25.1.25
Ospedale di Trecenta, i tagli alla sanità pubblica e la necessità di difenderla. Iniziativa di Polesine progressista
19.1.25
Povertà sanitaria. Rinuncia alle cure, così il diritto alla salute viene "razionato"
da Avvenire, sabato 18 gennaio 2025
di Paolo Viana
Tra liste d’attesa e difficoltà economiche, la sanità seleziona sempre di più l’accesso per censo. L’analisi del Censis sulle cifre di una piaga denunciata dal Capo dello Stato e dalla Chiesa italiana
Un fenomeno già indagato dall’Istat e dal Censis
Il tema è diventato di scottante attualità con la riforma dell’autonomia differenziata, che inciderà pesantemente sulla gestione della spesa sanitaria.
Intervista a Ketty Vaccaro, responsabile Ricerca biomedica e Salute del Censis.
LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO
- L’Istat stima in 4,5 milioni (il 7,6% della popolazione) gli italiani che nel 2023 hanno rinunciato a prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno (visite specialistiche, escluse le visite dentistiche, o esami diagnostici), per problemi economici (4,2%) o legati alle difficoltà di accesso al servizio, incluse le lunghe liste di attesa (il 4,5%).
- Ogni 100 tentativi di prenotare prestazioni nel Servizio sanitario il 34,9% si è concluso con la decisione di rivolgersi alla sanità a pagamento, cioè in intramoenia o nel privato puro. In altre parole, in un caso su tre il costo della prestazione sanitaria è stato a totale carico dei cittadini.
- Il 36,9% degli italiani ha dichiarato di aver dovuto tagliare “altre spese” per finanziare le proprie spese sanitarie; questa quota diventa il 50,4% delle persone con reddito basso, il 40,5% con reddito medio-basso, il 27,7% con reddito medio-alto e il 22,6% con reddito alto.
- «Il rischio è quello di una sanità per censo in cui chi ha maggiori diponibilità economiche può bypassare le liste d’attesa accedendo alla sanità a pagamento, mentre chi ha più difficoltà economiche deve attendere o finisce per rinunciare alle prestazioni specialistiche o diagnostiche di cui ha bisogno».
- Cosa fa la politica per dare soluzioni? Soluzioni zero, ma un bel risparmio per lo Stato. « In fondo le liste d’attesa rappresentano una forma di razionamento non palese che impone ai cittadini di mettere mano al portafoglio per accedere alle cure, come dimostra a livello più generale anche l’andamento della spesa sanitaria negli ultimi anni» commenta Vaccaro, ricordando che la spesa sanitaria privata è aumentata nel decennio 2013-2023 del 20,2% in termini reali, mentre quella pubblica del 5,2%. E segnala che la spesa sanitaria privata delle famiglie nel 2023 (44.342 miliardi di euro) rappresentava il 25,2% del totale della spesa sanitaria (rispetto al 23,3% del 2013).
- «Si tratta di un percorso di lungo periodo che ha vincolato il Servizio sanitario con un approccio ragionieristico, già a partire dai decreti legislativi 502/92 e 517/93, imponendo tagli e modelli operativi con vincoli di budget che hanno finito per far prevalere le ragioni economiche sulla tutela della salute e imposto, più o meno sottotraccia, una forma di privatizzazione del rischio sanitario» dichiara.
- Al di là degli indicatori ufficiali, una valutazione indiretta della diversità delle performance sanitarie regionali si ritrova nei giudizi dei cittadini, con una differenza rilevante tra il 58,8% di chi si dichiara soddisfatto della sanità della propria regione tra i residenti nel Nord-Est e un ampiamente minoritario 29,2% di chi vive tra Sud e Isole».
