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31 dicembre 2015

Bilancio in profondo rosso per l'Ulss 18

Dopo 3 anni di tagli alla spesa per 53 milioni di euro, previsto un buco di 43,5 mil per il 2016.
Colpiti i servizi, non gli sprechi.


L'Ulss 18 prevede una perdita di 43,5 milioni per il 2016. La notizia, attestata da un atto del direttore generale, è per me sorprendente. Lo rende noto Guglielmo Brusco in un'intervista a RovigoOggi.it.
Mi chiedo: ma a cosa sono serviti i tagli - il massacro sarebbe giusto dire - di questi anni? In gennaio (Gazzettino del 16 gennaio 2015) il direttore amministrativo dell'Ulss si vantava di aver tagliato una ventina di milioni (23 tra il 2013 e il 2014) e di avere «un piano di rientro di 30 milioni» per il 2015. Affermava anche che «la situazione è abbastanza tranquilla». Una tranquillità contabile evidentemente.
Una tranquillità che però viene ora smentita: l'Ulss 18, nonostante il taglio di 53 milioni di euro in tre anni, si trova ancora in una pesante situazione di bilancio.
E questo nonostante i pesanti disagi che sono stati imposti alla popolazione dell'alto e medio polesine.
Il problema delle liste di attesa si è aggravato. Mancano 300 persone dalla pianta organica, 36 di questi sono primari e medici, mancano 43 tra farmacisti, biologi e tecnici e 80 infermieri.
I servizi territoriali che avrebbero dovuto compensare, almeno nelle intenzioni, la riduzione dei posti letto ospedalieri, semplicemente non esistono: niente di niente. E tra quelli esistenti, l'assistenza infermieristica domiciliare, continua a perseguitare le famiglie dei pazienti con insensate richieste burocratiche, e nessun dirigente dell'Ulss interviene per fermare questo abuso.
E poi le macchine che non vengono riparate o sostitutite, il punto sanità di Badia chiuso per ferie ...

Se osserviamo il decreto del direttore generale che rappresenta la proposta di bilancio dell'Ulss 18 per il 2016, a pagina 3, troviamo che il "Valore della produzione" ammonta a 361 milioni di euro a fronte di un costo di 395 milioni. La differenza di 34 mil circa si somma ad altri oneri per formare una perdita di esercizio, come detto, di 43,5 milioni.
La politica fin qui perseguita dall'Ulss sembra essere stata soltanto quella di non sostituire il personale che si è dimesso o che è andato in pensione. Una scelta che, rapportata alle 300 unità mancanti, ha presumibilmente fatto risparmiare 13/15 mil di euro l'anno.
Ma occorre tener conto che la riduzione del personale ha inevitabilmente portato alla riduzione del numero delle prestazioni erogate, riducendo quel "Valore della produzione" che rappresenta la voce attiva del bilancio. Meno personale, meno prestazioni, meno valore prodotto.
Forse è ora di cambiare politica.

15 gennaio 2015

Ulss 18. L'odissea di alcune famiglie altopolesane

Ospedale di Trecenta: tempi d'attesa che portano utenti nelle strutture private e macchine usate per poche ore la settimana.
Ospedale di Rovigo: esistono ancora camere senza bagno.
In entrambi i casi, lamentele per il cibo.

Con una lettera aperta ai responsabile della sanità polesana e regionale Guglielmo Brusco, ex assessore provinciale, denuncia vari casi di disagio per i cittadini polesani.

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SANITA’ – ODISSEA DI FAMIGLIE ALTOPOLESANE –

Lettera aperta al Direttore Generale dell'Ulss 18, Dr. Arturo Orsini, al Presidente della Conferenza dei Sindaci Dr. Antonio Bombonato e al Presidente della Regione Veneto, Dr. Luca Zaia.

In questi ultimi 3 mesi, vissuti da semplice cittadino altopolesano, mi sono reso conto che, come Assessore Provinciale alla Sanità, nei miei interventi pubblici a difesa dei nostri concittadini, ho un po’ esagerato. Si, sono stato troppo tenero, troppo moderato.
Naturalmente a sostegno di questo mia convinzione porto la testimonianza di due famiglie altopolesane, alle quali in questi ultimi mesi sono successe alcune spiacevoli cose.
  • Per una risonanza magnetica ad una famigliare (schiena-anca), per tempi e modalità più rapidi si è dovuto, nonostante la preferenza per le strutture pubbliche…. ricorrere al privato Centro Medico di Rovigo. Stessa cosa, per far accertare ad un figlio, l’entità di un infortunio al piede.
Insomma, per gli altopolesani la Risonanza Magnetica è un miraggio da rincorrere non nel proprio ospedale, il San Luca, ma emigrando almeno a Rovigo e probabilmente in strutture private.
  • Per un altro esame a famigliare, l’elettromiografia (una volta eseguita per gli esterni anche al San Luca), per avere tempi rapidi c’è stata emigrazione persino in un Centro privato del Padovano!
  • Infine, la più anziana della famiglia, il 22 gennaio 2015, per esame di densitometria, andrà all’Ospedale di Adria. Tale esame sarebbe possibile anche a Trecenta, ma con più lunghi tempi d’attesa (il macchinario del San Luca funziona solo poche ore la settimana).
Per onor del vero, mi si dice che in tutti i casi elencati e già finiti , l’accoglienza e le modalità di erogazione degli esami eseguiti dai soggetti privati, è stata giudicata buona. Io rimango comunque convinto che tali esami, con una più forte organizzazione, potrebbero tranquillamente essere eseguiti in ospedali ed ambulatori pubblici, anche con notevoli vantaggi economici per le casse regionali.
Per completare le testimonianze e passare dallo specialistico-ambulatoriale all’ospedaliero, informo che un’altra famiglia mi ha informato di una parente che dopo un soddisfacente accesso al Pronto Soccorso di Rovigo ( perché quello di Trecenta evidentemente non è all’altezza di quello dell’ospedale del Capoluogo) è stata ricoverata al Blocco M 1 – SOC Oncologica dell’Ospedale di Rovigo, fortunatamente senza gravi problemi. Lì, oltre al cordiale ed efficiente personale, ha trovato, udite udite, una camera senza il bagno e con servizi igienici promiscui (donne e uomini!), situati in corridoio. Una vergogna, pensando a quanto speso per la nuova entrata dell’ospedale di Rovigo ed alle decine di camere con bagno che esistono al San Luca e che non sono utilizzate per pratiche di ricovero ospedaliero!!!
Termino riprendendo un tema già da me sollevato alcuni mesi fa, nelle vesti di assessore provinciale. L’ultima signora citata, mi ha dichiarato che riusciva a mangiare ben poco del cibo fornito dall'Ulss 18. Cibo non gradito, come tanti altri mi hanno testimoniato. Sarebbe il caso di sapere se ciò deriva da un problema di qualità del cibo fornito o è dovuto alle particolari e troppo raffinate esigenze alimentari di tutti quanti mi hanno segnalato questo problema. Situazione conosciuta dal Direttore Generale? E se si, cosa ha fatto per risolverla?
Domanda finale: cosa pensano di fare gli altopolesani e i loro sindaci? Patire ancora e stare zitti? O chiedere con forza ai Dottori Orsini, Bombonato e Zaia, di fare molto di più per loro?

