A cura del Comitato dei cittadini di Rovigo per il Diritto alla Salute nella Sanità Pubblica.
Il blog del Comitato altopolesano dei cittadini per il 'San Luca'. Salvare l'ospedale di Trecenta.
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| Il Gazzettino, 9 agosto 2026 |
Riporto alcuni stralci dell’articolo del Gazzettino del 9 agosto 2026.
«Non importa se ci
sono rendite differenti, se tra le proprietà dell’anziano figurano
beni mobili o immobili. Non si possono fare distinzioni sulle diverse
forme di invalidità. E di certo non valgono criteri arbitrari
fissati dai Comuni per stabilire fino a quanto si possa spingere il
contributo pubblico in termini di percentuali della retta da coprire.
Chi ha diritto a un aiuto per pagarsi la casa di riposo, non può
vedersi costretto a contrattare con la pubblica amministrazione.
…
L’avvocatura
comunale aveva portato a sostegno delle sue considerazioni anche le
esigenze pubbliche di pareggio di bilancio. Altra bocciatura: i
vincoli di finanza pubblica non possono andare a discapito dei
diritti fondamentali dei cittadini.
...
Illegittime le
formule che prevedono anticipi sulle vendite degli immobili di
proprietà degli ospiti, scartate le soglie di contribuzione decise
dai municipi.
...
[Per le famiglie] Non è facile neppure rimanere saldi contro le obiezioni delle pubbliche amministrazioni: nella situazione di fragilità in cui si trovano i parenti, la minaccia di vedersi rifiutati o sbattuti fuori dalla casa di riposo è pesantissima.»
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A dicembre del 2025 una sentenza analoga ha riguardato il Comune di Rovigo. Anche in quel caso è stato bocciato il regolamento comunale perché il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha ritenuto illegittimo per il Comune subordinare il suo intervento all’esaurimento totale delle risorse finanziarie e/o alla messa a reddito degli immobili di residenza. Illegittimo perché già quelle risorse sono conteggiate per stabilire quale debba essere il valore dell’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente; in pratica, si pagherebbe due volte).
I Comuni invocano “le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio”, e sbagliano sapendo di sbagliare. È un vecchio problema che risale alla mancata applicazione, da parte della quasi totalità dei Comuni, delle regioni e del governo centrale, della legge 328 del 2000 (clicca qui per visualizzarne il testo su normattiva.it). La legge prevede all’art. 6, comma 4, che «Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all'eventuale integrazione economica» e all’art. 25 stabilisce il criterio dell’indicatore Isee per la valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate.
Si veda in proposito questo intervento del consigliere comunale di Rovigo Matteo Masin, pubblicato sul Gazzettino del 28 dicembre 2025.
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| Il Gazzettino, 28 dicembre 2025 |
E allora che fare?
Molto chiaro il consigliere Masin: «la legge dice chi deve intervenire ma non con quali risorse. Da oltre vent’anni questo onere grava sui Comuni senza un fondo strutturale dedicato, mentre cresce il numero degli anziani non autosufficienti e aumentano i costi». Un problema che riguarda praticamente tutti i Comuni, esposti allo stesso rischio di contenzioso e di squilibrio dei bilanci.
«La quota sociale – continua Masin – ha bisogno di una copertura nazionale stabile. Per questo è necessario che lo Stato e le Regioni individuino un fondo come strumento per garantire il rispetto dei diritti delle persone fragili senza mettere in crisi i Comuni». Fondo che «ci sarebbe già, quello per le non autosufficienze (istituito con il governo Prodi), che non è nato per le integrazioni delle rette, ma per la domiciliarità e il pagamento degli assegni di cura, e la disabilità gravissima. Però il fondo è destinato alle persone non autosufficienti, è di natura sociale e non sanitaria, è nazionale e uguale per tutti i Comuni. La quota alberghiera, invece, è una prestazione sociale, legata alla non autosufficienza e a carico dei Comuni, strutturalmente incapienti. Si dovrebbe vincolare una quota del Fondo nazionale destinandola alla copertura di quella sociale nelle Rsa (Case di riposo, ndr), con criteri nazionali omogenei (Isee e non autosufficienza certificata). Così si tutelerebbe il diritto sancito dalla legge, si eviterebbero contenziosi e si salvaguarderebbero i bilanci comunali».
