22.4.07
Riabilitazione pneumologica, a che punto siamo
Poiché mi è stato chiesto un contributo sulla situazione dei pazienti del reparto di riabilitazione pneumologica dopo l'accorpamento dello stesso con altri due reparti del San Luca, ho pensato di riepilogare i fatti principali registrati dallo scorso mese di settembre ad oggi.
Ciò che segue è il testo che ho pubblicato su 'Giù le mani dal San Luca'.
Colpito un esempio di buona sanità
Un caso emblematico, il reparto di riabilitazione pneumologica.
La realtà smentisce le smentite del direttore generale. Il reparto viene accorpato a medicina. Servono garanzie sui livelli di assistenza.
In settembre arrivano le prime voci: il reparto chiude, secondo alcuni è scontato, una decisione presa da tempo. A inizio mese registro la sospensione del servizio domiciliare ai pazienti tracheostomizzati, comincio a contattare quelli che conosco e a trovare conferme. Sulla stampa però il direttore generale dell’Ulss continua a smentire ogni cosa, anzi afferma che i servizi saranno potenziati (Gazzettino e Resto del Carlino del 20 settembre); gioca sul termine ‘riabilitazione’ e nasconde l’intenzione di cancellare il reparto di riabilitazione pneumologica. Sapremo poi che lo stesso direttore, in data 26 settembre 2006, ha emanato un decreto (il n. 699) con cui ‘scioglie’ il reparto all’interno di quello di medicina. Tra fine settembre e i primi di ottobre i degenti verranno frettolosamente dimessi o trasferiti a Rovigo.I pazienti pneumologici non cessano mai di essere tali, si conoscono e parlano tra loro. Provo ad organizzare la ‘resistenza’, il passaparola funziona e il 22 settembre ci troviamo in varie decine davanti all’ospedale. Raccogliamo le firme dei presenti e dei visitatori su una petizione popolare che chiede il mantenimento del reparto e l’aiuto degli amministratori comunali e dei parlamentari polesani. A fine mattinata le firme saranno 270, oltre 1000 a fine mese, diventeranno 2.324 alla fine della raccolta. Viene creato questo blog e iniziamo un’assidua attività di mailing per informare pazienti e amministratori locali.
Si attivano i comuni del distretto sanitario e altre istituzioni. Il 28 settembre se ne parla in consiglio a Castelguglielmo, il 29 a Lendinara. L’immediata mobilitazione dei pazienti e dei loro familiari, costituitisi in comitato, ottiene la ripresa del servizio domiciliare già dal mese di ottobre.Una delegazione della conferenza dei sindaci incontra, il 3 ottobre, il direttore generale dell’Ulss. Il 2 ottobre il comune di Trecenta approva i contenuti della petizione popolare. L’assessore provinciale alla sanità chiede l’intervento della giunta regionale. Vengono presentate due interrogazioni in consiglio regionale (Carlo Alberto Azzi e Pietrangelo Pettenò). A fine ottobre, come pazienti e loro familiari del reparto di pneumologia, proponiamo ai 22 comuni del distretto sanitario l’adozione di un ordine del giorno che, ad oggi, è stato approvato da quattordici consigli comunali. Il documento chiede al direttore generale dell’Ulss il ripristino dei posti letto e dei livelli di assistenza sanitaria, che sia assicurata la presenza del personale medico e infermieristico proprio del reparto di pneumologia, che non venga disperso il bagaglio di competenze maturato a Trecenta in anni di esperienza ospedaliera e domiciliare.
Il 13 novembre la V commissione del consiglio regionale riceve una delegazione di amministratori comunali. Sono così illustrati anche i problemi dei pazienti pneumologici e consegnate le firme raccolte sulla petizione.
Il 20 novembre si riunisce la conferenza dei sindaci dell’Ulss 18, che decide di inviare una delegazione al San Luca. Il sopralluogo verrà effettuato il 30 novembre. Con molto ritardo, il 15 gennaio, viene pubblicato il relativo verbale. Pesanti le critiche. Innanzi tutto sul mantenimento dei posti letto, non conformi alle dotazioni previste dalle schede regionali. Ma i sindaci temono una progressiva e silenziosa spoliazione di funzioni del San Luca, tale da provocare i presupposti per poter ridimensionare, o accorpare o, ancora, trasferire servizi o reparti presso l’ospedale di Rovigo. Concludono minacciando la mobilitazione della popolazione se non saranno richiesti e considerati i loro pareri e dichiarando che è stato istituito il diritto dei comuni alla vigilanza sull’operato della direzione dell’Ulss. Insomma ‘del direttore generale non ci fidiamo più’, questa sembra essere la convinzione maturata.
A metà dicembre un nuovo decreto del direttore generale (il n. 921) propone alla regione Veneto di ridurre da 222 a 208 i posti letto del San Luca, un taglio di 14 unità che corrispondono esattamente ai posti letto che aveva pneumologia (10 ordinari e 4 di terapia semintensiva).
In gennaio, nuova riunione della conferenza dei sindaci che decide un secondo sopralluogo al San Luca per il 6 febbraio. Il relativo verbale non è ancora stato reso noto ma trapela qualche anticipazione. Alla domanda per noi essenziale “i pazienti che prima del decreto venivano accolti nell’ospedale di Trecenta, troveranno, tutti, ancora posto nelle corsie del San Luca?” è stata data una risposta preoccupante: “dipenderà dalla gravità”. Attenzione, questo non è accettabile! Il decreto 699 trasferisce tutte le funzioni, il personale e le attrezzature precedentemente di pertinenza del reparto di pneumologia al reparto che l’ha assorbito. Per i pazienti tutto deve essere come prima.
Ai comuni, alla provincia e ai parlamentari polesani chiediamo che esprimano tutto ciò che è in loro potere affinché, presso l’ospedale di Trecenta, siano garantiti, per i pazienti pneumologici, le medesime possibilità di cura che esistevano prima dell’accorpamento. Quindi serve, innanzi tutto, ripristinare i posti letto e mantenere la presenza del personale specialistico.
Ringrazio la stampa locale per l’attenzione che dedica ai nostri problemi.
Pietro Tosarello
Pazienti e loro familiari del reparto di Pneumologia di Trecenta
e-mail: tosarello@alice.it
Giù le mani dal San Luca, dateci i servizi promessi
Pubblichiamo di seguito l'intervento di Guglielmo Brusco, assessore provinciale alla sanità.