- La gravità della situazione è confermata dalla penalizzazione cui vanno incontro le persone con maggiori bisogni sanitari e problemi di cronicità, che più avrebbero bisogno di accedere a prestazioni sanitarie e per tempi lunghi – come i controlli periodici – che non riescono a permettersi. « Il rischio che stiamo correndo è una privatizzazione non palese, con un allontanamento progressivo dai princìpi universalistici della sanità pubblica cha sta aprendo la strada a una sanità moltiplicatrice di disuguaglianze sociali e anche territoriali, ma anche a una percezione di maggiore insicurezza collettiva. E di questo progressivo viraggio gli italiani sono preoccupati, come emerge dall’elevata quota (84,2%) rilevata dal Censis di italiani convinti che i benestanti possono curarsi prima e meglio dei meno abbienti» osserva Vaccaro.
17.1.25
IMPARIAMO A DIFENDERCI DALLE LUNGHE LISTE D'ATTESA
Lo Sportello per il Diritto alle Cure di Trecenta
Sono ormai più di trenta gli Sportelli per il Diritto alle Cure organizzati dai comitati spontanei a difesa della sanità pubblica aderenti a CoVeSaP, il Coordinamento Veneto Sanità Pubblica.
Lo scorso giovedì 9 gennaio 2025 è stato aperto anche a Trecenta uno di questi Sportelli. Il servizio viene reso, in modo completamente gratuito, dai volontari del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca.
I primi casi trattati hanno riguardato principalmente visite ed esami per i quali l'Ulss aveva assegnato appuntamenti oltre il codice di priorità richiesto dal medico curante. In tutti i casi i ricorsi sono stati accolti e ai richiedenti è stata assegnata una data che rispettava i tempi previsti dalla ricetta.
Il rispetto dei tempi è parte strutturale dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). L'Ulss non può bloccare le agende per più di ventiquattro ore, non può rifiutare l'appuntamento richiesto, non può rispondere che non c'è posto. Sono comportamenti abusivi vietati dalle legge nazionale e dalla stessa normativa regionale.
Per far valere il proprio diritto il cittadino deve portare allo sportello l'impegnativa del medico, la carta di identità e l'eventuale risposta del Cup.
Parliamo di “eventuale risposta" perché dallo scorso mese di dicembre e con l'inizio di gennaio l'Ulss sta adottando una nuova pericolosa tecnica per dilazionare le date degli appuntamenti: il Cup non ha date disponibili e invita a ritornare più avanti, ma non c'è posto neanche la settimana successiva e in quella dopo ancora; intanto il tempo passa e le persone rischiano di perdere la priorità in quanto apparentemente inattive. Anche per questi casi gli Sportelli per il Diritto alle Cure hanno la modulistica adatta curata dal CoVeSaP.
I ricorsi vengono inviati per posta elettronica certificata direttamente al protocollo dell'Ulss 5, hanno il valore di una raccomandata con avviso di ricevimento e, pertanto, non possono essere ignorati.
Lo Sportello per il Diritto alle Cure di Trecenta è ospitato presso la Sala parrocchiale dell'Oratorio Don Bosco, in Piazza San Giorgio 125, e sarà attivo ogni giovedì dalle 16.30 alle 18.30.
IMPARIAMO A DIFENDERCI DALLE LUNGHE LISTE DI ATTESA
12.1.25
Medicina di gruppo di Trecenta: la riduzione del personale rende ancora più difficile la vita dei pazienti
Questo avviso è stato diffuso dai medici di medicina generale di 3centaMed a causa della riduzione del personale in servizio e delle nuove disposizioni dell'Ulss 5 polesana.
- Stop alle prenotazioni Cup
- Riduzione dell'orario in cui è possibile telefonare
- La "cassettina" per i farmaci in terapia cronica
Sempre più difficile la vita di 10.000 pazienti!
3.1.25
La giunta regionale "regala" ai privati tariffe molto salate
I più attenti ricorderanno il presidente della giunta regionale Luca Zaia invocare, un giorno si e l'altro pure, per tutte le regioni, i costi standard. Chiudeva il cerchio affermando che il Veneto garantiva prestazioni di qualità a costi inferiori a molte altre regioni, in particolare del sud.
Bene, tutto questo è acqua passata. Anzi le parti si sono addirittura invertite: il Veneto vuole spendere di più rispetto al nomenclatore tariffario approvato dal ministero della salute di concerto con quello dell'economia e della finanza. E tutto per garantire compensi più alti alle strutture private convenzionate con il servizio sanitario nazionale.
