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2.7.16

Case di Riposo. Il Comune si impegna: l'Iras rimarrà pubblico

Dal Gazzettino di Rovigo, sabato 02.07.2016

Rovigo, il Consiglio approva la mozione di Livio Ferrari

Con il voto dell'unanimità dei presenti, mentre la Lista Menon e il Pd di Nadia Romeo sono usciti dall'aula, il Consiglio Comunale ha approvato la mozione presentata dal consigliere di Coscienza Comune Livio Ferrari riguardo alla trasformazione dell'Iras in Azienda pubblica servizi alla persona.
....
La seconda possibilità «rappresenta in effetti una vera opportunità in quanto l'Iras potrebbe gestire direttamente servizi per conto dei comuni afferenti al territorio provinciale e per l'Azienda sanitaria locale.».
Leggi l'articolo completo
Vedi anche il resoconto de La Voce, sabato 02.07.2016

25.6.16

L'elefante si muove, convocata la conferenza dei sindaci dell'Ulss 18


Sulla sanità sta accadendo il finimondo, a livello nazionale con l'aumento dei decessi, 50mila in più nel 2015, a livello regionale con la giunta che taglia altri 240 milioni alle Ulss del Veneto, e soprattutto nell'Ulss 18 che annaspa per la mancanza di medici e personale. Ma non c'era verso che la conferenza dei sindaci si riunisse.
Ora, finalmente, i comuni hanno ricevuto la convocazione per il prossimo 30 giugno ma delude l'ordine del giorno da ordinaria amministrazione.
I problemi drammatici della sanità e della nostra Ulss sono relegati all'ultimo punto dell'Odg, il classico "Varie ed eventuali", se c'è tempo, se i sindaci non se ne vanno prima, se non c'è niente di meglio da fare. Ecchessaramai!

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21.6.16

L'Istat registra un aumento dei decessi da periodo di guerra

Per la prima volta negli ultimi novant'anni cala la popolazione.
Uno studio del Censis ci fornisce una chiave di lettura.


L'Istat tira le somme e pubblica il bilancio demografico del 2015. I decessi sono stati oltre 647 mila, quasi 50 mila in più rispetto al 2014. Contemporaneamente calano i nati, per un saldo naturale (differenza fra nati e morti) negativo per 161.791 unità. Bisogna risalire al biennio 1917-18, durante la prima guerra mondiale, per riscontrare valori ancora più elevati.

Le cause dell'aumento dei decessi vengono attribuite dall'Istat a due fattori: il calo della mortalità nel 2014 e il forte calo della copertura vaccinale contro l’influenza registrata nella stagione invernale 2014-2015 (vedi a pag. 5 del bilancio). Un aspetto quest'ultimo che ha a che fare con la qualità del servizio sanitario nazionale. La fascia di età più colpita dal fenomeno è quella che va dai 75 ai 95 anni che costituisce l'85% dell'eccesso dei decessi avvenuti nel 2015.
Tuttavia il tipo di documento, per sua natura, non è in grado di dare maggiori dettagli.

Una ricerca del Censis ha rilevato che nell’ultimo anno 11 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie (vedi precedente post). E' aumentata la spesa sanitaria privata da un lato e, dall'altro, l'allungamento delle liste di attesa ha costretto i pazienti a visite "private" all'interno delle strutture pubbliche. Per chi se lo può permettere ovviamente. Per 11 milioni di persone non sempre è stato possibile. (scarica il documento)

Se mettiamo assieme le due cose,  il forte aumento dei decessi registrato dall'Istat e l'impossibilità, per una persona su sei, di sostenere le spese per le prestazioni sanitarie, non possiamo non vedere una relazione di causa ed effetto.

Le cause dell'aumento dei decessi individuate dall'Istat, quanti morti possono "spiegare"? Diecimila? Ventimila? Pensiamo a dieci o quindicimila morti in più per il calo vaccinale antinfluenzale: ma quanti telegiornali ci avrebbero fatto sopra? quanti giornali avrebbero riempito? E' una stima quindi molto grossolana ma immaginiamo pure che sia vera.
La domanda allora è: e gli altri trentamila morti in più a cosa sono dovuti? Alla povertà, alla mancanza di mezzi sufficienti per sostenere la sanità a pagamento? A me sembra che non ci sia altra spiegazione. Una strage. Mi auguro di essere smentito.