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Necessariamente il fondo nazionale per le non autosufficienze dovrebbe essere integrato e distribuito a Regioni e Comuni in relazione al numero di persone assistite nelle Rsa. E i Comuni non dovrebbero "inventare" stratagemmi regolamentari privi di fondamento per scaricare i costi sulle famiglie.
Dopo il caso del 95enne di Castelmassa che non trova posto in riabilitazione a Trecenta (clicca qui per leggere il relativo post) ci è arrivata questa nuova segnalazione dall’altopolesine.
«Ciao Pietro, ti volevo segnalare il caso di mio padre in relazione all'ospedale di Rovigo.
Il 19 giugno cade a casa e si rompe il femore, dimenticavo ha 88 anni, viene ricoverato e operato dopo due giorni. Io sono andato a trovarlo regolarmente tutti i giorni, negli orari di visita, senza mai poter parlare con i medici.
Dopo una settimana mi chiamano e mi dicono che se non mando qualcuno ad assisterlo mio padre rimane fermo a letto tutto il giorno.
Mi organizzo e mando la badante per 3 o 4 giorni, poi lo dimettono. In buona sostanza è ritornato a casa senza fare la riabilitazione.
Il 28 Giugno mi è stata chiesta la certificazione della 104 per poter usufruire del sollevatore; hanno detto "faccia presto a portare la documentazione così quando lo dimettono ha già il sollevatore a casa".
Oggi 17 luglio ancora nessuna notizia del sollevatore, ho dovuto affittarne uno manuale con cui faccio una fatica terribile, a 4 euro al giorno.
Questa è la sanità di eccellenza di cui ci si vanta a Venezia.
Se puoi dai evidenza di questo caso di malasanità.
Grazie per il lavoro che portate avanti come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca».
(lettera firmata)
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In pochi giorni due segnalazioni documentate e rese pubbliche dai familiari delle “vittime” ma sono molti i casi che ci vengono segnalati per le difficoltà di accesso ai servizi riabilitativi, in particolare per i pazienti esterni.
Si sta forse pensando a una drastica, anche se strisciante, riduzione della riabilitazione per passare il “pacchetto” delle prestazioni a cliniche e servizi privati? Privati che spesso stanno esaurendo o hanno già esaurito il budget stanziato dall’Ulss e che, pertanto, chiedono di essere pagati al 100% dal paziente.
Da notare che questi segnali di progressiva “dismissione” dei servizi riabilitativi si verificano anche in altre Ulss. E allora sorge una domanda: a che cosa stanno pensando in giunta regionale? A un ulteriore taglio di servizi gestiti dal pubblico per “regalarli” al privato?
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| L'Ulss 5 pochi giorni fa sui social |
Ricoverato a Rovigo dallo scorso 7 luglio per la frattura del femore, operato tempestivamente il giorno seguente, un 95enne di Castelmassa è ora in contenzione presso il reparto di ortopedia senza usufruire di alcuna riabilitazione.
L’unica figlia di 73 anni, residente a Calto, è in grave difficoltà ad assistere il padre e deve ricorrere a trasporti privati piuttosto onerosi per raggiungere Rovigo. Ha ripetutamente chiesto il trasferimento del papà all’ospedale di Trecenta allo scopo di poterlo raggiungere in autonomia e di avere quella riabilitazione fisica che il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana vantava fino a due giorni fa sui social. Fino a questo momento le hanno risposto che a Trecenta si deve liberare un letto.
L’altopolesine ha 1 posto letto per mille abitanti mentre lo standard è di 3,5. E arriviamo così a questa situazione di malasanità per cui un grande anziano, non sempre lucido, si trova spaesato in un ambiente in cui non può usufruire di una più frequente assistenza della figlia e non riceve le cure riabilitative indispensabili dopo l’intervento al femore.