Tutte le informazioni del caso negli articoli che seguono (Il Mattino, 2 gennaio 2025).
Scarica anche la Delibera della Giunta Regionale (Dgr) n. 1251 del 29 ottobre 2024 con cui la giunta Zaia ha prorogato fino a marzo 2025 le precedenti tariffe.
Aggiornamento. La consigliere regionale Elena Ostanel (gruppo Il Veneto che vogliamo) ha presentato un'interrogazione urgente (Il Mattino, 3 gennaio 2025)
Salute mentale. Nel centenario della nascita di Basaglia il Veneto spinge verso l'istituzionalizzazione dei pazienti psichiatrici
In questo articolo, pubblicato da quotidianosanità.it, Andrea Angelozzi riepiloga le scelte della giunta regionale del Veneto sulla salute mentale.
Salute mentale stretta tra residenzialità e semiresidenzialità
di Andrea Angelozzi
18 DIC 2024 - Gentile Direttore,
spesso ci si dimentica che la psichiatria non segue il buon senso comune e le sue scorciatoie, che sembrano offrire la facile soluzione ai problemi. Quello che sta emergendo nella Regione Veneto in Salute Mentale (e non credo sia un elemento isolato nel quadro Italiano) è una aumentata richiesta di soluzioni istituzionali, sotto forma di residenzialità e semiresidenzialità. Parlo di soluzioni istituzionali, perché la attenzione è rivolta ai luoghi ove collocare le persone, e non alle attività che con le persone possono essere fatte perché stiano meglio, che prescindono dai luoghi, ma di cui non si parla e che pare non siano sentite come un problema.
Già nel 2018 vi era stata in Veneto una prima revisione della residenzialità, che aveva ampliato i posti letto rispetto ai 1859 allora esistenti. La programmazione, nelle varie tipologie di intensità assistenziale definite dalla DGR 1616/2008, consentiva di espanderli complessivamente a 2048, anche se di fatto il loro aumento si è fermato a 1874. A questi però andavano aggiunti 280 posti in strutture di nuova individuazione, le RSSP, dove la mancanza di un limite di permanenza, per ospiti i cui requisiti erano una età superiore a 45 anni e il non avere risposto a non meglio definiti interventi riabilitativi, dando al tutto una sinistra ombra neomanicomiale.
Il 14 novembre 2024 è stata approvata la DGR 1299, che mantiene i 280 posti di queste RSSP, riducendo la restante offerta. Il risultato è una residenzialità di 2076 posti letto , con quindi oltre 200 posti in più rispetto al 2018 e con i posti riservati a queste nuove sperimentazioni neomanicomiali che passano dal 12 al 14%.
La stessa delibera ha anche aumentato le rette con un aumento progressivo negli anni, che porterà nel 2026 la quota per le strutture sanitarie ad un 10-11% in più rispetto all’attuale, e quella per le socio sanitarie a un 5-6% in più.
Per quanto riguarda i Centri Diurni, già nel 2022 la Regione aveva incrementato i posti da 1397 a 1646, e definito le nuove tariffe.
Tutto questo lavoro è stato motivato da un incremento delle richieste per queste strutture segnalato dai DSM, con la difficoltà di reperire posti disponibili, un problema sollevato pubblicamente sulla stampa locale anche recentemente dalle varie associazioni che riuniscono i gestori di queste strutture. Parliamo di “gestori" anche perché questo è il primo elemento di interesse.
Di fatto quello che sta avvenendo in Salute Mentale, e non solo nel Veneto, è un crescente doppio binario. Da una parte la residenzialità e la semiresidenzialità vede come protagonisti i soggetti privati, che espandono anche i posti letto ospedalieri mentre dall’altra gli SPDC si riducono come si riducono i servizi territoriali pubblici.
