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29.3.19

Ospedale di comunità, è giusto precisare


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro)
Tel. 0425701126 – Cell.  3473490340
sito internet: http://ospedaletrecenta.blogspot.it/

Data,  26 marzo 2019

E’ giusto precisare


Parlando del servizio offerto dall’Ospedale di comunità presso il San Luca, nello scorso articolo non abbiamo dato sufficiente risalto all’impegno e alla disponibilità del personale.
Perciò denunciamo ancora le difficoltà cui sono legati gli operatori: mancanza di  personale (detto e ridetto) e servizio di medicina in generale che non offre disponibilità di letti tale da soddisfare la richiesta crescente. Questa carenza incide sul servizio di Pronto soccorso, medicina, lungodegenza, ospedale di comunità.
Ciò nonostante, l’impegno, la collaborazione, l’organizzazione che al San Luca  medici ed infermieri sono riusciti a creare riesce a dare spesso risposte positive ai bisogni della popolazione polesana.
E in situazioni di particolare difficoltà nell’ospedale di comunità si riesce ad offrire  assistenza anche per periodi prolungati.
Di fronte ai problemi già pesanti, che con le nuove schede ospedaliere sembrano anche più gravosi, vogliamo ripetere il nostro grazie al personale tutto.

Per il Comitato Altopolesano dei cittadini per il "San Luca"
Jenny Azzolini Rossi

25.3.19

Ospedale di Trecenta senza terapia intensiva. Conseguenze drammatiche

La giunta regionale vuole eliminare la terapia intensiva dall'ospedale "San Luca" di Trecenta.
Quali saranno le conseguenze?


La terapia intensiva del "San Luca" ha sempre avuto come principale nemico il suo stesso primario che, da quanto ci viene segnalato, a più riprese ne ha proposto la chiusura. Ora ci si mette anche la giunta regionale.
Con le nuove schede ospedaliere i posti letto saranno 16 a Rovigo e 4 a Adria. E tutto ciò senza che nessun politico alzi la testa e la voce.
Perdere quei posti letto significa, per l'ospedale di Trecenta, togliere preziose possibilità di cura soprattutto ai pazienti anziani con patologie di tipo medico, mentre a Rovigo la priorità dei posti letto è per i pazienti chirurgici.
A riforma esecutiva gli anziani ricoverati al San Luca, senza la terapia intensiva, dovranno farcela con le loro forze e con il solo supporto del reparto medico.
Ovviamente togliere la terapia intensiva significa anche togliere la presenza del medico rianimatore di notte e nei festivi.
Infine, l'attività chirurgica. Senza terapia intensiva non potranno più essere eseguiti interventi complessi che ne prevedono il supporto. La chirurgia diventerà un'attività residuale, patetica.
La drammatica carenza di anestesisti (nella nostra Ulss ne mancano 15), di cui è responsabile prioritariamente l'amministrazione regionale, farà il gioco della giunta Zaia che troverà un ottimo appiglio per proseguire nella sua opera di devastazione della sanità pubblica.

23.3.19

Piano socio sanitario regionale. Iniziativa della Cgil

La Cgil organizza un question time con Domenico Mantoan, direttore generale dell'area sanità e sociale della regione.

Mercoledì 27 marzo 2019, ore 17.30, aula magna della cittadella sanitaria a Rovigo.


Ospedale di Trecenta, sparita la Terapia Intensiva. Nemmeno una parola sui giornali

Nell'immagine potete vedere la scheda ospedaliera proposta dalla giunta regionale a corredo del nuovo piano socio-sanitario. Deliberazione n. 22 del 13 marzo 2019.


19.3.19

Nel Polesine, periferia degradata del Veneto


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini,Via Matteotti 82 45027 Trecenta (Ro) Tel. 0425701126 –Cell.3473490340
sito internet: http://ospedaletrecenta.blogspot.it/

Data, 19 marzo 2019

Nel Polesine, periferia degradata del Veneto

1. Il fatto che nell’ospedale pubblico trecentano, si sia raggiunto il record di 14 posti letto bis (e non solo per il picco influenzale!!!) conferma che tra Pronto Soccorso – Medicina – Lungodegenza,  non sempre si riesce a dare accoglienza e cura ai tanti pazienti di una popolazione anziana come quella altopolesana.
Perché al San Luca, la direzione generale ha tagliato tanti posti letto soprattutto nell’Area Medica.
Senza che i sindaci abbiano (molto) protestato.
Piccola considerazione: il punto nascite è stato chiuso in altopolesine perché la popolazione è anziana, dice la regione Veneto.
Ma se la popolazione è anziana, perché a medicina - lungodegenza sono stati tolti posti letto?