Problemi del S. Luca: come prendere in giro una comunità
Le vicende dell’Ospedale S. Luca hanno portato l’Altopolesine ad essere spogliato di 4 ospedali che poco più di 20 anni fa avevano circa 600 posti letto. In cambio ne abbiamo uno con soli 208 posti letto.
Agli altopolesani furono fatte promesse che non sono mai state mantenute. Si partì con una prima ipotesi di un nuovo ospedale con 500 posti letto, poi si passò ad un’altra che ne prevedeva 450 (quella presentata nel 1988 a Trecenta dal Presidente del Veneto Bernini e dal Dr. Gianni Tessari) per passare via via a 350, a 270, a 241, a 177, a 222 fino agli odierni 208.
Insomma, all’Altopolesine la Regione ha dato circa un terzo di quello che aveva promesso. In compenso però ha speso più del doppio.
Per cercare di essere concreto cercherò di fornire informazioni utili a capire la gravità della situazione. A proposito del S. Luca valutiamo qualche numero:
1 nel 1995 c’erano in totale 241 posti letto diventati 193 verso fine 2002 e 208 nel 2007. In sostanza ne abbiamo persi 33, pari al - 13,7%.
2 nel 1995 c’erano 97 posti letto nell’Area di Medicina contro i 76 odierni (- 21 posti e – 21,7%).
3 Sempre nel 1995 l’Area Chirurgica aveva 74 posti letto che oggi invece sono solo 52 (- 22 posti e - 42%).
4 L’Area Materno Infantile nell’anno sopraccitato aveva 30 posti contro i 20 attuali (- 10 letti e - 33%).
5 Nello stesso periodo passiamo dai 15 primari del 1995, ai 6 del 2002, per finire ai 3 del 2007 (- 12 primariati - 800%).
Se a questo aggiungiamo che:
- al Pronto Soccorso c’è poco personale per affrontare i bisogni della gente
5 si sono indeboliti in questi ultimi 4 anni i servizi di cardiologia e di oculistica
6 si è praticamente chiuso il reparto di Riabilitazione Pneumologica
7 si sono persi professionisti come il Dr. Furlani, la D.ssa Roveran, il Dr. Ronchin, il Dr. Fantinati, il Dr. Mari, ecc.
8 non si sono attivate le previste riabilitazioni
9 dopo le ore 17 al Pronto Soccorso di norma non si trovano pediatri, cardiologi e ortopedici
10 si è indebolito il servizio di otorino, ecc. ecc.
In compenso si sono rafforzati i Privati e si può ben capire che non siamo certo in buone acque. Non dobbiamo però perdere la speranza. Infatti laddove i servizi ci sono, grazie anche allo spirito di sacrificio del personale, la qualità delle prestazioni è buona e i cittadini vengono volentieri. Non è vero che la gente è scoraggiata dagli articoli che appaiono sulla stampa. La gente non va al S. Luca perché non trova certi servizi e certe figure. Per fare qualche esempio: chi va in un Pronto Soccorso con una frattura, sapendo che non c’è l’ortopedico? Chi porta sempre al Pronto Soccorso un bimbo, sapendo che non c’è il pediatra?
Insomma, dateci i servizi promessi per i nostri 85.000 abitanti e il S. Luca ritroverà il ruolo per il quale era stato costruito.
Guglielmo Brusco
Assessore provinciale alla Sanità
20.4.07
Giù le mani dal San Luca, Trecenta non sia secondaria a Rovigo
E' stato diffuso in questi giorni nei comuni dell'alto polesine un ciclostilato intitolato Giù le mani dal San Luca, un titolo esplicativo per un progetto che mira a raccogliere tutte le risorse disponibili a salvare l’ospedale di Trecenta, indipendentemente dagli schieramenti e dalle appartenenze politiche.
Pubblichiamo di seguito l'intervento del dott. Massimo Lincetto, consigliere comunale di Trecenta, rappresentante dell'Associazione per la difesa del San Luca.
No ad un unico ospedale su due sedi: Trecenta non sia secondaria a RovigoRingrazio il Consigliere Comunale Michele Franchi, che s’è fatto promotore di questa campagna di sensibilizzazione ed informazione nei confronti della popolazione, sull’attuale situazione del S. Luca di Trecenta, per avermi invitato ad esprimere la mia opinione.
A lui, come a me ed ad altri amministratori, sono giunte e giungono le lamentele dei Cittadini per com’è attualmente strutturato ed organizzato il nostro ospedale. Sono le stesse persone che ci hanno delegato a rappresentarli e che l’attuale Amministrazione dell'ULSS sembra considerare così poco. Cittadini a cui dobbiamo invece dar voce e render conto. E’ evidente come il presente, ma ancor più il futuro, del S. Luca destano fondate preoccupazioni.
La mia opinione su com’è strutturata la sanità nell’Altopolesine, è nota da tempo. Le mie critiche sono iniziate ancora nel 2003, non appena s’è rivelato il piano gestionale dell’attuale Direttore Generale dott. Marcolongo. Piano poi attuato in sostanza, senza colpo ferire, nonostante le proteste di alcune figure istituzionali (poche) e grazie al silenzio di quegli amministratori (molti), che hanno troppo spesso ritenuto la materia sanitaria un tabù al di la delle loro competenze e/o capacità. Quasi un fastidio da delegare al “Tecnico” di turno. Spesso trincerandosi dietro alla realtà che ”tanto il Direttore Generale fa quello che vuole e risponde direttamente a Galan”; dimenticando che la politica è partecipazione, presa di posizione ed anche ricerca di soluzioni non codificate.
Il risultato di tutto ciò che noi oggi ci troviamo di fronte, discende dalla concezione di Marcolongo di avere: “un unico(!) ospedale su due(!) sedi”. Ciò significa, in estrema sintesi, che c’è una suddivisione dei compiti assistenziali: a Trecenta è relegata parte dell’attività programmata, mentre Rovigo copre l’acuzie (oltre a tutto il resto).
Non è un caso se tutte le strutture direttive o sono a Rovigo, o sono in procinto d’esservi trasferite. I due ospedali proclamati paritetici, hanno nella realtà peso specifico ben diverso ed evidente agli occhi di tutti noi. A Trecenta abbiamo un ospedale dove per troppe patologie si trova assistenza solo secondo l’ora od il giorno in cui si arriva. Dopo, tutti a Rovigo o dove meglio si preferisce.
Ma per Marcolongo questo non è certo un problema, tanto secondo lui (sono sempre parole del Direttore Generale) i cittadini altopolesani “sono abituati tropo bene” ed “è ora che imparino a spostarsi”.
