Da RovigoOggi.it, 1 luglio 2016
Non ha fatto molto piacere, la notizia della temporanea chiusura del punto nascita all'ospedale San Luca di Trecenta, annunciata dall'Ulss 18 nella giornata di giovedì 30 giugno (LEGGI ARTICOLO). A quanto spiegato dall'Ulss 18, si tratta di una misura temporanea dovuta alla scarsità di personale, alle malattie, alle ferie e ai tempi lunghi necessari per assumere personale. C'è comunque chi domanda una mobilitazione immediata.
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02 luglio 2016
Case di Riposo. Il Comune si impegna: l'Iras rimarrà pubblico
Dal Gazzettino di Rovigo, sabato 02.07.2016
....
La seconda possibilità «rappresenta in effetti una vera opportunità in quanto l'Iras potrebbe gestire direttamente servizi per conto dei comuni afferenti al territorio provinciale e per l'Azienda sanitaria locale.».
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Vedi anche il resoconto de La Voce, sabato 02.07.2016
Rovigo, il Consiglio approva la mozione di Livio Ferrari
Con il voto dell'unanimità dei presenti, mentre la Lista Menon e il Pd di Nadia Romeo sono usciti dall'aula, il Consiglio Comunale ha approvato la mozione presentata dal consigliere di Coscienza Comune Livio Ferrari riguardo alla trasformazione dell'Iras in Azienda pubblica servizi alla persona.....
La seconda possibilità «rappresenta in effetti una vera opportunità in quanto l'Iras potrebbe gestire direttamente servizi per conto dei comuni afferenti al territorio provinciale e per l'Azienda sanitaria locale.».
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Vedi anche il resoconto de La Voce, sabato 02.07.2016
25 giugno 2016
L'elefante si muove, convocata la conferenza dei sindaci dell'Ulss 18
Sulla sanità sta accadendo il finimondo, a livello nazionale con l'aumento dei decessi, 50mila in più nel 2015, a livello regionale con la giunta che taglia altri 240 milioni alle Ulss del Veneto, e soprattutto nell'Ulss 18 che annaspa per la mancanza di medici e personale. Ma non c'era verso che la conferenza dei sindaci si riunisse.
Ora, finalmente, i comuni hanno ricevuto la convocazione per il prossimo 30 giugno ma delude l'ordine del giorno da ordinaria amministrazione.
I problemi drammatici della sanità e della nostra Ulss sono relegati all'ultimo punto dell'Odg, il classico "Varie ed eventuali", se c'è tempo, se i sindaci non se ne vanno prima, se non c'è niente di meglio da fare. Ecchessaramai!
Scarica l'ordine del giorno
21 giugno 2016
L'Istat registra un aumento dei decessi da periodo di guerra
Per la prima volta negli ultimi novant'anni cala la popolazione.
Uno studio del Censis ci fornisce una chiave di lettura.
L'Istat tira le somme e pubblica il bilancio demografico del 2015. I decessi sono stati oltre 647 mila, quasi 50 mila in più rispetto al 2014. Contemporaneamente calano i nati, per un saldo naturale (differenza fra nati e morti) negativo per 161.791 unità. Bisogna risalire al biennio 1917-18, durante la prima guerra mondiale, per riscontrare valori ancora più elevati.
Le cause dell'aumento dei decessi vengono attribuite dall'Istat a due fattori: il calo della mortalità nel 2014 e il forte calo della copertura vaccinale contro l’influenza registrata nella stagione invernale 2014-2015 (vedi a pag. 5 del bilancio). Un aspetto quest'ultimo che ha a che fare con la qualità del servizio sanitario nazionale. La fascia di età più colpita dal fenomeno è quella che va dai 75 ai 95 anni che costituisce l'85% dell'eccesso dei decessi avvenuti nel 2015.
Tuttavia il tipo di documento, per sua natura, non è in grado di dare maggiori dettagli.
Una ricerca del Censis ha rilevato che nell’ultimo anno 11 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie (vedi precedente post). E' aumentata la spesa sanitaria privata da un lato e, dall'altro, l'allungamento delle liste di attesa ha costretto i pazienti a visite "private" all'interno delle strutture pubbliche. Per chi se lo può permettere ovviamente. Per 11 milioni di persone non sempre è stato possibile. (scarica il documento)
Se mettiamo assieme le due cose, il forte aumento dei decessi registrato dall'Istat e l'impossibilità, per una persona su sei, di sostenere le spese per le prestazioni sanitarie, non possiamo non vedere una relazione di causa ed effetto.
Le cause dell'aumento dei decessi individuate dall'Istat, quanti morti possono "spiegare"? Diecimila? Ventimila? Pensiamo a dieci o quindicimila morti in più per il calo vaccinale antinfluenzale: ma quanti telegiornali ci avrebbero fatto sopra? quanti giornali avrebbero riempito? E' una stima quindi molto grossolana ma immaginiamo pure che sia vera.
La domanda allora è: e gli altri trentamila morti in più a cosa sono dovuti? Alla povertà, alla mancanza di mezzi sufficienti per sostenere la sanità a pagamento? A me sembra che non ci sia altra spiegazione. Una strage. Mi auguro di essere smentito.
La percezione di una sanità pubblica sempre più appassita, razionata, al di sotto della soglia di sicurezza, è sempre più pesante. La carenza di medici, infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, ma anche di mezzi, a tutto vantaggio della sanità privata e di quella pubblica a pagamento, è cronaca di questi giorni.
Si dia un'occhiata ai precedenti post:
Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci
Sanità veneta, peggiorano i conti. La Regione ordina la cura dimagrante
Brutto clima per gli anestesisti del “San Luca”
Terapia intensiva. "Non chiudete quel reparto: hanno ridato la vita a mio marito"
Segnalo, infine, un'interessante valutazione dei dati demografici diffusi dall'Istat da parte di neodemos: La popolazione italiana è ufficialmente in calo. Dobbiamo preoccuparcene?
13 giugno 2016
Censis. 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per difficoltà economiche
Da quotidianosanita.it
Aumenta la spesa privata: liste d’attesa troppo lunghe e l’intramoenia è sempre più una scorciatoia
Leggi l'articolo completo
Aumenta la spesa privata: liste d’attesa troppo lunghe e l’intramoenia è sempre più una scorciatoia
Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni. Il ricorso al privato è dovuto anche al forte aumento dei ticket: 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. E sono 7,1 mln coloro che hanno scelto l'intramoenia. Di questi il 66,4% per saltare le liste d'attesa. LA RICERCA
08 GIU - In Italia cresce la spesa sanitaria privata che è arrivata a 34,5 miliardi di euro, con un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015): il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%. Una dinamica dovuta in parte all’allungamento progressivo delle liste d’attesa, che rappresenta il moltiplicatore della forza d'attrazione della sanità a pagamento. Un altro motivo non meno importante è il forte aumento dei ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Sono gli elementi principali che emergono dalla ricerca del Censis-Rbm Assicurazione Salute ‘Dalla fotografia dell'evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo’.
09 giugno 2016
Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci
Comitato
altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso
Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel.
0425701126 – Cell. 3473490340
sito internet:
http://ospedaletrecenta.blogspot.it/
Trecenta 6 giugno 2016
Quando
tremano i “pilastri” della sanità
Davanti
a chi finge di scoprire ora le carenze del San Luca o di sorprendersi
e dolersi di casi di sanità carente, proviamo delusione e
irritazione come cittadini e come utenti. Perché, se le disfunzioni
sanitarie” ora sono tante e pesanti, non sono un male solo di oggi
ma durano da tempo e sono da tempo ben note “a chi di dovere”.