2. Nell’ospedale di comunità non si è mai concretizzata la possibilità (come dice il precedente piano socio-sanitario) di offrire al paziente la degenza superiore a 1 mese, con partecipazione economica. Perché?

3. Pronto Soccorso, promessa ufficiale del dg.(lo scorso anno in consiglio comunale aperto, a Trecenta): una nuova sala d’attesa e due camere di astanteria. Fatta SOLTANTO la nuova sala d’attesa (quindi letti bis in astanteria).

4. Lunghe liste d’attesa: si scarica la responsabilità sui medici di famiglia,quando si sa che i veri motivi sono altri.
Ora la legge del 1998 è riproposta (come novità) e un limite massimo viene fissato anche per le prestazioni programmate.
Come facciamo a crederci?

5. PREVENZIONE (la chiamano così...):per screening mammario tempi lunghi per refertare. Mesi! anche in casi problematici.
Perché certi medici in servizio (ottimi per i pazienti) non possono refertare e i medici pensionati  sì?
E chi deve sottoporsi ad ulteriori controlli deve attendere sperando di non avere un male da intervento rapido.

6. ZAIA è costretto a denunciare una fuga numericamente consistente di personale medico qualificato. Dal pubblico al privato.
Il governatore vuol sembrare preoccupato ma evita di assumersi la sua (grossa) fetta di responsabilità. Insieme ai suoi devoti ed obbedienti direttori generali.
Perché sa bene che il personale è pagato poco e soprattutto ha spesso un orario di servizio pesante; anche la reperibilità notturna, magari con turno regolare il giorno dopo.
Quindi perché fingere di stupirsi di conseguenze sgradevoli ma ampiamente prevedibili?

7. Le difficoltà quotidiane, gli spostamenti abbastanza ripetuti di appuntamenti, la mancanza di informazione precisa, la dislocazione variabile di ambulatori ci portano a una conclusione: forse sarebbe il caso di definire un calendario che preveda anche la frequenza e la collocazione degli ambulatori.
Chiaro - preciso - facilmente comprensibile.
Per tutti e 3 gli ospedali pubblici: Rovigo - Adria - Trecenta.

Ora, le nuove schede ospedaliere che dicono l’ospedale di Rovigo Hub provinciale,  definiscono l’ospedale di Trecenta "ospedale in zona disagiata". (Alibi per giustificare l’impoverimento / scadimento?)
Per l’ospedale di Adria è prevista la richiesta di deroga per il punto nascita. (repetita NON iuvant).

Non son chiusi ospedali, per ora sopravvivono, ma si continua a svuotarli senza investire in tecnologia e in personale qualificato.

I comuni cittadini altopolesani sentono di essere considerati una categoria inferiore. Sensazione giustifica dai piccoli-grandi eventi sanitari di ogni giorno.

Ma il problema, evidentemente, non tocca da vicino i sindaci dell’Altopolesine.

Per il Comitato Altopolesano - Jenny Azzolini Rossi.

3.3.19

Mense ospedaliere, bocciato il maxi appalto a Serenissima Ristorazione. Per l'Ulss 5 gara da rifare

da La Tribuna di Treviso, 27 febbraio 2019
Renzo Mazzaro
27 FEBBRAIO 2019

Azienda Zero bocciata, per il Consiglio di Stato vanno rifatte tre gare su sei. In ballo c’erano 303,5 milioni: «Operazione diretta a conseguire un determinato esito»


