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13 dicembre 2019

Casa di riposo di Badia. Il CdA non si fida dell'assessore Lanzarin e aumenta le rette


A ottobre una delegazione di familiari degli ospiti della casa di riposo di Badia Polesine strappano alcune promesse all'assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali. L'amministrazione regionale si è impegnata ad aumentare il fondo per la non autosufficianza e a incrementare il numero delle impegnative di residenzialità, scandalosamente esigue rispetto alle esigenze. In sostanza, a venire incontro alle difficoltà economiche delle strutture pubbliche.
Ma evidentemente il consiglio di amministrazione della casa di riposo non si fida delle promesse dell'amministrazione regionale e ha mantenuto in vigore l'aumento delle rette appena deciso. Rette altissime che, oltre a mettere in difficoltà le famiglie, potrebbero aggravare la situazione finanziaria della struttura.
Con un lungo e dettagliato comunicato i familiari degli ospiti informano la cittadinanza sui motivi che causano una grave difficoltà alle famiglie e minacciano il futuro della struttura.
La decisione di aumentare le rette viene definita "iniqua, ingiusta e improponibile" e ne chiedono con determinatezza il ritiro. E concludono: "Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse. Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata".
Riporto il resto integrale del comunicato e il link per scaricarlo in formato pdf.

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Comunicato del Comitato famigliare e dei famigliari

Ai famigliari della Casa del Sorriso, alle cittadine e cittadini della nostra città.


Come vi abbiamo comunicato, il 21 ottobre 2019, una delegazione dei famigliari della Casa del Sorriso è stata ricevuta dalla Dott.ssa Lanzarin; le motivazioni le conosciamo, difficoltà dell’Ente, aumento del fondo per la non autosufficienza, aumento delle impegnative di residenzialità.
Come abbiamo detto, ci sono state fatte delle proposte “speranzose” dall’Assessore ai Servizi Socio Sanitari della Regione.
Queste proposte ci sono sembrate concrete nel merito e nella sostanza. L’aumento del Fondo per la non autosufficienza, l’aumento della copertura delle impegnative di residenzialità al 90% per le strutture accreditate, una particolare attenzione per le strutture in difficoltà.
A più di un mese da quell’incontro, nella nostra casa di riposo, abbiamo osservato un graduale aumento delle impegnative residenziali, a vari livelli, che pur non avendo raggiunto la percentuale programmata, ci fa ben sperare.
Da fonti, attendibili sappiamo che questa percentuale (90%) dovrà essere raggiunta entro il prossimo marzo 2020.
Purtroppo
Con la delibera N° 51 del 17 ottobre 2019, l’attuale CDA della Casa del Sorriso, guidato dal Presidente Avv. Tommaso Zerbinati, il Vice Presidente Daniele Rossi e i consiglieri Adino Rossi, Anna Scanavacca, Carlina Valle, si è deciso di approvare, con decorrenza immediata le nuove rette di ospitalità per i nuovi ingressi di ospiti a libero mercato di € 98 al giorno per un ospite in stanza doppia e € 103 per una stanza singola.
Questa decisione scelta unilateralmente dal CDA, senza nessuna previa consultazione né con il Comitato Famigliari né con le forze sindacali, non è stata condivisa, anzi in alcune sedi è stato fatto presente quanto questa scelta sia controproducente ma soprattutto iniqua e quindi improponibile.
Controproducente, perché facciamo fatica a pensare che ci possano essere famiglie che si possano permettere una retta alberghiera pari a più di 3000 € al mese.
Che sia una struttura a 5 stelle ci sembra un po’ esagerato anche se sicuramente la professionalità degli operatori e la qualità dei servizi sono indiscutibili.
Probabilmente molte famiglie sceglieranno altre strutture meno care a parità di servizi.
Il Presidente Tommaso Zerbinati, eletto dalla giunta municipale guidata dal Sindaco Giovanni Rossi, in varie sedi ha affermato che questo aumento delle rette a 98 € in realtà si tratta di uno sconto che viene applicato all’ospite che entra in struttura senza l’impegnativa residenziale.
Questa “scontistica”, come viene chiamata, in realtà è un vero salasso per le famiglie che devono affrontare un costo così elevato.
Se invece si vuole impedire l’entrata di persone non sufficientemente abbienti rispetto a quelle con disponibilità economiche maggiore, allora lo si dica chiaramente, che si vuole creare una casa di riposo per un’elite di persone.
Con questo aumento si vuole scongiurare l’entrata di persone che non hanno già un’impegnativa residenziale. Ciò significa ridurre l’attuale numero di ospiti fino a raggiungere quelli per cui la struttura è accreditata.
Questa “soluzione” provocherebbe dei problemi a livello occupazionale ma anche per le famiglie che si troverebbero in difficoltà ad inserire il proprio caro.
Grave sarebbe se questo aumento fosse giustificato per ragioni di “cassa”, vorrebbe dire che ancora una volta, si và a chiedere ai famigliari di coprire i deficit di cassa creati in questi anni, per una o più cattive gestioni dell’Ente in questi anni.
Un'altra considerazione da fare è legata agli ospiti presenti nel nucleo SAPA (Alzheimer); al termine dei 60 giorni previsti al costo di 36 euro al giorno, si trovano ad affrontare una retta di 98 euro superiore di ben22 euro rispetto a quella precedente.
E’una proposta iniqua, perché a parità dei servizi prestati ci sarebbero degli ospiti che pagherebbero due cifre ben diverse che oscillano tra i 2350 € e i 3000 €.
Per tutte queste ragioni, pensiamo che questa delibera sia:
Iniqua, ingiusta e improponibile, chiediamo con determinatezza il suo ritiro.
Chiediamo, inoltre, che anche le attuali rette a libero mercato a 76€ al giorno, per chi è in struttura dalla data precedente alla delibera, vengano sensibilmente ridotte. Per le altre chiediamo che non vengano ulteriormente aumentate.
Crediamo fermamente che non spetti solamente ai famigliari il compito di risollevare le sorti di questo Ente, ma che spetti, alla politica, alle scelte oculate e lungimiranti, delle quali per il momento non ne vediamo né l’efficacia nè i risultati positivi.
Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse.
Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata.

