di Milena Gabanelli e Simona Ravizza
Ogni giorno tutti i Paesi d’Europa (e non solo) comunicano i bollettini ufficiali con contagi e decessi. Ma, in particolare sul numero di vittime, quanto sono davvero attendibili Italia, Spagna, Regno Unito, Francia, Svezia, Svizzera e Paesi Bassi? Per la Germania e il Belgio non è possibile saperlo, perché non comunicano ancora i dati necessari a scoprirlo. In base alle statistiche ufficiali, oggi l’Italia è il Paese europeo più colpito dopo la Spagna. Il drammatico bilancio delle vittime, ormai intorno alle 27 mila, è addirittura il più alto. Per capire, però, il reale impatto del virus sul nostro Paese rispetto al resto d’Europa bisogna sapere chi dice davvero la verità e quanto è ridimensionato il numero dei decessi.
...
Leggi l'articolo completo
29.4.20
26.4.20
Crisanti a TPI: “Le donne si negativizzano prima. Il Veneto si è salvato perché abbiamo blindato gli ospedali”
fonte: tpi.it
Segnalo questa lunga e interessante intervista al prof. Andrea Crisanti dell'università di Padova.
Leggi l'articolo completo
Segnalo questa lunga e interessante intervista al prof. Andrea Crisanti dell'università di Padova.
Luca Zaia lo chiama "l'uomo dei tamponi": è a lui che ha affidato l'esperimento di Vo' Euganeo, dove sono stati sottoposti a test tutti i cittadini. "L'ho chiamato e mi ha dato subito fiducia", racconta il professore. Che poi spiega la particolarità del Coronavirus: "Si infettano i neonati, ma non i bambini fino a 10 anni". L'intervista di Selvaggia Lucarelli
Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 22 Apr. 2020 alle 11:59Aggiornato il 22 Apr. 2020 alle 12:07
4.4.20
Ulss 5, ancora pochissimi i tamponi eseguiti in Polesine
I positivi potrebbe essere molti di più
In un precedente post "Covid-19, nell'Ulss 5 eseguiti solo 308 tamponi a fronte di 1.334 casi sospetti. Polesani cittadini di serie Z, come Zaia" ho pubblicato il bollettino dell'Ulss 5 sulla situazione dell'infezione da Covid-19 alla data del 18 marzo 2020, alle ore 12.00.
Mettevo in evidenza che a fronte di 860 persone in isolamento domiciliare e di altre 474 in sorveglianza attiva, per un totale di 1.334 casi sospetti, l'Ulss 5 avesse eseguito soltanto 308 tamponi, mentre nel resto del Veneto erano 32mila.
All'epoca i contagiati erano 55 nell'intera provincia.
Pubblico ora i medesimi dati alla data del 3 aprile 2020, alle ore 12.30 (vedi bollettino Ulss)
- Persone in isolamento domiciliare 1.792
- Persone in sorveglianza attiva 613
- Totale casi sospetti 2.405
- Tamponi eseguiti nella provincia 1.555
- Contagiati 181
I tamponi eseguiti in Veneto alle ore 17.00 del 3 aprile sono 126.490 (vedi tabella della protezione civile).
Ora io mi rendo conto che nelle altre province l'elevato numero di contagiati richieda una gran quantità di tamponi, ma in Polesine il numero di quelli eseguiti è così basso da far temere che, in realtà, i positivi siano di gran lunga di più.
2.4.20
L'ospedale "San Luca" non ha più un vero pronto soccorso
Con la trasformazione dell'ospedale di Trecenta in hub Covid-19 per la provincia di Rovigo viene inspiegabilmente trasformato anche il pronto soccorso, ora declassato a punto di primo intervento di base.
Eppure era già stato individuato un percorso dedicato ai pazienti Covid, perché togliere all'ospedale la piena funzionalità del pronto soccorso?
Una decisione non determinata dalla temporanea trasformazione in ospedale Covid, che ora lascia l'altopolesine privo di un vero pronto soccorso.
La denuncia di Guglielmo Brusco a ROVIGO IN DIRETTA. L'Ulss 5 Polesana ha adottato questa nuova organizzazione:
- Ripristino Integrale della funzionalità del Pronto Soccorso di Adria, attività che era stata rimodulata dal 9 marzo 2020;
- Trasformazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Trecenta in “Punto di Primo Intervento di Base” e cioè come:
- Base medicalizzata di soccorso territoriale
- Assistenza alle persone che si presentano spontaneamente
- Stabilizzazione e trasporto di pazienti al pronto soccorso di riferimento
- Diagnostica di base per screening delle patologie maggiori
- Erogazione di prestazioni sanitarie minori
L'Ulss e l'amministrazione regionale non hanno ancora preso alcun impegno circa il ripristino dei reparti e dei servizi una volta che sarà superata l'emergenza Covid-19.
31.3.20
COVID-19, ecco quando si azzereranno i contagi. Le previsioni regione per regione
Uno Studio pubblicato ieri dall'Istituto Einaudi (Einaudi Institute for Economics and Finance - Eief) si propone di stimare le variazioni quotidiane del contagio e la loro evoluzione nel tempo.
L’intento è quello di formulare le prime proiezioni attendibili sulla data nella quale l’Italia arriverà a raggiungere quota zero nei nuovi contagi registrati.
Alcune regioni sembrano già più avanti di altre: in Trentino-Alto Adige, per esempio, la soglia di ZERO nuovi contagi dovrebbe essere raggiunta il 6 aprile, in Basilicata il giorno seguente, in Valle d’Aosta il giorno dopo ancora, mentre in Puglia ci si dovrebbe arrivare il 9 aprile. Per le regioni più colpite d’Italia potrebbe invece volerci più tempo. In base alle estrapolazioni, il Veneto e il Piemonte arriverebbero al giorno-zero tra il 14 e il 15 aprile, la Lombardia il 22 aprile e l’Emilia-Romagna il 28 aprile. Per il Lazio la direzione di marcia indica un obiettivo al 16 aprile, pochi giorni prima di Calabria e Campania.
Attenzione, tali previsioni hanno un senso solo se le misure restrittive verranno rispettate e fatte rispettare: infatti, sempre nel grafico si può notare come alla riapertura della vita civile ed economica potrebbero presentarsi nuovi scenari, rappresentati dalle aree colorate di azzurro; si potrà dunque verificare un nuovo aumento controllato di contagi, oppure un nuovo pericoloso boom. Sta a noi e ai Governi decidere la strada più corretta.