E’ ora invece che la gente conosca queste cose, prenda posizione e si schieri anche contro quei politici locali che giustificano e sostengono l’operato di questo Direttore che tiene in poco o nullo conto la precaria viabilità esistente, l’età media avanzata della nostra gente, le sfavorevoli condizioni climatiche e la conformazione del territorio.
Non dobbiamo dimenticare mai che il S. Luca è nato lì, perché lì serviva. Ed è il risultato della riunificazione dei quattro ospedali prima esistenti in Altopolesine. Ora fattivamente vogliono toglierci anche questo? E in nome di cosa poi, forse della razionalizzazione? Una razionalizzazione che in molte province del Veneto è ancora solo sulla carta! O forse sulla base di chissà quale economia di gestione, che dall’analisi dei conti dell’ULSS 18 fatta dall’Assessore Provinciale alla Sanità (non ho letto smentite in proposito) tanto economica non pare.
O forse più semplicemente c’è dell’altro che al momento… ci sfugge.
Io e gli altri componenti il Tavolo di Lavoro, che a Trecenta opera in collaborazione con le Associazioni dei cittadini per la salvaguardia del S. Luca, abbiamo già portato nelle varie sedi istituzionali (Regione Veneto, V Commissione, Assessore alla Sanità Tosi, Comuni) questa problematica che riteniamo fondamentale ed irrinunciabile per il nostro territorio. Abbiamo raccolto le firme di protesta di oltre 5000 cittadini e ci battiamo, in modo trasversale alle varie componenti politiche, perché il S. Luca ritorni ad essere un vero ed autonomo ospedale per acuti e non una dependance di Rovigo. Se poi, all’interno della struttura, c’è spazio per delle “eccellenze” che ben vengano! Ma devono essere in aggiunta e non in sostituzione dell’operatività di base.
Attenzione! non lasciamoci abbagliare dal solito specchietto per le allodole.
L’integrità della salute è troppo importante per trascurarla. Non dimentichiamo che riguarda tutti, indistintamente dal credo e dalla fede politica, ragion per cui tutti siamo indistintamente chiamati ad impegnarci.
Solo se faremo sentire forte la nostra voce, possiamo ancora sperare di cambiare questa situazione che si consolida sempre più ogni giorno che passa.
Massimo Lincetto
consigliere comunale di Trecenta
rappresentante dell'Associazione per la difesa del San Luca.
18.4.07
Giù le mani dal San Luca: rimettere al primo posto il paziente
Il suo promotore, Michele Franchi, consigliere comunale di Ficarolo, ha aperto la pubblicazione con l'articolo che riproduciamo di seguito.
L'azione vessatoria della direzione generale ha portato disaffezione dei cittadini.
Parte un progetto per una sanità diversa. Per rimettere al primo posto il paziente.
E' tempo che chi amministra la nostra sanità torni ad ascoltare la voce della gente.
"Giù le mani dal S.Luca" è un progetto a cui ho dato vita e che ha l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sui problemi della sanità altopolesana, attraverso conferenze come quelle già realizzate a Bagnolo Po e Ficarolo e attraverso questo giornalino che verrà distribuito a cadenza periodica nei locali pubblici dell'altopolesine. Importanti alleati in questa battaglia sono l'ass. provinciale alla sanità Guglielmo Brusco, il dr Massimo Lincetto, cons.comunale a Trecenta e Piero Tosarello, in rappresentanza dei pazienti e dei familiari del reparto pneumologico del S.Luca. La gran parte dei politici altopolesani non sta facendo molto per difendere il nostro ospedale, sembra quasi si tratti di un tema di serie B. Parlando dell'argomento, suscitando interesse tra la gente, vogliamo indurre i parlamentari nonchè assessori regionali dell'altopolesine a rendersi conto della gravità della situazione, affinchè si diano da fare a livello regionale per un maggior rispetto della nostra sanità.
Già a partire dal prossimo numero del giornale spero di poter ospitare i vostri commenti, non importa se contrari o favorevoli al nostro operato o alla nostra opinione, l'importante e che se ne parli, che si discuta, che i cittadini tornino padroni della loro sanità.
Non si tratta di politica, alcune delle persone sopra citate (come me) sono di centro-destra, altre di sinistra; si tratta di sanità, un bene di tutti e per il quale è necessario, se non doveroso, superare certe barriere partitiche.
L'ospedale S.Luca di Trecenta era classificabile, fino a pochi anni fa, come uno dei migliori d'Italia nel suo genere. La struttura da un punto di vista del budget si automanteneva, la produzione ospedaliera causata dalla forte mobilità attiva riusciva a coprire le spese gestionali. Il pronto soccorso era in guardia attiva 24h su 24, con la possibilità di utilizzare gli specialisti nelle diverse branche. Soprattutto, l'ospedale S.Luca rappresentava un luogo sereno dove lavorare per i medici e per il personale infermieristico e un punto di riferimento per tutti i cittadini altopolesani.
Oggi non è più cosi. L'azione vessatoria nei confornti della struttura ha portato disaffezione del personale, riduzione dei ricoveri, dell'attività specialistica, della mobilità. Tuttavia, contrariamente a quanto si penserebbe, le spese sono aumentate, perchè meno pazienti significa meno introiti. I primari sono passati da 9 a 3, anche i posti letto con il recente accorpamento sono stati ridotti di qualche unità. Il pronto soccorso dopo le 17:00 non è più associato ad attività specialistica, laddove sia necessario un intervento più specifico il paziente è mandato a Rovigo. Per non parlare poi dei servizi e dei reparti venuti a mancare e di altri accorpati tra loro (pneumologia, cardiologia ecc ecc). Oggi la popolazione non trova più elementi di sicurezza nell'ospedale e si rivolge ad altre strutture, pubbliche (Ferrara, Legnago, Pieve di Coriano), o private (S.Maria Maddalena).
Ad aggravare la situazione si aggiungono i commenti del direttore generale Dottor Marcolongo, che in una recente Conferenza dei Sindaci, ha dichiarato che la rimodulazione organizzativa non ha portato alcun disagio per i pazienti. "Non sono i trenta chilometri che fanno la differenza, i pazienti erano abituati bene contro il loro interesse"-ha sostenuto Marcolongo, e poi ancora:"è bene che si sposti il paziente, non sempre decentrazione è eccellenza, a volte è decadimento. Si dice che prima l'opedale funzionasse bene, in realtà prima era considerato funzionante da chi non era attrezzato da un punto di vista tecnico. Noi abbiamo esperienza e i numeri ci danno ragione". Oltre a queste pesanti affermazioni è necessario sottolineare l'assoluto disinteresse del Dr Marcolongo verso il parere delle associazioni e degli amministratori che ne criticano o più in generale ne mettono in discussione l'operato. Non c'è da parte sua nessuna volontà di confornto.
