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06 settembre 2026

Dopo Trecenta, Adria. Lo smantellamento degli ospedali periferici


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

La Regione Veneto, con il Piano Socio Sanitario scaduto il 31/12/2023, attua una programmazione "di fatto" fuori da ogni controllo democratico da parte del Consiglio regionale.

La mancanza di un aggiornamento del Pssr consente all’amministrazione regionale di mantenere formalmente in piedi il vecchio piano (clicca qui per verificare) e, soprattutto, di evitare un consuntivo di quanto attuato nel quinquennio 2019-2023.

Emergerebbe allora che a Trecenta invece di 132 posti letto ne sono attivi soltanto 74. Buona amministrazione addio, per la prima volta la programmazione non viene attuata. Ecco allora che non conviene far sapere ai consiglieri regionali quello che, con ogni probabilità, sta accadendo in molti altri ospedali del Veneto. Si taglia, si riorganizza, si accompagna verso il declino gli ospedali periferici.


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

Per quanto riguarda Adria – e purtroppo non è accaduto per Trecenta per la prima volta si registra una comunità di intenti oltre che tra i tradizionali sindacati della funzione pubblica (Cgil, Cisl e Uil) anche con quelli che rappresentano i medici: Aaroi-Emac, Anaao Assomed, Fassid, Fials, Fvm, Cisl Medici e le rappresentanze mediche di Cgil e Uil (vedi l’articolo del Gazzettino qui sotto)

Vogliono sapere le reali intenzioni della Giunta regionale che l’Ulss 5 dovrà attuare sull’ospedale di Adria. Vogliono sapere «se, pezzo dopo pezzo, si stia preparando a fare i conti semplicemente con meno servizi».


Il Gazzettino, 05 settembre 2026

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Aggiornamento (cliccare sul titolo per visualizzare il contenuto)

Sanità nel Basso Polesine, sindacati in allarme: «Serve chiarezza sul futuro di Adria e Porto Viro», Rovigo.News

24 agosto 2026

Case di Riposo di Badia e Lendinara, da fusione a “collaborazione”

 

Il Gazzettino Rovigo 22 Agosto 2026

Lo scorso 21 agosto è avvenuto l’incontro delle delegazioni delle due case di riposo e dei relativi sindaci, a Venezia, con l’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Quello che si prospettava come un progetto di fusione tra le Rsa pubbliche (Ipab) viene derubricato a sperimentazione di forme di collaborazione nella gestione di vari servizi. Tra questi il servizio di ristorazione, il supporto all’assistenza domiciliare e la condivisione di strumenti di gestione e amministrazione (software? personale amministrativo?), «con lo scopo di ottimizzare la gestione e sfruttare le economie di scala», secondo l’assessora.

«Il percorso comune tra le due Ipab sarà coadiuvato e supportato da una cabina di regia regionale – ha dichiarato ancora Paola Roma – (e) questo modello potrà essere replicato nei territori di tutti gli Ats per rafforzare il ruolo delle Ipab, anche nelle more della riforma». Riforma, quella delle Ipab, annunciata con un disegno di legge regionale undici anni fa dall’allora presidente della giunta regionale Luca Zaia (clicca qui per approfondire).

Forse un sospiro di sollievo per il Cda della Casa albergo per anziani di Lendinara che aveva manifestato maggiori perplessità alla vigilia della riunione a Venezia, quando si pensava a una proposta di fusione tra le due case di riposo. Forse un incontro deludente per il presidente della Casa del sorriso di Badia che dalla fusione immaginava “risparmi consistenti” (clicca qui per leggere Il Gazzettino del 15 agosto 2026).

Intanto in Veneto 11.000 anziani sono in lista di attesa per un posto letto in casa di riposo e mancano 100 milioni al fondo regionale per la non autosufficienza (vedi articolo su quotidianosanità.it).

In polesine, secondo uno studio della Uil-Funzione pubblica, il 23,8% degli anziani ospitati nelle Rsa, pur avendone diritto, non ottiene dall’amministrazione regionale le impegnative di residenzialità (contributi sulla quota sanitaria) che dimezzerebbero il costo della retta mensile (clicca qui per approfondire).

