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28.7.22

Comitati e comitati. C'è chi dice si, che va tutto bene madama la marchesa

E' insolito che nasca un comitato popolare per celebrare i risultati di una pubblica istituzione, ma è quello che accaduto nei giorni scorsi. Un'operazione che ha trovato ampio spazio nei quotidiani locali e che, addirittura, è stata distribuita ai consiglieri comunali. Come ha fatto il sindaco di Badia Polesine (scarica). Peccato che lo stesso sindaco non abbia inviato ai consiglieri anche la nota del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca con cui, lo scorso 12 marzo, si chiedeva che i primi cittadini si attivassero affinché l'ospedale uscisse dalla precarietà in cui lo costringeva la qualifica di ospedale-covid (vedi precedente post).
Ciò che segue è il commento del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca su questa surreale vicenda.
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Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Cell. 3473490340
sito internet: http://ospedaletrecenta.blogspot.it/
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Data 28/07/2022
In questi ultimi giorni è stato recapitato alle famiglie trecentane (e a quelle di centri limitrofi) un patinato volantino di quattro facciate dall’allettante titolo “Ospedale San Luca ‘Un sogno che si avvera’ Nasce il nuovo servizio di Riabilitazione”.
Il mittente risulta essere il comitato “Cittadini per la Tutela della Salute e del San Luca” che, è bene precisarlo, nulla ha a che vedere con il “Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca” che da molti anni, e ben prima dell’apparente “gemello”, porta avanti un’azione di difesa della struttura altopolesana, nel tempo sempre più impoverita di servizi e personale e svilita nel suo ruolo di ospedale per acuti.
Il documento, nell’illustrare ai cittadini l’arricchimento che deriverà al San Luca dall’entrata in funzione del “nuovo” servizio di Riabilitazione, non lesina certo complimenti: “un impegno mantenuto dalla Direzione Generale”; “Il comitato, dopo aver espresso il proprio plauso alla Direzione Generale e a tutto il personale medico e paramedico che si avvia a realizzare un così ambizioso progetto”; “Al di là della soddisfazione per i risultati raggiunti”. Non solo: “Il Comitato rivolge apprezzamento all’assessore Corazzari e ai Consiglieri regionali Bisaglia e Cestari, al Presidente della Provincia….a tutti i sindaci…”. “Punto! Due punti! Ma si, fai vedere che abbondiamo” diceva in una celebre scena il grande Totò.
Sorge l’interrogativo del perché non sia la stessa Azienda Ulss 5 Polesana a dare la notizia e l’informazione sia invece veicolata, non si sa a quale titolo, da questo Comitato. Certamente siamo ben lieti di apprendere che il servizio di Riabilitazione del San Luca sarà potenziato e che i pazienti potranno trovare una più adeguata risposta alle loro necessità, ci mancherebbe! Ma non sentiamo di unirci al coro esultante per questa operazione non ancora concretizzatasi. Il motivo? Il San Luca, entrato in funzione nel 1996 come ospedale dell’Altopolesine dopo la chiusura delle quattro preesistenti strutture, è stato oggetto, in questo quarto di secolo, di un continuo tiro al bersaglio da parte della Regione Veneto che l’ha reso una struttura ben diversa da quella che avrebbe dovuto e potuto essere. Suggeriamo al comitato ficarolese, se davvero ha a cuore la salute dei cittadini e la tutela del San Luca, di concentrarsi su aspetti che ci sembrano ben più importanti di quelli che hanno scatenato il suo entusiasmo ed i suoi toni trionfalistici.
Il 20 marzo 2019, mentre ancora si discuteva delle nuove schede ospedaliere 2019-2023, l’ex assessore provinciale alla Sanità Brusco, l’unico politico polesano che ha portato avanti, negli anni, una vera difesa del nostro ospedale, scriveva: “Il San Luca di Trecenta ormai esausto per i tagli leghisti, passerebbe nello stesso periodo (2002-2019 n.d.r.) da 222 a 132 posti letto (- 90, – 40%, addirittura 11 in meno anche delle ultime schede!)”.
Il taglio forsennato dei posti letto (struttura più colpita nel Veneto); la sua trasformazione, dal mese di aprile 2020, in “ospedale covid” senza che si sia mai pensato di distribuire anche ad altre strutture, magari private, l’enorme peso derivante da una tale destinazione; la chiusura del Pronto Soccorso, che ancora si protrae (!), e che costringe le persone bisognose di cure a rivolgersi a quello di Rovigo con le conseguenze negative facilmente immaginabili; il funzionamento “al minimo” dei poliambulatori (quando si prenotano appuntamenti al Cup per visite specialistiche, Trecenta è, molto spesso, cronologicamente, l’ultima opzione, cosicché i pazienti sono costretti a raggiungere mete anche lontanissime (Adria, Porto Viro, centinaia di chilometri…, stress psico-fisico e spese); una medicina di gruppo che non è mai decollata come filtro del Pronto Soccorso, con la presa in carico dei pazienti meno gravi al fine di impedire accessi “impropri” a tale struttura.
Benvenuto alla (nuova) Riabilitazione ma, forse, i problemi del San Luca ci sembrano molti di più (non certo “il posizionamento di raccoglitori di rifiuti nelle zone verdi” e “la manutenzione periodica degli spazi verdi esterni e il rinnovo del parco alberi”, un tocco green non guasta mai di questi tempi)!
Nel volantino il Comitato ammette - bontà sua - di avere consapevolezza “che all’interno del servizio sanitario polesano i problemi non mancano”: ma che sarà mai rispetto agli obbiettivi che si stanno raggiungendo? Non dimentichiamo che lo stesso Gruppo, forse in possesso di informazioni o di facoltà divinatorie precluse ai più, aveva già a suo tempo invaso il comune con manifesti dal gioioso e rassicurante titolo “Il San Luca ha un futuro sicuro”.
Poi venne la pandemia e la trasformazione della struttura in “ospedale covid”…. Futuro, Sogno… (una terminologia da convention motivazionali). Meglio guardare la realtà in faccia per quanto sgradevole possa essere. Il nostro Comitato, ci teniamo a ribadirlo, ha sempre cercato di mettere in luce i problemi del San Luca non per certo per alimentare focolai di sterile polemica, ma perché chi di competenza se ne facesse carico nell’interesse dei cittadini altopolesani (e non solo), che non possono essere considerati e trattati come cittadini di serie b o c.
Abbiamo fatto politica? Certo che l’abbiamo fatta! Fare politica significa cercare di impegnarsi a favore della “polis”, della Comunità dove viviamo.
Non certo per adulare i potenti di turno o per essere di ausilio al raggiungimento dei loro obiettivi.
Comitato Altopolesano dei Cittadini per il San Luca
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4.7.22