VENEZIA. Esce con le ossa rotte Azienda Zero dalla sentenza del Consiglio di Stato che fa a pezzi il mega appalto per la fornitura di pasti negli ospedali veneti. Azienda Zero è il nome in codice della giunta regionale quando indossa la giacca di amministratore della sanità veneta.
L’appalto per 303.510.618 euro era stato assegnato un anno fa a Serenissima Ristorazione, l’azienda vicentina di Mario Putin che già deteneva la maggioranza delle forniture e così è arrivata a coprire il 95% del mercato. Un monopolio che oggi incassa, almeno sulla carta, un colpo che mette al tappeto.
Come esce male il Tar del Veneto che l’anno scorso, con una velocità augurabile in tutti i tribunali, aveva respinto in cinque giorni il ricorso presentato da Dussmann Service, una delle ditte battute da Serenissima.
La sentenza del Consiglio di Stato, datata 6 dicembre 2018, capovolge il verdetto del Tar. Il mega appalto era suddiviso in sei lotti, tutti assegnati a Serenissima che aveva sbaragliato la concorrenza (in Ati con Euroristorazione su alcuni lotti).
La sentenza accoglie in pieno le motivazioni di Dussmann e annulla l’assegnazione di tre lotti su sei. Precisamente il lotto numero 1, ospedali di Belluno e Marca Trevigiana; il lotto numero 6, ospedali di Dolo, Mirano, Noale; il lotto numero 3, ospedali di Rovigo.
Quello che impressiona è il linguaggio che i giudici usano nei confronti della stazione appaltante, cioè la Regione Veneto, che «ha dato luogo alla formazione di un mercato chiuso, per un importo rilevantissimo, e per un periodo prolungato, 5 anni più altri 2 prorogabili». Arrivando a parlare di «condizionamenti provenienti da intenzionali scelte di programmazione che appaiono finalizzate a orientare un certo assetto produttivo per un tempo indefinito». Pare di capire che se Dussmann avesse presentato appello su sei lotti, avrebbe fatto l’en plein.
Tutte le eccezioni presentate dagli avvocati di Azienda Zero vengono respinte. Stessa sorte per le istanze in appoggio a Serenissima di Camst-Ladisa, ditta piazzatasi seconda nel lotto numero 1.
Aveva ragione Dussmann nel puntare «a far dichiarare illegittima l’impostazione complessiva della gara» per «l’elevatissima dimensione economica e operativa, la strutturazione in soli sei lotti, con il risultato di impedire la libera concorrenza, dato che il valore economico dei lotti andava da un mino di 31 milioni del lotto 3 Rovigo, ai 66 milioni del lotto 6 Venezia».

È stato un errore, ribadisce il Consiglio di Stato, non prevedere il «vincolo di aggiudicazione», che in una gara a lotti impedisce a un concorrente di vincerli tutti. Non si capisce perché Belluno e Treviso siano stati uniti in un lotto unico, date le distanze dei due territori e la dimensione della domanda, 600.000 pasti ognuna, fabbisogno equivalente agli ospedali di Rovigo, che invece è in lotto unico.
C’è soprattutto la titolarità di un centro di cottura inserito come condizione essenziale nel capitolato d’appalto, con Serenissima Ristorazione unico concorrente a possederne uno (Boara Pisani). La scelta di Azienda Zero era collegata alla decisione di smantellare le cucine degli ospedali, indirizzo molto contrastato dai sindacati. Che adesso hanno un argomento in più:
«Anche sotto il profilo economico», si legge nella sentenza, «resta da chiedersi come mai, senza una reale analisi sulla loro eventuale disfunzionalità ovvero obsolescenza delle attrezzature e senza, anche qui, alcuna motivazione al riguardo, si sia decisa la rottamazione – con oneri di 700.000 euro a carico delle Azienda sanitarie – di tutte le strutture di produzione dei pasti presso le strutture sanitarie della Regione Veneto». «Eccesso di potere», è la conclusione, «di un’operazione artatamente diretta a conseguire un determinato risultato e un determinato assetto del settore».

