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5.4.23

Ex Ospedale "Casa Rossi" di Trecenta. Rischio crollo. Pericolo per l'incolumità delle persone.

Il vecchio ospedale di Trecenta, abbandonato nel 1997, sta crollando e costituisce un pericolo per quanti, nonostante i cartelli, si introducono nell'edificio.
Il Comitato altopolesano dei Cittadini per il "San Luca" ha scritto al Direttore generale dell'Ulss 5 Polesana, al Sindaco di Trecenta, ai Vigili del fuoco di Rovigo.

Questo il testo della comunicazione inviata il 4 aprile 2023 via pec unitamente alla documentazione fotografica.

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Al Direttore generale dell'Azienda ULSS 5 Polesana

protocollo.aulss5@pecveneto.it


Al Signor Sindaco del Comune di Trecenta

protocollo.comune.trecenta.ro@pecveneto.it


Alla Direzione Regionale Vigili del Fuoco Veneto e Trentino Alto Adige

Comando VV.F. di Rovigo

com.rovigo@cert.vigilfuoco.it


Oggetto: Ex Ospedale "Casa Rossi" di Trecenta. Rischio crollo. Pericolo per l'incolumità delle persone.


Si informa la S.V. delle condizioni di estrema precarietà in cui versa la struttura dell'ex Ospedale "Casa Rossi" in Via Matteotti a Trecenta.

La prossimità con un istituto scolastico e la vicinanza ai giardini pubblici di Viale Alighieri stimola la curiosità e lo spirito di avventura di ragazzi che trovano invitanti le finestre aperte al piano terra della struttura.

Le condizioni fatiscenti del fabbricato costituiscono un grave pericolo per chi dovesse introdursi all'interno nonostante la segnaletica esposta lungo la recinzione.

Poiché raccogliamo continue segnalazioni di incursioni di giovani nella struttura, si invita la S.V. a voler predisporre ogni ulteriore iniziativa al fine di impedire, con sicurezza, l'intrusione di persone e possibili gravi incidenti.

Si allegano alcune foto dell'edificio allo scopo di documentare la presente segnalazione.

Distinti saluti.

per il Comitato altopolesano dei Cittadini per il "San Luca"

il portavoce - Pietro Tosarello










20.3.23

Vicenza, 15 aprile 2023. 2^ Manifestazione regionale in difesa della sanità pubblica


Sabato 15 aprile torniamo in piazza.

Perché se la salute è un diritto, la difesa della sanità pubblica è un dovere.

Appuntamento a Vicenza, alle 9.30, appena fuori dalla Stazione.


16.3.23

La "fama" del San Luca


"Una buona struttura ospedaliera un tempo... ora allo sfascio totale... come tutta la sanità pubblica d'altronde..."

Commenti come questo sono ricorrenti sui social a proposito dell'ospedale di Trecenta. Purtroppo una cattiva fama non del tutto ingiustificata.

Chi governa la sanità in Veneto ha cominciato a togliere servizi all'ospedale sin dal giorno successivo all'inaugurazione. Via reparti e primari, ben prima della carenza di medici che attualmente sperimentiamo sulla nostra pelle; piano piano, senza far troppo rumore. E riduzione progressiva degli ambulatori di specialistica.

"Un ospedale su due sedi" era lo slogan lanciato dal direttore generale di quella che era all'epoca l'Ulss 18 (alto e medio Polesine, ospedali di Rovigo e Trecenta) per farci ingoiare il rospo. Bisognava "razionalizzare", "la sanità è piena di sprechi" e via di questo passo per giustificare chiusure di reparti e riduzioni dei servizi.

Poi il covid, la carenza di specialisti, la fuga di medici dal servizio sanitario nazionale, turni e condizioni di lavoro massacranti per chi resta.

Ma tutto questo non è il frutto del destino, nemmeno il covid, tutto deriva dalla pervicace volontà politica, per altro mai dichiarata, di minare il servizio sanitario nazionale, universalistico e gratuito, a favore della sanità privata.

Dobbiamo opporci, con tutte le nostre forze. E' in pericolo un diritto costituzionale essenziale, quella salute "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" (art. 32).

Il 15 aprile 2023 partecipiamo alla manifestazione che si terrà a Vicenza perché

SE LA SALUTE È UN DIRITTO,

LA DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA È UN DOVERE!

