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Il dg Orsini: "Tagli calibrati sui servizi sanitari necessari"

Da Rovigooggi.it, 27 marzo 2013

SANITA' ROVIGO L'Ulss 18 sta preparando la documentazione richiesta dal Tar del Veneto in merito alla riduzione del 70% delle prestazioni in convenzione con le strutture private.


I tagli alle prestazioni sanitarie convenzionate sono uguali per tutti in Veneto e in Italia, parametrati sulle 4 prestazioni annue per cittadino. Lo spiega Arturo Orsini, direttore generale dell'Ulss 18, i cui uffici stanno preparando i conteggi richiesti dal Tar del Veneto (leggi articolo). I tagli, che hanno colpito pesantemente le strutture polesane quali Centro attività motorie, Centro medico di Rovigo e Centro medico polesano, sono il risultato di un'ipotesi, poi vagliata tecnicamente, la cui formulazione è stata richiesta dalla Regione Veneto nel 2012 alle singole Ulss. Ma all'epoca dg dell'Ulss 18 era Adriano Marcolongo.


Rovigo - La documentazione richiesta dal Tar del Veneto all’Ulss 18 in merito ai tagli delle prestazioni in convenzione con le strutture private è in via di preparazione e verrà presentata secondo le modalità richieste. Lo assicura Arturo Orsini il direttore generale dell’azienda sanitaria rodigina che per la verità si trova a gestire questa situazione che ha ereditato dal precedente dg Adriano Marcolongo. La Regione Veneto ha emanato il provvedimento il 18 dicembre e Arturo Orsini è stato nominato direttore dell’Ulss polesana il 29 dicembre. 
“La Regione Veneto ha stabilito che sono 4 le prestazioni specialistiche all’anno di cui ogni cittadino ha bisogno e su quello ha basato i tagli”. Questo parametro, spiega Orsini, è quello adottato da tutte le Regioni ed è un dato definito sulle prestazioni “oggettivamente necessarie e non su quelle che possono essere d’aiuto al cittadino”. Quindi la mannaia del 70% delle prestazioni 2013 convenzionate in Polesine rispetto al 2012 è dovuta ad una offerta di prestazioni superiore del 70% rispetto alle 4 annue per cittadino, visto che “non si può pensare che i polesani siano più cagionevoli”.
Da qui i due ricorsi al tribunale amministrativo di Venezia che il Centro medico, il Centro di attività motorie di Rovigo e il Centro medico polesano hanno presentato. Negli anni queste aziende private hanno avuto dalla Regione un incremento cospicuo delle prestazioni sanitarie in convenzione, ristrutturando e parametrando l’attività, le strutture e il personale sulle nuove disponibilità. “Passare da 4milioni di contributi a 1,5 - spiega Andrea Squarzanti direttore amministrativo del Centro attività motorie - strangola l’azienda”. D’altro canto Orsini spiega che “il riferimento oggettivo dell’ampliamento del fatturato delle strutture private non è un problema sanitario”. ”Ho visto la relazione del 2012 sulla cui base sono state dimensionate le prestazioni in convenzione dell’Ulss 18 e sulla base dell’indicazione regionale non c’è una penalizzazione territoriale” replica Orsini. D’altra parte, conclude Orsini, la Regione ha chiesto alle Ulss stesse di fare delle ipotesi di ristrutturazione delle convenzioni con i privati. “Le ipotesi sono state vagliate su base tecnica e poi sono entrate a far parte della delibera”.
27 marzo 2013

4.4.13

Sanità privata, confronto in commissione

Dal sito del consiglio regionale del Veneto

Il futuro della sanità privata in Veneto e gli effetti che il taglio di 140 milioni di euro imposto dalla spending review nazionale e regionale sta causando sui posti di lavoro e sulle prestazioni erogate ai cittadini saranno al centro della seduta-fiume che la commissione sanità del Consiglio veneto ha programmato per venerdì 12 aprile, d'intesa con l'assessore Luca Coletto. In mattinata la commissione presieduta da Leonardo Padrin incontrerà i rappresentanti dei centri della sanità privata accreditata, dei lavoratori e i direttori generali delle Ulss dove la presenza di strutture convenzionate è più consistente. Nel pomeriggio la commissione affinerà la proposta di legge, già abbozzata dal presidente Padrin, che intende riorganizzare il settore e rivedere il rapporto tra pubblico e privato. "A distanza di vent'anni dall'avvio delle convenzioni - spiega Padrin - credo che il rapporto di integrazione tra sanità pubblica e sanità privata vada reimpostato secondo nuove regole. Regole che - aggiunge - dovranno dare certezza sulla reale utilità dei servizi erogati e sul loro costo, in un ottica di complementarietà tra sanità pubblica e sanità privata". Intanto l'assessore alla Sanità Coletto ha annunciato la prossima presentazione di una nuova delibera, integrativa e 'correttiva' rispetto alla delibera del 28 dicembre scorso che ha tagliato di 140 milioni di euro le risorse destinate ai privati convenzionati. La nuova delibera - ha anticipato alla commissione l'assessore - diluirà nel tempo i tagli ai privati, individuando un percorso che razionalizzi le convenzioni valorizzando le strutture e i servizi di eccellenza e che garantisca i posti di lavoro”.

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Cliniche e centri medici convenzionati. Ai privati 30 milioni in più se non licenziano

Dal Mattino di Padova, mercoledì 03-04-2013

Svolta in Regione
II budget 2013 verrà fissato a 125 milioni contro i 95 iniziali prevedendo per le cliniche garanzie sulle liste d'attesa

Se le imprese della sanità privata cesseranno la protesta e ritireranno i licenziamenti annunciati, la Regione allenterà i cordoni della borsa mitigando la linea del rigore: a fronte dei 145 milioni stanziati nel 2012, il budget di quest'anno, inizialmente tagliato di una cinquantina di milioni (-30% delle prestazioni autorizzate) risalirà notevolmente fino a sfiorare i 125.
.... È quanto prevede la nuova delibera di Palazzo Balbi messa a punto dall'assessore Luca Coletto con la consulenza del segretario alla sanità Domenico Mantoan: in settimana sarà presentata alle parti sociali.

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3.4.13

Nella grande hall i volontari non sono indispensabili

da Rovigooggi.it

SANITA’ ROVIGO Chiuso lo sportello per le informazioni agli utenti gestito dai volontari di Croce rossa, Andos e San Vincenzo De Paoli. L’Ulss 18 ha altre priorità


Non c’è nulla di ufficiale, per il momento, ma lo sportello informazioni all’interno degli ospedali di Rovigo è stato chiuso. Il 31 dicembre 2012 è scaduta la convenzione che regola il servizio tra l’Ulss 18 e le associazioni di volontariato che se ne occupavano (San Vincenzo De Paoli, Croce Rossa e Andos) e non è stato rinnovato (leggi articolo). Il presidente della San Vincenzo Giuseppe Amato (foto a lato) spera che “la situazione sia chiarita e superata al più presto” benché per il momento non siano previsti degli incontri con il direttore generale dell’Ulss 18 Arturo Orsini.
Leggi l'articolo completo.

29.3.13

Procreazione assistita: sono quasi 5 mila le coppie che ne hanno fatto ricorso nel 2011

dalla pagina facebook del consigliere regionale Claudio Sinigaglia.

Sono quasi 5 mila le coppie che nel corso del 2011 hanno fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita rivolgendosi ai 36 centri autorizzati presenti in Veneto. Le coppie assistite sono state 1571 nei centri di primo livello (per il 60 per cento sono pubblici), e 3202 nei centri di secondo e terzo livello (22 per cento pubblici). Mentre i centri della sanità pubblica sono in flessione (due chiusure nell'ultimo quinquennio), quelli privati sono passati da 15 a 21. Le media regionale dei tempi di attesa per le coppie che fanno ricorso alle tecniche di inseminazione per avere un figlio oscilla - per il primo colloquio - tra i 4 mesi di Padova e i 12 mesi di Oderzo; per avere il primo trattamento bisogna aspettare 6 mesi a Padova e 24 mesi sempre ad Oderzo, con una media regionale di attesa che si attesta sui nove mesi. In aumento, infine, il numero delle coppie che provengono da altre Regioni. Questi i primi dati forniti alla commissione Sanità dall'assessore alla Sanità sull'attività e i tempi di attesa nei centri di procreazione medicalmente assistita in Veneto. Ad una prima informativa farà seguito una relazione più dettagliata.
In quella sede saranno dettagliati e analizzati i dati su provenienza delle coppie, percentuali di successo anche in relazione all'età delle donne, ripartizione dell'attività tra centri pubblici, centri privati e privati convenzionati, costi delle diverse tecniche, nel pubblico e nel privato.
Il consigliere Sinigaglia ha chiesto, inoltre, di verificare le ricadute della decisione veneta di autorizzare la fecondazione assistita in regime di servizio pubblico nelle donne fino ai 50 anni di età.