CoVeSaP interviene sui servizi pubblici per la salute mentale

Il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica consegnerà al presidente del consiglio regionale un documento sullo stato dei servizi per la salute mentale





Co.Ve.Sa.P. - Padova 9 aprile 2022


La grande manifestazione dello scorso 9 aprile 2022 promossa dal Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica.

Video su Youtube (durata circa un'ora)


24.5.22

Liste d’attesa infinite e i cittadini rinunciano alle cure, allarme di Cittadinanzattiva, 1 cittadino su 3 rinuncia alle cure

Secondo il «Rapporto civico sulla salute 2022. I diritti dei cittadini e il federalismo sanitario» di Cittadinanzattiva 1 cittadino su 3 rinuncia alle cure. Ritardi in esami, screening e interventi chirurgici

di Valentina Arcovio

Quasi due anni di attesa per una mammografia, circa un anno per una ecografia, una tac, o un intervento ortopedico. Le liste d’attesa, da sempre «tallone di Achille» del Servizio Sanitario Nazionale in tempi ordinari, durante l’emergenza hanno rappresentato la principale criticità per i cittadini. E, anche per questo, a rinunciare alle cure della sanità pubblica, nel 2021, è stato più di un cittadino su dieci. Questo è stato uno dei lasciti più importanti della pandemia, evidenziato dal «Rapporto civico sulla salute 2022. I diritti dei cittadini e il federalismo sanitario», presentato oggi da Cittadinanzattiva.

