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29 luglio 2026

Ulss 5. Case di riposo e Radiologia, il personale che manca


Corriere del Veneto, 29 luglio 2026

Due problemi in questo articolo sul Corriere del Veneto del 29 luglio 2026: la carenza di operatori nelle Case di riposo e la scarsità di radiologi negli ospedali dell’Ulss 5.

Nelle Case di riposo mancheranno, per garantire le ferie, a rotazione tutte le figure professionali dedicate alla cura degli anziani. Ovvero operatori socio-sanitari (Oss) per un buon 65 per cento del totale e poi infermieri, personale addetto alle cucine e alle pulizie e figure professionali quali fisioterapisti, educatori, psicologi.

Nelle Radiologie si segnala una carenza più strutturale. A fronte di una dotazione prevista di 34 professionisti ne sono presenti soltanto 23: 19 a Rovigo, 2 ad Adria e 2 a Trecenta. Temporaneamente verrà attivato un servizio di teleconsulto per Neuroradiologia in attesa dell’avvio del servizio di telerefertazione in collaborazione con l’Azienda ospedaliera di Padova. Inoltre, altro sintomo di carenza strutturale, è prevista l’acquisizione di servizi medici esterni per le attività notturne e festive. Per quattro mesi!

Una brutta premessa per il ruolo dell'ospedale di Rovigo nel prossimo Piano Socio Sanitario Regionale (Pssr). Adria e Trecenta ai minimi termini.

Avvertenza (amara). Non passate questo articolo del Corriere ai vostri primi cittadini, così la Conferenza dei sindaci dell'Ulss potrà continuare a far finta che non esistano problemi nella sanità polesana.

21 luglio 2026

Il Polesine non è una provincia per vecchi, ma gli anziani sono tanti. Ancora un caso di riabilitazione negata

Dopo il caso del 95enne di Castelmassa che non trova posto in riabilitazione a Trecenta (clicca qui per leggere il relativo post) ci è arrivata questa nuova segnalazione dall’altopolesine.


«Ciao Pietro, ti volevo segnalare il caso di mio padre in relazione all'ospedale di Rovigo.

Il 19 giugno cade a casa e si rompe il femore, dimenticavo ha 88 anni, viene ricoverato e operato dopo due giorni. Io sono andato a trovarlo regolarmente tutti i giorni, negli orari di visita, senza mai poter parlare con i medici.

Dopo una settimana mi chiamano e mi dicono che se non mando qualcuno ad assisterlo mio padre rimane fermo a letto tutto il giorno.

Mi organizzo e mando la badante per 3 o 4 giorni, poi lo dimettono. In buona sostanza è ritornato a casa senza fare la riabilitazione.

Il 28 Giugno mi è stata chiesta la certificazione della 104 per poter usufruire del sollevatore; hanno detto "faccia presto a portare la documentazione così quando lo dimettono ha già il sollevatore a casa".

Oggi 17 luglio ancora nessuna notizia del sollevatore, ho dovuto affittarne uno manuale con cui faccio una fatica terribile, a 4 euro al giorno.

Questa è la sanità di eccellenza di cui ci si vanta a Venezia.

Se puoi dai evidenza di questo caso di malasanità.

Grazie per il lavoro che portate avanti come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca».

(lettera firmata)

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Cosa sta succedendo alla riabilitazione gestita dall’Ulss 5?

In pochi giorni due segnalazioni documentate e rese pubbliche dai familiari delle “vittime” ma sono molti i casi che ci vengono segnalati per le difficoltà di accesso ai servizi riabilitativi, in particolare per i pazienti esterni.

Si sta forse pensando a una drastica, anche se strisciante, riduzione della riabilitazione per passare il “pacchetto” delle prestazioni a cliniche e servizi privati? Privati che spesso stanno esaurendo o hanno già esaurito il budget stanziato dall’Ulss e che, pertanto, chiedono di essere pagati al 100% dal paziente.

Da notare che questi segnali di progressiva “dismissione” dei servizi riabilitativi si verificano anche in altre Ulss. E allora sorge una domanda: a che cosa stanno pensando in giunta regionale? A un ulteriore taglio di servizi gestiti dal pubblico per “regalarli” al privato?