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Aggiornamenti: 

20 agosto 2026

Progetto di fusione delle Case di riposo di Lendinara e Badia. Domani a Venezia le delegazioni dei due Comuni

Contrari “per ora” i Consigli di amministrazione delle due strutture

 Il Gazzettino, 15 agosto 2026


(Dal Gazzettino del 15 agosto 2026)

«La Regione proporrà una possibile fusione tra le case di riposo di Lendinara e Badia Polesine, un’ipotesi che per ora trova i due presidenti molto cauti e fondamentalmente contrari, a meno che non vi siano grossi vantaggi in termini economici.
...
Sono stati invitati a parlare i presidenti dei Consigli di amministrazione e i direttori delle strutture, rispettivamente Tosca Sambinello e Vittorio Boschetti per la Casa albergo di Lendinara, Tommaso Zerbinati ed Enrica Avanzi per Casa del sorriso di Badia, insieme ai due sindaci Francesca Zeggio e Giovanni Rossi.»

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Le due case di riposo sono pubbliche (Ipab, Istituti pubblici di assistenza e beneficenza) e già undici anni fa c’è stato il tentativo, poi naufragato, di trasformare la Casa del sorriso di Badia Polesine in una fondazione di diritto privato.

Si pensa a qualcosa di analogo anche per questa eventuale fusione? È la preoccupazione della Uil Funzione pubblica (si veda qui sotto l’articolo del Gazzettino del 17 agosto 2026).

Insolito questo "invito" a Venezia. Che cosa si sta preparando in Regione per le case di riposo?

Domani ne sapremo di più, i sindaci dei due Comuni e i consigli di amministrazione delle due case di riposo ci potranno dire il reale contenuto delle proposte che verranno avanzate dall’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Il Gazzettino, 17 agosto 2026


14 agosto 2026

Rette nelle Case di riposo: c'è chi studia come vessare ulteriormente gli anziani


Il Gazzettino 13 agosto 2026

Il commissario regionale della Lega del Veneto, Andrea Tomaello, chiederà ai parlamentari del suo partito di presentare una proposta di legge che non faccia ricadere sui Comuni le integrazioni della retta per gli ospiti delle Case di riposo.

E fin qui va tutto bene, nessuno vuole il dissesto dei bilanci comunali, lo chiarisco perché ho avuto l'impressione che qualche amministratore comunale non abbia ben compreso il contenuto dell'ultimo post "Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «paghino i Comuni»" (clicca qui per visualizzarlo).

Ma poi il commissario della Lega spiega che lo scopo è quello di «Rivedere i criteri Isee». Il che, tradotto dal politichese, significa scaricare sugli ospiti una quota ancora maggiore della retta, già ora difficilmente sostenibile. L'esponente leghista non chiede, come sarebbe logico, un aumento del Fondo Nazionale per le non Autosufficienze (FNA) (clicca qui per maggiori informazioni), no chiede di cambiare i criteri di calcolo dell'Isee (Indicatore della situazione economi equivalente) in modo da innalzare la quota a carico dell'ospite. Geniale, veramente geniale!

Evidentemente il commissario leghista non vuole disturbare i suoi colleghi al governo nazionale, men che meno quelli alla guida del Veneto, che poi sono sempre gli stessi. Preferisce adottare il fumoso linguaggio del politichese per nascondere ai più la sostanza della sua proposta: far pagare di più gli ospiti.