Trecenta, 13 gennaio 2015

Guglielmo Brusco – Cittadino altopolesano.

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25 agosto 2014

Appalto per mense, due rodigini nei guai

Da Il Resto del Carlino, sabato 23 agosto 2014

Nell'inchiesta sulla Serenissima finiscono Pietro Girardi e Alberto Sichirollo
Serenissima Ristorazione rifornisce anche gli ospedali Rovigo e Trecenta. Era direttore generale Adriano Marcolongo nel 2007: affidato il servizio alla Serenissima fino al 31 dicembre 2017. Dieci anni!
Leggi l'articolo del Gazzettino.
I pasti possono essere confezionati anche cinque giorni prima del consumo. E infatti molti degenti si lamentano della qualità del cibo ricevuto.
Da mesi i dipendenti della Serenissima subiscono cassa integrazione e riduzione dell'orario di lavoro.

21 agosto 2014

Osteoporosi, visita fissata nell'agosto dell'anno prossimo

Da Il Gazzettino, giovedì 21 agosto 2014

«Primo posto libero il 7 agosto 2015». Probabilmente se lo sarà fatta ripetere due volte la signora altopolesana che si è sentita fissare la propria visita osteoarticolare  a più di un anno di distanza al San Luca di Trecenta. Nessuno si aspetta un rinvio tanto lontano per un problema sanitario che dovrebbe trovare risposte, se non definitive per lo meno rapide e tranquillizzanti.
Invece, ci risiamo e spunta un ennesimo caso di sanità "lumaca" che si ripercuote sulla pelle dell'utenza. La signora a metà giugno aveva fatto richiesta di un esame per l'osteoporosi con regolare impegnativa del proprio medico di fiducia ma la struttura pubblica non ha potuto fare di meglio che darle l'arrivederci all'agosto dell'anno che verrà.
A parte essere stata costretta a rivolgersi a una struttura privata che affronterà il suo caso il 2 settembre, previo pagamento della prestazione sanitaria, la paziente altopolesana non ha fatto mistero delle proprie perplessità sulle carenze di un sistema sanitario  pubblico che rallenta e penalizza l'utenza.  Lamentele che hanno fatto scattare la protesta anche dell'assessore provinciale alla Salute Guglielmo Brusco, specchio, a suo dire, del piano inclinato sul quale sta scivolando la sanità polesana fin troppo indulgente verso la concorrenza economica e d'immagine rappresentata dalle strutture private. «Che senso ha - sottolinea Brusco - allontanare la propria utenza perché strutture e personale sono sottoutilizzati o non funzionanti? Al San Luca l'esame dell'osteoporosi si fa per qualche ora solo un giorno la settimana, salvo doversi rivolgere alla libera professione».

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Centro cottura Serenissima, danni per 12 milioni: 40 manager sotto accusa

Fonte: Il Mattino di Padova 21 agosto 2014
La Corte dei Conti: irregolarità nell’appalto alla Serenissima Ristorazione. Coinvolti nell’inchiesta 40 dirigenti di Azienda ospedaliera, Iov, Usl 16. Tra loro anche l'ex dg Adriano Cestrone che si difende: "Tutto regolare. In Italia prima ti sputtanano e poi si fa l'inchiesta"
di Cristina Genesin