28.3.13

Centri medici. La crisi dopo anni di lauti guadagni a spese degli ospedali pubblici

Il vice presidente dell'amministrazione provinciale Guglielmo Brusco interviene sul problema causato dalla drastica riduzione delle prestazioni autorizzate alle strutture sanitarie private da parte della Regione Veneto. Il meccanismo che lega l'amministrazione regionale alle strutture private convenzionate è ben spiegato in questo articolo pubblicato su La Voce di Rovigo, 15 marzo 2013.
Dopo la delibera della giunta regionale n. 2621 del 18 dicembre 2012 e il decreto attuativo dell'Ulss 18, i centri medici hanno dichiarato guerra alla pubblica amministrazione con una pioggia di ricorsi al tribunale amministrativo regionale.
Ora l'amministrazione provinciale fornisce una serie di dati molto interessanti per comprendere come siano andate le cose.
Nella lettera di Guglielmo Brusco, indirizzata all'assessore regionale alla sanità Luca Coletto e al dirigente Domenico Mantoan, si legge:

.... il Centro Medico, il Centro Medico Polesano e il Centro Attività Motorie, tutti ricompresi nei budget-convenzioni dell’ULSS 18, hanno duramente protestato per i tagli a loro inflitti grazie alla DGR n. 2621 del 18 dicembre 2012 e al Decreto del Direttore Generale dell’ULSS 18, n. 4 dell’8 gennaio 2013.

L'impennata dei badget ai privati tra il 2006 e il 2007
.... I proprietari dei centri succitati, che oggi lamentano i tagli, non si erano certo lamentati quando dal 2006 al 2007 i loro budget erano aumentati in maniera, chiamiamola così, incredibile. In un solo anno i cittadini del Polesine, avevano evidentemente avuto un preoccupante aumento di patologie verificabili e curabili presso i centri medici succitati. Se i dati in mio possesso sono giusti, il budget previsionale annuo assegnato al Centro Medico, passò da quasi 1.900.000 euro a più di 3.240.000 euro (+ 71%), quello del Centro Medico Polesano (di Giacciano con Baruchella) da poco più di 480.000 a più di 1.530.000 euro (+ 217%) e quello del Centro Attività Motorie da quasi 2 milioni a quasi 5 milioni di euro (+ 154%).

Nelle strutture private costi e prestazioni medie 10 volte più alte che negli ospedali pubblici
Nella nota dell'assessore Brusco si legge:
.... Il Dott. Marcolongo, aveva addirittura analizzato, in un periodo di tempo, i costi a paziente medio per prestazioni di fisioterapia. Nelle strutture pubbliche, il costo più alto era riferito all’ospedale civile di Rovigo (poco più di 100 euro e circa 10 prestazioni medie), quello del Centro Attività Motorie e del Centro Medico Polesano erano superiori ai 500 euro e alle 50 prestazioni per paziente.

La regione costretta a rivedere la spesa. Pesanti le riduzioni, fino al 70%
E ancora:.... Per questo credo siano sostanzialmente giuste le scelte regionali sugli erogatori privati succitati. Soprattutto se le risorse regionali assegnate, in contrazione, mettono a rischio i servizi erogati dalle strutture pubbliche. Perché ai privati grandi utili e al pubblico grandi deficit? Finalmente la Regione ha fatto un passo nella giusta direzione.

Il problema dei lavoratori in esubero
Infine Brusco si occupa delle conseguenze per l'occupzione:
.... Ma resta il problema grave dei lavoratori in esubero, che qualcuno potrebbe voler licenziare. E’ un fatto da evitare accuratamente. Come? Nel caso non ci fosse volontà di percorrere vie che portano ad ammortizzatori sociali e aziendali capaci di aiutare i lavoratori in questo periodo difficile a trovare nuova occupazione, la mia proposta è che alla struttura privata proponente gli esuberi, sia tolto il residuo budget pubblico (resterà sempre l’attività privata erogata). Tale pacchetto di prestazioni, sarebbero da far eseguire dai lavoratori messi eventualmente in mobilità. Il tutto per conto dell’ULSS 18.

Scarica il testo integrale.

26.3.13

Lo stato della sanità. Fare lo stesso, ma con meno risorse è una formula destinata al fallimento

Fare lo stesso, ma con meno risorse è una formula destinata al fallimento, soprattutto se parliamo di sanità. È quanto annuncia l’ultimo rapporto Oasi realizzato dal CERGAS Bocconi. Quali le conseguenze di ulteriori tagli? Chi ne farà le spese?

E' disponibile il Rapporto OASI 2012, lavoro statistico a cura del Centro di Ricerche sulla Gestione dell'Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS) dell’Università Bocconi, che prende in considerazione i servizi offerti dal Ssn nelle varie regioni e il rapporto con i costi relativi e il peso fiscale  che i contribuenti hanno dovuto sostenere nel 2011 e 2012. Le cifre non sono per nulla rassicuranti, visto che individuano un generale aumento dei costi, con una percezione al ribasso della qualità dei servizi e del numero dei presidi.
In 640 pagine il resoconto annuale dell’attività di analisi e monitoraggio dei sistemi sanitari nazionale e regionali con particolare attenzione alle dinamiche evolutive delle aziende coinvolte e ai loro processi di innovazione. Quel che emerge è un quadro preoccupante e che suscita ulteriori perplessità sull’efficacia delle manovre per il risanamento elaborate dal Governo Monti.

Vai al commento su www.avoicomunicare.it (molti link di approfondimento).
Vai al Rapporto. I vari capitoli, ricchi di annotazioni, sono liberamente scaricabili in formato pdf.

25.3.13

Pensioni di invalidità e limiti di reddito: appello al Parlamento

fonte: sito web FISH Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, 25 marzo 2013


Giungono alla FISH forti segnali di preoccupazione dopo il recente pronunciamento della Corte di Cassazione (Sezione Lavoro, Sentenza n. 7320 del 22 marzo 2013) sulla questione dei limiti reddituali da applicare ai fini della concessione della pensione agli invalidi civili.
La Corte, dopo indicazioni di segno opposto, afferma che il reddito a cui fare riferimento non è solo quello individuale, ma deve essere sommato a quello del coniuge, se presente. Ribadisce, quindi, quanto già affermato nella Sentenza del 2011 (Sezione Lavoro, n. 4677 del 25 febbraio 2011).
La Sentenza non è legge e non incide immediatamente sulle prestazioni di milioni di invalidi civili, ma potrebbe condizionare il confronto in corso fra INPS e Ministero del Lavoro proprio su questo tema.
Ricordiamo che a fine 2012 INPS aveva emanato una circolare che già prevedeva il computo del reddito coniugale (e non più individuale) ai fini della concessione della pensione. In seguito alle proteste delle Associazioni e dei Sindacati e al conseguente intervento del Ministero del Lavoro, la circolare era stata ritirata da INPS in attesa, appunto, di un’istruttoria fra il Dicastero e l’Istituto.
Riteniamo che questo ‘pasticcio’ debba essere sanato politicamente dalle Camere, che il Parlamento debba riappropriarsi della propria funzione legislativa, intervenendo sulla delicata materia e pronunciando quella che è l’interpretazione esatta di una normativa farraginosa.”
Questo il richiamo di Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che approfitta per ricordare che nella precedente legislatura era stata depositata una precisa Proposta di Legge (Atti della Camera, 4231) che però non è mai giunta alla discussione.
Ci appelliamo a tutti i Parlamentari affinché quella Proposta non solo venga ripresentata, ma che sia anche calendarizzata al più presto, discussa e approvata. Il rischio che, in forza di una decisione assunta nelle aule di tribunale, migliaia di persone rimangano prive di protezione (già minima) è elevatissimo.”
Il testo della Proposta di Legge 4231 è consultabile al seguente indirizzo:http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0048730.pdf

I tagli alla sanità negli ultimi tre anni

I Tagli negli ultimi 3 anni: 
72.000 posti letto in meno; i Posti letto ogni mille abitanti sono diminuiti da 5,1 a 3,82 dal 2009 al 2012; tagliati 26 miliardi di spesa sanitaria sul totale di 112 miliardi dal 2010 al 2015.. stiamo parlando di tagli lineari molto ma molto consistenti.

