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03 luglio 2026

Accordo su medici di famiglia nelle Case della comunità. L’intesa pubblicata in GU

fonte: quotidianosanità.it


Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’intesa raggiunta in Conferenza Stato. Previste fino a 6 ore settimanali obbligatorie per i medici a ciclo di scelta. Compenso orario di 38,72 euro. IL TESTO

La Conferenza Stato Regioni, nella seduta straordinaria del 26 giugno 2026, ha approvato l’intesa sull’ipotesi di accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. L’intesa, pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, dà esecuzione all’accordo per il triennio 2022-2024 e si inserisce nel quadro delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per l’attuazione dell’investimento 1.1 “Case della comunità e presa in carico della persona” (Missione 6 – Salute, Componente 1).

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02 luglio 2026

Un ricovero su 5 in ospedale a rischio inappropriatezza. Al Sud i dati peggiori. Ma rispetto al passato il trend è in miglioramento

fonte: quotidianosanità.it


Nel 2024 sono circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza: 691 mila in regime ordinario e poco più di 1 milione in regime diurno. Il Rapporto SDO (Scheda di dimissione ospedaliera) del Ministero segnala un miglioramento degli indicatori, ma conferma forti differenze regionali e la necessità di rafforzare i setting assistenziali alternativi all’ospedale.

Nel 2024 sono stati circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza, uno su 5. È il dato che emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero del Ministero della Salute. Nel dettaglio, si tratta di 691 mila dimissioni in regime ordinario e di poco più di 1 milione di dimissioni in regime diurno.

Il dato, va precisato, non fotografa ricoveri “certamente inappropriati”, ma ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, in particolare quando erogati in modalità ordinaria. Si tratta quindi di un indicatore utile a misurare quanto il sistema ospedaliero riesca a indirizzare i pazienti verso il setting assistenziale più adeguato, evitando il ricorso al ricovero ordinario quando la prestazione può essere erogata in forme meno intensive.

01 Luglio 2026

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Commento: il rapporto del Ministero della Salute (giugno 2026) capita a fagiolo. Il 30 giugno 2026 infatti è la scadenza del Pnrr per l'apertura delle Case della Comunità con tutte le funzioni previste dal decreto ministeriale n. 77/2022. Anche se non se non fotografa ricoveri “certamente inappropriati” suscita il sospetto che almeno in gran parte lo siano; quindi ecco che il governo provvederà con le Case della Comunità ai bisogni di assistenza sanitaria della popolazione! Ne segue che se non troviamo posto in ospedale la causa è da attribuire ai ricoveri inappropriati, non alla decimazione di posti letto tagliati negli ultimi vent'anni (più di 78.000 dal 2000 al 2020).

Nella mia piccolissima esperienza non ho trovato nessuno che desideri essere ricoverato inutilmente in ospedale, per sfizio. Viceversa, in molti casi abbiamo saputo tutti, credo, di persone ferme per giorni nell'astanteria di un pronto soccorso in attesa che si liberi un posto letto nei reparti dell'ospedale.

30 giugno 2026

L'Italia delle Case di comunità: dove sono pronte, dove no (e chi ci troveremo dentro)

fonte Avvenire, 30 giugno 2026

La Casa della Comunità di Badia Polesine un paio di settimane fa

di Alessia Guerrieri, Roma 30 giugno 2026
Oggi la scadenza fissata dal Pnrr per queste strutture: delle 1.350 previste inizialmente ne sono aperte 781. Al Nord percentuali di completamento molto superiori. Bene la Sardegna. C'è l'accordo coi medici, ma mancano all'appello migliaia di specialisti e di infermieri

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17 giugno 2026

Quando il ministro Giorgetti diceva «Chi va più dal medico di base?»

Governo con l’acqua alla gola. Mancano 13 giorni alla scadenza del 30 giugno per l’avvio di tutte le funzioni delle Case della Comunità.

A rischio 2 miliardi di fondi del Pnrr.


Il ministro Giancarlo Giorgetti. Foto Wikimedia Commons

Correva l’anno 2019 e il Ministro Giorgetti dichiarava: «Nei prossimi 5 anni mancheranno 45mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti. Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito».