Badia Polesine 04/12/2019
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25 gennaio 2018

Così stanno uccidendo la sanità pubblica

Inchiesta de l'Espresso sulla sanità pubblica

22 gennaio 2018

Il Servizio sanitario nazionale compie quarant’anni, sempre più aggredito da tagli e privatizzazioni. E mentre la fetta di Pil per gli ospedali 
sta scendendo sotto la soglia che garantisce l’accesso alle cure, le liste d’attesa si allungano, i giovani medici vengono sottopagati e gli infermieri sono costretti a turni di 16 ore

DI GLORIA RIVA
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13 novembre 2017

Ospedale di Trecenta, «Ecco come in questi anni hanno impoverito il San Luca»



RASSEGNA STAMPA

Il Comitato Altopolesano dei cittadini interviene e si interroga sul futuro dell'ospedale
"Al San Luca servizi con prestazioni ridotte"
Il gruppo attacca: "Progressiva riduzione delle attività e liste di attesa lunghissime"
La Voce di Rovigo, domenica 12 novembre 2017

SOS JENNY AZZOLINI, REFERENTE DEL COMITATO ALTOPOLESANO DELL'OSPEDALE
«Ecco come in questi anni hanno impoverito il San Luca»
Il Resto del Carlino, Rovigo, domenica 12 novembre 2017

Ospedale, tagli e riordino a scatola chiusa
I1 comitato per il San Luca boccia Compostella
«I sindaci hanno solo ascoltato la relazione del direttore generale senza vedere il piano»
Il Gazzettino, Rovigo, domenica 12 novembre 2017

OSPEDALE TRECENTA (ROVIGO) Jenny Azzolini, del comitato polesano per il San Luca, commenta negativamente la programmazione da parte del direttore generale Antonio Compostella nel diminuire i servizi all’ospedale
“Avevamo delle eccellenze, ora smantellate. È buona sanità?”
Rovigo Oggi, 11 novembre 2017

20 settembre 2017

Gravi ritardi nei trasporti dei pazienti dall'ospedale di Trecenta a quello di Rovigo

Pazienti trasportati dal San Luca all'ospedale di Rovigo con tre ore di ritardo, esami che saltano e che vengono rinviati anche di due settimane.


Questa la situazione all'ospedale di Trecenta.


I servizi di trasporto dei pazienti da ospedale a ospedale sono quasi sempre affidati alle associazioni di volontariato, ma ciò che funzionava fino a un paio di mesi fa ora non funziona più. Perché?

Nelle scorse settimane il trasporto doveva essere prenotato anche con cinque giorni di anticipo, una situazione insostenibile. Ora, su questo, le cose sono migliorate, ma i ritardi restano: saltano gli esami a Rovigo e le ambulanze vanno avanti e indietro per nulla.
Colpa delle associazioni di volontariato che non rispettano gli impegni? Responsabilità di chi dovrebbe organizzare e verificare questi servizi? Non lo sappiamo.

Sappiamo che a forza di togliere servizi a Trecenta per accentrarli a Rovigo, sono aumentate le necessità di trasportare i pazienti da un ospedale all'altro. Accade, ad esempio, per le applicazioni della Peg, una sonda che viene impiantata nello stomaco dei pazienti che non riescono a deglutire. Le presenze bisettimanali del servizio di gastroenterologia a Trecenta sono state eliminate, e diventa così indispensabile il trasporto a Rovigo.

L'unificazione delle Ulss 18 e 19, su questo versante, non ha portato benefici ma maggiori problemi. E quello dei trasporti è, in qualche misura, comune con l'ospedale di Adria. Invece di un miglior coordinamento delle risorse assistiamo a una moltiplicazione dei problemi.

Dall'Ulss 5 ci attendiamo una sonora smentita, soprattutto se queste segnalazioni verranno riprese dalla stampa, cosa che scoccia un bel po' ai dirigenti dell'azienda.
Il lettore di questo blog osservi che la direzione dell'Ulss aveva gridato al complotto anche durante l'ultima riunione del comitato dei sindaci, sul problema degli ascensori. Secondo il dott. Compostella l'ultimo ascensore andato in panne, il terzo su quattro, sarebbe stato riparato il giorno successivo, 13 settembre 2017. Fino a ieri, 19 settembre, era ancora fuori uso.

12 settembre 2017

Ospedale "San Luca", sarà ripristinato domani l'ascensore per i degenti

Secondo il Dg dell'Ulss ci sarebbe una ben orchestrata campagna per criticare l'ospedale.
Ma la relazione tecnica conferma sostanzialmente i problemi denunciati.


Domani, mercoledì 13 settembre 2017, sarà riparato l'ascensore guastatosi nei giorni scorsi mentre trasportava un paziente in sala operatoria.
Lo ha affermato solennemente oggi il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella, in avvio di riunione del comitato dei sindaci del distretto numero 1, come risposta all'allarme suscitato dalla notizia del grave malfunzionamento dei giorni scorsi.