Il secondo elemento, strettamente collegato, è che questi costi crescenti, per strutture istituzionali dove “mettere” i pazienti, non avviene con ulteriori specifici fondi, ma con una attribuzione al fondo sanitario indistinto delle singole ASL. Questo significa che, dal momento che non verrà certo espansa la parte localmente attribuita alla Salute Mentale e non potrà essere contratta la spesa ospedaliera, che è anzi in espansione, il costo sarà sostenuto da un minore finanziamento alla parte territoriale, i Centri di Salute Mentale, destinati ad essere sempre più dei semplici ambulatori ad ore.
Il terzo elemento è che questa espansione della spesa per la residenzialità renderà ancora più difficile la situazione dei pazienti, delle loro famiglie e dei Comuni, ove chiamati a compartecipare. Di fatto già adesso i Comuni si trovano in grandi difficoltà a sostenere questo tipo di costi. Aggiungiamo che la recente DGR sul budget di salute approvata in Veneto ha in sè la possibilità di chiedere supporto ai Comuni anche per spese riabilitative che sarebbero integralmente a carico sanitario.
Ma soprattutto c’è una considerazione, che ci riporta alla questione del senso comune e della psichiatria. Certo, a fronte della aumentata richiesta di residenzialità la soluzione più ovvia è aumentarla e renderla economicamente più gestibile per i privati. Ma questa scorciatoia del pensiero non funziona a favore dei pazienti, soprattutto perché comporta un impoverimento di quel territorio che dovrebbe evitare la cronicizzazione di cui si occupano queste strutture e favorire comunque soluzioni non istituzionali; riporta comunque la psichiatria a modelli pre Legge 180/78; e comporta una progressiva perdita di centralità per la struttura pubblica che dovrebbe coordinare gli interventi, secondo logiche di erogazione di servizi e non di profitto economico.
La apparente soluzione in realtà rischia di non risolvere nulla e di aprire la strada non solo ad una progressiva impossibilità nel gestire economicamente la soluzione, ma a una visione della salute mentale dove la minima difficoltà clinica trova automatica e pronta soluzione mettendo da qualche parte il paziente, una soluzione che la psichiatria italiana credeva di avere superato nel 1978.
Andrea Angelozzi
Psichiatra
18 dicembre 2024
19.12.24
Sistema Sanitario Nazionale: il nostro diritto alla salute calpestato
Questo volantino è affisso alla porta dell'ambulatorio del Dott. Simone Sbrenna, medico di medicina generale presso la Medicina di gruppo di Badia Polesine.
La documentazione consultata dal Dott. Sbrenna sintetizza i tagli alla sanità pubblica attuati dal governo Monti in poi. Impressionante, 43 miliardi!
La sanità privata, sostenuta da governi compiacenti e "amici", sta minando alle fondamenta il servizio sanitario nazionale: gli ospedali privati hanno ormai raggiunto il numero degli ospedali pubblici (1.003 quelli pubblici, 995 quelli privati).
9.12.24
Sanità veneta, tutti 'promossi' i direttori generali. Il compenso sale del 20%
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| Il Gazzettino, 9 dicembre 2024 |
Da notare che non tutte le Conferenze dei sindaci attribuiscono il punteggio massimo come invece avviene puntualmente e acriticamente ogni anno in provincia di Rovigo per l'Ulss 5.
Da notare anche che lo stipendio dei direttori generali è di € 154.937,06 annui lordi, ai quali aggiungere ora un altro 20%.
30.11.24
83enne di Trecenta costretto ad attendere per 4 settimane l'intervento al femore.
Una malaugurata caduta nel giardino di casa ha causato ad un cittadino trecentano una doppia frattura, al braccio e al femore sinistro. L'incidente è avvenuto lo scorso primo novembre, ricoverato all'ospedale di Rovigo perché, come è noto, al vicino ospedale di Trecenta non esiste più il reparto di ortopedia, è rimasto in attesa del necessario intervento al femore per quattro settimane.
Sulla vicenda è intervenuto anche Rovigo News con un articolo tutto teso a minimizzare la portata di quanto accaduto: Sospetto caso di malasanità, ma non lo è. Lo si capisce già dal titolo ma il testo è eloquente, prima ancora di far cenno al fatto il sottotitolo recita: "Interpellato sulla questione il dg dell’Ulss 5 Polesana, Pietro Girardi, ha abbondantemente chiarito il problema dopo la segnalazione del Comitato dei cittadini per il “San Luca”. Tutto risolto".