Cittadinanzattiva: «abbiamo bisogno di recuperare milioni di prestazioni»

18.5.22

“Dm 71”. In Gazzetta le motivazioni alla base della decisione del Governo di andare avanti anche senza l’intesa in Stato-Regioni


di Luciano Fassari

Pubblicata la delibera del Cdm che dà il via libera all'adozione del decreto del Ministro della salute, di concerto con il Mef, recante “Modelli e standard per lo sviluppo  dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”. Dalla scadenza imminente della milestone del Pnrr, alla necessità di affiancare al Dm 70/2015 la riforma del territorio fino ai rilievi della Corte dei conti sulla debolezza dell’assistenza territoriale e a tutti i tentativi fatti per convincere la Regione Campania a dare l’intesa ecco tutte le motivazioni per cui il Governo ha deciso che il Dm 71 deve andare avanti. LA DELIBERA

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Legge di Bilancio 2022. Tutte le misure per la sanità

Per la sanità il pacchetto è nutrito a partire dalla dote di finanziamento corrente che cresce di 2 miliardi l'anno per tre anni, cui si aggiungono altri 2 miliardi in conto capitale. Ma sono moltissime le norme di interesse per il settore: dalla proroga delle Usca alle indennità per il personale dei pronto soccorso. IL TESTOLEGGI L'ARTICOLO

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È facile smettere di legare se sai come fare: Il no restraint è un metodo di lavoro

Da NUOVA RASSEGNA DI STUDI PSICHIATRICI

rivista online di psichiatria

Volume 23 - 10 Maggio 2022

L’articolo descrive come il SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) di Ravenna sia divenuto, dal 2016 un reparto no-restraint. Viene descritto come il no restraint non sia una posizione ideologica ma un metodo di lavoro che, se applicato, può portare al superamento della contenzione meccanica. Alla base del no restraint vi sono: a) fattori architettonici del reparto b) organizzazione interna e gestione delle interfacce; c) attività clinica e assistenziale; d) formazione. Vengono portati dati a supporto del fatto che il no restraint, oltre che etico, riduce il numero delle giornate perse per infortunio del personale, il numero degli episodi di aggressività nei confronti del personale, la spesa sanitaria complessiva per ricovero. Infine vi sono suggestioni che possono anche essere ridotte le giornate in TSO. Servono comunque ulteriori studi a supporto di questi dati preliminari.

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Disponibile anche in versione pdf

17.3.22

Ai sindaci dell'Altopolesine: l'ospedale di Trecenta esca dalla precarietà

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca" chiede ai sindaci dell'altopolesine di adoperarsi affinché l'Ospedale di Trecenta torni alla normale operatività, dopo due anni in cui è stato dedicato esclusivamente alla cura dei pazienti covid.
Si chiede in sostanza di agire come i sindaci della bassa padovana che hanno ottenuto questo risultato per l'Ospedale di Schiavonia.