La percezione di una sanità pubblica sempre più appassita, razionata, al di sotto della soglia di sicurezza, è sempre più pesante. La carenza di medici, infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, ma anche di mezzi, a tutto vantaggio della sanità privata e di quella pubblica a pagamento, è cronaca di questi giorni.
Si dia un'occhiata ai precedenti post:
Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci
Sanità veneta, peggiorano i conti. La Regione ordina la cura dimagrante
Brutto clima per gli anestesisti del “San Luca”
Terapia intensiva. "Non chiudete quel reparto: hanno ridato la vita a mio marito"

Segnalo, infine, un'interessante valutazione dei dati demografici diffusi dall'Istat da parte di neodemosLa popolazione italiana è ufficialmente in calo. Dobbiamo preoccuparcene?

13.6.16

Censis. 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per difficoltà economiche

Da quotidianosanita.it

Aumenta la spesa privata: liste d’attesa troppo lunghe e l’intramoenia è sempre più una scorciatoia

Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni. Il ricorso al privato è dovuto anche al forte aumento dei ticket: 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. E sono 7,1 mln coloro che hanno scelto l'intramoenia. Di questi il 66,4% per saltare le liste d'attesa. LA RICERCA

08 GIU - In Italia cresce la spesa sanitaria privata che è arrivata a 34,5 miliardi di euro, con un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni (2013-2015): il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%. Una dinamica dovuta in parte all’allungamento progressivo delle liste d’attesa, che rappresenta il moltiplicatore della forza d'attrazione della sanità a pagamento. Un altro motivo non meno importante è il forte aumento dei ticket pagati dagli italiani, visto che il 45,4% (cioè 5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Sono gli elementi principali che emergono dalla ricerca del Censis-Rbm Assicurazione Salute ‘Dalla fotografia dell'evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo’.

Leggi l'articolo completo

9.6.16

Quando tremano i “pilastri” della sanità. Appello ai sindaci


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Trecenta 6 giugno 2016

Quando tremano i “pilastri” della sanità

Davanti a chi finge di scoprire ora le carenze del San Luca o di sorprendersi e dolersi di casi di sanità carente, proviamo delusione e irritazione come cittadini e come utenti. Perché, se le disfunzioni sanitarie” ora sono tante e pesanti, non sono un male solo di oggi ma durano da tempo e sono da tempo ben note “a chi di dovere”.
La causa principale è la mancanza di personale (medici, infermieri, tecnici): e la conseguenza più vistosa e poco tollerabile è la lunghezza (sfacciata) delle liste d’attesa, che danneggia soprattutto (guarda caso!) i più poveri, mentre i cittadini più abbienti trovano risposte rapide nel privato. Che ingrassa a vista d’occhio.
Tra l’altro rimangono anche scarsamente produttivi vari costosi macchinari non accompagnati da personale tecnico qualificato.
Il Veneto resta la Regione con meno medici, i primari non vengono sostituiti e mancano infermieri.
Se non si sono raggiunti obiettivi non è per scarso impegno degli operatori, ma per carenza di risorse e se il denaro scarseggia non dipende solo dai tagli romani, ma dalla scelta di iniziative che sono solo spot. La trovata delle visite di notte, senza centrare l’obiettivo, è costata ai Veneti, in un anno, 7 milioni di € e molte ULSS per aprire gli ambulatori di notte li hanno chiusi di giorno. Ora, visto che i maggiori fruitori sono anziani …
Con la realizzazione del Piano socio-sanitario regionale ci troveremo con ulteriore carenza di posti letto, ulteriore insufficienza di medici, di infermieri, di operatori socio-sanitari.
Con le schede ospedaliere, uscite nel 2012, pareva che la regione razionalizzasse le risposte sanitarie creando una continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
Invece, soprattutto per mancanza di personale, mentre nella realtà viene smantellato il San Luca, contemporaneamente è ridotta l’attività di assistenza sul territorio (Adi - ambulatori - punti sanità).
E intanto un fiume di denaro è affluito e affluisce costantemente a cliniche e centri medici privati in modo molto discutibile. Un fenomeno definito “spreco “ in più relazioni del dott. Marcolongo. Il dirigente aveva più volte detto al Governo della Regione Veneto che l’ULSS 18, se avesse realizzato in proprio parte dei servizi regalati ai privati, avrebbe potuto risparmiare quasi 14 milioni di euro all’anno. Nessuno ha mai detto che Marcolongo aveva fatto conti sbagliati, ma si è continuato ad andare avanti come se lui non avesse detto niente.
Adesso però si esagera con gli interventi riduttivi: al San Luca è già stata dimezzata l’attività chirurgica e si teme che nelle prossime settimane si debba sospendere del tutto.
Questo perché gli anestesisti non sono più numericamente sufficienti a garantire il servizio.
La gara indetta dall’azienda per appaltare temporaneamente le guardie a professionisti esterni è stata vinta da una cooperativa di Bo che però per ora non è in grado di assicuraci i turni richiesti.
E situazione più o meno simile hanno i ginecologi, che pur ricorrendo all’istituzione di convenzioni libero-professionali esterne, non sono a tutt’oggi in grado di sostenere i reparti di Trecenta e Rovigo.
E desta preoccupazione pure il servizio di Terapia Antalgica.
Dicono che non si trova un numero di specialisti sufficiente a colmare le carenze di organico date da pensionamenti e turnistica europea. E, pur essendo queste evenienze prevedibili, purtroppo non è stata fatta adeguata programmazione nelle università.
Dicono che il problema è su scala regionale.
Lo slogan “meno ospedale e più territorio” che ha accompagnato tutto l’iter di approvazione del nuovo piano socio-sanitario, alla realtà dei fatti, si sta sempre più modificando in “meno ospedale e meno territorio”, che non significa certo tutti più sani, significa invece sicuramente meno servizi.
I principali strumenti di integrazione socio-sanitaria e di sviluppo delle attività territoriali non decollano.
Il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca pertanto rinnova l’invito ai sindaci dell’Ulss 18 a rispettare fedelmente il significato della loro carica istituzionale e il mandato ricevuto dai loro concittadini.
Abbiamo difficoltà a credere nell'impegno dei nostri rappresentanti regionali, impegno promesso ripetutamente, ma altrettanto ripetutamente disatteso.
Speriamo che i sindaci, che vivono la realtà del territorio, diano prova concreta di voler difendere il diritto alla salute dei propri cittadini.
Siamo stanchi di impegni di facciata (spesso illogici e offensivi); chiediamo azioni ferme nei confronti della Regione per difendere l’efficienza dei nostri ospedali.
L’assessore Coletto ha spiegato in questi giorni ai colleghi della giunta veneta che “gli esperti”(?) hanno scoperto (!?) «Dall'analisi dei bilanci preventivi… una perdita previsionale complessiva delle aziende sanitarie pari a circa 660 milioni di euro.”
Per cui, viste le risorse finanziarie disponibili per il 2016 e dati gli interventi di razionalizzazione dei costi già programmati, si rende necessario migliorare le previsioni di almeno 240 milioni di euro».
Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, dovrà«effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
In seguito a questa verifica lo stesso Mantoan dovrà proporre eventuali adeguamenti alla programmazione regionale, in modo da rimettere in linea gli obiettivi generali con i vincoli di bilancio.
Detto brutalmente: taglieranno ancora. E il taglio non sarà indolore per noi cittadini. Siamo colpevoli di delegare una fiducia eccessiva a chi non la merita.
Mettiamoci il cuore in pace: pagheremo caro, pagheremo tutto.