Difficile non definirla una stangata. Come replica Azienda Zero? Con un serafico comunicato che cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Resta confermata l’aggiudicazione definitiva per tre lotti della gara, non oggetto di impugnazione. Sarà cura dell’Azienda Zero procedere celermente ad una nuova gara, relativamente ai tre lotti su cui si è pronunciato il Consiglio di Stato, rivisitando la predisposizione del capitolato alla luce della pronuncia». Del tipo: ops, abbiamo sbagliato, che sarà mai? —

22.2.19

Ulss 5 Polesana. “Non c’è alternativa. Molti reparti chiuderanno”

fonte: rovigoindiretta.it

L'allarme lanciato dai sindacati di medici e comparto ospedaliero oggi in assemblea: raccolte le prime 300 firme per una petizione

ROVIGO – Si sono travati questa mattina tutti insieme, sia medici che personale del comparto ospedaliero, per lanciare un grido d’allarme: così non si può più continuare. Medici e infermieri, radunati in assemblea insieme ai sindacati denunciano la riduzioni degli investimenti in ambito sanitario oltre alla drammatica mancanza di personale. Per non parlare degli specialisti, tanto che il dottor Francesco Chiavilli commenta: “Dovranno essere prese delle decisioni drastiche sia per la sicurezza dei pazienti che del personale ridotto all’osso. Questo significa che andranno chiusi i reparti. Se anche cambiasse la programmazione della Regione e delle Università, saremo ancora in carenza di medici specialisti per almeno 5 anni. Non c’è alternativa alla chiusura”.

Leggi l'articolo completo, con video.

Vedi anche l'articolo del Resto del Carlino

Ospedali della provincia di Rovigo, manca il personale

I sindacati riuniti sottolineano la preoccupante emergenza

7.1.19

Rette nelle case di riposo, Adria chiama a raccolta tutti i sindaci del polesine

Case di riposo. A fronte di 2.026 posti letto accreditati la regione versa agli enti la quota sanitaria di soli 1.437 ospiti. E' questo che provoca l'aumento delle rette e la difficoltà delle strutture pubbliche.
L'iniziativa di Adria porterà gli altri sindaci a rivendicare quanto dovuto dalla regione?


Omar Barbierato, sindaco di Adria, dichiara a rovigoindiretta.it: "In questi giorni stiamo predisponendo la delibera comunale che chiede alla Regione Veneto di adeguare il numero delle impegnative di residenzialità per l’ingresso nelle strutture accreditate per l’assistenza socio-sanitaria a favore dei cittadini non auto-sufficienti, con riferimento al decreto del 12 gennaio 2017".
E ancora: "“La nostra amministrazione è la prima a porre questo problema all’interno dell’agenda politica, e questo è significativo: come l’hanno affrontata i partiti politici in questi anni, dato che la situazione è conosciuta ed è stata evidenziata da anni ormai dai Comitati, tra cui il Comitato Impegno per il Bene Comune?".

E' presumibile che nella prossima riunione del consiglio comunale verrà approvata la delibera proposta dal sindaco di Adria. Subito dopo sarà coinvolta la conferenza dei sindaci dell'intera Ulss 5.
Come risponderanno gli altri comuni?

Sul problema dell'aumento delle rette nelle case di riposo si veda il post "Badia Polesine, la Casa di riposo verso forti aumenti delle rette. La protesta dei famigliari".

Ulss 5 Polesana. Attivazione Sportelli di promozione dell'Amministratore di Sostegno


L'Ulss 5 ha attivato, a partire dal 17/12/2018 nei giorni e con gli orari indicati nell'allegato, tre Sportelli di promozione dell'Amministratore di sostegno presso le sedi di Adria, Trecenta e Rovigo.

Il servizio è rivolto a favore della rete dei servizi, degli aspiranti amministratori di sostegno, degli amministratori di sostegno già in attività, dei familiari di persone in condizione di fragilità e, in generale, della popolazione afferente all'A.ULSS 5 Polesana.
Agli Sportelli si potrà accedere previo appuntamento (telefono 389 7921 588 mail: sportello.ads.rovigo@gmail.com) e sarà attivata la possibilità di videoconferenza al fine di agevolare le persone con disabilità fisiche e/o psichiche.