La
causa principale è la mancanza di personale (medici, infermieri,
tecnici): e la conseguenza più vistosa e poco tollerabile è la
lunghezza (sfacciata) delle liste d’attesa, che danneggia
soprattutto (guarda
caso!) i più poveri, mentre i cittadini più abbienti trovano
risposte rapide nel privato. Che ingrassa a vista d’occhio.
Tra
l’altro rimangono anche scarsamente produttivi vari costosi
macchinari non accompagnati da personale tecnico qualificato.
Il
Veneto resta la Regione con meno medici, i primari non vengono
sostituiti e mancano infermieri.
Se
non si sono raggiunti obiettivi non è per scarso impegno degli
operatori, ma per carenza di risorse e se il denaro scarseggia non
dipende solo dai tagli romani, ma dalla scelta di iniziative che sono
solo spot. La trovata delle visite di notte, senza centrare
l’obiettivo, è costata ai Veneti, in un anno, 7 milioni di € e
molte ULSS per aprire gli ambulatori di notte li hanno chiusi di
giorno. Ora, visto che i maggiori fruitori sono anziani …
Con
la realizzazione del Piano socio-sanitario regionale ci troveremo con
ulteriore carenza di posti letto, ulteriore insufficienza di medici,
di infermieri, di operatori socio-sanitari.
Con
le schede ospedaliere, uscite nel 2012, pareva che la regione
razionalizzasse le risposte sanitarie creando una continuità
assistenziale tra ospedale e territorio.
Invece,
soprattutto per mancanza di personale, mentre nella realtà viene
smantellato il San Luca, contemporaneamente è ridotta l’attività
di assistenza sul territorio (Adi - ambulatori - punti sanità).
E
intanto un fiume di denaro è affluito e affluisce costantemente a
cliniche e centri medici privati in modo molto discutibile. Un
fenomeno definito “spreco “ in più relazioni del dott.
Marcolongo. Il
dirigente aveva più volte detto al Governo della Regione Veneto che
l’ULSS 18, se avesse realizzato in proprio parte dei servizi
regalati ai privati, avrebbe potuto risparmiare quasi 14 milioni di
euro all’anno. Nessuno ha mai detto che Marcolongo aveva fatto
conti sbagliati, ma si è continuato ad andare avanti come se lui non
avesse detto niente.
Adesso
però si esagera con gli interventi riduttivi: al
San Luca è già stata dimezzata l’attività chirurgica e si teme
che nelle prossime settimane si debba sospendere del tutto.
Questo
perché gli
anestesisti non sono più numericamente sufficienti a garantire il
servizio.
La
gara indetta dall’azienda per appaltare temporaneamente le guardie
a professionisti esterni è stata vinta da una cooperativa di Bo che
però per ora non è in grado di assicuraci i turni richiesti.
E
situazione più o meno simile hanno i ginecologi, che pur ricorrendo
all’istituzione di convenzioni libero-professionali esterne, non
sono a tutt’oggi in grado di sostenere i reparti di Trecenta e
Rovigo.
E
desta preoccupazione pure il servizio di Terapia Antalgica.
Dicono
che non si trova un numero di specialisti sufficiente a colmare le
carenze di organico date da pensionamenti e turnistica europea. E,
pur essendo queste evenienze prevedibili, purtroppo non è stata
fatta adeguata programmazione nelle università.
Dicono
che il problema è su scala regionale.
Lo
slogan “meno ospedale e più territorio” che ha accompagnato
tutto l’iter di approvazione del nuovo piano socio-sanitario, alla
realtà dei fatti, si sta sempre più modificando in “meno ospedale
e meno territorio”, che non significa certo tutti più sani,
significa invece sicuramente meno servizi.
I
principali strumenti di integrazione socio-sanitaria e di sviluppo
delle attività territoriali non decollano.
Il
Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca pertanto rinnova
l’invito ai sindaci dell’Ulss 18 a rispettare fedelmente il
significato della loro carica istituzionale e il mandato ricevuto dai
loro concittadini.
Abbiamo
difficoltà a credere nell'impegno dei nostri rappresentanti
regionali, impegno promesso ripetutamente, ma altrettanto
ripetutamente disatteso.
Speriamo
che i sindaci, che vivono la realtà del territorio, diano prova
concreta di voler difendere il diritto alla salute dei propri
cittadini.
Siamo
stanchi di impegni di facciata (spesso illogici e offensivi);
chiediamo azioni ferme nei confronti della Regione per difendere
l’efficienza dei nostri ospedali.
L’assessore
Coletto ha spiegato in questi giorni ai colleghi della giunta veneta
che “gli esperti”(?) hanno scoperto (!?) «Dall'analisi
dei bilanci preventivi… una perdita previsionale complessiva delle
aziende sanitarie pari a circa
660
milioni di
euro.”
Per
cui, viste le risorse finanziarie disponibili per il 2016 e dati gli
interventi di razionalizzazione
dei
costi già programmati, si rende necessario migliorare le previsioni
di almeno 240
milioni di euro».
Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, dovrà«effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, dovrà«effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
In
seguito a questa verifica lo stesso
Mantoan
dovrà
proporre eventuali adeguamenti
alla
programmazione
regionale,
in modo da rimettere in linea gli obiettivi generali con i vincoli di
bilancio.
Detto
brutalmente: taglieranno ancora.
E il taglio non sarà indolore per noi cittadini. Siamo colpevoli di
delegare una fiducia eccessiva a chi non la merita.
Mettiamoci
il cuore in pace: pagheremo
caro, pagheremo tutto.
Per
il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca
La
portavoce Jenny Azzolini
-----
Ne hanno parlato:
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spesa sanitaria
05 giugno 2016
Sanità veneta, peggiorano i conti. La Regione ordina la cura dimagrante
Rispunta la parola magica RAZIONALIZZAZIONE. Altri 240 milioni da tagliare alle Ulss. Insomma, sembra che al peggio non ci sia fine.
Da Corriere del Veneto, mercoledì 1 giugno 2016
Cura dimagrante in vista per i bilanci delle aziende sanitarie del Veneto.
È stata pubblicata ieri sul Bur la delibera con cui la giunta prende atto degli strumenti previsionali presentati dagli enti del sistema sanitario regionale.
«Dall'analisi dei bilanci preventivi - ha spiegato ai colleghi l'assessore di comparto Luca Coletto - emerge una perdita previsionale complessiva delle aziende sanitarie pari a circa 660 milioni di euro, in peggioramento rispetto alla perdita in corso di formazione su dati di quarta trimestrale 2015 di circa 349,5 milioni di euro».
Secondo la giunta le motivazioni di questo aggravamento sono varie: dall'iscrizione prudenziale di minori ricavi dal Fondo sanitario regionale a causa dei tagli, agli incrementi di costo previsti per l'erogazione di farmaci e servizi.
Di qui l'imperativo: «In ragione delle stime più aggiornate disponibili sulle risorse finanziarie per il 2016 nonché degli interventi di razionalizzazione dei costi già programmati, si rende necessario migliorare le previsioni di almeno 240 milioni di euro».