In questi giorni, secondo il dirigente dell'Ulss, è stato tutto un «tambureggiare di notizie... informazioni... conclusioni non vere. Anche su Adria.». Sulla vicenda dell'ascensore e sulla lettera di un paziente sessantacinquenne - altra questione che ha trovato una certa risonanza sulla stampa - secondo il direttore generale, «c'è stata una volontà di lanciare critiche all'ospedale». Una sorta di complotto, par di capire, che sarebbe, ovviamente, destituito di ogni fondamento.

A sostegno delle sue affermazioni Compostella ha letto due relazioni, una tecnica, sul guasto all'ascensore, e una amministrativa sui servizi ospedalieri di contorno e comfort per i degenti.
Sugli ascensori viene così confermato che, con quest'ultimo, sono tre gli apparati fuori uso. Ma non da tutto quel tempo di cui si parla, per carità, solo «da marzo, il primo, e un altro... poco dopo». Insomma bazzecole, quisquilie, pinzillacchere, come direbbe Totò.

L'ultimo "inconveniente" - quello che i passeggeri hanno avvertito come un 'crollo' dell'ascensore - sarebbe stato causato da un «evento imprevedibile» che si è risolto senza conseguente perché hanno funzionato i «freni di emergenza».
«Domani l'ascensore sarà ripristinato» ha annunciato il Dg. Quanto agli altri due Compostella ha comunicato che «l'argano di un secondo ascensore sarà sostituito entro la prossima settimana, per il terzo entro fine settembre».

Confermata anche in questa occasione l'allergia del presidente del comitato dei sindaci Antonio Bombonato per quanto «viene riportato» sulla stampa. L'allusione è, in piena sintonia col Dg dell'Ulss, al Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca, che ha divulgato la notizia dell'ultimo guasto all'ascensore, a Guglielmo Brusco, che ne ha dato risalto, e alla stampa locale che ha ripreso il fatto.

Secondo Bombonato bisognerebbe collaborare con l'Ulss, senza scatenare queste campagne che servirebbero soltanto a denigrare l'ospedale allontanandone l'utenza.

Innumerevoli sono stati i tentativi del Comitato altopolesano di sensibilizzare l'Ulss sui problemi dell'ospedale. Ma molto scarsi i risultati.


Il Comitato è così costretto a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e degli amministratori comunali sui problemi più urgenti. Ottenendo a volte, come in questo caso, qualche risultato in tempi ragionevoli. Se questo è necessario fare, si farà.

24 maggio 2017

Ulss 5 Polesana, il Centro di ascolto Alzheimer

Un servizio poco conosciuto a sostegno delle famiglie con persone affette da disturbi cognitivi, Alzheimer e demenze senili.


Esiste un servizio di sostegno alle famiglie con persone affette da disturbi cognitivi, morbo di Alzheimer e demenze senili, offerto in forma ASSOLUTAMENTE GRATUITA dal Servizio Sanitario Nazionale.
Io l'ho scoperto grazie al Dr Dal Santo, il geriatra che sta seguendo la mia mamma, a cui avevo chiesto se fosse prevista qualche forma di aiuto per i famigliari che si occupano dei loro anziani malati.

Il dr Dal Santo mi ha indirizzato alla Dr.ssa Daniela Martini che si occupa del centro di ascolto Alzheimer, e di organizzare dei corsi di informazione e formazione.

Presso di lei ho trovato un aiuto nell'ascolto: in quanto "caregiver", ovvero persona "eletta" dalla mia mamma come donatrice di cure, sono sottoposta ad uno stress quotidiano che chi vive con un anziano affetto  da demenza ben conosce.  Poterne parlare, raccontare le proprie difficoltà, esporre i propri dubbi riguardo agli atteggiamenti da adottare, imparare a gestire i sensi di colpa - puntualmente sollecitati - da tenere a bada è assolutamente efficace: aiuta a prendere un po' le distanze e ad avere un atteggiamento più obiettivo rispetto a situazioni che ci coinvolgono profondamente, soprattutto sotto il punto di vista emotivo.

La Dr.ssa Martini è contattabile allo 0425 39 49 48.
Se non risponde lasciate un messaggio in segreteria lei vi cercherà.
Fissa appuntamenti per chiunque si trovi in difficoltà e abbia bisogno dei consigli di una professionista preparata, oltre che di essere ascoltato.

I corsi di formazione ed informazione che organizza mensilmente sul territorio sono volti a rendere famigliari, volontari e personale di assistenza più consapevoli della malattia e dei suoi sviluppi, nonché a dar loro consigli pratici per la gestione quotidiana del malato e della sua realtà.
Tutto questo attraverso incontri con medici geriatri ed assistenti sociali che sono costantemente in contatto con questo tipo di malattia.

Alla fine del corso viene rilasciato per gli assistenti un attestato di frequenza che potrà arricchire o completare il loro curriculum.

Visto l'esiguo numero dei partecipanti attuali al corso credo che purtroppo la sua esistenza sia sconosciuta ai più.  Ritengo invece che meriti di essere conosciuto e frequentato, perché gestito da professionisti preparati e capaci di informare in maniera semplice  e diretta.
Invito pertanto chi come me si trova in questo tipo di situazione - semplicemente per bisogno di informazioni o anche di vero e proprio sostegno - a contattare il centro Alzheimer di Rovigo.

Spero con queste poche righe di aver fatto buona cosa, e concludo augurando a tutti un percorso almeno sereno al fianco dei loro anziani.