Per il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca
La portavoce Jenny Azzolini


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Ne hanno parlato:

5.6.16

Sanità veneta, peggiorano i conti. La Regione ordina la cura dimagrante

Rispunta la parola magica RAZIONALIZZAZIONE. Altri 240 milioni da tagliare alle Ulss. Insomma, sembra che al peggio non ci sia fine.

Da Corriere del Veneto, mercoledì 1 giugno 2016

Cura dimagrante in vista per i bilanci delle aziende sanitarie del Veneto.
È stata pubblicata ieri sul Bur la delibera con cui la giunta prende atto degli strumenti previsionali presentati dagli enti del sistema sanitario regionale.
«Dall'analisi dei bilanci preventivi - ha spiegato ai colleghi l'assessore di comparto Luca Coletto - emerge una perdita previsionale complessiva delle aziende sanitarie pari a circa 660 milioni di euro, in peggioramento rispetto alla perdita in corso di formazione su dati di quarta trimestrale 2015 di circa 349,5 milioni di euro».
Secondo la giunta le motivazioni di questo aggravamento sono varie: dall'iscrizione prudenziale di minori ricavi dal Fondo sanitario regionale a causa dei tagli, agli incrementi di costo previsti per l'erogazione di farmaci e servizi.
Di qui l'imperativo: «In ragione delle stime più aggiornate disponibili sulle risorse finanziarie per il 2016 nonché degli interventi di razionalizzazione dei costi già programmati, si rende necessario migliorare le previsioni di almeno 240 milioni di euro».
Come? Con l'incarico a Domenico Mantoan, direttore dell'Area sanità e sociale, di «effettuare una puntuale ricognizione sui costi», integrandola con «dettagliate relazioni aziendali contenenti proposte di azioni di razionalizzazione».
In seguito a questa verifica lo stesso Mantoan dovrà proporre eventuali adeguamenti alla programmazione regionale, in modo da rimettere in linea gli obiettivi generali con i vincoli di bilancio.