Scarica la sintesi in italiano
Scarica la versione integrale in inglese
28.3.20
Combattere COVID-19 in Italia: etica, logistica e terapie dalla linea del fronte dell'epidemia
di Lisa Rosenbaum, M.D. (NEJM, March 18, 2020)
traduzione Dr. Simone Sbrenna, MD, PhD, medico convenzionato SSN
Introduzione a cura del Dr. Simone Sbrenna
Con un articolo sul prestigioso New England Journal of Medicine, la Dr.ssa Lisa Rosenbaum, cardiologa di Boston, Massachusetts, invita la comunità scientifica a non negare l’evidenza: a fronte di risorse ospedaliere limitate, l’epidemia da COVID-19 mette ogni giorno i medici italiani nella condizione di dover scegliere quali pazienti salvare e quali lasciar morire. Come il diritto al lavoro, anche il diritto alla salute (riconosciuto all’articolo 32 dalla Costituzione italiana come diritto fondamentale dell'individuo) è ormai lettera morta, essendo stato sacrificato sull’altare del pareggio di bilancio. In altre parole, l’obiettivo perseguito dal sistema sanitario nazionale non è più quello di tutelare la salute dei cittadini, ma di contenere la spesa sanitaria. Oltre ad auspicare la massima trasparenza su ciò che sta accadendo in Lombardia per ottenere maggiore cooperazione dalla popolazione (concetto condivisibile), la dr.ssa Rosenbaum insiste sul fatto che la scarsità delle risorse sia un dato di fatto ineludibile e non una precisa scelta di politica economica (concetto su cui vale la pena, invece, di riflettere). Dunque la giusta domanda da porsi forse non è “quale di questi due pazienti è più etico salvare?”, bensì “cosa ha reso impossibile salvarli tutti e due?”.
----
Scarica l'articolo originale in formato pdf
traduzione Dr. Simone Sbrenna, MD, PhD, medico convenzionato SSN
Introduzione a cura del Dr. Simone Sbrenna
Con un articolo sul prestigioso New England Journal of Medicine, la Dr.ssa Lisa Rosenbaum, cardiologa di Boston, Massachusetts, invita la comunità scientifica a non negare l’evidenza: a fronte di risorse ospedaliere limitate, l’epidemia da COVID-19 mette ogni giorno i medici italiani nella condizione di dover scegliere quali pazienti salvare e quali lasciar morire. Come il diritto al lavoro, anche il diritto alla salute (riconosciuto all’articolo 32 dalla Costituzione italiana come diritto fondamentale dell'individuo) è ormai lettera morta, essendo stato sacrificato sull’altare del pareggio di bilancio. In altre parole, l’obiettivo perseguito dal sistema sanitario nazionale non è più quello di tutelare la salute dei cittadini, ma di contenere la spesa sanitaria. Oltre ad auspicare la massima trasparenza su ciò che sta accadendo in Lombardia per ottenere maggiore cooperazione dalla popolazione (concetto condivisibile), la dr.ssa Rosenbaum insiste sul fatto che la scarsità delle risorse sia un dato di fatto ineludibile e non una precisa scelta di politica economica (concetto su cui vale la pena, invece, di riflettere). Dunque la giusta domanda da porsi forse non è “quale di questi due pazienti è più etico salvare?”, bensì “cosa ha reso impossibile salvarli tutti e due?”.
Combattere
COVID-19 in Italia: etica, logistica e terapie dalla linea del fronte
dell'epidemia. https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2005492
Lisa
Rosenbaum, M.D. (NEJM, March 18, 2020)
Alcune
settimane fa, il dottor D., primario di cardiologia di mezza età in
uno dei più grandi ospedali del nord Italia, ha avuto la febbre.
Temendo di essere stato contagiato da COVID-19, ha chiesto di
eseguire un tampone nasofaringeo, ma gli è stato risposto che non
c'erano abbastanza tamponi disponibili e che poteva eseguire il test
solo chi aveva avuto contatti stretti con una persona infetta. Gli è
stato quindi consigliato di restare a casa fino alla risoluzione
della febbre. E’ tornato al lavoro 6 giorni dopo, ma dopo 5 giorni
la febbre si è ripresentata e a breve è comparsa anche la tosse. Si
è nuovamente messo in quarantena nel seminterrato della sua
abitazione per non esporre la sua famiglia al rischio di contagio.
Con
la metà dei 1000 letti del suo ospedale occupati da pazienti
infettati da COVID-19, il dottor D., che alla fine ha potuto eseguire
il tampone nasofaringeo e il 10 marzo ha ricevuto come risposta un
risultato positivo, sa di essere un malato fortunato, almeno rispetto
ai circa 60-90 pazienti contagiati da COVID-19 che si presentano
quotidianamente al pronto soccorso del suo ospedale. La ventilazione
non invasiva viene tentata nel maggior numero possibile di casi, ma
la rapidità del deterioramento respiratorio nei pazienti più gravi,
compresi alcuni giovani, è sorprendente e spesso imprevedibile. "Non
hai una bibbia predittiva per orientarti", mi ha detto il dottor
D. e tale incertezza non fa che accentuare l'agonia per le decisioni
difficili che i dottori sono costretti a prendere. "Dobbiamo
decidere chi può andare avanti e chi no" ha aggiunto.
Il
dottor D. è uno dei tre medici con cui ho parlato che ha in cura i
pazienti contagiati da COVID-19 in Lombardia, costretta a sopportare
il peso di migliaia di infezioni da coronavirus e, a metà marzo, di
più di 1000 morti. Sebbene la natura catastrofica dell'epidemia in
Lombardia sia stata ampiamente raccontata
(https://www.nytimes.com/2020/03/12/world/europe/12italy-coronavirus-health-care.html),
quando ho parlato con loro, tutti e tre hanno richiesto l'anonimato,
perché stavano trasgredendo le direttive ricevute. Il dottor L., un
medico dello staff di un altro ospedale, ha ricevuto un promemoria
ospedaliero che proibisce di parlare con la stampa per evitare di
provocare ulteriore allarme nella popolazione. Tuttavia, come ha
sottolineato, minimizzare la gravità della situazione sta avendo
conseguenze letali. "I cittadini faticano ad accettare le
restrizioni", ha detto, "a meno che tu non dica loro la
verità".
Ecco
l’amara verità. Sebbene il sistema sanitario italiano sia molto
apprezzato e abbia 3,2 letti ospedalieri per 1000 persone (rispetto a
2,8 negli Stati Uniti), soddisfare contemporaneamente le esigenze di
così tanti pazienti in condizioni critiche si è rivelato
impossibile. Gli interventi chirurgici non urgenti sono stati
annullati, le procedure differibili sono state posticipate e le sale
operatorie sono state trasformate in unità di Terapia Intensiva di
fortuna. Con tutti i letti occupati, le aree amministrative e i
corridoi sono disseminati di pazienti, alcuni dei quali sottoposti a
ventilazione non invasiva.
Come
curare questi pazienti? Oltre al supporto respiratorio mediante
ventilazione, nella terapia delle forme più gravi di polmonite
virale da COVID-19 possiamo solo procedere per tentativi, provando a
usare Lopinavir-Ritonavir, Clorochina e talvolta cortisonici ad alte
dosi.
E
come continuare a prendersi cura dei pazienti che presentano altre
malattie non correlate a COVID-19? Sebbene gli ospedali stiano
cercando di creare unità separate dedicate ai pazienti COVID-19, è
difficile proteggere gli altri pazienti dal contagio. Il dottor D.,
ad esempio, ha riferito che almeno cinque pazienti che erano stati
ricoverati nel suo ospedale per infarto miocardico si presume che
siano stati infettati da COVID-19 proprio mentre erano ricoverati in
ospedale.
Se
proteggere gli altri pazienti è difficile, lo è anche proteggere
gli operatori sanitari, inclusi infermieri, terapisti respiratori e
coloro che hanno il compito di pulire le stanze tra i pazienti.