PADOVA. È la fine del gennaio 2010 quando il vicentino Mario Putìn (attenzione all’accento sulla “i”) inaugura a Boara Pisani il grande centro di cottura del suo impero, Serenissima Ristorazione, in grado di sfornare 30 mila pasti al giorno con il sistema cook&chill, ben 4.500 metri quadrati di struttura coperta per un investimento di 20 milioni di euro. Sfoderando un divertito sorriso, lo affianca l’amico di sempre, l’ex doge veneziano Giancarlo Galan, per tre lustri capo indiscusso del sistema di potere nordestino destinato a legare imprenditori e politica: «Anche noi abbiamo il nostro zar Pùtin», ironizza l’ex governatore, calcando stavolta l’accento sulla “u” raccontano ancora oggi i presenti. Vecchi tempi. Adesso quel centro di cottura è al centro di un’inchiesta della procura della Corte dei Conti del Veneto che ha contestato un danno erariale di 12 milioni e 674 mila euro complessivi a una quarantina fra ex manager della sanità pubblica padovana, in testa il trevigiano Adriano Cestrone, fedelissimo di Galan, già direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova e poi anche dell’Usl 16, con il professor Pier Carlo Muzzio, l’ex dg dell’Istituto oncologico del Veneto con sede a Padova (Iov) che aveva patteggiato per corruzione nell’ambito della Tangentopoli dei farmaci con l’allora ministro De Lorenzo e l’ex direttore Duilio Poggiolini, e un lungo elenco tra dirigenti, funzionari, persino legali e commercialisti in qualità di componenti dei colleghi sindacali dell’Azienda ospedaliera, dello Iov e dell’Usl 16 sempre della città del Santo.
Tra loro il commercialista di fiducia di Galan, il padovano Paolo Venuti, finito in cella per le tangenti legate allo scandalo Mose. Il quarantunesimo indagato risultava l’ex dg dell’Usl 16 Fortunato Rao, morto il 28 settembre 2011 (e rimpiazzato per un anno da Cestrone alla guida dell’ente). Tutti sono finiti sotto accusa per aver benedetto, con un atto o un parere tecnico, l’affidamento interaziendale della fornitura pasti (a favore di Azienda ospedaliera, Usl 16 e Iov) alla vicentina Serenissima Ristorazione per nove anni, al di fuori di qualsiasi gara d’appalto. Ovvero con il singolare metodo della trattativa privata. Un metodo a suo tempo già contestato dall’Avcp, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture oggi denominata Autorità anticorruzione. Niente da fare: l’avvertimento dell’organismo è caduto nel vuoto. Gli enti sanitari (capofila l’Azienda ospedaliera capitanata da Cestrone) sono andati avanti, pronti ad accollare al “pubblico” il costo di quel centro di cottura di proprietà di un imprenditore privato (lo “zar” delle mense Mario Putìn). Con il meccanismo del pagamento della quota di ammortamento del centro stesso. In pratica è come se un privato (in questo caso, gli enti sanitari padovani) decidesse di pagare per un tot di anni un mutuo mensile con l’obiettivo di acquistare una macchina. Solo che, alla fine, quella macchina resterà di proprietà del concessionario e non di chi ha pagato.
Pasti giornalieri a minor costo? Niente affatto. Gli enti sanitari si sono ritrovati a pagare di più il pasto giornaliero (14,54 euro il pasto per degenti adulti) e (14,25 euro il pasto per degenti bambini) contro gli 11,93 previsti, per un danno erariale pari a 4,8 milioni di euro calcolato tra il 2010 e il 2014 .
L’inchiesta. In seguito a ben tre esposti firmati dall’allora segretario della Cgil di Padova Ilario Simonaggio, sono scattati gli accertamenti della procura della Corte dei Conti supportata dal lavoro delle Fiamme Gialle. Nei giorni scorsi la relazione di conclusione dell’indagine di 24 pagine sottoscritta dal viceprocuratore generale, Alberto Mingarelli, che ha individuato otto profili di danno erariale destinati, insieme, a formare la cifra milionaria contestata con peso diverso agli inquisiti. Di quei 12 milioni e 674 mila euro, ben 8 milioni e 379 mila sono a carico di vertici amministrativi, membri del collegio sindacale, funzionari e collaboratori dell’Azienda ospedaliera intervenuti nella trattativa con Serenissima fra il 2007 e il 2010; 379 mila risultano a carico dei vertici dello Iov; altri 3,93 milioni di euro in capo ad amministratori e sindaci dell’Usl 16. All’attuale dg dell’Usl 16, Umberto Brazzale (ente capofila all’epoca dei fatti), è arrivata la richiesta di spedire l’avviso di messa in mora per bloccare i termini di prescrizione del procedimento che ora va avanti.
Le accuse. Pesante la relazione della procura della Corte dei Conti: «Serenissima ha avuto l’attribuzione del servizio a trattativa privata con utilizzo del tutto ingiustificato della proroga contrattuale, oltre all’accollo da parte delle aziende pubbliche della costruzione di un centro di cottura destinato a rimanere di proprietà della società stessa. Tale decisione, che comporta l’assunzione da parte degli istituti padovani di una quota mensile di ammortamenti da pagare a Serenissima, è da ritenersi per molti aspetti illecita, viziando di nullità l’appalto per contrarietà a norme imperative, come ha evidenziato anche l’Avcp». C’è ben altro: «Oltre alla violazione dei principi di par condicio e di concorrenza, non è stata prevista nessuna forma di controllo delle fasi di realizzazione del centro di cottura, qualificata nel contratto come onere dell’appaltatore al fine di disporre dei mezzi per l’esecuzione del servizio. Non è stato nominato neanche un responsabile del procedimento... Le aziende si sono precluse ogni controllo». Tra i profili contestati, oltre ai 5 milioni di euro per il costo del centro, la mancata applicazione di una penale a carico di Serenissima per aver ritardato di un anno l’avvio del servizio, l’omessa vigilanza sulla sostituzione obbligatoria di attrezzature non adeguate, l’omessa riscossione di fatture a carico di Serenissima.
La difesa. «Non sono a conoscenza di nulla di concreto per il momento, sono in ferie e ritengo che sia il solito sistema di questo Paese dove prima si sputtana la gente sui giornali e poi si fa luce». Spiega così l'ex direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Padova Adriano Cestrone coinvolto in un'indagine della Corte dei Conti di Venezia durata cinque anni. Lui e altri 40 manager della sanità sarebbero accusati di aver concesso appalti irregolari per la fornitura dei pasti in ospedale a favore della Serenissima. Accanto a Cestrone compaiono anche i nomi di Pier Carlo Muzio, ex dg dello Iov, e Paolo Venuti, commercialista di Giancarlo Galan, l' ex governatore del Veneto già arrestato nell'inchiesta Mose. Il danno creato da questi appalti irregolari supererebbe i 12 milioni di euro. «Per me le cose sono state fatte regolarmente - continua Cestrone - non è vero che è stato dato l'appalto in maniera diretta, abbiamo fatta la gara, tutto secondo procedura. Io non posso contestare cose che non so, contesto di sapere dai giornali queste cose. Di certo ho la coscienza assolutamente pulita, ho tutto fatto in maniera trasparente nell'interesse collettivo e so che quel fascicolo è stato preso varie volte in mano e non è successo niente. Purtroppo è il classico modo di fare sudamericano». «Quando ero dg avevo già consegnato tutta la documentazione alla Guardia di finanza - conclude - poi non so cosa sia successo. Di certo darò tutto al mio avvocato e vedremo quanto costerà questa cosa allo Stato e vedremo anche alla fine chi avrà ragione».
Zaia: "Fare chiarezza". «Nell'interesse dei veneti e delle persone coinvolte, mi auguro che, considerata anche la delicatezza del caso, nel più breve tempo possibile sia fatta massima chiarezza sulla vicenda». Lo afferma il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.
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19 giugno 2014

