituale alla cittadinanza locale ma anche al Polesine e alle provincie confinanti.

La situazione, dal punto di vista economico, ormai da alcuni anni, si è aggravata e l’Ente in questo ultimo periodo di “lockdown” si trova in grave difficoltà.

Le motivazioni sono molteplici, bisognerebbe tornare indietro di alcuni anni, scelte non sempre oculate fatte da precedenti amministrazioni, ma anche, la concorrenza con il privato accreditato che ha avuto il suo peso.

La Regione Veneto non sta facendo la sua parte; le difficoltà che stanno affrontando tutte le IPAB del Polesine e non solo, sono da reputare ad una riduzione nel complesso delle impegnative sanitarie e della quota sanitaria non aggiornata da almeno una decina di anni, ed inoltre da una riforma delle IPAB ancora da realizzare.

Vani sono stati finora i tentativi, dell’opposizione politica, dei sindacati della funzione pubblica, dei comitati familiari, di convincere la Giunta Regionale Veneta a interessarsi dei problemi delle RSA pubbliche, in maniera concreta ed efficace.

Il nostro Comitato Familiari degli ospiti della Casa del Sorriso di Badia Polesine, di cui anch’io faccio parte, ha più volte attirato l’attenzione dei media, facendo conoscere anche nel dettaglio la difficoltà in cui versa l’Ente.

Abbiamo coinvolto la popolazione locale, che si è mostrata interessata e preoccupata nello stesso tempo.

Siamo riusciti ad ottobre dell’anno scorso a parlare direttamente con l’Assessore ai Servizi Socio Sanitari e Assistenziali della Regione, Dott.ssa Manuela Lanzarin.

La quale ci ha fornito informazioni che ci facevano ben sperare per la soluzione dei problemi che versano le IPAB del Veneto.

Ma, ad oggi, quelle promesse non hanno dato alcun esito, anzi, la situazione si è aggravata maggiormente; I familiari degli ospiti si sono visti aumentare in due anni le rette in maniera considerevole sia a libero mercato sia per chi è in convenzione.

Ad ottobre dell’anno scorso il CDA della Casa del Sorriso ha portato la retta a libero mercato a circa 3000 euro al mese, mettendo in difficoltà molte famiglie e impedendo, di fatto, alle meno abbienti di entrare in struttura.

E’ una situazione che ritengo e riteniamo inaccettabile, occorre che la Regione Veneto intervenga al più presto se non vuole che molte case di riposo, compreso la nostra, abbiano un destino infausto.

La politica a livello locale e non solo, deve fare il possibile per aiutare la nostra Casa di riposo affinché continui a sorridere ancora per molti anni.

Badia Polesine 16- 06- 2020

Il Coordinatore del Comitato Familiari della Casa del Sorriso

13 dicembre 2019

Casa di riposo di Badia. Il CdA non si fida dell'assessore Lanzarin e aumenta le rette


A ottobre una delegazione di familiari degli ospiti della casa di riposo di Badia Polesine strappano alcune promesse all'assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali. L'amministrazione regionale si è impegnata ad aumentare il fondo per la non autosufficianza e a incrementare il numero delle impegnative di residenzialità, scandalosamente esigue rispetto alle esigenze. In sostanza, a venire incontro alle difficoltà economiche delle strutture pubbliche.
Ma evidentemente il consiglio di amministrazione della casa di riposo non si fida delle promesse dell'amministrazione regionale e ha mantenuto in vigore l'aumento delle rette appena deciso. Rette altissime che, oltre a mettere in difficoltà le famiglie, potrebbero aggravare la situazione finanziaria della struttura.
Con un lungo e dettagliato comunicato i familiari degli ospiti informano la cittadinanza sui motivi che causano una grave difficoltà alle famiglie e minacciano il futuro della struttura.
La decisione di aumentare le rette viene definita "iniqua, ingiusta e improponibile" e ne chiedono con determinatezza il ritiro. E concludono: "Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse. Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata".
Riporto il resto integrale del comunicato e il link per scaricarlo in formato pdf.

