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06 settembre 2026

Dopo Trecenta, Adria. Lo smantellamento degli ospedali periferici


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

La Regione Veneto, con il Piano Socio Sanitario scaduto il 31/12/2023, attua una programmazione "di fatto" fuori da ogni controllo democratico da parte del Consiglio regionale.

La mancanza di un aggiornamento del Pssr consente all’amministrazione regionale di mantenere formalmente in piedi il vecchio piano (clicca qui per verificare) e, soprattutto, di evitare un consuntivo di quanto attuato nel quinquennio 2019-2023.

Emergerebbe allora che a Trecenta invece di 132 posti letto ne sono attivi soltanto 74. Buona amministrazione addio, per la prima volta la programmazione non viene attuata. Ecco allora che non conviene far sapere ai consiglieri regionali quello che, con ogni probabilità, sta accadendo in molti altri ospedali del Veneto. Si taglia, si riorganizza, si accompagna verso il declino gli ospedali periferici.


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

Per quanto riguarda Adria – e purtroppo non è accaduto per Trecenta per la prima volta si registra una comunità di intenti oltre che tra i tradizionali sindacati della funzione pubblica (Cgil, Cisl e Uil) anche con quelli che rappresentano i medici: Aaroi-Emac, Anaao Assomed, Fassid, Fials, Fvm, Cisl Medici e le rappresentanze mediche di Cgil e Uil (vedi l’articolo del Gazzettino qui sotto)

Vogliono sapere le reali intenzioni della Giunta regionale che l’Ulss 5 dovrà attuare sull’ospedale di Adria. Vogliono sapere «se, pezzo dopo pezzo, si stia preparando a fare i conti semplicemente con meno servizi».


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

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Aggiornamento (cliccare sul titolo per visualizzare il contenuto)

Sanità nel Basso Polesine, sindacati in allarme: «Serve chiarezza sul futuro di Adria e Porto Viro», Rovigo.News

01 settembre 2026

Punto Nascite di Adria. "Accompagnamento" verso Rovigo e Chioggia

In provincia di Rovigo si potrà nascere solo nel capoluogo. Un solo punto nascite per 100 Km di territorio.

Di Vonvikken - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15128505

Il titolo della deliberazione è il più anonimo possibile ma la sostanza è che il punto nascite di Adria viene dato per perso. Fumo negli occhi l'assunzione delle giovani ostetriche che avrebbero dovuto tenerlo aperto per l'estate. Ora c'è un piano ben delineato e particolareggiato per indirizzare le partorienti del basso polesine a Rovigo e Chioggia.

Lo si può scaricare, entro il 15 settembre, a questo indirizzo:

https://www.aulss5.veneto.it/albo-online

cliccando su Deliberazioni del Direttore Generale e, finalmente, visualizzando la deliberazione del direttore generale n. 1002 dal titolo "DGRV 453 del 28/05/2026 - Atti conseguenti".

Ancora una volta, l'ennesima, scena muta della Conferenza dei sindaci dell'Ulss, lasciati soli i dieci comuni del basso polesine che pure avevano provato a organizzarsi.

Il punto nascite dell'ospedale di Trecenta è stato chiuso nel 2016.

Per approfondire, vedi su questo blog i precedenti articoli (clicca sul titolo per visualizzarli)

I Sindaci di Adria e Trecenta oggi a Venezia da Stefani e Gerosa

Adria, Punto nascita a rischio

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Aggiornamento del 2 settembre 2026

Punto nascite di Adria verso la riconversione, il PD incalza: «Quando verrà Filippi in Consiglio comunale?». Rovigo.News

21 agosto 2026

Ovociti congelati, c'è richiesta ma alla PMA di Trecenta non si può fare

L’Ulss 5: «Riceviamo parecchie domande»
Ma ci si può affidare solo alle cliniche private

In Italia, nel 2025, sono nati meno di 355.000 bambini. Mai così pochi.

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026


05 agosto 2026

San Luca, l’ospedale è stato ridotto a 74 posti letto ma la fontana funziona!


Il Gazzettino 5 agosto 2026

Ci vuole coraggio e i dirigenti dell’Ulss 5, evidentemente, ne hanno da vendere!

Su tutti i giornali, a stampa e sul web nonché sui social, l’azienda sanitaria polesana informa con grande enfasi che «torna a zampillare l’acqua dalla fontana dell’ospedale di Trecenta». L’articolista del Gazzettino di oggi (5 agosto 2026) aggiunge: «Magari le speranze degli altopolesani sul nosocomio erano altre». E infatti coglie nel segno.