Monica Martello, Badia Polesine

21 novembre 2016

CHE FINE HA FATTO LA CICOGNA? Incontro pubblico con la PMA dell'ospedale di Trecenta


Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell'ospedale "San Luca" di Trecenta

CHE FINE HA FATTO LA CICOGNA?
Fertilità: un bene prezioso per la donna e per la società
Come prendersene cura e aiutarla

Incontro con il Centro PMA

GIOVEDI' 24 NOVEMBRE 2016, ore 21.00

Sala "Paiolo"del Comune di Trecenta

30 settembre 2016

San Luca, Day Surgery d'eccellenza

Lettera pubblicata sul Gazzettino, mercoledì 28 settembre 2016

Per un intervento di ernia inguinale sono stato ricoverato al Day Surgery Multidisciplinare dell'Ospedale di Trecenta. Ho incontrato personale veramente in gamba. Il reparto è molto ben organizzato, nonostante la presenza quella mattina di ben tre specialità chirurgiche, con numerosi pazienti e diverse esigenze e necessità.
Ringrazio di cuore i medici, in particolare la dottoressa Luisella Fogato per la sua professionalità e disponibilità, il personale infermieristico: Dalanda, Graziana, Claudio, Stefania, Marika, Monica, Fabiana e OSS: Enrichetta, Maria Grazia, Nadia e Savina, che hanno assistito me e tutti i pazienti con grande competenza, capacità professionale e attenzione al paziente.
Questa è la sanità che vogliamo, resa possibile dall'impegno costante di persone che credono nel loro lavoro, nonostante le difficoltà che quotidianamente devono affrontare.
Stefano Concreto

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26 settembre 2016

San Luca cura e amore

lettera pubblicata su La Voce giovedì 22 settembre 2016 pag. 34

Che la malasanità esista è una gran brutta verità. Ma non sempre e non dovunque. Spesso accadono episodi che smentiscono questa realtà alimentata in parte da un radicato pregiudizio.
Al San Luca di Trecenta, ad esempio, capita che, una notte venga portato al pronto soccorso un uomo per un preoccupante malore.
Capita anche che venga accolto e curato con sollecitudine, amorevole cortesia e competenza dal personale medico-infermieristico.
E bisogna ammettere che lo stile e la buona qualità dell'accoglienza possono avere un'incidenza positiva ed immediata sul benessere, soprattutto psicologico, del paziente.
Quindi è per me un obbligo morale ringraziare pubblicamente il personale del pronto soccorso del San Luca mettendone in luce i meriti professionali.
E voglio ricordare che se in sanità le cose vanno male il problema va ben al di 1à di medici ed infermieri che lavorano negli ospedali con professionalità fatica e spesso abnegazione.
P.s: il paziente di quella notte sono io.
Ivano Cavicchioli
Comitato altopolesano Cittadini per il San Luca

25 settembre 2016

Sanità: Cgil, in arrivo ticket per 60 mln con i nuovi Livelli di assistenza

Il trucco è semplice: classificare alcune prestazioni chirurgiche, finora effettuate in Day Surgery e quindi gratuitamente,  come "prestazioni ambulatoriali" e quindi soggette a ticket.
L'intervento di cataratta, ad esempio, non sarà più gratuito.

fonte: ANSA, 24 settembre 2016

Nuovi ticket a carico dei cittadini pari ad un totale stimato di 60 mln di euro: verranno introdotti con i nuovi Livelli di assistenza (Lea). Lo segnala la Cgil, sulla base dei dati della relazione tecnica del ministero della Salute al decreto sui Lea. Circa ''20 mln - spiega all'ANSA Stefano Cecconi, responsabile Politiche Salute Cgil - si otterranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale e 40 mln dall'introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali''.
L'intervento di cataratta, ad esempio, non sarà più gratuito.
''Sono in arrivo nuovi ticket - afferma Stefano Cecconi - e questo anche perchè, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale che implica il pagamento del ticket''. Sono prestazioni chirurgiche che vanno dalla cataratta al tunnel carpale, dall'ernia al dito a martello. Secondo ''le stime del ministero - spiega Cecconi - con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori entrate per il Servizio sanitario nazionale pari a 60,4 mln di euro: in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale e 40 mln dalla introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell'elenco dei Lea''.
Leggi l'articolo originale

24 settembre 2016

San Luca "situazione critica". Il punto nascite potrebbe non riaprire

Da RovigoOggi.it, 19 settembre 2016

OSPEDALE TRECENTA (ROVIGO) Doccia fredda sulle speranze di migliaia di famiglie. Manca il personale, la riapertura dopo il periodo estivo non è più garantita come annunciato dall'Ulss 18


L'annuncio della sospensione del servizio era arrivato a metà giugno(LEGGI ARTICOLO), con l'Ulss 18 che aveva garantito che si sarebbe trattato di un provvedimento temporaneo, alla luce della carenza di personale dovuta alle ferie estive. Ora, però, pare che il problema sia strutturale e che non ci sia davvero nessuna sicurezza sulla ripresa dell'attività a Trecenta.

