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25 giugno 2025

Ospedale "San Luca", Interrogazione della consigliera regionale Erika Baldin (M5S)

«Ospedale di Trecenta in continuo depauperamento di servizi, specie di emergenza urgenza: la Regione ripristini tutti i reparti»



fonte: sito web di Erika Baldin


Venezia, 23 giugno 2025 – Reparti chiusi, provvisorietà dell’assetto ospedaliero in epoca Covid diventata “all’italiana” definitiva, taglio dei posti letto ed emergenze sempre meno evase in via diretta. È la condizione dell’ospedale San Luca di Trecenta, inaugurato nel 1997 per unificare la sanità altopolesana e oggi a rischio di ridimensionamento: sollecitata dalla referente polesana del MoVimento 5 Stelle, Elena Suman, la capogruppo in Consiglio regionale Erika Baldin ha depositato un’interrogazione rivolta alla giunta Zaia, per chiedere come intenda comportarsi al fine di invertire la tendenza al peggioramento della qualità dei servizi.

«È proprio il settore dell’emergenza e urgenza a destare le maggiori preoccupazioni -spiega la consigliera- dal momento che vi opera un solo medico dopo le ore 16, e peraltro è incaricato di seguire anche gli accessi esterni, fungendo di fatto da mero smistamento verso il Pronto Soccorso di Rovigo, a sua volta sovraffollato». Nel corso degli anni, inoltre, la struttura ha subito un progressivo e costante depotenziamento, attraverso la chiusura di reparti e servizi essenziali che ne avevano contraddistinto l’eccellenza, come il centro nascite, le unità di Ostetricia e Ginecologia, Chirurgia, Lungodegenza e Psichiatria.

Secondo Baldin e Suman, ciò è stato voluto dall’amministrazione regionale di centrodestra: «Il taglio dei posti letto è infatti stato registrato dalle schede ospedaliere del 2013 e del 2019, approvate con delibera di Giunta, che prevedevano rispettivamente 143 e 132 posti letto. E nel mezzo è intercorso anche il Covid, che ha “requisito” l’intero quarto piano del nosocomio al fine di accogliere chi avesse subìto questo specifico contagio. Ma, al venir meno dell’emergenza, tre reparti non sono stati più ripristinati, come spesso succede in Italia e nel Veneto».

Le esponenti del M5S ricordano che l’ospedale comprende un territorio vasto, dove vivono circa 73mila abitanti in 24 Comuni, e, in partenza, aveva offerto ricovero a oltre 240 degenti con la presenza di tutti i principali reparti: «La stessa cittadinanza, riunita in comitati e organizzando iniziative pubbliche, ha più volte chiesto il mantenimento dei servizi esistenti e il pieno ripristino di quelli perduti, in particolare il Pronto Soccorso».

Di qui la richiesta alla Regione di intervenire: «Aggiungo anche -conclude Erika Baldin- che la popolazione altopolesana, in larghissima parte, ha mostrato di non condividere la decisione dei sindaci dei Comuni di Melara, Castelnovo Bariano, Bergantino e Castelmassa di spostare le pazienti e i pazienti della medicina di emergenza in direzione Legnago, ovvero una realtà afferente all’ULSS 9 Scaligera e non già all’ULSS 5 Polesana. Attendo quindi la risposta dell’assessora Lanzarin».

Erika Baldin (MoVimento 5 Stelle), consigliera regionale

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L'interrogazione della capogruppo del M5S in consiglio regionale è stata ripresa anche dalla stampa locale.


Corriere del Veneto 24 Giugno 2025

La Voce Di Rovigo 24-06-2025

15 giugno 2025

Rovigo, uno Sportello per il Diritto alle Cure aprirà a settembre


Una bella notizia!

Il 'Comitato dei cittadini di Rovigo per il diritto alla salute nella sanità pubblica' aprirà a settembre un nuovo Sportello per il Diritto alle Cure.

Il Comitato, aderente al Coordinamento Veneto Sanità Pubblica, adotterà la modulistica del CoVeSaP per assistere gratuitamente i cittadini del medio polesine contro le liste d'attesa che, a dispetto di quanto affermato dal presidente della giunta regionale e dall'assessore regionale alla sanità, continuano a preoccupare i cittadini costretti a tempi d'attesa lunghissimi o ad affrontare spese a volte insostenibili nella sanità privata.

