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4.4.26

La crisi colpisce la salute: 1 su 4 rinuncia a curarsi. L’insostenibile costo della salute

Indagine statistica in Veneto e Friuli commissionata dal Gazzettino.

Alla domanda: «Nell’ultimo anno ha rinunciato a visite e cure mediche perché non poteva permettersele?» il 27% risponde di Si.


Il Gazzettino, mercoledì 25 marzo 2026


3.8.25

Sanità veneta. Flavio Tosi getta la maschera: «largo ai privati»

Corriere del Veneto, 2 agosto 2025

Adesso il gioco è alla luce del sole, esplicito, persino rivendicato: si vuole togliere alla sanità pubblica a vantaggio del business della sanità privata convenzionata.

Flavio Tosi (Fi) aspirante candidato presidente per la destra alle prossime elezioni regionali, vuole completare il lavoro di privatizzazione della sanità che aveva cominciato, in un recente passato, come assessore alla sanità, allora in quota Lega.

Afferma: «Al cittadino interessa essere curato, non gli importa se dal pubblico o dal privato convenzionato, visto che il ticket è identico. Il prossimo governo regionale avrà una visione più liberale, il modello è la Lombardia».

Non spiega per quale motivo le cose dovrebbero funzionare meglio, e fa bene perché ogni euro distolto dalla sanità pubblica a vantaggio di quella privata convenzionata va ad alimentare la fuga di medici e infermieri che ben comprendono dove la politica regionale ci sta portando: nel privato ci saranno più soldi e migliori condizioni di lavoro e di reddito. E se ora mancano, in Veneto, 3.500 medici e 4.000 infermieri la politica di Tosi e alleati peggiorerà velocemente le cose: la sanità pubblica sarà ancora più in affanno, i turni saranno più pesanti, le ferie non assicurate. E la fuga di professionisti dal pubblico al privato continuerà, fino al collasso: questo è l'obiettivo Flavio Tosi.

C'è da sperare che i Veneti non si facciano stordire, ancora una volta, dalla lagna sull'immigrazione e che pensino invece a com'era la sanità regionale prima della "cura" Zaia. Quindici anni fa non si parlava di liste d'attesa, non esisteva nemmeno l'espressione "liste d'attesa", ora non c'è famiglia che non le abbia amaramente sperimentate. Per lo meno quando ottieni un appuntamento! Già perché, in molti casi, la risposta del Cup è "non abbiamo, agende" o "per il momento non c'è posto, torni la prossima settimana". E questa è una violazione della legge nazionale - le agende non possono essere chiuse se non per un massimo di 24 ore e solo per motivi tecnici - e persino di quella regionale. Ma il cittadino/elettore non lo sa e l'amministrazione regionale ne approfitta.

E' ORA DI CAMBIARE!


22.6.25

Liste d'attesa, il M5S di Rovigo critica l'Ulss 5

Il Gazzettino, 13 giugno 2025

Il Movimento 5 Stelle di Rovigo critica la gestione della sanità pubblica in Veneto e, in particolare, le liste d'attesa, la carenza di personale e la crescente privatizzazione.

Scarica il testo integrale del comunicato stampa.

L'Ulss risponde ma evita, ancora una volta, di informarci che:

  1. Le prestazioni sanitarie monitorate sono solo 70 tra le oltre cinquemila previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea);
  2. Il monitoraggio si limita a quelle 70 e considera esclusivamente le Prime visite o Primi accessi;
  3. I "Controlli" (visite ed esami) non vengono considerati e sfuggono a qualsiasi statistica.

Sulle liste d'attesa leggi anche su questo blog:

Rovigo, uno Sportello per il Diritto alle Cure aprirà a settembre

Liste d'attesa. I risultati degli Sportelli per il Diritto alle Cure dopo un anno di lavoro

Liste d'attesa. Su 42,3 milioni di euro la giunta regionale ne destina 20 all'acquisto di prestazioni dal privato convenzionato

Sanità: pagando, visita in 15 giorni. In esenzione, un anno di attesa

11.8.24

Continua lo stillicidio del "San Luca". L'Ulss 5 colpisce il Centro Trasfusionale

Da agosto il tecnico del servizio non sarà più presente. La direzione appalta le urgenze ai privati.


Mentre la Direzione dell' Ulss5 pubblicizza il reparto Riabilitazione - per l'ennesima volta, vedi Rovigo News - viene parzialmente chiuso il servizio Trasfusionale.

Da agosto, infatti, non sarà più presente il Tecnico del Servizio Trasfusionale e l'approvvigionamento delle richieste di sangue urgente presso il Trasfusionale di Rovigo verrà appaltato a una ditta esterna.

Evidente l'allungamento dei tempi di consegna del sangue (e probabilmente anche dei costi).

Con il tecnico del Centro Trasfusionale presente a Trecenta il sangue veniva consegnato dopo un'ora dalla richiesta. Ora, invece, le richieste di sangue non urgenti verranno consegnate con i fattorini interni al centro trasfusionale di Rovigo non prima di mezzogiorno e le sacche di sangue e plasma arriveranno al reparto non prima delle 14.