Rovigo - "La situazione è critica, l'azienda Ulss 18 non ha in questo momento personale a sufficienza. E' una fase di transizione, in vista anche dell'entrata in vigore della fusione tra Ulss 18 e Ulss 19". E' estremamente chiaro, prudente e conciso il messaggio che lancia Riccardo Mantovan, referente per il Polesine per Cgil dei lavoratori del settore sanità. Non è garantita la riapertura del punto nascite dell'ospedale di Trecenta.
Questo perché il problema non sono solo le ferie del personale. Le difficoltà sono ben più strutturali e profonde. I lavoratori che dovrebbero garantire non solo l'apertura, ma anche l'assoluta sicurezza per gestanti e nascituri, sono stati dirottati altrove, almeno in parte. Per tappare altri buchi. Insomma: all'orizzonte si presenta una decisione che per l'Ulss 18 non sarà facile prendere.
Perché si deve decidere, in sostanza, tra il "campanilismo" e i servizi al territorio da un lato e la garanzia di un servizio il più sicuro possibile per li utenti dall'altro, dal momento che il parto è sempre un momento delicato, che presenta comunque rischi. Non a caso spesso, in passato, si era pensato a un solo reparto a Rovigo, che offrisse le massime garanzie. Proprio questo è il punto.
Sulla vicenda attacca anche Guglielmo Brusco, trecentano, esponente di Rifondazione Comunista, ex assessore provinciale e vicepresidente della Provincia di Rovigo, esperto in tematiche di sanità e sociale. "A Trecenta - dice - sembrava che le Tre Notti di Festa celebrate a fine agosto, fossero la premessa gioiosa alla ripresa dell’attività  del locale Punto Nascite. I sindaci altopolesani, a partire da quello di Trecenta Antonio Laruccia,  non davano segnali di preoccupazione, come faceva del resto gran parte della cittadinanza ormai insensibile ai pericoli che certi nostri diritti stanno correndo".
"Anche questo lunedì 19 settembre 2016, però - prosegue Brusco - a me non risulta ripresa l’attività del Punto nascite dell’ospedale altopolesano. Così mi sono chiesto: Quando succederà questa ripresa completa delle attività? Sarà stato assunto il personale che manca?". Il problema insomma esiste. E appare improbabile che sia risolto in tempi brevi.
19 settembre 2016

01 settembre 2016

"Infermieri e medici da premiare: non chiudete l'ospedale!"


fonte: RovigoOggi.it, 30 agosto 2016

SANITA' ALTO POLESINE (ROVIGO) L'appello di una donna che ha toccato con mano la professionalità del personale del San Luca: "In una domenica di agosto, pieni di gente, hanno fatto miracoli"


Una storia di buona sanità e un appello a non chiudere l'ospedale San Luca di Trecenta, punto di riferimento per tutto l'Alto Polesine e da anni al centro di tagli e, nell'ultimo periodo, purtroppo anche di voci relativa a una sua possibile chiusura.

Trecenta (Ro) - "In una domenica di agosto, con tantissimi accessi al pronto soccorso, per malori dovuti al caldo ma non solo, hanno fatto miracoli, mantenendo una umanità, una professionalità e una attenzione verso i pazienti davvero encomiabili". E' un apprezzamento sincero per l'operato di medici e infermieri dell'ospedale San Luca di Trecenta, quello che arriva da una donna residente in Alto Polesine. V. C., che domenica 28 agosto è andata al pronto soccorso dell'ospedale, per accompagnare la cugina che non stava bene.

Un giorno festivo, ma non una giornata facile per il personale del San Luca, visti i numerosissimi accessi al pronto soccorso, dovuti in gran parte ai numerosi malori e mancamenti provocati dal caldo. L'attesa è stata di circa sei ore, ampiamente motivate dalla situazione. "Per tutto questo tempo - spiega la polesana - medici, infermieri, volontari e ausiliari sono stati instancabili, sempre pronti all'assistenza, a una parola di conforto e a tenere sotto controllo la situazione".

Tanto che, ora, V. C. ha deciso di lanciare un appello per fare in modo che l'ospedale non venga chiuso: "Privarci di questa eccellenza - conclude - sarebbe davvero un errore".

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13 luglio 2016

Addio ticket su 40 prestazioni, per le altre deciderà il medico

fonte: www.StudioCataldi.it

Va in soffitta il contrastato "decreto appropriatezza" abrogato dal Dpcm sui nuovi Livelli essenziali di assistenza

di Marina Crisafi
Mesi di proteste e caos negli ospedali e negli ambulatori sono serviti a mandare in soffitta il contrastato "decreto appropriatezza" che poneva a carico dei malati il costo di oltre 200 tra visite specialistiche e prestazioni considerate "inutili" (leggi in merito: "Addio ticket su 203 visite ed esami"). La vicenda, infatti, giunge alla fine con l'abrogazione del decreto (del dicembre scorso) che sarà sostituito dal dpcm sui nuovi livelli di assistenza, la cui bozza, come anticipato dal ministro Lorenzin, attende ormai solo il via libera formale del Mef. Oltre all'ormai imminente dpcm, altrettanto atteso è l'accordo tra il ministero della Salute e Fnomceo, che, come dichiarato dal segretario della Fimmg provinciale di Bergamo, Guido Marinoni, sembra ormai finalmente definito e che si occuperà di ridisegnare la materia "in modo da garantire al medico autonomia e responsabilità, tutelando il rapporto fiduciario ed evitando accertamenti inutili e ridondanti".
Cosa cambia con il dpcm sui Lea
In sostanza, le "condizioni di erogabilità", ossia le situazioni in cui la prescrivibilità, "e quindi la rimborsabilità a carico del Ssn sarà limitata a specifiche situazioni, per cui dovrà essere apposta una nota sulla ricetta, saranno pochissime".
....
Leggi l'articolo completo: Addio ticket su 40 prestazioni, per le altre deciderà il medico
(www.StudioCataldi.it)