(scarica in formato pdf)



Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell.  3473490340
sito internet: http://ospedaletrecenta.blogspot.it/
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Data, 12 marzo 2022

Al sig. sindaco del Comune di TRECENTA

Ai sigg.ri sindaci dei Comuni Altopolesani

Nella giornata di sabato 19 febbraio u.s., centinaia di persone, con i loro sindaci ed amministratori, si sono ritrovate davanti all’ospedale di Schiavonia, nel Comune di Este, per chiedere alla Regione Veneto che tale struttura ritorni a svolgere i compiti sanitari per i quali è sorta pochi anni or sono e smetta di essere un “covid hospital”, ora che la pandemia sembra segnare il passo e stanno regredendo contagi e ricoveri.
Non è stata la prima volta che i sindaci di quel territorio ed i loro amministrati hanno fatto fronte comune per arrestare il potenziale impoverimento e declassamento di quell’ospedale. 
Anche il "San Luca", ospedale degli altopolesani, che lo scorso 5 marzo ha compiuto 25 anni dalla sua inaugurazione ufficiale, è divenuto, nell’ormai lontano 1° aprile 2020, un “covid hospital”; e ciò continua a creare alla popolazione gravi problemi relativamente a ricoveri, servizi ambulatoriali e Pronto Soccorso.
Il San Luca, già fortemente penalizzato dalle schede dell’ultimo Piano Socio Sanitario 2019-2023, ha dovuto sopportare, quasi da solo, nel territorio polesano, il peso delle varie “ondate” pandemiche. Senza che la Regione abbia mai pensato di condividere i carichi di lavoro con altre strutture, magari anche private (che, invece, si sono prese la “polpa” dei servizi che il Pubblico non è più riuscito ad assicurare alla cittadinanza).

Ciò premesso, chiediamo a Lei ed ai suoi Colleghi se non riteniate necessario riportare all’attenzione della Regione Veneto - e, in particolare, al presidente Zaia, all’assessore Lanzarin, all’assessore Corazzari e alle consigliere Cestari e Bisaglia (questi ultimi tutti altopolesani) - la situazione del “nostro” ospedale e, in particolare, della mancanza del Pronto Soccorso, affinché termini lo stato di precarietà e di forte disagio che oltre 80.000 persone stanno sopportando in aggiunta alla crisi pandemica.
Siamo anche noi cittadini Veneti, trattati però spesso come gli ultimi della classe, gravati di doveri ma con pochi diritti specialmente in campo sanitario.
Siamo stanchi di sopportare tacendo e stanchi di illuderci di essere forse trattati meglio.
E’ nostro forte desiderio che, oltre a noi, anche forze politiche, sindacali, associazionistiche ritengano impellente il dovere civile di salvaguardare la Sanità Pubblica e, quindi, il "San Luca".
Grazie per l’attenzione. 
Rimaniamo in attesa di un rapido riscontro.

Comitato altopolesano dei cittadini per il "San Luca"
La portavoce - Jenny Azzolini

22.1.22

SOS Salute Mentale nel Veneto, conferenza stampa di CoVeSaP

Il Coordinamento veneto per la sanità pubblica (CoVeSaP) formato dai comitati per la sanità pubblica nati in tutta la regione, in vista dell'iniziativa che si terrà oggi, ha tenuto una conferenza stampa in cui è stato delineato un quadro impressionante sulla salute mentale in Veneto.

Link alla conferenza stampa del 17/01/2022

https://youtu.be/bGYjb9GBzeA

16.9.21

Quattro indizi sul rischio privatizzazione SSN

di Rosy Bindi, Nerina Dirindin e Marco Geddes

Associazione Salute diritto fondamentale

14 settembre 2021

Segnalo questo importante articolo dell' Associazione Salute diritto fondamentale, a cura di Rosy Bindi, Nerina Dirindin e Marco Geddes.

I quattro indizi.

Primo indizio: il personale del SSN al palo

Secondo indizio: la lentezza nella ripresa dell’attività ordinaria

Terzo indizio: concorrenza sleale

Quarto indizio: il modello lombardo è OK

Invito a leggere il testo integrale a questo link https://salutedirittofondamentale.it/quattro-indizi-sul-rischio-privatizzazione-ssn/ Al termine è possibile sottoscrivere il documento, personalmente l'ho fatto.


22.7.21

Salute mentale nel Veneto. Conferenza stampa del Movimento per la Difesa della Sanità Pubblica Veneziana

Preziosi i dati raccolti dal Movimento per la Difesa della Sanità Pubblica Veneziana.