Le trionfalistiche statistiche dell'amministrazione regionale e dell'Ulss 5 non spiegano che:

  • Le prestazioni sanitarie monitorate sono solo 70 tra le oltre cinquemila previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea);
  • Il monitoraggio si limita a quelle 70 e solo per le Prime visite o Primi accessi;
  • I "Controlli" (visite ed esami) non vengono considerati e sfuggono a qualsiasi statistica.

Infatti, le persone che hanno avuto bisogno di servizi sanitari non hanno per nulla la sensazione che tutto vada bene. Un conto è la propaganda e un altro la realtà.

Allo Sportello per il Diritto alle Cure che il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca sta gestendo a Trecenta in Piazza San Giorgio 477, ogni giovedì dalle 16:30 alle 18:30, continuano a presentarsi cittadini per avere assistenza gratuita, in particolare proprio per i controlli.



14 giugno 2025

Quattro Comuni: "Rivogliamo il Pronto soccorso a Trecenta ma ci accontentiamo di quello di Legnago"

Ieri ROVIGO.NEWS ha pubblicato una notizia clamorosa:

Melara: rivogliamo il pronto soccorso a Trecenta. Incontro con gli assessori regionali e l’Ulss 5 Polesana, insieme ai rappresentanti dei Comuni coinvolti per esaminare la possibilità del ripristino del servizio.

Mi sono detto: finalmente si muove qualcosa! Continuo a leggere l'articolo (mai fermarsi ai titoli) e apprendo che i sindaci di Melara, Bergantino, Castelnovo Bariano e Castelmassa - e solo questi - hanno incontrato gli assessori regionali Lanzarin (sanità) e Corazzari (polesano) e il direttore generale dell'Ulss 5 Pietro Girardi. Bene.

Leggo ancora: "La soppressione del pronto soccorso a Trecenta è un vulnus micidiale per tutti i 24 Comuni altopolesani in un quadro di sanità pubblica veneta non certo roseo, soprattutto per quelli oggettivamente più lontani dall’ospedale di Rovigo".

La proposta degli assessori e del direttore dell'Ulss è che "si ragiona per garantire il servizio grazie al Pronto soccorso dell’ospedale di Legnago, più vicino rispetto a quello del capoluogo" e che l'ipotesi sembra aver trovato l'accordo dei presenti.

Ma come? Invece di battersi per il ripristino del PS di Trecenta si accontentano di essere dirottati a Legnago? E' possibile? Ho letto bene? E i cittadini residenti negli altri Comuni dell'altopolesine?
Prima di scrivere questo post ho controllato i siti istituzionali dei Comuni di Melara, Bergantino, Castelnovo Bariano e Castelmassa per avere qualche dettaglio in più, per verificare se avevo inteso bene. Nessun cenno alla notizia pubblicata da ROVIGO.NEWS.

E' la seconda volta in pochi giorni che si parla del Pronto soccorso del San Luca e che poi l'ospedale di Trecenta scompare dalle soluzioni. Si veda in proposito, su questo blog:
Raddoppia il Ps di Porto Viro (privato convenzionato), promesse su Rovigo, fuori dai radar quello del "San Luca".

Ora ci sono pure le promesse su Legnago!

Faccio fatica a contenere l'indignazione e la rabbia per quanto sta accadendo. La sensazione di essere presi in giro come residenti nell'altopolesine è grande. L'impressione che quest'ultima notizia faccia parte di un disegno propagandistico in vista delle prossime elezioni regionali è netta.

Ma ci dovrebbe essere un limite invalicabile quando si parla di diritto alla salute. Questo limite è stato superato!


03 gennaio 2025

La giunta regionale "regala" ai privati tariffe molto salate

I più attenti ricorderanno il presidente della giunta regionale Luca Zaia invocare, un giorno si e l'altro pure, per tutte le regioni, i costi standard. Chiudeva il cerchio affermando che il Veneto garantiva prestazioni di qualità a costi inferiori a molte altre regioni, in particolare del sud.

