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24 agosto 2026

Case di Riposo di Badia e Lendinara, da fusione a “collaborazione”

 

Il Gazzettino Rovigo 22 Agosto 2026

Lo scorso 21 agosto è avvenuto l’incontro delle delegazioni delle due case di riposo e dei relativi sindaci, a Venezia, con l’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Quello che si prospettava come un progetto di fusione tra le Rsa pubbliche (Ipab) viene derubricato a sperimentazione di forme di collaborazione nella gestione di vari servizi. Tra questi il servizio di ristorazione, il supporto all’assistenza domiciliare e la condivisione di strumenti di gestione e amministrazione (software? personale amministrativo?), «con lo scopo di ottimizzare la gestione e sfruttare le economie di scala», secondo l’assessora.

«Il percorso comune tra le due Ipab sarà coadiuvato e supportato da una cabina di regia regionale – ha dichiarato ancora Paola Roma – (e) questo modello potrà essere replicato nei territori di tutti gli Ats per rafforzare il ruolo delle Ipab, anche nelle more della riforma». Riforma, quella delle Ipab, annunciata con un disegno di legge regionale undici anni fa dall’allora presidente della giunta regionale Luca Zaia (clicca qui per approfondire).

Forse un sospiro di sollievo per il Cda della Casa albergo per anziani di Lendinara che aveva manifestato maggiori perplessità alla vigilia della riunione a Venezia, quando si pensava a una proposta di fusione tra le due case di riposo. Forse un incontro deludente per il presidente della Casa del sorriso di Badia che dalla fusione immaginava “risparmi consistenti” (clicca qui per leggere Il Gazzettino del 15 agosto 2026).

Intanto in Veneto 11.000 anziani sono in lista di attesa per un posto letto in casa di riposo e mancano 100 milioni al fondo regionale per la non autosufficienza (vedi articolo su quotidianosanità.it).

In polesine, secondo uno studio della Uil-Funzione pubblica, il 23,8% degli anziani ospitati nelle Rsa, pur avendone diritto, non ottiene dall’amministrazione regionale le impegnative di residenzialità (contributi sulla quota sanitaria) che dimezzerebbero il costo della retta mensile (clicca qui per approfondire).

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Aggiornamenti: 

21 agosto 2026

Ovociti congelati, c'è richiesta ma alla PMA di Trecenta non si può fare

L’Ulss 5: «Riceviamo parecchie domande»
Ma ci si può affidare solo alle cliniche private

In Italia, nel 2025, sono nati meno di 355.000 bambini. Mai così pochi.

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026

Il Gazzettino, 20 Agosto 2026


20 agosto 2026

Progetto di fusione delle Case di riposo di Lendinara e Badia. Domani a Venezia le delegazioni dei due Comuni

Contrari “per ora” i Consigli di amministrazione delle due strutture

 Il Gazzettino, 15 agosto 2026


(Dal Gazzettino del 15 agosto 2026)

«La Regione proporrà una possibile fusione tra le case di riposo di Lendinara e Badia Polesine, un’ipotesi che per ora trova i due presidenti molto cauti e fondamentalmente contrari, a meno che non vi siano grossi vantaggi in termini economici.
...
Sono stati invitati a parlare i presidenti dei Consigli di amministrazione e i direttori delle strutture, rispettivamente Tosca Sambinello e Vittorio Boschetti per la Casa albergo di Lendinara, Tommaso Zerbinati ed Enrica Avanzi per Casa del sorriso di Badia, insieme ai due sindaci Francesca Zeggio e Giovanni Rossi.»

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Le due case di riposo sono pubbliche (Ipab, Istituti pubblici di assistenza e beneficenza) e già undici anni fa c’è stato il tentativo, poi naufragato, di trasformare la Casa del sorriso di Badia Polesine in una fondazione di diritto privato.

Si pensa a qualcosa di analogo anche per questa eventuale fusione? È la preoccupazione della Uil Funzione pubblica (si veda qui sotto l’articolo del Gazzettino del 17 agosto 2026).

Insolito questo "invito" a Venezia. Che cosa si sta preparando in Regione per le case di riposo?

Domani ne sapremo di più, i sindaci dei due Comuni e i consigli di amministrazione delle due case di riposo ci potranno dire il reale contenuto delle proposte che verranno avanzate dall’assessora regionale ai servizi sociali Paola Roma.

Il Gazzettino, 17 agosto 2026


15 agosto 2026

Detrazioni nel 730. Spese per cure sanitarie sempre al top

Le spese sanitarie pesano per il 72% del totale e sono in crescita del 5,5%

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026

fonte: Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026.

«Secondo i primi risultati della Consulta nazionale Caf, che analizzato un panel di quasi 600mila soggetti che hanno già presentato la dichiarazione 2026, nel pacchetto di oneri considerati, restano preponderanti le spese sanitarie che “pesano” per il 72% sul totale e registrano una crescita del 5,5% sull’anno precedente».

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026

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Questo super-sondaggio sulle dichiarazioni dei redditi (600mila, normalmente i sondaggi si fermano a mille rilevazioni) conferma l’aumento delle spese sanitarie degli italiani.

Le liste d’attesa spingono verso la sanità privata o alle prestazioni in libera professione (intramoenia), a totale carico del contribuente. E così, rispetto alle dichiarazioni dei redditi dello scorso anno, dai 730 presentati quest’anno emerge che abbiamo speso il 5,5% in più.

