10.10.07

ADI, dal territorio all’ospedale?

Nel post intitolato “ADI, dal distretto di Badia all'ospedale di Trecenta” abbiamo dato notizia dell’intenzione dell’Ulss 18 di spostare la sede dell’assistenza domiciliare infermieristica dal punto sanità del distretto, situato nell’ex ospedale di Badia, all’interno dell’ospedale San Luca di Trecenta. Il trasferimento di sede non ha avuto luogo, come paventato, nel mese di settembre ma le voci di un trasloco si fanno sempre più insistenti e concrete.
Ma perché preoccuparsi? Innanzi tutto perché da ogni cambiamento introdotto dall’attuale dirigenza dell’Ulss è derivato un peggioramento dei servizi resi. In secondo luogo perché, ancora una volta, vengono studiate soluzioni senza che i comuni siano in alcun modo coinvolti, senza poter conoscere le finalità vere dei progetti che sono escogitati dai dirigenti dell’Ulss, senza poter evidenziare gli eventuali lati problematici.
L’ADI è un servizio territoriale, non ospedaliero. Ecco perché il servizio è stato dislocato nei distretti sanitari. Trasferirlo all’interno di un ospedale in qualche modo lo snatura e apre la possibilità a diversi utilizzi del personale in servizi ospedalieri e non territoriali.
All’interno del San Luca sono stati attivati 9 posti letto per Hrsa (ne erano stati promessi 20 ma questo è un altro discorso) per pazienti da dimettere verso case di riposo o Rsa. Questi degenti vengono seguiti solo da personale infermieristico. Ecco che gli infermieri dell’ADI, una volta all’interno dell’ospedale, potrebbero essere una ‘riserva’ a portata di mano per far fronte ad eventuali assenze. Il servizio sul territorio ne risentirebbe certo, ma c’è ancora qualcuno che ritenga i dirigenti dell’Ulss particolarmente preoccupati per questo genere di problemi?
Nel giro di pochi anni il personale infermieristico dell’ADI, presso il distretto di Badia, ha perso due unità e, inoltre, due posti sono stati trasformati in part-time. Complessivamente, ogni settimana si perdono così circa 100 ore di lavoro.
L’ADI, come servizio territoriale, andrebbe invece rafforzato. Basti pensare alla grande estensione del territorio da servire rispetto all’area coperta dal distretto sanitario di Rovigo. I pazienti da seguire sono centinaia, le problematiche da affrontare sono moltissime, la necessità di rapportarsi coi medici di base continua, così come intenso è lo scambio di collaborazioni con altri servizi del distretto sanitario. Insomma, l’ADI è un servizio territoriale e tale dovrebbe rimanere.
Se attuato, il trasferimento di sede sarebbe un nuovo serio colpo a quella politica sanitaria che voleva incentivare i servizi sul territorio per corrispondere a necessità di prevenzione e cura presso il domicilio.
Anche su questo problema non ci resta che fare affidamento sui sindaci del distretto, i rappresentanti dell’istituzione più vicina al cittadino, il comune. C’è da sperare che ogni singolo sindaco senta l’urgenza di agire: per favore, non aspettate l’iniziativa del presidente della conferenza dei sindaci, l’attesa potrebbe essere eterna.

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