16 luglio 2026

95enne di Castelmassa non trova posto in riabilitazione a Trecenta

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca chiede l’urgente trasferimento da Rovigo a Trecenta


L'Ulss 5 pochi giorni fa sui social

Ricoverato a Rovigo dallo scorso 7 luglio per la frattura del femore, operato tempestivamente il giorno seguente, un 95enne di Castelmassa è ora in contenzione presso il reparto di ortopedia senza usufruire di alcuna riabilitazione.

L’unica figlia di 73 anni, residente a Calto, è in grave difficoltà ad assistere il padre e deve ricorrere a trasporti privati piuttosto onerosi per raggiungere Rovigo. Ha ripetutamente chiesto il trasferimento del papà all’ospedale di Trecenta allo scopo di poterlo raggiungere in autonomia e di avere quella riabilitazione fisica che il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana vantava fino a due giorni fa sui social. Fino a questo momento le hanno risposto che a Trecenta si deve liberare un letto.

L’altopolesine ha 1 posto letto per mille abitanti mentre lo standard è di 3,5. E arriviamo così a questa situazione di malasanità per cui un grande anziano, non sempre lucido, si trova spaesato in un ambiente in cui non può usufruire di una più frequente assistenza della figlia e non riceve le cure riabilitative indispensabili dopo l’intervento al femore.

Come Comitato chiediamo che la persona venga urgentemente trasferita all’ospedale di Trecenta per ricevere le cure di cui ha bisogno.

16 luglio 2026

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
il portavoce – Pietro Tosarello



15 luglio 2026

I Sindaci di Adria e Trecenta oggi a Venezia da Stefani e Gerosa

Corriere del Veneto, 15 luglio 2026

Il destino degli ospedali pubblici minori della provincia sarà al centro degli incontri.

Da ricordare che il precedente direttore generale dell'Ulss 5, Pietro Girardi, promosso a pieni voti dalla Conferenza dei sindaci, riteneva che il futuro fosse negli ospedali di comunità. Vedi il post "L'ospedale di Trecenta in Consiglio comunale a Badia Polesine. Ripulito il quarto piano ma preoccupa il futuro" (clicca qui per visualizzarlo).

13 luglio 2026

Istat, in 30 anni perso oltre il 50% dei posti letto in sanità

Fonte: Agenzia ANSA


A farne le spese soprattutto le strutture pubbliche. Audizione dell'Istat in Commissione Affari Sociali della Camera sull'attuazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea).

In meno di 30 anni, dal 1996 al 2023, sono stati persi oltre il 50% dei posti letto in sanità, specialmente nel settore pubblico.

Dai 358.309 posti del 1996 si è passati a 176.317 del 2023, con un calo di oltre il 50%.

Pesante anche il calo dei medici di Medicina generale.

Ma c'è un'ulteriore criticità, l'età media di medici e infermieri: nel 2024 quasi un terzo dei primi aveva tra 65 e 69 anni, a fronte di più di un terzo dei pediatri di libera scelta.

Leggi l'articolo completo su ansa.it

Da questa pagina del sito dell'Istat è possibile scaricare la sintesi e la relazione completa.

12 luglio 2026

Adria, Punto nascita a rischio

Ma il problema è più grande, si tratta di salvare il servizio sanitario nazionale


La locandina

Giovedì sera ho partecipato a questa iniziativa contro la chiusura del Punto Nascita dell’ospedale di Adria. L’ennesimo colpo alla sanità. Se attuato, infatti, la provincia rimarrebbe con un solo ospedale idoneo ad accogliere le donne in gravidanza, quello di Rovigo.

Un fallimento gravissimo per un’amministrazione regionale che pretende di vantare, un giorno si e l’altro pure, la migliore assistenza sanitaria del paese.

L’amministrazione regionale ha recepito con la delibera di giunta n. 453 del 28 maggio 2026 (clicca qui per visualizzarla) il parere negativo del Comitato Percorso Nascita nazionale alla deroga per il mantenimento in attività del Punto Nascita dell’ospedale di Adria. La chiusura è stata sospesa dall’Ulss per l’estate ma la deliberazione non è stata modificata.

 A fine serata ho avuto qualche minuto per portare l’esperienza del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” con l’ospedale di Trecenta.

Anche in altopolesine tutto è cominciato con il pretesto delle ferie: «chiudiamo solo per un mese per dar modo al personale di andare in ferie», dicevano dall’Ulss. L’anno seguente la stessa storia e, infine, la chiusura definitiva del Punto Nascita del “San Luca” nel 2016.