Calendario e orari degli sportelli di Adria, Rovigo e Trecenta

Normativa:

Legge regionale 14 aprile 2017, n. 10 "NORME PER LA VALORIZZAZIONE DELL’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO A TUTELA DEI SOGGETTI DEBOLI"

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 241 del 06 marzo 2018

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 337 del 21 marzo 2018

3.1.19

Ospedale San Luca. Risolto, nel corso della mattinata, il caso della signora che aveva dimenticato le impegnative

La paziente ha potuto eseguire la visita ortopedica e l'esame radiografico.

Rimane il problema della dipendenza dei servizi da quei pezzi di carta che sono nei computer dell'Ulss già dal momento della stampa.


Quella che segue è la mail ricevuta dall'infermiera citata nel precedente post che ci informa di come, durante la stessa mattinata, superati alcuni scogli burocratici, la paziente abbia ricevuto le prestazioni di cui aveva bisogno.

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3 gen 2019, 20:37

Mi permetto di informare, per la tranquillità della Sig.ra Pradella, ma soprattutto per difendere il nome del San Luca e l’impegno, la disponibilità e l’attenzione del personale infermieristico, che la signora con il braccio che pareva ingessato (ma non lo era), dopo qualche problema di tipo amministrativo, ha fatto sia l’esame radiografico che il controllo ortopedico.
Risultato: la signora è ritornata a Rovigo libera dal tutore e serena.
Molto meno serena è stata l’operatrice che dopo avere letto la lettera della Sig.ra Pradella che ha , si spera, involontariamente travisato la situazione e non ha aspettato la soluzione di un problema, ripeto, soprattutto amministrativo, prima di prendere carta e penna e lanciare accuse rivelatesi infondate.

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2.1.19

Ulss 5, ospedale San Luca. Salta la visita ortopedica, manca il promemoria e anche un po' di buona volontà

Siamo nel 2019 ma non sembra.
E' ancora una volta il "promemoria" a creare problemi agli utenti. In questo caso ci ha messo del suo anche il personale.
Alla paziente, col suo braccio ingessato, viene consigliato di prenotare la visita a Rovigo.


Quella che segue è la mail inviata da Patrizia Pradella, assessore ai servizi sociali del Comune di Castelguglielmo, testimone dell'accaduto, all'ufficio relazioni con il pubblico dell'Ulss 5.

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mer 2 gen 2019 alle ore 14:17

Questa mattina mi sono trovata per una visita ortopedica presso l'ospedale di Trecenta.
Ho assistito ad una scena disgustosa.
Una signora di Rovigo accompagnava la mamma con un braccio ingessato che doveva fare raggi e visita.
Aveva con sè il foglio di prenotazione ma si era dimenticata a casa le impegnative.
L'infermiera presente in ambulatorio dopo aver anche controllato e verificato che la signora era in appuntamento, senza dire niente al medico presente, ha mandato via in malo modo la signora dicendole che non poteva fare nulla, consigliandola di disdire le prenotazioni di oggi e di prenotare per ROVIGO visto che là è residente.
Mi mangio le mani ora per non essere intervenuta.
Se la signora era in elenco vuol dire che aveva prenotato con l'impegnativa.
Quindi si poteva recuperare in rete.
Una vergogna.
Sono anche assessore ai servizi sociali del mio paese e queste cose mi fanno imbestialire.
Una persona aspetta per mesi e poi basta una infermiera lunatica per fare spostare un appuntamento senza neanche sentire il medico?
Confido in una sua risposta in merito e sicuramente riferirò il fatto ai dirigenti dell'Azienda sanitaria nella prossima conferenza dei sindaci.

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23.12.18

Il Servizio sanitario nazionale compie 40 anni. Lunga vita al Ssn! Le riflessioni di Gimbe


Purtroppo il 40° compleanno del SSN, la più grande conquista sociale dei cittadini italiani, avrebbe richiesto un clima ben diverso, visto che ormai da anni il centro del dibattito è inevitabilmente occupato dal tema della sostenibilità del SSN, che vive una “crisi esistenziale” senza precedenti.  Considerato che numerosi paesi hanno già abbandonato il modello di sanità pubblica, i 40 anni del SSN devono rappresentare un momento di riflessione per chiedersi a cosa serve realmente un servizio sanitario nazionale

23 DIC - Il 23 dicembre 1978 il Parlamento approvava a larghissima maggioranza la legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per attuare l’art. 32 della Costituzione. Un radicale cambio di rotta nella tutela della salute delle persone, un modello di sanità pubblica ispirato da princìpi di equità e universalismo, finanziato dalla fiscalità generale, che ha permesso di ottenere eccellenti risultati di salute e che tutto il mondo continua ad invidiarci.

