Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta statistica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta statistica. Mostra tutti i post

24.3.25

Liste d'attesa e medici di base - Tutto bene in Polesine? - Perché la Sanità Pubblica va difesa


Lo scorso 20 marzo 2025 per iniziativa del Circolo Arci "2 Giugno 1946" e del Forum dei Cittadini di Rovigo si è tenuto un dibattito sul tema "Liste d'attesa e medici di base - Tutto bene in Polesine? - Perché la Sanità Pubblica va difesa".

Invitato per parlare delle liste d'attesa ho illustrato l'attività del Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" nello Sportello per il Diritto alle Cure aperto a Trecenta dallo scorso 9 gennaio. Sono decine gli Sportelli attivati dai comitati spontanei per la difesa della sanità pubblica in tutto il Veneto allo scopo di assistere i cittadini contro la violazione dei livelli essenziali di assistenza.

Mirella Zambello ha trattato il tema dei medici di medicina generale nel contesto dei servizi socio-sanitari.

Carlo Cunegato ha commentato le recenti dichiarazioni di Zaia sulla riduzione delle liste di attesa: il "trucco" dei monitoraggi che si limitano alle prime visite; i controlli che sfuggono alla verifica dell'efficienza del sistema regionale.
Monitoraggio sui Lea (Livelli Essenziali di Assistenza): su 6.000 Lea ne vengono misurati solo 27. La Regione concentra le risorse per soddisfare quei 27 parametri per "guadagnare" illusoriamente il primato. Come spacciare una misurazione parziale e per un monitoraggio generale.
Gimbe ha recentemente pubblicato uno studio che dimostra che sui medici di base (medici di medicina generale) il Veneto è la peggiore regione d'Italia dopo la Lombardia.
Uno studio Agenas pubblicato dalla Cgil rileva che il Veneto è di gran lunga la regione dove sono più alti i codici bianchi e verdi nei pronto soccorso.
Viene mantenuto il tetto di spesa sul personale della sanità, ma le Ulss possono spendere moltissimo per contratti privatistici con i medici esterni. Spendiamo solo il 6,2% del Pil ma dobbiamo concentrare le risorse nel pubblico e non nel privato.
Il limite fra civiltà e barbarie è sulla sanità.

Radio BlueTu, che ringrazio, ha reso disponibile la registrazione dell'iniziativa.

Pietro Tosarello


17.2.25

La migrazione sanitaria sfonda il tetto dei 5 miliardi: si aggravano gli squilibri Nord-Sud

fonte: https://finanza.repubblica.it/News/2025/02/12/la_migrazione_sanitaria_sfonda_tetto_5_miliardi_si_aggravano_squilibri_nord_sud-99/

I dati sono relativi al 2022. Nel frattempo la situazione probabilmente è peggiorata.
Le strutture private convenzionate incassano la maggior parte delle prestazioni.

Nel 2022 la migrazione sanitaria fra regioni italiane ha conosciuto una forte accelerazione, sfondando il tetto dei 5 miliardi di euro di valore. In sole tre regioni del Nord - Lombardia, Emilia Romagna e Veneto - si concentra circa il 94% del saldo attivo del SSN, mentre il 78,8% del saldo passivo grava sul Centro-Sud. Il 54,4% delle prestazioni fuori Regione va al privato accreditato. E' quanto emerge in sintesi dal rapporto della Fondazione GIMBE sulla mobilità sanitaria.

....

Leggi l'articolo completo


19.1.25

Povertà sanitaria. Rinuncia alle cure, così il diritto alla salute viene "razionato"

da Avvenire, sabato 18 gennaio 2025
di Paolo Viana

Tra liste d’attesa e difficoltà economiche, la sanità seleziona sempre di più l’accesso per censo. L’analisi del Censis sulle cifre di una piaga denunciata dal Capo dello Stato e dalla Chiesa italiana

Un fenomeno già indagato dall’Istat e dal Censis

Il tema è diventato di scottante attualità con la riforma dell’autonomia differenziata, che inciderà pesantemente sulla gestione della spesa sanitaria.


Intervista a Ketty Vaccaro, responsabile Ricerca biomedica e Salute del Censis.