(vedi precedente post)

23.2.23

9.2.23

Battiamoci per la sanità pubblica

fonte: quotidianosanità.it

Gentile Direttore,
sono due gli aspetti che, in futuro, sono destinati a indebolire ulteriormente la nostra sanità pubblica. In gran parte sono gli stessi che hanno segnato profondamente e negativamente il nostro recente passato, con l’aggiunta che la stagione delle riforme, appena intrapresa in assenza di personale, ne aggraverà la portata e l’indebolimento del pubblico a favore del privato. Un aspetto è di carattere economico, l’altro più squisitamente di carattere normativo. Entrambi in linea con quella visione ideologica che il privato alimenta da anni e che, grazie al controllo dei media, ha dato il via alla denigrazione dei lavoratori e del servizio pubblico prima, per aprire poi quote di mercato sempre più consistenti al privato.

L’elemento economico, noto da tempo, è emerso con grande chiarezza dalla recente Relazione della Corte dei Conti al Parlamento che ben evidenzia il tentativo, messo in campo negli ultimi 20 anni, di fiaccare e sgretolare il nostro SSN pubblico. Emerge infatti dal rapporto che, dal 2008 al 2019, mentre cresceva il finanziamento sanitario percentuale di Germania all'81,4, Francia al 34,5 e Inghilterra al 40,1, l’Italia cresceva solo del 15,4. Peggio solo la Grecia. Anche lo sforzo profuso nel biennio 20/21, causa Covid, è stato inferiore in Italia: 15,5 % rispetto a Germania 17,3% e GB 27,2%. Manca il dato cumulato francese. In termini di valori assoluti il divario tra questi Paesi è abissale.
Un cittadino italiano nel 2008 spendeva per curarsi 2279 euro, 500 euro (17 %) in meno di un cittadino tedesco, francese e inglese. Nel 2021 un cittadino italiano ha speso 3052 euro, vale a dire 3300 euro in meno - meno della metà dunque- di un cittadino tedesco che ha speso 6352 euro e 1500 euro, vale a dire un terzo in meno, di un cittadino francese o inglese che hanno speso circa 4500 euro. Nè ci attendiamo grandi recuperi purtroppo.

Nel DEF pluriennale è addirittura previsto dal governo un ulteriore definanziamento della sanità pubblica per scendere fino al 6,2% del PIL nel 2025, che posizionerà l'Italia 1 punto sotto alla media OCSE (circa 20 miliardi), 4 in meno della Germania e 3 in meno di Francia e GB. Accanto all’evidente sotto finanziamento del SSN, è cresciuta negli stessi anni, la quota delle risorse investite dal pubblico ma finite in mani private. Infatti, negli anni è scesa soprattutto la spesa per il personale che è invece l’elemento cardine di un sistema pubblico!

Nel 2002 la spesa per i redditi da lavoro dipendente in sanità ammontava al 35 % del totale, nel 2018 era del 30 %, oggi è del 29 %. Per questa stessa voce, in termini nominali si è avuto, rispetto al monte complessivo, un picco nel 2010 con 36,7 miliardi, scesa nel 2018 a 34,8 miliardi. Oggi siamo a 38,1 miliardi per i lievi incrementi 20/21 Covid correlati, che stanno peraltro mettendo in crisi i bilanci delle regioni a maggiore vocazione pubblica per la mancata compensazione delle spese Covid 2021 da parte degli ultimi 2 governi. Il blocco decennale dei contratti, il contenimento degli stipendi e del turnover sono alla base di questi dati.

Nello stesso periodo sono invece cresciuti in sanità, dal 20 al 30 % , i consumi intermedi, configurando di fatto un passaggio di risorse pubbliche in mani private. In conclusione, la logica del sotto finanziamento e del taglio di personale nel decennio 2009-2019 aveva messo in ginocchio il SSN, come la pandemia ha impietosamente dimostrato. La perdita di 40.000 posti letto e 37.000 dipendenti pubblici del sistema sanitario nazionale è stata la diretta conseguenza di questi tagli.

Il permanere del blocco di spesa per le assunzioni al 2004 meno 1,4 %, deciso dal ministro Brunetta nel 2009 sempre reiterato tranne brevi e poco significative parentesi, è alla base di questa dinamica che ha indebolito il sistema pubblico. La politica di investimenti sanitari per silos separati non consente peraltro travasi e, proprio a causa del blocco assunzionale, impedisce di incrementare la spesa per il personale.