----inizio documento

Comunicato del Comitato famigliare e dei famigliari

Ai famigliari della Casa del Sorriso, alle cittadine e cittadini della nostra città.


Come vi abbiamo comunicato, il 21 ottobre 2019, una delegazione dei famigliari della Casa del Sorriso è stata ricevuta dalla Dott.ssa Lanzarin; le motivazioni le conosciamo, difficoltà dell’Ente, aumento del fondo per la non autosufficienza, aumento delle impegnative di residenzialità.
Come abbiamo detto, ci sono state fatte delle proposte “speranzose” dall’Assessore ai Servizi Socio Sanitari della Regione.
Queste proposte ci sono sembrate concrete nel merito e nella sostanza. L’aumento del Fondo per la non autosufficienza, l’aumento della copertura delle impegnative di residenzialità al 90% per le strutture accreditate, una particolare attenzione per le strutture in difficoltà.
A più di un mese da quell’incontro, nella nostra casa di riposo, abbiamo osservato un graduale aumento delle impegnative residenziali, a vari livelli, che pur non avendo raggiunto la percentuale programmata, ci fa ben sperare.
Da fonti, attendibili sappiamo che questa percentuale (90%) dovrà essere raggiunta entro il prossimo marzo 2020.
Purtroppo
Con la delibera N° 51 del 17 ottobre 2019, l’attuale CDA della Casa del Sorriso, guidato dal Presidente Avv. Tommaso Zerbinati, il Vice Presidente Daniele Rossi e i consiglieri Adino Rossi, Anna Scanavacca, Carlina Valle, si è deciso di approvare, con decorrenza immediata le nuove rette di ospitalità per i nuovi ingressi di ospiti a libero mercato di € 98 al giorno per un ospite in stanza doppia e € 103 per una stanza singola.
Questa decisione scelta unilateralmente dal CDA, senza nessuna previa consultazione né con il Comitato Famigliari né con le forze sindacali, non è stata condivisa, anzi in alcune sedi è stato fatto presente quanto questa scelta sia controproducente ma soprattutto iniqua e quindi improponibile.
Controproducente, perché facciamo fatica a pensare che ci possano essere famiglie che si possano permettere una retta alberghiera pari a più di 3000 € al mese.
Che sia una struttura a 5 stelle ci sembra un po’ esagerato anche se sicuramente la professionalità degli operatori e la qualità dei servizi sono indiscutibili.
Probabilmente molte famiglie sceglieranno altre strutture meno care a parità di servizi.
Il Presidente Tommaso Zerbinati, eletto dalla giunta municipale guidata dal Sindaco Giovanni Rossi, in varie sedi ha affermato che questo aumento delle rette a 98 € in realtà si tratta di uno sconto che viene applicato all’ospite che entra in struttura senza l’impegnativa residenziale.
Questa “scontistica”, come viene chiamata, in realtà è un vero salasso per le famiglie che devono affrontare un costo così elevato.
Se invece si vuole impedire l’entrata di persone non sufficientemente abbienti rispetto a quelle con disponibilità economiche maggiore, allora lo si dica chiaramente, che si vuole creare una casa di riposo per un’elite di persone.
Con questo aumento si vuole scongiurare l’entrata di persone che non hanno già un’impegnativa residenziale. Ciò significa ridurre l’attuale numero di ospiti fino a raggiungere quelli per cui la struttura è accreditata.
Questa “soluzione” provocherebbe dei problemi a livello occupazionale ma anche per le famiglie che si troverebbero in difficoltà ad inserire il proprio caro.
Grave sarebbe se questo aumento fosse giustificato per ragioni di “cassa”, vorrebbe dire che ancora una volta, si và a chiedere ai famigliari di coprire i deficit di cassa creati in questi anni, per una o più cattive gestioni dell’Ente in questi anni.
Un'altra considerazione da fare è legata agli ospiti presenti nel nucleo SAPA (Alzheimer); al termine dei 60 giorni previsti al costo di 36 euro al giorno, si trovano ad affrontare una retta di 98 euro superiore di ben22 euro rispetto a quella precedente.
E’una proposta iniqua, perché a parità dei servizi prestati ci sarebbero degli ospiti che pagherebbero due cifre ben diverse che oscillano tra i 2350 € e i 3000 €.
Per tutte queste ragioni, pensiamo che questa delibera sia:
Iniqua, ingiusta e improponibile, chiediamo con determinatezza il suo ritiro.
Chiediamo, inoltre, che anche le attuali rette a libero mercato a 76€ al giorno, per chi è in struttura dalla data precedente alla delibera, vengano sensibilmente ridotte. Per le altre chiediamo che non vengano ulteriormente aumentate.
Crediamo fermamente che non spetti solamente ai famigliari il compito di risollevare le sorti di questo Ente, ma che spetti, alla politica, alle scelte oculate e lungimiranti, delle quali per il momento non ne vediamo né l’efficacia nè i risultati positivi.
Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse.
Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata.