Quando abbiamo parlato, il dottor D. era uno dei sei medici della sua
divisione sospettati di aver contratto l'infezione da COVID-19. Dati
i ritardi nei test e la percentuale di persone infette che rimangono
asintomatiche, è troppo presto per conoscere il tasso di infezione
tra il personale ospedaliero. E sono proprio queste circostanze che
rendono così difficile il controllo dell’epidemia. "L'infezione
è ovunque in ospedale", mi ha detto il dottor D. "Anche se
indossi indumenti protettivi e fai il meglio che puoi, non puoi
controllarli."
La
sfida, ha precisato, non è tanto il prendersi cura dei pazienti con
malattia critica correlata a Covid-19, nelle cui stanze i medici
entrano indossando dispositivi di protezione, ma lo svolgimento delle
molte altre attività quotidiane del personale sanitario: toccare i
computer, salire sugli ascensori, vedere i pazienti ambulatoriali,
mangiare qualcosa. La quarantena obbligatoria per medici e infermieri
infetti, anche quelli con malattia lieve, sembra fondamentale per il
controllo delle infezioni. Pertanto, la carenza di manodopera dovuta
ai colleghi ammalati deve essere gestita in qualche modo, anche
tenendo conto che il personale ospedaliero con un’età più
avanzata è sicuramente più vulnerabile all’infezione da COVID-19.
Un giovane, il dottor S., mi ha detto che nel suo ospedale sono
soprattutto i medici più giovani a combattere in prima linea, anche
svolgendo turni extra e lavorando al di fuori delle loro
specializzazioni. Ciò nonostante, ha aggiunto, tra i suoi colleghi
più anziani non c’è nessuna volontà di fare un passo indietro.
"Puoi vedere la paura nei loro occhi", ha detto, "ma
non rinunciano a svolgere il loro lavoro di medici."
Qualunque
sia la paura che questi medici nutrono per la propria salute, quello
che sembrano trovare ben più insopportabile è guardare le persone
morire perché la scarsità delle risorse limita la disponibilità di
supporti per la ventilazione meccanica dei pazienti più gravi. La
situazione è così drammatica da spingerli ad esitare nel descrivere
come siano costretti a prendere decisioni estreme. Il dottor S. ha
tracciato uno scenario “ipotetico” che coinvolge due pazienti con
insufficienza respiratoria, uno di 65 anni e l'altro di 85 anni
affetto da altre patologie: con un solo ventilatore, devi intubare il
65enne (e lasciare morire l’85enne). Il dottor D. mi ha detto che
il suo ospedale ha preso in considerazione, oltre alla presenza di
altre malattie, la gravità dell'insufficienza respiratoria e la
probabilità di sopravvivere all'intubazione prolungata, con
l'obiettivo di dedicare le sue risorse limitate a coloro che possono
trarne maggiori benefici avendo una probabilità più alta di
sopravvivere.
Sebbene
gli approcci varino anche all'interno di un singolo ospedale, da
quello che ho sentito spesso all'età viene dato una maggiore
rilevanza. Ho ascoltato il racconto, ad esempio, riguardo un
ottantenne che era "in perfetta salute fisica" fino a
quando non ha sviluppato insufficienza respiratoria acuta da
COVID-19. È morto perché non è stato possibile offrirgli la
ventilazione meccanica. Anche se il sistema sanitario in Lombardia
dispone di risorse importanti e ha ampliato il più possibile i posti
letto in terapia intensiva, semplicemente non c'erano abbastanza
ventilatori per tutti i pazienti che ne avevano bisogno. "Non
c'è modo di trovare un'eccezione", mi ha detto il dottor L.
"Dobbiamo decidere chi deve morire e chi dovremo mantenere in
vita."
A
contribuire alla scarsità delle risorse è l'intubazione prolungata
di cui molti di questi pazienti necessitano a causa della polmonite
virale - spesso da 15 a 20 giorni di ventilazione meccanica, con
diverse ore trascorse in posizione prona e poi, in genere, uno
svezzamento molto lento. Durante l’epidemia da COVID-19 in corso
nel nord Italia, mentre i medici lottano ogni giorno per svezzare i
pazienti dalla ventilazione meccanica, continuano ad arrivare altri
pazienti con grave scompenso respiratorio, e gli ospedali hanno
dovuto abbassare il limite di età dei pazienti da intubare, da 80 a
75 anni in un ospedale, per esempio. Sebbene i medici con cui ho
parlato non fossero in alcun modo responsabili delle risorse
insufficienti, tutti erano particolarmente sofferenti di fronte alla
richiesta di descrivere come venivano prese le decisioni circa la
scelta di quali pazienti intubare. Le mie domande sono state accolte
con il silenzio o con l'esortazione a concentrarsi esclusivamente
sulla necessità di prevenire i contagi e di mantenere opportune
distanze tra le persone. Quando ho insistito con il dottor S., ad
esempio, chiedendo se si stesse badando sull’età per decidere
quali pazienti mettere in ventilazione meccanica, alla fine ha
ammesso quanto gli dispiacesse di parlarne. "Questa non è una
cosa bella da dire", mi ha detto. "Spaventerai solo un
sacco di persone."
Il
dottor S. è solo uno fra i tanti. La sofferenza generata dal dover
prendere queste decisioni ha spinto molti medici della regione a
cercare un consiglio etico. In risposta, il Collegio Italiano di
Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Rianimazione (SIAARTI) ha
formulato raccomandazioni sotto la direzione di Marco Vergano,
anestesista e presidente della Sezione Etica della SIAARTI
(http://www.siaarti.it/SiteAssets/News/COVID19%20-%20documenti%20SIAARTI/SIAARTI%20-%20Covid-19%20-%20Clinical%20Ethics%20Reccomendations.pdf).
Vergano, che ha lavorato sulle raccomandazioni da seguire nella cura
dei pazienti critici in terapia intensiva, ha affermato che il
comitato ha fatto appello alla "ragionevolezza clinica" e a
quello che ha definito un approccio "utilitaristico soft"
di fronte alla scarsità di risorse. Sebbene le linee guida non
suggeriscano che l'età debba essere l'unico fattore che determina
l'allocazione delle risorse, il comitato ha riconosciuto che potrebbe
essere necessario fissare un limite di età per l'ammissione in
terapia intensiva.
Spiegando
la logica delle raccomandazioni, Vergano ha descritto quanto sia
difficile per i pazienti fragili e per gli anziani sopravvivere alla
prolungata intubazione richiesta per superare la polmonite causata da
COVID-19. Per quanto straziante fosse ammetterlo, dopo circa una
settimana di massiccia epidemia, è stato chiaro che intubare
pazienti che avevano probabilità particolarmente basse di
sopravvivere significava negare il supporto ventilatorio a chi invece
aveva più alte speranze di sopravvivenza. In ogni caso, trattandosi
di questioni così spinose, quando si deve mettere in pratica un
razionamento delle risorse, passare il tutto sotto silenzio rende le
cose più facili. D’altro canto, la guida etica è stata anche
ampiamente criticata e i membri del comitato sono stati accusati di
discriminare gli anziani. Altre critiche si sono basate sul fatto che
la gravità della situazione sia stata sovradimensionata e che
COVID-19 in fondo non sia peggio dell'influenza stagionale.