Come Comitato chiediamo che la persona venga urgentemente trasferita all’ospedale di Trecenta per ricevere le cure di cui ha bisogno.
16 luglio 2026
Comitato
altopolesano dei cittadini per il San Luca
il portavoce –
Pietro Tosarello
Il Dg dell’Ulss 5 al termine del proprio mandato, salvo rinnovo, fa il bilancio di questi tre anni ma evita accuratamente di citare i problemi della sanità polesana.
Nel comunicato stampa, infatti, non c’è nessun cenno all’inchiesta della Procura sugli appalti dell’Ulss o sulla definitiva trasformazione del Pronto Soccorso di Trecenta in Punto di Primo Intervento. E nulla da dire sulla perdita di tre primari e di due dirigenti medici che hanno scelto di lavorare per altre Ulss.
Vanta il prossimo avvio delle Case della Comunità ma intanto taglia prestazioni nei Punti Sanità di Badia Polesine e Castelmassa (si veda il precedente post «L’Ulss 5 ordina lo stop alle infiltrazioni ambulatoriali al ginocchio») vale a dire in quelle sedi dove invece i servizi dovrebbero essere potenziati per concretizzare le finalità delle stesse Case della Comunità. Dichiara un aumento record dell’attività chirurgica al San Luca (dal lunedì al venerdì, sabato e domenica il reparto viene chiuso) ma i pazienti ortopedici che si operano a Trecenta devono poi andare all’ospedale di Rovigo per togliere i punti, le medicazioni e le visite di controllo (vedi il post «SanLuca: pazienti inviati a Rovigo per le medicazioni e i controllisuccessivi agli interventi ortopedici»). Nessun cenno alle liste d’attesa mentre lo Sportello per il Diritto alle Cure organizzato dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca ha assistito, nel primo anno di attività, decine di persone presentando 105 ricorsi contro i tempi di risposta eccessivi o le mancate prese in carico.
Definisce la sanità polesana «in buona salute, inserita in un contesto regionale tra i migliori a livello nazionale» ma tutti abbiamo la netta e concreta sensazione dell’esatto contrario.
Si veda l’articolo del Gazzettino qui sotto.
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| Il Gazzettino, 16 febbraio 2026 |
Di tutt’altro avviso Guglielmo Brusco, assiduo lettore dei documenti prodotti dalla stessa Ulss 5, che partendo proprio dai dati pubblicati dall’Ulss mette in evidenza le criticità della sanità nella nostra provincia. Dalla speranza di vita più bassa del Veneto alla contestazione degli interventi chirurgici a Trecenta, poco più di mille e in calo rispetto al 2024.
Ma è nel confronto con il privato convenzionato che le statistiche concretizzano le difficoltà delle strutture pubbliche: a Santa Maria Maddalena e a Porto Viro si opera di più che a Trecenta; mentre a Trecenta e Adria diminuiscono i ricoveri (2.000 a Trecenta, 4.000 ad Adria) nelle cliniche private si arriva a 8.000. Calano le prestazioni ambulatoriali e specialistiche: da 1.008.651 del 2024 a 877.471 del 2025, e ne sanno qualcosa i polesani in lista d’attesa. Infine c’è un buco di oltre 200 dipendenti sul Fabbisogno del Personale per il 2026.
Tutti i dettagli nell’articolo sotto riportato.
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| Il Gazzettino, 17 febbraio 2027 |
Il Comitato dei cittadini di Rovigo per il diritto alla salute nella sanità pubblica aprirà a Rovigo, ogni lunedì dalle 16:00 alle 18:00, a partire dal 15 settembre 2025, in Via Oberdan 17A, un nuovo Sportello per il Diritto alle Cure, contro le liste d'attesa.
Il Comitato aderisce al Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSaP) e ne adotta la modulistica.