Sprechi nell'Ulss 18. Indagini della guardia di finanza

Sprechi all'Ospedale di Trecenta, titola il Gazzettino di oggi. Ma si tratta di sprechi dell'intera Ulss 18 che, negli anni scorsi, è stata costretta da precise politiche regionali a privilegiare le convenzioni con le case di cura private a scapito della sanità pubblica

TRECENTA La Corte dei Conti ha affidato alle Fiamme Gialle la verifica di alcuni esposti presentati dal locale Comitato.

Sprechi al San Luca:
indagini della Finanza

C'è un fascicolo aperto alla Pro cura regionale della Corte dei conti di Venezia sull'ospedale San Luca. Un fascicolo di un'in dagine in fase istruttoria e per la quale è già stata delegata la Guardia di finanza di Venezia. Ha insomma trovato riscontro la segnalazione fatta dal Comitato dei cittadini per il San Luca, che ha nuovamente portato alla ribalta una situazione più volte lamentata dal vicepresidente della Provincia Guglielmo Brusco. Ossia un utilizzo - negli anni passati -di denaro pubblico per la sanità non rispettoso dei criteri della buona amministrazione.
....
Un tema che ben si innesta con la battaglia portata avanti dal Comitato dei cittadini per il San Luca, che si batte per evitare il ridimensionamento del nosocomio di Trecenta, punto di riferimento per l'Alto Polesine. Di qui la richiesta alla Corte dei conti di conoscere l'esito della segnalazione. La risposta è arrivata. L'ha fornita la dottoressa Francesca Garlisi, parlando a nome del viceprocuratore Alberto Mingarelli: l'indagine c'è ed è in pieno svolgimento.

08 maggio 2014

Inchiesta sui project financing ospedalieri. Affari d'oro per i partner privati e appalti affidati ai soliti noti

In Veneto si tagliano posti letto per acuti che vengono rimpiazzati con ospedali di comunità dove si pagano il posto letto e i ticket sulle prestazioni ricevute.
Contemporaneamente, in Veneto, le Ulss coinvolte nei project financing dovranno sborsare ratei pesantissimi, talmente esagerati da richiamare l'attenzione della procura di Venezia che sta verificando l'ipotesi di usura.
I project financing sono un'idea della giunta Galan. Luca Zaia, attuale presidente della giunta regionale, intende realizzare a Padova un nuovo ospedale che costerà 654 milioni di euro.
Quanti posti letto verranno sacrificati? Quanti ticket verranno applicati? E quale sarà il destino della sanità pubblica regionale?

Da Il Mattino di Padova, domenica 27 aprile 2014

Sanità, fascicolo della procura di Venezia
Inchiesta sui project financing ospedalieri
È un nuovo filone scaturito dallo scandalo Mantovani-Mose. Il sospetto: interessi contrattuali da usura a carico delle Ulss

Dalle inchieste veneziane sulla Mantovani e sul Mose sta nascendo un troncone giudiziario incentrato sul meccanismo del project financing applicato agli ospedali veneti.
L'ipotesi di reato è: aver preteso (e accettato) tassi d'interesse ampiamente al di sopra della soglia di usura. Se confermata i contratti in essere perderebbero valore e dovrebbero essere rinegoziati.


LA FINANZA DI PROGETTO NEL VENETO
Affari d'oro per i partner privati e appalti affidati ai soliti noti
Se l'Ulss 4 avesse chiesto i soldi in banca per costruire il nuovo ospedale di Santorso, pagherebbe oggi un canone di 3.865.284 euro all'anno contro i 7.629.600 che sta sborsando.
Cifre che proiettate sui 24 anni di durata del contratto diventano 232.131.660 euro con il project, mentre sarebbero stati 89.026.135 nella peggiore delle ipotesi con un mutuo bancario.
Tutti gli ospedali costruiti o ristrutturati in project financing. Gli appaltatori.


Vedi anche, su questo blog:

05 aprile 2014

Spending review. L’Ocse boccia i tagli di Cottarelli sulla sanità

fonte: quotidianosanità.it

“Ulteriori riduzioni di spesa metterebbero a rischio livello, accesso e qualità dell’assistenza”

L’aveva annunciato ieri la capogruppo del Pd in Commisione Sanità del SenatoNerina Dirindin, invitando il Governo a riferire in Parlamento. Con una nota espressamente redatta su richiesta dei parlamentari italiani, l’Ocse non fa sconti alla spending sanitaria: “Non si è valutata la situazione di crescente svantaggio del Ssn rispetto ai sistemi sanitari europei”. Il REPORT OCSE.

“I dati forniti a supporto delle riduzioni di spesa sanitaria proposte nella spending review  non consentono di apprezzare appieno la situazione di crescente svantaggio del Servizio Sanitario Nazionale rispetto ai sistemi sanitari di altri paesi europei”.

Questa la prima conclusione del report a cura della Divisione Salute dell’Ocse redatto a seguito della richiesta di chiarimenti da parte della Commissione Igiene e Sanità del Senato italiano che è giunta proprio ieri all’attenzione dei parlamentari.

“L’Italia – spiega l’Ocse - ha una spesa sanitaria pubblica pro capite di oltre un terzo inferiore alla media degli altri paesi dell’area Euro considerati nella spending review, e il divario si  è triplicato dall’inizio degli anni 2000”. Ma non basta. Secondo l’Ocse, “il livello di prestazioni sanitarie erogate in Italia è sensibilmente inferiore a quanto osservato nella quasi totalità degli altri paesi dell’area Euro considerati nella spending review”.