Si assiste così a un doppio paradosso: anche se aumentasse il finanziamento complessivo gli organici resterebbero bloccati; se una regione volesse, anche a invarianza di spesa, incrementare il personale non lo potrebbe fare perché andrebbe oltre il tetto di spesa per il personale fissato oltre 15 anni fa. Dunque siamo all’interno di una doppia camicia di forza che indebolisce il sistema pubblico: un limite di spesa complessivo e il blocco delle assunzioni. In pratica si salvaguarda il privato e si colpisce il pubblico che non può assumere per rispondere ai nuovi bisogni legati all’invecchiamento della popolazione, alla conseguente crescita delle cronicità, alla comparsa di nuove insidiose patologie. Si invoglia così a esternalizzare.

Indebolire il pubblico per poterlo prima screditare e poi sostituire con il privato è una ricetta ormai nota che abbiamo imparato e provato sulla nostra pelle. Anche il tema delle aggressioni ai sanitari è spesso il frutto avvelenato di questa narrazione.

Con questa dinamica perversa ci approntiamo alla riforma della Medicina territoriale del DM 77. Una riforma che vede grandi investimenti pubblici strutturali e tecnologici grazie al PNRR. Case della comunità, Ospedali di comunità e Centrali Operative territoriale non tarderanno a prendere fisicamente corpo. Ma chi è come gli darà vita? Nulla o quasi nulla è previsto dal punto di vista delle assunzioni pubbliche. Chi popolerà dunque quelle strutture finanziate da risorse pubbliche? Se non si rimuove il vincolo del blocco di spesa per le assunzioni pubbliche la risposta è scontata! Il privato ringrazia per l’ennesimo regalo!

Non siamo mai stati inclini alla retorica degli eroi, abbiamo fatto il nostro dovere, onorato il patto sociale e il giuramento professionale, non meritiamo però un altro tradimento. Non lo meritano i cittadini già pesantemente impoveriti. Se non ci sarà un atto di resipiscenza del governo, dovranno essere tutte le forze sindacali a porre insieme e con forza il tema della tutela della salute pubblica come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della comunità…. come recita l’articolo 32 della nostra Costituzione repubblicana.

Pasquale D’Onofrio
Segretario regionale FP Cgil Medici e Dirigenti Sanitari Toscana

25 gennaio 2023


Stiamo rendendo l’accesso alle cure un privilegio di pochi

fonte: quotidianosanità.it

di Ornella Mancin

31 GEN - 

Gentile Direttore,
ha ragione il prof. Cavicchi: la sanità pubblica sta morendo sotto i nostri occhi e nessuno sta muovendo un dito perché questo non avvenga. I benzinai, i tassisti, tanto per citare alcune categorie, sono in grado di farsi ascoltare dai governi di turno; noi non ci riusciamo eppure abbiamo in mano le sorti di uno dei servizi pubblici più importanti per la popolazione.

Essenzialmente perché siamo divisi in mille rigoli difficili da ricomporre e poi perché ci hanno sempre fatto ritenere “poco etico” scioperare: non si possono bloccare i servizi sanitari perché i cittadini ne hanno bisogno e noi lavoriamo per la salute degli altri.

Ma se tutto questo rischia di finire miseramente, se la sanità pubblica finirà di essere tale se noi non ci muoviamo , non può diventare “etico” scioperare e bloccare tutti i servizi sanitari perché la politica si renda conto dell’estrema gravità della situazione?

Parigi val bene una messa!

Ci sono un sacco di motivi per incrociare le braccia:

  • un carico burocratico che sta distruggendo la professione,
  • la carenza di personale sanitario che ci costringe sia che si lavori in ospedale che si lavori nel territorio a carichi di lavoro ormai intollerabili,
  • una continua e progressiva esternalizzazione dei servizi che rende il lavoro in sanità sempre meno competente e più rischioso per la salute dei cittadini,
  • stipendi poco dignitosi a fronte di cifre esagerate elargite alle cooperative esterne che forniscono personale spesso poco qualificato,
  • l’aumento di aggressività dei pazienti che spesso frustrati nelle loro richieste esprimono il loro carico di rabbia verso chi li cura perché rappresentano l’unico “front-office” verso cui ci si può scagliare,
  • la percezione chiara che tutto ciò non interessa i decisori politici che stanno lasciando che lo sfascio si avveri.

Su tutto questo si sta abbattendo l’autonomia differenziata, come una spada di Damocle destinata a dare il colpo di grazia al nostro SSN decretando per sempre la fine.