In altopolesine continua l'attività dello Sportello di Trecenta, in piazza San Giorgio 477, tutti i giovedì dalle 16:30 alle 18:30, a cura dei volontari del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca.
fonte: sito web di Erika Baldin
Venezia, 23 giugno 2025 – Reparti chiusi, provvisorietà dell’assetto ospedaliero in epoca Covid diventata “all’italiana” definitiva, taglio dei posti letto ed emergenze sempre meno evase in via diretta. È la condizione dell’ospedale San Luca di Trecenta, inaugurato nel 1997 per unificare la sanità altopolesana e oggi a rischio di ridimensionamento: sollecitata dalla referente polesana del MoVimento 5 Stelle, Elena Suman, la capogruppo in Consiglio regionale Erika Baldin ha depositato un’interrogazione rivolta alla giunta Zaia, per chiedere come intenda comportarsi al fine di invertire la tendenza al peggioramento della qualità dei servizi.
«È proprio il settore dell’emergenza e urgenza a destare le maggiori preoccupazioni -spiega la consigliera- dal momento che vi opera un solo medico dopo le ore 16, e peraltro è incaricato di seguire anche gli accessi esterni, fungendo di fatto da mero smistamento verso il Pronto Soccorso di Rovigo, a sua volta sovraffollato». Nel corso degli anni, inoltre, la struttura ha subito un progressivo e costante depotenziamento, attraverso la chiusura di reparti e servizi essenziali che ne avevano contraddistinto l’eccellenza, come il centro nascite, le unità di Ostetricia e Ginecologia, Chirurgia, Lungodegenza e Psichiatria.
Secondo Baldin e Suman, ciò è stato voluto dall’amministrazione regionale di centrodestra: «Il taglio dei posti letto è infatti stato registrato dalle schede ospedaliere del 2013 e del 2019, approvate con delibera di Giunta, che prevedevano rispettivamente 143 e 132 posti letto. E nel mezzo è intercorso anche il Covid, che ha “requisito” l’intero quarto piano del nosocomio al fine di accogliere chi avesse subìto questo specifico contagio. Ma, al venir meno dell’emergenza, tre reparti non sono stati più ripristinati, come spesso succede in Italia e nel Veneto».
Le esponenti del M5S ricordano che l’ospedale comprende un territorio vasto, dove vivono circa 73mila abitanti in 24 Comuni, e, in partenza, aveva offerto ricovero a oltre 240 degenti con la presenza di tutti i principali reparti: «La stessa cittadinanza, riunita in comitati e organizzando iniziative pubbliche, ha più volte chiesto il mantenimento dei servizi esistenti e il pieno ripristino di quelli perduti, in particolare il Pronto Soccorso».
Di qui la richiesta alla Regione di intervenire: «Aggiungo anche -conclude Erika Baldin- che la popolazione altopolesana, in larghissima parte, ha mostrato di non condividere la decisione dei sindaci dei Comuni di Melara, Castelnovo Bariano, Bergantino e Castelmassa di spostare le pazienti e i pazienti della medicina di emergenza in direzione Legnago, ovvero una realtà afferente all’ULSS 9 Scaligera e non già all’ULSS 5 Polesana. Attendo quindi la risposta dell’assessora Lanzarin».
Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale
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L'interrogazione della capogruppo del M5S in consiglio regionale è stata ripresa anche dalla stampa locale.
| Corriere del Veneto 24 Giugno 2025 |
| La Voce Di Rovigo 24-06-2025 |
| Il Gazzettino, 13 giugno 2025 |
Il Movimento 5 Stelle di Rovigo critica la gestione della sanità pubblica in Veneto e, in particolare, le liste d'attesa, la carenza di personale e la crescente privatizzazione.
Scarica il testo integrale del comunicato stampa.
L'Ulss risponde ma evita, ancora una volta, di informarci che:
Rovigo, uno Sportello per il Diritto alle Cure aprirà a settembre
Liste d'attesa. I risultati degli Sportelli per il Diritto alle Cure dopo un anno di lavoro
Sanità: pagando, visita in 15 giorni. In esenzione, un anno di attesa
Una bella notizia!