Il Sole 24 ore, 15 agosto 2026


14 agosto 2026

Rette nelle Case di riposo: c'è chi studia come vessare ulteriormente gli anziani


Il Gazzettino 13 agosto 2026

Il commissario regionale della Lega del Veneto, Andrea Tomaello, chiederà ai parlamentari del suo partito di presentare una proposta di legge che non faccia ricadere sui Comuni le integrazioni della retta per gli ospiti delle Case di riposo.

E fin qui va tutto bene, nessuno vuole il dissesto dei bilanci comunali, lo chiarisco perché ho avuto l'impressione che qualche amministratore comunale non abbia ben compreso il contenuto dell'ultimo post "Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «paghino i Comuni»" (clicca qui per visualizzarlo).

Ma poi il commissario della Lega spiega che lo scopo è quello di «Rivedere i criteri Isee». Il che, tradotto dal politichese, significa scaricare sugli ospiti una quota ancora maggiore della retta, già ora difficilmente sostenibile. L'esponente leghista non chiede, come sarebbe logico, un aumento del Fondo Nazionale per le non Autosufficienze (FNA) (clicca qui per maggiori informazioni), no chiede di cambiare i criteri di calcolo dell'Isee (Indicatore della situazione economi equivalente) in modo da innalzare la quota a carico dell'ospite. Geniale, veramente geniale!

Evidentemente il commissario leghista non vuole disturbare i suoi colleghi al governo nazionale, men che meno quelli alla guida del Veneto, che poi sono sempre gli stessi. Preferisce adottare il fumoso linguaggio del politichese per nascondere ai più la sostanza della sua proposta: far pagare di più gli ospiti.

Questo accade mentre in Veneto sono poco più di 33.000 i posti disponibili nelle case di riposo, la popolazione sta invecchiando e 11.000 anziani sono in lista d'attesa. Una Regione in cui mancano strutturalmente 100 milioni di euro l'anno per la copertura di tutte le impegnative residenziali (contributi sulla quota sanitaria della retta); in Polesine rimane fuori da questo contributo fondamentale il 23,8% degli aventi diritto (vedi qui sotto l'articolo del Gazzettino di oggi).
Mentre si dovrebbe puntare su un consistente aumento del Fondo nazionale per la non autosufficienza, per la quota sociale della retta, e l'erogazione di tutte le impegnative residenziali, per la quota sanitaria, c'è chi studia come vessare ulteriormente anziani che arrivano a pagare anche più di 3.000 euro al mese.
Le Case di riposo sono sempre più chiamate a sopperire al taglio dei reparti di lungodegenza, attuato dall'amministrazione regionale, con il personale soggetto al contratto degli enti locali e non a quello, più remunerativo, della sanità, mentre è diventata preponderante l'assistenza sanitaria da garantire agli ospiti. I dipendenti sono tentati di passare al lavoro dipendente presso le Ulss e questo aggrava ulteriormente le condizioni di lavoro per chi resta.
Il Gazzettino 14 agosto 2026

Questo post è stato ripreso da Rovigo.News il 17 agosto 2026 (clicca qui)

12 agosto 2026

Case di riposo, sentenza a Venezia. Effetto domino: «Paghino i Comuni»


Il Gazzettino, 9 agosto 2026

Il Consiglio di Stato obbliga gli enti a farsi carico della retta di un invalido al 100%
Bocciati criteri patrimoniali e giustificazioni contabili: conta solo il modello Isee
Per un caso analogo a Rovigo è intervenuto il Tar

Riporto alcuni stralci dell’articolo del Gazzettino del 9 agosto 2026.

«Non importa se ci sono rendite differenti, se tra le proprietà dell’anziano figurano beni mobili o immobili. Non si possono fare distinzioni sulle diverse forme di invalidità. E di certo non valgono criteri arbitrari fissati dai Comuni per stabilire fino a quanto si possa spingere il contributo pubblico in termini di percentuali della retta da coprire. Chi ha diritto a un aiuto per pagarsi la casa di riposo, non può vedersi costretto a contrattare con la pubblica amministrazione.

L’avvocatura comunale aveva portato a sostegno delle sue considerazioni anche le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio. Altra bocciatura: i vincoli di finanza pubblica non possono andare a discapito dei diritti fondamentali dei cittadini.
...

Illegittime le formule che prevedono anticipi sulle vendite degli immobili di proprietà degli ospiti, scartate le soglie di contribuzione decise dai municipi.
...

[Per le famiglie] Non è facile neppure rimanere saldi contro le obiezioni delle pubbliche amministrazioni: nella situazione di fragilità in cui si trovano i parenti, la minaccia di vedersi rifiutati o sbattuti fuori dalla casa di riposo è pesantissima

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A dicembre del 2025 una sentenza analoga ha riguardato il Comune di Rovigo. Anche in quel caso è stato bocciato il regolamento comunale perché il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha ritenuto illegittimo per il Comune subordinare il suo intervento all’esaurimento totale delle risorse finanziarie e/o alla messa a reddito degli immobili di residenza. Illegittimo perché già quelle risorse sono conteggiate per stabilire quale debba essere il valore dell’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente; in pratica, si pagherebbe due volte).