Per questo, secondo l’Ocse, “nella situazione descritta, eventuali riduzioni di spesa non finalizzate soltanto al recupero di inefficienze si ripercuoterebbero ulteriormente sull’accesso, in particolare da parte dei cittadini più svantaggiati, sui livelli e sulla qualità dell’assistenza sanitaria”. Senza contare, concludono i redattori del report, che  “il benchmark (di Cottarelli ndr.) proposto (5,25% del PIL) per la spesa sanitaria pubblica non è compatibile con il modello di Servizio Sanitario Nazionale esistente in Italia”.

"La spending review attualmente in corso in Italia - osserva l'Ocse - rappresenta un importante e necessario sforzo di razionalizzazione della spesa pubblica ed esistono sicuramente margini per la riduzione di sprechi e inefficienze, e molte delle proposte formulate finora vanno in questa direzione". Ma, concludono gli estensori della nota, con le proposte finora formulate si rischia di accrescere uletriormente "il divario nei livelli di prestazioni erogate" con gli altri Paesi europei.  Un divario - sottolineano ancora - che "è cresciuto nel corso del tempo e ha raggiunto e superato il 50% rispetto a paesi come la Francia, l’Olanda e la Germania. Le riduzioni di spesa proposte rischiano di esacerbare le differenze osservate". 

03 aprile 2014

09 dicembre 2013

In sanità non si spende troppo, a volte si spende male


Il Comitato dei cittadini per il "San Luca" sollecita le istituzioni

Non considerati suggerimenti per risparmiare 14 milioni di euro

E ora si taglia al San Luca per contenere la spesa

Jenny Azzolini, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” ha inviato una mail al presidente dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Giovanni Bissoni, al direttore generale della programmazione sanitaria, Bevere, ai consiglieri regionali, ai sindaci, alla presidente della provincia, ai consiglieri regionali e agli assessori Coppola e Coletto, ad altre istituzioni e ai giornali.

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Ho seguito recentemente un intervento del dottor Bissoni : lamenta che in sanità si spende male, non si spende troppo.
Il direttore generale dell’ULS18 dott. Marcolongo, nel marzo del 2012, aveva suggerito alla regione Veneto come risparmiare 14.000.000,00 di euro l’anno, ma il suggerimento non è stato preso in considerazione.

Il Comitato di cui sono portavoce ha segnalato il fatto alla Corte dei Conti ed all’ex ministro Balduzzi. Ci è stato risposto che il caso sarà esaminato, ma non ne sappiamo più niente.
Noi vorremmo una risposta soddisfacente, perché per l’ospedale San Luca le nuove schede ospedaliere, accanto a una proposta aggiuntiva interessante, prevedono tagli che non riteniamo propri di una sanità pubblica equa. Una politica di contenimento dei costi non deve impoverire l'offerta di servizi.
Alleghiamo volantino con le considerazioni del Comitato Altopolesano, relazione del Direttore Generale Marcolongo e le risposte al Comitato della Corte dei Conti e del Ministero.
Contiamo di ottenere attenzione e risposte.
Per il Comitato la portavoce Jenny Azzolini.
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Da scaricare:

28 novembre 2013

Ospedale di Padova, 350 milioni dalla Bei

Da Il Mattino di Padova, 26 e 27 novembre 2013

Il prestito venticinquennale della Banca europea d'investimenti è all'esame della Regione: coprirebbe metà della spesa

Leggi l'articolo completo.
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Il retroscena

Idea nata a pranzo da un suggerimento di Malvestio a Zaia

Leggi l'articolo completo.
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«Bene i fondi della Bei ma il project non sfuma»

Rossi accoglie con cauto ottimismo la notizia del prestito di 350 milioni «Speriamo di poter accordare gli interventi con la seconda linea del tram»

Leggi l'articolo completo.

20 novembre 2013

Veneto, i costi della finanza di progetto

I costi dei project, Il Mattino di Padova 4 novembre 2013
PADOVA, Il nuovo ospedale
Troppi lavori per l'ospedale. Ecco l'elenco: cento milioni per le opere idrauliche
Il rischio idraulico minaccia i cantieri
La Commissione tecnica della Regione elenca gli interventi
Cento milioni per bonificare l'area dei privati a Padova Ovest
Veneto, i costi astronomici della finanza di progetto

A leggere il lungo e documentato articolo pubblicato dal Mattino di Padova lo scorso 4 novembre si rimane esterrefatti. Come è possibile che la giunta Zaia insista sulla costruzione di un nuovo ospedale a Padova? Costi esorbitanti, almeno 652 milioni, nessuna possibilità di finanziamenti nazionali, mancanza di risorse proprie, la follia del ricorso alla finanza di progetto.
Oltre a questo emerge che l'area scelta è particolarmente infelice. Serviranno 100 milioni di euro solo per metterla in sicurezza idraulica: un'altra follia.

Il lungo articolo del Mattino (il pdf da scaricare conta quattro pagine) riporta una tabella che riassume il costo della finanza di progetto nei quattro casi in cui è stata applicata alla sanità.

Ho elaborato i dati del Mattino - vedi tabella estesa - e ho riscontrato che:

  • a fronte del concorso privato alla spesa la pubblica amministrazione riconosce un canone da 8,12 a 11,46 volte il contributo privato.
  • in pratica dopo sole tre annualità il canone ripaga il contributo del privato. Tutto il resto delle annualità è grasso che cola. Si consideri che l'amministrazione dovrà corrispondere il canone, nei quattro casi citati in tabella, per 28, 24(+8), 30 e 30 anni.
Nostra elaborazione sui dati del Mattino di Padova
Da scaricare:
Articolo del Mattino di Padova.
Nostra elaborazione dei dati pubblicati dal Mattino sui costi della finanza di progetto.

03 novembre 2013

Nuovo ospedale di Padova. Da Roma neanche un euro

Potrebbe essere una buona notizia, se ci fosse un po' di buon senso. Invece la giunta Zaia insiste:«è una priorità». A costo di massacrare la sanità pubblica.