Hanno ridotto l'ospedale a 74 posti letto, 54 nei fine settimana quando la chirurgia chiude i battenti; siamo stati costretti a imparare a memoria la strada per Porto Viro per esami e visite che dovremmo fare al San Luca.

E ora dovremmo essere felici come bambini per la riattivazione della fontana!

Dovrebbe esserci un limite alla propaganda, la decenza, oltre il quale la comunicazione diventa una presa in giro e tante altre cose che non è opportuno scrivere.

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Significativa la reazione sui social. Alcuni esempi:

Dall’accorato «Speriamo che torni a funzionare anche tutto quanto è dovuto ai cittadini e che è all'interno dell'OSPEDALE» al più polemico «Queste sono le priorità in Sanità veneta».

E poi:

«Hanno chiuso il PS, tolto reparti… ma l’importante è che abbiano ripristinato la fontana.»

«Cavoli però ti mandano a fare i gessi a Rovigo se ti spacchi qualcosa ma wow... Abbiamo la fontana.»

«Magari pensare al P.S non sarebbe stato male»

«La fontana cosa vuoi mai in questo periodo di siccità è superflua, noi polesani abbiamo bisogno del pronto soccorso, questa si sarebbe una bellissima notizia. Siamo qui che attendiamo le promesse fatte da tempo ma mai mantenute»

«Pensano alla fontana anziché a curare la gente attraverso i reparti e i servizi assistenziali dell'ospedale»

«Tolgono i servizi e reparti e si imbrodano per aver fatto funzionare la fontana in un periodo di siccità. Ma non si vergognano?»

«La priorità è la fontana, non chi aspetta per fare una visita o esami. oltre un anno che aspetto».

«La fontana sarà bella ma l'ospedale è privo di servizi...»

«Fate tornare l ospedale funzionante... non la fontana. Se ho bisogno del pronto soccorso ... non mi serve guardare la fontana»

«Bravissimi… era giusto quello che mancava»

«Essenziale»

«Certo… quello che conta è la facciata»

«Aggiungete medici altro che fontana»

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NON SI VIVE DI PROPAGANDA


Il Gazzettino 5 agosto 2026


29 luglio 2026

Ulss 5. Case di riposo e Radiologia, il personale che manca


Corriere del Veneto, 29 luglio 2026

Due problemi in questo articolo sul Corriere del Veneto del 29 luglio 2026: la carenza di operatori nelle Case di riposo e la scarsità di radiologi negli ospedali dell’Ulss 5.

Nelle Case di riposo mancheranno, per garantire le ferie, a rotazione tutte le figure professionali dedicate alla cura degli anziani. Ovvero operatori socio-sanitari (Oss) per un buon 65 per cento del totale e poi infermieri, personale addetto alle cucine e alle pulizie e figure professionali quali fisioterapisti, educatori, psicologi.

Nelle Radiologie si segnala una carenza più strutturale. A fronte di una dotazione prevista di 34 professionisti ne sono presenti soltanto 23: 19 a Rovigo, 2 ad Adria e 2 a Trecenta. Temporaneamente verrà attivato un servizio di teleconsulto per Neuroradiologia in attesa dell’avvio del servizio di telerefertazione in collaborazione con l’Azienda ospedaliera di Padova. Inoltre, altro sintomo di carenza strutturale, è prevista l’acquisizione di servizi medici esterni per le attività notturne e festive. Per quattro mesi!

Una brutta premessa per il ruolo dell'ospedale di Rovigo nel prossimo Piano Socio Sanitario Regionale (Pssr). Adria e Trecenta ai minimi termini.

Avvertenza (amara). Non passate questo articolo del Corriere ai vostri primi cittadini, così la Conferenza dei sindaci dell'Ulss potrà continuare a far finta che non esistano problemi nella sanità polesana.

21 luglio 2026

Il Polesine non è una provincia per vecchi, ma gli anziani sono tanti. Ancora un caso di riabilitazione negata

Dopo il caso del 95enne di Castelmassa che non trova posto in riabilitazione a Trecenta (clicca qui per leggere il relativo post) ci è arrivata questa nuova segnalazione dall’altopolesine.


«Ciao Pietro, ti volevo segnalare il caso di mio padre in relazione all'ospedale di Rovigo.

Il 19 giugno cade a casa e si rompe il femore, dimenticavo ha 88 anni, viene ricoverato e operato dopo due giorni. Io sono andato a trovarlo regolarmente tutti i giorni, negli orari di visita, senza mai poter parlare con i medici.