Uno studio molto complesso della Fondazione GIMBE.
Leggi l'articolo completo su quotidianosanità.it

20.12.18

CITTADINANZaTTIVA, presentato il XXI Rapporto PIT Salute

fonte: cittadinanzattiva.it Studio condotto nel 2017

Costi e liste di attesa bloccano l’accesso alle cure: abrogare il Superticket in Legge di Bilancio e approvare subito il nuovo Piano Nazionale sulle Liste di Attesa.

Sempre di più le segnalazioni di cittadini che denunciano di non poter accedere ai servizi sanitari: nel 2017 si tratta di oltre un cittadino su tre (37,3%, il 6% in più rispetto all’anno precedente) fra quelli che si sono rivolti a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Le liste di attesa, soprattutto per esami diagnostici come mammografie, risonanze e tac, e i costi a carico dei cittadini, in particolar modo per ticket, farmaci e prestazioni in intramoenia, restano le note dolenti per curarsi nel nostro Paese.
...
Assistenza territorialeCirca il 15% dei cittadini segnala carenze nell’assistenza territoriale, in particolare incontrano difficoltà nell’assistenza primaria di base, ossia quella erogata da medici di famiglia, pediatri e guardie mediche: si segnala il rifiuto delle prescrizioni (30,6%), l’inadeguatezza degli orari (20,7%), la sottostima del problema segnalato dal paziente (15,6%).
Seconda voce è quella dell’assistenza residenziale, per la quale i cittadini lamentano i costi eccessivi (35%), la scarsa assistenza medico-infermieristica (28,9%), le lunghe liste di attesa (24,6%).
Scarsa qualità del servizio, carenza di strutture e di posti letto sono invece i problemi indicati come prioritari per la riabilitazione in ricovero (50,3%), domiciliare (26,9%) e ambulatoriale(23,7%). In particolare, per i servizi di riabilitazione a domicilio, le persone lamentano disagi nella erogazione del servizio (58,7%) e ore insufficienti (41,3%).
In tema di assistenza domiciliare, un terzo circa dei cittadini segnala problemi di informazione e di eccessiva burocrazia, mentre circa il 14% lamenta l’inesistenza del servizio sul proprio territorio.
Chi ne risente di più sono adulti con gravi disabilità (47.3%), anziani appena operati o dimessi (27,7%), malati cronici (18%) e bambini con disabilità (7%).
...
Invalidità ed handicapPur in calo rispetto allo scorso anno, le segnalazioni inerenti l’invalidità civile (12,2%) evidenziano come sempre la lentezza dell’iter burocratico (50,5%), a seguire l’esito negativo degli accertamenti (26,7%) e i lunghi tempi per l’erogazione dei benefici e delle agevolazioni (16,6%). Per la convocazione a prima visita si può attendere fino a 7 mesi e mezzo, per la ricezione del verbale fino a 9 mesi e mezzo e per la erogazione dei benefici economici anche 12 mesi. In media per tutto l’iter il cittadino attende 12 mesi.

Leggi l'articolo completo

19.12.18

Crisi della sanità. Parte prima, l'informazione


Tutto sommato, anche se con qualche crepa, ancora regge la leggenda del buon servizio sanitario italiano. E come un mantra ci viene ripetuto che in Veneto c'è la miglior sanità d'Italia.

Leggende e miti che si sostengono anche grazie alla pigrizia con cui l'informazione tratta l'argomento: pronta a gridare allo scandalo per qualche macroscopico caso di malasanità, trascura ciò che accade tutti i giorni, lo stillicidio che erode piano piano la qualità e la quantità dei servizi; ignora la progressiva, strisciante, privatizzazione; registra le rassicurazioni dei direttori generali delle Ulss senza verificarle poi nei fatti.