Leggi l'articolo completo
Delibera della giunta regionale:
Vai alla pagina del BurVeT

2.6.16

Brutto clima per gli anestesisti del “San Luca”


Scarseggiano gli specialisti in tutto il Veneto
In grave pericolo l'attività chirurgica


La carenza critica di organico rischia di affossare l'ospedale che, per una quantità di servizi, ha bisogno di un'adeguata dotazione di questi specialisti.
Degli 11 idonei del concorso espletato il 3 marzo, 10 hanno rinunciato all'incarico. Sono rimasti in servizio 4 anestesisti e mezzo, un numero insufficiente per tenere in piedi tutti i servizi.
L'Ulss ha indetto una gara per appaltare temporaneamente le guardie a professionisti esterni, ma la cooperativa aggiudicataria a tutt'oggi non è in grado di assicurare i turni richiesti.
Difficile anche trovare un aiuto fra il personale dell'ospedale di Rovigo che, per malattie, ferie e pensionamenti, è in difficoltà di suo.
Già ora l'attività chirurgica al “San Luca” è stata dimezzata, ma se non ci sarà supporto nelle prossime settimane si dovrà sospenderla del tutto.
E situazione più o meno simile hanno i ginecologi, che pur ricorrendo all'istituzione di convenzioni libero-professionali esterne, non sono a tutt'oggi in grado di sostenere sia il reparto di Trecenta che di Rovigo.
Purtroppo gli specialisti scarseggiano, troppe le carenze di organico date da pensionamenti e turnistica secondo le norme europee.
E' triste constatare che pur essendo queste evenienze prevedibili, non è stata fatta adeguata programmazione nelle università. E il problema è su scala regionale.

27.5.16

Dopo di noi. Il Senato approva il ddl. Il testo torna ora alla Camera


fonte: quotidianosanità.it

Ecco come saranno tutelati i non autosufficienti rimasti soli

L'obiettivo del testo approvato in seconda lettura da Palazzo Madama è quello di favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l'autonomia delle persone con disabilità prive di sostegno familiare. Si prevede la determinazione di livelli essenziali delle prestazioni assistenziali (Lep) da garantire in tutto il territorio nazionale e viene istituito un Fondo ad hoc presso il Ministero del lavoro con una dotazione di 90 mln per il 2016. IL TESTO

26 MAG - Il disegno di legge sul dopo di noi, in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare o che potrebbero essere in futuro prive di tale sostegno, è stato oggi approvato in seconda lettura dal Senato con modifiche apportate in sede referente dalla XI Commissione. Il via libera è arrivato con 181 voti favorevoli e 20 contrari.
 
Questo il contenuto del ddl, articolo per articolo... (leggi l'articolo completo)

21.5.16

La Regione sta strangolando le case di riposo pubbliche

ANZIANI ULSS 19 PROVINCIA ROVIGO Il disperato appello di Taglio di Po, Porto Viro e Porto Tolle: "Una follia consentire l'apertura di altre due strutture private"


La storia è sempre quella. La Regione non concede un numero di impegnative sufficienti a dare una risposta ai bisogni assistenziali di tutte le persone non autosufficienti. Da qui una vera e propria guerra per le tariffe a libero mercato in casa di riposo, che si traduce in una emorragia per le strutture pubbliche.
E' il problema del quale soffre, per esempio, l'Iras di Rovigo e che ora diviene di attualità anche in Basso Polesine.
Leggi l'articolo completo su RovigoOggi.it

13.5.16

Terapia intensiva. "Non chiudete quel reparto: hanno ridato la vita a mio marito"


OSPEDALE ULSS 18 SAN LUCA TRECENTA (ROVIGO) La toccante lettera di una rodigina che ha toccato con mano la professionalità dei medici: "Gli hanno insegnato di nuovo a camminare, a parlare, a vivere"

(da RovigoOggi.it)

Spesso si parla della chiusura dell'ospedale San Luca di Trecenta, o comunque del taglio di alcuni suoi reparti, non giudicate strategici o convenienti. La lettera di una donna al cui marito è stata letteralmente donata una seconda vita in quelle corsie capovolge del tutto le prospettive e fa riflettere seriamente.