Noi abbiamo in mente un'idea di sanità diversa da quella che attualmente viene messa in pratica in polesine, un' idea di sanità dove al primo posto non siano i bilanci, i soldi, gli interessi, ma dove al primo posto sia il paziente, la persona.
Per questo non possiamo dirci d'accordo con chi ritiene che Trecenta debba essere trasformata in una struttura secondaria rispetto a Rovigo, con chi ritiene che il paziente debba spostarsi. Si tratta di idee assurde, da falsi medici. Si spostino loro, vengano a sentire cosa ne pensa la gente.
Studiando il caso S.Luca emerge negli ultimi anni una precisa strategia: attraverso riduzioni di servizi, accorpamento di reparti, vogliono creare disaffezione tra la gente nei confronti del S.Luca. Il loro obiettivo è questo: vogliono diminuire il numero di pazienti e poi avere la scusa per chiudere l'ospedale.
A loro noi diciamo: giù le mani dal S.Luca, giù le mani dal nostro ospdale!!
Michele Franchi
cons.comunale Ficarolo
franchifranchi@libero.it
14.4.07
Giù le mani dal San Luca. A Canda pubblico numeroso e partecipe
Giù le mani dal San Luca è un progetto che si è concretizzato con la pubblicazione di un ciclostilato diffuso in questi giorni. Il suo promotore, Michele Franchi, consigliere comunale di Ficarolo, ha introdotto la serata enunciandone lo scopo: raccogliere tutte le risorse disponibili a salvare l’ospedale di Trecenta, indipendentemente dagli schieramenti e dalle appartenenze politiche.
Subito dopo Guglielmo Brusco, assessore provinciale alla sanità, ha fornito una quantità di dati che mirano a dimostrare la fallimentare gestione dell’Asl 18 da parte del suo direttore generale, Adriano Marcolongo. Nonostante i tagli, le riduzioni di servizi e gli accorpamenti che hanno colpito, in particolare, il San Luca l’ultimo bilancio consuntivo reso noto si è concluso con un disavanzo record di 51 milioni di euro.
Stefano Pelà, sindaco di Canda, ha dichiarato che sull’ospedale di Trecenta non ci devono essere steccati: l’unico obiettivo è tenerci saldo il San Luca.
Per quanto mi riguarda ho raccontato le vicende del reparto di riabilitazione pneumologica attirando l’attenzione dei presenti sul ruolo del direttore generale dell’Asl e sull’importanza della mobilitazione popolare a difesa dei servizi resi dall’ospedale. Il problema attuale è garantire il ripristino dei posti letto per i pazienti pneumologici. E su questo ho chiesto l’intervento decisivo dei sindaci, le figure istituzionali che meglio rappresentano le comunità locali e le necessità della popolazione.
Gilberto Bianchini, in rappresentanza dell'Associazione per la difesa del San Luca, ha sostenuto che l’idea del direttore generale dell’Asl di un ospedale su due sedi, Rovigo e Trecenta, è deleteria per il San Luca. Ha citato, come altri intervenuti il grave problema della funzionalità del pronto soccorso dopo le ore 17 e nei giorni festivi e prefestivi. Bianchini ha riservato una nota polemica al presidente della conferenza dei sindaci Oscar Tosini di cui, ha dichiarato Bianchini, non condivide l’azione.
Michele Franchi, a conclusione degli interventi dei relatori, è tornato sul problema del pronto soccorso e ha ricordato che, in questi anni, i primari del San Luca sono stati ridotti da 12 a 3 soltanto. Suscitando un certo scalpore ha riferito alcune dichiarazioni del direttore generale dell’Asl in occasione della conferenza dei sindaci del 20 novembre scorso, quando ha affermato che alcuni medici andrebbero licenziati perché parlano troppo.
Dal pubblico sono intervenuti alcuni cittadini di Canda e l’ex sindaco di Lendinara Piero Bassani, il quale ha affermato che i comuni devono mettere i bastoni fra le ruote al direttore generale e ha proposto di non approvare, per protesta, il bilancio dell’Asl per i servizi sociali.
Pietro Tosarello
8.4.07
I medici di medicina generale criticano l'ASL 18
Riportiamo il testo della lettera con cui la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, sezione di Rovigo, pone in evidenza una nutrita serie di problemi rilevati nella nostra Asl. Primo destinatario è ovviamente il massimo dirigente dirigente dell’Asl stessa, il direttore generale.
Si tratta di un documento molto specialistico che richiederebbe un approfondimento a scopo divulgativo. Data la rilevanza delle critiche avanzate rispetto alla gestione della sanità nel medio e nell’alto polesine abbiamo ritenuto opportuno pubblicarlo subito integralmente, con l’impegno a riportare eventuali approfondimenti in successive occasioni.
FIMMG
Federazione Italiana Medici di Medicina Generale
Sezione Provinciale di Rovigo – Via Silvestri 6, 45100 Rovigo
Tel. 0425 28426 Fax 0425 28620
Rovigo lì, 02 Aprile 2007
-AL DIRETTORE GENERALE ASL18 ROVIGO DOTTOR ADRIANO MARCOLONGO
-AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI DELLA PROVINCIA DI ROVIGO DOTTOR FRANCESCO NOCE
-AL PRESIDENTE CONFERENZA DEI SINDACI DELLA PROVINCIAA DI ROVIGO OSCAR TOSINI
-ALL’ASSESSORE ALLA SANITA’ DELLA PROVINCIA DI ROVIGO GUGLIEMO BRUSCO
-AL PRESIDENTE DEL COMITATO REGIONALE VENETO PER LA MEDICINA GENERALE
-AL SEGRETARIO REGIONALE FIMMG VENETO DOTTOR GIUSEPPE GRECO
Oggetto: criticità nella assistenza territoriale delle ASL 18 Rovigo della Regione Veneto
Il Direttivo Provinciale FIMMG, dopo valutazione approfondita e condivisa con gli iscritti
(Verbale assemblea del 28-03-2007) sull’andamento dei percorsi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione oltre che dei progetti ed interventi assistenziali finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di salute enunciati nei Patti Aziendali per il territorio in oggetto,
RITIENE DOVEROSO EVIDENZIARE LE SEGUENTI CRITICITA’ EMERSE:
A) La mancanza di effettiva traduzione operativa dei progetti, elaborati, discussi e condivisi, relativi a patologie rilevanti e diffuse tra la popolazione che ha determinato:
· inadeguatezza delle risposte ai bisogni emergenti di tali patologie,
· sottoutilizzo delle potenzialità clinico - gestionali dei medici di famiglia e delle forme associative esistenti,
· scarsa integrazione fra i vari servizi distrettuali ed operatori delle cure primarie,
· dubbia razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse.