Poi sono arrivati altri colpi, altri tagli all’assistenza sanitaria presso il nostro ospedale. Nel 2019 il Piano Socio Sanitario Regionale ha ridotto i posti letto a soli 132. Nel 2020 è diventato ospedale Covid e ha perso il Pronto Soccorso, sostituito da un Punto di Primo Intervento abilitato soltanto alla gestione dei codici bianchi e verdi. Finita la pandemia il Ps non è stato riattivato.

Intanto gli altopolesani hanno cominciato a imparare a memoria la strada di Porto Viro per innumerevoli visite ed esami.

Ho informato i presenti che attualmente l’ospedale di Trecenta dispone di soli 74 posti letto attivi: 30 in medicina (ne abbiamo “persi per ferie” 10 la scorsa estate, clicca qui per il relativo post); 20 in chirurgia che però chiude il sabato e la domenica; 16 o 20 in riabilitazione fisica; 4 in terapia intensiva. Totale 74 pl, 54 il sabato e la domenica.

Ho augurato agli amici di Adria e aver maggior fortuna e, soprattutto, maggior forza per difendere l’ospedale del bassopolesine.

Per farlo dovranno espugnare la Fortezza Chiusa, vale a dire la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 5, organismo che non da segni di vita (non una dichiarazione, nessun comunicato stampa) dal lontano 2019. I verbali della conferenza, peraltro pieni di omissis, sono fermi al maggio del 2025, quelli del Comitato dei Sindaci del distretto 1 (ex Ulss 18) si fermano al 2023 e quelli del Comitato dei Sindaci del distretto 2 (ex Ulss 19) si fermano al 2018 (clicca qui pervisualizzare la pagina del sito Ulss 5). Sappiamo soltanto che, immancabilmente, ogni anno, attribuiscono il massimo del punteggio all’operato del direttore generale di turno. Questo è l’unico segno di vita di cui si ha notizia.

Noi non siamo riusciti a stanarli per il San Luca, ce la faranno gli amici di Adria?

Ho proposto di costituire un Comitato permanente che vigili sui servizi sanitari attivi sul territorio. Unire le forze è l’unica speranza che abbiamo, tutti, in provincia di Rovigo e nel resto del Veneto, dove abbiamo visto degradare i servizi in maniera assolutamente allarmante. Pensiamo solo a com’era la sanità in Veneto quindici anni fa, all’inizio dell’era Zaia: nessuno sapeva cosa fossero le liste d’attesa, ora è la regola.

Di seguito trovate gli articoli del Gazzettino e della Voce sulla serata del 9 luglio.

Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca

Il Gazzettino, 11 luglio 2026

La Voce, 11 luglio 2026


04 luglio 2026

I Sindaci di Gaiba e San Bellino criticano l'amministrazione regionale

Motivo, gli incentivi alla fusione dei Comuni secondo la teoria, non sufficientemente dimostrata, che le fusioni migliorerebbero l'efficienza degli enti.
L’esperienza delle fusioni delle Ulss.


Aldo D'Achille e Nicola Zanca, sindaci di San Bellino e Gaiba

«Servono dati, non slogan» ribattono Nicola Zanza e Aldo D'Achille in questo articolo di Rovigo.News (link). «Sarebbe utile uno studio indipendente che misuri gli effetti concreti di queste esperienze, invece di dare per scontato che la fusione rappresenti sempre la soluzione migliore».

Insomma dei dati regionali non si fidano e, molto probabilmente, fanno bene.

Per noi del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca resta ben viva e probante la memoria dell’effetto che le fusioni delle Ulss hanno avuto sul peggioramento dei servizi sanitari.

Avevamo tre Ulss, la 29 per l'altopolesine, la 30 per il medio e la 31 per il bassopolesine. Con la prima fusione delle Ulss 29 e 30 per dar vita all'Ulss 18, l'ospedale di Trecenta ha iniziato a perdere di importanza. Peggio ancora quando l’amministrazione regionale ha accorpato la 18 e la 19 (Adria) per formare l’attuale Ulss 5 Polesana. Ora abbiamo un ospedale con 74 posti letto, invece di 222, e senza pronto soccorso.