Sebbene
i dilemmi etici, per definizione, non abbiano un’unica risposta
giusta, se e quando altri sistemi sanitari affronteranno simili
decisioni di razionamento delle risorse, il contraccolpo sociale sarà
inevitabile. Per definire un contesto etico che regoli l'allocazione
delle risorse in base alle priorità della società, Lee Biddison (un
intensivista del Johns Hopkins), ha tenuto seminari in tutto il
Maryland per confrontarsi con le posizioni dei membri della comunità.
Il documento risultante, pubblicato nel 2019 e intitolato "Troppi
pazienti ... un quadro per guidare l'allocazione statale della scarsa
ventilazione meccanica durante i disastri" ha fatto notare che
"una pandemia di influenza simile a quella del 1918
richiederebbe una terapia intensiva e una capacità di ventilazione
meccanica significativamente maggiori di quelle ora disponibili” ed
è giunto a principi etici simili a quelli del comitato italiano
(Biddison et al. Chest 2019;155:848-854)..
I
partecipanti hanno mostrato di condividere la bontà della scelta di
salvare i malati con maggiore possibilità di sopravvivenza nel breve
termine, e in seconda battuta, i malati che, grazie all’assenza di
altre patologie coesistenti, avessero maggiori possibilità di
sopravvivenza nel lungo termine. Sebbene i contributi dei
partecipanti abbiano sottolineato che l'età non dovrebbe essere il
criterio principale o unico per l'allocazione delle risorse, tutti
hanno però riconosciuto che esistono circostanze in cui "potrebbe
essere appropriato considerare l’età anagrafica nel processo
decisionale".
Nonostante
tali premesse etiche, quando si verifica una scarsità di risorse, ci
sono molti scenari che potrebbero ancora risultare moralmente
inaccettabili, in particolare a fronte ad una maggiore incertezza
prognostica. Ad esempio, dovremmo togliere la ventilazione meccanica
a un paziente stabilizzato che resiste strenuamente per darla a un
altro paziente entrato da poco in insufficienza respiratoria?
Dovremmo preferire di intubare una 55enne sana rispetto a una giovane
madre con carcinoma mammario la cui prognosi non è chiara? Nel
tentativo di affrontare tali dilemmi, Biddison e colleghi hanno anche
formulato tre principi relativi alla questione che paiono vincolanti
quanto quelli etici.
Il
primo e più importante è separare i medici che forniscono
assistenza da quelli che prendono le decisioni durante il triage,
cioè durante l’inquadramento clinico del paziente. Il
"responsabile del triage", supportato da un team con
esperienza infermieristica e di terapia respiratoria, prenderebbe
decisioni di allocazione delle risorse comunicandole al team clinico,
al paziente e alla famiglia. Il secondo è che le linee guida
generali per tali decisioni dovrebbero essere riviste periodicamente
da un comitato di monitoraggio centralizzato a livello statale per
garantire che non vi siano iniquità o scelte inadeguate. Il terzo è
che anche l'algoritmo di triage dovrebbe essere rivisto regolarmente
man mano che le conoscenze sulla malattia evolvono. Se decidessimo di
non intubare i pazienti con COVID-19 per più di 10 giorni, per
esempio, ma poi venissimo a sapere che questi pazienti hanno bisogno
di almeno 15 giorni per riprendersi, avremo bisogno di cambiare i
nostri algoritmi.
Unificare
tutti questi principi, sia etici che pragmatici, equivale alla
consapevolezza che solo mediante la massima trasparenza e inclusività
sarà possibile ottenere la fiducia e la cooperazione della
popolazione. In tutto il mondo - dai medici con la museruola in Cina,
alle false promesse sulla capacità di eseguire tamponi per COVID-19
negli Stati Uniti, alle confutazioni delle affermazioni sul
razionamento delle risorse in Italia - stiamo osservando che negare
l’evidenza è controproducente. Il momento in cui la capacità di
intervento viene sopraffatta dal panico dipende e dipenderà sempre
dal contesto. Ma la tragedia in Italia rafforza la saggezza di molti
esperti di sanità pubblica: usciremo da questa pandemia con la
coscienza a posto solo se l’unica accusa che ci verrà rivolta sarà
quella di avere affrontato l’emergenza esagerando le contromisure
messe in atto.
Scarica l'articolo originale in formato pdf
23.3.20
Inquinamento da polveri sottili e diffusione del Coronavirus
Una prima analisi sulla diffusione del Covid-19 in relazione ai superamenti dei limiti dei PM10
In generale
Il particolato atmosferico funziona da
carrier, ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti
chimici e biologici, inclusi i virus. Inoltre, costituisce un
substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in
condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.
Un’umidità relativa elevata può
favorire un più elevato tasso diffusione del
virus cioè di virulenza.
Il particolato atmosferico (PM10,
PM2.5) costituisce un efficace vettore per il trasporto, la
diffusione e la proliferazione delle infezioni virali.
Covid-19 e polveri sottili
Lo studio prodotto da Sima (Società Italiana di Medicina ambientale), Università di Bologna e Università
di Bari, ha analizzato per ciascuna provincia:
- i dati di concentrazione giornaliera
di PM10 rilevati dalle Agenzie Regionali per la Protezione
Ambientale (ARPA) di tutta Italia. Sono
stati esaminati i dati pubblicati sui siti delle ARPA
relativi a tutte le centraline di
rilevamento attive sul territorio, considerando il numero degli
eventi di superamento del limite di
legge (50 μg m-3) per la concentrazione giornaliera di
PM10;
- i dati sul numero di casi infetti da
COVID-19 riportati sul sito della Protezione Civile
(COVID-19 ITALIA)
Viene evidenziata una relazione tra i
superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10
registrati nel periodo 10 Febbraio-29 Febbraio e il numero di casi
infetti da COVID-19 aggiornati al 3 Marzo (considerando un ritardo
temporale intermedio relativo al periodo 10-29 Febbraio di 14 gg
approssimativamente pari al tempo di incubazione del virus fino alla
identificazione della infezione contratta).
La relazione tra i casi di COVID-19 e
PM10 suggerisce un’interessante riflessione sul fatto che la
concentrazione dei maggiori focolai si è registrata proprio in
Pianura Padana mentre minori casi di infezione si sono registrati in
altre zone d’Italia.
Commenti a questo e altri studi:
Coronavirus e inquinamento, ecco come stanno davvero le cose
Coronavirus e ambiente. L'INQUINAMENTO può favorire IL CONTAGIO e la virulenza del COVID-19
Coronavirus: l'inquinamento ha aperto la strada alla diffusione dell'infezione
18.3.20
Covid-19, nell'Ulss 5 eseguiti solo 308 tamponi a fronte di 1.334 casi sospetti. Polesani cittadini di serie Z, come Zaia
Incomprensibile il comportamento dell'Ulss 5 Polesana
Questo è il bollettino dell'Ulss 5 sulla situazione dell'infezione da Covid-19 alla data di oggi, 18 marzo 2020, alle ore 12.00.
A fronte di 860 persone in isolamento domiciliare e di altre 474 in sorveglianza attiva, per un totale di 1.334 casi sospetti, l'Ulss 5 ha eseguito soltanto 308 tamponi.
Ma come? Dove sono andati a finire i 32.000 tamponi che la regione dichiara di aver eseguito fino a due giorni fa? Dappertutto ma non qui in Polesine.