Già perché, secondo Rovigo News, il direttore generale dell'Ulss 5 non avrebbe chiarito le cause del ritardo, ma avrebbe addirittura "abbondantemente chiarito". Per concludere che è "tutto risolto". Una rassicurazione definitiva.
Eppure c'è tanto di direttiva ministeriale ad indicare in 48 ore il tempo in cui intervenire in caso di frattura al femore. Inoltre è assodato che l'allettamento prolungato, in particolare negli anziani, incide sul decorso e soprattutto sull'esito di un determinato quadro clinico e dovrebbe avere priorità sulle necessità di diagnosi per altre patologie non riguardanti la frattura.
17.11.24
Si ripete il calvario di un'anziana altopolesana di 97 anni al PS di Rovigo
La mancanza di un vero Pronto Soccorso a Trecenta espone gli altopolesani a disagi e rischi maggiori del resto dei residenti nel territorio dell'Ulss 5.
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| Il PS di Trecenta è stato declassato a Punto di Primo Intervento, tratta solo codici bianchi e verdi |
Si ripete il calvario di un'anziana altopolesana di 97 anni al PS di Rovigo, di Rovigo perché a Trecenta non c'è un Pronto Soccorso ma soltanto un Punto di Primo Intervento.
La signora, residente presso la Casa di Riposo di Badia Polesine, è stata trasportata direttamente a Rovigo poiché il Punto di Primo Intervento di Trecenta non poteva gestire il caso.
Il figlio, Graziano Berto, ha reso nota la vicenda che ricalca quanto era già accaduto nello scorso mese di maggio. Allora l'Ulss 5 Polesana si era scusata per il disservizio ma, evidentemente, non ha preso alcun provvedimento affinché migliorasse l'assistenza.
Di seguito pubblico i post di Graziano Berto il quale, dopo l'esperienza di maggio, aveva puntualmente informato anche l'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin. Senza esito.
Post di Graziano Berto, 6 novembre 2024
Anche oggi una bella puntata al Pronto soccorso di Rovigo con la mamma di 97 anni. Lei è arrivata alle 9.30 di questa mattina in codice bianco per sospetta 'flebite' alla gamba sx. Dopo gli opportuni esami e visite, l'ultima alle ore 16.15, alle 20.30 siamo ancora in P.S. per attendere la diagnosi dell'ultima visita. Nello stesso tempo attendiamo l'arrivo di un'autoambulanza per il rientro in struttura. Credo che la protesta pubblica che ho fatto a maggio 2024 NON SIA SERVITA A NULLA. Ringrazio la dott.ssa Lanzarin e il presidente Zaia, per aver provveduto a "MIGLIORARE QUESTO SERVIZIO, INDISPENSABILE PER I CITTADINI VENETI". In fede Berto Graziano
Post di Graziano Berto, 30 maggio 2024
Ieri 29 maggio 2024 mia madre di 97 anni, non autosufficiente, ma ancora sufficientemente presente é stata ricoverata al pronto soccorso di Rovigo verso le ore 15, per una sospetta flebite alla gamba sx. Dopo le opportune analisi, Rx alla gamba, effettuate verso le 16.30, abbiamo atteso fino alle 18.30 per avere una visita dall'ortopedico e di conseguenza la diagnosi che ha riscontrato un frattura composta sia al perone che alla tibia. Dopo aver effettuato l'opportuno intervento medicale, il medico di turno ha stabilito che mia madre poteva rientrare in struttura