Chi segue questo blog e ciò che accade in Veneto e, in particolare, in polesine, sa che la nostra sanità è in gravissima crisi.
Il personale scarseggia, mancano infermieri, tecnici e operatori sociosanitari. I medici ospedalieri vanno in pensione e non vengono sostituiti, quelli che restano sono costretti a turni massacranti e, chi può o non ce la fa più, scappa verso le cliniche private.
Ora cominciano a scarseggiare anche i medici di famiglia o medici di base o medici di medicina generale come dir si voglia (vedi il post Incognite sull'ambulatorio di medicina di base di Castelguglielmo). Entro due o tre anni una grossa fetta di questi andrà in pensione e non si vede chi li possa sostituire perché mancano laureati specializzati.

Una sanità con l'acqua alla gola, insomma. A conferma arriva uno studio di Eurostat rilanciato da quotidianosanità.it che titola:
Spesa sanitaria. Eurostat certifica gap negativo tra Italia e i maggiori partner UE: spendiamo il 68% in meno della Germania, il 47% in meno della Francia e il 19% in meno del Regno Unito.
Per la sanità investiamo troppo poco e, per il momento, nessuno fa miracoli.

13.12.18

Badia Polesine, la Casa di riposo verso forti aumenti delle rette. La protesta dei famigliari

Aumenti per 200mila euro l'anno

Il Comitato Famigliari degli ospiti della Casa di riposo, preoccupato per le pesanti ricadute economiche, ha diffuso il comunicato sotto riportato.


-----inizio documento

RETTE CASA DI RIPOSO


Perché sono sempre gli anziani a pagare?


Il Consiglio di amministrazione della Casa di riposo di Badia intende aumentare considerevolmente le rette, tra i 60 e i 150 euro al mese per ospite.
Secondo gli amministratori ciò è dovuto all'aumento dei costi per il personale, alle spese per la manutenzione straordinaria di alcuni impianti e all'aumento delle spese ordinarie per luce, acqua, gas e, persino, degli alimenti.
Eppure più volte nel corso degli ultimi anni ci è stato detto che la retta pagata era sufficiente per mantenere il servizio. Ora, improvvisamente, le rette aumentano per 200mila euro l'anno.
Chiediamo al CdA:

Perché non si impegna la politica, locale e regionale, a sollecitare l'approvazione della riforma delle case di riposo (Ipab)? La regione Veneto è l'unica a non averlo fatto.
Perché non si chiede all'Ulss un effettivo riconoscimento dei casi di non autosufficienza? Eppure il CdA ammette che, in tal caso, non ci sarebbe bisogno di aumentare le rette: la Regione dovrebbe corrispondere un consistente contributo.
E perché non sollecitare il consiglio comunale, i partiti, a promuovere una riforma del trattamento fiscale che parifichi le strutture pubbliche a quelle private convenzionate?

Badia Polesine, 12 dicembre 2018


Comitato Famigliari degli ospiti della Casa di riposo

-----fine documento

Scarica il comunicato in formato pdf

6.12.18

Incognite sull'ambulatorio di medicina di base di Castelguglielmo


A fine dicembre il dott. Maurizio Passerini andrà in pensione ma non si sa ancora chi lo sostituirà nell'ambulatorio di Via Magenta.


L'Ulss ha fatto recapitare ai pazienti del dott. Passerini (circa 1.700) l'invito a scegliere un nuovo medico. Nessuna indicazione su chi farà servizio a Castelguglielmo nell'ambulatorio recentemente ristrutturato dall'amministrazione comunale.

Ai cittadini che si sono rivolti al punto sanità sono state date risposte che non mancano di preoccupare. Dall'invito a scegliere un nuovo medico nelle vicinanze, prima che raggiunga il massimale, all'affermazione che nell'ambulatorio di Castelguglielmo non verrà nessuno.

Oggi pomeriggio c'è stata la riunione della conferenza dei sindaci dell'Ulss 5 ma, invece di chiarirsi, il problema si è complicato. Oltre al dott. Passerini, infatti, andrà in pensione anche il dott. Ferrigato (quasi 1.300 pazienti) della medicina di gruppo di Ceneselli-Trecenta. Si assottiglia così il ventaglio dei professionisti tra i quali poter scegliere mentre aumenta il numero dei pazienti che rimarranno senza medico di fiducia.