Come? Con l'incarico a Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, di «effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
In seguito a questa verifica lo stesso Mantoan dovrà proporre eventuali adeguamenti alla programmazione regionale, in modo da rimettere in linea gli obiettivi generali con i vincoli di bilancio.
Leggi l'articolo completo
Delibera della giunta regionale:
Vai alla pagina del BurVeT
Da Corriere del Veneto, mercoledì 1 giugno 2016
Cura dimagrante in vista per i bilanci delle aziende sanitarie del Veneto.
È stata pubblicata ieri sul Bur la delibera con cui la giunta prende atto degli strumenti previsionali presentati dagli enti del sistema sanitario regionale.
«Dall'analisi dei bilanci preventivi - ha spiegato ai colleghi l'assessore di comparto Luca Coletto - emerge una perdita previsionale complessiva delle aziende sanitarie pari a circa 660 milioni di euro, in peggioramento rispetto alla perdita in corso di formazione su dati di quarta trimestrale 2015 di circa 349,5 milioni di euro».
Secondo la giunta le motivazioni di questo aggravamento sono varie: dall'iscrizione prudenziale di minori ricavi dal Fondo sanitario regionale a causa dei tagli, agli incrementi di costo previsti per l'erogazione di farmaci e servizi.
Di qui l'imperativo: «In ragione delle stime più aggiornate disponibili sulle risorse finanziarie per il 2016 nonché degli interventi di razionalizzazione dei costi già programmati, si rende necessario migliorare le previsioni di almeno 240 milioni di euro».
Come? Con l'incarico a Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, di «effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
In seguito a questa verifica lo stesso Mantoan dovrà proporre eventuali adeguamenti alla programmazione regionale, in modo da rimettere in linea gli obiettivi generali con i vincoli di bilancio.
Leggi l'articolo completo
Delibera della giunta regionale:
Vai alla pagina del BurVeT
02 giugno 2016
Brutto clima per gli anestesisti del “San Luca”
Scarseggiano gli specialisti in tutto
il Veneto
In grave pericolo l'attività
chirurgica
La carenza critica di organico rischia
di affossare l'ospedale che, per una quantità di servizi, ha bisogno
di un'adeguata dotazione di questi specialisti.
Degli 11 idonei del concorso espletato
il 3 marzo, 10 hanno rinunciato all'incarico. Sono rimasti in
servizio 4 anestesisti e mezzo, un numero insufficiente per tenere in
piedi tutti i servizi.
L'Ulss ha indetto una gara per
appaltare temporaneamente le guardie a professionisti esterni, ma la
cooperativa aggiudicataria a tutt'oggi non è in grado di assicurare
i turni richiesti.
Difficile anche trovare un aiuto fra il
personale dell'ospedale di Rovigo che, per malattie, ferie e
pensionamenti, è in difficoltà di suo.
Già ora l'attività chirurgica al “San
Luca” è stata dimezzata, ma se non ci sarà supporto nelle
prossime settimane si dovrà sospenderla del tutto.
E situazione più o meno simile hanno i
ginecologi, che pur ricorrendo all'istituzione di convenzioni
libero-professionali esterne, non sono a tutt'oggi in grado di
sostenere sia il reparto di Trecenta che di Rovigo.
Purtroppo gli specialisti scarseggiano,
troppe le carenze di organico date da pensionamenti e turnistica
secondo le norme europee.
E' triste constatare che pur essendo
queste evenienze prevedibili, non è stata fatta adeguata
programmazione nelle università. E il problema è su scala
regionale.
27 maggio 2016
Dopo di noi. Il Senato approva il ddl. Il testo torna ora alla Camera
fonte: quotidianosanità.it
Ecco come saranno tutelati i non autosufficienti rimasti soli
L'obiettivo del testo approvato in seconda lettura da Palazzo Madama è quello di favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l'autonomia delle persone con disabilità prive di sostegno familiare. Si prevede la determinazione di livelli essenziali delle prestazioni assistenziali (Lep) da garantire in tutto il territorio nazionale e viene istituito un Fondo ad hoc presso il Ministero del lavoro con una dotazione di 90 mln per il 2016. IL TESTO
26 MAG - Il disegno di legge sul dopo di noi, in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare o che potrebbero essere in futuro prive di tale sostegno, è stato oggi approvato in seconda lettura dal Senato con modifiche apportate in sede referente dalla XI Commissione. Il via libera è arrivato con 181 voti favorevoli e 20 contrari.
Questo il contenuto del ddl, articolo per articolo... (leggi l'articolo completo)
Questo il contenuto del ddl, articolo per articolo... (leggi l'articolo completo)
21 maggio 2016
La Regione sta strangolando le case di riposo pubbliche
ANZIANI ULSS 19 PROVINCIA ROVIGO Il disperato appello di Taglio di Po, Porto Viro e Porto Tolle: "Una follia consentire l'apertura di altre due strutture private"
La storia è sempre quella. La Regione non concede un numero di impegnative sufficienti a dare una risposta ai bisogni assistenziali di tutte le persone non autosufficienti. Da qui una vera e propria guerra per le tariffe a libero mercato in casa di riposo, che si traduce in una emorragia per le strutture pubbliche.
E' il problema del quale soffre, per esempio, l'Iras di Rovigo e che ora diviene di attualità anche in Basso Polesine.
Leggi l'articolo completo su RovigoOggi.it
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13 maggio 2016
Terapia intensiva. "Non chiudete quel reparto: hanno ridato la vita a mio marito"
OSPEDALE ULSS 18 SAN LUCA TRECENTA (ROVIGO) La toccante lettera di una rodigina che ha toccato con mano la professionalità dei medici: "Gli hanno insegnato di nuovo a camminare, a parlare, a vivere"
(da RovigoOggi.it)
Spesso si parla della chiusura dell'ospedale San Luca di Trecenta, o comunque del taglio di alcuni suoi reparti, non giudicate strategici o convenienti. La lettera di una donna al cui marito è stata letteralmente donata una seconda vita in quelle corsie capovolge del tutto le prospettive e fa riflettere seriamente.
Trecenta (Ro) - "La terapia intensiva dell'ospedale San Luca di Trecenta è seriamente a rischio chiusura, il personale è poco e i turni a cui è sottoposto sono tosti. Non sono nessuno, ma ho avuto la fortuna di conoscere i professionisti che lavorano qui in un difficile momento della mia vita e nel mio piccolo vorrei far qualcosa per far capire l'importanza di questo reparto e la ricchezza di chi ci lavora".
Comincia così la testimonianza di Laura Marchetti, che arriva in un momento non facile per la sanità polesana in genere e per l'ospedale San Luca in particolare, spesso al centro di ipotesi di chiusura o comunque di ridimensionamento.
"Non sono un politico - prosegue la testimonianza - e so far quadrare a malapena i conti della mia famiglia, non certo quelli di un ospedale o una regione. Ma so per certo che i letti della terapia intensiva non sono mai abbastanza purtroppo. Lo so perché mio marito ci ha passato quasi 2 mesi, dopo 50 minuti di arresto cardiaco. E so anche che la terapia intensiva di un grande ospedale ha ritmi molto diversi da quelli di un piccolo ospedale in mezzo alla campagna, ma non per questo è meno utile o importante, anzi!".