Dopo una settimana mi chiamano e mi dicono che se non mando qualcuno ad assisterlo mio padre rimane fermo a letto tutto il giorno.

Mi organizzo e mando la badante per 3 o 4 giorni, poi lo dimettono. In buona sostanza è ritornato a casa senza fare la riabilitazione.

Il 28 Giugno mi è stata chiesta la certificazione della 104 per poter usufruire del sollevatore; hanno detto "faccia presto a portare la documentazione così quando lo dimettono ha già il sollevatore a casa".

Oggi 17 luglio ancora nessuna notizia del sollevatore, ho dovuto affittarne uno manuale con cui faccio una fatica terribile, a 4 euro al giorno.

Questa è la sanità di eccellenza di cui ci si vanta a Venezia.

Se puoi dai evidenza di questo caso di malasanità.

Grazie per il lavoro che portate avanti come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca».

(lettera firmata)

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Cosa sta succedendo alla riabilitazione gestita dall’Ulss 5?

In pochi giorni due segnalazioni documentate e rese pubbliche dai familiari delle “vittime” ma sono molti i casi che ci vengono segnalati per le difficoltà di accesso ai servizi riabilitativi, in particolare per i pazienti esterni.

Si sta forse pensando a una drastica, anche se strisciante, riduzione della riabilitazione per passare il “pacchetto” delle prestazioni a cliniche e servizi privati? Privati che spesso stanno esaurendo o hanno già esaurito il budget stanziato dall’Ulss e che, pertanto, chiedono di essere pagati al 100% dal paziente.

Da notare che questi segnali di progressiva “dismissione” dei servizi riabilitativi si verificano anche in altre Ulss. E allora sorge una domanda: a che cosa stanno pensando in giunta regionale? A un ulteriore taglio di servizi gestiti dal pubblico per “regalarli” al privato?


16 luglio 2026

95enne di Castelmassa non trova posto in riabilitazione a Trecenta

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca chiede l’urgente trasferimento da Rovigo a Trecenta


L'Ulss 5 pochi giorni fa sui social

Ricoverato a Rovigo dallo scorso 7 luglio per la frattura del femore, operato tempestivamente il giorno seguente, un 95enne di Castelmassa è ora in contenzione presso il reparto di ortopedia senza usufruire di alcuna riabilitazione.

L’unica figlia di 73 anni, residente a Calto, è in grave difficoltà ad assistere il padre e deve ricorrere a trasporti privati piuttosto onerosi per raggiungere Rovigo. Ha ripetutamente chiesto il trasferimento del papà all’ospedale di Trecenta allo scopo di poterlo raggiungere in autonomia e di avere quella riabilitazione fisica che il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana vantava fino a due giorni fa sui social. Fino a questo momento le hanno risposto che a Trecenta si deve liberare un letto.

L’altopolesine ha 1 posto letto per mille abitanti mentre lo standard è di 3,5. E arriviamo così a questa situazione di malasanità per cui un grande anziano, non sempre lucido, si trova spaesato in un ambiente in cui non può usufruire di una più frequente assistenza della figlia e non riceve le cure riabilitative indispensabili dopo l’intervento al femore.

Come Comitato chiediamo che la persona venga urgentemente trasferita all’ospedale di Trecenta per ricevere le cure di cui ha bisogno.

16 luglio 2026

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
il portavoce – Pietro Tosarello



15 luglio 2026

I Sindaci di Adria e Trecenta oggi a Venezia da Stefani e Gerosa

Corriere del Veneto, 15 luglio 2026

Il destino degli ospedali pubblici minori della provincia sarà al centro degli incontri.

Da ricordare che il precedente direttore generale dell'Ulss 5, Pietro Girardi, promosso a pieni voti dalla Conferenza dei sindaci, riteneva che il futuro fosse negli ospedali di comunità. Vedi il post "L'ospedale di Trecenta in Consiglio comunale a Badia Polesine. Ripulito il quarto piano ma preoccupa il futuro" (clicca qui per visualizzarlo).

12 luglio 2026

Adria, Punto nascita a rischio

Ma il problema è più grande, si tratta di salvare il servizio sanitario nazionale


La locandina

Giovedì sera ho partecipato a questa iniziativa contro la chiusura del Punto Nascita dell’ospedale di Adria. L’ennesimo colpo alla sanità. Se attuato, infatti, la provincia rimarrebbe con un solo ospedale idoneo ad accogliere le donne in gravidanza, quello di Rovigo.