B) La mancata elaborazione o attivazione di strumenti facilitatori nella gestione dei percorsi burocratici, correlati ai processi assistenziali, che ha comportato:
· rallentamenti nell’erogazione delle prestazioni,
· ulteriori disagi ed aggravi economici ai pazienti “fragili” ed ai loro famigliari,
· utilizzo improprio e spesso afinalistico dell’organizzazione del medico di famiglia,
· una burocrazia aggressiva sulle formalità e demotivante sulla sostanza ( richiamo scritto per una confezione di lancette pungidito in più, per contro assenza di un elenco aggiornato di pazienti diabetici)
· continue carenze nella gestione dei Piani Terapeutici, nella notifica delle esenzioni per patologia, nella applicazione delle note AIFA nonostante il contributo dato dai mmg per risolvere le lacune passate ed indicare soluzioni strategiche per il futuro che non fossero di danno per il cittadino e per il sistema,
· conflittualità e sfiducia dei cittadini nei confronti del SSN e degli operatori sanitari.
C) La diffusa sensazione che manchi, in chi deve programmare e gestire la risposta alle reali necessità dell’assistenza sul territorio, la sensibilità, la consapevolezza e l’autorevolezza per:
· lo sviluppo di processi di integrazione ospedale-territorio condivisi, visibili e valutabili oltre che sostenuti da risorse adeguate per la continuità delle cure nel paziente fragile (ADI, dimissioni protette, pazienti oncologici, progetto femore ?, progetto ictus ? percorsi assistenziali preferenziali o agevolati alternativi al ricovero)
· la costruzione ed organizzazione di interventi di prevenzione efficaci, duraturi e partecipati nelle finalità e nell’attuazione da tutti gli operatori interessati.
D) La mancanza di un progetto di partnership fra l’Azienda e la Medicina Generale che si basi:
· sulla condivisione nella formulazione e programmazione delle attività assistenziali sul territorio,
· sulla valutazione ed sul monitoraggio congiunti delle attività distrettuali ai fini di rendere gli interventi assistenziali sempre più consoni ai bisogni rilevati,
· sul riconoscimento puntuale dei sott’obiettivi raggiunti nei Patti attraverso una reportistica appropriata e verificabile,
· sul rispetto e sulla valorizzazione delle funzioni degli istituti previsti e delle commissioni istituite come strumenti di crescita per la professione e per l’organizzazione delle cure primarie.
Il Direttivo rileva come tali criticità costituiscano fattori di ostacolo al perseguimento di qualità ed appropriatezza nelle assistenza socio sanitaria sul territorio e siano altresì d’impedimento per una condivisione di obiettivi di salute per i futuri Patti Aziendali.
Con osservanza.
IL DIRETTIVO PROVINCIALE
FIMMG ROVIGO
7.4.07
Canda, "QUALE FUTURO PER L'OSPEDALE S. LUCA?"
ore 21.00
presso la Sala civica (all'interno del municipio) del Comune di Canda
Incontro:
“Quale futuro per l'ospedale San Luca?”
Introduce Stefano PELA' - Sindaco di Canda
Interventi a cura di:
Michele FRANCHI
consigliere comunale di Ficarolo, responsabile del progetto “Giù le mani dal San Luca”
Pietro TOSARELLO
in rappresentanza dei familiari e dei pazienti del reparto di pneumologia di Trecenta
Guglielmo BRUSCO
assessore provinciale alla sanità
Gilberto BIANCHINI
consigliere comunale di Trecenta, in rappresentanza dell'Associazione per la difesa del San Luca
PARTECIPIAMO IN TANTI PER DIFENDERE IL FUTURO DEL NOSTRO OSPEDALE!
1.4.07
Ficarolo, approva odg per pneumologia al San Luca

22.3.07
Ficarolo, pneumologia in consiglio
Giovedì prossimo, 29 marzo 2007, il consiglio comunale di Ficarolo discuterà il documento che, come familiari dei pazienti pneumologici, abbiamo proposto ai comuni del distretto sanitario. Se approvato, saranno quattordici i comuni dell'altopolesine ad aver adottato una deliberazione analoga. E' un sostegno concreto per il mantenimento delle possibilità di cura, per i pazienti pneumologici, presso l'ospedale di Trecenta.18.3.07
Badia Polesine, consiglio unanime contro lo svuotamento del San Luca
Contrari al ridimensionamento del San Luca. Il consiglio comunale vota all'unanimità
Così il quotidiano Il Gazzettino titola l'articolo di Paolo Aguzzoni che riporta le parti essenziali della discussione avvenuta sulla nostra proposta di ordine del giorno (seduta del 15 marzo 2007) a proposito delle conseguenze dell'intervenuto accorpamento del reparto di riabilitazione pneumologica ad altri due reparti dell'ospedale 'San Luca' di Trecenta.
Il sindaco Paolo Meneghin, presentando l'ordine del giorno, ha detto : «Con la ristrutturazione del servizio effettuata a settembre dal direttore dell'Uls 18 Adriano Marcolongo, che ho appresa solo dalla stampa, ci sono stati dei disagi soprattutto nei primi mesi. Come Conferenza dei sindaci abbiamo effettuato due sopralluoghi e debbo dire che le precisazioni che la direzione generale ci ha fornito non ci hanno del tutto soddisfatti anche se la stessa ha dato notizia di altri investimenti per il San Luca per portarvi tutta la riabilitazione dell'Ulss 18».
E ha concluso: «Trecenta deve rimanere un ospedale per acuti e ci preoccupano eventuali decisioni della Regione in senso opposto. Non siamo d'accordo con quello che dice Marcolongo: un ospedale in due sedi; così si declassa Trecenta».
