14.1.17

A rischio taglio anche il punto nascite di Adria

fonte: RovigoOggi.it, 14 gennaio 2017

SANITA' E SERVIZI ADRIA (ROVIGO) Dopo Trecenta, chiuso, anche il capoluogo del Basso Polesine vede la struttura inserita nella lista delle sette che, a livello regionale, dovrebbero essere "accorpate"


Di Trecenta, ormai, purtroppo si sa. Il punto nascite di fatto è già chiuso, non avendo riaperto i battenti dopo la sospensione estiva che si è trasformata in qualcosa di molto simile a una chiusura anticipata. Ma ora anche Adria scopre il proprio punto nascite come pesantemente in bilico. Potrebbe essere chiuso, esattamente come quello dell'Alto Polesine.

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Rovigo, "Ospedale pieno per l'influenza, emergenza posti letto"

fonte: RovigoOggi.it, 13 gennaio 2017

ROVIGO I sindacati attaccano: "Manca una regia, l'unica risposta all'emergenza è stata aggiungere letti senza alcuna comunicazione ufficiale". E intanto, lamentano, il personale cala costantemente


“In questi giorni abbiamo assistito ancora una volta a due fronti contrapposti: da una parte una mancata risposta alle esigenze di assistenza e cura per un’influenza che tutti sapevano quando sarebbe arrivata e ne conoscevano da tempo la possibile virulenza, dall’altra parte un ospedale con un pronto soccorso che scoppia di richieste, si impiegano tutti i letti, tutte le barelle e si mettono a ricoverare in Astanteria quasi il triplo di pazienti della capienza massima”. 
Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, oltre che la Rsu dell’Ulss 5 Polesana, evidenziano come sia bastata una influenza per dimostrare che nel territorio e nella medicina di base “siamo ancora distanti dall’essere una risposta al bisogno di salute che può in parte sostituire l’ospedale - affermano - Ma intanto negli ospedali si tagliano posti letto di area medica e il personale diminuisce e, di fronte ad un evento morboso prevedibilissimo, si dimostrano le carenze e le inefficienze gestionali”.

Le Ulss si sono fuse ma risparmi rinviati

fonte: Il Gazzettino di Rovigo, giovedì 12 gennaio 2017
di Marina Lucchin

I tre dirigenti dell'ex azienda sanitaria adriese hanno incarichi che "erodono" di molto l'annunciata minore spesa di 500mila euro


Risparmi immediati quasi nulli per l'azienda sanitaria polesana. Per arrivare a vere economie grazie alla fusione dell'Ulss 18 e 19 bisognerà attendere anni.
L'anno scorso il direttore generale Antonio Compostella aveva annunciato che l'unica contrazione immediata della spesa per l'Ulss 5 sarebbe stata solo quella per l'azzeramento della triade dirigenziale di vertice dell'azienda sanitaria di Adria, che avrebbe portato a un taglio di circa 500mila euro.
In realtà, chiusi gli incarichi di direttore amministrativo, sanitario e dei Servizi sociali dell'ex Ulss 19, Paola De Polli, Ezio Botner e Maria Chiara Paparella, ora ricopriranno rispettivamente la gestione del risk management, il coordinamento della direzione medica e di direttore facente funzione del distretto di Adria.
Facile capire, dunque, che con i nuovi ruoli, sfuma (se non tutto, almeno in parte) il risparmio da mezzo milione di euro annunciato in precedenza.
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27.12.16

L'Ulss formalizza la sua proposta riorganizzativa per l'ospedale "San Luca"