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO

Impressionanti i dati raccolti e analizzati:
  • L’Istat stima in 4,5 milioni (il 7,6% della popolazione) gli italiani che nel 2023 hanno rinunciato a prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno (visite specialistiche, escluse le visite dentistiche, o esami diagnostici), per problemi economici (4,2%) o legati alle difficoltà di accesso al servizio, incluse le lunghe liste di attesa (il 4,5%).
  • Ogni 100 tentativi di prenotare prestazioni nel Servizio sanitario il 34,9% si è concluso con la decisione di rivolgersi alla sanità a pagamento, cioè in intramoenia o nel privato puro. In altre parole, in un caso su tre il costo della prestazione sanitaria è stato a totale carico dei cittadini.
  • Il 36,9% degli italiani ha dichiarato di aver dovuto tagliare “altre spese” per finanziare le proprie spese sanitarie; questa quota diventa il 50,4% delle persone con reddito basso, il 40,5% con reddito medio-basso, il 27,7% con reddito medio-alto e il 22,6% con reddito alto.
  • «Il rischio è quello di una sanità per censo in cui chi ha maggiori diponibilità economiche può bypassare le liste d’attesa accedendo alla sanità a pagamento, mentre chi ha più difficoltà economiche deve attendere o finisce per rinunciare alle prestazioni specialistiche o diagnostiche di cui ha bisogno».
  • Cosa fa la politica per dare soluzioni? Soluzioni zero, ma un bel risparmio per lo Stato. « In fondo le liste d’attesa rappresentano una forma di razionamento non palese che impone ai cittadini di mettere mano al portafoglio per accedere alle cure, come dimostra a livello più generale anche l’andamento della spesa sanitaria negli ultimi anni» commenta Vaccaro, ricordando che la spesa sanitaria privata è aumentata nel decennio 2013-2023 del 20,2% in termini reali, mentre quella pubblica del 5,2%. E segnala che la spesa sanitaria privata delle famiglie nel 2023 (44.342 miliardi di euro) rappresentava il 25,2% del totale della spesa sanitaria (rispetto al 23,3% del 2013).
  • «Si tratta di un percorso di lungo periodo che ha vincolato il Servizio sanitario con un approccio ragionieristico, già a partire dai decreti legislativi 502/92 e 517/93, imponendo tagli e modelli operativi con vincoli di budget che hanno finito per far prevalere le ragioni economiche sulla tutela della salute e imposto, più o meno sottotraccia, una forma di privatizzazione del rischio sanitario» dichiara.
  • Al di là degli indicatori ufficiali, una valutazione indiretta della diversità delle performance sanitarie regionali si ritrova nei giudizi dei cittadini, con una differenza rilevante tra il 58,8% di chi si dichiara soddisfatto della sanità della propria regione tra i residenti nel Nord-Est e un ampiamente minoritario 29,2% di chi vive tra Sud e Isole».
  • La gravità della situazione è confermata dalla penalizzazione cui vanno incontro le persone con maggiori bisogni sanitari e problemi di cronicità, che più avrebbero bisogno di accedere a prestazioni sanitarie e per tempi lunghi – come i controlli periodici – che non riescono a permettersi. « Il rischio che stiamo correndo è una privatizzazione non palese, con un allontanamento progressivo dai princìpi universalistici della sanità pubblica cha sta aprendo la strada a una sanità moltiplicatrice di disuguaglianze sociali e anche territoriali, ma anche a una percezione di maggiore insicurezza collettiva. E di questo progressivo viraggio gli italiani sono preoccupati, come emerge dall’elevata quota (84,2%) rilevata dal Censis di italiani convinti che i benestanti possono curarsi prima e meglio dei meno abbienti» osserva Vaccaro.

6.11.24

"Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi", di Chiara Giorgi. Quante storie, puntata del 05/11/2024


Una puntata da vedere e un libro da leggere, durata circa 28 minuti.

Dal varo della Costituzione ai giorni nostri, la salute pubblica è sempre stata un tema centrale della politica italiana. Ospite di Giorgio Zanchini, la storica Chiara Giorgi ricostruisce la storia della sanità italiana dal dopoguerra a oggi, in una puntata di Quante Storie che analizza l'attuale rapporto tra il sistema sanitario nazionale e la medicina privata.

https://www.raiplay.it/video/2024/10/Quante-storie---Puntata-del-05112024-2ac81f94-7a5d-49c6-a479-19349b8cd212.html



"Codice rosso. Come la sanità pubblica è diventata un affare privato", di Milena Gabanelli e Simona Ravizza


Il cavallo e la torre, puntata del 31/10/2024.