I Comuni invocano “le esigenze pubbliche di pareggio di bilancio”, e sbagliano sapendo di sbagliare. È un vecchio problema che risale alla mancata applicazione, da parte della quasi totalità dei Comuni, delle regioni e del governo centrale, della legge 328 del 2000 (clicca qui per visualizzarne il testo su normattiva.it). La legge prevede all’art. 6, comma 4, che «Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all'eventuale integrazione economica» e all’art. 25 stabilisce il criterio dell’indicatore Isee per la valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate.

Si veda in proposito questo intervento del consigliere comunale di Rovigo Matteo Masin, pubblicato sul Gazzettino del 28 dicembre 2025.

Il Gazzettino, 28 dicembre 2025

E allora che fare?

Molto chiaro il consigliere Masin: «la legge dice chi deve intervenire ma non con quali risorse. Da oltre vent’anni questo onere grava sui Comuni senza un fondo strutturale dedicato, mentre cresce il numero degli anziani non autosufficienti e aumentano i costi». Un problema che riguarda praticamente tutti i Comuni, esposti allo stesso rischio di contenzioso e di squilibrio dei bilanci.

«La quota sociale – continua Masin – ha bisogno di una copertura nazionale stabile. Per questo è necessario che lo Stato e le Regioni individuino un fondo come strumento per garantire il rispetto dei diritti delle persone fragili senza mettere in crisi i Comuni». Fondo che «ci sarebbe già, quello per le non autosufficienze (istituito con il governo Prodi), che non è nato per le integrazioni delle rette, ma per la domiciliarità e il pagamento degli assegni di cura, e la disabilità gravissima. Però il fondo è destinato alle persone non autosufficienti, è di natura sociale e non sanitaria, è nazionale e uguale per tutti i Comuni. La quota alberghiera, invece, è una prestazione sociale, legata alla non autosufficienza e a carico dei Comuni, strutturalmente incapienti. Si dovrebbe vincolare una quota del Fondo nazionale destinandola alla copertura di quella sociale nelle Rsa (Case di riposo, ndr), con criteri nazionali omogenei (Isee e non autosufficienza certificata). Così si tutelerebbe il diritto sancito dalla legge, si eviterebbero contenziosi e si salvaguarderebbero i bilanci comunali».

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Necessariamente il fondo nazionale per le non autosufficienze dovrebbe essere integrato e distribuito a Regioni e Comuni in relazione al numero di persone assistite nelle Rsa. E i Comuni non dovrebbero "inventare" stratagemmi regolamentari privi di fondamento per scaricare i costi sulle famiglie.

In Veneto sono 11.000 gli anziani in lista d’attesa per entrare in casa di riposo.


11 agosto 2026

La corsa al business delle Rsa, «Rendimenti alti, i fondi investono»


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

Strutture dismesse da recuperare, nuovi insediamenti, acquisizioni: in Veneto si muovono anche svizzeri e francesi.

Poiché l'articolo di Martina Zambon è di difficile lettura dall'immagine sopra ne riporto per intero il testo. Prepariamoci al peggio (se non faremo nulla per impedirlo).

---- inizio articolo

Rsa, boom di fondi e società private per costruirne di nuove e, in alcuni casi, gestirle.

Il fenomeno, non nuovo, sta vivendo una nuova età dell’oro. Complici le proiezioni demografiche, il business c’è tutto. Al punto che si parla già di «silver economy».

Il rendimento, ma si tratta di investimenti a medio-lungo termine dicono gli operatori, viaggia intorno al 6-7%. Di buono, secondo gli investitori, c’è che è sicuro.

La demografia e le statistiche non mentono: i veneti vivono sempre più a lungo e, inevitabilmente, cresce il bisogno di assistenza. Il fermento è palese. Ne sanno qualcosa i consiglieri regionali e gli assessori avvicinati con proposte spesso di riconversione di strutture sanitarie dismesse.

Ad attestare l’impennata dell’interesse dei privati nel settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti sono gli esempi concreti che si moltiplicano.

Un advisor lombardo, lo Studio De Simone, che rappresenta più fondi di investimento, è interessato a una struttura sanitaria dismessa a Mezza Selva di Roana; la corazzata friulana di Sereni Orizzonti annuncia, fra acquisizioni e aperture, sei nuove strutture con il Veneto protagonista; e ancora un altro colosso, Numeria, che lavora con fondi di private equity e istituzionali, soprattutto francesi e svizzeri (per citare solo gli interventi più recenti, Campodarsego, San Martino di Lupari, Vigonza, Maserà, Pianiga) è sempre in prima fila. Tutto questo senza entrare nell’universo contiguo delle Ipab sempre più spesso, necessariamente, ibridate con il privato convenzionato. È il caso dell’Ipab di San Donà retta da Michele Basso che, però, osserva: «A livello regionale serve una cabina di regia che faccia analisi costi-benefici dei rapporti dei partenariati pubblico privati, in nome della trasparenza». Per non parlare della presenza, importante, del privato, anche nel segmento dei centri diurni per anziani non autosufficienti.

Un mondo, quello delle Rsa, che sta cambiando pelle. Ma Roberto Volpe, voce di Uripa, aggiunge tranchant: «Il problema è sempre lo stesso, mancano 100 milioni di euro dalla Regione per le impegnative inevase, poi possiamo discutere di tutto, ma si parte da lì».

