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02 aprile 2015

Le criticità dell'ospedale e le esigenze degli altopolesani alla conferenza dei sindaci dell'Ulss 18

Il documento presentato dal Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca: bloccare l'applicazione delle schede ospedaliere

Ieri si è riunita la Conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 per discutere esclusivamente della situazione dell'ospedale di Trecenta. Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca è stato invitato a rappresentare i problemi del San Luca e della popolazione altopolesana.
Ciò che segue è la relazione presentata da Jenny Azzolini, portavoce del Comitato.

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Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

data 1 aprile 2015

Un conto è leggere una carta che dà disposizioni, tutt’altra cosa è toccare con mano la realtà, particolarmente quando si parla di servizi ospedalieri e sanitari.
A noi pare che, nel progetto della Regione, il San Luca non resti ospedale per acuti.
Passo subito alle situazioni problematiche:

la chirurgia: riduce la sua offerta in quanto tutte le urgenze chirurgiche, anche dei pazienti già ricoverati al San Luca, devono essere trasferite a Rovigo. E, come spesso avviene, soprattutto i pazienti più critici e fragili, non trovando posto a Rovigo (s’intende anche in terapia intensiva) e vengono nuovamente trasferiti negli ospedali e nelle rianimazioni limitrofe o anche più lontane nel Veneto(Schiavonia,Chioggia,Adria etc.)
Questa nuova situazione non è rassicurante e per questo abbiamo inviato interrogazione in Procura.
Noi proponiamo che la chirurgia del San Luca mantenga il servizio di day e wick surgery ma allargato a tutta la settimana, così da mantenere la disponibilità per l’urgenza-emergenza.

2 situazione: I letti intermedi non sono intercambiabili con i letti per acuti, sono dotati unicamente di assistenza infermieristica (che per ora sarà svolta dallo stesso personale di medicina)e i pazienti saranno pure soggetti a pagare ticket e quota alberghiera secondo i tempi di degenza.

Questi letti derivano da un diverso utilizzo di parte dei letti per acuti di medicina e di lungodegenza, ora tale manovra ridurrà di ben
600-700 ricoveri l’anno l’offerta per acuti.
Dove troveranno risposta alle loro necessità questi pazienti? Difficile che trovino posto a Rovigo perché anche quell'ospedale dovrà fare i conti con le schede ospedaliere.
Già ora il San Luca non riesce a far fronte alle necessità e ricorre a letti aggiuntivi. Non è successo solo a gennaio con il picco delle influenze: code al pronto soccorso e mancanza di posti letto sono anche di questi giorni.
Portare a soli 143 i posti letto dell'ospedale di Trecenta significa condannare più di qualcuno.
Proposta: ci sono gli spazi necessari a dare risposte adeguate, quindi perché ridurre i posti letto a medicina?

Una considerazione: ci sfugge il criterio ispiratore delle scelte, la Regione ha deciso che entro il 2015 dal San Luca debba sparire ginecologia. La decisione lascia perplessi, visto che la maggior parte delle donne altopolesane non è proprio giovanissima, comunque ginecologia da luglio resterà solo come day surgery mentre gli interventi più complessi avverranno a Rovigo.
Alla perplessità subentra presto il sospetto: è il primo passo della Regione per arrivare a chiudere anche il servizio di ostetricia? Chiaramente ostetricia resta finché il ministero non decreterà (pare entro l’anno) l’accorpamento dei punti nascita con meno di 500 parti.
Ma una buona parte dei punti nascita nel Veneto sono sotto i 500 parti, anche sotto 400 e 300. Con che criterio si deciderà?

Noi abbiamo contattato più volte la Regione per richiamare a impegni assunti e disattesi.
Ma la Regione non ha mai ritenuto suo dovere dare risposte.
Ora si va ad alterare un equilibrio accettabile per trovare un nuovo equilibrio, ma non si è in grado di definire se e quando ogni obiettivo del progetto sarà raggiungibile.
Perché il cambiamento previsto non è solo organizzativo, è radicale e va a scontrarsi con mille difficoltà sociali, territoriali, economiche.
Il problema (non da poco) è quello di governare l’intero processo senza lasciare spazi a rischi.
Per questo abbiamo chiesto di poterci confrontare con le posizioni dei sindaci e mettere insieme le nostre risorse.

La riabilitazione neurologica e l’unità spinale (partite a metà dicembre) ma ci pare siano partite perché si possa dire che ci sono: più sulla carta che nella realtà, perché è ridotto il personale e non ci sono soldi per fare assunzioni. Intanto la situazione grava sul servizio di riabilitazione fisica e si allungano ulteriormente le liste d’attesa.
L'alternativa a nuove nomine, impossibili per motivi economici, non può essere lo spostamento di personale.
Entro la fine del 2015, medici, infermieri e operatori sanitari diminuiranno ulteriormente e gli ospedali di Rovigo e Trecenta dovranno fare a meno, in totale, di circa 30 persone.
E’ il segretario della Cgil,che denuncia il problema «L'ultima delibera regionale ha deciso il taglio di circa un milione di euro per la spesa del personale, ridotto di un altro milione già nel periodo 2013-2014».
Ci preoccupa inoltre leggere dichiarazioni discordanti a distanza di pochi giorni:
20 gennaio 2015 un’indagine regionale rivela negligenze e tempi morti nell’impiego dei macchinari.
27 gennaio il discorso cambia: nel Veneto virtuoso è stato effettuato un lavoro corrispondente alle costose risorse tecnologiche in dotazione.

A noi risulta che le liste d’attesa (anche per prestazioni senza macchinari) lasciano molto a desiderare continuiamo da tempo a ripetere che ad esempio la densitometria è usata solo qualche ora la settimana, che servizi svolti nel pubblico farebbero risparmiare rispetto al servizio privato (non siamo noi a dirlo, c’è una relazione di Marcolongo al vaglio della Corte dei Conti e sulla stessa linea sono le dichiarazioni di tecnici radiologi del Veneto) restano scadenze di 60 giorni per referti di screening, appuntamenti a volte dopo 10/12 mesi per osteoporosi.