PRESA DIRETTA, domenica 24 marzo 2013.

Le conseguenze del malgoverno nel Lazio: 7, 5 miliardi di debito. Pagheranno i cittadini per trent'anni

Ignazio Marino (ieri sera) a Presadiretta contro l’ex presidente Polverini che ha nominato negli ultimi mesi della sua presidenza un certo numero di dirigenti delle ASL del Lazio: “Questo è qualcosa che fa cadere le braccia, i cittadini dovrebbero andare a cercare a casa quei Presidenti di Regione che hanno fatto atti di questo tipo. Il presidente Polverini ha nominato a 40 giorni dalle elezioni delle figure apicali di direttori all’interno delle aziende sanitarie del Lazio e sa che cosa accade se chi è stato eletto decide di sostituirli? Che colui o colei che è stata nominata dal Presidente Polverini andrà a casa, si , ma con lo stipendio per cinque anni pagato dai cittadini del Lazio! Già i cittadini del Lazio pagano con tasse più alte un muto di oltre trent’anni che la Regione Lazio ha dovuto aprire con le banche per ripianare i sette miliardi e mezzo di debito creato negli anni dalla presidenza Storace in poi. Il frutto di amministratori incapaci, sleali e alcuni anche delinquenti lo pagano per 30 anni, per il prossimo terzo di secolo, coloro che abitano nel Lazio.”

Nuovo ospedale di Padova. Finalmente qualcosa di sensato.

fonte: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/03/23/news/nuovo-ospedale-non-e-una-priorita-1.6754403

«Nuovo ospedale? Non è una priorità»
«Per i padovani il nuovo ospedale è davvero una priorità?». Se lo chiede Roberto Marinello del comitato “Lasciateci respirare” di Padova in un intervento diffuso tramite la newsletter di Legambiente

«Per i padovani il nuovo ospedale è davvero una priorità?». Se lo chiede Roberto Marinello del comitato “Lasciateci respirare” di Padova in un intervento diffuso tramite la newsletter di Legambiente. La posizione di Marinello nei confronti del nuovo policlinico di Padova Ovest è critica. Facendo riferimento a un sondaggio commissionato dalla Provincia lo scorso gennaio, spiega che tra le priorità dei padovani non c'era il nuovo ospedale. «Ma questo lo si capisce anche girando tra le piazze e i quartieri di Padova» si legge nell'intervento, «avete mai sentito qualcuno dire che serve un nuovo ospedale? Oltretutto stiamo parlando di un progetto che prevede un taglio di posti letto e di personale; non vorremmo sentirci ripetere che il nuovo ospedale serve da “motore” per la ripresa dell'economia, se no parliamo di affari e non di salute; o ancora peggio non vorremmo che il tutto si risolvesse con un'enorme speculazione edilizia sulle aree interessate dal progetto». Non è tutto: «Anche l'ospedale Sant’Antonio avrebbe diritto di uscire dall'incertezza» continua l'intervento, «lo si vuole chiudere per far cassa vendendo l'area su cui sorge, ma allora perché costruire il nuovo reparto psichiatrico e il nuovo parcheggio per i dipendenti spendendo fior di milioni?»

23.3.13

La meglio sanità, DOMENICA a PRESA DIRETTA, Rai3 ore 21.30

Non è vero che la Sanità produce dappertutto buchi spaventosi di bilancio, offrendo pessime prestazioni sanitarie, così come non è vero che l'unica soluzione è la distruzione del sistema sanitario nazionale e la consegna della prevenzione e cura ai privati.

Vai al sito web.

21.3.13

Ma assessore dove vive? Non si è accorto che il problema è la sopravvivenza della sanità pubblica?

Leonardo Raito, contro ogni logica, propone nuove convenzioni con strutture sanitarie private

La sanità è in crisi per carenza di risorse? I tagli colpiscono anche la sanità privata convenzionata? E allora "aumentiamo il numero delle strutture private convenzionate"!
E' questa la singolare, originalissima proposta dell'assessore provinciale Leonardo Raito. Non solo, secondo Raito, di cui fino a oggi non si conosceva alcun particolare impegno sulla sanità, il punto non è la carenza di risorse e la loro gestione ma la mancanza di ulteriori "strutture private convenzionate".
Idee che però fanno a cazzotti con la dura realtà: i tagli della spending review, il piano socio sanitario regionale, le schede ospedaliere e territoriali che minacciano di ridurre ulteriormente posti letto e risorse. Argomenti che non sfiorano l'assessore tutto proteso a garantire un'amplissima possibilità di scelta tra sanità pubblica e tantissima sanità privata. Come si trattasse di acquistare un'automobile: "a me piace rossa", "a me bianca", "io la voglio metallizzata", "per me decappottabile".
Ma assessore dove vive? su Marte? Non si è accorto che il problema è la sopravvivenza della sanità pubblica?
In questo paese, per la sanità, già ora si spende il 34% in meno degli altri principali paesi europei. In questa regione già si spende una montagna di soldi per mantenere convenzioni con strutture private convenzionate. In questa Ulss il 10% del bilancio è vincolato dalle convenzioni con i privati e i direttori generali devono "garantire", ribadisco "garantire", che queste risorse vengano erogate, altrimenti vanno a casa, parola del presidente Luca Zaia.
E non si è accorto Leonardo Raito che le liste di attesa sono spesso più lunghe per le prestazioni richieste agli ospedali pubblici e assai più brevi per le private? A fronte di questo problema che si deve fare, concedere ulteriori convenzioni o rafforzare la sanità pubblica? Incredibilmente Raito ritiene che siano necessarie altre strutture private.
Alla fine del suo articolo su La Voce di Rovigo di giovedì 21 marzo, l'assessore si chiede perché a Venezia non abbiano già pensato ad allargare la platea delle convenzioni e allude alla possibilità che si intenda salvaguardare interessi consolidati, quelli dei privati che hanno già una convenzione.
A Venezia, dove sanno bene quanto hanno profuso per la sanità privata, non ci hanno pensato perché la proposta non sta in piedi, perché è priva di ogni logica e perché diventerebbe tragicamente ridicola in un momento in cui la giunta regionale sta tagliando il 30% delle prestazioni convenzionate. E poi si potrebbe alludere che la proposta tenda non tanto a una sanità più efficiente ed economica ma alla sponsorizzazione interessata di nuovi operatori privati.

Scarica l'articolo de La Voce.

20.3.13

Spesa sanitaria al lumicino. Spendiamo il 34% in meno dei nostri partner europei

Da quotidianosanita.it

Un seminario della Fondazione per la Sicurezza in sanità rilancia il tema della tenuta del sistema. I dati presentati da Spandonaro (Tor Vergata) dimostrano che spendiamo molto meno dei  principali Paesi UE. E viene fuori la proposta di un ticket "mobile" in base alle necessità di finanziamento.

E’ giusto parlare ancora di sostenibilità del sistema sanitario italiano? La domanda non è retorica perché, nonostante i dati dimostrino inequivocabilmente che la nostra spesa sanitaria (sia pubblica che privata) sia molto inferiore a quella dei nostri partner europei più importanti, il tema della tenuta del sistema alla luce della crisi economica resta di massima attualità.