Al 13 marzo, in questa Ulss, erano stati eseguiti soltanto 185 tamponi con 23 casi positivi (vedi precedente post). Il presidente della giunta regionale ha dichiarato che da lunedì scorso i tamponi giornalieri sarebbero passati da 2.000 a 15.000 e questa decisione è stata sbandierata in tutte le sedi, il Veneto è diventato un modello da seguire.
Ora i casi sono due, o è stata tutta propaganda oppure i polesani sono cittadini di serie Z, come Zaia.
Intanto i positivi sono raddoppiati in due giorni.
16.3.20
Coronavirus. COME SI COMBATTE IN MODO EFFICACE UN’EPIDEMIA? Uno studio del Dr. Simone Sbrenna di Badia Polesine
Dal link sotto riportato è possibile scaricare un elaborato del Dr. Simone Sbrenna, Medico di Medicina Generale con ambulatorio in Badia Polesine.
Il documento è soggetto alla seguente licenza Creative Commons:
Si tratta di un lavoro specialistico che, infatti, è stato inviato alla direzione sanitaria dell'Ulss 5 quale contributo alla lotta contro il contagio da Covid-19. Tuttavia, per i lettori più interessati, può essere comunque comprensibile e di notevole interesse.
Nel testo sono linkate le fonti utilizzate.
Riporto qui le conclusioni.
- L’epidemia da COVID-19 non è una “banale influenza stagionale” ed è gravata da una significativa mortalità, specie nelle fasce più anziane della popolazione.
- Come risulta evidente da quanto visto finora, il modo più efficace per contrastare l’epidemia è eseguire un elevato numero di tamponi naso-faringei per diagnosticare precocemente i sospetti contagiati e di isolarli.
Scarica il testo integrale in formato pdf
AGGIORNAMENTO
Intervista al Dr. Simone Sbrenna, Il Resto del Carlino 24 marzo 2020
15.3.20
Coronavirus, i casi positivi in provincia di Rovigo aumentano ancora
da RovigoOggi.it
Segnalo questo articolo di RovigoOggi.it pubblicato il 14 marzo 2020, perché ci permette di rilevare un dato che mi pare significativo.
L'Ulss 5 Polesana, dall’inizio dell’emergenza, ha eseguito soltanto 185 tamponi.
Una quantità irrisoria se rapportata al totale di quelli esaminati nel Veneto oltre 32.000 a oggi.
Domanda: se nella provincia di Rovigo avessimo fatto 1.850 tamponi, dieci volte di più, i positivi sarebbero ancora 23?
14.3.20
Coronavirus. Le risorse disponibili per avere informazioni sicure
Per ottenere informazioni certe sullo stato del contagio, sulla mortalità e sulle guarigioni, segnalo alcune risorse di semplice consultazione.
Innanzi tutto il sito del ministero della salute http://www.salute.gov.it/portale/home.html cliccando sul banner in evidenza dedicato al nuovo coronavirus
Si accederà così alla sezione Notizie, e attendere che compaia, ad es. Covid-19: i casi in Italia alle ore XX del XX marzo per accedere al bollettino del giorno prima. Subito sotto, alla voce Consulta Tabelle è possibile visualizzare la Situazione in Italia e la Ripartizione per province alla stessa data.
Ancora più sotto, alla sezione Vai è possibile cliccare su Mappa della situazione in Italia per accedere ai dati elaborati dalla Protezione civile. Molto interessante.
Dalla parte in basso a destra, sezione Download dati: è possibile scaricare, in vari formati, tutte le informazioni utili sulla diffusione del contagio. Lo storico delle rilevazioni rimane disponibile.
La raccolta dei provvedimenti urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 è disponibile sul sito della Gazzetta Ufficiale a questo link: https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglioArea/12
13.3.20
Covid-19. A proposito dell'ospedale San Luca, della terapia intensiva e degli ospedali privati convenzionati
Paolo Rizzati
Mi riallaccio alla notizia diffusa ieri
(11 marzo 2020 ndr) secondo la quale il San Luca di Trecenta ospiterà
le urgenze relative al Covid19 con l'attivazione di altri posti letto
di terapia intensiva che potrebbero diventare, in relazione alle
necessità che si dovessero prospettare, 10, o anche 15 con
l'utilizzo di spazi delle sale operatorie (4 sono quelli previsti
dalle schede ospedaliere approvate con la delibera della Giunta
Regionale n. 614/2019).
Prima considerazione: BENE, il San Luca
esce dal pesante cono d'ombra nel quale era finito dopo
l'approvazione dell'ultimo Piano Socio Sanitario Regionale, è di
nuovo tracciato dai radar aziendali;
Seconda considerazione: ciò premesso,
il San Luca non può e non deve diventare il "lazzareto" di
zaiana memoria, ma deve poter recuperare tanti dei posti letto e
servizi eliminati con gli ultimi due piani socio sanitari: la sua
importanza, non solo nel contesto altopolesano ma provinciale, non
può essere messa in discussione!
Terza considerazione: sempre le schede
di cui alla delibera di G.R. 614/2019 prevedono per le tre strutture
private di Porto Viro, S.M. Maddalena e Rovigo, rispettivamente, 150
posti letto - il San Luca ne conteggia 132! - + 15 extra, 54 p.l. +
31 extra e 100 p.l. + 6 extra; il presidio bassopolesano si è visto
assegnare, anche, 4 posti letto di terapia intensiva: queste
strutture, che ingoiano un sacco di soldi pubblici, sono state
coinvolte nella lotta al Covid19? Se si, come? Se no, perché?
Non ho sentito (mi è sfuggita?) alcuna
dichiarazione dei responsabili delle cliniche private di cui sopra,
sempre pronti a comparire sui media per tessere le lodi del loro
insostituibile ruolo di primari attori della sanità polesana e
veneta, che dicesse: signori, ci siamo anche noi! Diamo la nostra
piena disponibilità in questo terribile momento per far fronte alle
tante e gravi necessità!
Armiamoci e partite! A noi la polpa e a
voi l'osso!
Quarta considerazione: in questi giorni
è stato diffuso un documento di un'associazione di categoria -
SIAARTI - dei medici che lavorano in Terapia Intensiva nel quale, in
estrema sintesi, si affermava che, se i posti letto non dovessero
essere sufficienti, si "raccomanda" di utilizzarli solo per
coloro che hanno una maggiore aspettativa di vita (i più giovani)
lasciando al loro destino i più vecchi. Una prospettiva
semplicemente allucinante dal punto di vista etico ed anche giuridico
- artt. 3 e 32 della Costituzione - (con quali criteri, poi? Tra un
30enne con patologie e un 70enne ancora in forma chi si sceglierà?).
Ma la domanda collegata è: perché siamo arrivati a questo punto?
Non è che, al di là della
indiscutibile gravità della situazione, molto di più si sarebbe
potuto fare e si potrebbe fare se la sanità pubblica non fosse stata
massacrata come lo è stata negli ultimi 20/25 anni? E in questo,
purtroppo, Veneto docet...
Trecenta 12/03/2020
Coronavirus, i casi in Veneto per provincia e per comune
Alle ore 7.30 di oggi 13 marzo 2020
16 casi in polesine: Rovigo, Adria e Lendinara con 3 casi ciascuno; Corbola 2; 1 nei comuni di Badia Polesine, Ceneselli, Ficarolo, Lusia e Salara
Scarica in formato pdf, più leggibile.