Badia Polesine 04/12/2019
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13 ottobre 2019

Rette alla Casa di riposo di Badia. I familiari scrivono una lettera aperta a Zaia, "siamo delusi"


Due inviti ignorati dal presidente della giunta regionale, il leghista Luca Zaia.
"Prima i veneti" è solo uno slogan. propaganda, un inganno per raccattare voti in campagna elettorale.


E' una lettera amara quella che un gruppo di familiari dei degenti della casa di riposo di Badia indirizza pubblicamente al presidente della giunta regionale veneta. Due gli inviti a Zaia per venire a discutere dei problemi della Casa del sorriso e delle elevate rette poste a carico dei congiunti. Il presidente li ha ignorati completamente, nessun riscontro, nessun cenno di vita.
Mancanza di tempo? Difficile come scusante viste le numerose partecipazioni alle iniziative di partito, alle inaugurazioni o ai festeggiamenti per il prosecco patrimonio dell'umanità.
Tempo per i veneti in casa di riposo non ne ha trovato, neanche un minuto.

Chi ha un po' di memoria, in particolare a Badia Polesine e nei comuni dove è stata tentata la privatizzazione delle case di riposo, ricorderà che Zaia presentò in pompa magna, subito dopo le vittoriose elezioni del 2015, occupando per giorni lo spazio dei giornali e dei tg locali, una serie di progetti di legge.
Tra questi, il 29/06/2015, ne presentò uno sulla riforma delle case di riposo (Ipab), materia sulla quale la Regione Veneto era rimasta l'unica a dover legiferare. Bene, dopo più di quattro anni il progetto di legge n. 25 è rimasto lettera morta.
Nel frattempo la regione ha autorizzato altri centri privati convenzionati che, godendo di un più favorevole regime fiscale, hanno lasciato vuoti molti letti nelle strutture pubbliche. E non è una coincidenza.