A dire il vero nessuno dei programmi elettorali dei partiti oggi rappresentati in Parlamento mette in discussione l’esistenza di un sistema sanitario pubblico e universale e nessuno sembra, almeno sulla carta, propenso a intraprendere strade alternative.
Ma resta il fatto che tutti, tranne il Movimento 5 Stelle che in campagna elettorale ha detto di voler restituire al Ssn le risorse tagliate dalle ultime manovre, sembrano convinti che con la penuria di soldi pubblici a disposizione si dovrà per forza fare i conti.
Per questo il seminario di studio promosso l'altro ieri dalla Fondazione per la Sicurezza in Sanità presieduta da Vasco Giannotti, ha fatto bene a porre la sostenibilità come il primo nodo da affrontare se si vuole provare a parlare della sanità del futuro.

In questo contesto la scelta di affidare a Federico Spandonaro la relazione introduttiva dei lavori è emblematica di un approccio diverso al tema.
Per il docente di Economia di Tor Vergata, infatti, piuttosto che parlare ancora di sostenibilità è bene che si inizi a discutere di “compatibilità”, intesa come compatibilità tra finanziamento disponibile e obiettivi di assistenza da perseguire come espressione di una precisa scelta politica.
I dati di Spandonaro, infatti, non lasciano dubbi. Comunque li si intrecci, e considerando anche l’aliquota di spesa privata, l’italiano ha un “portafoglio” sanità a disposizione inferiore del 34% a quello dei cittadini dell’Europa a 10, se si considera pubblico e privato, e del 32% in meno se si prende in esame solo la sanità pubblica.
16 marzo 2013
Leggi la notizia completa.

Certificati di Esenzione per reddito validi fino al 31 maggio 2013

Dal sito dell'Ulss 18, Rovigo

Attenzione: i certificati di Esenzione per reddito rimangono validi fino al 31 maggio 2013

L’Azienda Ulss 18 desidera informare i cittadini che la Regione Veneto ha deciso di prorogare, per chi ne ha diritto, la validità dei certificati di esenzione in base al reddito.
I certificati stessi rimangono quindi validi fino al 31 maggio 2013. I codici in essere riferiti alle esenzioni sono :

7R2: reddito familiare;
7R3: disoccupazione;
7R4: titolari di assegno sociale;
7R4: titolari di assegno sociale;
7R5: titolari pensione al minimo.

Maggiori informazioni, numeri di telefono e indirizzi di posta elettronica sulla pagina della notizia originale.

18.3.13

Liste d'attesa: promesse non mantenute dalla Regione

Il Comitato altopolesano per il "San Luca" segnala tre casi.
Sanità privata convenzionata: l'altra faccia della medaglia.

Tre casi in cui per normali visite e accertamenti richiesti al Cup di Trecenta, vengono proposti appuntamenti molto più ravvicinati nelle strutture private convenzionate. Le differenze sono talmente marcate che l'utente è condizionato a scegliere la prestazione offerta dal privato.
Ricorderete gli impegni solenni del presidente della giunta regionale Luca Zaia alla riduzione delle liste di attesa. Nei mesi scorsi è stato istituito un recapito di posta elettronica per raccogliere le segnalazioni degli utenti. Ma i problemi continuano. Le liste d'attesa sono ancora lunghissime e, troppo spesso, l'unica possibilità offerta in tempi accettabili è quella della sanità privata convenzionata.

Jenny Azzolini, portavoce del Comitato Altopolesano per il San Luca, ha raccolto le ultime segnalazioni ricevute dai cittadini e le ha inviate, tra gli altri, al direttore generale e all'ufficio relazioni con il pubblico dell'Ulss 18, al prefetto e al presidente della conferenza dei sindaci, al presidente della giunta e all'assessore regionale alla sanità.
Ecco il testo della mail inviata.
-----inizio documento
Ogg: liste d'attesa: promesse non mantenute dalla Regione

Al CUP di Trecenta è stato richiesto appuntamento per visita cardiologica, senza urgenza, martedì 12 marzo: date proposte 14 gennaio 2014 al San Luca; 10 aprile 2013 a Santa Maria.
La signora che mi autorizza a segnalare nome e cognome (prof. Mariateresa Muraro, riv. Miani, Badia Pol.) desidera far arrivare tutta la sua amarezza ed il disagio che la obbligano a fissare l'appuntamento a Santa Maria.
Per una ecografia tiroidea Trecenta si attesta a marzo 2014, però si offre l'"occasione" di tempi brevi di Porto Viro; per una densitometria Trecenta propone agosto o invia ad Adria per maggio.
Sono tre degli ultimi dati segnalati.
Il Comitato Altopolesano vuole segni tangibili da parte della Regione e del Direttore Generale che confermino l'impegno per la valorizzazione della sanità pubblica e non ignorino le promesse ripetute (dai consiglieri regionali) di mantenimento della qualità del San Luca "ospedale per acuti con pronto soccorso".
Ribadiamo la nostra opinione che il servizio privato convenzionato è un valore aggiunto se non si sostituisce al pubblico.
Disponibile al confronto, alla collaborazione, ma fermo nell'impegno di pretendere per l'Altopolesine un trattamento rispettoso dei diritti e della dignità dei suoi cittadini.
Comitato Altopolesano per il San Luca. portavoce Jenny Azzolini
-----fine documento

16.3.13

I centri medici hanno dichiarato guerra

Da La Voce di Rovigo, 15 marzo 2013

Raffica di ricorsi al Tar contro la riduzione del budget dalla Regione

E' scoppiata la guerra della sanità privata convenzionata. Numerose strutture di questo tipo hanno presentato una vera e propria pioggia di ricorsi al Tar.

L'articolo è molto interessante perché spiega il meccanismo che lega l'amministrazione regionale alle strutture private convenzionate.
Un sistema che va in crisi per effetto dei tagli decisi dal governo nazionale e per la drastica riduzione dei fondi dedicati ai rimborsi alle strutture sanitarie che operano in regime di convenzione. E la giunta regionale, così prodiga nel recente passato con i privati, inverte la rotta con la delibera n. 2691 del 18 dicembre 2012.

Scarica l'articolo completo.

15.3.13

Le schede ospedaliere e territoriali devono affrontare il dibattito pubblico


Se ne parla da molto ma restano un mistero chiuso nei cassetti della Giunta Regionale.
Disattesi gli impegni alla trasparenza.
Di schede ospedaliere si parla da molto tempo. Dovrebbero definire, ospedale per ospedale, i posti letto assegnati. Le schede territoriali dovrebbero individuare le strutture intermedie presso le quali trattare i pazienti una volta superata la fase acuta.
"Massima trasparenza" hanno promesso gli amministratori regionali da altrettanto tempo. "Le schede saranno discusse con i Comuni": è la promessa che a partire dal 27 gennaio 2012, in prefettura, viene ripetuta da funzionari e assessori regionali.
Durante i mesi scorsi è stato un ininterrotto susseguirsi di anticipazioni, una peggiore dell'altra. Gli ospedali di Rovigo e Trecenta sono minacciati da tagli che andrebbero molto oltre gli effetti della spending review e dello stesso piano socio sanitario regionale (Pssr).
E la trasparenza?
Come Comitato altopolesano per la difesa del "San Luca" abbiamo chiesto più volte che siano avviate consultazioni concrete sulle intenzioni della giunta regionale. L'ultima volta lo scorso 28 febbraio (ore 16,36). Ma alle nostre mail non hanno risposto né il presidente della giunta Zaia né l'assessore regionale alla sanità Coletto. Non ha risposto nemmeno l’assessore Coppola, che in altre occasioni ha rassicurato sul futuro dell’ospedale di Trecenta. Nessun riscontro né da Corazzari, né da Mainardi, né da Azzalin.
Noi continuiamo a tenere informati dei nostri problemi e delle nostre richieste, coinvolgendo tutti i sindaci del distretto 2 e il presidente Bombonato, il direttore dell’Ulss 18 dottor Orsini, il Prefetto dottor Provolo, la presidente della provincia dott. Virgili, il vescovo Soravito, i sindacati e consiglieri regionali che hanno dimostrato attenzione, anche se non polesani, come Pettenò e Sinigaglia. Non rispondono il segretario della sanità veneta Mantoan, non risponde il padre del Pssr Padrin.
Le schede però rimangono un mistero e il timore è che vengano imposte senza alcun confronto con i comuni e la società.
Il dottor Orsini, con ironica deformazione professionale ma giudizio condiviso, ne parla come un “mal di pancia”
Dopo le recenti elezioni politiche si parla di crisi dei partiti politici tradizionali. Una perdita di fiducia che, in Veneto, ha colpito molto duramente i partiti alla guida della giunta regionale.
Gli impegni e le promesse non mantenute e il dovere della trasparenza non onorato seminano sfiducia e preoccupazione sul destino della nostra sanità.
Le schede ospedaliere e territoriali devono affrontare il dibattito pubblico. La giunta regionale deve tirarle fuori dai cassetti e sottoporle alla valutazione della pubblica opinione, dei comuni, degli operatori sanitari, dei sindacati, della società nel suo complesso.
La sanità è un bene fondamentale. E’ un servizio essenziale che deve essere protetto al massimo da tutti. Se ci sono scelte da fare, ogni decisione va presa alla luce del sole.
Trecenta, 14 marzo 2013
Comitato Altopolesano per il "San Luca"
La portavoce, Jenny Azzolini