....

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Autonomia, l'allarme dei medici: «È un errore, solo i ricchi potranno curarsi»

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Verona: «Il Snn è già malato grave, questo sarà il colpo di grazia. Aumenteranno le disparità e il rischio è finire come in America»

Il pericolo di una «sanità per ricchi»

L'esempio del Covid

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4.2.23

Il regionalismo differenziato in sanità. Report Osservatorio GIMBE 1/2023

Gennaio 2023

1. Premessa.................................................................. 1

2. Le tappe del regionalismo differenziato ................. 2

3. Le maggiori autonomie sulla tutela della salute richieste dalle Regioni Emilia-Romagna,

Lombardia e Veneto .................................................... 5

4. Livelli Essenziali di Assistenza: le diseguaglianze regionali 10

5. La mobilità sanitaria .............................................. 12

6. La survey GIMBE sul regionalismo differenziato .. 14

7. Conclusioni ............................................................ 16

Appendice 1. Tavola sinottica delle maggiori autonomie sulla tutela della salute richieste

dalle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto 18

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6.1.23

CoVeSaP (Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica): Basta omertà sulla sanità in Veneto

A seguito della puntata di Report dello scorso 2 gennaio il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica (CoVeSaP) ha pubblicato un comunicato stampa che riprende le vicende legate alla seconda ondata dell'epidemia da Covid-19, particolarmente pesante in Veneto. L'uso di tamponi rapidi, molto meno sensibili di quanto dichiarato, anche per testare il personale e i degenti delle case di riposo (Rsa) è costato assai caro in termini di decessi. Nel dicembre del 2020 CoVeSaP aveva presentato un esposto al riguardo nelle sette procure del Veneto.

Il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca aderisce a CoVeSaP.

Quello che segue è il testo del comunicato diffuso da CoVSaP.

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Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica(CoVeSaP)

Basta omertà sulla sanità in Veneto

La Rete dei Comitati di Cittadini Veneti in difesa della Sanità Pubblica intende sostenere e riaffermare con questo comunicato le denunce già espresse nel 2020 sulla gestione della Pandemia Covid nella Regione Veneto, a sostegno di quanto affermato dal Prof. Andrea Crisanti e quanto rivelato dalla trasmissione televisiva Report del 02.01.2023.

A tale proposito ricorda che in data 17.12.2020 CoVeSaP aveva presentato un Esposto presso le 7 Procure della Repubblica delle Province Venete, chiedendo di verificare se fossero state poste in atto dalla Regione Veneto tutte le misure necessarie per contenere la diffusione dell’epidemia, visto che il numero dei contagiati e dei decessi erano da settimane molto più alto della media nazionale. Nell’Esposto si segnalava la elevata percentuale dei positivi al Tampone molecolare circa il 20% dei soggetti testati, di gran lunga superiore alla media italiana, il numero dei ricoverati in Terapia Intensiva 349 e in area non critica 2694 anche questi dati assolutamente sopra la media nazionale, il numero dei deceduti che in quel periodo era di più di 100 al giorno e infine che di tutte le persone mancate dall’inizio dell’Epidemia 4992, 1968, circa 2 su 5, erano degenti delle Case di Riposo. L’Esposto a quanto ci risulta è stato archiviato da tutte e 7 le Procure.

Quello che CoVeSaP contestava era la mancata attivazione della “Zona Rossa” provvedimento richiesto anche da molti altri soggetti tra cui il Presidente della Provincia di Padova Fabio Bui , provvedimento adottato in Lombardia dove aveva drasticamente ridotto il numero dei contagiati e dei decessi.

I motivi per chiedere la Zona Rossa sono stati ampiamente descritti in numerosi documenti, prese di posizione, poiché gli indicatori che permettevano di restare in Zona Gialla erano molto dubbi:

  • I 1.000 posti -letto di Terapia Intensiva, assolutamente virtuali, reali circa 700 come ammesso dallo stesso responsabile Sanità Veneta Dott. Flor in Conferenza stampa del 4.1.21 e denunciato più volte dai rappresentanti dei Medici Anestesisti e Rianimatori

  • L’ uso massivo dei Tamponi Rapidi che abbassava la percentuale dei soggetti positivi, già allora ampiamente criticati, di cui veniva contestata la documentazione scientifica a supporto e la scarsa affidabilità diagnostica, soprattutto per operatori ospedalieri e delle Case di Riposo.