---- il testo della lettera dei familiari

Signor Presidente, ai primi di luglio i familiari di persone ricoverate, l’hanno invitata in casa di riposo a Badia Polesine senza aver ricevuto alcuna risposta.
A metà agosto le abbiamo scritto una seconda lettera senza avere risposta.
Signor Presidente speriamo che quelle due lettere non siano finite nel cestino.
Signor Presidente Lei dal Sole 24 ore è stato classificato come il primo e più amato di tutti i presidenti di regione d’Italia.
Signor Presidente Lei va a tutte le feste della Lega. Ci sta bene.
Signor Presidente Lei va ad inaugurare l’A31. Ci sta bene.
Signor Presidente Lei va ad inaugurare piste da sci. Ci sta bene.
Signor Presidente Lei va a festeggiare il prosecco patrimonio dell’umanità. Ci sta bene.
Signor Presidente non ci credevamo quando alcuni familiari della “Casa del Sorriso” ci dicevano di non illuderci perché il Presidente non avrebbe risposto a questo invito.
Signor Presidente i nostri anziani sono patrimonio del Veneto, sono emigrati in vari paesi del mondo e dopo anni sono tornati a casa, nella nostra Regione, con i soldi.
Signor Presidente il vostro slogan “Prima i veneti”. I nostri anziani sono veneti.
Signor Presidente noi diciamo prima i nostri anziani che hanno fatto il Veneto.
Signor Presidente il Veneto non lo hanno fatto Bossi, Zaia, Salvini e Galan. Lo hanno fatto i nostri vecchi.
Signor Presidente qui a Badia Polesine non la invitiamo più. Per i familiari della “Casa del Sorriso” lei è stato una delusione. Vada pure alle feste della polenta e della salsiccia dove la Lega prende voti. Perché alla fine è questo che vi interessa.
Signor Presidente il vostro slogan “prima i veneti” è buono solo per raccattare voti in campagna elettorale.
Signor Presidente a Badia Polesine comanda la Lega, in provincia la Lega, in regione la Lega, avete fatto un buon lavoro Signor Presidente.
Ma a lei Signor Presidente non interessa il destino delle famiglie degli anziani ricoverati nelle case di riposo.
Signor Presidente lei è il presidente di tutti, non solo dei votanti della Lega.
Signor Presidente alla festa della Lega a Conselve ha detto che vuole fare una rivoluzione.
Signor Presidente non la vediamo vestito da Zapata, Che Guevara, Danton o Roberspierre. Per fare una rivoluzione ci vuole del coraggio, visto che non ha trovato né il tempo né il coraggio per venire a confrontarsi con noi, allora, come dite voi, forse le mancano gli “attributi”?
Signor Presidente questa lettera volevamo mandarla a Lei. Invece la mandiamo ai giornali per fare capire alla gente chi è il governatore più amato dagli italiani.
Buona giornata Signor Presidente
Un gruppo di familiari della Casa del Sorriso  di Badia  Polesine
30/09/2019
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Per consultare gli altri post sull'argomento, clicca qui a fianco sull'etichetta "ipab".

07 aprile 2019

Casa di riposo di Badia Polesine. I familiari degli ospiti in conferenza dei sindaci dell'Ulss 5


Appello ai sindaci polesani: insostenibili i costi delle rette e insufficienti i contributi economici regionali




Lo scorso giovedì 4 aprile una delegazione di familiari degli ospiti della casa di riposo di Badia ha distribuito un appello ai sindaci polesani presenti alla conferenza dei sindaci dell'Ulss 5.
Il costo delle rette è salito a 1.650 euro mensili per gli anziani con il posto letto in convenzione con la regione, e a 2.280 euro per chi non vede riconosciuta la propria non autosufficienza.
"E’ per noi un vero e grave problema affrontare ogni mese il costo di queste rette. La maggior parte dei nostri cari hanno pensioni che sono sensibilmente inferiori a queste somme e il famigliare spesso deve integrare con le proprie risorse" si legge nel documento.
Mancano 41 impegnative, il contributo economico che l'amministrazione regionale eroga per ogni anziano non autosufficiente, e questo crea grandi difficoltà alle case di riposo pubbliche.
L'appello si conclude con una richiesta ben precisa: "Chiediamo a VOI e alla POLITICA di farvi carico di questo problema che non riguarda solamente la nostra casa di riposo ma anche molte IPAB che sono presenti nel territorio polesano.
Chiediamo che vi facciate portatori delle nostre istanze con gli organi competenti in primis con la Regione Veneto.
I famigliari, hanno fatto fino a questo momento la loro parte, ora è il momento che anche la politica faccia la sua.
Chi ci governa ha il dovere morale di prendere in esame anche il problema degli anziani non autosufficienti che hanno contribuito a costruire il nostro paese e dare un futuro migliore ai propri figli".


Vedi anche “La politica ha il compito di farsi carico degli anziani non autosufficienti” su rovigoindiretta.it

Nella foto, alcuni dei familiari durante la seduta del consiglio comunale di Badia Polesine lo scorso 30 novembre 2018.