Un fallimento gravissimo per un’amministrazione regionale che pretende di vantare, un giorno si e l’altro pure, la migliore assistenza sanitaria del paese.

L’amministrazione regionale ha recepito con la delibera di giunta n. 453 del 28 maggio 2026 (clicca qui per visualizzarla) il parere negativo del Comitato Percorso Nascita nazionale alla deroga per il mantenimento in attività del Punto Nascita dell’ospedale di Adria. La chiusura è stata sospesa dall’Ulss per l’estate ma la deliberazione non è stata modificata.

 A fine serata ho avuto qualche minuto per portare l’esperienza del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” con l’ospedale di Trecenta.

Anche in altopolesine tutto è cominciato con il pretesto delle ferie: «chiudiamo solo per un mese per dar modo al personale di andare in ferie», dicevano dall’Ulss. L’anno seguente la stessa storia e, infine, la chiusura definitiva del Punto Nascita del “San Luca” nel 2016.

Poi sono arrivati altri colpi, altri tagli all’assistenza sanitaria presso il nostro ospedale. Nel 2019 il Piano Socio Sanitario Regionale ha ridotto i posti letto a soli 132. Nel 2020 è diventato ospedale Covid e ha perso il Pronto Soccorso, sostituito da un Punto di Primo Intervento abilitato soltanto alla gestione dei codici bianchi e verdi. Finita la pandemia il Ps non è stato riattivato.

Intanto gli altopolesani hanno cominciato a imparare a memoria la strada di Porto Viro per innumerevoli visite ed esami.

Ho informato i presenti che attualmente l’ospedale di Trecenta dispone di soli 74 posti letto attivi: 30 in medicina (ne abbiamo “persi per ferie” 10 la scorsa estate, clicca qui per il relativo post); 20 in chirurgia che però chiude il sabato e la domenica; 16 o 20 in riabilitazione fisica; 4 in terapia intensiva. Totale 74 pl, 54 il sabato e la domenica.

Ho augurato agli amici di Adria e aver maggior fortuna e, soprattutto, maggior forza per difendere l’ospedale del bassopolesine.

Per farlo dovranno espugnare la Fortezza Chiusa, vale a dire la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 5, organismo che non da segni di vita (non una dichiarazione, nessun comunicato stampa) dal lontano 2019. I verbali della conferenza, peraltro pieni di omissis, sono fermi al maggio del 2025, quelli del Comitato dei Sindaci del distretto 1 (ex Ulss 18) si fermano al 2023 e quelli del Comitato dei Sindaci del distretto 2 (ex Ulss 19) si fermano al 2018 (clicca qui pervisualizzare la pagina del sito Ulss 5). Sappiamo soltanto che, immancabilmente, ogni anno, attribuiscono il massimo del punteggio all’operato del direttore generale di turno. Questo è l’unico segno di vita di cui si ha notizia.

Noi non siamo riusciti a stanarli per il San Luca, ce la faranno gli amici di Adria?

Ho proposto di costituire un Comitato permanente che vigili sui servizi sanitari attivi sul territorio. Unire le forze è l’unica speranza che abbiamo, tutti, in provincia di Rovigo e nel resto del Veneto, dove abbiamo visto degradare i servizi in maniera assolutamente allarmante. Pensiamo solo a com’era la sanità in Veneto quindici anni fa, all’inizio dell’era Zaia: nessuno sapeva cosa fossero le liste d’attesa, ora è la regola.

Di seguito trovate gli articoli del Gazzettino e della Voce sulla serata del 9 luglio.

Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca

Il Gazzettino, 11 luglio 2026

La Voce, 11 luglio 2026


29 maggio 2026

Il reparto di riabilitazione del San Luca dirotta i pazienti nel privato puro?


In queste ultime settimane il Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” ha raccolto alcune segnalazioni che sembrano indicare un cambio di rotta del reparto di riabilitazione fisica dell’ospedale di Trecenta.

I pazienti esterni (non ricoverati) verrebbero, sempre più spesso, esclusi dai percorsi riabilitativi direttamente erogati al “San Luca” e dirottati nel privato puro. Attenzione, privato puro non convenzionato, cioè a totale carico del paziente e non soggetto al semplice ticket.

Non solo, ortopedici e fisiatri del servizio pubblico promuoverebbero le infiltrazioni ecoguidate che poi loro stessi somministrerebbero in strutture private, convenzionate o meno, ma sempre a totale carico del paziente.