Al momento non si sa se, ed eventualmente chi, farà servizio presso l'ambulatorio di Via Magenta a Castelguglielmo.

21.11.18

Il coordinamento dei comitati polesani in difesa della salute a sostegno della protesta dei medici

Le ragioni dello sciopero sono le emergenze del polesine.
Personale cortese e disponibile non può supplire alla miseria dei numeri.
Ogni medico in meno nel servizio pubblico spinge il paziente verso il privato.
Non c'è riorganizzazione che tenga: l'esiguità dei numeri penalizza i servizi.


Venerdì 23 novembre, ore 8.00, troviamoci davanti all'ospedale di Rovigo


----Comunicato stampa

Il 23 di novembre i medici ospedalieri scenderanno in sciopero.

Quando categorie di lavoratori tanto importanti decidono di attuare forme di protesta tanto forti ci sono sempre ragioni non negoziabili e anche stavolta sono inevitabilmente tali.

Ragioni che riguardano l'intero territorio nazionale, ma che in Polesine assumono i connotati dell'emergenza grave.

Anche un recente report del giornale economico Italia Oggi denuncia il fatto che gli ospedali pubblici della Provincia di Rovigo soffrono di una carenza di personale che soffoca i servizi.

Non si tratta quindi di un capriccio di una categoria di privilegiati, ma della sofferenza di un settore fondamentale per il vivere dei cittadini.

Chi avesse avuto la disavventura di dover ricorrere ai servizi ospedalieri avrà toccato con mano le difficoltà in cui versano.

Personale cortese e disponibile non può supplire alla miseria dei numeri.

Una miseria frutto di scelte politiche avventurose, poco oculate e, pure, un po' sospette: ogni medico in meno nel pubblico spinge il paziente verso il privato.

E l'esiguità dei numeri diventa motivo di stravolgimenti organizzativi penalizzanti.

Per questo i comitati polesani che difendono  il diritto alla salute  sentono il dovere di essere solidali coi medici che manifestano e di portare tale solidarietà con una delegazione al presidio che si terrà il giorno 23 davanti all'ospedale di Rovigo.

La difesa della salute passa anche attraverso il sostegno dei lavoratori che se ne occupano.

Coordinamento dei comitati polesani per la difesa sella salute
(Comitato Altopolesano dei cittadini per il "San Luca", Comitato in difesa dell'ospedale di Adria "Santa Maria degli angeli", Comitato per l'art. 32, sanità e sociale)

13.11.18

Scioperano i medici dell'Ulss 5: "Siamo troppo pochi"

Sciopero con manifestazione davanti all'ospedale di Rovigo venerdì 23 novembre.


* 620 medici in pianta organica
* 533 il fabbisogno certificato dall'Ulss 5
* 503 l'ulteriore riduzione imposta dalla giunta Zaia
* 479 i medici effettivamente in servizio


Sono i numeri che ben rappresentano lo stato di difficoltà della sanità polesana.

E ancora:

* Guardie notturne di un solo medico con 160 ricoverati in più servizi;
* Frequente utilizzo di medici con contratti di collaborazione già andati in pensione e/o ricorso ad appalti con cooperative esterne (Pronto Soccorso, Suem 118);
* Attività chirurgica mantenuta solo grazie ad un costante straordinario ben oltre l’orario di lavoro e che rischia la riduzione per la mancanza di anestesisti;
* Reparti dove i medici fanno costantemente 45/50 ore di lavoro settimanali con un numero di casi da seguire ben al di sopra di quella soglia che ti permette di assicurare la qualità e la sicurezza, come nell’area internistica ma non solo;
* Reparti, come la pneumologia, dove il servizio viene integrato da personale medico di altri reparti internistici già fortemente in difficoltà (Medicina, Geriatria, Oncologia/Oncoematologia e Malattie Infettive) con ricadute drammatiche anche sull’organizzazione dove nello stesso reparto di 15 posti letto ruotano 5 specialità;
* Servizi con una riduzione drammatica del personale fino al 50% come la Pneumologia e l’Oncologia di Adria”.

Venerdì 23 novembre 2018
manifestazione davanti all'ospedale di Rovigo
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