07 gennaio 2019

Rette nelle case di riposo, Adria chiama a raccolta tutti i sindaci del polesine

Case di riposo. A fronte di 2.026 posti letto accreditati la regione versa agli enti la quota sanitaria di soli 1.437 ospiti. E' questo che provoca l'aumento delle rette e la difficoltà delle strutture pubbliche.
L'iniziativa di Adria porterà gli altri sindaci a rivendicare quanto dovuto dalla regione?


Omar Barbierato, sindaco di Adria, dichiara a rovigoindiretta.it: "In questi giorni stiamo predisponendo la delibera comunale che chiede alla Regione Veneto di adeguare il numero delle impegnative di residenzialità per l’ingresso nelle strutture accreditate per l’assistenza socio-sanitaria a favore dei cittadini non auto-sufficienti, con riferimento al decreto del 12 gennaio 2017".
E ancora: "“La nostra amministrazione è la prima a porre questo problema all’interno dell’agenda politica, e questo è significativo: come l’hanno affrontata i partiti politici in questi anni, dato che la situazione è conosciuta ed è stata evidenziata da anni ormai dai Comitati, tra cui il Comitato Impegno per il Bene Comune?".

E' presumibile che nella prossima riunione del consiglio comunale verrà approvata la delibera proposta dal sindaco di Adria. Subito dopo sarà coinvolta la conferenza dei sindaci dell'intera Ulss 5.
Come risponderanno gli altri comuni?

Sul problema dell'aumento delle rette nelle case di riposo si veda il post "Badia Polesine, la Casa di riposo verso forti aumenti delle rette. La protesta dei famigliari".

13 dicembre 2018

Badia Polesine, la Casa di riposo verso forti aumenti delle rette. La protesta dei famigliari

Aumenti per 200mila euro l'anno

Il Comitato Famigliari degli ospiti della Casa di riposo, preoccupato per le pesanti ricadute economiche, ha diffuso il comunicato sotto riportato.


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RETTE CASA DI RIPOSO


Perché sono sempre gli anziani a pagare?


Il Consiglio di amministrazione della Casa di riposo di Badia intende aumentare considerevolmente le rette, tra i 60 e i 150 euro al mese per ospite.
Secondo gli amministratori ciò è dovuto all'aumento dei costi per il personale, alle spese per la manutenzione straordinaria di alcuni impianti e all'aumento delle spese ordinarie per luce, acqua, gas e, persino, degli alimenti.
Eppure più volte nel corso degli ultimi anni ci è stato detto che la retta pagata era sufficiente per mantenere il servizio. Ora, improvvisamente, le rette aumentano per 200mila euro l'anno.
Chiediamo al CdA:

Perché non si impegna la politica, locale e regionale, a sollecitare l'approvazione della riforma delle case di riposo (Ipab)? La regione Veneto è l'unica a non averlo fatto.
Perché non si chiede all'Ulss un effettivo riconoscimento dei casi di non autosufficienza? Eppure il CdA ammette che, in tal caso, non ci sarebbe bisogno di aumentare le rette: la Regione dovrebbe corrispondere un consistente contributo.
E perché non sollecitare il consiglio comunale, i partiti, a promuovere una riforma del trattamento fiscale che parifichi le strutture pubbliche a quelle private convenzionate?

Badia Polesine, 12 dicembre 2018


Comitato Famigliari degli ospiti della Casa di riposo

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20 ottobre 2016

Lendinara, il consiglio comunale discute della casa di riposo

Il consiglio comunale di Lendinara è stato convocato per il prossimo 24 ottobre alle ore 18 per discutere del progetto di legge regionale n. 25 sul riordino delle Ipab (case di riposo pubbliche).
Saranno sottoposti all'approvazione dell'assemblea una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle e un ordine del giorno presentato da Orizzonti comuni.
Scarica l'avviso di convocazione

La casa di riposo di Lendinara è orientata ad appaltare i servizi di assistenza di parte della struttura a una cooperativa. Un orientamento preso anche da altri enti. Vedi il precedente post Case di riposo, Badia e Lendinara in difficoltà.

Per visualizzare tutti i post riguardanti le case di riposo clicca sull'etichetta ipab.

