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21 luglio 2026

Il Polesine non è una provincia per vecchi, ma gli anziani sono tanti. Ancora un caso di riabilitazione negata

Dopo il caso del 95enne di Castelmassa che non trova posto in riabilitazione a Trecenta (clicca qui per leggere il relativo post) ci è arrivata questa nuova segnalazione dall’altopolesine.


«Ciao Pietro, ti volevo segnalare il caso di mio padre in relazione all'ospedale di Rovigo.

Il 19 giugno cade a casa e si rompe il femore, dimenticavo ha 88 anni, viene ricoverato e operato dopo due giorni. Io sono andato a trovarlo regolarmente tutti i giorni, negli orari di visita, senza mai poter parlare con i medici.

Dopo una settimana mi chiamano e mi dicono che se non mando qualcuno ad assisterlo mio padre rimane fermo a letto tutto il giorno.

Mi organizzo e mando la badante per 3 o 4 giorni, poi lo dimettono. In buona sostanza è ritornato a casa senza fare la riabilitazione.

Il 28 Giugno mi è stata chiesta la certificazione della 104 per poter usufruire del sollevatore; hanno detto "faccia presto a portare la documentazione così quando lo dimettono ha già il sollevatore a casa".

Oggi 17 luglio ancora nessuna notizia del sollevatore, ho dovuto affittarne uno manuale con cui faccio una fatica terribile, a 4 euro al giorno.

Questa è la sanità di eccellenza di cui ci si vanta a Venezia.

Se puoi dai evidenza di questo caso di malasanità.

Grazie per il lavoro che portate avanti come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca».

(lettera firmata)

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Cosa sta succedendo alla riabilitazione gestita dall’Ulss 5?

In pochi giorni due segnalazioni documentate e rese pubbliche dai familiari delle “vittime” ma sono molti i casi che ci vengono segnalati per le difficoltà di accesso ai servizi riabilitativi, in particolare per i pazienti esterni.

Si sta forse pensando a una drastica, anche se strisciante, riduzione della riabilitazione per passare il “pacchetto” delle prestazioni a cliniche e servizi privati? Privati che spesso stanno esaurendo o hanno già esaurito il budget stanziato dall’Ulss e che, pertanto, chiedono di essere pagati al 100% dal paziente.

Da notare che questi segnali di progressiva “dismissione” dei servizi riabilitativi si verificano anche in altre Ulss. E allora sorge una domanda: a che cosa stanno pensando in giunta regionale? A un ulteriore taglio di servizi gestiti dal pubblico per “regalarli” al privato?


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