14.3.13

I risultati dell'ultima riunione della Conferenza Stato-Regioni

da http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=13911

Intese raggiunte oggi in Stato-Regioni e Unificata anche sul riparto 2012 dei fondi per la sanità penitenziaria e sul riconoscimento degli Irccs. Chiesto il rinvio degli standard ospedalieri e sul parere in merito al programma annuale di attività dell’Aifa. Sì al nuovo statuto Agenas.

Leggi l'articolo completo.

12.3.13

Tre nuovi medici al pronto soccorso di Rovigo



Dal Gazzettino del 12 marzo 2013

Nei due precedenti post "Pronto soccorso di Rovigo, pazienti e medici in difficoltà per la scadenza di una convenzione" e "Rovigo, al Pronto soccorso per sette ore" ho rilanciato sul blog le segnalazioni delle lunghe attese arrivate alla stampa.
Oggi sul Gazzettino la dirigenza dell'Ulss 18 annuncia una prima soluzione temporanea con l'aggiunta di medici per la copertura del secondo turno e una soluzione definitiva, a partire da luglio, con l'assunzione di tre medici provenienti da altre Ulss venete.
«Abbiamo preferito puntare su medici nostri come garanzia di qualità. La soluzione della cooperativa è una delle varie che si potevano effettuare. Noi abbiamo scelto, invece, di procedere con l'incremento dell'organico puntando su delle alte professionalità delle Ulss» ha affermato il direttore generale.
In coda all'intervista si è parlato anche del taglio di 10 milioni di euro attuato dalla regione e del problema dei centri medici convenzionati.
Infine, a proposito del rischio di declassamento dell'ospedale di Rovigo da centro di riferimento a ospedale di rete, Arturo Orsini ha dichiarato: «Speriamo ardentemente che non succeda. Siamo dell'avviso che una cosa del genere sia un mero depauperamento dell'offerta e non un risparmio in termini economici».

Leggi l'intervista completa.

9.3.13

Pronto soccorso di Rovigo, pazienti e medici in difficoltà per la scadenza di una convenzione


da La Voce di Rovigo, giovedì 7 marzo 2013

Dal vicepresidente della Provincia Guglielmo Brusco, un appello alla Regione affinché non indebolisca l'ospedale di Rovigo.

Scaduta la convenzione con la Cooperativa Efds di Casalecchio di Reno che contribuiva al rinforzo del turno notturno medico e a integrare temporaneamente alcune assenze in Ps a Rovigo.
Brusco sollecita il rinnovo della convenzione e il potenziamento anche del Ps di Trecenta per evitare che pazienti dell'altopolesine vadano a pesare sul Ps di Rovigo.

Leggi l'articolo completo.

5.3.13

Rovigo. Al Pronto soccorso per sette ore

Dal Gazzettino del 5 marzo 2013

Nuovo caso sabato sera di attesa prolungata: protagonista una coppia coinvolta in un incidente stradale
Entrano alle 19, escono dopo le 2 di notte
In servizio c'era solo un medico

Il pronto soccorso di Rovigo è al collasso? Stando ormai alle esperienze di molti rodigini, sembra di sì.
È sabato sera, il signor Roberto Galuppo è rimasto coinvolto con la moglie in un tamponamento a catena lungo la strada regionale 88, nei pressi del casello autostradale di Rovigo. Dopo i rilievi ... hanno deciso di recarsi all'Ospedale Civile di Rovigo per alcuni accertamenti.
... Alle 19.23, con il "codice bianco" dell'accettazione del pronto soccorso, si preparano all'attesa ... il tempo medio di attesa in quel momento segnava circa tre ore e mezzo. In servizio, gli spiegano le infermiere, c'è solo un medico e armati di pazienza attendono il proprio turno.
Alla fine saranno 7 ore e 20 minuti.
...La coppia ha spiegato nella lettera pervenuta in redazione che il personale è stato eccellente, non hanno nulla da recriminare per il trattamento, ma l'accusa è nei confronti dell'amministrazione. «Questo mio sfogo - spiega Galuppo - non è, ovviamente, verso di loro che fanno il bene il loro mestiere ma per la cosiddetta dirigenza che evidentemente non coglie, da anni, l'importanza vitale di questo servizio».
Leggi l'articolo completo.

4.3.13

Pronto Soccorso di Rovigo e Ospedali Polesani


Una migliore organizzazione è possibile, per gli ospedali pubblici e per le strutture convenzionate.
Una proposta, anche economica, di Guglielmo Brusco.

Pubblico il testo del comunicato dell'assessore provinciale alle sanità.

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Ieri sera alle ore 23, mi sono recato, come ogni tanto faccio, al Pronto Soccorso di Rovigo per verificare la situazione, dal lato dell’utenza. C’erano molte persone e i tabelloni informavano che i pazienti presenti erano 29, di cui 21 in Trattamento e 8 in Attesa. Per i codici Bianchi (i meno gravi ma pur sempre riferiti a persone sofferenti) i tempi di attesa erano previsti in 3 ore e 50 minuti. Per i codici Verdi, 1 ora e 20 minuti.
Per il P.S. di Trecenta, c’erano 5 persone in trattamento e nessun paziente in attesa. Ora, sapendo che studi recenti indicavano che il 20% delle persone soccorse dalle ambulanze di Castelmassa e Trecenta, non andavano al Pronto Soccorso del San Luca, bensì a Rovigo, mi sono chiesto: perché non si potenzia l’organizzazione del nosocomio altopolesano, onde evitare a tanti cittadini spese e disagi e contemporaneamente favorire un alleggerimento di lavoro per il sovraffollato Pronto Soccorso di Rovigo?
Persino una signora presente ha detto sostanzialmente queste cose: “Era meglio andare a Trecenta. Io ci sono stata e ci sono bravi operatori e i tempi di attesa non esistono”.

Detto questo, credo di dover ringraziare tutto il personale del Pronto Soccorso di Rovigo e del San Luca di Trecenta. Ho avuto notizie di un possibile indebolimento della squadra del Pronto Soccorso di Rovigo. Spero non sia vero e auspico invece che il personale di queste unità, sia rafforzato in modo che questi operatori guidati dal Dr. Kusstatscher, fondamentali per salvare vite umane, siano messi nelle condizioni migliori e non nelle peggiori.

Detto questo, credo che qualcuno si chiederà: dove troviamo le risorse?

Io credo che sia la stessa domanda che si è posto in questi giorni il Direttore Generale dell’ULSS 18, quando ha affermato che 6 ospedali per acuti sono troppi per 240 mila abitanti.

La risposta certamente non è semplice, ma non può partire come fatto in questi ultimi due decenni, dal taglio dei posti letto e dei servizi gestiti dal pubblico e dalla quasi intoccabilità dei posti letto e dei servizi dei privati.
Basta con questo comportamento della Regione. Prima, con i fatti e non solo a parole, faccia gli interessi delle strutture pubbliche. Faccia funzionare bene gli ospedali pubblici per acuti, li rafforzi sia nella loro pianta organica (acquisendo al proprio servizio, eventualmente anche personale proveniente dalle strutture private) che nell’ambito impiantistico e tecnologico. Le macchine per diagnosi e cura pubbliche, devono essere fatte funzionare molto di più. Anche dal punto di vista economico questa è la strada vincente.