Si dice che la sanità moderna è una sanità territoriale che cura e accompagna l’ammalato a casa. Bene. Ma a che punto è l’efficienza delle strutture territoriali?
Sarebbe interessante se ne parlasse con chiarezza, senza autoflagellazioni ma anche senza ottimismi di facciata.
Ad esempio: si riesce a realizzare nel territorio i servizi non prettamente ospedalieri, necessari ai cittadini altopolesani?
A noi la realtà sembra questa: viene smantellato il San Luca e contemporaneamente è ridotta l’attività di assistenza sul territorio (intendo ADI per cui tra i tanti problemi c’è quello dei tempi da dedicare ai pazienti – forse si riducono per aggiustare l’organico?e intendo punti sanità che a volte si trovano senza personale è successo che utenti fossero dirottati da Lendinara a Badia e poi a Trecenta per i prelievi).

Noi non vogliamo essere creduti sulla carta, ma chiediamo di verificare di persona la realtà che altera il ruolo per acuti del San Luca (e non corrisponde alla domanda del Gruppo Tecnico del 24 maggio 2012). E condividiamo il documento condiviso all’unanimità dall’amministrazione di Trecenta.
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Vedi anche i precedenti post:
Sul San Luca la prossima riunione della Conferenza dei sindaci
Comune di Trecenta: «bloccare immediatamente l'applicazione delle schede ospedaliere»
Il rapporto emendato, integrato e (forse) definitivo del gruppo tecnico

30 marzo 2015

Dopo l’esposto e la bocciatura di Castelmassa incontro fra sindaci e comitato

fonte: ROVIGO (IN) DIRETTA

La riunione dei sindaci dell'Ulss 18 e i cittadini in difesa dell'ospedale di Trecenta mercoledì 1° aprile alle 16.30 nell'aula magna della cittadella socio-sanitaria di Rovigo

25 marzo 2015

Sul San Luca la prossima riunione della Conferenza dei sindaci

Convocato anche il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca


Un unico punto all'ordine del giorno della prossima conferenza dei sindaci:
1. Discussione sulla situazione O.C. "San Luca" Trecenta.

La riunione, aperta al pubblico, avrà luogo Rovigo, Mercoledì 1° aprile 2015, alle ore 16.30, presso l'aula magna dell'Ulss 18, cittadella sanitaria, Viale Tre Martiri 89, Blocco A, 1° piano.

Scarica la lettera di convocazione.

22 marzo 2015

Ad aprile ginecologia perderà un medico


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Data, 22/03/2015

Ci sfugge il criterio ispiratore delle scelte, ma la Regione Veneto con le schede ospedaliere ha deciso che entro il 2015 dall'ospedale San Luca debba sparire ginecologia. La decisione lascia perplessi, visto che la maggior parte delle donne altopolesane non è proprio giovanissima.
Ma alla perplessità subentra presto il sospetto: è il primo passo della Regione per arrivare a chiudere anche il servizio di ostetricia?
Una notizia dell'ultima ora rinforza il sospetto: una ginecologa (molto apprezzata) in aprile abbandonerà il San Luca, per passare all'ospedale di Rovigo.
L'alternativa a nuove nomine, poiché la regione non dà soldi, è lo spostamento di personale medico?
Se l'obiettivo è il miglioramento o almeno il mantenimento di una buona offerta di servizio, come si può pensare di raggiungere lo scopo riducendo o annullando l'efficienza del servizio stesso?
La genialità strategica non ci convince e il risultato ci preoccupa.


Per il Comitato – La portavoce Jenny Azzolini

I troppi silenzi di Castelmassa

L'esito assai deludente della riunione del consiglio comunale di Castelmassa non ha suscitato solo le critiche di questo blog. Troppo grande la distanza fra la situazione dell'ospedale e i contenuti del documento approvato dalla maggioranza nella seduta del 18 marzo scorso.
Ora arrivano anche le critiche di Guglielmo Brusco, Rc-Sinistra unita, in particolare al vicesindaco di Castelmassa Barbara Bernardoni.
Leggi l'articolo completo pubblicato dal Gazzettino.
Su questo blog vedi anche i post:
Castelmassa, nessuna solidarietà al San Luca
Conteremo i morti

20 marzo 2015

Castelmassa, nessuna solidarietà al San Luca

fonte: Il Gazzettino, venerdì 20 marzo 2015

Il Consiglio boccia il documento in difesa dell'ospedale


L'ospedale San Luca fa discutere anche il Consiglio comunale di Castelmassa. Punto di partenza, il documento votato all'unanimità dal Comunedi Trecenta a sostegno del nosocomio. La chiusura del reparto di Chirurgia aveva infatti spinto il comitato dei cittadini per la tutela dell'ospedale a presentare alla Procura della Repubblica di Rovigo la domanda per valutare l'ipotesi di aprire un fascicolo per "interruzione dipubblico servizio". La minoranza massese ha quindi avanzato la proposta di affrontare l'argomento: «Le problematiche legate alla sanità - ha spiegato l'opposizione - interessano tutti i nostri cittadini, che rischiano di venire penalizzati ancora una volta dalle scelte contenute nelle schede ospedaliere della Regione, che chiediamo vengano bloccate. C'è poi il problema dei posti letto: quelli dichiarati sono 208, ma di fatto sarebbero 170. E quelli "intermedi" verrebbero tolti al reparto di medicina».
La maggioranza guidata da Eugenio Boschini ha però bocciato il documento del comune di Trecenta, e quindi la richiesta dell'opposizione, sostenendo che le proposte vanno inoltrate alla Conferenza dei sindaci dell'Ulss: «Il trasferimento del reparto di chirurgia ha poi una sua motivazione: l'ospedale di Rovigo è infatti più adeguato in questo».
Il vicesindaco Barbara Bernardoni ha poi spiegato come «meno allarmismo e un'adeguata politica d'informazione potrebbero fare una migliore "pubblicità" all'ospedale di Trecenta, che altrimenti rischia di essere dequalificato. La struttura manterrà sicuramente i servizi esistenti».
Leggi l'articolo completo.
Strana amministrazione quella di Castelmassa, da un lato il sindaco afferma che è giusto perdere il reparto di chirurgia, dall'altro il vicesindaco sostiene che l'ospedale manterrà i servizi esistenti. Una contraddizione palese, inconciliabile.
La maggioranza di centrodestra di Castelmassa lascia sola l'amministrazione di Trecenta, sempre di centrodestra, anche questo sorprende. Parenti serpenti?
Leggi il documento sostenuto dalla maggioranza.