Nel frattempo, però, le proposte dei privati si moltiplicano. Eugenio De Simone, dell’omonimo studio, spiega: «Il nostro studio ha sedi a Milano e Brescia, siamo advisor di più fondi che hanno manifestato l’interesse di investire in Veneto. In particolare, in strutture che magari oggi sono fatiscenti, quindi hanno bisogno di essere ristrutturate per essere trasformate in centri medici e Rsa, come a Roana. Oggi i fondi sono a caccia di queste opportunità e scalpitano, vorrebbero già fare qualche sopralluogo, fare la stima degli investimenti per arrivare a un business plan però sappiamo che i tempi della politica sono diversi».

Con Sereni Orizzonti c’è il portafogli della milanese Over Spa, specializzata, appunto, in «silver economy» per le recenti residenze a Ca’ Vio (Cavallino Treporti, Venezia, 50 posti) e l’Istituto Padre Pio a Tarzo (Treviso, 113) e con la padovana Codess per la Rsa di Gruaro, nel Veneziano (120 posti).

Fra i gestori si stanno affermando anche Peralba e Gheron. Fra gli investitori di Numeria, invece, ci sono investitori istituzionali italiani ma anche francesi e svizzeri che, specifica Gianluigi Rocco, amministratore di Numeria, «hanno un approccio a lungo termine come i fondi pensione e assicurazioni e guardano al settore socio sanitario con attenzione, penso, per restare agli ultimi 5 anni, a Bnp Paribas che ha investito sulle Rsa di Istrana, Jesolo, San Martino di Lupari, Campodarsego, Swiss Life, fondo svizzero francese ha realizzato Lavagno, Praemia, grossa sgr francese per Frassinelle, nel Rodigino, Euryale, un altro investitore francese magari non enorme ma sui 3-4 miliardi di gestito, sua la Rsa di Vigonovo, Lifento altro fondo francese, in Italia c’è Ream sgr, fondazioni bancarie piemontesi. Ed è un settore destinato a crescere». Ben oltre quei 36.597 posti accreditabili.

La Regione stanzia per gli anziani non autosufficienti nelle Rsa, le famose impegnative, 565 milioni di euro, al lordo delle risorse per i Centri Diurni, gli Stati vegetativi permanenti e i Religiosi non autosufficienti. Il numero di utenti medi con impegnativa arriva a 25.939 unità, insomma la copertura è del 76,5%. Il rimanente 23,5% paga la retta per intero.

Corriere del Veneto 9 agosto 2026

La gestione dei cittadini anziani, sempre più numerosi, richiede, probabilmente, regole nuove. «Per rafforzare l’integrazione pubblico-privato serve creare le condizioni per attrarre capitali privati - chiude Rocco - e favorire l’incremento quantitativo e qualitativo della risposta assistenziale e la sostenibilità del sistema nel medio lungo periodo. Tra queste, ad esempio, lo snellimento delle procedure di autorizzazione, il rafforzamento dei sistemi di vigilanza e controllo, una cabina di regia per valorizzare il personale anche con forme di aiuto nell’accesso alla casa e percorsi formativi permanenti, assegnazione delle impegnative di residenzialità, anche sulla base del criterio del reddito, differenziare l’accesso delle strutture al budget pubblico anche con criteri di qualità secondo le norme di concorrenza europea e, infine, studiare forme di coinvolgimento delle compagnie di assicurazione per la diffusione delle Long Term Care».

È, appunto, la «silver economy».

di Martina Zambon


Corriere del Veneto 9 agosto 2026

---- fine articolo

Alcune mie osservazioni, preliminari perché ciò che ci si prospetta è di portata enorme.

  • Sparisce il problema del personale ma le Rsa sono in grave carenza di infermieri e Oss già ora. Una possibile spiegazione è che intendono gestirle solo «in alcuni casi».

  • L’integrazione pubblico-privato mi ricorda la Superstrada Pedemontana Veneta. Il rischio d’impresa sarà trasferito a una compiacente amministrazione regionale?

  • L’assegnazione di tutte le impegnative di residenzialità ci sarà quando questi gruppi avranno ottenuto tutto il resto. E non è neanche certo.

  • Questa calata speculativa è un'ulteriore minaccia per le Rsa pubbliche.

 Link:

Uripa Unione Regionale Istituti Per Anziani Della Regione Veneta (https://www.uripa.it/).


05 agosto 2026

San Luca, l’ospedale è stato ridotto a 74 posti letto ma la fontana funziona!


Il Gazzettino 5 agosto 2026

Ci vuole coraggio e i dirigenti dell’Ulss 5, evidentemente, ne hanno da vendere!

Su tutti i giornali, a stampa e sul web nonché sui social, l’azienda sanitaria polesana informa con grande enfasi che «torna a zampillare l’acqua dalla fontana dell’ospedale di Trecenta». L’articolista del Gazzettino di oggi (5 agosto 2026) aggiunge: «Magari le speranze degli altopolesani sul nosocomio erano altre». E infatti coglie nel segno.

Hanno ridotto l'ospedale a 74 posti letto, 54 nei fine settimana quando la chirurgia chiude i battenti; siamo stati costretti a imparare a memoria la strada per Porto Viro per esami e visite che dovremmo fare al San Luca.

E ora dovremmo essere felici come bambini per la riattivazione della fontana!

Dovrebbe esserci un limite alla propaganda, la decenza, oltre il quale la comunicazione diventa una presa in giro e tante altre cose che non è opportuno scrivere.