"Senza le strategie e le terapie messe in atto a Rovigo forse mio marito non sarebbe qui ora, ma senza le cure e le attenzioni che ha ricevuto al San Luca non avrebbe avuto un recupero così importante, perché non basta la terapia giusta, servono anche tanti stimoli per tornare alla propria vita! E la nostra vita è ricominciata grazie a quei medici e infermieri che ogni giorno hanno dato il massimo per curarlo, aiutarlo, incoraggiarlo, facendo una diagnosi tempestiva e al tempo stesso stimolando le sue capacità, facendogli ricordare e memorizzare il nome delle sue bimbe, spronandolo a non arrendersi e a non abbattersi, a sforzarsi a parlare, a muoversi, a guardare anche dove la vista lo ingannava".
"In questo modo ha iniziato il suo percorso riabilitativo fin da subito, sfruttando al massimo le sue potenzialità, che gli hanno permesso un pieno recupero contro ogni iniziale prospettiva! La dottoressa Anna Bocchi è una persona straordinaria, che fa il proprio lavoro con competenza, amore e passione, che non dimentica mai il lato umano della terapia, che sa trovare le parole giuste per il paziente e i suoi familiari. E straordinario è tutto il suo staff, nessuno escluso, fatto di medici e infermieri preparati e attenti ad ogni esigenza! Sono i 'cugini di campagna' e si sa che l'aria di campagna fa davvero bene".
"Per cui prima di chiudere questo reparto pensate se davvero si risparmia qualcosa, se davvero vale la pena perdere una risorsa del genere. Perché i letti a Rovigo non saranno mai abbastanza, perché ci sono pazienti che devono passare molto tempo in terapia intensiva, che non possono andare in reparti dove i ritmi sono veloci e le attenzioni ridotte. Perché quando una cosa funziona bisognerebbe trovare tutte le risorse disponibili per supportarla. Perché sarebbe una grande perdita per tutto il territorio. Perché a volte il vero guadagno è investire invece che tagliare".
Comincia così la testimonianza di Laura Marchetti, che arriva in un momento non facile per la sanità polesana in genere e per l'ospedale San Luca in particolare, spesso al centro di ipotesi di chiusura o comunque di ridimensionamento.
"Non sono un politico - prosegue la testimonianza - e so far quadrare a malapena i conti della mia famiglia, non certo quelli di un ospedale o una regione. Ma so per certo che i letti della terapia intensiva non sono mai abbastanza purtroppo. Lo so perché mio marito ci ha passato quasi 2 mesi, dopo 50 minuti di arresto cardiaco. E so anche che la terapia intensiva di un grande ospedale ha ritmi molto diversi da quelli di un piccolo ospedale in mezzo alla campagna, ma non per questo è meno utile o importante, anzi!".
"Senza le strategie e le terapie messe in atto a Rovigo forse mio marito non sarebbe qui ora, ma senza le cure e le attenzioni che ha ricevuto al San Luca non avrebbe avuto un recupero così importante, perché non basta la terapia giusta, servono anche tanti stimoli per tornare alla propria vita! E la nostra vita è ricominciata grazie a quei medici e infermieri che ogni giorno hanno dato il massimo per curarlo, aiutarlo, incoraggiarlo, facendo una diagnosi tempestiva e al tempo stesso stimolando le sue capacità, facendogli ricordare e memorizzare il nome delle sue bimbe, spronandolo a non arrendersi e a non abbattersi, a sforzarsi a parlare, a muoversi, a guardare anche dove la vista lo ingannava".
"In questo modo ha iniziato il suo percorso riabilitativo fin da subito, sfruttando al massimo le sue potenzialità, che gli hanno permesso un pieno recupero contro ogni iniziale prospettiva! La dottoressa Anna Bocchi è una persona straordinaria, che fa il proprio lavoro con competenza, amore e passione, che non dimentica mai il lato umano della terapia, che sa trovare le parole giuste per il paziente e i suoi familiari. E straordinario è tutto il suo staff, nessuno escluso, fatto di medici e infermieri preparati e attenti ad ogni esigenza! Sono i 'cugini di campagna' e si sa che l'aria di campagna fa davvero bene".
"Per cui prima di chiudere questo reparto pensate se davvero si risparmia qualcosa, se davvero vale la pena perdere una risorsa del genere. Perché i letti a Rovigo non saranno mai abbastanza, perché ci sono pazienti che devono passare molto tempo in terapia intensiva, che non possono andare in reparti dove i ritmi sono veloci e le attenzioni ridotte. Perché quando una cosa funziona bisognerebbe trovare tutte le risorse disponibili per supportarla. Perché sarebbe una grande perdita per tutto il territorio. Perché a volte il vero guadagno è investire invece che tagliare".
12 maggio 2016
11 maggio 2016
Malattie reumatiche, artriti, artrosi e dolore cronico. Se ne parla a Occhiobello
Diagnosi, terapie e riabilitazioni
Venerdì 20 maggio 2016, ore 16.00
presso il Centro sociale
“Azzurro”Via Cavallotti 33, Occhiobello
02 maggio 2016
Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" incontra il Dg dell'Ulss 18
Comitato
altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso
Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel.
0425701126 – Cell. 3473490340
sito
internet: http://ospedaletrecenta.blogspot.it/
Data,
29 aprile 2016
Sanità
Forse
resistere serve ancora
Il
Comitato incontra il Dg dell'Ulss 18
Consegnata una lista dei problemi del “San Luca” e dell'Adi
In
materia di salute la cosiddetta razionalizzazione in Italia è ormai
molto simile al razionamento, e non è garantito che eventuali
risparmi possano essere reinvestiti nella sanità. Tanto che c’è
chi avanza l’ipotesi che la sanità sia un pozzo da cui attingere
risorse per fare altro.
Negli
ospedali dell’Ulss 18, ad esempio, gli amministratori finora, per
ridurre il deficit, non hanno acquistato/rinnovato tecnologie. Molti
strumenti indispensabili risalgono all’anno di apertura
dell'ospedale. Gli apparecchi radiologici portatili sono talmente
vecchi da non avere più pezzi di ricambio; i respiratori della
terapia intensiva di Trecenta sono datati 1998, anno in cui è stata
aperta ...
Inoltre
le carenze di organico sono talmente gravi da causare problemi
insormontabili in diversi settori: la
carenza di anestesisti potrebbe creare il presupposto per la chiusura
delle sale operatorie e della terapia intensiva di Trecenta e la
riduzione dell’attività chirurgica a Rovigo.
Il
22 aprile abbiamo incontrato il direttore generale dottor
Compostella.
Gli
abbiamo lasciato un promemoria con queste ed altre criticità del San
Luca: 1) lunghe attese all’accettazione del punto prelievi; 2)
servizio ambulatoriale ridotto, soprattutto il pomeriggio; 3)
servizio di terapia antalgica
ridotto a 2 giorni la settimana + 1 per visite; 4) insufficiente
servizio Reumatologico; 5) liste lunghissime del servizio Fisiatrico
(a volte è addirittura interrotto il percorso terapeutico in atto di
pazienti esterni per rinforzare il servizio di neuro riabilitazione;
6) la PMA (procreazione
medicalmente assistita) lavora 1 sola settimana al mese (nonostante
la lunga lista di attese) per la mancata assunzione delle 2 biologhe
necessarie, mentre 7) il reparto di Ginecologia Ostetricia da qualche
tempo non ha letti occupati perché le indicazioni date dalla
commissione regionale sono molto restrittive sulla tipologia di
gravide che possono partorire a Trecenta.