L’infiltrazione guidata è di moda, ma fuori dal servizio sanitario nazionale.

Secondo il quadro che si delinea dalle segnalazioni raccolte la fisiatria di Trecenta tenderebbe a non prescrivere più terapie a carico del Servizio Sanitario Nazionale per gli esterni: una pacca sulle spalle e via, con annessa prescrizione di antidolorifici, che il paziente già prende, e di costosi integratori a pagamento di incerta utilità.

L'Ulss ne sarebbe più che contenta, visto che paga l'ammalato di tasca sua, e perché non deve prendersi in carico il paziente, riducendo anche le liste d’attesa. Bingo!

Se questo quadro dovesse essere confermato sarebbe assai grave.

Verrebbe minata dalle fondamenta la buona reputazione fin qui guadagnata dal reparto di riabilitazione fisica dell’Ospedale di Trecenta. Ma forse potrebbe essere questo lo scopo di questa ulteriore deriva verso la privatizzazione della sanità.

Come Comitato non possiamo che raccogliere le segnalazioni degli altopolesani. Non possiamo verificare la reale situazione. Le segnalazioni sono attendibili ma non possiamo controllare quanto siano generalizzate.

Chi lo farà? La Conferenza dei sindaci? Il Comitato dei sindaci del distretto 1? I carabinieri dei NAS?

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
il portavoce – Pietro Tosarello


Dal sito dell'Ulss: https://www.aulss5.veneto.it/medicina-fisica-e-riabilitativa-trecenta


17 maggio 2026

Ulss 5, le mezze verità del direttore generale sul Punto di Primo Intervento del “San Luca”

Rimangono tutte le incertezze sulle Case della Comunità a poco più di mese dalla scadenza del Pnrr

Il Gazzettino, 29 aprile 2026

La nota con cui il direttore generale dell’Ulss 5 risponde all’interrogazione del consigliere regionale Flavio Baldan (capogruppo del M5S) rivolta alla giunta regionale (clicca qui per ilrelativo post) richiede qualche osservazione.


Il direttore generale continua a definire “Pronto Soccorso” il Punto di Primo Intervento del “San Luca”.

Non solo, afferma anche che «può gestire tutti i tipi di codice», ma “gestire” non significa “prendere direttamente in carico dall’inizio alla soluzione” il paziente. Infatti, le persone cui viene assegnato un codice giallo, arancione o rosso vengono stabilizzate (“gestite”) e inviate al Ps di Rovigo; così come, qualunque sia il colore del codice, nel caso di pazienti ortopedici, come abbiamo verificato lo scorso mese di aprile (clicca qui per il relativo post).


“Gestire” diventa allora sinonimo di “inviare”, “spedire”, “indirizzare”, “sbolognare”. Significa tutto, per il direttore generale, niente per chi viene classificato con codice giallo, arancione o rosso, o se ha un qualsiasi problema ortopedico. Abilissimi i direttori generali a dichiarare una mezza verità che porta però assai lontano dalla realtà dei fatti.

Chi legge le dichiarazioni del direttore generale dell’Ulss 5 resta nell’illusione di trovare al San Luca un pronto soccorso vero e proprio ma, invece, come ben sappiamo, non è così.

In tutte le pagine del proprio sito istituzionale l’Ulss 5 dichiara il Punto di Primo intervento dell’ospedale di Trecenta come Pronto Soccorso. Ciò non corrisponde a quanto dichiarato dalla stessa Ulss nell’incontro richiesto dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca il 24-01-2024 alla presenza della dirigenza dell’epoca (Il DG Patrizia Simionato, il Direttore Amministrativo Leopoldo Ciato; il Direttore Sanitario Alberto Rigo; il Direttore dei Servizi Socio Sanitari Marcello Mazzo).

Il precedente direttore generale dell'Ulss (Pietro Girardi), a Castelmassa, lo scorso 7 ottobre 2025, ha dichiarato «A Trecenta mai più pronto soccorso» (clicca qui per l'articolo del Gazzettino). E allora come la mettiamo?

L’Ulss 5 ha riclassificato il servizio? Quando e con quale provvedimento?

Perché i casi sono due: o il Punto di Primo intervento è tornato ad essere un vero Pronto Soccorso (e noi in altopolesine non ce ne siamo accorti) oppure il direttore generale dell’Ulss 5 deve smettere di spacciarlo come tale. È una questione di correttezza, nella comunicazione a mezzo stampa dell’Ulss 5 e in tutte le pagine del sito web in cui viene indicato come Ps e non come Ppi.