protetta nella stessa serata. L'ospedale, in questi casi, ha l'obbligo di riaccompagnare il paziente non autosufficiente nella sua residenza. Per fare questo, si serve di un "Taxi Ambulanza" della CIDAS , la quale è convenzionata con l'ULSS5 polesana per questo servizio. Verso le 19.15 ci viene comunicato da un'infermiere del pronto soccorso che si occuperanno loro di contattare il trasporto. Passano le ore e noi rimaniamo in attesa dell'evolversi della situazione. Mia madre stesa sul lettino ed io al suo fianco. Alle 21.15 dopo due ore di attesa, mi viene comunicato che verso le 22 arriverà l'ambulanza. Passano le 22, le 23, alle 23.45 chiedo gentilmente se questa ambulanza é in arrivo o se forse sarebbe stato meglio ricoverarla. Mi viene risposto dall'infermiera di turno all'entrata del P.S. che dobbiamo pazientare perché c'è UNA SOLA AMBULANZA CHE FA QUESTO SERVIZIO PER TRE OSPEDALI, dal Basso Polesine a Castelbaldo(?). Faccio presente all'infermiera che mia madre ed io siamo in pronto soccorso dalle ore 15 ed ora sono le 24 e sono passate 9 ore e che forse avremo il diritto di rientrare nelle nostre case. L'infermiera non risponde e si occupa di un'altro paziente. Mi rassegno , ritorno vicino a mia madre, e cerco di rasserenarla standole vicino. Passa un'altra ora e finalmente arrivano i barellieri della CIDAS. Sono le 0.50 del 30 maggio 2024. Mia madre arriva in struttura alle 1.15 circa, il suo CALVARIO É FINITO.
Mi chiedo É UMANO TENERE DELLE PERSONE ANZIANE NON AUTOSUFFICIENTI PER COSÌ TANTE ORE IN UN PRONTO SOCCORSO? CON MIA MADRE C'ERANO ALTRE PERSONE ANZIANE CHE HANNO DOVUTO ATTENDERE COSÌ TANTO TEMPO PRIMA DI ESSERE RIACCOMPAGNATE. NON SAREBBE IL CASO DI POTENZIARE QUESTO SERVIZIO PER ACCELERARE I RIENTRI , O PER L'ULSS5 È UN COSTO TROPPO ONEROSO E IL CITTADINO DEVE CONTRIBUIRE ANCHE PER QUESTO SERVIZIO? CONCENTRARE TUTTO IN UN PRONTO SOCCORSO É STATA UNA SCELTA CORRETTA? Forse , anche questa esperienza vissuta in prima persona non lascerà alcun segno, ma ciò non toglie che sia un segnale, brutto, di dove stiamo andando.
6.11.24
"Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi", di Chiara Giorgi. Quante storie, puntata del 05/11/2024
Una puntata da vedere e un libro da leggere, durata circa 28 minuti.
Dal varo della Costituzione ai giorni nostri, la salute pubblica è sempre stata un tema centrale della politica italiana. Ospite di Giorgio Zanchini, la storica Chiara Giorgi ricostruisce la storia della sanità italiana dal dopoguerra a oggi, in una puntata di Quante Storie che analizza l'attuale rapporto tra il sistema sanitario nazionale e la medicina privata.
"Codice rosso. Come la sanità pubblica è diventata un affare privato", di Milena Gabanelli e Simona Ravizza
23.10.24
La protesta: «Nessun ortopedico al San Luca»
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| Il Gazzettino, mercoledì 23-10-2024 |
Su questo argomento vedi anche i precedenti post:
11.8.24 Continua lo stillicidio del "San Luca". L'Ulss 5 colpisce il Centro Trasfusionale Da agosto il tecnico del servizio non sarà più presente. La direzione appalta le urgenze ai privati.