I soggetti privati vanno salvaguardati, per i ruoli che possono svolgere al di fuori di quello che fanno e possono fare gli ospedali ed ambulatori pubblici. Ad esempio, il settore Urgenza-Emergenza di Porto Viro, non deve essere indebolito.
Si potrebbe pensare all’uso di qualche struttura privata quasi solo per utenza extraregionale, oppure alla conversione di gran parte degli attuali posti letto privati polesani, adibiti a prestazione già erogate dagli ospedali pubblici (i cosiddetti doppioni) a letti di ospedale di Comunità, quelle strutture intermedie di cui parla il Piano Regionale Socio Sanitario.

Dopo vent’anni sarebbe ora che la regione pensasse molto di più al pubblico, rispetto a quello che è stato fatto fino ad oggi. Questo indipendentemente dalle indagini in corso sul discutibile uso di tanto denaro pubblico andato ai privati della sanità veneta, in questi ultimi anni.

Auspico anche che a difesa degli ospedali pubblici, le amministrazioni comunali interessate facciano veramente una difesa forte, chiamando in causa se purtroppo ce ne fosse bisogno, sia l’autorità giudiziaria (interruzione di pubblico servizio?) sia la giustizia amministrativa (TAR).

Rovigo, 2 marzo 2013

Brusco Guglielmo – Assessore Provinciale alla Salute
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2.3.13

Il direttore generale dell'Ulss: "Sei ospedali per acuti sono troppi"

Da La Voce di sabato 02-03-2013

Le parole di Orsini arrivano nel corso del convegno, organizzato ieri mattina nel municipio di Rovigo, da Uil Pensionati, per discutere i problemi della non autosufficienza e le nuove politiche per il welfare. Un argomento che Orsini ha affrontato dati alla mano dando però, nello stesso tempo, una stoccata al sistema ospedaliero fin qui esistente.
"Sei ospedali per acuti? Un po' troppo per 240mila abitanti: rischia di diventare uno spreco di denaro".
Leggi la dettagliata cronaca del convegno.

16.2.13

Punto nascite di Trecenta. Un colpo basso dal primario di ostetricia e ginecologia


"Il motivo principale dello sciopero è questo?" mi sono chiesto nel leggere l'intervista del dott. Giancarlo Stellin, primario di ostetricia e ginecologia dell'Ulss 18, sul recente sciopero della categoria. Per il dott. Stellin è la mancata 'ristrutturazione dei punti nascita ... da noi c'è una parcellizzazione difficile da mantenere'. Andrebbero chiusi i punti nascita con meno di "500 parti l'anno".
Chiudere Adria e Trecenta? "Bisognerebbe chiuderli" oppure a Trecenta servirebbero molte risorse per personale ed ecografie. Ma neanche questo sarebbe soddisfacente per il dott. Stellin perché i medici che svolgono il loro lavoro in piccoli ospedali dove nascono 3-400 bambini l'anno "non possono acquisire una professionalità tale da svolgere correttamente il loro lavoro".
Per il primario di ostetricia e ginecologia a Trecenta potrebbe rimanere solo il servizio di procreazione medicalmente assistita.

Nemmeno un mese fa (intervista al Resto del Carlino del 21.01.2013) il primario non si esprimeva in questi termini. Mi domando che cosa sia successo per fargli mutare così radicalmente opinione.

Il dott. Stellin è uno stimato professionista. Se arriva a questo limite è perché i tagli alla sanità in questi anni sono stati tali da rendere precaria una quantità di attività di cura (pochi soldi per le ecografie). Cita poi la mancanza di tre ostetriche all'ospedale di Trecenta e quello della carenza di personale è un problema noto da molto tempo a chi segue questo blog (si clicchi sull'etichetta 'prefetto' qui a lato per avere un riepilogo al riguardo).
Tuttavia il dott. Stellin sottovaluta i disagi che deriverebbero dalla chiusura del punto nascite di Trecenta. Preso dai suoi problemi gestionali, che devono essere molti, immagina il territorio polesano molto più compatto di quanto non sia. Concentrare tutti i parti a Rovigo a partire da Melara e fino a Porto Tolle è improponibile.

Leggi l'intervista al Resto del Carlino di mercoledì 13.02.2013
Su questo blog:
"Punti nascita a rischio a Trecenta e Adria"
«Sono fiera e convinta di lottare contro la chiusura del SAN LUCA»
...un piccolo ma splendido ospedale di campagna in provincia di Rovigo

14.2.13

Tutti i polesani hanno gli stessi diritti, anche alla nascita

E' stata pubblicata ieri una nota dell'assessore provinciale alla sanità Guglielmo Brusco sui punti nascita polesani di Rovigo, Adria e Trecenta. Ne riporto integralmente il testo.

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Tutti i polesani hanno gli stessi diritti, anche alla nascita.
pubblicata da Guglielmo Brusco il giorno Mercoledì 13 febbraio 2013 alle ore 22.25.

Continuo a condividere le proteste e le richieste dei ginecologi e delle ostetriche italiani. Se corrispondono al vero, non condivido invece alcune affermazioni, fatte dal Dr. Giancarlo Stellin, circa il futuro dei punti nascite di Adria e Trecenta.
Queste dichiarazioni del Dr. Stellin, sono addirittura peggiorative di quanto previsto nel pessimo accordo Stato-Regioni del dicembre 2010. Tale accordo infatti, parla di “razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno”.
Insomma, bisogna pensare a razionalizzare “progressivamente” e non dall'oggi al domani. Per assurdo, anche Rovigo non ha 1.000 parti e qualcuno potrebbe pensare: perché non tenere aperti i soli punti di Adria e Trecenta?. Al San Luca oltretutto, visti gli ampi spazi non utilizzati e strutturalmente già pronti, c’è la possibilità senza spendere molto, di mettere su uno stesso piano, servizi di Ostetricia e Ginecologia che all’Ospedale di Rovigo sono stati o sono addirittura su tre piani diversi, (a piano terra del Corpo M, gli Ambulatori Divisionali ed Ecografico, al primo piano le degenze, con la sala operatoria e la sala parto, al secondo piano la Pediatria).
Ma l’obiettivo per territori come il nostro, a bassa densità abitativa e con grandi spazi da percorrere, deve essere quello di tenere aperti tutti i punti nascite. Se il Dr. Stellin se lo ricorda, l’ULSS 18 ha un ospedale unico su due sedi e il numero complessivo di parti è superiore ai 1.200. Perciò l’Ospedale di Rovigo-Trecenta ha i numeri per andare avanti. Quello che manca certamente, sono le risorse per assumere personale in numero e qualità sufficienti e per avere la tecnologia necessaria a svolgere nella massima sicurezza il proprio lavoro.
E al Dr. Stellin chiedo, visto che coloro che fanno “carriera in punti nascite che fanno 3-400 nascite all’anno”, non possono “acquisire una professionalità tale da svolgere correttamente il loro lavoro”, di dirci in quali delle tre strutture polesane, ci sono stati in questi ultimi 2-3 anni, gli incidenti più numerosi, più pericolosi e il perché di queste difficoltà. Il tecnico dica cosa occorre. Poi il politico può agire. Ma se il tecnico, con la scusa di non fare il politico non dice pubblicamente, salvo in rare e polemiche occasioni, quello di cui ha bisogno, non fa un buon servizio alla comunità. Noi non possiamo accettare che si dica si alla chiusura dei punti nascite di Trecenta ed Adria, senza una discussione complessiva sulla sanità polesana. I cittadini alto e basso polesani non hanno meno diritti degli altri. E il Dr. Stellin sa bene che io (assessore) non ho soldi per l’assunzione di personale che manca nei suoi reparti. Però ripeto, salvo sporadiche prese di posizioni, non l’ho sentito fare con continuità e con il peso del suo prestigio, critiche a chi è responsabile di questa situazione economicamente difficile: la Regione del Veneto. Non l’ho mai sentito prendere posizione su come sono stati in sostanza usati male, solo per l’ULSS 18 e per ammissione del Direttore Generale, circa 14 milioni di euro, nel solo 2012. Soldi dati alla sanità privata e che se risparmiati potevano essere utilizzati per assumere magari anche le tre ostetriche che gli mancano. E gli ricordo che, visto che giustamente chiede una Pediatria a Trecenta, non ho sentito la sua contrarietà neanche quando nel 2003, Pediatria fu chiusa al San Luca. In più non ho sentito la sua voce levarsi, neanche quando nel 2005 sul giornalino dell’ULSS 18, riguardo il punto nascite di Trecenta si diceva: “Inizialmente eravamo preoccupati anche noi. Poi abbiamo capito che avere un anestesista sempre presente è forse meglio, l’emergenza è più gestibile. In caso di necessità scatta subito il contatto con il pediatra di Rovigo, pronto ad arrivare qui”. Era ed è d’accordo con questa affermazione, fatta da una sua autorevole collaboratrice? Insomma, alcune affermazioni come quelle attribuite al Dr. Stellin, non sono accettabili. A lui chiedo invece di dire alla politica cosa manca nell'attuale organizzazione dei punti nascite polesani. Dopo, sicuramente io potrò fare con più efficacia, la mia parte.
Rovigo, 13 febbraio 2013 Brusco Guglielmo – Assessore Provinciale alla Salute.