Questo accade mentre in Veneto sono poco più di 33.000 i posti disponibili nelle case di riposo, la popolazione sta invecchiando e 11.000 anziani sono in lista d'attesa. Una Regione in cui mancano strutturalmente 100 milioni di euro l'anno per la copertura di tutte le impegnative residenziali (contributi sulla quota sanitaria della retta); in Polesine rimane fuori da questo contributo fondamentale il 23,8% degli aventi diritto (vedi qui sotto l'articolo del Gazzettino di oggi).
Mentre si dovrebbe puntare su un consistente aumento del Fondo nazionale per la non autosufficienza, per la quota sociale della retta, e l'erogazione di tutte le impegnative residenziali, per la quota sanitaria, c'è chi studia come vessare ulteriormente anziani che arrivano a pagare anche più di 3.000 euro al mese.
Le Case di riposo sono sempre più chiamate a sopperire al taglio dei reparti di lungodegenza, attuato dall'amministrazione regionale, con il personale soggetto al contratto degli enti locali e non a quello, più remunerativo, della sanità, mentre è diventata preponderante l'assistenza sanitaria da garantire agli ospiti. I dipendenti sono tentati di passare al lavoro dipendente presso le Ulss e questo aggrava ulteriormente le condizioni di lavoro per chi resta.
Il Gazzettino 14 agosto 2026

Questo post è stato ripreso da Rovigo.News il 17 agosto 2026 (clicca qui)

29 luglio 2026

Ulss 5. Case di riposo e Radiologia, il personale che manca


Corriere del Veneto, 29 luglio 2026

Due problemi in questo articolo sul Corriere del Veneto del 29 luglio 2026: la carenza di operatori nelle Case di riposo e la scarsità di radiologi negli ospedali dell’Ulss 5.

Nelle Case di riposo mancheranno, per garantire le ferie, a rotazione tutte le figure professionali dedicate alla cura degli anziani. Ovvero operatori socio-sanitari (Oss) per un buon 65 per cento del totale e poi infermieri, personale addetto alle cucine e alle pulizie e figure professionali quali fisioterapisti, educatori, psicologi.

Nelle Radiologie si segnala una carenza più strutturale. A fronte di una dotazione prevista di 34 professionisti ne sono presenti soltanto 23: 19 a Rovigo, 2 ad Adria e 2 a Trecenta. Temporaneamente verrà attivato un servizio di teleconsulto per Neuroradiologia in attesa dell’avvio del servizio di telerefertazione in collaborazione con l’Azienda ospedaliera di Padova. Inoltre, altro sintomo di carenza strutturale, è prevista l’acquisizione di servizi medici esterni per le attività notturne e festive. Per quattro mesi!

Una brutta premessa per il ruolo dell'ospedale di Rovigo nel prossimo Piano Socio Sanitario Regionale (Pssr). Adria e Trecenta ai minimi termini.

Avvertenza (amara). Non passate questo articolo del Corriere ai vostri primi cittadini, così la Conferenza dei sindaci dell'Ulss potrà continuare a far finta che non esistano problemi nella sanità polesana.

19 giugno 2026

Ulss 5, un primario incassa fino a 580.000 euro l’anno in libera professione

Oltre quattro volte il pur ragguardevole stipendio

Il sito web dell'Ulss 5 Polesana

Nell’Ulss 5 Polesana c’è un primario che oltre allo stipendio di 130.000 euro l’anno, ne guadagna altri 580.000 in libera professione. Vale a dire per visite e interventi chirurgici (si anche interventi chirurgici) effettuati privatamente dal medico all’interno dell’ospedale pubblico, utilizzandone ambulatori, sale operatorie, attrezzature e personale di supporto.

Non ho abbastanza fantasia per immaginare come possa riuscirci.

Non riesco proprio a figurarmi come si possa, dopo il proprio orario settimanale di 38 ore lavorative, avere la forza e soprattutto il tempo, per svolgere un’attività privata aggiuntiva in grado di produrre un reddito annuale di oltre mezzo milione di euro.


A sinistra lo stipendio, a destra la libera professione. Anno 2025

Il dato è pubblicato dalla stessa Ulss sul proprio sito web, un po’ nascosto a dire il vero, ma c’è. Per legge, infatti, le amministrazioni pubbliche sono tenute a rendere note annualmente le retribuzioni dei propri dirigenti.

Nel caso dell’Ulss 5 le trovate a questo indirizzo (cliccateci sopra per accedervi):

https://www.aulss5.veneto.it/retribuzione-dei-dirigenti

Sono visibili le retribuzioni erogate dal 2018 al 2025.