Trecenta (Ro) - "La terapia intensiva dell'ospedale San Luca di Trecenta è seriamente a rischio chiusura, il personale è poco e i turni a cui è sottoposto sono tosti. Non sono nessuno, ma ho avuto la fortuna di conoscere i professionisti che lavorano qui in un difficile momento della mia vita e nel mio piccolo vorrei far qualcosa per far capire l'importanza di questo reparto e la ricchezza di chi ci lavora".
Comincia così la testimonianza di Laura Marchetti, che arriva in un momento non facile per la sanità polesana in genere e per l'ospedale San Luca in particolare, spesso al centro di ipotesi di chiusura o comunque di ridimensionamento.
"Non sono un politico - prosegue la testimonianza - e so far quadrare a malapena i conti della mia famiglia, non certo quelli di un ospedale o una regione. Ma so per certo che i letti della terapia intensiva non sono mai abbastanza purtroppo. Lo so perché mio marito ci ha passato quasi 2 mesi, dopo 50 minuti di arresto cardiaco. E so anche che la terapia intensiva di un grande ospedale ha ritmi molto diversi da quelli di un piccolo ospedale in mezzo alla campagna, ma non per questo è meno utile o importante, anzi!".
"Senza le strategie e le terapie messe in atto a Rovigo forse mio marito non sarebbe qui ora, ma senza le cure e le attenzioni che ha ricevuto al San Luca non avrebbe avuto un recupero così importante, perché non basta la terapia giusta, servono anche tanti stimoli per tornare alla propria vita! E la nostra vita è ricominciata grazie a quei medici e infermieri che ogni giorno hanno dato il massimo per curarlo, aiutarlo, incoraggiarlo, facendo una diagnosi tempestiva e al tempo stesso stimolando le sue capacità, facendogli ricordare e memorizzare il nome delle sue bimbe, spronandolo a non arrendersi e a non abbattersi, a sforzarsi a parlare, a muoversi, a guardare anche dove la vista lo ingannava".
"In questo modo ha iniziato il suo percorso riabilitativo fin da subito, sfruttando al massimo le sue potenzialità, che gli hanno permesso un pieno recupero contro ogni iniziale prospettiva! La dottoressa Anna Bocchi è una persona straordinaria, che fa il proprio lavoro con competenza, amore e passione, che non dimentica mai il lato umano della terapia, che sa trovare le parole giuste per il paziente e i suoi familiari. E straordinario è tutto il suo staff, nessuno escluso, fatto di medici e infermieri preparati e attenti ad ogni esigenza! Sono i 'cugini di campagna' e si sa che l'aria di campagna fa davvero bene".
"Per cui prima di chiudere questo reparto pensate se davvero si risparmia qualcosa, se davvero vale la pena perdere una risorsa del genere. Perché i letti a Rovigo non saranno mai abbastanza, perché ci sono pazienti che devono passare molto tempo in terapia intensiva, che non possono andare in reparti dove i ritmi sono veloci e le attenzioni ridotte. Perché quando una cosa funziona bisognerebbe trovare tutte le risorse disponibili per supportarla. Perché sarebbe una grande perdita per tutto il territorio. Perché a volte il vero guadagno è investire invece che tagliare".
12 maggio 2016

11.5.16

Malattie reumatiche, artriti, artrosi e dolore cronico. Se ne parla a Occhiobello

Diagnosi, terapie e riabilitazioni

Venerdì 20 maggio 2016, ore 16.00

presso il Centro sociale

“Azzurro”Via Cavallotti 33, Occhiobello

2.5.16

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" incontra il Dg dell'Ulss 18