9.3.20
Coronavirus, Zaia nel caos. Prima chiede che tutto il Veneto sia zona rossa e poi protesta. Infine cambia nuovamente idea e plaude al governo
Di governanti così sono pieni i bar
Governatori, si fanno chiamare così i presidenti delle giunte regionali!
A noi, in Veneto, ne è capitato uno che contraddice se stesso. In dialetto, da queste parti, si direbbe: ora da ovi, ora da latte.
Pochi giorni fa chiedeva che tutta la regione fosse considerata zona rossa (si veda il Resto del Carlino del 4 marzo) ora che tre province vengono inserite nella nuova zona arancione (vedi Dpcm dell'8 marzo) sbraita per chiederne la revoca.
Rimango del parere che "Il federalismo è una cagata pazzesca". L'autonomia regionale ancor di più.
--------
Aggiornamento del 10 marzo 2020
In seguito al DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 9 marzo 2020, in vigore da oggi, che estende le norme a tutta Italia, Zaia cambia ancora idea e plaude alle misure restrittive. Insomma, è nella confusione più completa.
![]() |
| La nuova zona arancione (Corriere della Sera, 8 marzo 2020) |
Governatori, si fanno chiamare così i presidenti delle giunte regionali!
A noi, in Veneto, ne è capitato uno che contraddice se stesso. In dialetto, da queste parti, si direbbe: ora da ovi, ora da latte.
Pochi giorni fa chiedeva che tutta la regione fosse considerata zona rossa (si veda il Resto del Carlino del 4 marzo) ora che tre province vengono inserite nella nuova zona arancione (vedi Dpcm dell'8 marzo) sbraita per chiederne la revoca.
Rimango del parere che "Il federalismo è una cagata pazzesca". L'autonomia regionale ancor di più.
--------
Aggiornamento del 10 marzo 2020
In seguito al DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 9 marzo 2020, in vigore da oggi, che estende le norme a tutta Italia, Zaia cambia ancora idea e plaude alle misure restrittive. Insomma, è nella confusione più completa.
5.3.20
Corona virus, attivo il numero verde regionale per il Veneto: 800462340
In caso di dubbi o sospetti chiamate il numero verde regionale 800462340, in caso di sintomi non andate in ospedale ma chiamate il 118!
Seguire costantemente i canali social regionali https://www.facebook.com/RegionedelVeneto
https://twitter.com/RegioneVeneto e i comunicati stampa con oggetto "Coronavirus"
(fonte: sito web della Regione Veneto)
17.1.20
CARENZA SPECIALISTI ED ESODO PENSIONI: gli studi Anaao Assomed dal 2010 ad oggi
Dal sito:
✅ Inizia nel 2010 l'attività dell'Anaao Assomed di analisi e studio dei fenomeni legati alla cattiva programmazione del personale, con la conseguente carenza di specialisti fino all'esodo di medici e dirigenti per effetto dei pensionamenti.
✅ Numeri allarmanti che alla fine sono riusciti a portare il tema nell'agenda politica.
✅ E grazie all'azione dell'Anaao dopo dieci anni si parla anche di soluzioni.
Vai alla pagina dedicata.
Vedi anche l'articolo Se i medici scappano dagli ospedali la colpa non è certo dei sindacati
13.12.19
Casa di riposo di Badia. Il CdA non si fida dell'assessore Lanzarin e aumenta le rette
A ottobre una delegazione di familiari degli ospiti della casa di riposo di Badia Polesine strappano alcune promesse all'assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali. L'amministrazione regionale si è impegnata ad aumentare il fondo per la non autosufficianza e a incrementare il numero delle impegnative di residenzialità, scandalosamente esigue rispetto alle esigenze. In sostanza, a venire incontro alle difficoltà economiche delle strutture pubbliche.
Ma evidentemente il consiglio di amministrazione della casa di riposo non si fida delle promesse dell'amministrazione regionale e ha mantenuto in vigore l'aumento delle rette appena deciso. Rette altissime che, oltre a mettere in difficoltà le famiglie, potrebbero aggravare la situazione finanziaria della struttura.
Con un lungo e dettagliato comunicato i familiari degli ospiti informano la cittadinanza sui motivi che causano una grave difficoltà alle famiglie e minacciano il futuro della struttura.
La decisione di aumentare le rette viene definita "iniqua, ingiusta e improponibile" e ne chiedono con determinatezza il ritiro. E concludono: "Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse. Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata".
Riporto il resto integrale del comunicato e il link per scaricarlo in formato pdf.
----inizio documento
Comunicato del Comitato famigliare e dei famigliari
Ai famigliari della Casa del Sorriso, alle cittadine e cittadini della nostra città.
Come vi abbiamo comunicato, il 21 ottobre 2019, una delegazione dei famigliari della Casa del Sorriso è stata ricevuta dalla Dott.ssa Lanzarin; le motivazioni le conosciamo, difficoltà dell’Ente, aumento del fondo per la non autosufficienza, aumento delle impegnative di residenzialità.
Come abbiamo detto, ci sono state fatte delle proposte “speranzose” dall’Assessore ai Servizi Socio Sanitari della Regione.
Queste proposte ci sono sembrate concrete nel merito e nella sostanza. L’aumento del Fondo per la non autosufficienza, l’aumento della copertura delle impegnative di residenzialità al 90% per le strutture accreditate, una particolare attenzione per le strutture in difficoltà.
A più di un mese da quell’incontro, nella nostra casa di riposo, abbiamo osservato un graduale aumento delle impegnative residenziali, a vari livelli, che pur non avendo raggiunto la percentuale programmata, ci fa ben sperare.
Da fonti, attendibili sappiamo che questa percentuale (90%) dovrà essere raggiunta entro il prossimo marzo 2020.
Purtroppo
Con la delibera N° 51 del 17 ottobre 2019, l’attuale CDA della Casa del Sorriso, guidato dal Presidente Avv. Tommaso Zerbinati, il Vice Presidente Daniele Rossi e i consiglieri Adino Rossi, Anna Scanavacca, Carlina Valle, si è deciso di approvare, con decorrenza immediata le nuove rette di ospitalità per i nuovi ingressi di ospiti a libero mercato di € 98 al giorno per un ospite in stanza doppia e € 103 per una stanza singola.Questa decisione scelta unilateralmente dal CDA, senza nessuna previa consultazione né con il Comitato Famigliari né con le forze sindacali, non è stata condivisa, anzi in alcune sedi è stato fatto presente quanto questa scelta sia controproducente ma soprattutto iniqua e quindi improponibile.
Controproducente, perché facciamo fatica a pensare che ci possano essere famiglie che si possano permettere una retta alberghiera pari a più di 3000 € al mese.
Che sia una struttura a 5 stelle ci sembra un po’ esagerato anche se sicuramente la professionalità degli operatori e la qualità dei servizi sono indiscutibili.
Probabilmente molte famiglie sceglieranno altre strutture meno care a parità di servizi.
Il Presidente Tommaso Zerbinati, eletto dalla giunta municipale guidata dal Sindaco Giovanni Rossi, in varie sedi ha affermato che questo aumento delle rette a 98 € in realtà si tratta di uno sconto che viene applicato all’ospite che entra in struttura senza l’impegnativa residenziale.