Luca Coletto, assessore regionale alla sanità, ha dichiarato «I fondi ex articolo 20 destinati all'edilizia sanitaria sono esauriti. Le Regioni devono lavorare in autonomia, per questo motivo è fondamentale valutare una forma di finanziamento mista tra pubblico e privato». Si veda Il Mattino di Padova del 27/10/2013.
Dichiarazione importante per due motivi. Ammette che dal bilancio nazionale non arriverà alcun finanziamento per la costruzione del nuovo mega-ultra-ospedale-galattico del mega-ultra-presidente-Luca Zaia, come era del tutto ovvio immaginare in un periodo di recessione senza precedenti dal dopoguerra. E poi perché l'ospedale si farà ugualmente. Lo farà la regione attraverso lo strumento della finanza di progetto.
La finanza di progetto è un marchingegno perverso nel quale sia il pubblico (la regione) sia il privato (una finanziaria in questo caso) concorrono alla spesa. Il privato costruisce e in cambio riceve concessioni pluridecennali su alcuni servizi erogati nella struttura e riscuote un canone annuale, particolarmente oneroso, dall'amministrazione pubblica.
Le esperienze fatte fino a questo momento sono state disastrose. Su questo mi ripropongo di ritornare riportando i casi concreti elencati nel volume “I padroni delVeneto” di Renzo Mazzaro, Laterza. Per il momento va registrato che i canoni annuali si sono rivelati estremamente onerosi.

Per il momento chiediamoci: con quali risorse la regione finanzierà la propria quota? Il sospetto che lo faccia tagliando posti letto è concreto. Il piano socio sanitario regionale è lì a testimoniarlo, con il suo interminabile elenco di tagli ai posti letto, ai reparti, ai servizi. Un massacro col quale finanziare un'opera faraonica, almeno 652 milioni euro.

Su questo argomento segnalo i post:

05 luglio 2013

Nuovo ospedale di Padova. Prima pietra nel 2015, e rispunta il campus

Da Il Mattino di Padova, 3 luglio 2013

Ieri la firma del pre-accordo di programma tra gli enti protagonisti Zaia: «Chiederò a Roma che finanzi l’intera spesa, 650 milioni»


Rispunta il campus universitario. E così dalla "spannometrica" previsione di 650 milioni di euro la spesa schizzerà alle stelle.


D’ora in poi ognuno sa cosa deve fare. E dovrà farlo in fretta perché, ha annunciato il presidente della Regione Luca Zaia, la prima pietra del nuovo ospedale dovrà essere posata nel 2015 nell’area di Padova ovest. Pensando in grande ovvero che, in un secondo momento, si possa aggiungere anche il campus universitarioIntanto, l’obiettivo primario e fondamentale è reperire le risorse. Anche se il governatore annuncia la volontà di «chiedere tutti i 650 milioni» a Roma. Ben sapendo che l’arido pozzo cui attingere è quello dell’ex articolo 20 (risorse destinate all’edilizia immobiliare). La prospettiva più verosimile rimane quindi quella di un finanziamento misto pubblico-privato.
... Del resto, nella proposta è previsto un contributo pubblico di 318 milioni (più Iva) esclusi espropri e dismissioni.

Il campus.
Tra le novità, pur in un futuro non meglio precisato, potrebbe esserci la costruzione del campus universitario. A “riesumarlo” è Zaia: «Non abbiamo abbandonato l’idea, le cose possono essere fatte anche per step».

Sull'argomento vedi anche il precedente post Per il nuovo ospedale di Padova si sacrifica tutta la sanità della regione.

24 giugno 2013

Per il nuovo ospedale di Padova si sacrifica tutta la sanità della regione

Tutta la rivoluzione assistenziale (leggi schede ospedaliere e schede territoriali) è funzionale a questo progetto.

E' l'idea che avevo maturato in questi mesi. Trova conferma in un articolo del Mattino di Padova del 21 giugno. Un articolo chiarissimo in cui si afferma che si tratta di "Una rivoluzione assistenziale che punta a un unico obiettivo, il nuovo ospedale di Padova".
Trova conferma anche la possibilità che il costo preventivato (si è parlato di 642, 648, 652 milioni si euro) sia solo una parte della spesa effettiva. Infatti non si parla solo di costruire un nuovo ospedale ma di realizzare la "cittadella sanitaria di Padova Ovest".

Tutti i posti letto e i reparti tagliati con la programmazione della giunta regionale, serviranno a questo. La balla - perché a questo punto bisogna chiamarla così - della sanità territoriale, degli ospedali di comunità, della medicina di base H24, sono fumo negli occhi per nascondere una spesa colossale, senza precedenti, la più grande opera pubblica che si sia mai realizzata in Veneto. Forse verrà a costare un miliardo. E una volta costruita continuerà a costare una montagna di soldi, ogni anno per decenni, fino a quando durerà il project financing che ingrasserà i privati e impoverirà gli utenti, fino a quando non sarà il momento di ristrutturarlo perché si accorgeranno che i materiali utilizzati non erano di qualità o che il progetto aveva della pecche o per qualunque altro motivo, se ne trovano sempre di ottimi per alimentare la spesa pubblica.

Domandiamoci, seriamente, perché sta accadendo. Domandiamoci, seriamente, se possiamo sopportarlo.

Su questo argomento segnalo i post:

A Padova un nuovo ospedale, in project financing
Finanza di progetto, la crisi della sanità veneta ha radici lontane
La finanza di progetto, uno dei frutti della finanza creativa di berlusconiana e tremontiana memoria, sta presentando il conto.
Un miliardo di euro per passare alla storia
«Ma a Padova serve davvero un nuovo ospedale?»
Parole in "libertà immobiliare"
Il peso degli ospedali. Un'inchiesta giornalistica sui costi dei nuovi ospedali e della finanza 'creativa'
Per visualizzare tutti i post che hanno a che fare con l'arcomento clicca sull'etichetta 'padova' qui a lato.