Il 'Comitato dei cittadini di Rovigo per il diritto alla salute nella sanità pubblica' aprirà a settembre un nuovo Sportello per il Diritto alle Cure.
Il Comitato, aderente al Coordinamento Veneto Sanità Pubblica, adotterà la modulistica del CoVeSaP per assistere gratuitamente i cittadini del medio polesine contro le liste d'attesa che, a dispetto di quanto affermato dal presidente della giunta regionale e dall'assessore regionale alla sanità, continuano a preoccupare i cittadini costretti a tempi d'attesa lunghissimi o ad affrontare spese a volte insostenibili nella sanità privata.
Le trionfalistiche statistiche dell'amministrazione regionale e dell'Ulss 5 non spiegano che:
Infatti, le persone che hanno avuto bisogno di servizi sanitari non hanno per nulla la sensazione che tutto vada bene. Un conto è la propaganda e un altro la realtà.
Allo Sportello per il Diritto alle Cure che il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca sta gestendo a Trecenta in Piazza San Giorgio 477, ogni giovedì dalle 16:30 alle 18:30, continuano a presentarsi cittadini per avere assistenza gratuita, in particolare proprio per i controlli.
Melara: rivogliamo il pronto soccorso a Trecenta. Incontro con gli assessori regionali e l’Ulss 5 Polesana, insieme ai rappresentanti dei Comuni coinvolti per esaminare la possibilità del ripristino del servizio.
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| Il Gazzettino, 31 maggio 2025 |
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| La Voce, 31 maggio 2025 |
Ancora una volta il Direttore generale dell'Ulss riceve il massimo del punteggio dai sindaci polesani. Nonostante tutto.
Un Pronto Soccorso «tutto nuovo» nell'ospedale privato convenzionato di Porto Viro che, in effetti, raddoppia, da 450 passa a 800 metri quadrati (1).
Intanto il Pronto Soccorso di Rovigo non gode di buona salute: è intasato e i sindacati aprono una vertenza. Tra i motivi, giustamente, i sindacalisti individuano «la trasformazione del Pronto Soccorso di Trecenta in semplice Punto di Primo Intervento» con i cittadini dell'altopolesine che si riversano inevitabilmente su Rovigo (2) (3).
Martedì scorso, davanti al Prefetto, sindacati e direzione generale dell'Ulss 5 sono giunti a un accordo: l'Ospedale di Rovigo avrà un nuovo pronto soccorso (4). E questa diventa la notizia importante, passa in tono minore il problema della carenza del personale e scompare il Ps di Trecenta. L'ospedale "San Luca" scivola tra le dita, come l'acqua, anche se la presenza di un semplice Punto di Primo Intervento è stata riconosciuta come una delle cause dei problemi su Rovigo.
| Perse 5.000 prestazioni l'anno (dati Ulss 5) |
Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
Pietro Tosarello - Presidente/Portavoce
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(2) Rovigo.News, 26 maggio 2025.
(3) Rovigo.News, 27 maggio 2025.
Lo scorso 20 marzo 2025 per iniziativa del Circolo Arci "2 Giugno 1946" e del Forum dei Cittadini di Rovigo si è tenuto un dibattito sul tema "Liste d'attesa e medici di base - Tutto bene in Polesine? - Perché la Sanità Pubblica va difesa".
Invitato per parlare delle liste d'attesa ho illustrato l'attività del Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" nello Sportello per il Diritto alle Cure aperto a Trecenta dallo scorso 9 gennaio. Sono decine gli Sportelli attivati dai comitati spontanei per la difesa della sanità pubblica in tutto il Veneto allo scopo di assistere i cittadini contro la violazione dei livelli essenziali di assistenza.
Mirella Zambello ha trattato il tema dei medici di medicina generale nel contesto dei servizi socio-sanitari.
Carlo Cunegato ha commentato le recenti
dichiarazioni di Zaia sulla riduzione delle liste di attesa: il
"trucco" dei monitoraggi che si limitano alle prime visite;
i controlli che sfuggono alla verifica dell'efficienza del sistema
regionale.