Le Case della Comunità

«Per quanto riguarda le Case della Comunità, è fondamentale chiarire che il personale necessario è già ora in larga parte disponibile, trattandosi di risorse già operanti sul territorio». Così Filippi sul Gazzettino e sulla Voce del 29 aprile scorso. Non è chiaro a quale personale intenda riferirsi il direttore generale dell’Ulss 5: quello già attivo nell’assistenza domiciliare? Quello già ora in servizio nei punti sanità? Perché, in questo caso, si tratterebbe di un cambio di etichetta e nient’altro.


La Voce, 29 aprile 2026

Ci dica piuttosto se verranno attuati tutti i servizi previsti dal decreto ministeriale n. 77 del 23 maggio 2022 (Vedi qui sotto la Tabella 4 - Servizi previsti da standard nelle Case della Comunità allegata al decreto).



Tabella 4 - Servizi previsti da standard nelle Case della Comunità

Chi dichiara cosa

Approfittando di una svista dell’interrogante, il direttore generale dell’Ulss 5 precisa che «non ha mai rilasciato le dichiarazioni a lui attribuite, né ha preso parte alla riunione pubblica citata». Si riferisce, infatti, all’assemblea organizzata dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca il 17 aprile scorso alla quale non ha partecipato (clicca qui per il relativo post). Nell’occasione era stata la sindaca del Comune di Trecenta, Anna Gotti, a riferire che «Filippi sta cercando di fare un monitoraggio dei reparti per capire di quanto si possono implementare i posti letto con il personale a disposizione».


La sindaca Anna Gotti durante l'assemblea del 17 aprile 2026

Rimaniamo in attesa di nuove smentite.


Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca"
il portavoce - Pietro Tosarello

05 maggio 2026

«Qui l’ortopedico non c’è… MAI»

Una delle differenze tra un Pronto Soccorso e un Punto di Primo Intervento.
Altopolesani, a Trecenta abbiamo bisogno di un vero Pronto Soccorso.


Il Punto di Primo Intervento dell'ospedale di Trecenta

 L’infermiera dell’accettazione ha letto con attenzione l’impegnativa, mi hai poi guardato dritto negli occhi per essere certa che l’informazione arrivasse forte e chiara, e mi ha detto:

«Qui l’ortopedico non c’è… MAI».

Il “MAI” mi è sembrato in maiuscolo, grassetto e doppio sottolineato.

Questo è accaduto al Punto di Primo Intervento dell’ospedale “San Luca” di Trecenta nello scorso mese di aprile.

Da una ventina di giorni il ricorrente dolore alla base del pollice non accennava a risolversi, anzi. Avviata la terapia con cortisone, per attenuare l’infiammazione, dopo sei giorni in cui il dolore era persino aumentato il mio medico di medicina generale mi ha prescritto una visita ortopedica urgente.

Chiamo subito il Cup e ho una prima sorpresa. Invece di una visita ambulatoriale il giorno dopo a Trecenta o nei punti sanità di Badia, Lendinara o Castelmassa, l’operatore del Cup mi indirizza al Pronto Soccorso. “Deve essere la procedura standard”, mi dico.

È un lunedì, all’ospedale di Trecenta operano anche gli ortopedici, magari al termine degli interventi trovano dieci minuti per vedermi. La mia compagna mi porta al “San Luca” e qui vengo informato, in modo inequivocabile, che nel Punto di Primo Intervento dell’ospedale di Trecenta l’ortopedico non c’è, ma proprio mai.

Al Pronto Soccorso di Rovigo ovviamente mi assegnano un codice bianco, non sono certo in pericolo di vita, ma io dovevo fare una visita ambulatoriale non un accesso al Ps. La differenza è sostanziale, anche dal punto di vista economico: per la visita in ambulatorio sarei stato esente da ticket per patologia, invece, con il codice bianco del Ps dovrò pagarlo; se ne vanno 89 euro su una spesa di 119, niente male!

A Rovigo il Ps ortopedico ha due ambulatori, ben organizzati. L’infermiere della specialità, prese alcune necessarie informazioni, mi manda nell’adiacente radiologia. Quando è il mio turno, avevo dieci persone davanti, vengo chiamato in uno dei due ambulatori ortopedici.