La
lista lasciata al Direttore Generale non trascura il problema dello
scompenso tra i tempi di controllo indicati dagli specialisti e gli
appuntamenti dati al CUP; le dimissioni con necessità di controllo
ADI che non collimano con la disponibilità in calendario del
servizio domiciliare; la necessità di stabilizzare il personale a
Biologia Molecolare per poter evitare sprechi.
TRECENTAMED
(gruppo di sei medici di base): è ancora lontano il raggiungimento
dell’obiettivo di adattare il più possibile le strutture sul
territorio alle esigenze dei pazienti e di sgravare gli ospedali da
alcuni compiti nonostante l’avviamento del servizio.
Al
dottor Compostella abbiamo consegnato anche una lista delle
problematicità relative all’assistenza domiciliare integrata
(ADI).
La
finalità dell'ADI sarebbe quella di assicurare sul territorio
un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il
sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero.
Il
nuovo Pssr (piano socio-sanitario regionale) prevede di ridurre i
posti letto migliorando i servizi territoriali: i posti letto sono
stati tagliati, ma sull'assistenza domiciliare non abbiamo visto
alcun miglioramento. Pare anzi che si studi come complicare la vita
dei pazienti.
Ci
sono problemi per i prelievi: con una procedura del tutto illegittima
per una pubblica amministrazione (art. 1, comma 2 della legge
241/1990) i tempi per un prelievo a domicilio arrivano normalmente a
12-13 giorni.
Macchinosi
i tempi di fornitura dei farmaci, come quelli per ottenere presidi,
anche quando la necessità è evidente.
Ora
pare che l’urgenza sia soprattutto la
fusione tra Ulss 18 e Ulss 19 che
si dice pensata e realizzata per ridurre i costi di apparato,
burocratici e amministrativi, e liberare risorse da destinare ai
servizi per i cittadini;
ma, ricordando cosa accadde quando si unirono le due aziende del
Medio e dell'Alto Polesine, c’è chi dice che "Non
è detto che gli accorpamenti delle Ulss facciano risparmiare".
E propone di ridurre
i soldi ai privati.
Infine
un dubbio: cosa vorrà dire l’espressione sfuggita (?)
all’assessore Corazzari “l’ospedale
di Adria non sarà un San Luca bis”?
Noi
ci sforziamo di credere (per ora) a quanto affermato dal dg, secondo
cui “il San Luca avrà il suo ruolo nell’Azienda Unica come punto
di riferimento dell’Alto Polesine”.
Durante
il colloquio ha ricordato ripetutamente i limiti imposti dal
ministero e dalla programmazione regionale.
L’esperienza
acquisita in (molti) anni di impegno ci insegna ad avere una fiducia
limitata. Perciò attendiamo i fatti.
Ma
nell’attesa non siamo sereni.
Per
il Comitato
la
portavoce – prof. Jenny Azzolini
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Scarica articolo del Gazzettino, domenica 1 maggio 2016
Ne ha parlato anche RovigoOggi.it il 3 maggio 2016, "Negli ospedali apparecchi vecchi di vent'anni"
Ne ha parlato anche RovigoOggi.it il 3 maggio 2016, "Negli ospedali apparecchi vecchi di vent'anni"
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27 aprile 2016
Veneto. La Regione approva le nuove tariffe di ospedale di comunità e unità riabilitativa territoriale
fonte: sito Uneba
130 euro al giorno per l’ospedale di comunità e 135 euro al giorno per l’unità riabilitativa territoriale. Queste le nuove tariffe per le strutture per cure intermedie in Veneto dal 1 gennaio 2016.
Le ha fissate la delibera della giunta regionale 2091 del 30 dicembre 2015 pubblicata sul Burv 10 del 5 febbraio 2016.
La precedente dgr 2621 2012 fissava tariffe di 117 euro per l’ospedale di comunità e 121 euro per l’unità riabilitativa.
La composizione della tariffa nel dettaglio.
Regione Veneto. Area web dedicata alla programmazione in materia di strutture di ricovero intermedie
Dal sito web della Regione Veneto.
URT: Unità Riabilitativa Territoriale
L’articolo 10 della Legge regionale 29 giugno 2012 n. 23 ha dato mandato alla Giunta regionale di approvare, sentita la competente commissione consiliare, “le schede di dotazione territoriale delle unità organizzative dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie da garantire in ogni Azienda ULSS, tenendo conto dell’articolazione distrettuale, della distribuzione delle strutture sul territorio regionale nonché dell’accessibilità da parte del cittadino”.
AREA ODC - URT
ODC: Ospedale di comunitàURT: Unità Riabilitativa Territoriale
L’articolo 10 della Legge regionale 29 giugno 2012 n. 23 ha dato mandato alla Giunta regionale di approvare, sentita la competente commissione consiliare, “le schede di dotazione territoriale delle unità organizzative dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie da garantire in ogni Azienda ULSS, tenendo conto dell’articolazione distrettuale, della distribuzione delle strutture sul territorio regionale nonché dell’accessibilità da parte del cittadino”.
Nelle more di predisposizione del provvedimento contenente le schede di dotazione territoriale, la Giunta regionale ha anticipato con la DGR 2718 del 18 dicembre 2012 la definizione di strutture di ricovero intermedie e, contestualmente, ha definito ed approvato la relativa classificazione ed i requisiti minimi specifici di autorizzazione e dei relativi standard.
Il provvedimento ha disposto che sono strutture di ricovero intermedie: l’Hospice, l’Ospedale di Comunità (OdC) e l’Unità Riabilitativa Territoriale (URT).
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16 aprile 2016
L'aborto in polesine. Obiettori 8 medici su 10
fonte: Il Gazzettino, venerdì 15 aprile 2016
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Il numero dei medici obiettori di coscienza a livello nazionale è in continua crescita: secondo gli ultimi dati del ministero della Salute sono quasi il 70%. Percentuale che si alza in alcune regioni, come il Veneto dove si arriva al 76%. In Polesine il tasso è ancora più alto: sfiora l'80%. All'interno dell'Ulss 18, i cui interventi non si svolgono a Rovigo ma al reparto di Ostetricia dell'ospedale di Trecenta, sono solo tre su 17 i medici ginecologi non obiettori. Numeri sostanzialmente simili per l'Ulss 19 di Adria: due su otto.
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Gli obiettori di coscienza sono in maggioranza anche tra personale infermieristico e anestesisti: 73 su 110 tra gli infermieri, 19 su 35 tra gli anestesisti tra Rovigo e Trecenta.
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Leggi l'articolo completo.
A Trecenta le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2015 sono state 183
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Il numero dei medici obiettori di coscienza a livello nazionale è in continua crescita: secondo gli ultimi dati del ministero della Salute sono quasi il 70%. Percentuale che si alza in alcune regioni, come il Veneto dove si arriva al 76%. In Polesine il tasso è ancora più alto: sfiora l'80%. All'interno dell'Ulss 18, i cui interventi non si svolgono a Rovigo ma al reparto di Ostetricia dell'ospedale di Trecenta, sono solo tre su 17 i medici ginecologi non obiettori. Numeri sostanzialmente simili per l'Ulss 19 di Adria: due su otto.
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Gli obiettori di coscienza sono in maggioranza anche tra personale infermieristico e anestesisti: 73 su 110 tra gli infermieri, 19 su 35 tra gli anestesisti tra Rovigo e Trecenta.