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340
Data, 29 aprile 2016

Sanità

Forse resistere serve ancora

Il Comitato incontra il Dg dell'Ulss 18

Consegnata una lista dei problemi del “San Luca” e dell'Adi


In materia di salute la cosiddetta razionalizzazione in Italia è ormai molto simile al razionamento, e non è garantito che eventuali risparmi possano essere reinvestiti nella sanità. Tanto che c’è chi avanza l’ipotesi che la sanità sia un pozzo da cui attingere risorse per fare altro.
Negli ospedali dell’Ulss 18, ad esempio, gli amministratori finora, per ridurre il deficit, non hanno acquistato/rinnovato tecnologie. Molti strumenti indispensabili risalgono all’anno di apertura dell'ospedale. Gli apparecchi radiologici portatili sono talmente vecchi da non avere più pezzi di ricambio; i respiratori della terapia intensiva di Trecenta sono datati 1998, anno in cui è stata aperta ...
Inoltre le carenze di organico sono talmente gravi da causare problemi insormontabili in diversi settori: la carenza di anestesisti potrebbe creare il presupposto per la chiusura delle sale operatorie e della terapia intensiva di Trecenta e la riduzione dell’attività chirurgica a Rovigo.
Il 22 aprile abbiamo incontrato il direttore generale dottor Compostella.
Gli abbiamo lasciato un promemoria con queste ed altre criticità del San Luca: 1) lunghe attese all’accettazione del punto prelievi; 2) servizio ambulatoriale ridotto, soprattutto il pomeriggio; 3) servizio di terapia antalgica ridotto a 2 giorni la settimana + 1 per visite; 4) insufficiente servizio Reumatologico; 5) liste lunghissime del servizio Fisiatrico (a volte è addirittura interrotto il percorso terapeutico in atto di pazienti esterni per rinforzare il servizio di neuro riabilitazione; 6) la PMA (procreazione medicalmente assistita) lavora 1 sola settimana al mese (nonostante la lunga lista di attese) per la mancata assunzione delle 2 biologhe necessarie, mentre 7) il reparto di Ginecologia Ostetricia da qualche tempo non ha letti occupati perché le indicazioni date dalla commissione regionale sono molto restrittive sulla tipologia di gravide che possono partorire a Trecenta.
La lista lasciata al Direttore Generale non trascura il problema dello scompenso tra i tempi di controllo indicati dagli specialisti e gli appuntamenti dati al CUP; le dimissioni con necessità di controllo ADI che non collimano con la disponibilità in calendario del servizio domiciliare; la necessità di stabilizzare il personale a Biologia Molecolare per poter evitare sprechi.
TRECENTAMED (gruppo di sei medici di base): è ancora lontano il raggiungimento dell’obiettivo di adattare il più possibile le strutture sul territorio alle esigenze dei pazienti e di sgravare gli ospedali da alcuni compiti nonostante l’avviamento del servizio.
Al dottor Compostella abbiamo consegnato anche una lista delle problematicità relative all’assistenza domiciliare integrata (ADI).
La finalità dell'ADI sarebbe quella di assicurare sul territorio un'assistenza paragonabile a quella ospedaliera, con costi per il sistema sanitario di gran lunga inferiori al ricovero.
Il nuovo Pssr (piano socio-sanitario regionale) prevede di ridurre i posti letto migliorando i servizi territoriali: i posti letto sono stati tagliati, ma sull'assistenza domiciliare non abbiamo visto alcun miglioramento. Pare anzi che si studi come complicare la vita dei pazienti.
Ci sono problemi per i prelievi: con una procedura del tutto illegittima per una pubblica amministrazione (art. 1, comma 2 della legge 241/1990) i tempi per un prelievo a domicilio arrivano normalmente a 12-13 giorni.
Macchinosi i tempi di fornitura dei farmaci, come quelli per ottenere presidi, anche quando la necessità è evidente.
Ora pare che l’urgenza sia soprattutto la fusione tra Ulss 18 e Ulss 19 che si dice pensata e realizzata per ridurre i costi di apparato, burocratici e amministrativi, e liberare risorse da destinare ai servizi per i cittadini; ma, ricordando cosa accadde quando si unirono le due aziende del Medio e dell'Alto Polesine, c’è chi dice che "Non è detto che gli accorpamenti delle Ulss facciano risparmiare". E propone di ridurre i soldi ai privati.
Infine un dubbio: cosa vorrà dire l’espressione sfuggita (?) all’assessore Corazzari “l’ospedale di Adria non sarà un San Luca bis”?
Noi ci sforziamo di credere (per ora) a quanto affermato dal dg, secondo cui “il San Luca avrà il suo ruolo nell’Azienda Unica come punto di riferimento dell’Alto Polesine”.
Durante il colloquio ha ricordato ripetutamente i limiti imposti dal ministero e dalla programmazione regionale.
L’esperienza acquisita in (molti) anni di impegno ci insegna ad avere una fiducia limitata. Perciò attendiamo i fatti.
Ma nell’attesa non siamo sereni.

Per il Comitato
la portavoce – prof. Jenny Azzolini

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Scarica articolo del Gazzettino, domenica 1 maggio 2016
Ne ha parlato anche RovigoOggi.it il 3 maggio 2016, "Negli ospedali apparecchi vecchi di vent'anni"

27.4.16

Veneto. La Regione approva le nuove tariffe di ospedale di comunità e unità riabilitativa territoriale

fonte: sito Uneba

130 euro al giorno per l’ospedale di comunità e 135 euro al giorno per l’unità riabilitativa territoriale. Queste le nuove tariffe per le strutture per cure intermedie in Veneto dal 1 gennaio 2016.
Le ha fissate la delibera della giunta regionale 2091 del 30 dicembre 2015 pubblicata sul Burv 10 del 5 febbraio 2016.
La precedente dgr 2621 2012 fissava tariffe di 117 euro per l’ospedale di comunità e 121 euro per l’unità riabilitativa.
La composizione della tariffa nel dettaglio.



Regione Veneto. Area web dedicata alla programmazione in materia di strutture di ricovero intermedie

Dal sito web della Regione Veneto.