12 maggio 2013

Taglio dei posti letto, precisazione di Zaia: «Non 1800, bensì 400 su 75 ospedali»

fonte: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/11-maggio-2013/zaia-posti-letto-tolti-tutto-400-numeri-stampa-strumentalizzati-2121092529839.shtml

Il governatore del Veneto a Monastier: dati strumentalizzati, 1400 posti recuperati dalla Regione e grazie alla mobilità. Sul futuro ospedale di Padova: pronto verosimilmente nel 2017

MONASTIER (Treviso) - L'ipotesi di chiusura di 1.800 posti letto negli ospedali veneti emersa in questi giorni sulla stampa si fonda, secondo il governatore Luca Zaia, «su numeri strumentalizzati». Il presidente del Veneto ne ha parlato a margine dell'inaugurazione di una casa di riposo a Monastier. «Il taglio, soprattutto romano - ha detto - è di 1.800 posti su 17mila. Sui primi 200 vengono recuperati, perché ci riconoscono la mobilità da fuori regione. Dei 1.600 rimanenti la Regione ne recupera 1.200 per gli ospedali di comunità e ne restano perciò 400». «Si tratta perciò - ha sottolineato - di 400 posti su 75 ospedali, lascio a tutti fare l'operazione».
Zaia ha affrontato anche il tema del nuovo ospedale di Padova, sostenendo che «lo si potrà inaugurare nel 2017». «Il giro delle scartoffie è finito - ha spiegato Zaia - abbiamo già approvato su sede tecnica, e alcune amministrazioni anche su sede ufficiale, l'accordo di programma. Poi si passerà - ma è questione di ore - il dossier al direttore generale dell'azienda sanitaria di Padova, Claudio Dario, che diventerà stazione appaltante e l'opera poi velocemente partirà». «È un'opera da 650 milioni di euro - ha concluso Zaia - rispetto ai quali abbiamo già richiesto 400 milioni di euro come opera da finanziare con l'articolo 20 che è lo strumento nazionale per finanziare queste grandi opere. Direi che se facciamo veloci, considerando che sono partito da zero, verosimilmente in quattro anni l'ospedale lo si potrà avere». (Ansa)

11 maggio 2013
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Riepilogando:
  • I posti letto da tagliare (per effetto della spending review e del piano socio sanitario regionale) sarebbero 1.800. In pratica sono 1.600.
  • Di questi 1.200 diventano posti letto in ospedali di comunità.
  • Gli altri 400 posti letto vengono ridotti tagliando un po' qua e un po' là nei 75 ospedali della regione. Zaia invita a fare l'operazione 400 / 75 = 5,3.
  • Intanto "Avanti tutta" sul nuovo ospedale di Padova: una montagna di soldi. 650 milioni per la precisione, almeno a oggi, poi si sa come vanno a finire queste grandi opere (Zaia ha già dichiarato, nel recente passato, che «sarà una partita da un miliardo». Ciò che non arriverà dal governo (400 milioni) sarà finanziato in project financing, uno strumento di finanza creativa che ha già causato parecchi problemi in giro per il Veneto.

06 aprile 2013

Il peso degli ospedali. Un'inchiesta giornalistica sui costi dei nuovi ospedali e della finanza 'creativa'

Altreconomia :: Il peso degli ospedali

La crisi economica del sistema sanitario italiano ha un attore poco conosciuto: i costi per le nuove strutture in regime di project financing. A favore dei privati.
di Luca Martinelli - 27 dicembre 2012


Leggi l'articolo completo.

A Padova un nuovo ospedale, in project financing

Altreconomia :: A Padova un nuovo ospedale, in project financing

La Regione Veneto -nonostante i casi negativi di Santorso e Mestre- scommette ancora sulle strutture costruite e gestite dal privato, già stigmatizzate dalla Corte dei Conti. A gennaio 2013 l'inchiesta di Ae che spiega come le nuove strutture per cui le Asl s'impegnano a pagare un canone siano un limite di fronte alla crisi del sistema sanitario italiano.
Ancora un ospedale in Veneto. E verrà realizzato, probabilmente, in project financing. Lo annuncia la Regione, spiegando che "il gruppo tecnico istituito per la stesura dell’accordo per la realizzazione del nuovo Ospedale di Padova ha concluso oggi (4 aprile, ndr) i suoi lavori approvando all’unanimità e siglando un testo che definisce le azioni di competenza di ciascun ente sottoscrittore".

Il costo totale dell’investimento è stimato in oltre 643 milioni di euro, di cui 318 milioni di finanziamento pubblico, anche utilizzando i fondi Cipe “ex articolo 20” per l’edilizia sanitaria. Rispetto al totale, 410 milioni costituiranno il costo di costruzione, 132 milioni il costo per attrezzature e attivazione, a 55 milioni ammonteranno le spese generali, più Iva. 
Si allungherebbe, così, l'elenco delle Asl legate a doppio filo con imprenditori privati, per contratti che -secondo l'analisi della Bocconi di cui abbiamo dato conto nella nostra inchiesta "Il peso degli ospedali"- ammontavano già nel novembre 2012 ad almeno 2,7 miliardi di euro di investimenti aggiudicati in 7 diverse Regioni, il 62% dei quali in Lombardia e Veneto.

Leggi l'articolo completo.

Regione, raggiunto accordo triennale sui budget per la sanità privata

Dal sito http://www.nordestsanita.it/home.html

Soddisfatti del risultato ottenuto le associazioni, Luca Zaia e Luca Coletto.