  • Il “malfunzionamento “ del Database Regionale che ha classificato erroneamente, per un periodo imprecisato, i casi positivi come asintomatici.

Critichiamo anche l’uso del denaro pubblico in maniera poco appropriata, ricordiamo “il Sistema di tracciamento Veneto ENG-DE4Bios” mai utilizzato, gli incarichi ad Avvocati Esterni finalizzati a querelare esponenti politici che esprimevano critiche alla gestione regionale, come il Consigliere Comunale Carlo Cunegato o come affermato nella Trasmissione Report anche lo stesso Prof. Crisanti

Ricordiamo che esiste una Commissione Regionale di Inchiesta sulla gestione della seconda ondata della Pandemia in cui sono stati auditi molti soggetti: Comitati dei Parenti dei deceduti in Casa di Riposo, Comitati in Difesa della Sanità Pubblica tra cui CoVeSaP, Sindacati Medici e degli Operatori Sanitari, ed altri, che hanno presentato le loro denunce e documentazione dei fatti..

Auspichiamo che gli Atti della Commissione, come affermato, vengano inviati alla Procura della Repubblica e che questi documenti e denunce vengano attentamente vagliati, al fine di stabilire con chiarezze le Responsabilità e la Evitabilità dell’ecatombe “Seconda Ondata Pandemia Covid” negli ultimi mesi del 2020 in Veneto.

RIVENDICHIAMO LA LIBERTA’ DI CRITICA E DI PROPOSTE DA PARTE DEI CITTADINI E DEGLI OPERATORI DELLA SANITA’.

IL CONFRONTO DEMOCRATICO NON PUO’ ESSERE SOSTITUITO DALLE MINACCE O DALLE QUERELE.

OGGI PIU' CHE MAI OCCORRE UN GRANDE SFORZO PER RILANCIARE LA SANITA’ PUBBLICA CON IL COINVOLGIMENTO DI TUTTI GLI OPERATORI SANITARI E DEI CITTADINI


Data 05.01.2023

----fine documento

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Report. In Veneto durante la seconda ondata della pandemia è accaduto il disastro

https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Fin-troppo-rapidi-727053d7-b6af-4980-b26e-07f61a8c12eb.html?fbclid=IwAR0x2B127cTpep1_UBOkRu8xoL993lxqRU5-1b8wU6akYXgBWFeAAvAWJQs

PUNTATA DEL 02/01/2023

di Danilo Procaccianti 

Collaborazione di Andrea Tornago
Ricerca immagini di Alessia Pelagaggi e Silvia Scognamiglio
Immagini di Cristiano Forti
Montaggio e grafica di Monica Cesarani


(dal sito)
In Veneto durante la seconda ondata della pandemia è accaduto il disastro.
Ci sono stati 1600 morti in più rispetto alla media nazionale. Cosa è successo? Avevano puntato tutto sui tamponi rapidi, era il test di riferimento anche per gli operatori sanitari e per le Rsa, contrariamente alle indicazioni dell’OMS e anche a uno studio del prof. Crisanti.

Dopo la nostra inchiesta dello scorso anno si è mossa la procura di Padova e ha chiesto il rinvio a giudizio di quello che per il governatore Zaia era l’Elon Musk del Veneto, il dottor Roberto Rigoli: sostanzialmente nella gestione della seconda fase della pandemia aveva preso il posto del professor Crisanti come braccio destro di Luca Zaia. I magistrati scoprono che a giustificare appalti milionari per i tamponi rapidi, ci sarebbero attestazioni scientifiche false.

Nel corso delle indagini spuntano anche intercettazioni imbarazzanti.

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Scarica il pdf.

7.12.22

L'ospedale "San Luca" a Report

I link per consultare o rivedere la puntata.

Report, 5 dicembre 2022


(dal sito di Report)

"Finché c'è la salute".

di Claudia Di Pasquale

Collaborazione di Cecilia Bacci e Eleonora Zocca

Immagini di Giovanni De Faveri e Paolo Palermo

Montaggio di Daniele Bianchi e Andrea Masella


Negli ultimi anni abbiamo assistito a tagli ingenti del sistema sanitario.