Punto sanità di Badia. La cassa non funziona. Odissea per le analisi

fonte: Resto del Carlino 20 marzo 2015

LA MACCHINETTA per pagare è rotta, niente analisi. È il calvario di un cittadino di Badia, Fabrizio Gabrieli. Era andato di mattina al punto sanità dell'Ulss 18, a Badia, nell'edificio dell'ex ospedale Migliorini- Balzan, per fare un prelievo di sangue.  da lì è partita l'odissea.
Leggi l'articolo completo.

18 marzo 2015

San Luca, paziente ricoverato nel posto bis cade dal letto

fonte: www.rovigoindiretta.it

Il figlio: "Medici e paramedici disponibili, ma manca personale". E mancano, già ora, i posti letto.

L’anziano, trasportato d’urgenza al Pronto soccorso per un aggravamento repentino delle condizioni di salute, è stato “prontamente visitato dal personale medico e paramedico – racconta il figlio – che si è prodigato per stabilizzarne il quadro clinico. Ma, purtroppo, non erano disponibili posti letto per il ricovero. Ci è stato, allora, anche proposto il trasferimento in ambulanza all’ospedale di Rovigo. Ma io e mia madre ci siamo visti costretti a rifiutare l’opzione: mio padre è un paziente allettato ormai da due mesi e ha bisogno di assistenza 24 ore al giorno. La distanza fino al capoluogo per noi è insormontabile, anche alla luce del fatto che mia mamma non ha la patente”.
... Come denunciato tempo fa dal coordinatore Rsu dell’Ulss 18, Riccardo Mantovan, nel corso di una conferenza stampa sullo stato della sanità polesana, “i letti bis sono completamente privi di ausili come il comodino, l’armadietto dei vestiti e, in alcuni casi, anche del campanello per chiamare gli operatori. Senza contare che nei fine settimana, essendoci solo un medico in servizio, i livelli di sicurezza nel reparto subiscono un ulteriore decremento”. E, sempre in quell’occasione, affiancato dal segretario provinciale dellaFunzione Pubblica Cgil Davide Benazzo, aveva quantificato i tagli, snocciolando cifre allarmanti: “Due milioni di euro sforbiciati in quattro anni ai danni della sanità polesana che fa capo all’Ulss 18: Dal 2011 al 2014 è evaporata una somma di un milione 90 mila euro, cui vanno ad aggiungersene altri 900 mila, cancellati per il periodo 2014 – 2015 dalla giunta di Palazzo Balbi”.
Sulla vicenda interviene anche l’ex assessore provinciale Guglielmo Brusco e sul taglio previsto ai posti letto dalle scheda sanitarie afferma: «Spesso non c’è posto già adesso – aggiunge Brusco – e pensano di tagliarne altri 25. Chiedo dunque al direttore generale Arturo Orsini, ai sindacati (anche quelli dei medici) e al sindaco di Trecenta Antonio Laruccia, se sono a conoscenza, o meno, della situazione. Vorrei anche sapere cosa ne pensa la Procura, informata da tempo della situazione dal comitato Altopolesano per la difesa del San Luca”.»
Leggi l'articolo completo.

Il silenzio inquietante dei Sindaci


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

data 17/03/2015

Il silenzio inquietante dei Sindaci

Abbiamo informato tutti i sindaci dell’Ulss 18 del peggioramento della situazione di diversi servizi dell'ospedale San Luca.
Abbiamo denunciato i danni di quanto disposto dalle schede ospedaliere.
Abbiamo contattato più volte la Regione per richiamare a impegni assunti e disattesi.
La Regione non ha mai ritenuto suo dovere dare risposte.
Abbiamo presentato un’interrogazione alla Procura della Repubblica perché temiamo che i tagli fatti finiranno per determinare danni seri per i cittadini altopolesani.
Anche di questo abbiamo informato i sindaci.
A loro abbiamo chiesto soltanto una risposta di ricevuta con condivisione o dissociazione.
Ci siamo incontrati con il dottor Orsini, il dottor Sortino ed il dottor De Pieri: le idee che abbiamo sul presente del nostro ospedale sono corrette.
Si va ad alterare un equilibrio accettabile per trovare un nuovo equilibrio, ma non si è in grado di definire se e quando ogni obiettivo del progetto sarà raggiungibile.
Il cambiamento previsto non è solo organizzativo. È radicale e va a scontrarsi con mille difficoltà sociali, territoriali, economiche.
Le difficoltà economiche però sono chiamate in causa quando si tratta di assunzioni necessarie, per le quali è tassativo attendere l’autorizzazione regionale, non quando si decidono scelte che favoriscono la sanità privata. Con interventi che a volte non sono finalizzati all’aumento e alla qualità di servizi e alla riduzione di liste d’attesa, ma sono interventi costosi ed evitabili.
Ma la Regione ha deciso così.
Ora il problema (non da poco) è quello di governare l’intero processo senza lasciare spazi a rischi. Intervenire efficacemente sul bisogno di salute non è uno scherzo, soprattutto quando si giustificano tagli dolorosi con la necessità di riavviare un risanamento di bilancio.
E gli sprechi? Sono veramente un male incurabile?
Tanti (brutti) fatti quotidiani giustificano dubbi e sospetti. “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina” diceva qualcuno.
E i sindaci?
Ha condiviso il nostro impegno il sindaco di Canda; il sindaco di Fratta ha sollecitato la convocazione della Conferenza dei sindaci per parlare del San Luca; il sindaco di Ceneselli (anche presidente della provincia) ha contattato il presidente della Conferenza per il problema. E il presidente della Conferenza, sindaco di Costa, ci ha telefonato: in una seduta del direttivo avrebbe proposto un incontro aperto anche al Comitato.
Dai primi cittadini non abbiamo avuto altri contatti.
Ma non significa che sul tema salute non ci sia alcun impegno dei sindaci; dispiace però non poterci confrontare e mettere insieme le nostre risorse.
Le promesse per il San Luca restano ancora a livello di progetto.
Le situazioni difficili invece sono presenti. Anzi aumentano.


Per il Comitato - la portavoce Jenny Azzolini
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Vedi anche su questo blog:
Il Comitato per il "San Luca" scrive alla Procura: la chiusura di chirurgia d'urgenza è interruzione di pubblico servizio?

11 marzo 2015

Replica al sindaco di Trecenta

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Data, 11 marzo 2015

Non sempre i quotidiani hanno spazio per interventi che vogliono affrontare il problema della salute ed intendono dare un quadro esatto della realtà del San Luca, per quello che è e per i problemi che pone.
Come Comitato Altopolesano dei Cittadini per il San Luca, siccome questo ospedale ci sta a cuore davvero riportiamo noi queste precisazioni di una dottoressa dell’ospedale dell’Altopolesine.