Ovviamente ci aspettiamo le rassicurazioni dell'Ulss: ci diranno che "in fondo per il paziente non cambia nulla", oppure che "prima la produttività non era buona", o che "così si risparmia qualche euro".

Sta di fatto che il provvedimento dell'Ulss toglie un altro tassello all'ospedale dell'altopolesine.

A metà gennaio l'Ulss ha ridotto a sole sei ore al giorno l'attività del Laboratorio analisi, con l'arrivo dell'estate sono stati ridotti i posti letto in Medicina; il Pronto Soccorso è rimasto un Punto di Primo Intervento; in quattro anni non sono state applicate le schede ospedaliere del Piano Socio-Sanitario Regionale; i posti letto attivi non sono 132, come programmato, ma forse la metà.

E ANCORA SI TAGLIA!

10 agosto 2024

Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca"


15.3.24

Presadiretta - Sanità S.P.A. Puntata dell'11 marzo 2024

Ambulatori a pagamento per decongestionare il pronto soccorso degli ospedali, medici pagati con un gettone presenza per sopperire alla carenza di organico delle strutture pubbliche, analisi nei laboratori privati per saltare liste d'attesa di mesi e mesi: la sanità italiana si sta trasformando in una società per azioni?

Presadiretta è andata negli ospedali di Lombardia e Calabria per capire se la trasformazione in atto del sistema sanitario nazionale verso la privatizzazione sia la strada giusta per assicurare il diritto alla salute dei cittadini.

Nonostante il governo Meloni abbia investito 2,4 miliardi di euro per aumentare gli stipendi, non si ferma la grande fuga del personale sanitario. Tra il 2020 e il 2022 180 mila tra medici e infermieri hanno scelto di lasciare la sanità pubblica, migliaia di loro sono fuggiti in Paesi come la Francia dove guadagnano molto di più e non sono costretti a turni massacranti.

A sostituirli negli ospedali sono arrivati i medici e gli infermieri a chiamata, comunemente detti gettonisti, perché lavorano, appunto, a gettone. Sono organizzati in cooperative e si spostano a seconda del bisogno, dell'offerta e delle condizioni.

L'Anac, l'autorità nazionale anticorruzione, ha calcolato che in 4 anni dal 2019 al 2023 i medici e infermieri gettonisti sono costati allo Stato 1,7 miliardi di euro. La spesa più alta in Lombardia con 1400 liberi professionisti in corsia. Ma c'è chi continua a lavorare nel pubblico, che ha fatto di ospedali come il Maurizio Bufalini di Cesena un polo d'eccellenza, punto di riferimento per tutti.

https://www.raiplay.it/video/2024/03/Sanita-SPA---Presa-Diretta---Puntata-del-11032024-5c2ca596-81eb-47dd-8a84-f0d8ed9d8fea.html?fbclid=IwAR0Do2bgI0pysHUPaXcdavGsr1tUEwxAoP9qJbcqVh6cmD58cRqW5Ufk7rs

8.1.24

Sanità, Remuzzi: “A che serve tagliare il cuneo fiscale se la gente non può pagare le medicine? La povertà è la prima causa di malattia”

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2024

Intervista a Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, che analizza e commenta le prospettive della sanità pubblica italiana nel 2024.

Stanziamenti esigui. "Pensate che in dollari noi spendiamo pro capite 2.500 dollari, i francesi 3.500, i tedeschi 6.000". E invece "il Servizio Sanitario Nazionale è una fonte di stabilità economica e sociale. Ed è una chiave per ridurre la povertà. Se andiamo verso la povertà, la gente si ammala e si innesca un circolo vizioso dal quale si rischia di non uscire più. Non c’è altra soluzione se non il servizio sanitario pubblico. Di questo si sono resi conto persino gli Usa dopo il Covid".

Vi invito a leggere/ascoltare l'intervista a questo link:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/06/sanita-remuzzi-a-che-serve-tagliare-il-cuneo-fiscale-se-la-gente-non-puo-pagare-le-medicine-la-poverta-e-la-prima-causa-di-malattia/7402362/?fbclid=IwAR0cD6qbwwLXeASxieRl9timbdF3A76hdIL2O3zOWYN9zs9VzuBqdxDa8tc


24.11.23

Privatizzazioni in sanità, se non ci pensa Zaia provvede il governo Meloni

Il governo aumenta i posti universitari per medicina ma privilegia il privato. Le università di Padova e Verona restano a bocca asciutta

Ignorato il parere contrario del Coreco


In sanità le privatizzazioni fanno un altro passo avanti. Dopo le case di cura private convenzionate con il pubblico, arriva ora un corso universitario di medicina, a Venezia, proposto da UniCamillus, ente totalmente privato.

Ignorato dal governo il parere contrario del Comitato regionale di coordinamento delle Università del Veneto (Coreco).

Le Università di Padova e Verona, che già avevano ottenuto un aumento del numero chiuso rispettivamente di 60 e 30 unità e che si erano dichiarate pronte ad assorbire un ulteriore incremento di posti a medicina, sono state ignorate. La ministra Bernini la preferito decretare in favore della proposta privata.

UniCamillus ringrazia - "ettecredo" direbbero a Roma - e immagino che sarà riconoscente.

Leggi l'articolo del Gazzettino del 15 novembre 2023.