09 luglio 2016

L'Ulss nega l'impegnativa. Ricatti morali sulla figlia colpevole di non averlo portato in casa di riposo

da Il Gazzettino di Rovigo, sabato 9 luglio 2016


II caso di un anziano non autosufficiente dimesso dall'ospedale

Pressioni psicologiche e minacce di denuncia per abbandono d'incapace. E la "punizione" che l'Ulss voleva riservare a una donna rodigina che non ha portato subito in casa di riposo in un posto letto a libero mercato, nonostante avesse diritto a un'impegnativa, l'anziano padre, ricoverato in ospedale per una polmonite che lo aveva reso completamente non autosufficiente.
Lo racconta la stessa figlia che si è affidata anche ai consigli dell'associazione "Per l'articolo 32", come spiega uno dei fondatori, Cristiano Pavarin. «Stiamo affrontando varie situazioni di questo genere - spiega Pavarin - Tutto è dovuto al taglio dei posti letto dell'ultimo piano socio sanitario regionale, che dovevano essere sostituiti da posti letto di comunità o Rsa (Residenza sanitaria assistenziale, ndr). Non sono stati attivati. Così succede che se ricoverano una persona, la stabilizzano ma poi bisogna trovare un'altra struttura per la riabilitazione e la degenza che è solo a libero mercato. La cosa si risolve mandando una raccomandata all'Ulss di riferimento, dicendo che deve dare l'impegnativa e non può abbandonare il malato ai parenti. Nel caso esposto sono serviti sei mesi, finché non abbiamo ottenuto l'impegnativa come era nostro diritto».
.... Leggi l'articolo completo

21 giugno 2016

L'Istat registra un aumento dei decessi da periodo di guerra

Per la prima volta negli ultimi novant'anni cala la popolazione.
Uno studio del Censis ci fornisce una chiave di lettura.


L'Istat tira le somme e pubblica il bilancio demografico del 2015. I decessi sono stati oltre 647 mila, quasi 50 mila in più rispetto al 2014. Contemporaneamente calano i nati, per un saldo naturale (differenza fra nati e morti) negativo per 161.791 unità. Bisogna risalire al biennio 1917-18, durante la prima guerra mondiale, per riscontrare valori ancora più elevati.

Le cause dell'aumento dei decessi vengono attribuite dall'Istat a due fattori: il calo della mortalità nel 2014 e il forte calo della copertura vaccinale contro l’influenza registrata nella stagione invernale 2014-2015 (vedi a pag. 5 del bilancio). Un aspetto quest'ultimo che ha a che fare con la qualità del servizio sanitario nazionale. La fascia di età più colpita dal fenomeno è quella che va dai 75 ai 95 anni che costituisce l'85% dell'eccesso dei decessi avvenuti nel 2015.
Tuttavia il tipo di documento, per sua natura, non è in grado di dare maggiori dettagli.

Una ricerca del Censis ha rilevato che nell’ultimo anno 11 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie (vedi precedente post). E' aumentata la spesa sanitaria privata da un lato e, dall'altro, l'allungamento delle liste di attesa ha costretto i pazienti a visite "private" all'interno delle strutture pubbliche. Per chi se lo può permettere ovviamente. Per 11 milioni di persone non sempre è stato possibile. (scarica il documento)

Se mettiamo assieme le due cose,  il forte aumento dei decessi registrato dall'Istat e l'impossibilità, per una persona su sei, di sostenere le spese per le prestazioni sanitarie, non possiamo non vedere una relazione di causa ed effetto.

Le cause dell'aumento dei decessi individuate dall'Istat, quanti morti possono "spiegare"? Diecimila? Ventimila? Pensiamo a dieci o quindicimila morti in più per il calo vaccinale antinfluenzale: ma quanti telegiornali ci avrebbero fatto sopra? quanti giornali avrebbero riempito? E' una stima quindi molto grossolana ma immaginiamo pure che sia vera.
La domanda allora è: e gli altri trentamila morti in più a cosa sono dovuti? Alla povertà, alla mancanza di mezzi sufficienti per sostenere la sanità a pagamento? A me sembra che non ci sia altra spiegazione. Una strage. Mi auguro di essere smentito.

La percezione di una sanità pubblica sempre più appassita, razionata, al di sotto della soglia di sicurezza, è sempre più pesante. La carenza di medici, infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, ma anche di mezzi, a tutto vantaggio della sanità privata e di quella pubblica a pagamento, è cronaca di questi giorni.
Si dia un'occhiata ai precedenti post:
Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci
Sanità veneta, peggiorano i conti. La Regione ordina la cura dimagrante
Brutto clima per gli anestesisti del “San Luca”
Terapia intensiva. "Non chiudete quel reparto: hanno ridato la vita a mio marito"

Segnalo, infine, un'interessante valutazione dei dati demografici diffusi dall'Istat da parte di neodemosLa popolazione italiana è ufficialmente in calo. Dobbiamo preoccuparcene?

13 giugno 2016

Censis. 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per difficoltà economiche

Da quotidianosanita.it

Aumenta la spesa privata: liste d’attesa troppo lunghe e l’intramoenia è sempre più una scorciatoia

Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni. Il ricorso al privato è dovuto anche al forte aumento dei ticket: 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. E sono 7,1 mln coloro che hanno scelto l'intramoenia. Di questi il 66,4% per saltare le liste d'attesa. LA RICERCA

08 GIU - In Italia cresce la spesa sanitaria privata che è arrivata a 34,5 miliardi di euro, con un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015): il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%. Una dinamica dovuta in parte all’allungamento progressivo delle liste d’attesa, che rappresenta il moltiplicatore della forza d'attrazione della sanità a pagamento. Un altro motivo non meno importante è il forte aumento dei ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Sono gli elementi principali che emergono dalla ricerca del Censis-Rbm Assicurazione Salute ‘Dalla fotografia dell'evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo’.