Marco Damilano dialoga con le autrici del libro. Durata 11 minuti e mezzo circa.

16.2.24

Istat, Fotografia impietosa sul personale del Servizio sanitario nazionale

fonte: https://www.quotidianosanita.it/

Sempre meno i medici di famiglia. Non cresce il numero dei medici dipendenti del Ssn. Uno su tre abbandona volontariamente il Ssn. E i dati si riferiscono al 2021, nel frattempo la situazione si è aggravata.

Medici cercasi. In Italia sono i più anziani d’Europa e cresce chi fugge dal Ssn. Quelli di famiglia ormai introvabili. I numeri dell’Istat

Fotografia impietosa dell’Istituto di statistica sul personale del Ssn. I nostri medici sono i più anziani d’Europa: nel 2021, il 55,2% dei medici in Italia ha 55 anni e più, a fronte del 44,5% in Francia, 44,1% in Germania e 32,7% in Spagna. Aumentano le dimissioni volontarie dal pubblico. E ormai il oltre il 40% dei mmg supera il limite di 1.500 pazienti. IL DOCUMENTO

18.7.23

CoVeSaP: Indagine sull’accesso ai servizi sanitari in Veneto

Giovedì 20 Luglio 2023, alle ore 11
Conferenza Stampa on line su Piattaforma Zoom


In occasione della seconda manifestazione regionale in difesa della sanità pubblica (Vicenza, 15 aprile 2023), il CoVeSaP, Coordinamento Veneto Sanità Pubblica, ha proposto la compilazione di un questionario per meglio comprendere come i cittadini usufruiscano delle prestazioni sanitarie di cui abbisognano. Sono state raccolte informazioni sulle modalità di prenotazione, sulle attese, sulle opzioni tra pubblico e privato, sulla soddisfazione.

Confidando nel Vostro interesse sul tema della sanità, CoVeSaP Vi invita a partecipare.

Per l’accesso a Zoom: ID riunione: 272 151 4575 - Passcode: salute

oppure direttamente con il seguente link:

https://zoom.us/j/2721514575?pwd=dVdXd2F2enhuOElEMGZ0RzViV2lNdz09

Ringraziando per l’attenzione, si porgono cordiali saluti

Per il CoVeSaP
Pietro Tosarello - Portavoce del Comitato altopolesano dei Cittadini per il San Luca
tosarello@gmail.com


(Invito inoltrato agli organi di informazione del polesine)

23.6.23

Statistiche e realtà

fonte: https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=114938

di Andrea Angelozzi

23 GIU 2023 

Gentile Direttore,
la puntuale uscita del rapporto Crea 2023 sulle Performance Regionali vede ancora una volta una qualche graduatoria delle Regioni. Esaminando quelle del Veneto sono rimasto colpito dal miglioramento che viene segnalato nell’indice di salute mentale, come ampiamente riportato anche dai giornali locali, a testimonianza del lavoro fatto dai servizi socio sanitari in questo ambito.

Approfondendo sul testo originale del rapporto Crea come venga ottenuto questo indice, e indicato quindi questo miglioramento, che contrasta con la percezione che hanno della situazione gli operatori, gli utenti ed i familiari, mi sono reso conto di quanto confusive possano essere talune informazioni statistiche se slegate dal contesto di origine.

....

leggi l'articolo completo

9.4.21

Covid ferma le cure. Censis: «Saltate 46 milioni di visite, 14.000 diagnosi di tumore in meno»

fonte: https://www.ilmessaggero.it/salute/medicina/tumori_malattie_saltano_visite_oggi_8_aprile_2021-5885128.html


«46 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici in meno (-31%) - ha dichiarato -, 700.000 ricoveri in meno in medicina interna (-70%) e 3 milioni in meno di screening oncologici (-55%) con 14.000 diagnosi di tumore in meno».

La pandemia, tuttavia, ha aggiunto Valerii, «è stata uno straordinario fattore di accelerazione di fenomeni preesistenti e in atto e ha finito per squarciare il velo sulle nostre fragilità strutturali».

Nel periodo 2014-2019 la spesa sanitaria pubblica in Italia ha registrato una riduzione dell'1,2%, mentre aumentava in Germania (+18,4%), Francia (+15,1%), Regno Unito (+12,5%), e questo ha avuto i suoi effetti sul Sistema sanitario.