Mi sento in dovere di fare alcune precisazioni a proposito dell’intervista al sindaco di Trecenta riguardo al San Luca, intervista pubblicata sul Resto del Carlino il 4 marzo.
Non so quali apicalità abbia consultato il ragionier Laruccia, perché presenta inesattezze e dimenticanze.
Innanzitutto nessuno degli addetti ai lavori ha mai parlato di chiusura.
Ma i problemi ci sono: la chirurgia riduce la sua offerta in quanto tutte le urgenze chirurgiche, anche dei pazienti già ricoverati al San Luca, devono essere trasferite a Rovigo. E, come spesso avviene, soprattutto i pazienti più critici e fragili, non trovando posto nel nosocomio rodigino, vengono nuovamente trasferiti nelle rianimazioni limitrofe. Questa nuova situazione non è certamente rassicurante. Piccolo dettaglio non trascurabile, con il regime di week surgery viene mantenuta la reperibilità chirurgica, ma quella dell’anestesista non è una reperibilità bensì una guardia h 24 a tutela di tutte le emergenze intraospedaliere, comprese quelle del punto nascita. In questo caso, a differenza di quanto avviene in alcune aree d’Italia, la guardia di anestesia è a garanzia e tutela dei nuovi nati.
Altro dettaglio non trascurabile, la terapia intensiva è sempre stata dotata di 4 letti che sono stati riconfermati (dopo una prima, pensiamo erronea, riduzione).
Altra inesattezza: è difficile dimostrare che l’inserimento dei letti intermedi sia un ampliamento, dato che i letti intermedi derivano dalla trasformazione di parte dei letti per acuti medici e di lungodegenza. Questa trasformazione ridurrà l'offerta di ben 600-700 ricoveri per acuti/anno. Dove troveranno risposta al loro bisogno di salute questi pazienti?
Queste cose le so bene perché vedo con i miei occhi, quotidianamente, come è organizzato l’ospedale di questo territorio che tanti dicono di avere a cuore.
D.ssa Anna Bocchi.”

Per il Comitato Altopolesano dei Cittadini per il San Luca

La portavoce - Jenny Azzolini

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Vedi anche il post Le capriole del sindaco di Trecenta.

06 marzo 2015

Le capriole del sindaco di Trecenta

Faccio fatica a trovare una logica nel comportamento del sindaco di Trecenta.
Il 16 febbraio approva, assieme all'intero consiglio comunale, un documento nettissimo contro i tagli ai posti letto. Ricorda la «drammatica storia dell'ospedale di Trecenta» il quale «ha subito una sistematica e continua spoliazione di risorse e servizi». Afferma che con i tagli ai posti letto previsti dalle schede ospedaliere, gli altopolesani sono «i più danneggiati del Veneto e questa è discriminazione, non riorganizzazione». E il documento, intitolato "Stato di crisi al San Luca", chiede di «bloccare immediatamente l'applicazione delle nuove schede ospedaliere» per l'ospedale di Trecenta.
Tutto logico e condivisibile, ma dura poco. Il 4 marzo, in un'intervista al Resto del Carlino, il sindaco di Trecenta cambia completamente registro e dichiara che «Le notizie che abbiamo non sono così devastanti», esalta la funzione dell'ospedale di comunità, e che, in definitiva, c'è stato solo «molto rumore per nulla».
Io non riesco più a seguire: il "rumore" è quello che ha fatto lui stesso in consiglio comunale?

Vedi anche su questo blog: Comune di Trecenta: «bloccare immediatamente l'applicazione delle schede ospedaliere»

05 marzo 2015

Conteremo i morti

Entro l'anno i direttori generali delle Ulss del Veneto dovranno dare applicazione al piano socio sanitario regionale.
Per il “San Luca”, e per noi tutti, sarà un disastro.


Già ora il reparto di chirurgia chiude nei fine settimana e la sua operatività è limitata agli interventi programmabili che si risolvono in giornata o, al massimo, tra il lunedì e il venerdì.
Ma l'applicazione delle schede ospedaliere approvate dalla giunta regionale, in seguito all'adozione del nuovo piano socio sanitario, farà delle vittime.
Impressionante la riduzione dei posti letto per acuti. Dai 208 che, anche oggi, vengono indicati dall'Ulss 18 nel proprio sito, si è passati a 180 alla data del 30 giugno del 2013. E ora dovranno essere ulteriormente ridotti a 143: un massacro!
Ma che cosa comporterà questa nuova riduzione?
Secondo alcuni esperti ciò ridurrà la possibilità di ricovero per 600 – 700 persone l'anno. Ma potrebbe andare peggio.
Dove andranno questi pazienti?
Difficile che trovino posto a Rovigo perché anche quell'ospedale dovrà fare i conti con le schede ospedaliere e perderà 79 posti letto.
Il presidente della giunta regionale ripete in ogni occasione, fino alla nausea, che non ci sarà una riduzione dei servizi ma non sarà così perché non può essere così. Zaia cerca di essere rieletto a maggio, prima che si vedano gli effetti del suo piano socio sanitario. Poi “passato lo giorno gabbato lo santo”.
Le schede ospedaliere sono inapplicabili, o avremo dei morti sulla coscienza.
Già ora l'ospedale non riesce a far fronte alle necessità. Lo abbiamo visto a gennaio con il picco delle influenze: code al pronto soccorso e mancanza di posti letto.
Portare a soli 143 i posti letto dell'ospedale di Trecenta significa condannare qualcuno. Non c'è scampo. Nessuna via d'uscita.

Spero che molti cittadini ne prendano coscienza, spero che numerosi chiedano ai propri amministratori comunali di intervenire. Le schede ospedaliere del San Luca non devono essere applicate!

04 marzo 2015

I problemi del "San Luca"

La chiusura di chirurgia nei fine settimana, la prossima riduzione dei posti letto in medicina, la carenza di personale a riabilitazione fisiatrica.