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13 maggio 2016

Terapia intensiva. "Non chiudete quel reparto: hanno ridato la vita a mio marito"


OSPEDALE ULSS 18 SAN LUCA TRECENTA (ROVIGO) La toccante lettera di una rodigina che ha toccato con mano la professionalità dei medici: "Gli hanno insegnato di nuovo a camminare, a parlare, a vivere"

(da RovigoOggi.it)

Spesso si parla della chiusura dell'ospedale San Luca di Trecenta, o comunque del taglio di alcuni suoi reparti, non giudicate strategici o convenienti. La lettera di una donna al cui marito è stata letteralmente donata una seconda vita in quelle corsie capovolge del tutto le prospettive e fa riflettere seriamente.

Trecenta (Ro) - "La terapia intensiva dell'ospedale San Luca di Trecenta è seriamente a rischio chiusura, il personale è poco e i turni a cui è sottoposto sono tosti. Non sono nessuno, ma ho avuto la fortuna di conoscere i professionisti che lavorano qui in un difficile momento della mia vita e nel mio piccolo vorrei far qualcosa per far capire l'importanza di questo reparto e la ricchezza di chi ci lavora".
Comincia così la testimonianza di Laura Marchetti, che arriva in un momento non facile per la sanità polesana in genere e per l'ospedale San Luca in particolare, spesso al centro di ipotesi di chiusura o comunque di ridimensionamento.
"Non sono un politico - prosegue la testimonianza - e so far quadrare a malapena i conti della mia famiglia, non certo quelli di un ospedale o una regione. Ma so per certo che i letti della terapia intensiva non sono mai abbastanza purtroppo. Lo so perché mio marito ci ha passato quasi 2 mesi, dopo 50 minuti di arresto cardiaco. E so anche che la terapia intensiva di un grande ospedale ha ritmi molto diversi da quelli di un piccolo ospedale in mezzo alla campagna, ma non per questo è meno utile o importante, anzi!".
"Senza le strategie e le terapie messe in atto a Rovigo forse mio marito non sarebbe qui ora, ma senza le cure e le attenzioni che ha ricevuto al San Luca non avrebbe avuto un recupero così importante, perché non basta la terapia giusta, servono anche tanti stimoli per tornare alla propria vita! E la nostra vita è ricominciata grazie a quei medici e infermieri che ogni giorno hanno dato il massimo per curarlo, aiutarlo, incoraggiarlo, facendo una diagnosi tempestiva e al tempo stesso stimolando le sue capacità, facendogli ricordare e memorizzare il nome delle sue bimbe, spronandolo a non arrendersi e a non abbattersi, a sforzarsi a parlare, a muoversi, a guardare anche dove la vista lo ingannava".
"In questo modo ha iniziato il suo percorso riabilitativo fin da subito, sfruttando al massimo le sue potenzialità, che gli hanno permesso un pieno recupero contro ogni iniziale prospettiva! La dottoressa Anna Bocchi è una persona straordinaria, che fa il proprio lavoro con competenza, amore e passione, che non dimentica mai il lato umano della terapia, che sa trovare le parole giuste per il paziente e i suoi familiari. E straordinario è tutto il suo staff, nessuno escluso, fatto di medici e infermieri preparati e attenti ad ogni esigenza! Sono i 'cugini di campagna' e si sa che l'aria di campagna fa davvero bene".
"Per cui prima di chiudere questo reparto pensate se davvero si risparmia qualcosa, se davvero vale la pena perdere una risorsa del genere. Perché i letti a Rovigo non saranno mai abbastanza, perché ci sono pazienti che devono passare molto tempo in terapia intensiva, che non possono andare in reparti dove i ritmi sono veloci e le attenzioni ridotte. Perché quando una cosa funziona bisognerebbe trovare tutte le risorse disponibili per supportarla. Perché sarebbe una grande perdita per tutto il territorio. Perché a volte il vero guadagno è investire invece che tagliare".
12 maggio 2016

02 maggio 2016

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" incontra il Dg dell'Ulss 18