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
il portavoce - Pietro Tosarello

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Aggiornamento da Rovigo.News, 11 luglio 2026

«Un Comune non può fondersi sotto ricatto»: San Bellino, Gaiba e Barbona contro il diktat della Regione Veneto

03 luglio 2026

Accordo su medici di famiglia nelle Case della comunità. L’intesa pubblicata in GU

fonte: quotidianosanità.it


Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’intesa raggiunta in Conferenza Stato. Previste fino a 6 ore settimanali obbligatorie per i medici a ciclo di scelta. Compenso orario di 38,72 euro. IL TESTO

La Conferenza Stato Regioni, nella seduta straordinaria del 26 giugno 2026, ha approvato l’intesa sull’ipotesi di accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. L’intesa, pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, dà esecuzione all’accordo per il triennio 2022-2024 e si inserisce nel quadro delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per l’attuazione dell’investimento 1.1 “Case della comunità e presa in carico della persona” (Missione 6 – Salute, Componente 1).

Leggi l'articolo completo

Vai al testo in Gazzetta Ufficiale

02 luglio 2026

Un ricovero su 5 in ospedale a rischio inappropriatezza. Al Sud i dati peggiori. Ma rispetto al passato il trend è in miglioramento

fonte: quotidianosanità.it


Nel 2024 sono circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza: 691 mila in regime ordinario e poco più di 1 milione in regime diurno. Il Rapporto SDO (Scheda di dimissione ospedaliera) del Ministero segnala un miglioramento degli indicatori, ma conferma forti differenze regionali e la necessità di rafforzare i setting assistenziali alternativi all’ospedale.

Nel 2024 sono stati circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza, uno su 5. È il dato che emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero del Ministero della Salute. Nel dettaglio, si tratta di 691 mila dimissioni in regime ordinario e di poco più di 1 milione di dimissioni in regime diurno.

Il dato, va precisato, non fotografa ricoveri “certamente inappropriati”, ma ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, in particolare quando erogati in modalità ordinaria. Si tratta quindi di un indicatore utile a misurare quanto il sistema ospedaliero riesca a indirizzare i pazienti verso il setting assistenziale più adeguato, evitando il ricorso al ricovero ordinario quando la prestazione può essere erogata in forme meno intensive.

01 Luglio 2026

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Commento: il rapporto del Ministero della Salute (giugno 2026) capita a fagiolo. Il 30 giugno 2026 infatti è la scadenza del Pnrr per l'apertura delle Case della Comunità con tutte le funzioni previste dal decreto ministeriale n. 77/2022. Anche se non se non fotografa ricoveri “certamente inappropriati” suscita il sospetto che almeno in gran parte lo siano; quindi ecco che il governo provvederà con le Case della Comunità ai bisogni di assistenza sanitaria della popolazione! Ne segue che se non troviamo posto in ospedale la causa è da attribuire ai ricoveri inappropriati, non alla decimazione di posti letto tagliati negli ultimi vent'anni (più di 78.000 dal 2000 al 2020).

Nella mia piccolissima esperienza non ho trovato nessuno che desideri essere ricoverato inutilmente in ospedale, per sfizio. Viceversa, in molti casi abbiamo saputo tutti, credo, di persone ferme per giorni nell'astanteria di un pronto soccorso in attesa che si liberi un posto letto nei reparti dell'ospedale.

30 giugno 2026

L'Italia delle Case di comunità: dove sono pronte, dove no (e chi ci troveremo dentro)

fonte Avvenire, 30 giugno 2026

La Casa della Comunità di Badia Polesine un paio di settimane fa

di Alessia Guerrieri, Roma 30 giugno 2026
Oggi la scadenza fissata dal Pnrr per queste strutture: delle 1.350 previste inizialmente ne sono aperte 781. Al Nord percentuali di completamento molto superiori. Bene la Sardegna. C'è l'accordo coi medici, ma mancano all'appello migliaia di specialisti e di infermieri

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29 giugno 2026

Scuola e sanità, rischi di «privatizzazione sostanziale»


Il Sole 24 ore, 25 giugno 2026


Il Sole 24 ore, 25 giugno 2026

… gli stipendi bassi rendono meno appetibile il posto di lavoro e gli investimenti insufficienti abbassano la qualità dei servizi, con la conseguenza che dipendenti e utenti si spostano verso il privato: quando possono.

La Corte dei conti vede in azione queste due dinamiche gemelle in due settori cruciali delle politiche pubbliche, la scuola e la sanità.

L’evoluzione corre sotterranea, senza un disegno politico esplicito: ma appare strutturale, e solidamente fondata sui numeri del bilancio pubblico.