Il consigliere Giovanni Rossi ha dichiarato: «Non so come andrà a finire per me, perchè sono dipendente dell'Ulss 18, ma non posso non dire che il decreto di fine settembre che ristruttura il servizio di pneumologia è in perfetto stile marcolonghiano: sembra non succeda nulla e poi ci sono solo tagli. Mi chiedo: perchè non ha fatto altrettanto a Rovigo? Perchè tagliare solo a Trecenta ?».
Inoltre, il consigliere Rossi ha aggiunto: «All'apertura di Trecenta , un ospedale costruito per 380 posti letto, c'erano dodici primari, dopo la riorganizzazione di settembre ce ne sono solo tre e nel frattempo i posti letto sono ridotti a un terzo: con questi presupposti si fa un ospedale per acuti? Chiaramente Marcolongo è di fatto un commissario che penalizza l'Alto Polesine speriamo che i suoi regali siano finiti».
Il consigliere Claudio Brusemini ha aggiunto: «Il documento che approviamo stasera purtroppo rischia di non avere nessun effetto perchè Marcolongo non ascolta nessuno e va per la sua strada». Meneghin ha chiuso dicendo: «Solo la Regione può a questo punto intervenire: stasera mi sento di dire che i nostri successi su questo fronte sono stati molto pochi». L'ordine del giorno è stato approvato all'unanimità.
E' possibile visualizzare integralmente l'articolo, per trenta giorni, tramite la Ricerca Online (parola chiave Trecenta, data 18 marzo 2007) oppure cliccando qui.
Nota: le parti in corsivo sono tratte dall'articolo citato.
Riferimenti su questo blog:
Per il sopralluogo della delegazione della conferenza dei sindaci effettuato al San Luca il 30 novembre, clicca qui.
Per il sopralluogo del 6 febbraio, clicca qui.
17.3.07
Pneumologia al San Luca, Badia approva
Nella seduta del 15 marzo 2007 il consiglio comunale di Badia Polesine ha approvato all'unanimità l'ordine del giorno proposto dal comitato Pazienti e loro familiari del Reparto di Pneumologia di Trecenta.Salgono così a tredici i comuni del distretto sanitario che sostengono le ragioni dei cittadini dopo l'accorpamento del reparto di riabilitazione pneumologica ad altri due reparti del San Luca. Ringraziamo gli amministratori comunali di Badia Polesine.
E' questa un'ulteriore testimonianza dell'accresciuto interesse degli amministratori comunali nei confronti delle decisioni del direttore generale che, a più riprese, hanno interessato l'ospedale di Trecenta.
In particolare, col decreto n. 699 del 26.09.2006, è stato deciso di raggruppare alcuni reparti suscitando l'allarme dei pazienti del reparto di pneumologia e dei loro familiari.
In particolare, la nostra proposta prevede la richiesta, al Direttore Generale dell’Ulss n. 18, dei seguenti punti:
- il ripristino dei posti letto e dei livelli di assistenza sanitaria già erogati dal reparto di pneumologia di Trecenta, prima dell’adozione del decreto n. 699 del 26/09/2006 e, in particolare, dell’applicazione che ne è stata materialmente data;- che venga assicurata la presenza del personale medico e infermieristico proprio del reparto di Pneumologia;- che non venga, in alcun modo, disperso il bagaglio di competenze maturato a Trecenta in anni di esperienza ospedaliera e domiciliare.
Delle problematiche del San Luca si è discusso in due recenti dibattiti a Ficarolo e a Bagnolo di Po.
12.3.07
Bagnolo di Po, "QUALE FUTURO PER L'OSPEDALE S. LUCA?"

Sala consiliare comune di Bagnolo di Po
convegno:
"QUALE FUTURO PER L'OSPEDALE S. LUCA?"
Introduce: Pietro Caberletti, sindaco di Bagnolo di Po
Interventi di:
Guglielmo BRUSCO - ass.provinciale alla sanità
Michele FRANCHI -cons. comunale Ficarolo
Piero TOSARELLO -in rappresentanza dei pazienti e familiari del reparto pneumologia di Trecenta-
Dott. Massimo LINCETTO - in rappresentanza dell'Associazione per la difesa del San Luca
Vieni anche tu a far sentire la voce dei cittadini per la difesa del nostro ospedale!!
11.3.07
Qualche indicazione dal sopralluogo al San Luca (febbraio 2007)

Il primo sopralluogo all’ospedale di Trecenta, va ricordato, è nato dalla discussione che si è avuta durante la riunione della conferenza dei sindaci del 20 novembre a proposito dell’accorpamento del reparto di riabilitazione pneumologica ad altri due reparti.
A seguito di quel primo controllo, la conferenza dei sindaci, nella riunione del 15 gennaio, ha acquisito un documento molto critico da parte della delegazione incaricata. In quella occasione è stato deciso di dar corso a un ulteriore sopralluogo allo scopo di verificare lo stato di attuazione dei programmi annunciati da parte dell’Ulss.
Durante il secondo sopralluogo, effettuato lo scorso 6 febbraio, l’attenzione della delegazione è stata in parte distolta dal punto di partenza e cioè evitare che l’accorpamento dei reparti si riflettesse negativamente sui servizi ospedalieri e domiciliari erogati dalla riabilitazione pneumologica prima del decreto n. 699 del direttore generale dell’Ulss.
I pazienti pneumologici.
Tutta una serie di provvedimenti riorganizzativi è stata presentata agli amministratori comunali ma c’è chi non si è fatto distrarre e ha posto la domanda che, come familiari di pazienti pneumologici, ci sta più a cuore e cioè: i pazienti che prima del decreto venivano accolti nell’ospedale di Trecenta, troveranno, tutti, ancora posto nelle corsie del San Luca? Oppure, i pazienti più gravi saranno destinati (confinati?) in terapia semintensiva? O saranno inviati all’ospedale di Rovigo?
La risposta ricevuta dai sanitari presenti per conto dell’azienda non è stata risolutiva: dipenderà dalla gravità del caso singolo.
Attenzione, questo non è accettabile! Il decreto 699 trasferisce tutte le funzioni, il personale e le attrezzature precedentemente di pertinenza del reparto di pneumologia al nuovo reparto che l’ha assorbito. Per i pazienti tutto deve funzionare come prima. Qualunque riduzione dei servizi ospedalieri e domiciliari erogati dall’ospedale di Trecenta nei confronti dei pazienti pneumologici è in contrasto con lo stesso decreto del direttore generale e deve essere denunciato.
I posti letto.