Questa “scontistica”, come viene chiamata, in realtà è un vero salasso per le famiglie che devono affrontare un costo così elevato.
Se invece si vuole impedire l’entrata di persone non sufficientemente abbienti rispetto a quelle con disponibilità economiche maggiore, allora lo si dica chiaramente, che si vuole creare una casa di riposo per un’elite di persone.
Con questo aumento si vuole scongiurare l’entrata di persone che non hanno già un’impegnativa residenziale. Ciò significa ridurre l’attuale numero di ospiti fino a raggiungere quelli per cui la struttura è accreditata.
Questa “soluzione” provocherebbe dei problemi a livello occupazionale ma anche per le famiglie che si troverebbero in difficoltà ad inserire il proprio caro.
Grave sarebbe se questo aumento fosse giustificato per ragioni di “cassa”, vorrebbe dire che ancora una volta, si và a chiedere ai famigliari di coprire i deficit di cassa creati in questi anni, per una o più cattive gestioni dell’Ente in questi anni.
Un'altra considerazione da fare è legata agli ospiti presenti nel nucleo SAPA (Alzheimer); al termine dei 60 giorni previsti al costo di 36 euro al giorno, si trovano ad affrontare una retta di 98 euro superiore di ben22 euro rispetto a quella precedente.
E’una proposta iniqua, perché a parità dei servizi prestati ci sarebbero degli ospiti che pagherebbero due cifre ben diverse che oscillano tra i 2350 € e i 3000 €.
Per tutte queste ragioni, pensiamo che questa delibera sia:
Iniqua, ingiusta e improponibile, chiediamo con determinatezza il suo ritiro.
Chiediamo, inoltre, che anche le attuali rette a libero mercato a 76€ al giorno, per chi è in struttura dalla data precedente alla delibera, vengano sensibilmente ridotte. Per le altre chiediamo che non vengano ulteriormente aumentate.Crediamo fermamente che non spetti solamente ai famigliari il compito di risollevare le sorti di questo Ente, ma che spetti, alla politica, alle scelte oculate e lungimiranti, delle quali per il momento non ne vediamo né l’efficacia nè i risultati positivi.
Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le sue promesse.
Prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata.
Badia Polesine 04/12/2019
----fine documento
Scarica il pdf
13.10.19
Rette alla Casa di riposo di Badia. I familiari scrivono una lettera aperta a Zaia, "siamo delusi"
Due inviti ignorati dal presidente della giunta regionale, il leghista Luca Zaia.
"Prima i veneti" è solo uno slogan. propaganda, un inganno per raccattare voti in campagna elettorale.
E' una lettera amara quella che un gruppo di familiari dei degenti della casa di riposo di Badia indirizza pubblicamente al presidente della giunta regionale veneta. Due gli inviti a Zaia per venire a discutere dei problemi della Casa del sorriso e delle elevate rette poste a carico dei congiunti. Il presidente li ha ignorati completamente, nessun riscontro, nessun cenno di vita.
Mancanza di tempo? Difficile come scusante viste le numerose partecipazioni alle iniziative di partito, alle inaugurazioni o ai festeggiamenti per il prosecco patrimonio dell'umanità.
Tempo per i veneti in casa di riposo non ne ha trovato, neanche un minuto.
Chi ha un po' di memoria, in particolare a Badia Polesine e nei comuni dove è stata tentata la privatizzazione delle case di riposo, ricorderà che Zaia presentò in pompa magna, subito dopo le vittoriose elezioni del 2015, occupando per giorni lo spazio dei giornali e dei tg locali, una serie di progetti di legge.
Tra questi, il 29/06/2015, ne presentò uno sulla riforma delle case di riposo (Ipab), materia sulla quale la Regione Veneto era rimasta l'unica a dover legiferare. Bene, dopo più di quattro anni il progetto di legge n. 25 è rimasto lettera morta.
Nel frattempo la regione ha autorizzato altri centri privati convenzionati che, godendo di un più favorevole regime fiscale, hanno lasciato vuoti molti letti nelle strutture pubbliche. E non è una coincidenza.
---- il testo della lettera dei familiari
Signor Presidente, ai primi di luglio i familiari di persone ricoverate, l’hanno invitata in casa di riposo a Badia Polesine senza aver ricevuto alcuna risposta.
A metà agosto le abbiamo scritto una seconda lettera senza avere risposta.
Signor Presidente speriamo che quelle due lettere non siano finite nel cestino.
Signor Presidente Lei dal Sole 24 ore è stato classificato come il primo e più amato di tutti i presidenti di regione d’Italia.
Signor Presidente Lei va a tutte le feste della Lega. Ci sta bene.
Signor Presidente Lei va ad inaugurare l’A31. Ci sta bene.
Signor Presidente Lei va ad inaugurare piste da sci. Ci sta bene.
Signor Presidente Lei va a festeggiare il prosecco patrimonio dell’umanità. Ci sta bene.
Signor Presidente non ci credevamo quando alcuni familiari della “Casa del Sorriso” ci dicevano di non illuderci perché il Presidente non avrebbe risposto a questo invito.
Signor Presidente i nostri anziani sono patrimonio del Veneto, sono emigrati in vari paesi del mondo e dopo anni sono tornati a casa, nella nostra Regione, con i soldi.
Signor Presidente il vostro slogan “Prima i veneti”. I nostri anziani sono veneti.
Signor Presidente noi diciamo prima i nostri anziani che hanno fatto il Veneto.
Signor Presidente il Veneto non lo hanno fatto Bossi, Zaia, Salvini e Galan. Lo hanno fatto i nostri vecchi.
Signor Presidente qui a Badia Polesine non la invitiamo più. Per i familiari della “Casa del Sorriso” lei è stato una delusione. Vada pure alle feste della polenta e della salsiccia dove la Lega prende voti. Perché alla fine è questo che vi interessa.
Signor Presidente il vostro slogan “prima i veneti” è buono solo per raccattare voti in campagna elettorale.
Signor Presidente a Badia Polesine comanda la Lega, in provincia la Lega, in regione la Lega, avete fatto un buon lavoro Signor Presidente.
Ma a lei Signor Presidente non interessa il destino delle famiglie degli anziani ricoverati nelle case di riposo.
Signor Presidente lei è il presidente di tutti, non solo dei votanti della Lega.
Signor Presidente alla festa della Lega a Conselve ha detto che vuole fare una rivoluzione.
Signor Presidente non la vediamo vestito da Zapata, Che Guevara, Danton o Roberspierre. Per fare una rivoluzione ci vuole del coraggio, visto che non ha trovato né il tempo né il coraggio per venire a confrontarsi con noi, allora, come dite voi, forse le mancano gli “attributi”?
Signor Presidente questa lettera volevamo mandarla a Lei. Invece la mandiamo ai giornali per fare capire alla gente chi è il governatore più amato dagli italiani.
Buona giornata Signor Presidente
Un gruppo di familiari della Casa del Sorriso di Badia Polesine
30/09/2019
----fine documento
Per consultare gli altri post sull'argomento, clicca qui a fianco sull'etichetta "ipab".