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340
Data, 29 aprile 2016

Sanità

Forse resistere serve ancora

Il Comitato incontra il Dg dell'Ulss 18

Consegnata una lista dei problemi del “San Luca” e dell'Adi


In materia di salute la cosiddetta razionalizzazione in Italia è ormai molto simile al razionamento, e non è garantito che eventuali risparmi possano essere reinvestiti nella sanità. Tanto che c’è chi avanza l’ipotesi che la sanità sia un pozzo da cui attingere risorse per fare altro.
Negli ospedali dell’Ulss 18, ad esempio, gli amministratori finora, per ridurre il deficit, non hanno acquistato/rinnovato tecnologie. Molti strumenti indispensabili risalgono all’anno di apertura dell'ospedale. Gli apparecchi radiologici portatili sono talmente vecchi da non avere più pezzi di ricambio; i respiratori della terapia intensiva di Trecenta sono datati 1998, anno in cui è stata aperta ...
Inoltre le carenze di organico sono talmente gravi da causare problemi insormontabili in diversi settori: la carenza di anestesisti potrebbe creare il presupposto per la chiusura delle sale operatorie e della terapia intensiva di Trecenta e la riduzione dell’attività chirurgica a Rovigo.
Il 22 aprile abbiamo incontrato il direttore generale dottor Compostella.
Gli abbiamo lasciato un promemoria con queste ed altre criticità del San Luca: 1) lunghe attese all’accettazione del punto prelievi; 2) servizio ambulatoriale ridotto, soprattutto il pomeriggio; 3) servizio di terapia antalgica ridotto a 2 giorni la settimana + 1 per visite; 4) insufficiente servizio Reumatologico; 5) liste lunghissime del servizio Fisiatrico (a volte è addirittura interrotto il percorso terapeutico in atto di pazienti esterni per rinforzare il servizio di neuro riabilitazione; 6) la PMA (procreazione medicalmente assistita) lavora 1 sola settimana al mese (nonostante la lunga lista di attese) per la mancata assunzione delle 2 biologhe necessarie, mentre 7) il reparto di Ginecologia Ostetricia da qualche tempo non ha letti occupati perché le indicazioni date dalla commissione regionale sono molto restrittive sulla tipologia di gravide che possono partorire a Trecenta.
La lista lasciata al Direttore Generale non trascura il problema dello scompenso tra i tempi di controllo indicati dagli specialisti e gli appuntamenti dati al CUP; le dimissioni con necessità di controllo ADI che non collimano con la disponibilità in calendario del servizio domiciliare; la necessità di stabilizzare il personale a Biologia Molecolare per poter evitare sprechi.
TRECENTAMED (gruppo di sei medici di base): è ancora lontano il raggiungimento dell’obiettivo di adattare il più possibile le strutture sul territorio alle esigenze dei pazienti e di sgravare gli ospedali da alcuni compiti nonostante l’avviamento del servizio.
Al dottor Compostella abbiamo consegnato anche una lista delle problematicità relative all’assistenza domiciliare integrata (ADI).
La finalità dell'ADI sarebbe quella di assicurare sul territorio un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero.
Il nuovo Pssr (piano socio-sanitario regionale) prevede di ridurre i posti letto migliorando i servizi territoriali: i posti letto sono stati tagliati, ma sull'assistenza domiciliare non abbiamo visto alcun miglioramento. Pare anzi che si studi come complicare la vita dei pazienti.
Ci sono problemi per i prelievi: con una procedura del tutto illegittima per una pubblica amministrazione (art. 1, comma 2 della legge 241/1990) i tempi per un prelievo a domicilio arrivano normalmente a 12-13 giorni.
Macchinosi i tempi di fornitura dei farmaci, come quelli per ottenere presidi, anche quando la necessità è evidente.
Ora pare che l’urgenza sia soprattutto la fusione tra Ulss 18 e Ulss 19 che si dice pensata e realizzata per ridurre i costi di apparato, burocratici e amministrativi, e liberare risorse da destinare ai servizi per i cittadini; ma, ricordando cosa accadde quando si unirono le due aziende del Medio e dell'Alto Polesine, c’è chi dice che "Non è detto che gli accorpamenti delle Ulss facciano risparmiare". E propone di ridurre i soldi ai privati.
Infine un dubbio: cosa vorrà dire l’espressione sfuggita (?) all’assessore Corazzari “l’ospedale di Adria non sarà un San Luca bis”?
Noi ci sforziamo di credere (per ora) a quanto affermato dal dg, secondo cui “il San Luca avrà il suo ruolo nell’Azienda Unica come punto di riferimento dell’Alto Polesine”.
Durante il colloquio ha ricordato ripetutamente i limiti imposti dal ministero e dalla programmazione regionale.
L’esperienza acquisita in (molti) anni di impegno ci insegna ad avere una fiducia limitata. Perciò attendiamo i fatti.
Ma nell’attesa non siamo sereni.

Per il Comitato
la portavoce – prof. Jenny Azzolini

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Scarica articolo del Gazzettino, domenica 1 maggio 2016
Ne ha parlato anche RovigoOggi.it il 3 maggio 2016, "Negli ospedali apparecchi vecchi di vent'anni"

06 aprile 2016

In ginocchio la sanità del Regno Unito. Parliamone, prima che accada anche da noi

Fonte: quotidianosanità.it

Anni di tagli hanno messo in ginocchio la sanità del Regno Unito. Ora arriveranno 10 miliardi sterline per ammodernare il sistema e il parco tecnologico. Ma i conti della spesa corrente non tornano e il rischio è quello di ticket per tutti i servizi: dal medico di famiglia all’ospedale. E in Italia?

Leggi l'articolo completo.

E a Trecenta?

In Italia molti i segnali di malessere, fra tutti il sensibile aumento della mortalità registrato dall'Istat nel 2015. Vedi il precedente post Istat certifica aumento mortalità nel 2015: 54mila decessi in più rispetto al 2014.
E le notizie che vengono dal San Luca non sono confortanti. I problemi sono principalmente dovuti alla carenza di specialisti. I bandi per la copertura di posti a tempo determinato e le mobilità da altre Ulss vanno deserte. Ai concorsi si presentano pochi candidati, molti dei quali del sud, che non appena hanno il ruolo chiedono il trasferimento. Tutto questo comporta inevitabilmente una riduzione dell'attività chirurgica con enorme allungamento dei tempi d'attesa (per le colecisti si arriva a un anno). La Pma (procreazione medicalmente assistita) funziona regolarmente solo una settimana al mese per la mancata assunzione delle due biologhe necessarie. Attualmente il servizio vivacchia con un incarico precario rinnovato ogni quattro mesi. Anche qui liste di attesa lunghissime.
C'è un gran bisogno di rinnovamento tecnologico, molti strumenti risalgono all'anno di apertura dell'ospedale e non sono più riparabili.
Da ultimo, si parla della prossima eliminazione del medico del 118 a Trecenta nelle ore notturne, che dovrebbe essere sostituito dal medico di pronto soccorso che a sua volta dovrebbe essere sostituito dall'internista di guardia, come avveniva negli anni 70. Indietro di quarant'anni.