«polarizzazione delle risorse in un numero ristretto di missioni», concentrato su difesa e ordine pubblico, grandi infrastrutture di trasporto, giustizia e beni culturali; e in questo «quadro di sviluppo non pienamente equilibrato», altri settori di intervento «risultano penalizzati o caratterizzati da dinamiche recessive».

Tra questi ci sono appunto scuola e sanità, in cui è il Procuratore generale Pio Silvestri a leggere i segni di una parallela «privatizzazione sostanziale».

«Gli impegni tesi al rilancio della sanità pubblica devono fare ancora i conti con la crisi del personale che continua a rappresentare uno dei principali problemi del servizio sanitario nazionale, e che si riverbera sulla qualità e sull’efficienza del sistema », spiega senza mezzi termini Silvestri sottolineando la «carenza di personale medico e infermieristico» che azzoppa i progetti di rafforzamento della sanità di prossimità, come mostra il tramonto del progetto organico sulle case di comunità, e di taglio delle liste d’attesa, su cui gli ambiziosi obiettivi fissati dal Governo continuano a perdersi nella vischiosità della spesa effettiva delle Regioni oscurata anche da una rendicontazione spesso caotica.

«Bisogna investire sul capitale umano altrimenti inevitabilmente attratto dalla medicina privata, non bisogna più indugiare o lesinare risorse per il tangibile miglioramento del trattamento economico, della formazione e dell’aggiornamento e dei livelli assunzionali», sostiene Silvestri rimarcando un’urgenza che però fatica a farsi strada nel dibattito politico.


Stipendi bassi e investimenti insufficienti allontanano dipendenti e utenti.


19 giugno 2026

Ulss 5, un primario incassa fino a 580.000 euro l’anno in libera professione

Oltre quattro volte il pur ragguardevole stipendio

Il sito web dell'Ulss 5 Polesana

Nell’Ulss 5 Polesana c’è un primario che oltre allo stipendio di 130.000 euro l’anno, ne guadagna altri 580.000 in libera professione. Vale a dire per visite e interventi chirurgici (si anche interventi chirurgici) effettuati privatamente dal medico all’interno dell’ospedale pubblico, utilizzandone ambulatori, sale operatorie, attrezzature e personale di supporto.

Non ho abbastanza fantasia per immaginare come possa riuscirci.

Non riesco proprio a figurarmi come si possa, dopo il proprio orario settimanale di 38 ore lavorative, avere la forza e soprattutto il tempo, per svolgere un’attività privata aggiuntiva in grado di produrre un reddito annuale di oltre mezzo milione di euro.


A sinistra lo stipendio, a destra la libera professione. Anno 2025

Il dato è pubblicato dalla stessa Ulss sul proprio sito web, un po’ nascosto a dire il vero, ma c’è. Per legge, infatti, le amministrazioni pubbliche sono tenute a rendere note annualmente le retribuzioni dei propri dirigenti.

Nel caso dell’Ulss 5 le trovate a questo indirizzo (cliccateci sopra per accedervi):

https://www.aulss5.veneto.it/retribuzione-dei-dirigenti

Sono visibili le retribuzioni erogate dal 2018 al 2025.

Suggerimento: scaricatele ma non fatevi il sangue cattivo.



 Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”


Su questo argomento può essere utile la lettura di un precedente post del 18 aprile 2024 (cliccare sul titolo per visualizzarlo):

Scoprire che con l'intramoenia (visite private all'interno degli ospedali pubblici) l'Ulss ci guadagna


17 giugno 2026

Quando il ministro Giorgetti diceva «Chi va più dal medico di base?»

Governo con l’acqua alla gola. Mancano 13 giorni alla scadenza del 30 giugno per l’avvio di tutte le funzioni delle Case della Comunità.

A rischio 2 miliardi di fondi del Pnrr.


Il ministro Giancarlo Giorgetti. Foto Wikimedia Commons

Correva l’anno 2019 e il Ministro Giorgetti dichiarava: «Nei prossimi 5 anni mancheranno 45mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti. Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito».

Si legga in proposito l’articolo de Il Sole 24 ore, 24 agosto 2019, intitolato “Giorgetti: «Chi va più dal medico di base?». Ma il 74% degli italiani ci va almeno una volta all’anno”, clicca qui per visualizzare l’articolo).

Giancarlo Giorgetti dal 22 ottobre 2022 è il ministro dell'economia e delle finanze nel governo Meloni.