5.6.19
Benazzo (Cgil): all'Ulss 5 Polesana, nonostante l'azione dei sindaci e del sindacato, pesanti i tagli negli ospedali pubblici
fonte: RovigoOggi.it
Davide Benazzo, segretario provinciale di FP Cgil Rovigo fa un resoconto dei posti letto e delle apicalità che si sono perse in provincia di Rovigo dopo l’approvazione delle schede ospedaliere
“I comunicati dell’Ulss e molti messaggi nei social mi ricordano molto la sindrome di Stoccolma. La sanità pubblica del Polesine non ha avuto regali da nessuno, si è semplicemente, grazie alle manifestazioni di protesta in primis dei sindaci e della Cgil, ridotto i tagli e ha conservato parti estremamente importanti per i nostri servizi (tra questi la chirurgia e urologia di Adria e la terapia intensiva di Trecenta, oltre alla classificazione “Spoke” di Adria)”. A parlare è il rappresentante della Cgil di Rovigo, Davide Benazzo che commenta le schede ospedaliere da poco approvate dalla giunta regionale.
“Di fatto - analizza Benazzo - anche con le ultime modifiche, confrontando il tutto con la situazione esistente (diversa dalla programmazione del 2013 mai arrivata a completa applicazione), questo è il risultato: l’ospedale di Trecenta perde l’apicalità di chirurgia e di anestesia e rianimazione, perde 2 posti letto in chirurgia, 10 in ginecologia e, cosa più rilevante, perde 5 posti letto di riabilitazione spinale”.
Il rappresentante della Cgil prosegue rilevando che l’ospedale di Rovigo perde l’Usd di ematologia, di dermatologia, di fisica sanitaria e della terapia del dolore, perde 29 posti letto tra lungodegenza e riabilitazione.
“L’ospedale di Adria perde l’apicalità di Orl, di pediatria, della direzione medica, della farmacia ospedaliera, della radiologia e l’Usd di cardiologia, anatomia patologica e di medicina trasfusionale, perde 9 posti letto di chirurgia, 2 di oculistica, 4 di Orl, 9 di ortopedia (perde i posti letto ordinari e il Centro trauma di riferimento passa a Porto Viro), 12 di ostetricia e ginecologia, 4 di pediatria”.
Benazzo spiega anche che nell’area materno infantile si sono create le stesse condizioni di 10 anni fa a Trecenta che poi hanno portato alla chiusura del punto nascite. “A questo si aggiunga che tutte le strutture, compresa la classificazione in “Spoke” di Adria, rimangono sotto esame della direzione dell’Area sanità e sociale della Regione con valutazione finale in base al decreto ministeriale 70 e al Piano nazionale esiti dell’Agenas che, alla luce dell’importante sofferenza degli organici che sta mettendo in discussione la stessa erogazione dei servizi, del bacino d’utenza chiaramente troppo basso anche a causa della legge regionale di riforma delle Ulss, della forte competizione del privato, vero vincente di queste schede ospedaliere, rimanda solo di due anni ulteriori tagli con il forte rischio di marginalizzazione della nostra provincia, in barba all’articolo 4 del Piano socio sanitario regionale che prevede la salvaguardia delle specificità tra cui il Polesine. Da sottolineare poi il tentativo di giustificare i tagli con l’evoluzione della sanità che dovrebbe vedere sempre più ridurre l’attività ospedaliera a vantaggio del territorio quando le stesse schede decretano un rafforzamento degli ospedali privati.
Secondo Benazzo, l’ospedale di Porto Viro quasi raddoppia l’attività chirurgica (più 11 posti letto di chirurgia e 10 di ortopedia) diventando Centro trauma di riferimento del Basso Polesine e aumenta di 4 posti la riabilitazione, a cui si aggiungono 15 posti di extra Regione e 12 di comunità.
“L’ospedale privato di Rovigo cede 10 posti di chirurgia a fronte dell’aumento di 20 posti di medicina e 20 di riabilitazione, passando da 70 posti letto totali a 100 (incremento posti letto di quasi il 50%). L’ospedale di Santa Maria Maddalena vede fortemente implementare l’attività chirurgica dove i posti letto diventano ordinari e ai quali si sommano altri 31 posti letto per l’extra regione”.
Benazzo ritiene utile anche sottolineare che dal 2010 al 2017 (“dati Ulss”) “il costo della produzione, cioè quanto speso per la nostra sanità, è passato da circa 580 milioni a 547 e il costo del personale da 152 a 147 milioni. In merito poi agli investimenti strutturali utile ricordare che quanto finalmente ora si sta realizzando, compreso il nuovo laboratorio, sono progetti che risalgono a ben prima che arrivasse il dottor Compostella e che risolvono situazioni fortemente in difficoltà soprattutto nella parte vecchia dell’ospedale.
Per vedere anche il bicchiere mezzo pieno, oltre a riconoscere positivo il risultato delle iniziative di protesta con il recupero di parte dei tagli, riteniamo positiva la scelta di invertire la precedente programmazione del 2013 mantenendo con un leggero aumento i posti letto dell’Area medica anche alla luce di una mancata riforma del territorio, da circa 8 anni fiore all’occhiello della Regione come le mai realizzate medicine di gruppo integrate, che purtroppo continua a determinare un intasamento dei pronto soccorsi e dei reparti medici che spesso ricoverano ben oltre alla normale capienza”.
Articolo di Sabato 18 Maggio 2019
4.6.19
Le nuove schede ospedaliere. Tutti i tagli della giunta Zaia ospedale per ospedale
Come previsto, passate le elezioni, ecco comparire sul Bur, il bollettino ufficiale della regione, la delibera della giunta regionale con cui vengono approvate le schede di dotazione ospedaliera. Si completa così il programma di tagli alla sanità pubblica voluto dal presidente della giunta regionale Luca Zaia. Ormai i voti li hanno presi: passato lo giorno, gabbato lo santo!
Per consultare la delibera e gli allegati, vai alla pagina del BurVeT, la versione elettronica del Bur.
Per consultare la delibera e gli allegati, vai alla pagina del BurVeT, la versione elettronica del Bur.
3.5.19
Tagli alla sanità polesana. Oggi si riunisce la conferenza dei sindaci
Dopo la bocciatura delle proposte polesane di modifica delle schede ospedaliere regionali.
Quale sarà la reazione dei sindaci?
Oggi Venerdì 3 Maggio 2019, alle ore 14.30, presso l’Aula Magna dell’Azienda ULSS 5 Polesana, in Cittadella Socio Sanitaria, si riunisce la Conferenza dei Sindaci per esprimere il proprio parere sulle nuove schede ospedaliere, devastanti per la sanità pubblica polesana.
Quale sarà la reazione dei sindaci alla bocciatura delle loro proposte?
----
Vedi anche Le nuove schede ospedaliere sono realtà, Rovigo in diretta, 2 maggio 2019.
Quale sarà la reazione dei sindaci?
Oggi Venerdì 3 Maggio 2019, alle ore 14.30, presso l’Aula Magna dell’Azienda ULSS 5 Polesana, in Cittadella Socio Sanitaria, si riunisce la Conferenza dei Sindaci per esprimere il proprio parere sulle nuove schede ospedaliere, devastanti per la sanità pubblica polesana.
Quale sarà la reazione dei sindaci alla bocciatura delle loro proposte?
----
Vedi anche Le nuove schede ospedaliere sono realtà, Rovigo in diretta, 2 maggio 2019.
Iscriviti a:
Post (Atom)


