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06 aprile 2016
In ginocchio la sanità del Regno Unito. Parliamone, prima che accada anche da noi
Fonte: quotidianosanità.it
E le notizie che vengono dal San Luca non sono confortanti. I problemi sono principalmente dovuti alla carenza di specialisti. I bandi per la copertura di posti a tempo determinato e le mobilità da altre Ulss vanno deserte. Ai concorsi si presentano pochi candidati, molti dei quali del sud, che non appena hanno il ruolo chiedono il trasferimento. Tutto questo comporta inevitabilmente una riduzione dell'attività chirurgica con enorme allungamento dei tempi d'attesa (per le colecisti si arriva a un anno). La Pma (procreazione medicalmente assistita) funziona regolarmente solo una settimana al mese per la mancata assunzione delle due biologhe necessarie. Attualmente il servizio vivacchia con un incarico precario rinnovato ogni quattro mesi. Anche qui liste di attesa lunghissime.
C'è un gran bisogno di rinnovamento tecnologico, molti strumenti risalgono all'anno di apertura dell'ospedale e non sono più riparabili.
Da ultimo, si parla della prossima eliminazione del medico del 118 a Trecenta nelle ore notturne, che dovrebbe essere sostituito dal medico di pronto soccorso che a sua volta dovrebbe essere sostituito dall'internista di guardia, come avveniva negli anni 70. Indietro di quarant'anni.
Anni di tagli hanno messo in ginocchio la sanità del Regno Unito. Ora arriveranno 10 miliardi sterline per ammodernare il sistema e il parco tecnologico. Ma i conti della spesa corrente non tornano e il rischio è quello di ticket per tutti i servizi: dal medico di famiglia all’ospedale. E in Italia?
Leggi l'articolo completo.E a Trecenta?
In Italia molti i segnali di malessere, fra tutti il sensibile aumento della mortalità registrato dall'Istat nel 2015. Vedi il precedente post Istat certifica aumento mortalità nel 2015: 54mila decessi in più rispetto al 2014.E le notizie che vengono dal San Luca non sono confortanti. I problemi sono principalmente dovuti alla carenza di specialisti. I bandi per la copertura di posti a tempo determinato e le mobilità da altre Ulss vanno deserte. Ai concorsi si presentano pochi candidati, molti dei quali del sud, che non appena hanno il ruolo chiedono il trasferimento. Tutto questo comporta inevitabilmente una riduzione dell'attività chirurgica con enorme allungamento dei tempi d'attesa (per le colecisti si arriva a un anno). La Pma (procreazione medicalmente assistita) funziona regolarmente solo una settimana al mese per la mancata assunzione delle due biologhe necessarie. Attualmente il servizio vivacchia con un incarico precario rinnovato ogni quattro mesi. Anche qui liste di attesa lunghissime.
C'è un gran bisogno di rinnovamento tecnologico, molti strumenti risalgono all'anno di apertura dell'ospedale e non sono più riparabili.
Da ultimo, si parla della prossima eliminazione del medico del 118 a Trecenta nelle ore notturne, che dovrebbe essere sostituito dal medico di pronto soccorso che a sua volta dovrebbe essere sostituito dall'internista di guardia, come avveniva negli anni 70. Indietro di quarant'anni.
31 marzo 2016
Ticket. Nel 2015 ci sono costati 2,857 miliardi tra farmaci, specialistica e pronto soccorso
fonte: quotidianosanita.it
La compartecipazione fa però registrare una lieve diminuzione per i ticket extra farmaco (- 3,1%) mentre aumentano quelli per l’acquisto di medicinali (+ 1,3%). A livello procapite i ticket pesano 47 euro l’anno (calcolando anche gli esenti). Con punte di 61,6 euro in Veneto e 32,4 in Sicilia. Il calo più vistoso nelle Regioni in Piano di rientro. Ecco i dati della Corte dei conti.
29 MAR - Nel 2015 gli italiani hanno pagato 2.857,4 milioni di ticket sanitari tra compartecipazione alla spesa farmaceutica, specialistica e per l’accesso al pronto soccorso nei casi non gravi (codici bianco e verde).
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A livello procapite gli italiani (calcolando anche quelli che il ticket non lo pagano perché esenti) hanno pagato 47 euro a testa, di cui 23,9 per i farmaci e 23,1 per le altre prestazioni.
La quota procapite di ticket più alta si registra in Veneto con 61,6 euro a testa e in Valle d’Aosta con 59,5 euro. La più bassa in Sicilia con 32,4 euro e in Calabria con 36,7 euro.
La quota procapite di ticket più alta si registra in Veneto con 61,6 euro a testa e in Valle d’Aosta con 59,5 euro. La più bassa in Sicilia con 32,4 euro e in Calabria con 36,7 euro.
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Leggi l'articolo completo
Su questo blog leggi anche il post Farmaci, esenzione svanita? Dipende dalle note AIFA
Su questo blog leggi anche il post Farmaci, esenzione svanita? Dipende dalle note AIFA
15 marzo 2016
Caro farmaco - Presa diretta del 13/03/2016
La giungla dei prezzi
La storia di un farmaco eccezionale, un salvavita, che però è così costoso da mettere in discussione l’accesso alle cure garantito a tutti dalla nostra Costituzione.Puntata assolutamente da vedere.
Link diretto
Vedi anche il post precedente Sanità, prezzi dei farmaci: Pitruzzella, stop alle clausole di riservatezza Aifa
13 marzo 2016
Sanità, prezzi dei farmaci: Pitruzzella, stop alle clausole di riservatezza Aifa
Il presidente dell'Antitrust critica l'agenzia italiana del farmaco (Aifa)
«Basta prezzi secretati e più trasparenza»
"Il Governo assuma iniziative affinché Aifa non sigli accordi con le case farmaceutiche inerenti alla presenza di clausole di riservatezza, o qualunque altro elemento che mini la piena trasparenza, e affinché vengano pubblicati tutti i dati in possesso dell'Aifa inerenti alle decisioni prese per l'autorizzazione in commercio dei farmaci da parte del Comitato prezzi e rimborsi e del Comitato tecnico scientifico dell'Aifa".
Lo ha detto il presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nel corso di un'audizione presso la Commissione Affari sociali della Camera, riferendo che l'Autorità ha deliberato di non ricorrere al Tar per possibili inadempimenti dell'Agenzia italiana del Farmaco in ordine alla modifica del regime di rimborso alle Regioni per la restituzione degli sconti sui nuovi prodotti contro l'epatite C.
Leggi l'articolo completo su Milano Finanza
Leggi anche l'articolo di Sanità24
Il comunicato stampa del presidente dell'Antitrust
Audizione in Commissione Affari sociali (video) Mercoledì 2 Marzo 2016
04 marzo 2016
Istat certifica aumento mortalità nel 2015: 54mila decessi in più rispetto al 2014
fonte: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=36612&fr=n
Pubblicati i dati sull’andamento demografico nazionale. I residenti in Italia sono 60,656 milioni, di cui 5,54 milioni stranieri. Spiccano due dati: il picco di mortalità e i 15mila neonati in meno rispetto al 2014. Nel primo caso, in attesa di conoscere le cause di morte, l’Istat spiega il dato con il progressivo invecchiamento degli italiani ma anche con un effetto di “rimbalzo” in avanti del numero dei decessi determinato dal recupero delle diminuzioni registrate nei due anni precedenti. IL REPORT.