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11.2.13

San Luca: sospeso l'ambulatorio pediatrico


Mi segnalano che:

Da giovedì scorso 7 febbraio, l'ambulatorio pediatrico che controllava i neonati di 10 gg è stato sospeso. Le mamme si devono rivolgere al pediatra del territorio.
La dott. Camisotti, specialista ambulatoriale convenzionato, che curava il servizio è andata in pensione.

Aggiornamento del 13 febbraio 2013
La Dr.ssa Valeria Rossi, pediatra di base, ha inviato questo commento: "Stiamo facendo i salti quadri per poterli gestire tutti, ma siamo solo in due e per ora non c'è alcuna possibilità che mettano un nuovo pediatra di base, che qui sarebbe molto utile... Questa mancanza penalizza anche un punto mascita che è piccolo ma funziona bene.."

10.2.13

Antonio Bombonato: "Polesine discriminato"

Da La Voce di Rovigo, sabato 9 febbraio 2013

FINANZIAMENTI REGIONALI ALL'ULSS 18
ANTONIO BOMBONATO, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA DEI SINDACI
"Non chiediamo favori ma una seria e corretta lettura della situazione"

"Ridurre i trasferimenti di quasi 10 milioni di euro per l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza credo sia comunque un'offesa al principio di sanità e assistenza socio-sanitaria uguale per tutti ... le percentuali di riduzione non sono uguali in tutte le Ulss Venete. Se aggiungiamo a questo il cronico disavanzo strutturale della nostra Ulss certificato dalla Regione del Veneto e il rischio che le schede sanitarie e sociosanitarie del nuovo Pssr impoveriscano ulteriormente le offerte sanitarie pubbliche ai cittadini Polesani e bisognerà che ci spieghino qual è la colpa di questa provincia".

Per concludere Bombonato fa un appello ai rappresentanti polesani in giunta e in consiglio regionale "perché venga fermata un'operazione che vedrebbe il nostro territorio saccheggiato dei propri diritti essenziali. Non chiediamo favori ma chiediamo una seria, corretta e condivisa lettura della situazione e delle specificità di questo territorio che non ha mai disatteso le proprie responsabilità ma che non può tacere operazioni che rischiano di affossare la sanità del Polesine".
Leggi l'articolo completo.
Antonio Bombonato sarà relatore al convegno di sabato prossimo a Trecenta (vedi post precedente).

Convegno S.O.S SALUTE, IL POLESINE NEL VENETO: Ospedale e Territorio


Il Gruppo per la tutela della salute e del San Luca, l'Ulss 18 e i comuni di Ficarolo e Trecenta hanno promosso per
SABATO 16 Febbraio 2013, alle ore 9.00, presso l’Auditorium dell'Ospedale San Luca di Trecenta
il Convegno sul tema:
S.O.S SALUTE
IL POLESINE NEL VENETO:
Ospedale e Territorio
Relazione Antonio Bombonato, Presidente Conferenza dei Sindaci ULSS 18
Saluti:
dott Arturo Orsini Direttore Generale ULSS 18 Rovigo
Antonio Laruccia Sindaco di Trecenta
Fabiano Pigaiani Sindaco di Ficarolo
Intervengono:
Mon. Lucio Soravito De Franceschi Vescovo Adria - Rovigo
Maria Luisa Coppola Assessore Regione Veneto
Cristiano Corazzari Consigliere Regione Veneto
Graziano Azzalin Consigliere Regione Veneto
Tiziana Virgili Presidente Provincia di Rovigo
Interverranno rappresentanti della sanità convenzionata e del mondo sindacale.
Conclude Dino Chieregati cittadini per la tutela della salute e del “San Luca”
Coordina Mario Gallani cittadini per la tutela della salute e del “San Luca”
Sono stati invitati i parlamentari in carica e i candidati alle prossime elezioni politiche
Il Personale Sanitario, i Cittadini e gli Amministratori sono invitati a partecipare.
Scarica la locandina.

9.2.13

La sanità italiana precipita al 21° posto per qualità. Al 26° per "prevenzione ed equità"

http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=13308

La denuncia arriva della Fondazione Chirurgo e Cittadino sulla base dei dati rilevati da tre Istituti di ricerca indipendenti europei. Il nostro Paese è inoltre ultimo per investimenti nel Ssn tra i Paesi industrializzati: 9,3% del Pil contro il 12% di Olanda, l'11,6% di Francia e Germania, il 9,6% di Gran Bretagna e Spagna.

Sono molti coloro che ancora ci ricordano che la Sanità italiana è 2° al mondo per capacità di risposta assistenziale universale in rapporto alle risorse investite, citando il rapporto dell'Oms dei primi anni 2000. Ma le cose, in questi anni, sembrano essere profondamente cambiate. La Fondazione Chirurgo e Cittadino, ha messo a conoscenza di tutti i dati pubblicati nel 2012 da tre differenti ed indipendenti Istituti di ricerca europei. Quanto investe l'Italia per mantenere il proprio Ssn? Secondo la Organization for Economic Co-operation and Development - (Oecd Health Data 2012)  il 9,3 % del Pil (meno di Olanda 12%, Francia e Germania 11,6%, Gran Bretagna e Spagna 9,6%) il cui 76,6% è "spesa pubblica", per una spesa pro-capite di 2.964 $ (Olanda - 5.056, Germania 4.338, Francia 3.974, Irlanda 3.710, Gran Bretagna 3.433, Spagna - 3.060).

Ancor più interessante il dato sulla "qualità" dell'assistenza che il nostro Ssn eroga. La si può desumere dai dati dell'Euro Health Consumer (Health consumer powerhouse 2012). Sulla base dell'analisi di 42 indicatori di performance differenziati in 5 sottogruppi, sono stati "esplorati" i Sistemi Sanità di 34 Stati Europei (EU + 7). Questi, molto succintamente, i risultati per i differenti sottogruppi: nel ranking europeo la nostra Italia è:

10° (dopo Croazia, Estonia,Lituania ecc.) nel sottogruppo "diritti del malato e informazione",
11° (dopo Islanda, Rep.Ceca, Slovenia ecc.) per la voce "risultati";
21° (dopo Romania, Grecia, Cipro ecc.) per "accessibilità e tempi di attesa";
22° (dopo Slovenia, Irlanda, Rep.Ceca ecc.) per l'area "farmaceutica";
26° (dopo Portogallo, Malta, Slovacchia ecc.) per "prevenzione, equità di Sistema".
Su tutte le voci globalmente esaminate risultiamo occupare il 21° posto.

Come se tutto ciò non fosse sufficiente, il rapporto Ocse-UE "Health at a Glance Europe 2012" inserisce l'Italia agli ultimi posti, se non ultima, per i fondi destinati alla prevenzione sanitaria: contro una media europea del 2,9%, a pari merito con Cipro, l'Italia riserva solo lo 0,5% della spesa sanitaria globale.

07 febbraio 2013
Leggi l'articolo completo

8.2.13

Orsini: "Prometto dialogo con il territorio"


A proposito dell'audizione del direttore generale dell'Ulss 18 Arturo Orsini in consiglio comunale a Trecenta lo scorso mercoledì (vedi precedente post), segnalo le cronache della riunione pubblicate dal Gazzettino a da La Voce di oggi.