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Significativa la reazione sui social. Alcuni esempi:

Dall’accorato «Speriamo che torni a funzionare anche tutto quanto è dovuto ai cittadini e che è all'interno dell'OSPEDALE» al più polemico «Queste sono le priorità in Sanità veneta».

E poi:

«Hanno chiuso il PS, tolto reparti… ma l’importante è che abbiano ripristinato la fontana.»

«Cavoli però ti mandano a fare i gessi a Rovigo se ti spacchi qualcosa ma wow... Abbiamo la fontana.»

«Magari pensare al P.S non sarebbe stato male»

«La fontana cosa vuoi mai in questo periodo di siccità è superflua, noi polesani abbiamo bisogno del pronto soccorso, questa si sarebbe una bellissima notizia. Siamo qui che attendiamo le promesse fatte da tempo ma mai mantenute»

«Pensano alla fontana anziché a curare la gente attraverso i reparti e i servizi assistenziali dell'ospedale»

«Tolgono i servizi e reparti e si imbrodano per aver fatto funzionare la fontana in un periodo di siccità. Ma non si vergognano?»

«La priorità è la fontana, non chi aspetta per fare una visita o esami. oltre un anno che aspetto».

«La fontana sarà bella ma l'ospedale è privo di servizi...»

«Fate tornare l ospedale funzionante... non la fontana. Se ho bisogno del pronto soccorso ... non mi serve guardare la fontana»

«Bravissimi… era giusto quello che mancava»

«Essenziale»

«Certo… quello che conta è la facciata»

«Aggiungete medici altro che fontana»

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NON SI VIVE DI PROPAGANDA


Il Gazzettino 5 agosto 2026


04 agosto 2026

Lo Sportello per Diritto alle Cure riapre Giovedì 27 Agosto 2026


Avvisiamo che lo Sportello per il Diritto alle Cure di Trecenta riaprirà Giovedì 27 Agosto 2026

In caso di necessità è sempre attiva la casella di posta elettronica:

comitato.ospedaletrecenta@gmail.com



Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca


31 luglio 2026

Ministro Schillaci, marcia indietro sul prontuario farmaceutico

La revisione del prontuario farmaceutico non si farà o al massimo sarà un ritocco




Ennesima marcia indietro per il ministro della salute Orazio Schillaci. La revisione del prontuario farmaceutico non si farà o al massimo sarà un ritocco chirurgico. Secondo le indiscrezioni del sito Quotidiano Sanità, il dietrofront è arrivato dopo un incontro tra il ministro, il sottosegretario Marcello Gemmato, il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Robert Nisticò e i vertici dell’associazione delle case farmaceutiche Farmindustria. Eppure la revisione era prevista dall’ultima legge di bilancio allo scopo di razionalizzare la spesa farmaceutica. L’Italia, con 672 euro pro capite contro 481, spende per i farmaci il 40% in più della media europea. Negli ultimi anni è esplosa soprattutto la componente ospedaliera, pari a 16 miliardi di euro e in rapida crescita (+5% nel 2025).

Il tetto di spesa programmato l’anno scorso è stato sforato di oltre 4 miliardi, facendo finire buona parte degli investimenti in sanità pubblica nelle casse delle aziende. Per limitare l’esborso il governo avrebbe dovuto sfoltire il cosiddetto «prontuario farmaceutico nazionale», la lista dei farmaci rimborsati dal Ssn in base a accordi con le società, rimasto senza aggiornamenti dal 1993.

In questo lasso di tempo nell’elenco si sono accumulate diverse molecole con la stessa indicazione terapeutica ma prezzi diversi e altri ormai superati alla luce delle evidenze scientifiche. A giugno l’Aifa aveva proposto un criterio ragionevole per l’aggiornamento: per ogni indicazione terapeutica, il ministero avrebbe pagato a ciascuna azienda un prezzo di riferimento tarato sul farmaco meno costoso tra quelli che hanno analoga efficacia. In questo modo, i produttori sarebbero stati incentivati ad abbassare il prezzo per allinearlo a quello più basso in ciascun settore, con un risparmio per il Ssn di circa 500 milioni in cambio della rinuncia a profitti ingiustificati sul piano medico.

Com’era prevedibile, Farmindustria si è opposta con un ricatto nemmeno tanto velato: le imprese hanno minacciato di alzare i prezzi scaricando sui pazienti il costo della riforma. L’ultimatum ha ottenuto il suo effetto: la revisione del prontuario, ha deciso Schillaci, sarà assai più limitata e solo il prezzo di alcuni farmaci (ad esempio gli omega-3) sarà rinegoziato. I profitti farmaceutici sono salvi ma a farne le spese è il Ssn.

Il problema del prezzo dei farmaci sollevato da Farmindustria in realtà è pretestuoso: con la riforma del prontuario proposta dall’Aifa, ad essere penalizzati sarebbero i farmaci che costano di più ma non portano benefici ai pazienti. Per molte patologie, gli assistiti dispongono infatti di alternative meno costose a parità di efficacia (a patto che i medici di base gliele indichino). Ad esempio, i farmaci generici sono sotto-utilizzati: secondo gli ultimi dati Aifa, da noi rappresentano il 56% del consumo dei principi attivi a brevetto scaduto mentre la media europea è superiore al 70%, in Germania e nel Regno Unito supera l’80%.