Tra 20 anni, infatti, «la spesa sanitaria pubblica per gli anziani rappresenterà il 63% della spesa sanitaria pubblica. Quindi anche senza lo shock del Covid la politica avrebbe dovuto affrontare una riorganizzazione del Sistema sanitario nazionale».

E' ancora uno studio del Censis a confermare che, oltre il 40% non crede che la sanità della propria regione sarebbe pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze, mentre il 93% ritiene una priorità investire maggiori risorse nella sanità e nel personale dedicato. Rispetto a come allocare le risorse che arriveranno, il 91,7% dei cittadini è dell'idea che bisognerebbe
dare un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus come da altre malattie. Quasi all'unanimità (94%), gli italiani chiedono inoltre il potenziamento della sanità di territorio. E infine, il 70,3% considera necessario un maggior ricorso a telemedicina e soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.

Leggi l'articolo completo

17.1.20

CARENZA SPECIALISTI ED ESODO PENSIONI: gli studi Anaao Assomed dal 2010 ad oggi



Dal sito:
✅ Inizia nel 2010 l'attività dell'Anaao Assomed di analisi e studio dei fenomeni legati alla cattiva programmazione del personale, con la conseguente carenza di specialisti fino all'esodo di medici e dirigenti per effetto dei pensionamenti.
✅ Numeri allarmanti che alla fine sono riusciti a portare il tema nell'agenda politica.
✅ E grazie all'azione dell'Anaao dopo dieci anni si parla anche di soluzioni.

Vai alla pagina dedicata.

19.12.18

Crisi della sanità. Parte prima, l'informazione


Tutto sommato, anche se con qualche crepa, ancora regge la leggenda del buon servizio sanitario italiano. E come un mantra ci viene ripetuto che in Veneto c'è la miglior sanità d'Italia.

Leggende e miti che si sostengono anche grazie alla pigrizia con cui l'informazione tratta l'argomento: pronta a gridare allo scandalo per qualche macroscopico caso di malasanità, trascura ciò che accade tutti i giorni, lo stillicidio che erode piano piano la qualità e la quantità dei servizi; ignora la progressiva, strisciante, privatizzazione; registra le rassicurazioni dei direttori generali delle Ulss senza verificarle poi nei fatti.

Chi segue questo blog e ciò che accade in Veneto e, in particolare, in polesine, sa che la nostra sanità è in gravissima crisi.
Il personale scarseggia, mancano infermieri, tecnici e operatori sociosanitari. I medici ospedalieri vanno in pensione e non vengono sostituiti, quelli che restano sono costretti a turni massacranti e, chi può o non ce la fa più, scappa verso le cliniche private.
Ora cominciano a scarseggiare anche i medici di famiglia o medici di base o medici di medicina generale come dir si voglia (vedi il post Incognite sull'ambulatorio di medicina di base di Castelguglielmo). Entro due o tre anni una grossa fetta di questi andrà in pensione e non si vede chi li possa sostituire perché mancano laureati specializzati.

Una sanità con l'acqua alla gola, insomma. A conferma arriva uno studio di Eurostat rilanciato da quotidianosanità.it che titola:
Spesa sanitaria. Eurostat certifica gap negativo tra Italia e i maggiori partner UE: spendiamo il 68% in meno della Germania, il 47% in meno della Francia e il 19% in meno del Regno Unito.
Per la sanità investiamo troppo poco e, per il momento, nessuno fa miracoli.

10.8.18

Mangiare o curarsi?


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
Portavoce Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell.  3473490340
sito internet:Pietro Tosarello http://ospedaletrecenta.blogspot.it/