Bene, tutto questo è acqua passata. Anzi le parti si sono addirittura invertite: il Veneto vuole spendere di più rispetto al nomenclatore tariffario approvato dal ministero della salute di concerto con quello dell'economia e della finanza. E tutto per garantire compensi più alti alle strutture private convenzionate con il servizio sanitario nazionale.

Tutte le informazioni del caso negli articoli che seguono (Il Mattino, 2 gennaio 2025).

Scarica anche la Delibera della Giunta Regionale (Dgr) n. 1251 del 29 ottobre 2024 con cui la giunta Zaia ha prorogato fino a marzo 2025 le precedenti tariffe.



Aggiornamento. La consigliere regionale Elena Ostanel (gruppo Il Veneto che vogliamo) ha presentato un'interrogazione urgente (Il Mattino, 3 gennaio 2025)



17 novembre 2024

Si ripete il calvario di un'anziana altopolesana di 97 anni al PS di Rovigo

La mancanza di un vero Pronto Soccorso a Trecenta espone gli altopolesani a disagi e rischi maggiori del resto dei residenti nel territorio dell'Ulss 5.

Il PS di Trecenta è stato declassato a Punto di Primo Intervento, tratta solo codici bianchi e verdi

Si ripete il calvario di un'anziana altopolesana di 97 anni al PS di Rovigo, di Rovigo perché a Trecenta non c'è un Pronto Soccorso ma soltanto un Punto di Primo Intervento.

La signora, residente presso la Casa di Riposo di Badia Polesine, è stata trasportata direttamente a Rovigo poiché il Punto di Primo Intervento di Trecenta non poteva gestire il caso.

Il figlio, Graziano Berto, ha reso nota la vicenda che ricalca quanto era già accaduto nello scorso mese di maggio. Allora l'Ulss 5 Polesana si era scusata per il disservizio ma, evidentemente, non ha preso alcun provvedimento affinché migliorasse l'assistenza.

Di seguito pubblico i post di Graziano Berto il quale, dopo l'esperienza di maggio, aveva puntualmente informato anche l'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin. Senza esito.

Post di Graziano Berto, 6 novembre 2024

Anche oggi una bella puntata al Pronto soccorso di Rovigo con la mamma di 97 anni. Lei è arrivata alle 9.30 di questa mattina in codice bianco per sospetta 'flebite' alla gamba sx. Dopo gli opportuni esami e visite, l'ultima alle ore 16.15, alle 20.30 siamo ancora in P.S. per attendere la diagnosi dell'ultima visita. Nello stesso tempo attendiamo l'arrivo di un'autoambulanza per il rientro in struttura.  Credo che la protesta pubblica che ho fatto a maggio 2024 NON SIA SERVITA A NULLA.  Ringrazio la dott.ssa Lanzarin e il presidente Zaia, per aver provveduto a "MIGLIORARE QUESTO SERVIZIO, INDISPENSABILE PER I CITTADINI VENETI". In fede Berto Graziano

Post di Graziano Berto, 30 maggio 2024

Ieri 29 maggio 2024 mia madre di 97 anni, non autosufficiente, ma  ancora sufficientemente presente é stata ricoverata al pronto soccorso di Rovigo verso le ore 15, per una sospetta flebite alla gamba sx. Dopo le opportune analisi, Rx alla gamba, effettuate verso le 16.30, abbiamo atteso fino alle 18.30 per avere una visita dall'ortopedico e di conseguenza la diagnosi che ha riscontrato un frattura composta sia al perone che alla tibia. Dopo aver effettuato  l'opportuno intervento medicale, il medico di turno ha stabilito che mia madre poteva rientrare in struttura protetta nella stessa serata. L'ospedale, in questi casi,  ha l'obbligo di riaccompagnare il paziente non autosufficiente nella sua residenza. Per fare questo,  si serve  di un "Taxi Ambulanza" della CIDAS , la quale è convenzionata con l'ULSS5 polesana per questo servizio. Verso le 19.15 ci viene comunicato da un'infermiere del  pronto soccorso che si occuperanno loro di contattare il trasporto. Passano le ore e noi rimaniamo in attesa dell'evolversi della situazione. Mia madre stesa sul lettino ed io al suo fianco. Alle 21.15 dopo due ore di attesa, mi viene comunicato che verso le 22 arriverà l'ambulanza. Passano le 22, le 23, alle 23.45 chiedo gentilmente se questa ambulanza é in arrivo o se forse sarebbe stato meglio ricoverarla. Mi viene risposto dall'infermiera di turno all'entrata del P.S. che dobbiamo pazientare perché c'è UNA SOLA AMBULANZA CHE FA QUESTO SERVIZIO PER TRE OSPEDALI, dal Basso Polesine a Castelbaldo(?). Faccio presente all'infermiera che mia madre ed io siamo in pronto soccorso dalle ore 15 ed ora sono le 24 e sono passate 9 ore e che forse avremo il diritto di rientrare nelle nostre case. L'infermiera non risponde e si occupa di un'altro paziente. Mi rassegno , ritorno vicino a mia madre, e cerco di rasserenarla standole vicino. Passa un'altra ora e finalmente arrivano i barellieri della CIDAS. Sono le 0.50 del 30 maggio 2024. Mia madre arriva in struttura alle 1.15 circa, il suo CALVARIO É FINITO. 