Orsini: niente illusioni
Il direttore generale dell'Ulss 18 parla dei tagli per 10 milioni
Se la Regione non dà fondi non si può fare ciò che serve
in evidenza le dichiarazioni del direttore generale
(Il Gazzettino, venerdì 8 febbraio 2013, leggi l'articolo)

Orsini: "Prometto dialogo con il territorio"
Il destino del San Luca al centro dei lavori del Consiglio comunale
in evidenza lo svolgimento del dibattito
(La Voce, venerdì 8 febbraio 2013, leggi l'articolo)

7.2.13

"Dobbiamo gestire le ricadute di scelte compiute da altri"

Il direttore generale dell'Ulss 18 in consiglio comunale a Trecenta
Situazione economica critica per i tagli regionali al bilancio e per i vincoli di spesa a favore delle cliniche private

La situazione economica è pesante. La regione si appresta a tagliare 10 milioni di euro e, nel 2013, i trasferimenti regionali ammonterebbero a soli 34 milioni. Le necessità dell'Ulss comportano invece la disponibilità di 51 milioni.
Un taglio pesantissimo. Ma c'è di più, il 10% del bilancio dell'Ulss 18 è vincolato dalla giunta regionale per le convenzioni con le due case di cura private, quella di Santa Maria Maddalena e la Casa di cura Città di Rovigo. Su queste convenzioni l'Ulss non può nulla, non può risparmiare nulla. Una quota di bilancio molto consistente che spesso va sprecata in una duplicazione di servizi fra pubblico e privato.
La materia è oggetto di trattativa con una delle due case di cura (Orsini non ha precisato quale). "Dobbiamo gestire le ricadute di scelte compiute da altri ... Senza soldi non sarà possibile fare molto".

Questi, in sintesi, i contenuti dell'intervento di Arturo Orsini, nuovo direttore generale dell'Ulss 18, ieri in consiglio comunale a Trecenta.

L'impressione che ho avuto è di una disponibilità reale alla discussione con le amministrazioni comunali e forse non è un caso che si sia fatto accompagnare alla riunione da Antonio Bombonato, presidente della conferenza dei sindaci dell'Ulss.
A proposito della proposta del comune di Trecenta di istituire "un tavolo di lavoro ... sulle reali condizioni socio-sanitarie delle nostre comunità" (si veda la deliberazione n. 6 del 24/01/2013 e il relativo allegato) Orsini ha proposto di individuarlo nell'esecutivo della conferenza dei sindaci, eventualmente integrato con qualche specifica figura.

A proposito delle convenzioni e dei vincoli di bilancio con le strutture sanitarie private suggerisco di tornare sul post dell'8 aprile 2012 "La Regione Veneto “costringe” l'Ulss 18 a sprecare 14 milioni di euro l'anno".

5.2.13

Il nuovo direttore generale dell'Ulss 18 in consiglio comunale a Trecenta

Visto che il sito del comune non lo cita proprio per nulla, ve lo dico io: domani sera

Mercoledì 6 febbraio 2013
alle ore 19.00
il consiglio comunale di Trecenta
discuterà dei problemi della sanità e del "San Luca".

Sarà presente Arturo Orsini, nuovo direttore generale dell'Ulss 18.

La riunione è pubblica.

4.2.13

Tariffe massime del Ssn. In Gazzetta il decreto con i nuovi Drg

da http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=13155


Le nuove tariffe massime di riferimento per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera per acuti, di assistenza ospedaliera di riabilitazione e di lungodegenza post acuzie e di assistenza specialistica ambulatoriale come disciplinato dal Dl Balduzzi, avranno validità fino al 31 dicembre 2014. Risparmio da 239 mln. IL TESTO IN G.U.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero della Salute e di quello dell’Economia con le nuove tariffe massime di riferimento per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera per acuti, di assistenza ospedaliera di riabilitazione e di lungodegenza post acuzie e di assistenza specialistica ambulatoriale. Il testo, dopo la mancata intesa di fine settembre con le Regioni, ha ottenuto, decorsi trenta giorni, il via libera da parte del Governo e il semaforo verde da parte della Corte dei Conti.
Ma cosa c’è di diverso rispetto alle nove tariffe? Innanzitutto, occorre fare una premessa. Come si legge nella relazione tecnica non è infatti possibile effettuare “una valutazione comparativa rispetto alla tariffe precedentemente vigenti a livello nazionale a causa delle modifiche intervenute nel sistema di riferimento utilizzato per la classificazione dei ricoveri”. Una valutazione, tuttavia può essere fatta a livello regionale. Tenuto conto di ciò, con i nuovi Drg il risparmio può essere valutato nell’ordine dei 239 milioni di euro. Una riduzione soprattutto legata alla diminuzione dei Drg ospedalieri per i ricoveri per acuti (- 200 mln circa).
29 gennaio 2013

Leggi l'articolo completo.

3.2.13

Il nuovo direttore dell'Ulss 18 e la sfida dei 51 milioni di euro

51 milioni di euro il fabbisogno stimato per il 2013
ma dalla regione se ne attendono solo 34
"Anche la politica deve avere ben chiaro il problema"

Da La Voce di Rovigo di giovedì 31 gennaio 2013

In una lunga intervista a La Voce Arturo Orsini, nuovo direttore generale dell'Ulss 18, affronta i problemi dei servizi sanitari dell'alto e medio polesine.
Preferisce parlare di comunità "un termine che preferisco a 'territorio', perché ricorda le persone, mentre il territorio fa pensare alle geografia".
Alla domanda "Dal punto di vista amministrativo, quali problemi ha incontrato in questa Ulss?" ha risposto:
"La problematica della Ulss 18 è basata su un numero: 51 milioni. Di euro. Questa è infatti la stima nel bilancio di previsione inviato a Venezia per il 2013. La Regione ci ha fatto già sapere che al massimo potremo arrivare a 34. Capisce da solo che questa è una criticità d'azienda che, fatte le debite proporzioni, ricorda quello che è successo alla Fiat. E io non sono Marchionne".
La domanda: "Se ne può uscire?" trova una risposta molto chiara, sulla quale riflettere. "Ci vuole una coscienza diffusa della situazione, delle difficoltà. Non ci si può limitare a parlarne nelle stanze dei bottoni, ma  si deve discuterne a tutti i livelli. Anche la politica deve avere ben chiaro il problema". E, ancora sulle risorse economiche "...al totale di 51 milioni di cui parlavamo, si arriva aggiungendo anche i 10 milioni di taglio ai finanziamenti che la Regione appare orientata a stabilire per la nostra azienda".
Orsini chiarisce ancora che "ogni taglio rende assai più difficoltoso il lavoro di risanamento, restringendo i margini di operatività". Insomma, par di capire, potrebbero non esserci nemmeno le risorse per avviare processi di ottimizzazione della spesa.
Il direttore generale dell'Ulss non si sbottona sulle schede ospedaliere e su quanto prevedono per l'ospedale di Trecenta: "Non ho informazioni certe sull'argomento, né sui contenuti né sui tempi di adozione ... Bisogna però chiarire che queste sono decisioni di livello regionale".
Leggi l'articolo completo.

L'Ulss teme per i finanziamenti regionali

I PROGRAMMI DELLA GIUNTA REGIONALE
Tagli per 200 milioni alle Ulss del Veneto.
Meno dieci all'Ulss 18

Da Il Resto del Carlino di giovedì 31 gennaio 2013

Meno dieci milioni di euro, esattamente 9.747.811. Il riparto del fondo annuale per le aziende sanitarie del Veneto è ancora provvisorio ma se le cifre non dovessero cambiare all'Ulss 18 di Rovigo toccherebbe un finanziamento inferiore a quello dell'anno scorso. La spesa pro capite scenderebbe da 1.729 a 1.674 euro. All'Ulss 19 di Adria il taglio ipotizzato è pari a 4.333.328 euro, con una spesa pro capite che passa da 1.829 a 1.771 euro.
Complessivamente alle 22 Ulss del Veneto, alle 2 aziende ospedaliere di Verona e Padova e all'Istituto Oncologico Veneto, il taglio dei finanziamenti regionali arriverebbe a 200 milioni di euro.
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