I sindaci recuperano solo 5 posti letto
E non è detto che la regione approvi

Come segnalato nel precedente post Ospedale San Luca, si dei sindaci al piano della direzione dell'Ulss18 la dirigenza dell'Ulss 18 ha adottato il decreto del direttore generale n. 1142 del 16 dicembre 2016 con cui si formalizza, nei confronti della giunta regionale, la proposta di revisione organizzativa illustrata e discussa nelle riunioni della conferenza dei sindaci del 22 novembre e del 13 dicembre.
In quest'ultima riunione i sindaci avevano chiesto due modifiche alla proposta dell'Ulss: 1) l'aumento di 5 posti letto di lungodegenza, in modo da contenere la riduzione originariamente prevista di 10 unità, e 2) l'aumento di 5 posti letto di riabilitazione. I posti letto ospedalieri, originariamente previsti nella proposta della direzione dell'Ulss, sarebbero passati da 146 a 156, contenendo così la drastica perdita di posti letto programmata dall'amministrazione regionale (143) con il piano socio-sanitario e la delibera applicativa della giunta regionale n.2122 del 2013.
Solo la prima delle richiesta è stata accolta. I posti letto passeranno così da 146 a 151.

26.12.16

San Luca, gli ambulatori pediatrici specialistici all'interno dell'ospedale

Il direttore sanitario Contato: "Nei prossimi mesi un percorso dedicato alla donna"

fonte: La Voce di Rovigo, 24 dicembre 2016

Meno degenze e più servizi. Sembra questa la ricetta dell'Ulss per l'Ospedale di Trecenta.

L'auditorium dell'ospedale San Luca ha ospitato la presentazione degli ambulatori pediatrici, che sono attivi già da qualche mese anche all'ospedale di Trecenta. A presentare la serata Simone Rugolotto, responsabile del reparto di pediatria di Rovigo e Massimo Pasqualini, pediatra.
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18.12.16

Agenas, l'agenzia sanitaria delle Regioni italiane, mette online l'edizione 2016 del Pne, ovvero Programma nazionale esiti.

fonte: repubblica.it

Le classifiche degli ospedali che funzionano meglio: il nord primeggia, il sud insegue

Agenas, l'agenzia sanitaria delle Regioni italiane, mette online l'edizione 2016 del Pne, ovvero Programma nazionale esiti. È uno strumento che, attraverso una serie di indicatori, rende conto della qualità dell'attività sanitaria

14.12.16

Ospedale San Luca, si dei sindaci al piano della direzione dell'Ulss 18

fonte: Il Gazzettino, mercoledì 14 dicembre 2916

La conferenza dell'Ulss 18 ha accolto la proposta del direttore Compostella
Congelato il punto nascite per mantenere i posti letto e aggiungerne 29 di comunità"

Via libera al piano per il San Luca. La conferenza dei sindaci dell'Ulss 18 ha approvato all'unanimità la proposta che era stata presentata il 22 novembre dal direttore generale Antonio Compostella. Accettando di fatto lo scambio fra il "congelamento" del punto nascite e il mantenimento di posti letto aggiuntivi rispetto ai tagli previsti.
Lunedì sera, 12 dicembre, il consiglio comunale di Trecenta aveva approvato, all'unanimità, una proposta che mirava a una vera rinascita.
Il quadro di riferimento, però, è quello delineato dalle schede ospedaliere della Regione, quindi i margini di manovra erano ridotti. E stata di fatto parzialmente accolta la proposta principale contenuta nel documento trecentano, nel quale si sottolineava come « l'attivazione di 29 posti letto di ospedale di comunità non devono essere sostitutivi di reali posti letto ospedalieri. A sostegno di questa fondamentale richiesta si evidenziano le percentuali di occupazione dei posti letto di lungodegenza e di medicina che si collocano rispettivamente al 114 % e quasi al 100%».
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Leggi il documento approvato dal consiglio comunale di Trecenta

Ora il direttore generale dell'Ulss dovrà formalizzare questa proposta con un decreto da sottoporre all'approvazione dell'amministrazione regionale in quanto è parzialmente modificativa delle schede ospedaliere approvate con la delibera della giunta regionale n- 2122 del 2013. Durante la riunione Antonio Compostella ha ricevuto una telefonata da parte dell'assessore regionale alla sanità Luca Coletto.
Tra i comuni assenti dalla riunione spiccavano Badia e Lendinara.