Si legga in proposito l’articolo de Il Sole 24 ore, 24 agosto 2019, intitolato “Giorgetti: «Chi va più dal medico di base?». Ma il 74% degli italiani ci va almeno una volta all’anno”, clicca qui per visualizzare l’articolo).

Giancarlo Giorgetti dal 22 ottobre 2022 è il ministro dell'economia e delle finanze nel governo Meloni.

Nella loro ansia di comprimere il ruolo dello Stato nel servizio sanitario nazionale per lasciare via libera alla sanità privata, pur nella piena consapevolezza della drastica riduzione del numero dei medici di famiglia che di li a poco si sarebbe verificata, hanno continuato a nascondere il problema. «Chi va più dal medico di base», diceva l’attuale ministro, ma l’Istat lo smentiva: il 74% degli italiani ci andava almeno una volta l’anno.

Ora, a pochi giorni dalla scadenza del Pnrr, si accorgono, dopo ben quattro anni dal decreto che le istituisce, che i medici di medicina generale servono a «popolare le case di comunità» (clicca qui per il relativo post).

Non ho parole o meglio le avrei ma non sono pubblicabili.


15 giugno 2026

A 15 giorni dalla scadenza il governo non sa ancora come «popolare le case di comunità»

Lavori in corso alla Casa della Comunità di Badia Polesine

Entro il 30 giugno 2026 le Case della Comunità dovranno essere aperte e attive con tutti i servizi previsti dal decreto ministeriale 77 del 23 maggio 2022 (clicca qui per il testo in gazzetta ufficiale). Dopo quattro anni dal decreto siamo, come al solito, in emergenza. Questo Paese vive in uno stato di emergenza continua.

Al Forum “G19+2 Sanità” a Genova il ministro Schillaci ha dichiarato: «Sono gli atti e le leggi a muovere le leve dello Stato in concreto, ma dobbiamo partire da un sentire comune e credo nessuna categoria, tantomeno i medici, possa pensare di dare una risposta negativa quando parliamo di popolare le case di comunità e di offrire una medicina più forte ai cittadini».

Dopo quattro anni e a quindici giorni dalla scadenza!

Leggi l'articolo completo di quotidianosanità.it del 15 giugno a questo link.

Riporto di seguito i servizi che devono essere presenti nelle Case della Comunità per rispettare il Pnrr.




04 marzo 2026

I nuovi direttori delle Ulss. Il rito delle nomine

Si è concluso il rito delle nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss, delle Aziende ospedaliere universitarie di Padova e Verona, dell’Istituto Oncologico Veneto (Iov) e di Azienda Zero.

Come sempre ci sono grandi aspettative. Nonostante tutto si spera per il meglio, anche se l’esperienza suggerisce una grande cautela.

Il Gazzettino 1 marzo 2026

Cinque Dg vengono confermati ma cambiano sede. Un rimescolamento nel collaudato “modello veneto”, sempre più ispirato a quello lombardo con un progressivo e strisciante spostamento di risorse dalla sanità pubblica a quella convenzionata e al privato puro (per chi può permetterselo).

E allora proviamo a vedere se cambiano gli indirizzi della politica sanitaria regionale dopo il quindicennio di Zaia.

Per prima cosa occorre scremare dalle dichiarazioni pubbliche l’abbondante dose di propaganda alla quale ci hanno abituati.

Alberto Stefani, presidente della giunta regionale al posto dell’ineleggibile Luca Zaia, propone però una serie di ovvietà: vicinanza ai territori, spirito di servizio, capacità di lavorare in squadra, immediata operatività. E ci mancherebbe!


La Voce, 1 marzo 2026

Pone poi l’accento sulla medicina territoriale, e qui torna alla mente quell’idea di «ospedale liquido» annunciata dall’assessore alla sanità Gerosa. Ma c’è anche una constatazione da fare: tutte le volte che l’amministrazione regionale ha parlato di medicina territoriale per gli ospedali polesani – e per il “San Luca” in particolare -, sono stati dolori. Taglio di posti letto, ambulatori invece di reparti, ospedali di comunità al posto della lungodegenza, come è accaduto a Trecenta.


