I finanziamenti regionali inferiori dell’11% rispetto alla media. I sindaci sono chiamati in causa.
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| Il Gazzettino, 6 novembre 2026 |
Quasi 500 anziani ospiti delle case di riposo polesane non beneficiano dei contributi regionali. Rette più pesanti per le famiglie rispetto al resto del Veneto.
15 case di riposo (Centri Servizi o Rsa) pubbliche e private hanno scritto alla Regione, all'Ulss 5 e agli Ambiti Territoriali Sociali (Ats) chiedendo una revisione dei criteri di finanziamento.
In Polesine la copertura delle impegnative di residenzialità e delle quote sanitarie aggiuntive si ferma al 78,3%, oltre undici punti percentuali sotto quello di altre province venete.
Inoltre, negli ultimi dieci anni sono stati attivati circa 450 nuovi posti letto senza un corrispondente aumento delle risorse. Oggi, su oltre 2.260 posti accreditati, quasi 500 sono occupati da anziani privi del sostegno pubblico.
Una discriminazione inaccettabile, tanto più se si considera che il Polesine è la provincia a più basso reddito del Veneto.
I maggiori costi ricadono sulle famiglie e sui Comuni.
I consigli di amministrazione delle Case di riposo chiedono quindi un riequilibrio dei finanziamenti e sollecitano l'intervento dei sindaci polesani per portare la questione al tavolo regionale.
La richiesta delle Rsa si conclude con l'appello ai sindaci polesani e alla Conferenza dei sindaci, affinché la questione diventi una priorità politica e venga portata con forza al tavolo della programmazione regionale.
A sottoscrivere la richiesta sono Csa Adria, Ciass Isola di Ariano, Casa del Sorriso di Badia Polesine, Centro Servizi San Martino di Castelmassa, La Residence e Residenza San Salvatore di Ficarolo, Casa Sacra Famiglia di Fratta, Casa Albergo per anziani di Lendinara, Opera Pia Francesco Bottoni di Papozze, Csa San Nicolò di Porto Tolle, Villa Tamerici di Porto Viro, La Rosa dei venti di Rosolina, Iras e Centro Servizi Casa di cura privata Città di Rovigo, Casa Sant'Antonio di Trecenta.
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| Il Gazzettino, 6 novembre 2026 |



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