Il Sistema Sanitario Nazionale ha avuto, negli ultimi anni, tagli ingenti, è crollato il numero dei posti letto, sono stati chiusi i pronto soccorso, sono stati smantellati interi reparti. Ora però a risollevare le sorti della sanità arriveranno i soldi del Pnrr. Circa due miliardi saranno investiti per realizzare 1350 case di comunità, mentre 1 miliardo servirà per aprire 400 ospedali di comunità. Che cosa sono esattamente? E quali servizi dovrebbero offrire? Nelle case di comunità un ruolo centrale dovrebbero averlo i medici di base, che però sono in grave sofferenza numerica, così come c'è una carenza ormai cronica di personale medico ospedaliero. E quindi chi andrà a lavorare dentro le strutture finanziate coi soldi del Pnrr?


Visualizza il servizio sulla sanità in Piemonte, Lombardia e Veneto: Finché c'è la salute. Scarica il pdf.

E' possibile vedere l'intera puntata su raiplay.it


4.12.22

Domani 5 dicembre 2022 si parlerà del "San Luca" a Report, Rai3, ore 21.20

Non perdiamo la puntata di Report di domani sera, lunedì 5 dicembre 2022 alle ore 21.20.

Un'anticipazione su Facebook



Per gli utenti di Facebook è possibile visualizzare un'anticipazione a questo indirizzo:

https://fb.watch/hcAcsF1lzY/

Nuovo numero per la Guardia Medica a Badia Polesine. Orari e modalità di accesso allo Studio Medico Badia Polesine (ex ospedale)

Rendo noto gli orari e le modalità di accesso comunicati dallo Studio Medico Badia Polesine - presso l'ex ospedale.

MERCOLEDI 7/12 PREFESTIVO: DALLE ORE 10 E' IN SERVIZIO LA GUARDIA MEDICA AL NUOVO NUMERO 0425 078120), LA SEGRETERIA E' CHIUSA IL POMERIGGIO.
GIOVEDI 8/12 FESTIVO

ATTENZIONE NUOVO NUMERO GUARDIA MEDICA DAL 1 DICEMBRE 2022:
0425 078120

Per comunicazioni URGENTI e CERTIFICATI DI MALATTIA
contattarci ai numeri che vi lasciamo a disposizione in questa email.

Le vostre richieste verranno evase entro 2 giorni lavorativi
dalla ricezione della vostra email.

L'orario della SEGRETERIA è il seguente: 
dal LUNEDI al VENERDI 8:30-12:30 e 15 -18:30
TEL e fax 0425 509250 cell (x sole urgenze - NO farmaci) 370 3579237

I medici non sono presenti in ambulatorio IL SABATO, 
pertanto dalle ore 8 alle ore 10 sono disponibili per le sole URGENZE ai propri numeri di cellulare:
- Dott. SBRENNA 339 8396052; - D.ssa DAZIALE 347 5580888 - D.ssa PERETTO 333 5226137 
- D.ssa ZOP 329 3057514 - D.ssa BOLDRIN 340 9314914 - Dott. CALORE 320 0597087
Dalle ore 10 è in servizio il MEDICO DI GUARDIA al num. 0425/078120

Nella prossima puntata di Report, il 5 dicembre 2022, probabilmente si parlerà anche del San Luca

Domani sera a Report riflettori sulla sanità veneta. Forse ci sarà spazio anche per il "San Luca".



8.11.22

Governo Meloni, per la Salute 32,8 milioni in meno per i prossimi 3 anni

Se il buongiorno si vede dal mattino...

Il nuovo governo comincia tagliando

fonte: quotidianosanità.it

Governo. Arriva la spending review per i Ministeri: per la Salute 32,8 mln in meno per i prossimi 3 anni

di L.F.

È quanto prevede il Dpcm approvato dal Governo che impone ai Dicasteri risparmi di 3,5 miliardi per il triennio 2023-2025. A vigilare sarà il Mef che valuterà le proposte di spending che saranno inviate dai singoli Ministeri. TESTO DPCM

07 NOV 2022 - 

Sono 7,6 mln in meno nel 2023, 11,2 mln nel 2024 3 14 mln nel 2025 per un totale di 32,8 mln di euro le somme che il Ministero della Salute dovrà risparmiare nel prossimo triennio. Sono questi i numeri del Dpcm approvato dal Governo che impone ai Dicasteri una spending review di 3,5 miliardi per il triennio 2023-2025.

...