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" riporta all'attenzione del pubblico i problemi emergenti causati dal piano socio sanitario regionale.



notevoli difficoltà con l’applicazione delle schede ospedaliere
CHIUSURA DEL SERVIZIO DI CHIRURGIA DAL VENERDÌ (ORE 18) AL LUNEDÌ (ORE 8)
crea difficoltà a chi ha bisogno di interventi urgenti, e può incidere negativamente sulle necessità di altri reparti già ridimensionati(ostetricia-ginecologia-medicina)
RIDUZIONE DEI POSTI LETTO IN MEDICINA,
il San Luca potrà ricoverare solo il 60% degli acuti che avranno problemi
PROBLEMI A RIABILITAZIONE FISIATRICA:
l’avvio della neuroriabilitazione, buona offerta per gli altopolesani, sta creando
non pochi problemi al servizio di riabilitazione fisiatrica per mancanza di personale:
le liste d’attesa si stanno allungando in modo esponenziale
LA SANITÀ NON PUÒ FUNZIONARE SENZA PERSONALE

PER ASSUMERE SERVONO SOLDI – PER FAVORE USATELI BENE
ANZICHÉ “SPRECARLI”

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

24 febbraio 2015

Il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò chiede la sospensione delle schede ospedaliere

Se approvato ci saranno sei mesi di tempo per ridefinire la dotazione di posti letto per acuti dell'ospedale "San Luca" di Trecenta.

Il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Rc) ha presentato un emendamento alla legge finanziaria regionale che si propone lo scopo di congelare per sei mesi i tagli previsti dal piano socio-sanitario regionale e la Giunta regionale dovrà tener conto preventivamente dei pareri espressi dagli enti locali e dalle associazioni dei cittadini relativi alla domanda effettiva di prestazioni sanitarie e dei servizi già esistenti.
Lo rende noto una segnalazione della consigliera comunale di Trecenta Paola Panziera.
Scarica il comunicato e l'emendamento.

Comune di Trecenta: «bloccare immediatamente l'applicazione delle schede ospedaliere»

È la richiesta del consiglio comunale di Trecenta

All'unanimità il consiglio comunale di Trecenta ha approvato un documento senza precedenti. Rivolto al presidente della giunta regionale Luca Zaia, all'assessore regionale alla sanità Luca Coletto e al dirigente regionale Domenico Mantoan, il documento, intitolato "Stato di crisi al San Luca", chiede che venga immediatamente bloccata l'applicazione delle schede ospedaliere.

Le schede ospedaliere sono lo strumento che attua concretamente il piano socio-sanitario regionale (Pssr). Per l'ospedale di Trecenta, originariamente dotato di 208 posti letto ma ridotto a 180 nel corso di questi anni, è prevista un'ulteriore insostenibile riduzione a 143 posti letto per acuti (vedi post).
Nessuno si fa più illusioni, infatti, sull'efficacia dei posti letto intermedi, quelli che dovrebbero costituire gli ospedali di comunità, reparti all'interno delle strutture ospedaliere dotati unicamente di assistenza infermieristica. Una sorta di parcheggio in cui sistemare provvisoriamente pazienti non più acuti ma nemmeno in condizione di essere dimessi che, per la degenza, saranno pure costretti a pagare vari ticket.

Il consiglio comunale di Trecenta chiede che, prima di qualsiasi riduzione dei posti letto per acuti, siano definite, concordemente con i sindaci altopolesani dell'Ulss 18, le funzionalità da mantenere nell'ospedale di Trecenta.
Il documento è stato inviato anche ai consiglieri regionali polesani e a tutti i gruppi consiliari, al direttore generale dell'Ulss 18 e al presidente della conferenza dei sindaci e, infine, a tutti i sindaci dell'Ulss.
Ai sindaci il comune di Trecenta non chiede esplicitamente la solidarietà degli altri comuni ma è del tutto evidente che ogni autentica, non formale, azione a sostegno del blocco delle schede ospedaliere sarà la benvenuta.
Vedremo!
Scarica il documento approvato dal consiglio comunale di Trecenta.
Scarica la lettera accompagnatoria.

21 febbraio 2015

Il Comitato per il "San Luca" scrive alla Procura: la chiusura di chirurgia d'urgenza è interruzione di pubblico servizio?

Il Comitato scrive anche ai comuni dell'Ulss 18 affinché chiedano alla Regione Veneto di bloccare IMMEDIATAMENTE l'applicazione delle schede ospedaliere.

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

20-02-2015
Alla Procura della Repubblica di Rovigo

E per conoscenza: Al Prefetto di Rovigo
Al Presidente della Regione Veneto
All’assessore alla Sanità Regione Veneto
Ai Consiglieri Regionali Polesani
Al segretario regionale alla sanità
Al Presidente della Provincia di Rovigo
Al vescovo di Adria e Rovigo
Al Direttore Generale Ulss 18
Al Presidente della Conferenza dei Sindaci ULSS18
Ai sindaci dell’Ulss 18
Oggetto: Sospensione del Servizio di Chirurgia d’urgenza
dalle 18 del Venerdì alle 8 del lunedì, presso l’Ospedale San Luca di Trecenta.

Visto che:
  1. si sono verificati casi clamorosi di decessi dovuti alla ricerca inutile di assistenza d’urgenza per mancanza di posti letto negli ospedali;
  2. l’urgenza deve essere garantita allo stesso livello in tutti gli ospedali per acuti e a tutta la popolazione, senza discriminazioni;
  3. a partire da oggi, 20 febbraio, per il fine settimana (dalle 18 del venerdì alle 8 del lunedì) è interrotto il servizio di chirurgia d’urgenza al San Luca, servizio che dovrebbe servire un territorio con 85.000 abitanti e con complessa viabilità;
  4. il San Luca, a differenza di altri Ospedali Polesani, dista ben 35 chilometri dall’ospedale di Rovigo e il ricovero per interventi d’urgenza di cittadini altopolesani dovrebbe essere fatto nell’ospedale più vicino (salvo casi particolarmente complessi);
  5. una carenza del genere può incidere negativamente sull’efficienza di altri reparti (già ridimensionati) a causa di possibili emergenze interne (ostetricia - ginecologia – medicina),
allo scopo di evitare gravi rischi per la salute ai nostri concittadini altopolesani,
chiediamo a questa spettabile Procura,
una valutazione dell’ipotesi di “Interruzione di pubblico servizio”

Scusandoci per il disturbo, porgiamo distinti saluti.

Per il Comitato - la portavoce Jenny Azzolini

19 febbraio 2015

La salute dei Polesani. Riflessioni tra sogni, paure e rabbia

La preoccupazione per nuovi tagli alla sanità e la guerra sui numeri. I ticket, gli sprechi e le inefficienze.