Data 10 agosto 2018

Mangiare o curarsi?
Ci piaccia o no, quasi tutti, almeno una volta, hanno fatto ricorso alla sanità privata, perché obbligati dalle attese nel servizio pubblico, che non riesce a dare risposte in tempi ragionevoli all’ansia dei cittadini afflitti da malattia.
Allarmati come tanti dal profilarsi di un nuovo modello sanitario copia di quello statunitense, più che sulle disfunzioni della sanità pubblica ci preme, in questa lettera, richiamare l’attenzione su un aspetto inquietante della realtà, già rilevato da Istat e Censis, e solo ora denunciato da Confcooperative - Sanità e da parte della stampa.
I dati sono impietosi e dovrebbero creare sconforto e disagio anche nelle coscienze tiepide di amministratori e politici.
La brutale oggettività dei numeri crea notevole preoccupazione nella mente e nella sensibilità di quanti (esistono ancora) si pongono domande sul mestiere di vivere e sulla possibilità di modificarne gli aspetti non accettabili.
12,2 milioni di italiani rinunciano a curarsi per difficoltà economiche; più di 7 milioni si sono indebitati per farlo; 2,8 milioni hanno venduto la casa per sostenere le spese per la salute.
Insomma può curarsi solo chi può pagare. E’ una sanità solo per chi se la può permettere.
Ben 7 famiglie su 10, fra quelle a basso reddito, dichiarano che la spesa per la salute incide pesantemente sul bilancio familiare, mentre il 47% afferma di tagliare altre spese (utili) per potersi curare.
D’altra parte, se 7 milioni di persone sono in grave stato di deprivazione (12% della popolazione), e 18 milioni (30% della popolazione) sono a rischio di povertà o esclusione sociale, trova completamento la riflessione sulla “salute” dei poveri.
Altroché diritti per tutti ed uguaglianza sociale! Il nostro è sempre più un paese disuguale. 
Le famiglie più ricche (il 10% del totale) possiedono il 46% della ricchezza privata, quelle molto meno ricche (50% del totale) posseggono solo il 9,4%. Quindi se i poveri, già costretti ad una vita pesantemente difficile, si ammalano, sono cavoli loro. E così sia.
Eppure esistono possibili soluzioni per ridurre l’abisso tra blocchi sociali e raccattare qualche soldo per migliorare la vita dei meno abbienti e garantire loro un possibile accesso alle cure mediche. Per esempio, una lotta seria all’evasione fiscale, che ormai ammonta a 110 miliardi l’anno. Una perdita enorme che si potrebbe recuperare.
Poi c’è la corruzione, che ogni anno si mangia 50 miliardi. Per non parlare delle spese militari (armamenti, “missioni di pace” ecc.), contrarie all’art. 11 della Costituzione; oppure i soldi buttati nei salvataggi delle banche, gestite in maniera scriteriata; o, peggio ancora, i soldi persi nelle scommesse fatte con le grandi banche internazionali sull’andamento dei tassi d’interesse: 18 miliardi nel periodo 2013-2016.
Intanto il debito pubblico italiano è diventato un bubbone enorme che, secondo osservatori esperti e qualificati, ha tre gravi conseguenze: crea povertà, aggrava le disuguaglianze e provoca disoccupazione.
Quindi è la povertà di troppi che si estende come una condanna odiosa e attacca duramente quella voce sacra della qualità della vita che è la salute.
E’ un vero peccato che finisca così la “pacchia” dei poveri cristi italiani e non.

Per il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca
la portavoce Jenny Azzolini Rossi

30.3.18

Eurostat. Quanto si sentono in salute gli europei?

fonte: quotidianosanita.it
STUDI E ANALISI

Italia decima tra chi sta meglio e prima per il minor numero di cronici. Ma è più alta la percezione del dolore fisico

La classificazione Eurostat sullo stato di salute percepito nell'Ue ha incluso cinque livelli: molto buono, buono, giusto, cattivo e molto cattivo. Tra gli Stati membri, la percentuale più alta della popolazione di 16 anni o più che ha percepito la propria salute come buona o molto buona è stata registrata in Irlanda (82,8%), Cipro (78,7%) e Paesi Bassi (75,9%). Sul versante opposto, quasi 1 persona su 5 di età pari o superiore a 16 anni ha percepito la propria salute come cattiva o pessima in Croazia (18,7%), seguita da Lituania (16,9%) e Portogallo (15,9%).

29 MAR - Più di due terzi (67,5%) di persone di 16 anni o più residenti nell'Unione europea hanno percepito il loro stato di salute molto buono o buono nel 2016. Al contrario, meno di un decimo (8,8%) ha valutato il loro livello di salute cattiva o pessima nello stesso anno.
....
Leggi l'articolo completo (Contiene grafici e allegati)

21.6.16

L'Istat registra un aumento dei decessi da periodo di guerra

Per la prima volta negli ultimi novant'anni cala la popolazione.
Uno studio del Censis ci fornisce una chiave di lettura.


L'Istat tira le somme e pubblica il bilancio demografico del 2015. I decessi sono stati oltre 647 mila, quasi 50 mila in più rispetto al 2014. Contemporaneamente calano i nati, per un saldo naturale (differenza fra nati e morti) negativo per 161.791 unità. Bisogna risalire al biennio 1917-18, durante la prima guerra mondiale, per riscontrare valori ancora più elevati.