Il Mattino di Padova, 1 marzo 2026

Stefani parla anche della necessità di proseguire con «l’implementazione del fascicolo sanitario elettronico, rendendo interoperabili i dati e favorendo il dialogo tra le Ulss». Peccato che nell’Ulss 9 (Verona) non sia mai stato realizzato il Cup unico provinciale ma ne esistano ben sei: 3 per Ulss9 , 1 per Azienda Ospedaliera, 1 per Clinica Pederzoli privata convenzionata, 1 per Ospedale Sacro Cuore di Negrar.

E il Cup unico regionale, previsto dalla normativa nazionale, rimane un lontano obiettivo.

Infine, il presidente della giunta regionale parla anche delle Case della Comunità ma non dice nulla circa la carenza di personale e intanto si avvicina la scadenza del 30 giugno.

23 dicembre 2025

Pnrr. Cgil: “Per la Mission 6 Salute speso meno di un terzo dei finanziamenti, non c’è più tempo”

fonte: quotidianosanità.it

Il report del sindacato: “Dei 10.127 progetti finanziati per 19,6 miliardi di euro complessivi (di cui 14,6 miliardi di euro di risorse PNRR) a ottobre 2025 sono stati spesi 6,1 miliardi di euro, pari al 31,2% dei fondi disponibili e completati il 41,5% dei progetti complessivi”. IL REPORT

Numeri che smentiscono la propaganda del Governo

Resta poi il nodo personale – aggiunge Daniela Barbaresi – perché per migliorare la qualità della vita delle persone non è sufficiente costruire le strutture, ma è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un’adeguata assistenza sanitaria. Per il corretto funzionamento di Case e Ospedali di Comunità occorrerebbe assumere almeno 36 mila unità tra infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e altre figure professionali, senza contare i medici. Ma nella Legge di Bilancio 2026, in procinto di essere votata, il Governo sembra aver ignorato il problema”. 

“Non c’è più tempo: restano pochi mesi o sarà troppo tardi per evitare il fallimento annunciato di un’occasione irripetibile”, conclude la segretaria confederale della Cgil.

Leggi l'articolo completo su quotidianosanità.it

E’ urgente difendere e rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale. Fermare lo smantellamento del SSN e la privatizzazione della salute.

15 ottobre 2025

Gimbe, 13 miliardi in meno alla sanità negli ultimi 3 anni

fonte: Ansa

La spesa delle famiglie sale a 41,3 mld, il 10% non si cura. L'agonia del Ssn apre al privato



Ne consegue:

  • un aumento delle disuguaglianze
  • famiglie schiacciate da spese insostenibili
  • cittadini costretti a rinunciare alle cure
  • personale demotivato che lascia la sanità pubblica

È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l'efficienza del Ssn: negli ultimi tre anni, afferma Gimbe, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono a carico delle famiglie. In particolare, un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure e nonostante l'Italia sia al secondo posto in Europa per numero di medici, resta indietro per quanto riguarda gli infermieri. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la salute registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo.

"Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di ero - rileva Cartabellotta - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025".

Leggi l'articolo completo.

27 giugno 2025

Corte dei conti: “Liste d’attesa fenomeno vergognoso. Medici di base non più in grado di fare filtro”

fonte: quotidianosanità

26 GIUGNO 2025

Il Procuratore Silvestri durante la sua requisitoria nel Giudizio di Parificazione 2024: “Il capitale umano oggi è sacrificato sull’altare dei deficit di budget”. E sulle risorse: “La spesa pubblica sanitaria in Italia, fatta eccezione per l'impennata nel corso della pandemia, è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni, mantenendosi ben al di sotto sia della media OCSE e UE”. I DOCUMENTI


Una requisitoria lucida e severa quella pronunciata dal Procuratore generale presso la Corte dei Conti, Pio Silvestri, incentrata sullo stato di salute – drammaticamente critico – del nostro sistema sanitario pubblico. Silvestri nel suo intervento al Giudizio di Parificazione del Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2024, ha denunciato, con parole nette, l’insostenibilità del modello attuale se non si rimettono al centro il diritto alla salute e il ruolo del personale sanitario. Una requisitoria che suona come un allarme istituzionale per chi ha responsabilità politiche e gestionali.