La salute mentale era già in difficoltà prima del covid. In Veneto si è ridotta la spesa per la salute mentale mentre sono raddoppiate le rette nelle strutture residenziali.

A questo link potrete seguire la conferenza stampa (durata 29 minuti) pubblicata su Youtube:

https://youtu.be/Yr9Pg-u6dhg

29.6.21

Comitato per il "San Luca". Gli annunci dell'Ulss, le notizie sulla stampa... e la realtà


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell.  3473490340
sito internet: http://ospedaletrecenta.blogspot.it/

28 giugno 2021

EFFICIENZA  E  BUGIE

    La mamma anziana si sente male. Il medico di base dice di chiamare il 118, ma l’ambulanza avvisa che porta solo a Rovigo, perché dalle 13 non si può entrare nel “cosiddetto” pronto soccorso di Trecenta (il medico di base non ne era a conoscenza). Quindi al San Luca, che i giornali dicono non essere più ospedale COVID, non esiste ancora né PS né astanteria. Un medico dell’Asl resta sino alle ore 16, poi è sostituito dal medico del 118 più un’infermiera.

Per fortuna in servizio c’è la dottoressa  Virgili che non guarda l’orologio. E visita. E riesce a ricoverare la signora arrivata con mezzo privato.

    Altro caso che contraddice le notizie dei giornali: su un quotidiano locale del 6 giugno si legge “...i reparti Covid ormai si svuotano... da lunedì 7 giugno riprenderà l’attività ordinaria della Week Surgery e del Day Surgery dell’ospedale di Trecenta. Con 20 posti letto destinati  a pazienti non Covid nell’area medica, nell’ospedale di comunità per un altro quotidiano.

    Intanto ci dicono che 2 cittadini, con appuntamento per interventi in day hospital e cataratta, vengono dirottati ad Adria.

    A questi esempi possiamo aggiungere certe informazioni cartacee affisse su colonne al San Luca,  ma non aggiornate; scarse indicazioni sugli ascensori “attivi” che fanno pensare ad un ABBANDONO di servizi.

    Partendo dal nostro desiderio di una nuova normalità, migliore della precedente, vogliamo riaffermare che il San Luca è un patrimonio della sanità veneta.

E quindi dei cittadini.

    Ha dato risposte al Covid, dimostrando efficienza organizzativa, cortesia ed  accoglienza. E’ opportuno che riprenda veramente quella funzionalità efficace permessa dalla situazione attuale.

Da tempo il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca  chiede un arricchimento dei servizi. 

    Noi pensiamo che il Covid sia un’occasione propizia per affermare che un servizio sanitario pubblico efficace deve essere un diritto. 

Anche degli altopolesani. 

Anche degli anziani, per i quali sono insufficienti segnalazioni ed  informazioni approssimative o, per molti, non facilmente comprensibili.

Per il Comitato - Jenny Azzolini

31.5.21

Università di Padova, “La mancata zona rossa d’autunno in Veneto ha provocato 3mila morti in più”

fonte: Il Fatto quotidiano, 29 maggio 2021

Uno studio dell'Università di Padova prospetta un bilancio ancor più disastroso della gestione della pandemia in Veneto durante la seconda ondata.


Il permanere del Veneto in zona gialla durante l’autunno e la prima fase invernale del 2020 è alla base della drammatica escalation di morti. Ed è quantificabile in almeno 3mila decessi che si sarebbero potuti evitare. A sostenerlo è uno studio condotto dal professore Enrico Rettore, docente di Econometria all’Università di Padova, che ha analizzato l’andamento della pandemia in relazione ai vari livelli di lockdown, raffrontandoli con le regioni confinanti, la Lombardia, l’Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento.

Leggi l'articolo completo

28.5.21

Covid, seconda ondata. Che fine ha fatto l'annunciata commissione d'inchiesta?