Mi chiedo É UMANO TENERE DELLE PERSONE ANZIANE NON AUTOSUFFICIENTI PER COSÌ TANTE ORE IN UN PRONTO SOCCORSO? CON MIA MADRE C'ERANO ALTRE PERSONE ANZIANE CHE HANNO DOVUTO ATTENDERE COSÌ TANTO TEMPO PRIMA DI ESSERE RIACCOMPAGNATE.  NON SAREBBE IL CASO DI POTENZIARE QUESTO SERVIZIO PER ACCELERARE I RIENTRI , O PER L'ULSS5 È UN COSTO TROPPO ONEROSO E IL CITTADINO DEVE CONTRIBUIRE ANCHE PER QUESTO SERVIZIO? CONCENTRARE TUTTO IN UN PRONTO SOCCORSO É STATA UNA SCELTA CORRETTA? Forse , anche questa esperienza vissuta in prima persona non lascerà alcun segno, ma  ciò non toglie che sia un segnale, brutto, di dove stiamo andando.

13 dicembre 2019

Casa di riposo di Badia. Il CdA non si fida dell'assessore Lanzarin e aumenta le rette


A ottobre una delegazione di familiari degli ospiti della casa di riposo di Badia Polesine strappano alcune promesse all'assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali. L'amministrazione regionale si è impegnata ad aumentare il fondo per la non autosufficianza e a incrementare il numero delle impegnative di residenzialità, scandalosamente esigue rispetto alle esigenze. In sostanza, a venire incontro alle difficoltà economiche delle strutture pubbliche.
Ma evidentemente il consiglio di amministrazione della casa di riposo non si fida delle promesse dell'amministrazione regionale e ha mantenuto in vigore l'aumento delle rette appena deciso. Rette altissime che, oltre a mettere in difficoltà le famiglie, potrebbero aggravare la situazione finanziaria della struttura.
Con un lungo e dettagliato comunicato i familiari degli ospiti informano la cittadinanza sui motivi che causano una grave difficoltà alle famiglie e minacciano il futuro della struttura.
La decisione di aumentare le rette viene definita "iniqua, ingiusta e improponibile" e ne chiedono con determinatezza il ritiro. E concludono: "Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse. Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata".
Riporto il resto integrale del comunicato e il link per scaricarlo in formato pdf.

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Comunicato del Comitato famigliare e dei famigliari

Ai famigliari della Casa del Sorriso, alle cittadine e cittadini della nostra città.