Suggerimento: scaricatele ma non fatevi il sangue cattivo.



 Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”


Su questo argomento può essere utile la lettura di un precedente post del 18 aprile 2024 (cliccare sul titolo per visualizzarlo):

Scoprire che con l'intramoenia (visite private all'interno degli ospedali pubblici) l'Ulss ci guadagna


20 aprile 2026

Appello per salvare il San Luca, il Gazzettino del 19 aprile 2026

Il Gazzettino, domenica 19 aprile 2026

La sicurezza sanitaria degli altopolesani è stato l’argomento della serata. Il diritto di avere un vero Pronto Soccorso e non soltanto un Punto di primo intervento; il diritto di poter avere visite ed esami al San Luca e non all’altro capo del Polesine; il diritto di poter contare su un ospedale efficiente mentre ora è semivuoto.

Non possiamo sprecare così un ospedale pubblico!


Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca ringrazia la Pro Loco di Trecenta per la gentile disponibilità della sala polivalente.

Vedi il precedente post L’OSPEDALE DI TRECENTA DEVE RINASCERE. Assemblea pubblica il 17 aprile a Trecenta

07 aprile 2026

L’OSPEDALE DI TRECENTA DEVE RINASCERE. Assemblea pubblica il 17 aprile a Trecenta


Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca invita gli altopolesani, i partiti, i sindacati, i sindaci, gli eletti nelle istituzioni a

FARE "CATENACCIO" SUL SAN LUCA

sospeso tra la programmazione regionale (Pssr) e le nuove Case della Comunità

QUALE SARÀ IL DESTINO DELL'OSPEDALE DI TRECENTA?

Tutti gli altopolesani sono invitati

Scarica il pdf della locandina

24 febbraio 2026

“San Luca”, ridotti da 40 a 30 i posti letto del reparto di Medicina

L’Ulss 5 Polesana comunica la nomina del nuovo Direttore del reparto di Medicina.
Ufficializzato il taglio di dieci posti letto.


Il Gazzettino 18 febbraio 2026, pag X

È stato nominato il nuovo direttore del reparto di Medicina generale di Trecenta. Bene, buon lavoro a lui e ai suoi collaboratori.

Tuttavia a chi segue le vicende dell’ospedale “San Luca” non è però sfuggito un dettaglio assai rilevante e preoccupante. Nel comunicato stampa dell’Ulss si afferma che il reparto dispone di 30 posti letto attivi (erano 40). E questo significa che l’ospedale ha perso altri dieci posti letto.

Durante l’estate era consuetudine dell’Ulss far “pesare” sull’ospedale di Trecenta la turnazione per ferie del personale dipendente dimezzando i posti letto attivi di medicina, perdendo sostanzialmente un’ala del reparto. A Fine estate venivano poi ripristinati. Nel 2025 non è accaduto.

Nel post del 16/10/2025 “È confermato: al San Luca non sono stati ripristinatii posti letto di Medicina dopo le ferie estive” riportavamo le dichiarazioni del Nursind, il sindacato degli infermieri, secondo il quale i posti letto non erano stati riattivati a Medicina dopo le ferie.

Ora è la stessa Ulss a confermarlo.

Il “San Luca” dispone ormai di soli 70 posti letto in totale: 30 a Medicina, 16 nel reparto di riabilitazione fisica, 4 in terapia intensiva e 20 in chirurgia (che però funziona soltanto dal lunedì al venerdì, sabato e domenica chiude!).

Di questo passo dove andremo a finire?

Il Piano Socio Sanitario Regionale (Pssr) è scaduto da tempo, che cosa ci sarà per l’ospedale di Trecenta nel nuovo?

Altopolesani protestiamo! Facciamoci sentire, informiamo i sindaci dei nostri Comuni, i candidati per i quali abbiamo votato, i politici che conosciamo. Nessuno di loro si può chiamare fuori dalla responsabilità di assicurare anche in altopolesine un’assistenza sanitaria decente.