Sulla questione dei posti letto, in questi mesi, sono intervenuti più volte l’assessore provinciale alla sanità Guglielmo Brusco e i consiglieri regionali Azzi e Pettenò.
La dotazione di posti letto prevista dalle disposizioni regionali è pari a 222. E questi dovrebbero essere. Con un recente decreto-ghigliottina (il n. 921 del 14.12.2006) il direttore generale dell’Ulss propone alla regione Veneto di ridurre i posti letto dell’ospedale di Trecenta a 208.
Ebbene, durante il sopralluogo del 6 febbraio, i sanitari presenti avrebbero comunicato alla delegazione dei sindaci che non solo i 222 posti letto della programmazione regionale non sono stati mai raggiunti ma, addirittura, che non si è mai arrivati a 208. Inoltre, avrebbero confermato che 4 posti letto di terapia intensiva dell’ospedale di Trecenta sarebbero stati trasferiti all’ospedale di Rovigo. Domanda: ma quanti posti letto ha realmente l’ospedale di Trecenta?
I posti letto di long care.
Nel primo sopralluogo (30 novembre) l’azienda, attraverso i suoi rappresentanti, ha promesso l’attivazione di 20 posti letto di long care. Si tratta di posti letto dedicati alle cosiddette dimissioni difficili. Pazienti per i quali sono stati erogati i servizi sanitari possibili ma talmente problematici da non poter essere accolti a domicilio, persone che richiedono un ricovero presso una casa di riposo o Rsa. In attesa della disponibilità di un posto verrebbero assistiti in ospedale da personale infermieristico.
Ebbene, che è successo nel frattempo? Nulla, alla data del 6 febbraio 2007, i 20 posti letto di long care non erano ancora stati attivati.
Ricapitoliamo. I posti letto del San Luca dovrebbero essere 222 (normativa regionale). Il direttore generale propone di portarli a 208 (decreto n. 921 del 14.12.2006). I 20 posti letto di long care non sono ancora stati attivati. Ripetiamoci quindi la domanda posta al paragrafo precedente: ma quanti posti letto ha realmente l’ospedale di Trecenta?
Non è finita qui. I sanitari che hanno accompagnato la delegazione dei sindaci avrebbero adombrato la possibilità che parte del costo di gestione dei posti letto di long care, per la loro valenza socio-sanitaria, dovrebbe essere posta a carico della quota di bilancio dell’Ulss relativa ai servizi sociali gestiti per conto dei Comuni. Traduzione: in parte, il costo di questi posti letto ricadrebbe sui bilanci dei Comuni!
Un’enormità che speriamo non sia confermata dai prossimi provvedimenti. Altrimenti ci dovremmo attendere una traumatica alternativa: un aumento della spesa a carico dei Comuni, già in grande difficoltà, oppure una riduzione dei servizi sociali per poter finanziare i costi dei posti letto di long care. In entrambi i casi, riteniamo, i comuni non mancheranno di farsi sentire.
6.3.07
Conferenza dei sindaci, inutile cercala nel sito dell’Ulss. Anzi è molto utile.
Cercare gli atti della conferenza dei sindaci sul sito istituzionale dell'Ulss 18 è assolutamente inutile. Provare per credere: collegati alla home page del sito http://www.azisanrovigo.it/ e cerca in basso a sinistra conferenza dei sindaci, clicca su (continua). Accedi così alla pagina dedicata. Trovi la composizione dell'organismo (comuni e relativi sindaci). E trovi la sezione attività, clicca su maggiori informazioni e ottieni ... il nulla. O, meglio, la promessa di incontri, riunioni, eventi svolti, in corso e previsti. La vita e l'operato della Conferenza dei Sindaci, alla ricerca continua del miglioramento della vita sociale e alla perfetta integrazione della stessa con l'ambito sanitario.La pagina prosegue con la data di aggiornamento, il 3 dicembre 2004 (duemilaquattro! hai letto bene), e l’annuncio che le attività saranno a breve on line (sic!). Ma la speranza non deve demordere, c’è ancora qualcosa: un invitante link con la dicitura maggiori informazioni e, se lo clicchi, ottieni una pagina col solito venerdì 03 dicembre 2004 A breve online.
A lato, trovi scarica i documenti e la precisazione che la sezione è dedicata a File con ulteriori informazioni sul progetto in italiano e inglese e poi, un laconico - nessun file presente – né in italiano, né in inglese e, del resto, nemmeno in dialetto!
Questa, tutto sommato, non è un’esperienza inutile. Dimostra in quale conto questo organismo, la conferenza dei sindaci, è tenuto dal direttore generale dell’Ulss.
Un mese fa il sopralluogo dei sindaci al San Luca.

Sembra ripetersi l’esperienza del precedente sopralluogo, deciso il 20 novembre, effettuato il 30 novembre, reso noto il 15 gennaio.
Per chi, come noi, è preoccupato per le conseguenze dell’accorpamento del reparto di riabilitazione pneumologica ad altri due reparti, questa mancata tempestività non è un grande incoraggiamento.
Sappiamo che gli amministratori locali hanno molti problemi da affrontare, anche solo considerando quelli strettamente sanitari provocati dalle decisioni della direzione dell’Ulss. Sicuramente hanno a cuore i problemi della sanità ma, a fronte dei continui colpi inferti dal direttore generale all’effecienza dei servizi, si vorrebbe riscontrare una reattività maggiore, una presenza più pressante, un’incisività concreta. Insomma, una presenza visibile.
4.3.07
Occhiobello, la salute di un territorio (comunicato stampa)
Ha parlato di “sanità polesana dolente” l’assessore provinciale Guglielmo Brusco che ha esposto dati relativi alle liste d’attesa, alla diminuzione dei posti letto e delle prestazioni nella sanità pubblica fornendo un quadro generale a suo dire allarmante, a fronte del quale “la Provincia sosterrà la soluzione del sindaco Natali che non capiamo perché sia rimasta inascoltata”.