Fin dall’inizio, Silvestri ha ribadito un concetto fondamentale: “La tutela del fondamentale diritto alla salute rimane, a mio modo di vedere, centrale per definire il parametro di civiltà di un paese”. E ha richiamato la giurisprudenza costituzionale per ricordare che, una volta stabilite le garanzie minime, “non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali”, perché “è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”. (Sentenza n.275/2016 della Corte costituzionale). Vedi la relazione a pag. 6 e 7.

Un ribaltamento di prospettiva che la Corte costituzionale ha recentemente confermato nella sentenza n. 195/2024, laddove ha sancito che le spese per diritti sociali, salute e famiglia devono godere di una “preferenza qualitativa”, in quanto “spese costituzionalmente necessarie”.
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Liste d’attesa: un “fenomeno vergognoso, per un Paese civile
Altro tema critico, quello delle liste d’attesa. Silvestri ha parlato senza mezzi termini di un “fenomeno vergognoso, per un Paese civile”, che mina l’universalità e l’equità del sistema sanitario.
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Professionisti svalutati e strutture da rilanciare
Silvestri ha denunciato la marginalizzazione dei professionisti della salute all’interno del sistema pubblico. “Il capitale umano oggi è sacrificato sull’altare dei deficit di budget”, ha affermato. Per questo ha indicato come “fondamentale e prioritario” ridare attrattività alla professione medica, sottolineando la necessità di rimettere «al centro del “villaggio salute” il professionista sanitario (il medico e l’infermiere)”, garantendogli adeguato riconoscimento economico e potere decisionale.
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La sanità di prossimità e il nodo delle disuguaglianze territoriali
Un altro punto cruciale della requisitoria è stato il tema della sanità di prossimità, che secondo Silvestri rappresenta «una realtà istituzionale più vicina al cittadino» e deve essere “riorganizzata e rafforzata”. Ha quindi sostenuto il ruolo delle Farmacie dei servizi, delle Case della comunità e degli Ospedali di comunità, da realizzare con i fondi del PNRR, e ha invitato a promuovere modelli assistenziali “capillarmente diffusi sul territorio” in grado di offrire “pronta assistenza diagnostica, infermieristica e preventiva con misurato impiego di risorse”.
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Il nodo risorse
La spesa pubblica sanitaria in Italia – ha detto il Procuratore -, fatta eccezione per l'impennata nel corso della pandemia, è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni, mantenendosi ben al di sotto sia della media OCSE, del 6,9 per cento, sia della media EU del 6,8 per cento. Tale dato non può essere considerato con favore, partendo dal presupposto che la spesa deve essere intesa come un investimento, volto a migliorare le condizioni sociali e, di riflesso, economiche del Paese, riducendo i costi del sistema e sviluppando ampi settori dell'economia nazionale, come quello farmaceutico. Con riguardo alla dotazione finanziaria, si pongono due questioni. Da un lato, quella della disponibilità delle risorse: nel 2024 se ne registra una seppur lieve diminuzione rispetto all'anno precedente, in linea con una tendenza che prosegue anche nelle proiezioni per il 2025. Dall'altro, quella del corretto impiego delle risorse stanziate, in chiave di efficienza, tra i vari livelli di governo”.

29 maggio 2025

Anche il Veneto ha un problema con i medici di base. I dati che smontano il “modello”

Fonte: Altreconomia, 27 maggio 2025

di Alessandro Ferrari

Salute / Inchiesta

Una approfondita inchiesta sulla carenza di medici di medicina generale e pediatri di base.