19 FEB - Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l'8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti. Lo rilevano i primi dati (ancora stimati) degli indicatori demografici 2015 pubblicati oggi dall'Istat.
I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L'aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.
....
Le cause dell’incremento di mortalità. Benché a oggi manchino alcuni elementi cognitivi per avvalorare le ragioni autentiche alla base del repentino aumento di mortalità del 2015 – come ad esempio i dati sulle cause di morte – i primi dati provvisori classificati per età permettono di ragionare almeno su alcune ipotesi. In primo luogo, il picco di mortalità del 2015 porta con sé significativi effetti strutturali, come l’analisi per età dimostrerebbe, vista la particolare concentrazione dell’incremento di mortalità nelle classi di età molto anziane. In secondo luogo, è accertato che il picco del 2015 rappresenti una risposta proporzionata e contraria alle diminuzioni di mortalità riscontrate nel 2013 e nel 2014 (effetto rimbalzo).
Le persone coinvolte dagli eventi, infatti, sono state quelle fisicamente più fragili, per le quali il rischio di mortalità accelera velocemente su base istantanea. Particolarmente interessante a questo riguardo è l’analogia con altri paesi come la Gran Bretagna o come la Francia dove, come per l’Italia, si è osservato un incremento della mortalità nel 2015.
....
Leggi l'articolo completo
Vedi anche il precedente post Impennata della mortalità ospedaliera nel 2015: +11,3%
Vedi l'infografica dell'Istat.
Leggi il report dell'Istat, molto interessante.
Pubblicati i dati sull’andamento demografico nazionale. I residenti in Italia sono 60,656 milioni, di cui 5,54 milioni stranieri. Spiccano due dati: il picco di mortalità e i 15mila neonati in meno rispetto al 2014. Nel primo caso, in attesa di conoscere le cause di morte, l’Istat spiega il dato con il progressivo invecchiamento degli italiani ma anche con un effetto di “rimbalzo” in avanti del numero dei decessi determinato dal recupero delle diminuzioni registrate nei due anni precedenti. IL REPORT.
19 FEB - Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l'8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti. Lo rilevano i primi dati (ancora stimati) degli indicatori demografici 2015 pubblicati oggi dall'Istat.
I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L'aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.
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Le cause dell’incremento di mortalità. Benché a oggi manchino alcuni elementi cognitivi per avvalorare le ragioni autentiche alla base del repentino aumento di mortalità del 2015 – come ad esempio i dati sulle cause di morte – i primi dati provvisori classificati per età permettono di ragionare almeno su alcune ipotesi. In primo luogo, il picco di mortalità del 2015 porta con sé significativi effetti strutturali, come l’analisi per età dimostrerebbe, vista la particolare concentrazione dell’incremento di mortalità nelle classi di età molto anziane. In secondo luogo, è accertato che il picco del 2015 rappresenti una risposta proporzionata e contraria alle diminuzioni di mortalità riscontrate nel 2013 e nel 2014 (effetto rimbalzo).
Le persone coinvolte dagli eventi, infatti, sono state quelle fisicamente più fragili, per le quali il rischio di mortalità accelera velocemente su base istantanea. Particolarmente interessante a questo riguardo è l’analogia con altri paesi come la Gran Bretagna o come la Francia dove, come per l’Italia, si è osservato un incremento della mortalità nel 2015.
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Vedi anche il precedente post Impennata della mortalità ospedaliera nel 2015: +11,3%
Vedi l'infografica dell'Istat.
Leggi il report dell'Istat, molto interessante.
29 febbraio 2016
Nuovo Isee, le famiglie vincono il ricorso: l'indennità non è reddito
fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/501969/Nuovo-Isee-le-famiglie-vincono-il-ricorso-l-indennita-non-e-reddito
Leggi la notizia completa
Scarica la sentenza
Il Consiglio di Stato respinge il ricorso presentato dal Governo contro le sentenze del Tar: “Indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie non servono a remunerare, ma a a compensare inabilità”: quindi non possono essere conteggiate come reddito. Bonanno: “Davide ha vinto contro Golia”
29 febbraio 2016Leggi la notizia completa
Scarica la sentenza
20 febbraio 2016
Badia Polesine. Tassa d'ingresso di 150 euro per chi entra in Casa di riposo
"CASA DEL SORRISO" Sarà obbligato a versarla ogni nuovo ospite dell'ente
L'istituto anziani di Badia: «Serve a coprire le spese»
Leggi l'articolo completo, Gazzettino giovedì 18 febbraio 2016.Scarica la delibera del consiglio di amministrazione della casa di risposo.
17 febbraio 2016
ULSS UNICA POLESANA, OCCASIONE DA COGLIERE O PRESAGIO DI FUTURI TAGLI?
Sabato 27 febbraio 2016, ore 9.45
Casa delle Associazioni
Via Dante 13/a - Adria
Convegno della Cgil Funzione Pubblica
Programma:
Saluto del Sindaco di Adria Massimo BarbuianiIntroduzione di Davide Benazzo, Segretario FP CGIL Rovigo
Partecipano:
Antonio Compostella, Direttore Gen. ULSS 18 e Commissario ULSS 19
Adriano Marcolongo, ex Direttore Generale ULSS 18 Rovigo
Tiziano Carradori, Direttore Gen. Azienda Ospedaliera-Universitaria di Ferrara
Cristiano Corazzari, Assessore Regione Veneto
Graziano Azzalin, Consigliere Regione Veneto
Patrizia Bartelle, Consigliere Regione Veneto
Coordina Irene Lissandrin, Direttore RovigoOggi.it
Scarica la locandina
07 febbraio 2016
Tragedia in sala parto
Rassegna stampa sul lutto che ha colpito due genitori di Pincara.
Tragedia in sala parto a Trecenta
Neonato muore mentre viene alla luce
La Procura apre un 'inchiesta e sequestra la cartella clinica
Resto del Carlino, venerdì 05-02-2016
Disperazione per due giovani genitori di Pincara. Carabinieri in reparto
Dramma in sala parto, muore Diego
La spalla dei piccolo si incastra e in quattro minuti il cuoricino smette di battere
La Voce, venerdì 05-02-2016
Raro caso di distocia. I genitori, Sara e Luca, avevano già scelto il nome: Diego
Neonato muore durante il parto
Il Gazzettino, venerdì 05-02-2016
Tragedia in sala parto a Trecenta
Neonato muore mentre viene alla luce
La Procura apre un 'inchiesta e sequestra la cartella clinica
Resto del Carlino, venerdì 05-02-2016
Disperazione per due giovani genitori di Pincara. Carabinieri in reparto
Dramma in sala parto, muore Diego
La spalla dei piccolo si incastra e in quattro minuti il cuoricino smette di battere
La Voce, venerdì 05-02-2016
Raro caso di distocia. I genitori, Sara e Luca, avevano già scelto il nome: Diego
Neonato muore durante il parto
Il Gazzettino, venerdì 05-02-2016
02 febbraio 2016
Sanità, fusione strada segnata
Ulss 18 e 19 - Il punto di Luca Zaia ieri in consiglio regionale
Fusione delle Ulss di Rovigo e Adria: la strada è segnata. Lo ha ribadito ieri in consiglio regionale Luca Zaia. "Ho tenuto fede all'impegno preso con gli elettori di ridurre il numero delle Ulss. Già nel 2010 avevo proposto di costituire una sola Ulss per Provincia. E ora, a scadenza di mandato dei 23 direttori generali in carica, ho ritenuto doveroso assumere la responsabilità di questa scelta, nominando sette direttori generali provinciali per 5 anni e dando il via alla riforma della governance della sanità veneta".Leggi l'articolo completo su La Voce del 2 febbraio 2016
Le nomine dei dirigenti nelle Ulss 18 e 19
Si completa la rosa dei direttori
COMPLETATA la rosa dei direttori delle due Ulss polesane. Tra quelli già entrati in servizio e quelli che attendono ancora la firma del contratto il vertice dell'organigramma della sanità si può dire comunque ultimato.Leggi l'articolo completo su Il Resto del Carlino del 2 febbraio 2016
26 gennaio 2016
Case di riposo (Ipab): «La vera opportunità sta nel diventare 'pubblici'»
fonte: rovigooggi.it
Leggi l'articolo completo
SANITA’ LENDINARA Incontro organizzato dai comitati su un tema estremamente attuale: il percorso da intraprendere per le Ipab. Illustrate da Elisa Corniani e Cristiano Pavarin molte opportunità poco conosciute
Può essere davvero l'inizio di un percorso virtuoso scegliere di restare nel pubblico, invece che privatizzare. E' questo il messaggio che è stato lanciato dai comitati nella serata di venerdì 22 gennaio a Lendinara, nel corso di un incontro incentrato sul prossimo percorso di trasformazione che dovranno intraprendere Ipab, case di riposo e strutture del genere.