Qui trovo un giovane medico, perfettamente al corrente della mia patologia di base, che esamina a video praticamente tutte le radiografie che avevo fatto nelle strutture pubbliche dell’Ulss 5. Per la mano mi prescrive i farmaci da assumere, mi indica gli accorgimenti da tenere, il tipo di tutore più adatto e le possibili soluzioni. Tanto di cappello.

Ecco, la mia è stata un’esperienza emblematica della differenza tra un Pronto Soccorso e un Punto di Primo Intervento. E questo nel caso di un problema ortopedico, non riesco nemmeno a immaginare per tutto il resto.

Altopolesani, a Trecenta abbiamo bisogno di un vero Pronto Soccorso.

Pietro Tosarello - Badia Polesine


--- Se volete potete segnalare le vostre esperienze in materia alla casella di posta elettronica del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca all’indirizzo comitato.ospedaletrecenta@gmail.com


22 aprile 2026

Il sindaco di Bergantino punta il dito sul Pronto Soccorso, La Voce 19 aprile 2026

Adriano Stefanoni ha ribadito l'importanza del presidio di emergenza-urgenza dell'ospedale "San Luca". Gli altopolesani "cittadini di serie B" per le patologie tempo-dipendenti. L'argomento presto all'attenzione dei sindaci della Conferenza del Polesine Superiore (Bergantino, Castelmassa, Castelnovo Bariano e Melara).

Visita lampo del direttore generale dell'Ulss 5. Le critiche mettono fretta.

La Voce, 19 aprile 2026


04 marzo 2026

L'ospedale “difficile”. Il nuovo Dg visita il «San Luca»

Il neo direttore generale dell’Ulss 5 ha incontrato medici e operatori.
Struttura segnata da ridimensionamenti chiusure e polemiche negli ultimi anni.
Il “dossier Trecenta” sarà tra i primi sul tavolo della nuova direzione?

Il Gazzettino, mercoledì 4 marzo 2026

Il Gazzettino, 4 marzo 2026

Per leggere gli ultimi aggiornamenti sull'ospedale segnalo i post (cliccare sul titolo per visualizzarli):

“San Luca”, ridotti da 40 a 30 i posti letto del reparto di Medicina

San Luca: pazienti inviati a Rovigo per le medicazioni e i controlli successivi agli interventi ortopedici



Le prime dichiarazioni del nuovo direttore generale dell’Ulss 5 Polesana

Rassegna stampa sulle prime dichiarazioni di Mauro Filippi, nuovo direttore generale dell'Ulss 5.

Il Gazzettino, 1 marzo 2026

Il Gazzettino, 1 marzo 2026

La Voce, 1 marzo 2026


24 febbraio 2026

“San Luca”, ridotti da 40 a 30 i posti letto del reparto di Medicina

L’Ulss 5 Polesana comunica la nomina del nuovo Direttore del reparto di Medicina.
Ufficializzato il taglio di dieci posti letto.


Il Gazzettino 18 febbraio 2026, pag X

È stato nominato il nuovo direttore del reparto di Medicina generale di Trecenta. Bene, buon lavoro a lui e ai suoi collaboratori.

Tuttavia a chi segue le vicende dell’ospedale “San Luca” non è però sfuggito un dettaglio assai rilevante e preoccupante. Nel comunicato stampa dell’Ulss si afferma che il reparto dispone di 30 posti letto attivi (erano 40). E questo significa che l’ospedale ha perso altri dieci posti letto.

Durante l’estate era consuetudine dell’Ulss far “pesare” sull’ospedale di Trecenta la turnazione per ferie del personale dipendente dimezzando i posti letto attivi di medicina, perdendo sostanzialmente un’ala del reparto. A Fine estate venivano poi ripristinati. Nel 2025 non è accaduto.

Nel post del 16/10/2025 “È confermato: al San Luca non sono stati ripristinatii posti letto di Medicina dopo le ferie estive” riportavamo le dichiarazioni del Nursind, il sindacato degli infermieri, secondo il quale i posti letto non erano stati riattivati a Medicina dopo le ferie.

Ora è la stessa Ulss a confermarlo.

Il “San Luca” dispone ormai di soli 70 posti letto in totale: 30 a Medicina, 16 nel reparto di riabilitazione fisica, 4 in terapia intensiva e 20 in chirurgia (che però funziona soltanto dal lunedì al venerdì, sabato e domenica chiude!).

Di questo passo dove andremo a finire?

Il Piano Socio Sanitario Regionale (Pssr) è scaduto da tempo, che cosa ci sarà per l’ospedale di Trecenta nel nuovo?