11 febbraio 2026

Farmaci gastroprotettori, paga il paziente. I medici di base: «Batosta per i cittadini»

Ma in Polesine è già così, da anni. Com’è stato possibile?


Corriere delle Alpi, 5 febbraio 2026

I farmaci gastroprotettori - i vari Esomeprazolo, Lansoprazolo, Omeprazolo, Pantoprazolo e Rabeprazolo – potranno essere prescritti a carico del servizio sanitario per un massimo di 4-8 settimane. Solo in casi molto circoscritti il trattamento potrà essere prolungato, in tutti gli altri casi – e sono la stragrande maggioranza – il farmaco sarà a totale carico del paziente.

L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha recentemente approvato la nota “N01” con contestuale abrogazione delle precedenti Note 1 e 48. L’effetto sarà una drastica riduzione della prescrivibilità di questi farmaci e molti cittadini dovranno pagarli per intero.

Nel bellunese i medici di famiglia protestano, vedi l’articolo sopra riportato.

Qui in Polesine però si sono anticipati i tempi. Da anni gli interessati se lo devono comprare a prezzo pieno: ma come è stato possibile?

Se le restrizioni sono state appena introdotte, sulla base di quale norma, legge o qualsivoglia provvedimento, l’Ulss 5 costringe, da anni, i polesani ad acquistare il farmaco di cui necessitano per lunghi periodi, se non a vita, a pagare per intero?

23 dicembre 2025

Pnrr. Cgil: “Per la Mission 6 Salute speso meno di un terzo dei finanziamenti, non c’è più tempo”

fonte: quotidianosanità.it

Il report del sindacato: “Dei 10.127 progetti finanziati per 19,6 miliardi di euro complessivi (di cui 14,6 miliardi di euro di risorse PNRR) a ottobre 2025 sono stati spesi 6,1 miliardi di euro, pari al 31,2% dei fondi disponibili e completati il 41,5% dei progetti complessivi”. IL REPORT

Numeri che smentiscono la propaganda del Governo

Resta poi il nodo personale – aggiunge Daniela Barbaresi – perché per migliorare la qualità della vita delle persone non è sufficiente costruire le strutture, ma è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un’adeguata assistenza sanitaria. Per il corretto funzionamento di Case e Ospedali di Comunità occorrerebbe assumere almeno 36 mila unità tra infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e altre figure professionali, senza contare i medici. Ma nella Legge di Bilancio 2026, in procinto di essere votata, il Governo sembra aver ignorato il problema”. 

“Non c’è più tempo: restano pochi mesi o sarà troppo tardi per evitare il fallimento annunciato di un’occasione irripetibile”, conclude la segretaria confederale della Cgil.

Leggi l'articolo completo su quotidianosanità.it

E’ urgente difendere e rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale. Fermare lo smantellamento del SSN e la privatizzazione della salute.

27 novembre 2025

Fondazione Gimbe. Sanità: il pubblico arretra, i privati occupano gli spazi vuoti

Spesa delle famiglie oltre i 41 miliardi di euro.
Dal 2022 al 2024 più di 1,7 milioni di persone rinunciano a prestazioni sanitarie.
Il privato convenzionato domina RSA e riabilitazione, ma mostra segni di crisi.
E si registra il Boom del privato puro: in 7 anni +137%


«Non serve cercare un piano occulto di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): basta leggere i numeri per capire che la privatizzazione della sanità pubblica è già una triste realtà». Con queste parole Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, apre la sua relazione al 20° Forum Risk Management di Arezzo, presentando un’analisi indipendente sull’ecosistema dei soggetti privati in sanità e sulla privatizzazione strisciante del SSN. L’analisi documenta che il progressivo indebolimento della sanità pubblica lascia sempre più spazio all’espansione silenziosa di una moltitudine di attori privati, spesso identificati erroneamente con le sole strutture private accreditate.


fonte: Comunicato stampa della Fondazione Gimbe, 26 novembre 2025.

E' tutta da leggere, piano piano, con attenzione, l'analisi della Fondazione Gimbe. Impressionante l'incremento di spesa delle famiglie (che se lo possono permettere) verso il privato puro (cioè non convenzionato con il sistema sanitario nazionale).