Monitoraggio sui Lea (Livelli
Essenziali di Assistenza): su 6.000 Lea ne vengono misurati solo 27.
La Regione concentra le risorse per soddisfare quei 27 parametri per
"guadagnare" illusoriamente il primato. Come spacciare una
misurazione parziale e per un monitoraggio generale.
Gimbe ha recentemente pubblicato uno
studio che dimostra che sui medici di base (medici di medicina
generale) il Veneto è la peggiore regione d'Italia dopo la
Lombardia.
Uno studio Agenas pubblicato dalla Cgil
rileva che il Veneto è di gran lunga la regione dove sono più alti
i codici bianchi e verdi nei pronto soccorso.
Viene mantenuto il tetto di spesa sul
personale della sanità, ma le Ulss possono spendere moltissimo per
contratti privatistici con i medici esterni. Spendiamo solo il 6,2%
del Pil ma dobbiamo concentrare le risorse nel pubblico e non nel
privato.
Il limite fra civiltà e barbarie è
sulla sanità.
Radio BlueTu, che ringrazio, ha reso disponibile la registrazione dell'iniziativa.
Pietro Tosarello
Il mio nome è Franco Rossi, professore in pensione, ottantatré anni, che ha avuto dalla Sanità veneta il privilegio e l'omaggio di un soggiorno prolungato, ma non desiderato, presso istituti ospedalieri polesani.
Premetto che non farò rimostranze, né accuse di disservizi. Anche se... Voglio invece offrire qualche motivo di riflessione che generi scoperte piacevoli.
Dopo il (troppo) lungo periodo trascorso all'ospedale di Rovigo per un tardivo intervento chirurgico (ben riuscito) e l'assistenza umile e preziosa di infermieri e Oss sono passato alla Medicina fisica e riabilitativa (M.F.R.) di Trecenta. Dove sono nato a nuova vita. Dove mi hanno letteralmente "rimesso in piedi". Onestamente, visto com'ero ridotto (-15 Kg, quasi anoressico) la speranza di un ritorno alla cosiddetta normalità poteva sembrare un sogno esageratamente ottimistico. Invece...
Invece gli operatori del reparto M.F.R.: medici, infermieri. Oss, fisioterapisti hanno realizzato nei miei confronti obiettivi eccellenti, che io sognavo soltanto nei momenti di grande ottimismo. Grazie a loro, alla loro competenza, alla disponibilità, alla paziente capacità di ascolto, sto ritornando alla normalità di una vecchiaia socialmente attiva.
E, visto che a Trecenta i miei coetanei sono numerosi e soggetti a infortuni, li invito amichevolmente a considerare la presenza di una realtà come l'MFR di Trecenta, un'eccellenza sanitaria rassicurante.
P.S.
Naturalmente la giusta esaltazione del lavoro in M.F.R. non significa rinunciare alla denuncia dello svuotamento del San Luca, ridotto ormai al fantasma dell'onesto ospedale altopolesano.
Marzo 2025
Franco Rossi Candian
Comitato
altopolesano dei cittadini per il "San Luca"
Una malaugurata caduta nel giardino di casa ha causato ad un cittadino trecentano una doppia frattura, al braccio e al femore sinistro. L'incidente è avvenuto lo scorso primo novembre, ricoverato all'ospedale di Rovigo perché, come è noto, al vicino ospedale di Trecenta non esiste più il reparto di ortopedia, è rimasto in attesa del necessario intervento al femore per quattro settimane.
Sulla vicenda è intervenuto anche Rovigo News con un articolo tutto teso a minimizzare la portata di quanto accaduto: Sospetto caso di malasanità, ma non lo è. Lo si capisce già dal titolo ma il testo è eloquente, prima ancora di far cenno al fatto il sottotitolo recita: "Interpellato sulla questione il dg dell’Ulss 5 Polesana, Pietro Girardi, ha abbondantemente chiarito il problema dopo la segnalazione del Comitato dei cittadini per il “San Luca”. Tutto risolto".