AREA ODC - URT

ODC: Ospedale di comunità
URT: Unità Riabilitativa Territoriale

L’articolo 10 della Legge regionale 29 giugno 2012 n. 23 ha dato mandato alla Giunta regionale di approvare, sentita la competente commissione consiliare, “le schede di dotazione territoriale delle unità organizzative dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie da garantire in ogni Azienda ULSS, tenendo conto dell’articolazione distrettuale, della distribuzione delle strutture sul territorio regionale nonché dell’accessibilità da parte del cittadino”.
Nelle more di predisposizione del provvedimento contenente le schede di dotazione territoriale, la Giunta regionale ha anticipato con la DGR 2718 del 18 dicembre 2012 la definizione di strutture di ricovero intermedie e, contestualmente, ha definito ed approvato la relativa classificazione ed i requisiti minimi specifici di autorizzazione e dei relativi standard.

Il provvedimento ha disposto che sono strutture di ricovero intermedie: l’Hospice, l’Ospedale di Comunità (OdC) e l’Unità Riabilitativa Territoriale (URT).
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16.4.16

L'aborto in polesine. Obiettori 8 medici su 10

fonte: Il Gazzettino, venerdì 15 aprile 2016

A Trecenta le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2015 sono state 183


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Il numero dei medici obiettori di coscienza a livello nazionale è in continua crescita: secondo gli ultimi dati del ministero della Salute sono quasi il 70%. Percentuale che si alza in alcune regioni, come il Veneto dove si arriva al 76%. In Polesine il tasso è ancora più alto: sfiora l'80%. All'interno dell'Ulss 18, i cui interventi non si svolgono a Rovigo ma al reparto di Ostetricia dell'ospedale di Trecenta, sono solo tre su 17 i medici ginecologi non obiettori. Numeri sostanzialmente simili per l'Ulss 19 di Adria: due su otto.
....
Gli obiettori di coscienza sono in maggioranza anche tra personale infermieristico e anestesisti: 73 su 110 tra gli infermieri, 19 su 35 tra gli anestesisti tra Rovigo e Trecenta.
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Leggi l'articolo completo.

6.4.16

In ginocchio la sanità del Regno Unito. Parliamone, prima che accada anche da noi

Fonte: quotidianosanità.it

Anni di tagli hanno messo in ginocchio la sanità del Regno Unito. Ora arriveranno 10 miliardi sterline per ammodernare il sistema e il parco tecnologico. Ma i conti della spesa corrente non tornano e il rischio è quello di ticket per tutti i servizi: dal medico di famiglia all’ospedale. E in Italia?

Leggi l'articolo completo.

E a Trecenta?

In Italia molti i segnali di malessere, fra tutti il sensibile aumento della mortalità registrato dall'Istat nel 2015. Vedi il precedente post Istat certifica aumento mortalità nel 2015: 54mila decessi in più rispetto al 2014.
E le notizie che vengono dal San Luca non sono confortanti. I problemi sono principalmente dovuti alla carenza di specialisti. I bandi per la copertura di posti a tempo determinato e le mobilità da altre Ulss vanno deserte. Ai concorsi si presentano pochi candidati, molti dei quali del sud, che non appena hanno il ruolo chiedono il trasferimento. Tutto questo comporta inevitabilmente una riduzione dell'attività chirurgica con enorme allungamento dei tempi d'attesa (per le colecisti si arriva a un anno). La Pma (procreazione medicalmente assistita) funziona regolarmente solo una settimana al mese per la mancata assunzione delle due biologhe necessarie. Attualmente il servizio vivacchia con un incarico precario rinnovato ogni quattro mesi. Anche qui liste di attesa lunghissime.
C'è un gran bisogno di rinnovamento tecnologico, molti strumenti risalgono all'anno di apertura dell'ospedale e non sono più riparabili.
Da ultimo, si parla della prossima eliminazione del medico del 118 a Trecenta nelle ore notturne, che dovrebbe essere sostituito dal medico di pronto soccorso che a sua volta dovrebbe essere sostituito dall'internista di guardia, come avveniva negli anni 70. Indietro di quarant'anni.

31.3.16

Ticket. Nel 2015 ci sono costati 2,857 miliardi tra farmaci, specialistica e pronto soccorso

fonte: quotidianosanita.it

La compartecipazione fa però registrare una lieve diminuzione per i ticket extra farmaco (- 3,1%) mentre aumentano quelli per l’acquisto di medicinali (+ 1,3%). A livello procapite i ticket pesano 47 euro l’anno (calcolando anche gli esenti). Con punte di 61,6 euro in Veneto e 32,4 in Sicilia. Il calo più vistoso nelle Regioni in Piano di rientro. Ecco i dati della Corte dei conti.