A inizio maggio sembrava cosa fatta. Zaia approva, in tv e sui giornali, ma poi? Più nulla.

Vedi articolo del Corriere del Veneto del 04-05-2021

Aggiornamento del 10 giugno 2021:

Dal Gazzettino del 9 giugno 2021:

- Approvata all'unanimità dal consiglio regionale la costituzione della commissione d'inchiesta sui contagi e decessi della seconda ondata.

- Entro venti giorni la nomina dei commissari, 10 di maggioranza e 5 di minoranza. Il presidente sarà designato dalle opposizioni, vice presidente e segretario saranno nominati dalla maggioranza.

- Entro novembre le conclusioni.

«Crisanti non può essere querelato per le sue ricerche»

 fonte: Il mattino di Padova 03 05 2021

Il Covesap e il prof Fulvio Ursini in difesa del microbiologo dell'Università di Padova

Non ci sarà il professor Andrea Crisanti domani in commissione Sanità, a palazzo Ferro Fini, a spiegare i suoi dubbi scientifici sull'efficacia dei tamponi rapidi nella prevenzione al Covid. I rappresentanti dell'opposizione restano convinti che la sede del dibattito sia il consiglio regionale, che inizia alle 15, ma sarà difficile che il presidente Zaia partecipi al dibattito. Lui ci sarà alle 12, quando Sonia Brescacin aprirà i lavori con le audizioni dei 9 consulenti chiamati a spiegare nel dettaglio su quali basi siano stati adottati i provvedimenti per contrastare la pandemia.

La trasmissione Report Rai 3 ha portato a galla l'altra faccia della medaglia, quella della sofferenza di chi a Montebelluna e nelle case di riposo ha visto la sanità al collasso, con il boom di ricoveri e decessi quando il Veneto era in zona gialla.

Il Covesap, il coordinamento della sanità pubblica con una nota firmata da 66 esponenti, scrive che la trasmissione Rai ha portato a galla l'anomalia veneta, di una «Zona Gialla conservata malgrado la situazione pandemica fosse fuori controllo.

Di fronte a questa situazione, il Covesap condanna la denuncia per diffamazione al professor Crisanti presentata da Azienda Zero» in merito alla ricerca sull'esito dei tamponi rapidi. Il coordinamento esprime solidarietà al professor Crisanti e gli riconosce il ruolo fondamentale svolto fin dalle prime ore della lotta alla pandemia. «Non si può accettare che chi lavora al servizio della scienza possa essere oggetto di minacce e denunce a causa dei risultati dei propri studi», conclude la nota.

Sulla vicenda prende posizione per la seconda volta il professor Fulvio Ursini, decano del dipartimento di Chimica biologica, confluito nell'Istituto di medicina molecolare dell'ateneo di Padova. Dopo aver ribadito «stima e rispetto scientifico al professor Crisanti», il docente esprime «una forte perplessità per un fatto cui mai mi sarei aspettato di dover assistere. Mai, almeno in tempi moderni, si è visto che fare ricerca e presentare dati verificabili potesse suscitare in chicchessia una reazione che configuri un'azione diffamatoria. Mai mi sarei aspettato una simile mancanza di rispetto non solo di una persona, quanto dell'operare scientifico e accademico stesso. La libertà di pensiero non si può scindere dall'attività di ricerca».


CoVeSaP condanna attacco di Azienda Zero (leggi Zaia) al prof. Crisanti

 fonte: https://www.vicenzapiu.com/leggi/inchiesta-report-rai3-su-criticita-seconda-ondata-pandemia-covid-in-veneto-covesap-condanna-attacco-di-azienda-zero-al-prof-crisanti/

Inchiesta Report (Rai3) su criticità seconda ondata pandemia Covid in Veneto

CoVeSaP (Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica) condanna attacco di Azienda Zero al prof. Crisanti

La trasmissione Report di lunedì 26 aprile su Rai3 ha mostrato le gravi criticità della seconda ondata della pandemia in Veneto per numero di contagi, ricoveri e, soprattutto, decessi da Covid-19, in forte contrasto con quanto accaduto nel corso della prima ondata. Nei mesi di novembre e dicembre, il pervicace mantenimento della Zona Gialla malgrado la situazione pandemica fuori controllo, ha creato le condizioni di quella che CoVeSaP ha definito lAnomalia veneta”. A nulla sono serviti i numerosi allarmi e gli esposti alla magistratura di CoVeSaP e di altri autorevoli soggetti che chiedevano misure più restrittive urgenti.