[fonte Il Manifesto, 29 luglio 2026, leggi l'articolo originale]

29 luglio 2026

Ulss 5. Case di riposo e Radiologia, il personale che manca


Corriere del Veneto, 29 luglio 2026

Due problemi in questo articolo sul Corriere del Veneto del 29 luglio 2026: la carenza di operatori nelle Case di riposo e la scarsità di radiologi negli ospedali dell’Ulss 5.

Nelle Case di riposo mancheranno, per garantire le ferie, a rotazione tutte le figure professionali dedicate alla cura degli anziani. Ovvero operatori socio-sanitari (Oss) per un buon 65 per cento del totale e poi infermieri, personale addetto alle cucine e alle pulizie e figure professionali quali fisioterapisti, educatori, psicologi.

Nelle Radiologie si segnala una carenza più strutturale. A fronte di una dotazione prevista di 34 professionisti ne sono presenti soltanto 23: 19 a Rovigo, 2 ad Adria e 2 a Trecenta. Temporaneamente verrà attivato un servizio di teleconsulto per Neuroradiologia in attesa dell’avvio del servizio di telerefertazione in collaborazione con l’Azienda ospedaliera di Padova. Inoltre, altro sintomo di carenza strutturale, è prevista l’acquisizione di servizi medici esterni per le attività notturne e festive. Per quattro mesi!

Una brutta premessa per il ruolo dell'ospedale di Rovigo nel prossimo Piano Socio Sanitario Regionale (Pssr). Adria e Trecenta ai minimi termini.

Avvertenza (amara). Non passate questo articolo del Corriere ai vostri primi cittadini, così la Conferenza dei sindaci dell'Ulss potrà continuare a far finta che non esistano problemi nella sanità polesana.

21 luglio 2026

Il Polesine non è una provincia per vecchi, ma gli anziani sono tanti. Ancora un caso di riabilitazione negata

Dopo il caso del 95enne di Castelmassa che non trova posto in riabilitazione a Trecenta (clicca qui per leggere il relativo post) ci è arrivata questa nuova segnalazione dall’altopolesine.


«Ciao Pietro, ti volevo segnalare il caso di mio padre in relazione all'ospedale di Rovigo.

Il 19 giugno cade a casa e si rompe il femore, dimenticavo ha 88 anni, viene ricoverato e operato dopo due giorni. Io sono andato a trovarlo regolarmente tutti i giorni, negli orari di visita, senza mai poter parlare con i medici.

Dopo una settimana mi chiamano e mi dicono che se non mando qualcuno ad assisterlo mio padre rimane fermo a letto tutto il giorno.

Mi organizzo e mando la badante per 3 o 4 giorni, poi lo dimettono. In buona sostanza è ritornato a casa senza fare la riabilitazione.

Il 28 Giugno mi è stata chiesta la certificazione della 104 per poter usufruire del sollevatore; hanno detto "faccia presto a portare la documentazione così quando lo dimettono ha già il sollevatore a casa".

Oggi 17 luglio ancora nessuna notizia del sollevatore, ho dovuto affittarne uno manuale con cui faccio una fatica terribile, a 4 euro al giorno.

Questa è la sanità di eccellenza di cui ci si vanta a Venezia.

Se puoi dai evidenza di questo caso di malasanità.

Grazie per il lavoro che portate avanti come Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca».

(lettera firmata)

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Cosa sta succedendo alla riabilitazione gestita dall’Ulss 5?

In pochi giorni due segnalazioni documentate e rese pubbliche dai familiari delle “vittime” ma sono molti i casi che ci vengono segnalati per le difficoltà di accesso ai servizi riabilitativi, in particolare per i pazienti esterni.

Si sta forse pensando a una drastica, anche se strisciante, riduzione della riabilitazione per passare il “pacchetto” delle prestazioni a cliniche e servizi privati? Privati che spesso stanno esaurendo o hanno già esaurito il budget stanziato dall’Ulss e che, pertanto, chiedono di essere pagati al 100% dal paziente.

Da notare che questi segnali di progressiva “dismissione” dei servizi riabilitativi si verificano anche in altre Ulss. E allora sorge una domanda: a che cosa stanno pensando in giunta regionale? A un ulteriore taglio di servizi gestiti dal pubblico per “regalarli” al privato?


16 luglio 2026

95enne di Castelmassa non trova posto in riabilitazione a Trecenta

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca chiede l’urgente trasferimento da Rovigo a Trecenta


L'Ulss 5 pochi giorni fa sui social

Ricoverato a Rovigo dallo scorso 7 luglio per la frattura del femore, operato tempestivamente il giorno seguente, un 95enne di Castelmassa è ora in contenzione presso il reparto di ortopedia senza usufruire di alcuna riabilitazione.

L’unica figlia di 73 anni, residente a Calto, è in grave difficoltà ad assistere il padre e deve ricorrere a trasporti privati piuttosto onerosi per raggiungere Rovigo. Ha ripetutamente chiesto il trasferimento del papà all’ospedale di Trecenta allo scopo di poterlo raggiungere in autonomia e di avere quella riabilitazione fisica che il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana vantava fino a due giorni fa sui social. Fino a questo momento le hanno risposto che a Trecenta si deve liberare un letto.

L’altopolesine ha 1 posto letto per mille abitanti mentre lo standard è di 3,5. E arriviamo così a questa situazione di malasanità per cui un grande anziano, non sempre lucido, si trova spaesato in un ambiente in cui non può usufruire di una più frequente assistenza della figlia e non riceve le cure riabilitative indispensabili dopo l’intervento al femore.