Più volte citata, la Casa di Cura è stata rappresentata dall’amministratore delegato Vittorio Morello che, riportando esempi di tempi brevi (solo pochi giorni) per la prenotazione di alcuni tipi di prestazioni, ha anche ricordato i processi di rinnovamento e l’attività della struttura privata alla quale si rivolgono utenti provenienti da ben 18 regioni diverse. Un contributo tecnico è venuto dai tre medici Francesco Pellegrini, Perwiss Kuwornu e Giancarlo Tosi, tutti concordi nel ribadire un concetto che trascende qualsiasi appartenenza politica: l’appropriatezza e la qualità delle cure non devono venire meno, i pazienti non devono peregrinare nella provincia per visite o autorizzazioni, i servizi devono essere alla portata degli utenti. Giancarlo Tosi ha portato l’esperienza paradigmatica di quella che potrebbe essere definita una casa della salute e che a S. Maria Maddalena già esiste: 5 medici hanno investito risorse per condividere spazi comuni, uscire dall’isolamento e orientarsi a un progetto che possa prevedere, ad esempio, un medico di notte e nei giorni festivi, specialisti ospedalieri per attività intramoenia. Ai politici, infine, ha lanciato un appello il consigliere Perwiss: “Non abbandoniamo l’idea della cittadella - ha detto - diamole forza codificando un documento da fare approvare in tutti i consigli comunali dei 6 Comuni”.
La tavola rotonda, moderata dal giornalista de Il Resto del Carlino Mario Tosatti, è stata conclusa da Oscar Tosini, presidente della conferenza dei sindaci che ha ribadito le carenze e le necessità dal punto di vista socio sanitario del territorio polesano.
Erano presenti al dibattito rappresentanti dei Comuni afferenti al Punto Sanità, l’assessore alla Sanità Paolo Magon, i sindacati e rappresentanti del comitato a difesa del Punto Sanità.
24.2.07
Badia, si parlerà della Pneumologia di Trecenta nel prossimo consiglio
Apprendiamo dal Gazzettino di oggi che sarà portato all'attenzione del consiglio comunale il documento che abbiamo proposto ai 22 comuni del distretto sanitario.23.2.07
Occhiobello, la salute di un territorio
Giovedì 1° marzo 2007ore 20.45 auditorium
Via Amendola, 29
S. Maria Maddalena
tavola rotonda
sul tema
la salute di un territorio
La serata sarà l’occasione per presentare i risultati dei dati raccolti tramite un questionario diffuso tra gli utenti del Punto Sanità di S. Maria Maddalena.
Programma
SALUTO AUTORITÀ
Gigliola Natali
Sindaco Comune di Occhiobello
INTRODUZIONE
Paolo Magon
Assessore alla Sanità Comune di Occhiobello
Doriana Corà
Presidente Comitato Punto Sanità S. M. Maddalena
INTERVENTI
Guglielmo Brusco
Assessore alla Sanità Provincia di Rovigo
Vittorio Morello
Amministratore delegato Casa di Cura S. M. Madd.
Francesco Pellegrini
Assessore Comune di Occhiobello
Giancarlo Tosi
Consigliere Comune di Occhiobello
Perviss Kuwornu
Consigliere Comune di Occhiobello
CONCLUSIONI
Oscar Tosini
Presidente Conferenza Sindaci ASL 18 Rovigo
MODERATORE
Mario Tosatti
Giornalista de "Il Resto del Carlino"
L'iniziativa è stata organizzata dai Comuni di Occhiobello, Stienta,Canaro, Fiesso Umbertiano, Pincara e Gaiba.
Ulteriori informazioni sul sito web del comitato che ha raccolto i questionari.
12.2.07
Consiglio comunale a Badia ma senza Pneumologia
Giovedì prossimo, 15 febbraio 2007, si riunisce il consiglio comunale di Badia Polesine.Anche al Sindaco di Badia avevamo rivolto l’invito ad approvare un documento per il mantenimento dei posti letto e dei servizi legati al reparto di pneumologia dell’ospedale di Trecenta, recentemente accorpato ad altri due reparti.
Il comune di Badia è tra i più popolosi del distretto sanitario. Il suo sindaco è presidente dei sindaci del distretto n. 2 nell’ambito della conferenza dei sindaci dell’Ulss n. 18. Inoltre, fa parte della delegazione incaricata di effettuare i sopralluoghi al San Luca del 30 novembre e del 6 febbraio scorsi per verificare la situazione risultante dagli accorpamenti decisi dal direttore generale dell’Ulss senza consultare i comuni. A Badia sono residenti decine di pazienti pneumologici che, senza un’adeguata attenzione istituzionale, potrebbero subire, per effetto della riorganizzazione ospedaliera, gravi ripercussioni in termini di perdita di posti letto e di riduzione dei servizi domiciliari.
Dodici comuni del distretto sanitario, Bergantino, Bagnolo di Po, Castelguglielmo, Ceneselli, Fratta Polesine Giacciano con Baruchella, Lendinara, Melara, Occhiobello, Stienta e Trecenta, hanno da tempo approvato in consiglio appositi ordini del giorno.
Stupisce quindi che, proprio a Badia, così come avvenuto per le sedute del 22 novembre e del 13 dicembre, sia stata ignorata la nostra proposta. Se le due precedenti occasioni sono state forse condizionate dalla crisi di maggioranza, ora non può essere accampata la medesima motivazione. La crisi è stata risolta, una maggioranza c’è. Se le problematiche prospettate dai pazienti pneumologici e dalle loro famiglie non arrivano all’attenzione del consiglio comunale è perché non vengono condivise dagli amministratori di Badia oppure perché sono state semplicemente dimenticate nel cassetto.
Per ricordare i nostri problemi questo post verrà inviato al sindaco di Badia Polesine attraverso il recapito di posta elettronica pubblicato sul sito del comune. Se, invece, gli amministratori badiesi non condividono la proposta che abbiamo avanzato, abbiano almeno l’avvertenza di dichiararlo e di dirci perché.
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Pazienti e loro familiari del Reparto di Pneumologia di Trecenta
presso
Pietro Tosarello
Via Salvo D'Acquisto 183/d
45021 Badia Polesine (RO)
Tel. 0425 590 588
cellulare 338 93 44 560e-mail tosarello@alice.it
9.2.07
Ficarolo,dibattito sul futuro del San Luca
VENERDI' 9 FEBBRAIO 2007 ore 21presso la sala Auser (p.zza Garibaldi)
Ficarolo
Dibattito:
"Quale futuro per l'ospedale S.Luca?
Cittadini, medici e istituzioni a confronto."
Interverranno:
Michele FRANCHI
-cons.comunale Ficarolo-
Guglielmo BRUSCO
-ass.provinciale alla sanità-
e con:
Pietro TOSARELLO
Dott.Bruno BIGNARDI
Dott.Massimo LINCETTO
Paola ROSINI
Genni AZZOLINI
Partecipiamo in tanti per difendere il nostro ospedale!