Le cause dell'aumento dei decessi vengono attribuite dall'Istat a due fattori: il calo della mortalità nel 2014 e il forte calo della copertura vaccinale contro l’influenza registrata nella stagione invernale 2014-2015 (vedi a pag. 5 del bilancio). Un aspetto quest'ultimo che ha a che fare con la qualità del servizio sanitario nazionale. La fascia di età più colpita dal fenomeno è quella che va dai 75 ai 95 anni che costituisce l'85% dell'eccesso dei decessi avvenuti nel 2015.
Tuttavia il tipo di documento, per sua natura, non è in grado di dare maggiori dettagli.

Una ricerca del Censis ha rilevato che nell’ultimo anno 11 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie (vedi precedente post). E' aumentata la spesa sanitaria privata da un lato e, dall'altro, l'allungamento delle liste di attesa ha costretto i pazienti a visite "private" all'interno delle strutture pubbliche. Per chi se lo può permettere ovviamente. Per 11 milioni di persone non sempre è stato possibile. (scarica il documento)

Se mettiamo assieme le due cose,  il forte aumento dei decessi registrato dall'Istat e l'impossibilità, per una persona su sei, di sostenere le spese per le prestazioni sanitarie, non possiamo non vedere una relazione di causa ed effetto.

Le cause dell'aumento dei decessi individuate dall'Istat, quanti morti possono "spiegare"? Diecimila? Ventimila? Pensiamo a dieci o quindicimila morti in più per il calo vaccinale antinfluenzale: ma quanti telegiornali ci avrebbero fatto sopra? quanti giornali avrebbero riempito? E' una stima quindi molto grossolana ma immaginiamo pure che sia vera.
La domanda allora è: e gli altri trentamila morti in più a cosa sono dovuti? Alla povertà, alla mancanza di mezzi sufficienti per sostenere la sanità a pagamento? A me sembra che non ci sia altra spiegazione. Una strage. Mi auguro di essere smentito.

La percezione di una sanità pubblica sempre più appassita, razionata, al di sotto della soglia di sicurezza, è sempre più pesante. La carenza di medici, infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, ma anche di mezzi, a tutto vantaggio della sanità privata e di quella pubblica a pagamento, è cronaca di questi giorni.
Si dia un'occhiata ai precedenti post:
Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci
Sanità veneta, peggiorano i conti. La Regione ordina la cura dimagrante
Brutto clima per gli anestesisti del “San Luca”
Terapia intensiva. "Non chiudete quel reparto: hanno ridato la vita a mio marito"

Segnalo, infine, un'interessante valutazione dei dati demografici diffusi dall'Istat da parte di neodemosLa popolazione italiana è ufficialmente in calo. Dobbiamo preoccuparcene?

13.6.16

Censis. 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per difficoltà economiche

Da quotidianosanita.it

Aumenta la spesa privata: liste d’attesa troppo lunghe e l’intramoenia è sempre più una scorciatoia

Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni. Il ricorso al privato è dovuto anche al forte aumento dei ticket: 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. E sono 7,1 mln coloro che hanno scelto l'intramoenia. Di questi il 66,4% per saltare le liste d'attesa. LA RICERCA

08 GIU - In Italia cresce la spesa sanitaria privata che è arrivata a 34,5 miliardi di euro, con un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015): il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%. Una dinamica dovuta in parte all’allungamento progressivo delle liste d’attesa, che rappresenta il moltiplicatore della forza d'attrazione della sanità a pagamento. Un altro motivo non meno importante è il forte aumento dei ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Sono gli elementi principali che emergono dalla ricerca del Censis-Rbm Assicurazione Salute ‘Dalla fotografia dell'evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo’.

Leggi l'articolo completo

4.3.16

Istat certifica aumento mortalità nel 2015: 54mila decessi in più rispetto al 2014

fonte: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=36612&fr=n
Pubblicati i dati sull’andamento demografico nazionale. I residenti in Italia sono 60,656 milioni, di cui 5,54 milioni stranieri. Spiccano due dati: il picco di mortalità e i 15mila neonati in meno rispetto al 2014. Nel primo caso, in attesa di conoscere le cause di morte, l’Istat spiega il dato con il progressivo invecchiamento degli italiani ma anche con un effetto di “rimbalzo” in avanti del numero dei decessi determinato dal recupero delle diminuzioni registrate nei due anni precedenti. IL REPORT.