Come Comitato chiediamo che la persona venga urgentemente trasferita all’ospedale di Trecenta per ricevere le cure di cui ha bisogno.

16 luglio 2026

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
il portavoce – Pietro Tosarello



15 luglio 2026

I Sindaci di Adria e Trecenta oggi a Venezia da Stefani e Gerosa

Corriere del Veneto, 15 luglio 2026

Il destino degli ospedali pubblici minori della provincia sarà al centro degli incontri.

Da ricordare che il precedente direttore generale dell'Ulss 5, Pietro Girardi, promosso a pieni voti dalla Conferenza dei sindaci, riteneva che il futuro fosse negli ospedali di comunità. Vedi il post "L'ospedale di Trecenta in Consiglio comunale a Badia Polesine. Ripulito il quarto piano ma preoccupa il futuro" (clicca qui per visualizzarlo).

13 luglio 2026

Istat, in 30 anni perso oltre il 50% dei posti letto in sanità

Fonte: Agenzia ANSA


A farne le spese soprattutto le strutture pubbliche. Audizione dell'Istat in Commissione Affari Sociali della Camera sull'attuazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea).

In meno di 30 anni, dal 1996 al 2023, sono stati persi oltre il 50% dei posti letto in sanità, specialmente nel settore pubblico.

Dai 358.309 posti del 1996 si è passati a 176.317 del 2023, con un calo di oltre il 50%.

Pesante anche il calo dei medici di Medicina generale.

Ma c'è un'ulteriore criticità, l'età media di medici e infermieri: nel 2024 quasi un terzo dei primi aveva tra 65 e 69 anni, a fronte di più di un terzo dei pediatri di libera scelta.

Leggi l'articolo completo su ansa.it

Da questa pagina del sito dell'Istat è possibile scaricare la sintesi e la relazione completa.

12 luglio 2026

Adria, Punto nascita a rischio

Ma il problema è più grande, si tratta di salvare il servizio sanitario nazionale


La locandina

Giovedì sera ho partecipato a questa iniziativa contro la chiusura del Punto Nascita dell’ospedale di Adria. L’ennesimo colpo alla sanità. Se attuato, infatti, la provincia rimarrebbe con un solo ospedale idoneo ad accogliere le donne in gravidanza, quello di Rovigo.

Un fallimento gravissimo per un’amministrazione regionale che pretende di vantare, un giorno si e l’altro pure, la migliore assistenza sanitaria del paese.

L’amministrazione regionale ha recepito con la delibera di giunta n. 453 del 28 maggio 2026 (clicca qui per visualizzarla) il parere negativo del Comitato Percorso Nascita nazionale alla deroga per il mantenimento in attività del Punto Nascita dell’ospedale di Adria. La chiusura è stata sospesa dall’Ulss per l’estate ma la deliberazione non è stata modificata.

 A fine serata ho avuto qualche minuto per portare l’esperienza del Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca” con l’ospedale di Trecenta.

Anche in altopolesine tutto è cominciato con il pretesto delle ferie: «chiudiamo solo per un mese per dar modo al personale di andare in ferie», dicevano dall’Ulss. L’anno seguente la stessa storia e, infine, la chiusura definitiva del Punto Nascita del “San Luca” nel 2016.

Poi sono arrivati altri colpi, altri tagli all’assistenza sanitaria presso il nostro ospedale. Nel 2019 il Piano Socio Sanitario Regionale ha ridotto i posti letto a soli 132. Nel 2020 è diventato ospedale Covid e ha perso il Pronto Soccorso, sostituito da un Punto di Primo Intervento abilitato soltanto alla gestione dei codici bianchi e verdi. Finita la pandemia il Ps non è stato riattivato.

Intanto gli altopolesani hanno cominciato a imparare a memoria la strada di Porto Viro per innumerevoli visite ed esami.

Ho informato i presenti che attualmente l’ospedale di Trecenta dispone di soli 74 posti letto attivi: 30 in medicina (ne abbiamo “persi per ferie” 10 la scorsa estate, clicca qui per il relativo post); 20 in chirurgia che però chiude il sabato e la domenica; 16 o 20 in riabilitazione fisica; 4 in terapia intensiva. Totale 74 pl, 54 il sabato e la domenica.

Ho augurato agli amici di Adria e aver maggior fortuna e, soprattutto, maggior forza per difendere l’ospedale del bassopolesine.

Per farlo dovranno espugnare la Fortezza Chiusa, vale a dire la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 5, organismo che non da segni di vita (non una dichiarazione, nessun comunicato stampa) dal lontano 2019. I verbali della conferenza, peraltro pieni di omissis, sono fermi al maggio del 2025, quelli del Comitato dei Sindaci del distretto 1 (ex Ulss 18) si fermano al 2023 e quelli del Comitato dei Sindaci del distretto 2 (ex Ulss 19) si fermano al 2018 (clicca qui pervisualizzare la pagina del sito Ulss 5). Sappiamo soltanto che, immancabilmente, ogni anno, attribuiscono il massimo del punteggio all’operato del direttore generale di turno. Questo è l’unico segno di vita di cui si ha notizia.

Noi non siamo riusciti a stanarli per il San Luca, ce la faranno gli amici di Adria?