08 ottobre 2016

Case di riposo, Badia e Lendinara in difficoltà

Gli enti verso appalti a cooperative a scapito del personale dipendente. In agitazione sindacati e personale.
La casa di riposo di Badia

Durante l'estate del 2015 il consiglio di amministrazione della Casa di riposo di Badia ha avviato la procedura, poi abbandonata, di privatizzare l'istituzione. Tutto viene rinviato alla legge regionale in discussione a Venezia.
La casa di riposo di Lendinara

Nell'estate di quest'anno i lavoratori della Casa di riposo di Lendinara hanno contestato l'ente per la decisione di affidare una consistente fetta di servizi a una cooperativa. La tensione fra CdA è ancora alta (vedi La Voce del 03/10/2016).

In questi giorni anche il CdA della Casa di riposo di Badia ha deciso di appaltare a una cooperativa tre reparti.
La protesta dei dipendenti si è espressa anche durante la seduta del consiglio comunale di mercoledì scorso. Vedi rassegna stampa: CdR1, CdR2, CdR3, CdR4, CdR5. Scarica il volantino.

Due le cause delle difficoltà economiche degli enti pubblici del settore: la riduzione dei contributi regionali e una tassazione complessivamente sfavorevole rispetto alle strutture private.
Domanda: perché invece di impoverire i lavoratori non si rivendica in regione trasferimenti adeguati alle prestazioni? E perché le amministrazioni comunali non chiedono ai rispettivi partiti di riferimento una perequazione del trattamento fiscale fra strutture pubbliche e private?

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09 luglio 2016

L'Ulss nega l'impegnativa. Ricatti morali sulla figlia colpevole di non averlo portato in casa di riposo

da Il Gazzettino di Rovigo, sabato 9 luglio 2016


II caso di un anziano non autosufficiente dimesso dall'ospedale

Pressioni psicologiche e minacce di denuncia per abbandono d'incapace. E la "punizione" che l'Ulss voleva riservare a una donna rodigina che non ha portato subito in casa di riposo in un posto letto a libero mercato, nonostante avesse diritto a un'impegnativa, l'anziano padre, ricoverato in ospedale per una polmonite che lo aveva reso completamente non autosufficiente.
Lo racconta la stessa figlia che si è affidata anche ai consigli dell'associazione "Per l'articolo 32", come spiega uno dei fondatori, Cristiano Pavarin. «Stiamo affrontando varie situazioni di questo genere - spiega Pavarin - Tutto è dovuto al taglio dei posti letto dell'ultimo piano socio sanitario regionale, che dovevano essere sostituiti da posti letto di comunità o Rsa (Residenza sanitaria assistenziale, ndr). Non sono stati attivati. Così succede che se ricoverano una persona, la stabilizzano ma poi bisogna trovare un'altra struttura per la riabilitazione e la degenza che è solo a libero mercato. La cosa si risolve mandando una raccomandata all'Ulss di riferimento, dicendo che deve dare l'impegnativa e non può abbandonare il malato ai parenti. Nel caso esposto sono serviti sei mesi, finché non abbiamo ottenuto l'impegnativa come era nostro diritto».
.... Leggi l'articolo completo

02 luglio 2016

Case di Riposo. Il Comune si impegna: l'Iras rimarrà pubblico

Dal Gazzettino di Rovigo, sabato 02.07.2016

Rovigo, il Consiglio approva la mozione di Livio Ferrari

Con il voto dell'unanimità dei presenti, mentre la Lista Menon e il Pd di Nadia Romeo sono usciti dall'aula, il Consiglio Comunale ha approvato la mozione presentata dal consigliere di Coscienza Comune Livio Ferrari riguardo alla trasformazione dell'Iras in Azienda pubblica servizi alla persona.
....
La seconda possibilità «rappresenta in effetti una vera opportunità in quanto l'Iras potrebbe gestire direttamente servizi per conto dei comuni afferenti al territorio provinciale e per l'Azienda sanitaria locale.».
Leggi l'articolo completo
Vedi anche il resoconto de La Voce, sabato 02.07.2016