Ricordo che qualche mese fa sulla stampa - vedi articolo del Gazzettino del 27 agosto 2025 riportato in fondo - infermieri e sindacato lanciavano l'allarme sulle condizioni di lavoro alla Casa di cura (convenzionata) di Porto Viro. A fronte del raddoppio del Pronto Soccorso numerosi infermieri avevano rassegnato le dimissioni volontarie dalla struttura (in fuga verso il privato puro?) esasperando ulteriormente le condizioni di lavoro di chi rimaneva in servizio.

Insomma, per il cittadino, oltre al continuo ricorso da parte delle Ulss al privato convenzionato, si delinea lo spettro del privato privato puro, senza rimborsi da parte del Ssn. Dalla padella alla brace.

Gazzettino 27 agosto 2025 - Porto Viro


16 ottobre 2025

È confermato: al San Luca non sono stati ripristinati i posti letto di Medicina dopo le ferie estive

Ma il quadro è da "codice rosso" per tutti gli ospedali polesani



Nursind, il sindacato degli infermieri, denuncia il “Grave disagio per il personale sanitario e sociosanitario dell’Ulss 5 Polesana”

fonte: ROVIGO.NEWS, 11 ottobre 2025

Da alcuni anni l'Ulss 5 Polesana ha l'abitudine - mai stigmatizzata dalla Conferenza dei Sindaci - di dimezzare i posti letto del reparto di Medicina del "San Luca" per ripristinarli poi a ferie finite. Avevamo avuto notizia da più fonti che questa volta ciò non è avvenuto.

Ora il mancato ripristino dei posti letto del reparto di Medicina dell'ospedale di Trecenta è confermato dal documento del Nursind Rovigo-Veneto pubblicato da ROVIGO.NEWS lo scorso 11 ottobre 2025.

Leggiamo infatti che “Si registrano inoltre riduzioni di posti letto a inizio estate, con conseguente riduzione del personale infermieristico e OSS, come nel reparto di medicina a Trecenta, senza però riuscire, a fine estate, a ripristinare i posti letto previsti dalla Regione per mancanza di personale."

Questo spiegherebbe il motivo per cui durante le sedute dei consigli comunali di Badia Polesine (vedi post) e Castelmassa (vedi post) il direttore generale e quello sanitario dell'Ulss non abbiamo fornito numeri precisi sui posti letto attivi nell'ospedale di Trecenta. Non una dimenticanza quindi, ma la scelta di non certificare un ulteriore colpo d'accetta ai servizi ospedalieri.

Il documento di Nursind denuncia inoltre:

  • Turni di 12 ore imposti al personale infermieristico di Adria
  • Carenza di personale e disorganizzazione
  • In sala operatoria a Rovigo, inoltre, il personale infermieristico è tuttora costretto a superare le 7 giornate mensili di pronta disponibilità, in violazione dei limiti contrattuali
  • Nel reparto di Psichiatria Degenza (Spdc) di Rovigo, ristrutturato e riaperto nel maggio 2022, oltre la metà delle docce nelle stanze di degenza non funziona: i pazienti sono costretti a utilizzare quelle dei bagni di altri degenti
  • Mobilità interna e assunzioni bloccate
  • Le graduatorie per l’assunzione di infermieri a tempo determinato e indeterminato sono esaurite

13 agosto 2025

Prevenzione del melanoma: addio alla mappatura dei nei

fonte: https://www.lavitadelpopolo.it/sociali/sanita/prevenzione-del-melanoma-addio-alla-mappatura-dei-nei-DI479731 7 agosto 2025



In Veneto i medici di famiglia non possono più prescrivere un’impegnativa per visita dermatologica di controllo dei nei. Intervista con il dottor Giuseppe Palmisano, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale.

Addio mappatura dei nei. Addio prevenzione per il melanoma e le altre patologie legate ai nei.