Le testimonianze di scienziati, operatori sanitari e cittadini costituiscono levidenza per capire le cause della tragedia: la permanenza in Zona Gialla prima di tutto, basata sulla dichiarazione, da parte della Regione, di un numero gonfiato di posti letto di terapia intensiva disponibili, ma anche il tracciamento inefficace o inesistente e luso improprio dei tamponi rapidi (antigenici di prima e seconda generazione) nelle RSA, nei pronto soccorso e nel personale sanitario. Questi, secondo CoVeSaP, sono i fattori che hanno contribuito maggiormente allesplosione di contagi, ricoveri e decessi (stimati in almeno 2.000 oltre gli attesi, sulla base dellincidenza media nazionale dei decessi per settimana riportata sul sito della Protezione Civile per il periodo dal 1° dicembre 2020 al 1° marzo 2021).

Di fronte a questo contesto CoVeSaP condanna le accuse e la denuncia per diffamazione rivolte da Azienda Zero al prof. Crisanti che per primo, a fine ottobre, quando lesplosione dei contagi non era ancora iniziata, aveva comunicato tempestivamente allAzienda Ospedale-Università e alla Regione i risultati preliminari delle analisi comparative tra tamponi rapidi e molecolari, che documentavano la scarsa affidabilità (70%) dei rapidi, e i rischi derivanti da un loro uso generalizzato. Lo studio, retrospettivo osservazionale ed indipendente, è stato effettuato in collaborazione con altri ricercatori dellAzienda Ospedale-Università di Padova, approvato dal Comitato Etico e inviato per pubblicazione ad unimportante rivista internazionale.

Il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica esprime la sua piena solidarietà, personale e istituzionale, al prof. A. Crisanti, riconoscendogli il ruolo fondamentale svolto fin dal primo momento e continuativamente nella lotta alla pandemia. Non solo con la dimostrazione dellimportanza dei soggetti non sintomatici e con altre osservazioni originali pubblicate su prestigiose riviste internazionali, ma anche con la segnalazione dei rischi di un uso improprio dei tamponi rapidi. E’ inaccettabile che chi lavora al servizio della scienza possa essere oggetto di minacce e denunce a causa dei risultati dei propri studi. CoVeSaP incoraggia dunque il prof. Crisanti a resistere alle intimidazioni, continuando a svolgere il suo ruolo di scienziato indipendente e rigoroso. E con lui incoraggiamo a resistere e sosteniamo anche tutti i ricercatori e i sanitari impegnati nella lotta alla pandemia e nella difesa e crescita della sanità pubblica.

Per CoVeSaP:

Comitato per la difesa dellospedale di Adria e dei servizi socio-sanitari (RO); Comitato Alto Polesano dei cittadini per S. Luca di Trecenta (RO); Comitato per la difesa della Sanità Pubblica Alta Marca (TV); Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino (VI); Movimento per la difesa della Sanità Pubblica Veneziana (VE); Associazione tutela salute del cittadino e salvaguardia Ospedali di Pieve di Cadore ed Agordo (BL); Comitato per la difesa dellospedale Fracastoro di S. Bonifacio (VR); Associazione APRI; Comitato SOS Ospedale SantAntonio (PD); Comitato Alta Padovana Camposampiero (PD); Comitato Popolare Lasciateci respirare” (Bassa Padovana).