Il caos nei pronto soccorso di tutta Italia e a Trecenta. E incombono i tagli ai posti letto e gli effetti della legge di stabilità.

La sanità pubblica è ancora un diritto?

L'altopolesine bersagliato dai tagli e Venezia snobba la conferenza dei sindaci dell'Ulss 18.

Fallito il programma per la riduzione delle liste d'attesa: manca il personale e le apparecchiature sono sottotilizzate.

In un lungo documento del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca i problemi dell'ospedale di Trecenta.

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17 febbraio 2015

La Regione Veneto tuteli gli studenti con disabilità

fonte: superando.it

Il responsabile della FISH Veneto (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) chiede al Presidente della propria Regione una dichiarazione di impegno, tale da tutelare la continuità dei servizi dedicati ad alunni e studenti con disabilità, in attesa che vengano ridefinite le competenze, dopo le modifiche istituzionali introdotte dalla Legge di soppressione delle Province


«All’emergenza già ben nota dei servizi sociali e sanitari riguardanti le persone con disabilità, per i quali già da tempo chiediamo un intervento straordinario, si aggiunge ora quella derivante dalla “soppressione” delle Province le cui competenze istituzionali devono essere redistribuite. L’indeterminatezza dei provvedimenti da emanare preoccupa i genitori dei circa mille alunni con disabilità sensoriale che fruiscono del sostegno di assistenti educativi e della comunicazione, un supporto essenziale per i ragazzi sordi, non vedenti o ipovedenti, e preoccupa i numerosi studenti con disabilità delle scuole superiori, che fruiscono di servizi strumentali e temono il ripresentarsi di difficoltà già vissute».
Lo dichiara Flavio Savoldi, presidente della FISH Veneto (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), in una lattera indirizzata al presidente della Regione Luca Zaia, con la quale torna a sollevare il tema “caldo” in tante Regioni del nostro Paese, conseguente all’entrata in vigore della Legge 56/14 (Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni), la cosiddetta “Legge Delrio”, che sta notevolmente modificando l’assetto istituzionale, rischiando, nello specifico, di creare gravi disagi a tanti studenti con disabilità.
A tal proposito Savoldi ricorda anche il recente incontro della FISH Nazionale con il Governo – di cui abbiamo ampiamente riferito nel nostro giornale – voluto appunto per chiedere di sciogliere urgentemente il nodo della destinazione delle competenze sull’assistenza scolastica e il trasporto degli alunni, che il “vecchio” Decreto Legislativo 112/98 aveva appunto assegnato alle Province. «Che venga insomma chiarito subito – scrive Savoldi – se tali servizi saranno in capo ai Comuni, alle Città Metropolitane o alle Regioni». «Il diritto allo studio – aggiunge – non può essere messo in discussione, i servizi non possono essere soppressi, lo stato di ansiosa incertezza che sfinisce le famiglie deve cessare».
«Per questo – conclude il Presidente della FISH Veneto, rivolgendosi direttamente al Presidente della Regione – le chiediamo di dichiarare che la Regione Veneto interverrà, se necessario, per tutelare alunni, studenti e famiglie e per garantire la continuità dei servizi; e che in attesa della definizione delle nuove competenze, la Regione stessa farà in modo di assicurare la copertura dei costi con le risorse finanziarie del Bilancio 2015, che a giorni approderà in Consiglio Regionale».
In ogni caso, la FISH Veneto, conclude la lettera, intende «tutelare con la propria azione idiritti inviolabili degli alunni e degli studenti, unitamente alle organizzazioni delle persone sorde, cieche e ipovedenti». (S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: fishveneto@libero.it.

15 febbraio 2015

29 gennaio 2015

La sanità pubblica è ancora un diritto?

Lettera aperta del Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" a Luca Zaia.

Si accumulano i disagi per la popolazione. Del piano socio sanitario regionale camminano solo gli aspetti più negativi.

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Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Data, 29 gennaio 2015

Governatore Zaia il Comitato Altopolesano dei Cittadini per il San Luca le chiede chiarezza perché non gli piace quello che teme di aver già capito.
20 gennaio 2015 “Sanità Del Veneto”: UN DOSSIER ALLARMANTE - un’indagine regionale rivela negligenze e tempi morti nell’impiego dei macchinari.
27 gennaio il discorso cambia: nel Veneto virtuoso è stato effettuato un lavoro corrispondente alle costose risorse tecnologiche in dotazione.
A noi non risulta. A noi risulta che le liste d’attesa (anche per prestazioni senza macchinari) lasciano a desiderare, per carenza di risorse.
Il Veneto resta la Regione con meno medici, i primari non vengono sostituiti e mancano infermieri.
Il denaro scarseggia, lo sappiamo. Ma dipende anche dalla scelta di sperperare in iniziative che sono solo spot. La trovata delle visite di notte, senza centrare l’obiettivo, è costata ai Veneti, in un anno, 7 milioni di euro e ne spendiamo 470.000 per gli steward nei Pronto Soccorso.
L‘eccezionalità dell’afflusso ai Pronto Soccorso a causa dell’influenza mette in evidenza il problema del taglio dei posti ma anche la carenza di assistenza sul territorio.
E dalla prossima settimana al San Luca si darà una buona spinta ai tagli programmati dal Piano socio-sanitario regionale, il che comporta carenza di posti letto, insufficienza ulteriore di medici, di infermieri, di operatori socio-sanitari.
Si gioca al massacro sul San Luca dicendo che la sanità moderna è una sanità territoriale che cura e accompagna l’ammalato a casa (e su questo possiamo essere d’accordo ), mentre nella realtà viene smantellato il San Luca e contemporaneamente è ridotta l’attività di assistenza sul territorio (Adi – ambulatori – punti sanità).
Governatore, ha dimenticato l’obiettivo di perseguire l’integrazione dell’ospedale con la rete territoriale di riferimento, obiettivo che prevede, per legge, operazioni contestuali?
Per il miglioramento del sistema sanitario regionale non è sufficiente una informazione come questa: “Gentile Signore/Signora desideriamo renderLa partecipe che il Servizio Sanitario Regionale ha impiegato euro …. per il Suo percorso di cura”. È solo sgradevole, ingiusta e umiliante. Sconcerta ed infastidisce. Sembra un vizio della mente o un’incrostazione del cuore la scelta di inventare ottimistiche comunicazioni verbali sulla salute dei cittadini.
Purtroppo la voce dei cittadini non viene accolta dalla Regione (e nemmeno dal Governo) e si torna a parlare di sforbiciate.
Onestamente si fatica a comprendere l’efficace razionalità di certe recenti decisioni della giunta regionale.
Si vorrebbe che il suo governo (in compagnia con quello nazionale) si decidesse a dire come la pensa: la sanità pubblica è ancora un diritto o è stato cancellato a nostra insaputa l’articolo 32 della Costituzione Italiana?