19 FEB - Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l'8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti. Lo rilevano i primi dati (ancora stimati) degli indicatori demografici 2015 pubblicati oggi dall'Istat.

I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L'aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.
....
Le cause dell’incremento di mortalità. Benché a oggi manchino alcuni elementi cognitivi per avvalorare le ragioni autentiche alla base del repentino aumento di mortalità del 2015 – come ad esempio i dati sulle cause di morte – i primi dati provvisori classificati per età permettono di ragionare almeno su alcune ipotesi. In primo luogo, il picco di mortalità del 2015 porta con sé significativi effetti strutturali, come l’analisi per età dimostrerebbe, vista la particolare concentrazione dell’incremento di mortalità nelle classi di età molto anziane. In secondo luogo, è accertato che il picco del 2015 rappresenti una risposta proporzionata e contraria alle diminuzioni di mortalità riscontrate nel 2013 e nel 2014 (effetto rimbalzo).

Le persone coinvolte dagli eventi, infatti, sono state quelle fisicamente più fragili, per le quali il rischio di mortalità accelera velocemente su base istantanea. Particolarmente interessante a questo riguardo è l’analogia con altri paesi come la Gran Bretagna o come la Francia dove, come per l’Italia, si è osservato un incremento della mortalità nel 2015.
....
Leggi l'articolo completo
Vedi anche il precedente post Impennata della mortalità ospedaliera nel 2015: +11,3%
Vedi l'infografica dell'Istat.
Leggi il report dell'Istat, molto interessante.

27.12.15

Impennata della mortalità ospedaliera nel 2015: +11,3%

5.000 decessi in più al mese. Il calo delle vaccinazioni antinfluenzali non spiega il fenomeno. Gli studiosi si interrogano su un dato statistico che ci riporta agli anni quaranta del secolo scorso.
Si fa strada l'ipotesi che la causa siano i tagli alla spesa sanitaria.

fonte: sito web di La Repubblica, 23 dicembre 2015

Come durante la guerra, ma senza la guerra. Come se vivessimo sotto i bombardamenti. Uno studio interroga e preoccupa esperti in mezza Italia: nel 2015 il numero di morti nel nostro Paese è salito dell'11,3%. In un anno significherebbe 67mila decessi in più rispetto al 2014 (ad agosto sono già 45mila), per un incremento che davvero non si vedeva da decenni.
...
«Il numero è impressionante. Ma ciò che lo rende del tutto anomalo è il fatto che per trovare un'analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918», scrive sul sito di demografia Neodemos il professor Gian Carlo Blangiardo. «Certo, si tratta di dati provvisori, ma negli anni scorsi l'Istat ha sempre confermato alla fine dell'anno i numeri pubblicati mensilmente. Magari ci saranno correzioni, ma nell'ordine di alcune centinaia di casi. L'unità di grandezza che ci aspetta è quella», chiarisce il docente. Nel 2013 e nel 2014, tra l'altro, il numero dei morti era calato, ma sempre di poco: mai si erano raggiunte percentuali in doppia cifra.
Che cosa sta succedendo? Non è ancora chiaro. Anche Agenas, l'agenzia sanitaria delle Regioni, ha deciso di avviare un approfondimento. «Stiamo lavorando per dare una spiegazione a questo fenomeno», dice il direttore Francesco Bevere. I ricercatori raccolgono i dati dei decessi negli ospedali, perché in quel modo è più semplice risalire alle cause.
...
E sullo sfondo c'è un timore, sollevato sempre su Neodemos che la crisi economica e i tagli al Welfare c'entrino qualcosa. Ci vorranno mesi di studio per capire se davvero tra le cause della "nuova guerra" ci sono anche queste.
Vedi anche, su questo blog, il post Conteremo i morti del 5 marzo 2015.

8.6.14

Annuario Ssn. Ospedali, cure primarie, farmaci e personale

fonte: quotidianosanità.it
Dal ministero tutti i dati del 2011

Meno ospedali pubblici (-1,9% rispetto al 2008), più 7,8% di privato accreditato che si occupa di assistenza territoriale residenziale e semiresidenziale. In aumento soprattutto le donne medico (+1,4%), ma anche le infermiere (+0,3%). Per molti bambini è stata scelta l’assistenza erogata dal medico di medicina generale anziché pediatrica. Il reporto sull'ATTIVITA' GESTIONALI ED ECONOMICHE DI ASL E AO e sul PERSONALE DEL SSN.