Negli ultimi cinque anni nella Regione si è registrato un calo di 351 medici di medicina generale, ovvero l’11%, che si devono far carico di un elevato numero di pazienti, più di 1.500 cittadini assistibili per professionista. Una situazione “emergenziale” per una categoria già anziana. Tra una scarsa programmazione della formazione e i ritardi nell’apertura delle case di comunità, l’assistenza territoriale diventa sempre meno capillare. La nostra inchiesta

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19 febbraio 2025

Case e Ospedali di Comunità. La denuncia della Cgil: “Forti ritardi e manca il personale”

fonte: https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=127800

Data 18-02-2025


Dall’analisi della Confederazione emerge che a dicembre 2024 risultano finanziati 10.084 progetti per 19,2 miliardi di euro complessivi. Dei 8871 progetti di cui è possibile monitorare l’iter, solo il 35% risulta concluso, mentre il 40,8% presenta ritardi in almeno una delle fasi di attuazione. Particolarmente preoccupante e incerta la situazione per la realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, strutture strategiche per l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale.

Per quanto riguarda le Case della Comunità, da ReGis risultano finanziati progetti per 1.416 strutture (circa 1000 con fondi Pnrr), per un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro. A dicembre 2024 risultano effettuati pagamenti per soli 261 milioni: è stato speso meno di un decimo dei fondi disponibili. Dei progetti monitorati, ne risultano completati e collaudati solo 25, mentre ben 885 (62,6%) presentano almeno uno step in ritardo. Nel dettaglio, sono in corso i lavori per la realizzazione di 598 strutture (42,4% del totale delle opere previste), ma ci sono ritardi evidenti e diffusi nell’esecuzione dei lavori per più della metà dei progetti. In particolare, ci sono ritardi nell’avvio dei lavori di esecuzione di 631 strutture (44,8%), a cui si aggiungono altre 103 Case della Comunità (7,3%) con ritardi nella fine dei lavori. Completati i lavori dei cantieri solo per 53 Case della Comunità (3,8%).
Allarmante la distanza proibitiva dal traguardo del collaudo per 454 progetti, ancora fermi alla fase della progettazione esecutiva, step che di fatto impedisce l’avvio dei cantieri.


“In questo scenario - commenta Barbaresi - risulta davvero difficile credere che il Governo possa immaginare di riuscire a terminare tutti i lavori per collaudare le strutture entro giugno 2026, data prevista per la scadenza definitiva. Inoltre - sottolinea - resta il nodo del personale: non basta costruire strutture se non si mettono nelle condizioni di essere operative ed efficienti. Senza prendere in considerazione i possibili e auspicabili sviluppi della figura dei medici di medicina generale alle dipendenze del Ssn, solo per Case e Ospedali di Comunità, per cui non si vedono atti di interessamento concreto da parte del Ministero della salute, è necessario assumere 33 mila unità di personale". Per la segretaria confederale della Cgil "sarebbe l’unico concreto intervento che migliorerebbe i tempi di attesa riempendo il vuoto degli spot governativi o l’inconsistenza degli atti ministeriali. Quanti ricoveri impropri si potrebbero evitare garantendo la presa in carico da parte di un’adeguata rete di assistenza territoriale? Quanta pressione negli ospedali, a partire dagli accessi impropri nei Pronto soccorso, si potrebbe evitare?”.