Per il Comitato - La portavoce, Jenny Azzolini
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28 gennaio 2015

La Cgil chiama la politica a discutere del piano socio sanitario regionale

Imminenti i tagli ai posti letto
Il vuoto sui servizi territoriali

La Cgil torna a parlare di sanità e organizza per sabato 7 febbraio una tavola rotonda sul tema "Ospedale Hub e territorio: realtà o miraggio?"
L'evento si terrà a Rovigo, presso l'aula magna della cittadella socio-sanitaria di Viale Tre Martiri (sede dell'Ulss 18) alle ore 9.30.
Molti pezzi grossi tra i relatori, speriamo che la sostanza sia all'altezza del ruolo.
Sotto esame sarà, inevitabilmente, il piano socio sanitario della regione Veneto che, entro quest'anno, dovrà essere applicato nella sua interezza. Ma mentre si cominciano a toccare con mano gli aspetti più negativi - liste d'attesa, la carenza di personale medico e infermieristico, la penuria dei fondi per gli ausili, un'assistenza domiciliare ferma da anni su standard troppo rigidi - non si vedono tracce di quei servizi territoriali che dovrebbero compensare i pesanti tagli ai posti letto.
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Vedi anche il precedente post "Cgil: «Ulss 18 verso il collasso». Assistenza a rischio"

27 gennaio 2015

Cgil: «Ulss 18 verso il collasso». Assistenza a rischio

Altri tagli alla sanità: drammatica riduzione del personale, turni di 12 ore


Da Il Resto del Carlino di venerdì 23 gennaio 2015

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Ancora tagli al personale dell'Ulss 18. Tra le corsie entro fine del 2015 medici, infermieri e operatori sanitari diminuiranno ulteriormente. Gli ospedali di Rovigo e di Trecenta dovranno fare
a meno, in totale, di circa 30 teste.
A denunciarlo il segretario della Funzione pubblica della Cgil, Davide Benazzo e il coordinatore del Rsu dell'Ulss 18, Riccardo Mantovan. «L'ultima delibera regionale ha deciso per un taglio di circa un milione di euro della spesa del personale - spiega Benazzo – costo che era calato di un ulteriore milione già nel periodo 2013-2014».
«Questo si traduce in un collasso del sistema di salute veneto - spiega il segretario – con una drammatica riduzione del numero dei dipendenti avvenuta in quattro anni». Se infatti nel 2001 il comparto dell'Ulss 18 era formato da 2042 tra medici, infermieri e personale amministrativo, più
500 dirigenti, nel 2013 sono scesi a 2195 totali. A settembre 2014 il personale corrispondeva a 2184, senza considerare l'ulteriore calo in seguito ai pensionamenti di dicembre.
«Con questo ennesimo taglio del personale, l'assistenza ospedaliera sarà sempre più inefficiente – spiega Benazzo . La Regione si è preoccupata di mettere gli steward per l'accoglienza dei pazienti nelle sale d'aspetto. Figure che, in teoria, dovrebbero essere ricoperte da un infermiere con borsa di studio e da un operatore socio sanitario, ma che in verità, sono affidati a personale in servizio, già ridotto all'osso.
«Sortino in questi giorni parla alla stampa dell'influenza e dell'ospedale di Schiavonia, invece di evidenziare il dramma in cui si trova attualmente lo stesso pronto soccorso di Rovigo – spiega il segretario - Un solo infermiere si deve occupare di 20 pazienti presenti in astanteria, ossia nella cosiddetta 'area rossa', con letti e barelle lungo il corridoio e pazienti lasciati in balia di se stessi.
«Sortino non dice che in questi giorni, a causa del forte virus influenzale, non si sanno dove ricoverare gli anziani colpiti dall'epidemia perché non ci sono posti letto e che dei famosi 'posti intermedi' promessi dalla Regione dopo i tagli, non vi è traccia.
«Personale che manca, arrivato in certi reparti al di sotto del minimo sindacale previsto nei giorni di sciopero e diminuzione della qualità del servizio, oltre che aumento del rischio in tema di sicurezza operativa.
«Gli infermieri in rianimazione sono passati da 7 a 5 - spiega il coordinatore di Rsu dell'Ulss 18, Riccardo Mantovan - ed il personale Suem è costretto a svolgere ore di straordinario per riuscire a coprire una parte del territorio.
«Drammatica anche la situazione del reparto di Emodinamica dove gli infermieri si ritrovano a lavorare 12 ore al giorno per assicurare il servizio e l'assistenza a tutti i pazienti».
Ed il coordinatore sindacale spiega: «I reparti di pneumologia, medicina e geriatria operano costantemente con 6/7 posti letto bis, privi di comodini e ausili minimi e con organici, soprattutto durante il fine settimana, molto al di sotto dei livelli minimi assistenziali che non tengono conto naturalmente dei letti aggiuntivi.
«I servizi di diagnostica (come il laboratorio analisi e l'anatomia patologica) arrivano ad inventarsi una pronta disponibilità (non remunerata) per darsi supporto nei momenti di criticità».
E Benazzo lancia la proposta: «Serve nuovo personale subito (considerando anche che l'età media dei dipendenti dell'Ulss 18 che è di circa 50 anni) . La soluzione è chiedere una deroga alla Regione per permettere nuove assunzioni anche a tempo determinato, come ha proposto l'Ulss di Padova.
Roberta Merlin
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Scarica l'articolo originale del Resto del Carlino.
Scarica l'articolo del Gazzettino.
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16 gennaio 2015

Pronto Soccorso. Caos in tutta Italia

Da quotidianosanita.it

Barelle, materassi per terra, personale insufficiente e stressato. Anaao: “Dall'addio al posto fisso alla fine del posto letto fisso”

Disagi lungo tutta la penisola, con corridoi intasati e ambulanze bloccate per ore negli ospedali. Alla base il picco delll'influenza, ma anche ragioni strutturali legati alla carenza di personale e di posti letto. Il sindacato dei medici dirigenti lancia l'allarme: " Lo stato dei Pronto Soccorso è diventato l’unico elemento nazionale di un Servizio Sanitario balcanizzato fino nell’attribuzione delle competenze professionali”