Maurizio Manno Orianna Zaltron Massimo Marco Rossi Paolo Fumagalli

27.5.21

Report, il giallo veneto. Sanità veneta durante la seconda ondata. Duemila morti in più. Il servizio di Report di lunedì 26 aprile 2021

 fonte: Report



Cosa è successo alla sanità veneta? Nella gestione del virus all'inizio sono stati i primi della classe. Ma a gennaio hanno registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia. Nonostante il parametro di occupazione delle terapie intensive fosse stato superato, già a novembre, il Veneto è rimasto in zona gialla. Perché? Uno degli artefici dei successi della prima ondata è stato il prof. Andrea Crisanti che però durante la seconda ondata è stato messo da parte e non sono stati ascoltati i suoi allarmi sulla sensibilità dei tamponi rapidi di cui il Veneto ha fatto largo uso. 

Rivedi la puntata

15.4.21

I sindacati dei medici: OSPEDALI SONO SOVRACCARICHI, NO A UN ALLENTAMENTO PREMATURO DELLE RESTRIZIONI

 


Covid-19
Rallenta la crescita dei contagi ma continua il sovraccarico di tutto il sistema ospedaliero. Gli indici di occupazione delle terapie intensive e dei reparti Covid sono ben oltre le soglie critiche. Oltre mezzo milione di contagi attivi, centinaia di morti ogni giorno.

Scarica in formato pdf il comunicato stampa in data  13 aprile 2021 firmato dai sindacati ANAAO ASSOMED – CIMO-FESMED – AAROI-EMAC – FASSID (AIPAC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR) – FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SSN – FVM Federazione Veterinari e Medici – UIL FPL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE AREE CONTRATTUALI MEDICA, VETERINARIA SANITARIA – CISL MEDICI.

Lo straordinario impiego di risorse umane nella lotta alla pandemia ha causato la perdita di milioni di prestazioni sanitarie. In proposito vedi il precedente post Covid ferma le cure. Censis: «Saltate 46 milioni di visite, 14.000 diagnosi di tumore in meno».

9.4.21

Covid ferma le cure. Censis: «Saltate 46 milioni di visite, 14.000 diagnosi di tumore in meno»

fonte: https://www.ilmessaggero.it/salute/medicina/tumori_malattie_saltano_visite_oggi_8_aprile_2021-5885128.html


«46 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici in meno (-31%) - ha dichiarato -, 700.000 ricoveri in meno in medicina interna (-70%) e 3 milioni in meno di screening oncologici (-55%) con 14.000 diagnosi di tumore in meno».

La pandemia, tuttavia, ha aggiunto Valerii, «è stata uno straordinario fattore di accelerazione di fenomeni preesistenti e in atto e ha finito per squarciare il velo sulle nostre fragilità strutturali».

Nel periodo 2014-2019 la spesa sanitaria pubblica in Italia ha registrato una riduzione dell'1,2%, mentre aumentava in Germania (+18,4%), Francia (+15,1%), Regno Unito (+12,5%), e questo ha avuto i suoi effetti sul Sistema sanitario.

Tra 20 anni, infatti, «la spesa sanitaria pubblica per gli anziani rappresenterà il 63% della spesa sanitaria pubblica. Quindi anche senza lo shock del Covid la politica avrebbe dovuto affrontare una riorganizzazione del Sistema sanitario nazionale».

E' ancora uno studio del Censis a confermare che, oltre il 40% non crede che la sanità della propria regione sarebbe pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze, mentre il 93% ritiene una priorità investire maggiori risorse nella sanità e nel personale dedicato. Rispetto a come allocare le risorse che arriveranno, il 91,7% dei cittadini è dell'idea che bisognerebbe
dare un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus come da altre malattie. Quasi all'unanimità (94%), gli italiani chiedono inoltre il potenziamento della sanità di territorio. E infine, il 70,3% considera necessario un maggior ricorso a telemedicina e soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.

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