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Scarica il Report

10 aprile 2024

Ospedale San Luca, un declino incontrovertibile


Lettera pubblicata dal Gazzettino di Rovigo il 9 aprile 2024

Il nuovo direttore generale dell’Azienda Uls 5 Polesana dott. Girardi si è molto speso in queste prime settimane di mandato in dichiarazioni rassicuranti sul futuro dell’Azienda che è stato chiamato a dirigere. Come ci stanno purtroppo ricordando i tristi tempi che stiamo vivendo, in una guerra gioca un ruolo essenziale la propaganda. E anche quella per salvaguardare o affossare la Sanità Pubblica è una guerra, pur senza armi. Sembra che tutto vada bene o quasi e che, in futuro, andrà ancora meglio. Ci è toccato persino di leggere, in un resoconto giornalistico seguito alla riunione tra Girardi e la Giunta di Trecenta, che la realtà ospedaliera altopolesana sarebbe al centro di polemiche sul suo presunto ridimensionamento alimentate da uno dei due Comitati presenti al San Luca (quello “cattivo” della manifestazione del 26 febbraio scorso,  mentre l’altro è buono e collaborativo, ca va sans dire). Presunto ridimensionamento? Polemiche? Qui c’è qualcuno che ha dei problemi con il principio di realtà e anche con la lingua italiana. Il ridimensionamento del nosocomio trecentano non è presunto ma è assolutamente reale ormai da lustri; il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca non fa polemiche ma sottopone all’attenzione dei responsabili e della cittadinanza i dati, forniti anche dalla stessa dirigenza Uls, che attestano come il declino di questa meravigliosa struttura sanitaria sia un fatto incontrovertibile. Siamo stanchi di propaganda, siamo stanchi di sentir parlare delle abusatissime  “eccellenze”, siamo stanchi di pannicelli caldi (il medico in più promesso per il Punto di Primo Intervento), siamo stanchi di sentirci dire che il Pronto Soccorso non può riaprire perché non si trovano i medici. Sono anni che sentiamo ripetere a macchinetta le stesse parole. Voi siete pagati, e profumatamente, per risolverli i problemi non per ricordarci che esistono. Un vero ospedale è costituito da posti letto (si, da posti letto! Vi ha insegnato niente l’epidemia di covid che non ha fatto altro che mettere in luce ed amplificare le scellerate politiche di tagli selvaggi praticate nei decenni precedenti in tutta Italia?). Un vero ospedale vuole un Pronto Soccorso funzionante h24; vuole un laboratorio analisi sempre attivo; vuole reparti strutturati e funzionanti (ricordate l’ospedale su due sedi di cui parlava qualche buontempone?); vuole una Ostetricia in cui far nascere i bambini (altrochè 500 parti per avere un servizio sicuro…e magari i pargoli vengono alla luce lungo la strada); vuole poliambulatori che diano risposte ai residenti del comprensorio senza obbligarli a trasferte allucinanti all’altro capo del Polesine…e fermiamoci qua. L’eccellenza della Riabilitazione e l’Ospedale di Comunità sono parenti delle RSA e delle Case di Riposo; sono senz’altro servizi utili ma che danno lustro ad una realtà ospedaliera solo se sono “aggiuntivi” ai servizi fondamentali, non se ne costituiscono l’ossatura. Le Giunte Galan – 1995-2010 e Zaia – dal 2010 ad oggi - hanno penalizzato la Sanità Pubblica e favorito quella privata in maniera vergognosa; hanno punito il San Luca e tutti gli altopolesani come nessun altro nella Regione Veneto. Quali peccati dobbiamo scontare? E quando finirà la nostra penitenza? E se si continua a parlare di “sanità territoriale”, di Case di Comunità, si abbia almeno l’onestà di far presente che i mitici fondi del Pnrr riguardano solo la realizzazione delle strutture, ma non possono essere utilizzati per il reclutamento del personale che dovrà farle funzionare: se sono trascorsi anni senza che chi di dovere sia stato in grado di assumere dei medici per far funzionare un P.S., chi e come riuscirà a trovare le centinaia/migliaia di medici ed infermieri necessari per queste Case? Non se ne può più di propaganda, basta per favore!

Paolo Rizzati
(componente Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca)


10 ottobre 2023

Annunciate 5 Case della Comunità entro il 2026. Cosa sono e quali problemi rischiano di comprometterne l'efficacia

Uno dei capitoli del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) prevede la realizzazione delle Case della Comunità, luoghi in cui concentrare una serie di risorse rivolte, in particolare, alla cura delle cronicità, fragilità e disabilità.

Il Pnrr è nato dalle criticità dimostrate dal servizio sanitario nazionale nazionale con la pandemia da Covid-19. Nel tempo si è concentrato però su altri temi, dal rilancio dell'economia alle infrastrutture, assai meno sulla sanità.

L'idea delle Case della Comunità, interessante sulla carta, rischia di naufragare a causa della scarsità di risorse umane: mancano i medici di medicina generale e non si sa dove verranno trovati gli altri specialisti e gli infermieri che dovrebbero farle funzionare. Il dubbio che possano essere sottratti agli ospedali esistenti è forte.