Altopolesani protestiamo! Facciamoci sentire, informiamo i sindaci dei nostri Comuni, i candidati per i quali abbiamo votato, i politici che conosciamo. Nessuno di loro si può chiamare fuori dalla responsabilità di assicurare anche in altopolesine un’assistenza sanitaria decente.

21 febbraio 2026

Ulss 5, bilancio di fine mandato ma senza accenni ai problemi

La replica di Guglielmo Brusco

Il Dg dell’Ulss 5 al termine del proprio mandato, salvo rinnovo, fa il bilancio di questi tre anni ma evita accuratamente di citare i problemi della sanità polesana.

Nel comunicato stampa, infatti, non c’è nessun cenno all’inchiesta della Procura sugli appalti dell’Ulss o sulla definitiva trasformazione del Pronto Soccorso di Trecenta in Punto di Primo Intervento. E nulla da dire sulla perdita di tre primari e di due dirigenti medici che hanno scelto di lavorare per altre Ulss.

Vanta il prossimo avvio delle Case della Comunità ma intanto taglia prestazioni nei Punti Sanità di Badia Polesine e Castelmassa (si veda il precedente post «L’Ulss 5 ordina lo stop alle infiltrazioni ambulatoriali al ginocchio») vale a dire in quelle sedi dove invece i servizi dovrebbero essere potenziati per concretizzare le finalità delle stesse Case della Comunità. Dichiara un aumento record dell’attività chirurgica al San Luca (dal lunedì al venerdì, sabato e domenica il reparto viene chiuso) ma i pazienti ortopedici che si operano a Trecenta devono poi andare all’ospedale di Rovigo per togliere i punti, le medicazioni e le visite di controllo (vedi il post «SanLuca: pazienti inviati a Rovigo per le medicazioni e i controllisuccessivi agli interventi ortopedici»). Nessun cenno alle liste d’attesa mentre lo Sportello per il Diritto alle Cure organizzato dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca ha assistito, nel primo anno di attività, decine di persone presentando 105 ricorsi contro i tempi di risposta eccessivi o le mancate prese in carico.

Definisce la sanità polesana «in buona salute, inserita in un contesto regionale tra i migliori a livello nazionale» ma tutti abbiamo la netta e concreta sensazione dell’esatto contrario.

Si veda l’articolo del Gazzettino qui sotto.


Il Gazzettino, 16 febbraio 2026

Di tutt’altro avviso Guglielmo Brusco, assiduo lettore dei documenti prodotti dalla stessa Ulss 5, che partendo proprio dai dati pubblicati dall’Ulss mette in evidenza le criticità della sanità nella nostra provincia. Dalla speranza di vita più bassa del Veneto alla contestazione degli interventi chirurgici a Trecenta, poco più di mille e in calo rispetto al 2024.

Ma è nel confronto con il privato convenzionato che le statistiche concretizzano le difficoltà delle strutture pubbliche: a Santa Maria Maddalena e a Porto Viro si opera di più che a Trecenta; mentre a Trecenta e Adria diminuiscono i ricoveri (2.000 a Trecenta, 4.000 ad Adria) nelle cliniche private si arriva a 8.000. Calano le prestazioni ambulatoriali e specialistiche: da 1.008.651 del 2024 a 877.471 del 2025, e ne sanno qualcosa i polesani in lista d’attesa. Infine c’è un buco di oltre 200 dipendenti sul Fabbisogno del Personale per il 2026.

Tutti i dettagli nell’articolo sotto riportato.


Il Gazzettino, 17 febbraio 2027

02 febbraio 2026

Ospedale di Trecenta: dopo l’intervento i pazienti di ortopedia costretti ad andare a Rovigo

TGR Veneto

Il "San Luca" è una struttura al servizio di 70 mila cittadini dell'Alto Polesine che ha subito una serie di tagli a personale, reparti e servizi



01 febbraio 18:33
Antonello Profita, montaggio Andrea Lucchetta

A Trecenta, nell'Alto Polesine, c'è un comitato che da anni è impegnato nella difesa dell'ospedale San Luca, una struttura al servizio di 70 mila cittadini che ha subito una serie di tagli a personale, reparti e servizi.

Il comitato questa volta, pur sottolineando capacità e impegno del personale sanitario, denuncia il grave disagio che devono sopportare i pazienti di ortopedia che hanno subito un intervento chirurgico costretti ad andare all'ospedale di Rovigo per le medicazioni e le visite di controllo.

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