Ho proposto di costituire un Comitato permanente che vigili sui servizi sanitari attivi sul territorio. Unire le forze è l’unica speranza che abbiamo, tutti, in provincia di Rovigo e nel resto del Veneto, dove abbiamo visto degradare i servizi in maniera assolutamente allarmante. Pensiamo solo a com’era la sanità in Veneto quindici anni fa, all’inizio dell’era Zaia: nessuno sapeva cosa fossero le liste d’attesa, ora è la regola.

Di seguito trovate gli articoli del Gazzettino e della Voce sulla serata del 9 luglio.

Pietro Tosarello, portavoce del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca

Il Gazzettino, 11 luglio 2026

La Voce, 11 luglio 2026


04 luglio 2026

I Sindaci di Gaiba e San Bellino criticano l'amministrazione regionale

Motivo, gli incentivi alla fusione dei Comuni secondo la teoria, non sufficientemente dimostrata, che le fusioni migliorerebbero l'efficienza degli enti.
L’esperienza delle fusioni delle Ulss.


Aldo D'Achille e Nicola Zanca, sindaci di San Bellino e Gaiba

«Servono dati, non slogan» ribattono Nicola Zanza e Aldo D'Achille in questo articolo di Rovigo.News (link). «Sarebbe utile uno studio indipendente che misuri gli effetti concreti di queste esperienze, invece di dare per scontato che la fusione rappresenti sempre la soluzione migliore».

Insomma dei dati regionali non si fidano e, molto probabilmente, fanno bene.

Per noi del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca resta ben viva e probante la memoria dell’effetto che le fusioni delle Ulss hanno avuto sul peggioramento dei servizi sanitari.

Avevamo tre Ulss, la 29 per l'altopolesine, la 30 per il medio e la 31 per il bassopolesine. Con la prima fusione delle Ulss 29 e 30 per dar vita all'Ulss 18, l'ospedale di Trecenta ha iniziato a perdere di importanza. Peggio ancora quando l’amministrazione regionale ha accorpato la 18 e la 19 (Adria) per formare l’attuale Ulss 5 Polesana. Ora abbiamo un ospedale con 74 posti letto, invece di 222, e senza pronto soccorso.

Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca
il portavoce - Pietro Tosarello

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Aggiornamento da Rovigo.News, 11 luglio 2026

«Un Comune non può fondersi sotto ricatto»: San Bellino, Gaiba e Barbona contro il diktat della Regione Veneto

03 luglio 2026

Accordo su medici di famiglia nelle Case della comunità. L’intesa pubblicata in GU

fonte: quotidianosanità.it


Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’intesa raggiunta in Conferenza Stato. Previste fino a 6 ore settimanali obbligatorie per i medici a ciclo di scelta. Compenso orario di 38,72 euro. IL TESTO

La Conferenza Stato Regioni, nella seduta straordinaria del 26 giugno 2026, ha approvato l’intesa sull’ipotesi di accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. L’intesa, pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, dà esecuzione all’accordo per il triennio 2022-2024 e si inserisce nel quadro delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per l’attuazione dell’investimento 1.1 “Case della comunità e presa in carico della persona” (Missione 6 – Salute, Componente 1).

Leggi l'articolo completo

Vai al testo in Gazzetta Ufficiale

02 luglio 2026

Un ricovero su 5 in ospedale a rischio inappropriatezza. Al Sud i dati peggiori. Ma rispetto al passato il trend è in miglioramento

fonte: quotidianosanità.it


Nel 2024 sono circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza: 691 mila in regime ordinario e poco più di 1 milione in regime diurno. Il Rapporto SDO (Scheda di dimissione ospedaliera) del Ministero segnala un miglioramento degli indicatori, ma conferma forti differenze regionali e la necessità di rafforzare i setting assistenziali alternativi all’ospedale.

Nel 2024 sono stati circa 1,7 milioni i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza, uno su 5. È il dato che emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero del Ministero della Salute. Nel dettaglio, si tratta di 691 mila dimissioni in regime ordinario e di poco più di 1 milione di dimissioni in regime diurno.

Il dato, va precisato, non fotografa ricoveri “certamente inappropriati”, ma ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza, in particolare quando erogati in modalità ordinaria. Si tratta quindi di un indicatore utile a misurare quanto il sistema ospedaliero riesca a indirizzare i pazienti verso il setting assistenziale più adeguato, evitando il ricorso al ricovero ordinario quando la prestazione può essere erogata in forme meno intensive.

01 Luglio 2026

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Commento: il rapporto del Ministero della Salute (giugno 2026) capita a fagiolo. Il 30 giugno 2026 infatti è la scadenza del Pnrr per l'apertura delle Case della Comunità con tutte le funzioni previste dal decreto ministeriale n. 77/2022. Anche se non se non fotografa ricoveri “certamente inappropriati” suscita il sospetto che almeno in gran parte lo siano; quindi ecco che il governo provvederà con le Case della Comunità ai bisogni di assistenza sanitaria della popolazione! Ne segue che se non troviamo posto in ospedale la causa è da attribuire ai ricoveri inappropriati, non alla decimazione di posti letto tagliati negli ultimi vent'anni (più di 78.000 dal 2000 al 2020).

Nella mia piccolissima esperienza non ho trovato nessuno che desideri essere ricoverato inutilmente in ospedale, per sfizio. Viceversa, in molti casi abbiamo saputo tutti, credo, di persone ferme per giorni nell'astanteria di un pronto soccorso in attesa che si liberi un posto letto nei reparti dell'ospedale.