C'è un ulteriore bastone fra le ruote della riforma poiché, nell'ordinamento finanziario dello stato, vige ancora il blocco della spesa per il personale stabilito dal governo Monti. E a questo si aggiunge l'ulteriore limitazione alla spesa decisa a livello regionale che, ad esempio in Veneto, ha imposto più stringenti limiti di spesa per il personale. E così non vengono assunti nemmeno quei medici che pure hanno vinto un regolare concorso (vedi il precedente post Siamo senza medici, ma la Regione Veneto blocca le assunzioni).

Teniamo le antenne dritte.



21 settembre 2022

Difendiamo la Sanità Pubblica. Venezia Sabato 17 settembre 2022. Le immagini dell'evento organizzato da CoVeSaP

Evento organizzato dal Coordinamento Veneto per la Sanità pubblica (CoVeSaP), vedi il precedente post. A causa della pioggia l'evento si è svolto nella sala teatro del Patronato in via Garibaldi (calle San Domenico).

Scarica il testo integrale della nota di CoVeSaP rivolta ai candidati alle elezioni politiche del 24 settembre.



















13 settembre 2022

Difendiamo la Sanità Pubblica. Venezia Sabato 17 settembre 2022

Il Servizio Sanitario Nazionale, negli ultimi decenni, è stato pesantemente sottofinanziato.

Si sono così create criticità sempre più importanti: pesanti carenze di personale con operatori sottoposti a stress inaccettabili, liste di attesa infinite, pronto soccorso intasati o ridotti a punti di primo soccorso, posti letto insufficienti, medicina territoriale non adeguata ai bisogni dei cittadini, mancanza di servizi socio-sanitari per le fasce deboli della popolazione. Questi problemi affliggono oramai tutte le regioni, da nord a sud, e rendono sempre più difficile potersi curare.

Anche il Veneto non sfugge a questa pericolosa tendenza.

Il fondamentale diritto alla salute e alla cura viene negato ad una parte sempre più consistente della popolazione.

Il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica (CoVeSap) chiede a tutti coloro che saranno eletti alle elezioni del prossimo 25 settembre un’inversione di tendenza alla politica dei tagli, prevedendo un robusto rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale per realizzare:

  • Una maggiore gestione pubblica e uno stop alle varie forme di privatizzazione;

  • Un investimento massiccio nel personale;

  • La riorganizzazione di una rete ospedaliera che risponda ai bisogni della popolazione;

  • La finalizzazione dei Fondi del PNRR al potenziamento del Servizio Pubblico;

  • Lo sviluppo dei servizi territoriali per i minori, la famiglia, la disabilità, le dipendenze, gli anziani e la salute mentale;

  • La ricostruzione dei Dipartimenti di Prevenzione;

  • La convergenza nel concetto di salute delle politiche sanitarie con quelle ambientali;

  • Il ritorno allo spirito della legge 833 con un giusto equilibrio nel rapporto tra Stato - Regioni - Enti locali.

Il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica chiede pertanto quanto previsto dalla legge 833/78, ovvero un Servizio Sanitario Pubblico, Universalistico, Gratuito, Equo ed Accessibile a tutti.

Scarica il testo integrale della nota di CoVeSaP rivolta ai candidati alle elezioni politiche del 24 settembre.


01 agosto 2022

MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 23 maggio 2022, n. 77

MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 23 maggio 2022, n. 77 "Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale."

(22G00085)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 07/07/2022

(GU n.144 del 22-06-2022)

Visualizza il testo vigente su normattiva.it

Visualizza il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale

18 maggio 2022

“Dm 71”. In Gazzetta le motivazioni alla base della decisione del Governo di andare avanti anche senza l’intesa in Stato-Regioni


di Luciano Fassari

Pubblicata la delibera del Cdm che dà il via libera all'adozione del decreto del Ministro della salute, di concerto con il Mef, recante “Modelli e standard per lo sviluppo  dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”. Dalla scadenza imminente della milestone del Pnrr, alla necessità di affiancare al Dm 70/2015 la riforma del territorio fino ai rilievi della Corte dei conti sulla debolezza dell’assistenza territoriale e a tutti i tentativi fatti per convincere la Regione Campania a dare l’intesa ecco tutte le motivazioni per cui il Governo ha deciso che il Dm 71 deve andare avanti. LA DELIBERA

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