Da un anno a questa parte, gradualmente, in tutte le Ulss venete, la Regione ha comunicato ai medici di medicina generale la scomparsa dell’impegnativa per la cosiddetta “mappatura dei nei”, una visita dermatologica volta specificatamente al controllo delle lesioni cutanee.

Ne abbiamo parlato con il dottor Giuseppe Palmisano, segretario della sezione veneta della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg): “Queste impegnative – ci ha spiegato – facevano parte delle cosiddette prestazioni traccianti, cioè di quelle con cui la Regione Veneto monitora l’andamento delle liste d’attesa. Quindi ci è stata richiesta maggiore attenzione nel valutare l’appropriatezza delle prescrizioni. Però la cancellazione della prestazione ci ha messi molto in difficoltà, capiamo la necessità di contenere i costi, ma allo stesso tempo se il controllo dei nei è importante per la prevenzione, crediamo debba essere messo in programma senza tanti filtri. Il problema qui è stato quello delle lunghe liste d’attesa, tuttavia era necessario almeno fare dei distinguo sull’accesso alle prestazioni”.

Leggi l'articolo completo

02 agosto 2025

22 giugno 2025

Liste d'attesa, il M5S di Rovigo critica l'Ulss 5

Il Gazzettino, 13 giugno 2025

Il Movimento 5 Stelle di Rovigo critica la gestione della sanità pubblica in Veneto e, in particolare, le liste d'attesa, la carenza di personale e la crescente privatizzazione.

Scarica il testo integrale del comunicato stampa.

L'Ulss risponde ma evita, ancora una volta, di informarci che:

  1. Le prestazioni sanitarie monitorate sono solo 70 tra le oltre cinquemila previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea);
  2. Il monitoraggio si limita a quelle 70 e considera esclusivamente le Prime visite o Primi accessi;
  3. I "Controlli" (visite ed esami) non vengono considerati e sfuggono a qualsiasi statistica.

Sulle liste d'attesa leggi anche su questo blog:

Rovigo, uno Sportello per il Diritto alle Cure aprirà a settembre

Liste d'attesa. I risultati degli Sportelli per il Diritto alle Cure dopo un anno di lavoro

Liste d'attesa. Su 42,3 milioni di euro la giunta regionale ne destina 20 all'acquisto di prestazioni dal privato convenzionato

Sanità: pagando, visita in 15 giorni. In esenzione, un anno di attesa

30 maggio 2025

Pronto Soccorso, il "pubblico" e il "privato"

Raddoppia il Ps di Porto Viro (privato convenzionato), promesse su Rovigo, fuori dai radar quello del "San Luca"



Un Pronto Soccorso «tutto nuovo» nell'ospedale privato convenzionato di Porto Viro che, in effetti, raddoppia, da 450 passa a 800 metri quadrati (1).

Intanto il Pronto Soccorso di Rovigo non gode di buona salute: è intasato e i sindacati aprono una vertenza. Tra i motivi, giustamente, i sindacalisti individuano «la trasformazione del Pronto Soccorso di Trecenta in semplice Punto di Primo Intervento» con i cittadini dell'altopolesine che si riversano inevitabilmente su Rovigo (2) (3).

Martedì scorso, davanti al Prefetto, sindacati e direzione generale dell'Ulss 5 sono giunti a un accordo: l'Ospedale di Rovigo avrà un nuovo pronto soccorso (4). E questa diventa la notizia importante, passa in tono minore il problema della carenza del personale e scompare il Ps di Trecenta. L'ospedale "San Luca" scivola tra le dita, come l'acqua, anche se la presenza di un semplice Punto di Primo Intervento è stata riconosciuta come una delle cause dei problemi su Rovigo.

L'amaro succo che ne ricavo è che l'altopolesine viene ancora una volta ignorato.


Perse 5.000 prestazioni l'anno (dati Ulss 5)

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
Pietro Tosarello - Presidente/Portavoce

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(1) La Voce, 7 maggio 2025.

(2) Rovigo.News, 26 maggio 2025.

(3) Rovigo.News, 27 maggio 2025.

(4) La Voce, 27 maggio 2025.