Tanto tuonò che alla fine piovve. La Regione ha partorito il suo topolino, dopo lunga attesa, tante pressioni e manifestazioni di piazza. Ma ha deciso definendo con  i rappresentanti delle organizzazioni di categoria Anisap, Ansoc, Cuspe, Fiv e Federlab un accordo triennale (2013-2015) sui budget di spesa sanitaria assegnati dalla Regione agli erogatori privati accreditati ambulatoriali..
«L’accordo, che sarà ora fatto oggetto di una formale delibera della Giunta regionale – spiega in una nota la stessa Regione veneto -  è suddiviso in due parti: una specifica per l’anno 2013 ed una seconda per gli anni 2014 e 2015. Per il 2013 si prevede un nuovo nomenclatore tariffario con una diminuzione del 20% per i laboratori e del 2% per le strutture operanti nelle altre branche e la conferma dei budget assegnati ai direttori generali delle Ullss con la delibera 2621 del dicembre scorso». 
La Regione ha peraltro messo sul piatto una ulteriore disponibilità di 23 milioni di euro per prestazioni che verranno erogate con un ulteriore sconto tariffario del 20% per i laboratori e del 13% per le altre branche. Il tutto nell’ottica di un riequilibrio complessivo del sistema. 
Leggi la notizia completa.

05 aprile 2013

Il dg Orsini: "Tagli calibrati sui servizi sanitari necessari"

Da Rovigooggi.it, 27 marzo 2013

SANITA' ROVIGO L'Ulss 18 sta preparando la documentazione richiesta dal Tar del Veneto in merito alla riduzione del 70% delle prestazioni in convenzione con le strutture private.


I tagli alle prestazioni sanitarie convenzionate sono uguali per tutti in Veneto e in Italia, parametrati sulle 4 prestazioni annue per cittadino. Lo spiega Arturo Orsini, direttore generale dell'Ulss 18, i cui uffici stanno preparando i conteggi richiesti dal Tar del Veneto (leggi articolo). I tagli, che hanno colpito pesantemente le strutture polesane quali Centro attività motorie, Centro medico di Rovigo e Centro medico polesano, sono il risultato di un'ipotesi, poi vagliata tecnicamente, la cui formulazione è stata richiesta dalla Regione Veneto nel 2012 alle singole Ulss. Ma all'epoca dg dell'Ulss 18 era Adriano Marcolongo.


Rovigo - La documentazione richiesta dal Tar del Veneto all’Ulss 18 in merito ai tagli delle prestazioni in convenzione con le strutture private è in via di preparazione e verrà presentata secondo le modalità richieste. Lo assicura Arturo Orsini il direttore generale dell’azienda sanitaria rodigina che per la verità si trova a gestire questa situazione che ha ereditato dal precedente dg Adriano Marcolongo. La Regione Veneto ha emanato il provvedimento il 18 dicembre e Arturo Orsini è stato nominato direttore dell’Ulss polesana il 29 dicembre. 
“La Regione Veneto ha stabilito che sono 4 le prestazioni specialistiche all’anno di cui ogni cittadino ha bisogno e su quello ha basato i tagli”. Questo parametro, spiega Orsini, è quello adottato da tutte le Regioni ed è un dato definito sulle prestazioni “oggettivamente necessarie e non su quelle che possono essere d’aiuto al cittadino”. Quindi la mannaia del 70% delle prestazioni 2013 convenzionate in Polesine rispetto al 2012 è dovuta ad una offerta di prestazioni superiore del 70% rispetto alle 4 annue per cittadino, visto che “non si può pensare che i polesani siano più cagionevoli”.
Da qui i due ricorsi al tribunale amministrativo di Venezia che il Centro medico, il Centro di attività motorie di Rovigo e il Centro medico polesano hanno presentato. Negli anni queste aziende private hanno avuto dalla Regione un incremento cospicuo delle prestazioni sanitarie in convenzione, ristrutturando e parametrando l’attività, le strutture e il personale sulle nuove disponibilità. “Passare da 4milioni di contributi a 1,5 - spiega Andrea Squarzanti direttore amministrativo del Centro attività motorie - strangola l’azienda”. D’altro canto Orsini spiega che “il riferimento oggettivo dell’ampliamento del fatturato delle strutture private non è un problema sanitario”. ”Ho visto la relazione del 2012 sulla cui base sono state dimensionate le prestazioni in convenzione dell’Ulss 18 e sulla base dell’indicazione regionale non c’è una penalizzazione territoriale” replica Orsini. D’altra parte, conclude Orsini, la Regione ha chiesto alle Ulss stesse di fare delle ipotesi di ristrutturazione delle convenzioni con i privati. “Le ipotesi sono state vagliate su base tecnica e poi sono entrate a far parte della delibera”.
27 marzo 2013

04 aprile 2013

Sanità privata, confronto in commissione

Dal sito del consiglio regionale del Veneto

Il futuro della sanità privata in Veneto e gli effetti che il taglio di 140 milioni di euro imposto dalla spending review nazionale e regionale sta causando sui posti di lavoro e sulle prestazioni erogate ai cittadini saranno al centro della seduta-fiume che la commissione sanità del Consiglio veneto ha programmato per venerdì 12 aprile, d'intesa con l'assessore Luca Coletto. In mattinata la commissione presieduta da Leonardo Padrin incontrerà i rappresentanti dei centri della sanità privata accreditata, dei lavoratori e i direttori generali delle Ulss dove la presenza di strutture convenzionate è più consistente. Nel pomeriggio la commissione affinerà la proposta di legge, già abbozzata dal presidente Padrin, che intende riorganizzare il settore e rivedere il rapporto tra pubblico e privato. "A distanza di vent'anni dall'avvio delle convenzioni - spiega Padrin - credo che il rapporto di integrazione tra sanità pubblica e sanità privata vada reimpostato secondo nuove regole. Regole che - aggiunge - dovranno dare certezza sulla reale utilità dei servizi erogati e sul loro costo, in un ottica di complementarietà tra sanità pubblica e sanità privata". Intanto l'assessore alla Sanità Coletto ha annunciato la prossima presentazione di una nuova delibera, integrativa e 'correttiva' rispetto alla delibera del 28 dicembre scorso che ha tagliato di 140 milioni di euro le risorse destinate ai privati convenzionati. La nuova delibera - ha anticipato alla commissione l'assessore - diluirà nel tempo i tagli ai privati, individuando un percorso che razionalizzi le convenzioni valorizzando le strutture e i servizi di eccellenza e che garantisca i posti di lavoro”.

Leggi la notizia completa.