Leggi l'articolo completo

21.9.22

Difendiamo la Sanità Pubblica. Venezia Sabato 17 settembre 2022. Le immagini dell'evento organizzato da CoVeSaP

Evento organizzato dal Coordinamento Veneto per la Sanità pubblica (CoVeSaP), vedi il precedente post. A causa della pioggia l'evento si è svolto nella sala teatro del Patronato in via Garibaldi (calle San Domenico).

Scarica il testo integrale della nota di CoVeSaP rivolta ai candidati alle elezioni politiche del 24 settembre.



















13.9.22

Difendiamo la Sanità Pubblica. Venezia Sabato 17 settembre 2022

Il Servizio Sanitario Nazionale, negli ultimi decenni, è stato pesantemente sottofinanziato.

Si sono così create criticità sempre più importanti: pesanti carenze di personale con operatori sottoposti a stress inaccettabili, liste di attesa infinite, pronto soccorso intasati o ridotti a punti di primo soccorso, posti letto insufficienti, medicina territoriale non adeguata ai bisogni dei cittadini, mancanza di servizi socio-sanitari per le fasce deboli della popolazione. Questi problemi affliggono oramai tutte le regioni, da nord a sud, e rendono sempre più difficile potersi curare.

Anche il Veneto non sfugge a questa pericolosa tendenza.

Il fondamentale diritto alla salute e alla cura viene negato ad una parte sempre più consistente della popolazione.

Il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica (CoVeSap) chiede a tutti coloro che saranno eletti alle elezioni del prossimo 25 settembre un’inversione di tendenza alla politica dei tagli, prevedendo un robusto rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale per realizzare:

  • Una maggiore gestione pubblica e uno stop alle varie forme di privatizzazione;

  • Un investimento massiccio nel personale;

  • La riorganizzazione di una rete ospedaliera che risponda ai bisogni della popolazione;

  • La finalizzazione dei Fondi del PNRR al potenziamento del Servizio Pubblico;

  • Lo sviluppo dei servizi territoriali per i minori, la famiglia, la disabilità, le dipendenze, gli anziani e la salute mentale;

  • La ricostruzione dei Dipartimenti di Prevenzione;

  • La convergenza nel concetto di salute delle politiche sanitarie con quelle ambientali;

  • Il ritorno allo spirito della legge 833 con un giusto equilibrio nel rapporto tra Stato - Regioni - Enti locali.

Il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica chiede pertanto quanto previsto dalla legge 833/78, ovvero un Servizio Sanitario Pubblico, Universalistico, Gratuito, Equo ed Accessibile a tutti.

Scarica il testo integrale della nota di CoVeSaP rivolta ai candidati alle elezioni politiche del 24 settembre.


3.9.22

Il capitale umano nella salute mentale

fonte: quotidianosanità.it

Nessuna reingegnerizzazione dell’architettura organizzativa dei servizi per la salute mentale potrà avere successo senza prima ricostituire il capitale umano e professionale che opera nei servizi di salute mentale ai diversi livelli

Fabrizio Starace
Direttore DSMDP AUSL di Modena
Presidente Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica
Presidente Sezione IIIa Consiglio Superiore di Sanità

31 agosto 2022

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Da qui al 2025 mancheranno almeno 16.500 medici specialisti. Ecco la mappa Regione per Regione. Studio Anaao

fonte: quotidianosanità.it

Impressiona leggere oggi questo articolo del 20 marzo 2019

Da qui al 2025 mancheranno almeno 16.500 medici specialisti. La carenza maggiore per i medici dell’emergenza e i pediatri. Ecco la mappa Regione per Regione. Studio Anaao

di M.D Arienzo, F.Ragazzo, A.Rossi, C.Rivetti, E.Marcante, D.Montemurro, C.Palermo

A guidare la classifica delle carenze conseguenti all’analisi delle curve di pensionamento e dei nuovi specialisti formati nel periodo 2018-2025 sono il Piemonte al Nord, la Toscana al Centro, la Sicilia al Sud. Unica eccezione il Lazio che sarà in grado di soddisfare il disavanzo netto determinato dalla fuoriuscita di specialisti, anche se non in tutte le discipline. Ecco la mappa Regione per Regione.

Leggi l'articolo completo

1.8.22

MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 23 maggio 2022, n. 77

MINISTERO DELLA SALUTE - DECRETO 23 maggio 2022, n. 77 "Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale."

(22G00085)

note: Entrata in vigore del provvedimento: 07/07/2022

(GU n.144 del 22-06-2022)

Visualizza il testo vigente su normattiva.it

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