13 GEN - Ore di attesa prima di un ricovero, barelle addensate lungo i corridoi, il nervosismo che serpeggia in corsia. Sono giorni travagliati per i Pronto Soccorso italiani sovraffollati e, in molti casi, al collasso da Nord a Sud, accomunati da difficoltà analoghe che stanno persino azzerando le differenze geografiche. “Da Napoli a Genova, da Ancona a Roma – lancia l’allarme l’Anaao Assomed - sono sospesi i ricoveri programmati e le foto di pazienti posteggiati sul tavolo operatorio, su panche o su barelle sottratte alle ambulanze, affollano il web. Ed i ‘barellati’ perenni, le corsie strapiene, gli operatori stravolti riempiono le pagine delle cronache cittadine. E non è ancora arrivato il picco di epidemia influenzale. Per una volta la latitudine non c’entra e lo stato dei Pronto Soccorso è diventato l’unico elemento nazionale di un Servizio Sanitario balcanizzato fino nell’attribuzione delle competenze professionali”.
....
Per questo lo smottamento organizzativo dei Pronto Soccorso è “il primo segnale tangibile della insostenibilità di questa situazione”. Di fronte all’aumento dei pazienti cronici, “si tagliano risorse e posti letto agli ospedali. Il diritto ad essere curato in maniera appropriata ed in condizioni dignitose è diventato quasi un privilegio. Dall’addio al posto fisso alla fine del “letto fisso”. Come nei Promessi Sposi. Oggi lo regaliamo noi un tweet ed un hashtag ai nostri governanti: “Di nuovo i lazzaretti. La Sanità italiana #cambiaera”.
Leggi l'articolo completo.
Vai al comunicato stampa di Anaao Assomed.

15 gennaio 2015

Ulss 18. L'odissea di alcune famiglie altopolesane

Ospedale di Trecenta: tempi d'attesa che portano utenti nelle strutture private e macchine usate per poche ore la settimana.
Ospedale di Rovigo: esistono ancora camere senza bagno.
In entrambi i casi, lamentele per il cibo.

Con una lettera aperta ai responsabile della sanità polesana e regionale Guglielmo Brusco, ex assessore provinciale, denuncia vari casi di disagio per i cittadini polesani.

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SANITA’ – ODISSEA DI FAMIGLIE ALTOPOLESANE –

Lettera aperta al Direttore Generale dell'Ulss 18, Dr. Arturo Orsini, al Presidente della Conferenza dei Sindaci Dr. Antonio Bombonato e al Presidente della Regione Veneto, Dr. Luca Zaia.

In questi ultimi 3 mesi, vissuti da semplice cittadino altopolesano, mi sono reso conto che, come Assessore Provinciale alla Sanità, nei miei interventi pubblici a difesa dei nostri concittadini, ho un po’ esagerato. Si, sono stato troppo tenero, troppo moderato.
Naturalmente a sostegno di questo mia convinzione porto la testimonianza di due famiglie altopolesane, alle quali in questi ultimi mesi sono successe alcune spiacevoli cose.
  • Per una risonanza magnetica ad una famigliare (schiena-anca), per tempi e modalità più rapidi si è dovuto, nonostante la preferenza per le strutture pubbliche…. ricorrere al privato Centro Medico di Rovigo. Stessa cosa, per far accertare ad un figlio, l’entità di un infortunio al piede.
Insomma, per gli altopolesani la Risonanza Magnetica è un miraggio da rincorrere non nel proprio ospedale, il San Luca, ma emigrando almeno a Rovigo e probabilmente in strutture private.
  • Per un altro esame a famigliare, l’elettromiografia (una volta eseguita per gli esterni anche al San Luca), per avere tempi rapidi c’è stata emigrazione persino in un Centro privato del Padovano!
  • Infine, la più anziana della famiglia, il 22 gennaio 2015, per esame di densitometria, andrà all’Ospedale di Adria. Tale esame sarebbe possibile anche a Trecenta, ma con più lunghi tempi d’attesa (il macchinario del San Luca funziona solo poche ore la settimana).
Per onor del vero, mi si dice che in tutti i casi elencati e già finiti , l’accoglienza e le modalità di erogazione degli esami eseguiti dai soggetti privati, è stata giudicata buona. Io rimango comunque convinto che tali esami, con una più forte organizzazione, potrebbero tranquillamente essere eseguiti in ospedali ed ambulatori pubblici, anche con notevoli vantaggi economici per le casse regionali.
Per completare le testimonianze e passare dallo specialistico-ambulatoriale all’ospedaliero, informo che un’altra famiglia mi ha informato di una parente che dopo un soddisfacente accesso al Pronto Soccorso di Rovigo ( perché quello di Trecenta evidentemente non è all’altezza di quello dell’ospedale del Capoluogo) è stata ricoverata al Blocco M 1 – SOC Oncologica dell’Ospedale di Rovigo, fortunatamente senza gravi problemi. Lì, oltre al cordiale ed efficiente personale, ha trovato, udite udite, una camera senza il bagno e con servizi igienici promiscui (donne e uomini!), situati in corridoio. Una vergogna, pensando a quanto speso per la nuova entrata dell’ospedale di Rovigo ed alle decine di camere con bagno che esistono al San Luca e che non sono utilizzate per pratiche di ricovero ospedaliero!!!
Termino riprendendo un tema già da me sollevato alcuni mesi fa, nelle vesti di assessore provinciale. L’ultima signora citata, mi ha dichiarato che riusciva a mangiare ben poco del cibo fornito dall'Ulss 18. Cibo non gradito, come tanti altri mi hanno testimoniato. Sarebbe il caso di sapere se ciò deriva da un problema di qualità del cibo fornito o è dovuto alle particolari e troppo raffinate esigenze alimentari di tutti quanti mi hanno segnalato questo problema. Situazione conosciuta dal Direttore Generale? E se si, cosa ha fatto per risolverla?
Domanda finale: cosa pensano di fare gli altopolesani e i loro sindaci? Patire ancora e stare zitti? O chiedere con forza ai Dottori Orsini, Bombonato e Zaia, di fare molto di più per loro?

Trecenta, 13 gennaio 2015

Guglielmo Brusco – Cittadino altopolesano.

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