Già perché, secondo Rovigo News, il direttore generale dell'Ulss 5 non avrebbe chiarito le cause del ritardo, ma avrebbe addirittura "abbondantemente chiarito". Per concludere che è "tutto risolto". Una rassicurazione definitiva.
Eppure c'è tanto di direttiva ministeriale ad indicare in 48 ore il tempo in cui intervenire in caso di frattura al femore. Inoltre è assodato che l'allettamento prolungato, in particolare negli anziani, incide sul decorso e soprattutto sull'esito di un determinato quadro clinico e dovrebbe avere priorità sulle necessità di diagnosi per altre patologie non riguardanti la frattura.
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| Il PS di Trecenta è stato declassato a Punto di Primo Intervento, tratta solo codici bianchi e verdi |
Si ripete il calvario di un'anziana altopolesana di 97 anni al PS di Rovigo, di Rovigo perché a Trecenta non c'è un Pronto Soccorso ma soltanto un Punto di Primo Intervento.
La signora, residente presso la Casa di Riposo di Badia Polesine, è stata trasportata direttamente a Rovigo poiché il Punto di Primo Intervento di Trecenta non poteva gestire il caso.
Il figlio, Graziano Berto, ha reso nota la vicenda che ricalca quanto era già accaduto nello scorso mese di maggio. Allora l'Ulss 5 Polesana si era scusata per il disservizio ma, evidentemente, non ha preso alcun provvedimento affinché migliorasse l'assistenza.
Di seguito pubblico i post di Graziano Berto il quale, dopo l'esperienza di maggio, aveva puntualmente informato anche l'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin. Senza esito.
Post di Graziano Berto, 6 novembre 2024
Anche oggi una bella puntata al Pronto soccorso di Rovigo con la mamma di 97 anni. Lei è arrivata alle 9.30 di questa mattina in codice bianco per sospetta 'flebite' alla gamba sx. Dopo gli opportuni esami e visite, l'ultima alle ore 16.15, alle 20.30 siamo ancora in P.S. per attendere la diagnosi dell'ultima visita. Nello stesso tempo attendiamo l'arrivo di un'autoambulanza per il rientro in struttura. Credo che la protesta pubblica che ho fatto a maggio 2024 NON SIA SERVITA A NULLA. Ringrazio la dott.ssa Lanzarin e il presidente Zaia, per aver provveduto a "MIGLIORARE QUESTO SERVIZIO, INDISPENSABILE PER I CITTADINI VENETI". In fede Berto Graziano
Post di Graziano Berto, 30 maggio 2024
Ieri 29 maggio 2024 mia madre di 97 anni, non autosufficiente, ma ancora sufficientemente presente é stata ricoverata al pronto soccorso di Rovigo verso le ore 15, per una sospetta flebite alla gamba sx. Dopo le opportune analisi, Rx alla gamba, effettuate verso le 16.30, abbiamo atteso fino alle 18.30 per avere una visita dall'ortopedico e di conseguenza la diagnosi che ha riscontrato un frattura composta sia al perone che alla tibia. Dopo aver effettuato l'opportuno intervento medicale, il medico di turno ha stabilito che mia madre poteva rientrare in struttura protetta nella stessa serata. L'ospedale, in questi casi, ha l'obbligo di riaccompagnare il paziente non autosufficiente nella sua residenza. Per fare questo, si serve di un "Taxi Ambulanza" della CIDAS , la quale è convenzionata con l'ULSS5 polesana per questo servizio. Verso le 19.15 ci viene comunicato da un'infermiere del pronto soccorso che si occuperanno loro di contattare il trasporto. Passano le ore e noi rimaniamo in attesa dell'evolversi della situazione. Mia madre stesa sul lettino ed io al suo fianco. Alle 21.15 dopo due ore di attesa, mi viene comunicato che verso le 22 arriverà l'ambulanza. Passano le 22, le 23, alle 23.45 chiedo gentilmente se questa ambulanza é in arrivo o se forse sarebbe stato meglio ricoverarla. Mi viene risposto dall'infermiera di turno all'entrata del P.S. che dobbiamo pazientare perché c'è UNA SOLA AMBULANZA CHE FA QUESTO SERVIZIO PER TRE OSPEDALI, dal Basso Polesine a Castelbaldo(?). Faccio presente all'infermiera che mia madre ed io siamo in pronto soccorso dalle ore 15 ed ora sono le 24 e sono passate 9 ore e che forse avremo il diritto di rientrare nelle nostre case. L'infermiera non risponde e si occupa di un'altro paziente. Mi rassegno , ritorno vicino a mia madre, e cerco di rasserenarla standole vicino. Passa un'altra ora e finalmente arrivano i barellieri della CIDAS. Sono le 0.50 del 30 maggio 2024. Mia madre arriva in struttura alle 1.15 circa, il suo CALVARIO É FINITO.