19 gennaio 2016
Riforma delle IPAB, quale percorso scegliere
SE NE PARLA A LENDINARA
Manuela Lanzarin, Assessore ai servizi sociali Regione Veneto
Roberto Volpe, Presidente URIPA
Cristiano Corazzari, Assessore al territorio, cultura e sicurezza Regione Veneto
Renzo Smolari, Presidente dell’IPAB Casa Albergo di Lendinara
Luigi Viaro, Sindaco di Lendinara
Cristiano Pavarin, per il Comitato dei cittadini per il 'San Luca' e per il comitato 'Per l'Art. 32 della Costituzione'
Giuseppe Franchi, CGIL Funzione Pubblica
Elisa Corniani, per i comitati 'Impegno per il Bene Comune' 'Per la Salute del Delta'
Moderatore Renzo Dainese, Presidente del Consiglio comunale di Lendinara
Scarica la locandina
Convegno tematico sulla trasformazione delle IPAB
Venerdì 22 Gennaio 2016
alle 18.15
presso la Biblioteca civica, Via G.B Conti, Lendinara
Intervengono:Manuela Lanzarin, Assessore ai servizi sociali Regione Veneto
Roberto Volpe, Presidente URIPA
Cristiano Corazzari, Assessore al territorio, cultura e sicurezza Regione Veneto
Renzo Smolari, Presidente dell’IPAB Casa Albergo di Lendinara
Luigi Viaro, Sindaco di Lendinara
Cristiano Pavarin, per il Comitato dei cittadini per il 'San Luca' e per il comitato 'Per l'Art. 32 della Costituzione'
Giuseppe Franchi, CGIL Funzione Pubblica
Elisa Corniani, per i comitati 'Impegno per il Bene Comune' 'Per la Salute del Delta'
Moderatore Renzo Dainese, Presidente del Consiglio comunale di Lendinara
Scarica la locandina
08 gennaio 2016
Due reparti maternità a rischio: Trecenta e Adria
da La Voce di Rovigo, venerdì 8 gennaio 2016
Gli indirizzi del ministero prevedono la chiusura dei punti nascita di Adria e Trecenta
Punti nascita degli ospedali di Adria e Trecenta a rischio chiusura. Un allarme rilanciato dalle indicazioni del ministro della salute Beatrice Lorenzin che prevedono la chiusura di sette punti in Veneto, fra questi quelli di Adria e Trecenta.
....
Dall'Ulss 18 però di Rovigo si tende a non considerare affatto oro colato la linea guida del ministero, perché in materia di sanità la programmazione spetta alla Regione. E infatti è lo stesso neodirettore generale dell'Ulss 18, e commissario dell'Ulss 19, Antonio Compostella, a precisare che "la chiusura dei punti nascita è uno dei punti delle linee guide del ministero. Il ministro Lorenzin, le ha espresse sulla scorta di approfondimenti scientifici, ma non sono cogenti, perché in tema di sanità è il legislatore regionale che ispone". Entrando nello specifico poi Compostella aggiunge che "io mi occupo di cose oggettive, e a fare fede sono le schede ospedaliere che la Regione Veneto ha varato alla fine del 2013, schede dove si elencano i fabbisogni in tema di sanità dei territori regionali. Ed è in base a queste esigenze di ciascun bacino territoriale che si stabilisce che i punti nascita di Rovigo, Adria e Trecenta sono punti fissi dell'organizzazione sanitaria veneta. Io a questo mi devo attenere e il mio compito sarà quello di farli funzionare, non certo di chiuderli".
....
"La permanenza dei punti nascita più piccoli è comunque una scelta strategica, perché presidi irrinunciabili. Se per una programmazione territoriale si decide di tenere aperti punti nascita sotto i 500 parti l'anno bisogna garantire a ognuno di essi il minimo del personale necessario".
Leggi l'articolo completo.
Leggi anche Veneto, sette in odore di taglio.
Gli indirizzi del ministero prevedono la chiusura dei punti nascita di Adria e Trecenta
Il direttore Compostella: "L'organizzazione la da la Regione. Io lavoro per farli funzionare bene"
Punti nascita degli ospedali di Adria e Trecenta a rischio chiusura. Un allarme rilanciato dalle indicazioni del ministro della salute Beatrice Lorenzin che prevedono la chiusura di sette punti in Veneto, fra questi quelli di Adria e Trecenta.
....
Dall'Ulss 18 però di Rovigo si tende a non considerare affatto oro colato la linea guida del ministero, perché in materia di sanità la programmazione spetta alla Regione. E infatti è lo stesso neodirettore generale dell'Ulss 18, e commissario dell'Ulss 19, Antonio Compostella, a precisare che "la chiusura dei punti nascita è uno dei punti delle linee guide del ministero. Il ministro Lorenzin, le ha espresse sulla scorta di approfondimenti scientifici, ma non sono cogenti, perché in tema di sanità è il legislatore regionale che ispone". Entrando nello specifico poi Compostella aggiunge che "io mi occupo di cose oggettive, e a fare fede sono le schede ospedaliere che la Regione Veneto ha varato alla fine del 2013, schede dove si elencano i fabbisogni in tema di sanità dei territori regionali. Ed è in base a queste esigenze di ciascun bacino territoriale che si stabilisce che i punti nascita di Rovigo, Adria e Trecenta sono punti fissi dell'organizzazione sanitaria veneta. Io a questo mi devo attenere e il mio compito sarà quello di farli funzionare, non certo di chiuderli".
....
"La permanenza dei punti nascita più piccoli è comunque una scelta strategica, perché presidi irrinunciabili. Se per una programmazione territoriale si decide di tenere aperti punti nascita sotto i 500 parti l'anno bisogna garantire a ognuno di essi il minimo del personale necessario".
Leggi l'articolo completo.
Leggi anche Veneto, sette in odore di taglio.
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