04 giugno 2014

Leggi l'articolo completo.

13.2.14

Istat. Report 2012. Per la sanità pubblica spesi 111 mld. Ma restiamo in coda ai principali partner europei.

fonte: quotidianosanità.it su dati Istat

Le famiglie spendono di tasca propria fino a 1.200 euro l'anno

Il Ssn spende 1.867 euro annui per abitante, un livello molto inferiore rispetto ad altri Paesi europei.

11 FEB - Giunto alla sesta edizione, il rapporto “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”
Nel 2012 la spesa sanitaria pubblica è di circa 111 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil e a 1.867 euro annui per abitante, un livello molto inferiore rispetto ad altri importanti paesi europei. Nel 2011 le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,6 per cento (oltre 2 punti percentuali in meno rispetto al 2001). La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,8 per cento del Pil nazionale; ammonta mediamente a 949 euro per le famiglie del Mezzogiorno e a 1.222 euro per quelle del Centro-Nord.
I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello regionale.
Spesa sanitaria pubblica
La spesa sanitaria pubblica misura quanto viene destinato per soddisfare il bisogno di salute dei cittadini in termini di prestazioni sanitarie. La spesa sanitaria pubblica corrente dell’Italia risulta nel 2012 (dato provvisorio) di circa 111 miliardi di euro, pari al 7,0 per cento del Pil e a 1.867 euro annui per abitante.
Spesa sanitaria delle famiglie
Nell’area europea il finanziamento pubblico dei servizi sanitari rappresenta la scelta prevalente. Nel 2011, le famiglie italiane hanno contribuito con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,6 per cento, in calo di oltre due punti percentuali rispetto al 2001. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,8 per cento del Pil nazionale. 
Offerta ospedaliera
Il settore della sanità in Italia si colloca in un contesto nazionale ed internazionale di crisi economico-finanziaria tale da dover proseguire al ridimensionamento delle risorse a disposizione per l’erogazione dei servizi. Per il 2014 è stata pianificata un’ulteriore consistente riduzione del livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) (1 miliardo di euro a decorrere dall'anno 2014, ex legge n. 228/2012), che si inserisce in un contesto problematico rispetto al controllo della spesa pubblica, e del numero dei posti letto ospedalieri che a regime dovrebbe attestarsi a 3,7 posti letto ogni mille abitanti (di cui lo 0,7 riservato alla riabilitazione e alla lungodegenza, ex legge 135/2012).
Mobilità ospedaliera
Il fenomeno della mobilità ospedaliera interregionale è particolarmente rilevante sia in termini quantitativi, sia perché riguarda quei pazienti che, per motivi di varia natura, si ricoverano in una regione diversa da quella di residenza.
Ospedalizzazione per tumori e malattie del sistema circolatorio
L’ospedalizzazione è di fondamentale rilevanza nella cura della salute, in quanto preposta al trattamento delle malattie gravi; questa tipologia di assistenza assorbe la quota più consistente della spesa sanitaria pubblica totale.
Mortalità infantile
Il tasso di mortalità infantile, vista la correlazione negativa che lo lega alle condizioni sanitarie, ambientali e socio-economiche, si può interpretare come espressione del livello di sviluppo e di benessere di un paese. 
Mortalità per malattie del sistema circolatorio
Le malattie del sistema circolatorio, tipiche delle età adulte e senili, rappresentano la principale causa di morte in Italia e nel gruppo dei 27 paesi dell’Ue.
Mortalità per tumori
I tumori rappresentano la seconda causa di morte subito dopo le malattie del sistema cardiocircolatorio, sia in Italia, sia nel gruppo dei 27 paesi Ue. La diminuzione della mortalità per tumore è legata al successo di misure di prevenzione primaria, che influiscono sulla riduzione del rischio di sviluppare la malattia, così come agli avanzamenti diagnostici e terapeutici che aumentano la sopravvivenza dei malati.
Fumo, alcol e obesità: i fattori di rischio
Molte delle malattie croniche, tra le principali cause di morte, si possono prevenire adottando stili di vita salutari fin dall’età giovanile.

Leggi la sintesi completa.
Leggi tutte le notizie dall'indagine Istat.