27.5.24 Ma non si vive di propaganda A Trecenta un'intera giornata dedicata dall'Ulss 5 alla medicina d'urgenza
3.4.24 Ospedale "San Luca". Il nuovo direttore generale dell'Ulss 5 tra promesse e propaganda
4.3.24 Per il "San Luca" serve MOLTO, MOLTO DI PIÙ. I servizi della TGR Veneto
3.3.24 «Un ospedale dimenticato» Sit-in e volantini a Trecenta. Articolo del Corriere del Veneto del 27 febbraio 2024
28.2.24 San Luca: cresce la protesta. Articolo pubblicato sul Gazzettino lo scorso 27 febbraio 2024
9.1.24 Ulss 5 Polesana: dal 15 gennaio verrà ridotta l'attività del Laboratorio analisi dell'ospedale di Trecenta. Richiesto l'intervento dei Sindaci dei Comuni altopolesani
16.10.24
7° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale
(dal sito)
"La Fondazione GIMBE ha presentato l’8 ottobre 2024 presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica il 7° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) rilevando anzitutto come dati, narrative e sondaggi di popolazione dimostrino che oggi la vera emergenza del Paese è il Servizio Sanitario Nazionale. Un divario della spesa sanitaria pubblica pro capite di € 889 rispetto alla media dei paesi OCSE membri dell’Unione Europea, con un gap complessivo che sfiora i € 52,4 miliardi; la crisi motivazionale del personale che abbandona il SSN; il boom della spesa a carico delle famiglie (+10,3%); quasi 4,5 milioni di persone che nel 2023 hanno rinunciato alle cure, di cui 2,5 milioni per motivi economici; le inaccettabili diseguaglianze regionali e territoriali; la migrazione sanitaria e i disagi quotidiani sui tempi di attesa e sui pronto soccorso affollati dimostrano che la tenuta del SSN è prossima al punto di non ritorno, che i princìpi fondanti di universalismo, equità e uguaglianza sono stati ormai traditi e che si sta lentamente sgretolando il diritto costituzionale alla tutela della salute, in particolare per le fasce socio-economiche più deboli, gli anziani e i fragili, chi vive nel Mezzogiorno e nelle aree interne e disagiate.
Perdere il SSN non significa solo compromettere la salute delle persone, ma soprattutto mortificarne la dignità e ridurre le loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi. È per questo che la Fondazione GIMBE ha aggiornato il Piano di Rilancio del SSN: un programma chiaro in 13 punti che prescrive la terapia necessaria a salvare il nostro SSN “malato”. Un piano che ha come bussola l’articolo 32 della Costituzione e il rispetto dei princìpi fondanti del SSN e mette nero su bianco le azioni indispensabili per potenziarlo con risorse adeguate, riforme coraggiose e una radicale e moderna riorganizzazione. Per attuare questo piano, la Fondazione GIMBE invoca un nuovo patto politico e sociale, che superi divisioni ideologiche e avvicendamenti dei Governi, riconoscendo nel SSN un pilastro della nostra democrazia, uno strumento di coesione sociale e un motore per lo sviluppo economico dell’Italia. Un patto che chiede ai cittadini di diventare utenti informati e responsabili, consapevoli del valore del SSN, e a tutti gli attori della sanità di rinunciare ai privilegi acquisiti per salvaguardare il bene comune."
Da questa pagina è possibile scaricare:
- il 7° Rapporto GIMBE
- la lettera del Presidente Mattarella
- il comunicato stampa
- le slide della presentazione
8.9.24
Storia: il medico condotto
Prima della riforma (link al video di Rai Cultura)
Questo non è un post sull'attualità, non riguarda la sanità di oggi e, spero, nemmeno quella di un prossimo domani. Tuttavia è un piccolo gioiello realizzato da Rai Cultura su come era organizzata l'assistenza sanitaria dall'ultimo dopoguerra fino all'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (legge 833/1978).
Dura meno di sei minuti. Ne consiglio la visione perché può dare l'idea di un "come eravamo" in un recente passato, del salto di qualità che abbiamo fatto con una politica lungimirante nel 1978 e di ciò che rischiamo di perdere se non ci facciamo carico della difesa della sanità pubblica rispetto alle politiche regressive degli ultimi decenni.
(dal sito di Rai Cultura) "Il medico condotto è senza dubbio rimasto nella memoria come figura eroica e romantica fino alla fine degli anni ’70, quando venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Era la figura di riferimento di tutti coloro che erano rimasti fuori da ogni forma di previdenza sociale ai quali non restava che affidarsi all’assistenza caritatevole privata o fornita dal Comune."
6.9.24
NO alla SALUTE DIFFERENZIATA
Si può ancora firmare ai banchetti e nei Comuni. Ultimi giorni disponibili.





