Come vi abbiamo comunicato, il 21 ottobre 2019, una delegazione dei famigliari della Casa del Sorriso è stata ricevuta dalla Dott.ssa Lanzarin; le motivazioni le conosciamo, difficoltà dell’Ente, aumento del fondo per la non autosufficienza, aumento delle impegnative di residenzialità.
Come abbiamo detto, ci sono state fatte delle proposte “speranzose” dall’Assessore ai Servizi Socio Sanitari della Regione.
Queste proposte ci sono sembrate concrete nel merito e nella sostanza. L’aumento del Fondo per la non autosufficienza, l’aumento della copertura delle impegnative di residenzialità al 90% per le strutture accreditate, una particolare attenzione per le strutture in difficoltà.
A più di un mese da quell’incontro, nella nostra casa di riposo, abbiamo osservato un graduale aumento delle impegnative residenziali, a vari livelli, che pur non avendo raggiunto la percentuale programmata, ci fa ben sperare.
Da fonti, attendibili sappiamo che questa percentuale (90%) dovrà essere raggiunta entro il prossimo marzo 2020.
Purtroppo
Con la delibera N° 51 del 17 ottobre 2019, l’attuale CDA della Casa del Sorriso, guidato dal Presidente Avv. Tommaso Zerbinati, il Vice Presidente Daniele Rossi e i consiglieri Adino Rossi, Anna Scanavacca, Carlina Valle, si è deciso di approvare, con decorrenza immediata le nuove rette di ospitalità per i nuovi ingressi di ospiti a libero mercato di € 98 al giorno per un ospite in stanza doppia e € 103 per una stanza singola.
Questa decisione scelta unilateralmente dal CDA, senza nessuna previa consultazione né con il Comitato Famigliari né con le forze sindacali, non è stata condivisa, anzi in alcune sedi è stato fatto presente quanto questa scelta sia controproducente ma soprattutto iniqua e quindi improponibile.
Controproducente, perché facciamo fatica a pensare che ci possano essere famiglie che si possano permettere una retta alberghiera pari a più di 3000 € al mese.
Che sia una struttura a 5 stelle ci sembra un po’ esagerato anche se sicuramente la professionalità degli operatori e la qualità dei servizi sono indiscutibili.
Probabilmente molte famiglie sceglieranno altre strutture meno care a parità di servizi.
Il Presidente Tommaso Zerbinati, eletto dalla giunta municipale guidata dal Sindaco Giovanni Rossi, in varie sedi ha affermato che questo aumento delle rette a 98 € in realtà si tratta di uno sconto che viene applicato all’ospite che entra in struttura senza l’impegnativa residenziale.
Questa “scontistica”, come viene chiamata, in realtà è un vero salasso per le famiglie che devono affrontare un costo così elevato.
Se invece si vuole impedire l’entrata di persone non sufficientemente abbienti rispetto a quelle con disponibilità economiche maggiore, allora lo si dica chiaramente, che si vuole creare una casa di riposo per un’elite di persone.
Con questo aumento si vuole scongiurare l’entrata di persone che non hanno già un’impegnativa residenziale. Ciò significa ridurre l’attuale numero di ospiti fino a raggiungere quelli per cui la struttura è accreditata.
Questa “soluzione” provocherebbe dei problemi a livello occupazionale ma anche per le famiglie che si troverebbero in difficoltà ad inserire il proprio caro.
Grave sarebbe se questo aumento fosse giustificato per ragioni di “cassa”, vorrebbe dire che ancora una volta, si và a chiedere ai famigliari di coprire i deficit di cassa creati in questi anni, per una o più cattive gestioni dell’Ente in questi anni.
Un'altra considerazione da fare è legata agli ospiti presenti nel nucleo SAPA (Alzheimer); al termine dei 60 giorni previsti al costo di 36 euro al giorno, si trovano ad affrontare una retta di 98 euro superiore di ben22 euro rispetto a quella precedente.
E’una proposta iniqua, perché a parità dei servizi prestati ci sarebbero degli ospiti che pagherebbero due cifre ben diverse che oscillano tra i 2350 € e i 3000 €.
Per tutte queste ragioni, pensiamo che questa delibera sia:
Iniqua, ingiusta e improponibile, chiediamo con determinatezza il suo ritiro.
Chiediamo, inoltre, che anche le attuali rette a libero mercato a 76€ al giorno, per chi è in struttura dalla data precedente alla delibera, vengano sensibilmente ridotte. Per le altre chiediamo che non vengano ulteriormente aumentate.
Crediamo fermamente che non spetti solamente ai famigliari il compito di risollevare le sorti di questo Ente, ma che spetti, alla politica, alle scelte oculate e lungimiranti, delle quali per il momento non ne vediamo né l’efficacia nè i risultati positivi.
Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse.
Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata.

Badia Polesine 04/12/2019
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