Nella loro ansia di comprimere il ruolo dello Stato nel servizio sanitario nazionale per lasciare via libera alla sanità privata, pur nella piena consapevolezza della drastica riduzione del numero dei medici di famiglia che di li a poco si sarebbe verificata, hanno continuato a nascondere il problema. «Chi va più dal medico di base», diceva l’attuale ministro, ma l’Istat lo smentiva: il 74% degli italiani ci andava almeno una volta l’anno.

Ora, a pochi giorni dalla scadenza del Pnrr, si accorgono, dopo ben quattro anni dal decreto che le istituisce, che i medici di medicina generale servono a «popolare le case di comunità» (clicca qui per il relativo post).

Non ho parole o meglio le avrei ma non sono pubblicabili.


15 giugno 2026

A 15 giorni dalla scadenza il governo non sa ancora come «popolare le case di comunità»

Lavori in corso alla Casa della Comunità di Badia Polesine

Entro il 30 giugno 2026 le Case della Comunità dovranno essere aperte e attive con tutti i servizi previsti dal decreto ministeriale 77 del 23 maggio 2022 (clicca qui per il testo in gazzetta ufficiale). Dopo quattro anni dal decreto siamo, come al solito, in emergenza. Questo Paese vive in uno stato di emergenza continua.

Al Forum “G19+2 Sanità” a Genova il ministro Schillaci ha dichiarato: «Sono gli atti e le leggi a muovere le leve dello Stato in concreto, ma dobbiamo partire da un sentire comune e credo nessuna categoria, tantomeno i medici, possa pensare di dare una risposta negativa quando parliamo di popolare le case di comunità e di offrire una medicina più forte ai cittadini».

Dopo quattro anni e a quindici giorni dalla scadenza!

Leggi l'articolo completo di quotidianosanità.it del 15 giugno a questo link.

Riporto di seguito i servizi che devono essere presenti nelle Case della Comunità per rispettare il Pnrr.




03 giugno 2026

Polesine, la provincia più anziana del Veneto

Il Gazzettino del 22 maggio 2026

I dati del censimento sono molto significativi. Pubblichiamo questo articolo del Gazzettino per la rilevanza che i temi demografici hanno - e avranno sempre più in futuro - sulla programmazione sanitaria.





Per approfondire l'argomento proponiamo il documento dell'Istat "Il Censimento permanente

della popolazione in Veneto" (clicca qui o sul titolo del documento per scaricarlo).

01 giugno 2026

Altopolesine, gli Sportelli che ti aiutano contro le liste d'attesa

Sono attivi in altopolesine tre Sportelli dove trovare assistenza gratuita contro le liste d'attesa.
Qui sotto trovate le locandine e i relativi recapiti.

Trecenta, lo Sportello del Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca"

Badia Polesine, lo Sportello dello Spi-Cgil in Via Roma 251

Badia Polesine, lo Sportello dello Spi-Cgil presso il CRAB, in Via Cigno 109/a



29 maggio 2026

Sportelli per il Diritto alle Cure: +49,4% i ricorsi contro le liste d’attesa

Dia 1

Lo scorso 26 maggio 2026 i Comitati aderenti al CoVeSaP (Coordinamento Veneto Sanità Pubblica) e i Comitati veronesi hanno presentato presso la sede del Consiglio regionale i risultati del secondo anno di attività degli Sportelli per il Diritto alle Cure del Veneto.

I ricorsi contro le liste d’attesa (3.207 ) sono aumentati del 49,4% rispetto all’anno precedente (2.146).

Gli Sportelli si sono moltiplicati, ora sono 65, presenti in tutte le province grazie al lavoro di 284 volontari che assistono gratuitamente i pazienti.

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Rassegna stampa


Visite ed esami, boom di ricorsi. In un anno 2.000 solo da Verona

https://www.larena.it/territorio-veronese/citta/visite-ed-esami-boom-di-ricorsi-in-un-anno-2-000-solo-da-verona-1.13026201


Report sulle attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ – CoVeSaP.
Ostanel (AVS) e Bigon (Pd): “Regione garantisca ai cittadini le prestazioni nei tempi previsti. Serve investire molto di più nella sanità pubblica.”

https://www.consiglioveneto.it/web/crv/dettaglio?id=74438425&pageTitle=Notizie&type=news


Report sulle attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ – CoVeSaP

https://www.ansa.it/pressrelease/veneto/2026/05/26/report-sulle-attivita-degli-sportelli-diritto-alle-cure-covesap_795c833c-e529-4ab8-9f5c-5f00f87998a8.html