Mi chiedo É UMANO TENERE DELLE PERSONE ANZIANE NON AUTOSUFFICIENTI PER COSÌ TANTE ORE IN UN PRONTO SOCCORSO? CON MIA MADRE C'ERANO ALTRE PERSONE ANZIANE CHE HANNO DOVUTO ATTENDERE COSÌ TANTO TEMPO PRIMA DI ESSERE RIACCOMPAGNATE. NON SAREBBE IL CASO DI POTENZIARE QUESTO SERVIZIO PER ACCELERARE I RIENTRI , O PER L'ULSS5 È UN COSTO TROPPO ONEROSO E IL CITTADINO DEVE CONTRIBUIRE ANCHE PER QUESTO SERVIZIO? CONCENTRARE TUTTO IN UN PRONTO SOCCORSO É STATA UNA SCELTA CORRETTA? Forse , anche questa esperienza vissuta in prima persona non lascerà alcun segno, ma ciò non toglie che sia un segnale, brutto, di dove stiamo andando.
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| Il Gazzettino, mercoledì 23-10-2024 |
Riporto l'articolo pubblicato dal Corriere del Veneto, che ringraziamo per l'attenzione, lo scorso 27 febbraio. Preciso soltanto che il "San Luca" non è in concorrenza con Adria e Rovigo, anche loro taglieggiati dagli ultimi piani sociosanitari regionali, ma la sanità privata, convenzionata o meno, che ha beneficiato dei tagli agli ospedali pubblici per le favorevoli politiche adottate dall'amministrazione regionale.
L'articolo riporta la replica dell'Ulss 5 Polesana. Interessante il tentativo di spostare l'attenzione, una vecchia tecnica abitualmente utilizzata in passato e sempre più caratterizzante la comunicazione dell'ente. L'Ulss 5, infatti, accusa il Comitato di lamentare la chiusura del laboratorio analisi mentre il problema reso noto all'opinione pubblica è la riduzione dell'attività dello stesso a sole sei ore giornaliere. E questo, per l'utente, cambia parecchio.
Ma l'apice del travisamento riguarda la riabilitazione fisica. Il dato di soli 16 posti letto attivi - a fronte dei 26 inaugurati e dei 50 previsti nel 2019 dalle schede ospedaliere del Piano sociosanitario regionale - ce lo ha fornito l'Ulss stessa nelle persone del Direttore Generale, del Direttore Sanitario, del Direttore Amministrativo e di quello ai Servizi Socio Sanitari, nell'incontro che il comitato ha avuto lo scorso 24 gennaio.
Ora, magicamente, i posti letto attivi sarebbero 20. Da quando? Dallo scorso 20 febbraio! Sei giorni prima della nostra manifestazione.
Sarebbe bello che qualcuno, avendone il potere, andasse a verificare, reparto per reparto, quanti sono i letti effettivamente attivi. Un lavoro che potrebbero fare i sindaci dell'altopolesine.
Il Gazzettino Rovigo 22 Agosto 2026 Lo scorso 21 agosto è avvenuto l’incontro delle delegazioni delle due case di riposo e dei relativi s...