29 MAR - Nel 2015 gli italiani hanno pagato 2.857,4 milioni di ticket sanitari tra compartecipazione alla spesa farmaceutica, specialistica e per l’accesso al pronto soccorso nei casi non gravi (codici bianco e verde).
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A livello procapite gli italiani (calcolando anche quelli che il ticket non lo pagano perché esenti) hanno pagato 47 euro a testa, di cui 23,9 per i farmaci e 23,1 per le altre prestazioni.

La quota procapite di ticket più alta si registra in Veneto con 61,6 euro a testa e in Valle d’Aosta con 59,5 euro. La più bassa in Sicilia con 32,4 euro e in Calabria con 36,7 euro.
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15.3.16

Caro farmaco - Presa diretta del 13/03/2016


La giungla dei prezzi

La storia di un farmaco eccezionale, un salvavita, che però è così costoso da mettere in discussione l’accesso alle cure garantito a tutti dalla nostra Costituzione.
Puntata assolutamente da vedere.
Link diretto
Vedi anche il post precedente Sanità, prezzi dei farmaci: Pitruzzella, stop alle clausole di riservatezza Aifa

13.3.16

Sanità, prezzi dei farmaci: Pitruzzella, stop alle clausole di riservatezza Aifa

Il presidente dell'Antitrust critica l'agenzia italiana del farmaco (Aifa)
«Basta prezzi secretati e più trasparenza»


"Il Governo assuma iniziative affinché Aifa non sigli accordi con le case farmaceutiche inerenti alla presenza di clausole di riservatezza, o qualunque altro elemento che mini la piena trasparenza, e affinché vengano pubblicati tutti i dati in possesso dell'Aifa inerenti alle decisioni prese per l'autorizzazione in commercio dei farmaci da parte del Comitato prezzi e rimborsi e del Comitato tecnico scientifico dell'Aifa".

Lo ha detto il presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nel corso di un'audizione presso la Commissione Affari sociali della Camera, riferendo che l'Autorità ha deliberato di non ricorrere al Tar per possibili inadempimenti dell'Agenzia italiana del Farmaco in ordine alla modifica del regime di rimborso alle Regioni per la restituzione degli sconti sui nuovi prodotti contro l'epatite C.

Leggi l'articolo completo su Milano Finanza
Leggi anche l'articolo di Sanità24
Il comunicato stampa del presidente dell'Antitrust
Audizione in Commissione Affari sociali (video) Mercoledì 2 Marzo 2016

4.3.16

Istat certifica aumento mortalità nel 2015: 54mila decessi in più rispetto al 2014

fonte: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=36612&fr=n
Pubblicati i dati sull’andamento demografico nazionale. I residenti in Italia sono 60,656 milioni, di cui 5,54 milioni stranieri. Spiccano due dati: il picco di mortalità e i 15mila neonati in meno rispetto al 2014. Nel primo caso, in attesa di conoscere le cause di morte, l’Istat spiega il dato con il progressivo invecchiamento degli italiani ma anche con un effetto di “rimbalzo” in avanti del numero dei decessi determinato dal recupero delle diminuzioni registrate nei due anni precedenti. IL REPORT.

19 FEB - Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l'8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti. Lo rilevano i primi dati (ancora stimati) degli indicatori demografici 2015 pubblicati oggi dall'Istat.

I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L'aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.
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Le cause dell’incremento di mortalità. Benché a oggi manchino alcuni elementi cognitivi per avvalorare le ragioni autentiche alla base del repentino aumento di mortalità del 2015 – come ad esempio i dati sulle cause di morte – i primi dati provvisori classificati per età permettono di ragionare almeno su alcune ipotesi. In primo luogo, il picco di mortalità del 2015 porta con sé significativi effetti strutturali, come l’analisi per età dimostrerebbe, vista la particolare concentrazione dell’incremento di mortalità nelle classi di età molto anziane. In secondo luogo, è accertato che il picco del 2015 rappresenti una risposta proporzionata e contraria alle diminuzioni di mortalità riscontrate nel 2013 e nel 2014 (effetto rimbalzo).

Le persone coinvolte dagli eventi, infatti, sono state quelle fisicamente più fragili, per le quali il rischio di mortalità accelera velocemente su base istantanea. Particolarmente interessante a questo riguardo è l’analogia con altri paesi come la Gran Bretagna o come la Francia dove, come per l’Italia, si è osservato un incremento della mortalità nel 2015.
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Leggi l'articolo completo
Vedi anche il precedente post Impennata della mortalità ospedaliera nel 2015: +11,3%
Vedi l'infografica dell'Istat.
Leggi il report dell'Istat, molto interessante.