11.12.16

Ospedale di Trecenta, il muro di gomma

Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340

Data, 10 dicembre 2016

Il muro di gomma

Il 13 dicembre nuova riunione della conferenza dei sindaci dell'Ulss. Senza riscontro l'offerta di collaborazione del Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca.

L'Ulss è intenzionata a sostituire posti letto di lungodegenza, già ora insufficienti, con posti di Ospedale di comunità, a bassa assistenza medica e soggetti al pagamento di ticket.

Si continua a deprimere la sanità pubblica mentre viene ampiamente finanziata quella privata.

Dopo il fallimento delle visite notturne un altro spot pubblicitario: la prenotazione di visite presso le farmacie. Fumo negli occhi per nascondere i problemi veri: ovunque manca personale, a Trecenta come a Rovigo.


Martedì 22 novembre il Comitato Altopolesano dei cittadini per il San Luca era presente alla Conferenza dei Sindaci in cui venne proposta dalla Direzione Generale dell’Ulss 18 un'ipotesi di rilancio dal San Luca.
Solo un’ipotesi, per fortuna, perché prospetta ancora tagli.
Abbiamo chiesto ai Sindaci un’assunzione di responsabilità e di impegno per fronteggiare, insieme a noi, e a tutti coloro che sono animati da vera passione civile, l’ormai endemica emergenza ospedaliera altopolesana.
Soprattutto dopo la disponibilità (verbale) dell’assessore Coletto ad accettare proposte avanzate dalla Conferenza dei Sindaci.
Il Comitato Altopolesano si è dichiarato disponibile nei confronti di ciascun Comune della nostra Ulss ad illustrare la situazione effettiva dell'ospedale, le notizie raccolte, i motivi per cui occorre salvare tutti i posti letto esistenti per una sufficiente funzionalità del “San Luca”.
Fra pochi giorni ci sarà una nuova Conferenza dei Sindaci per parlare dell’ospedale.
Le nostre riflessioni, le preoccupazioni, le proposte che abbiamo inviato ai Sindaci ed ai mezzi di informazione hanno trovato soltanto uno stringato avviso di ricevimento. Solo perché avevamo richiesto almeno questo riscontro.
Non diciamo niente di nuovo ricordando che il San Luca, nonostante il nome propiziatorio, continua ad essere in sofferenza e niente fa pensare ad un suo rilancio come ospedale per acuti. Anzi nuovi pesanti tagli potrebbero presto arrivare per far posto ai letti di Comunità.
Come si può accettare che tali letti siano usati per sostituire posti dell’area medica (Lungodegenza), finora utilizzati addirittura anche oltre il 113%?
Invece di avere più posti letto in Area medica acuta e post acuta, il San Luca rischia un nuovo impoverimento, nonostante la sua capacità di ospitare senza grandi spese strutturali molti più servizi sanitari di quelli attuali.
Non si possono risolvere i problemi con furbesche acrobazie o giochi di prestigio, mentre la Regione aggiunge posti letto al privato e li toglie agli ospedali pubblici, e paga i privati per prestazioni che il servizio pubblico potrebbe offrire (meglio) in proprio.
Per capire come si procede nelle decisioni regionali, ricordiamo che la sanità pubblica nella Bassa Padovana non ha visto tagli e impoverimento dei servizi come l’Alto Polesine. Anzi con le schede ospedaliere Monselice si è trovato più posti letto di prima. Tanto che il sindaco commentava così: ”… la scheda approvata dalla Giunta regionale coincide al 100 per cento con le richieste della conferenza dei sindaci”.
C’è anche nell’Alto Polesine una Conferenza dei Sindaci, ma c’è pure una buona parte della popolazione i cui atteggiamenti oscillano fra l’indifferenza ed una permissiva apatia.
Abbiamo letto più volte in questi giorni, con interesse, dell’opportunità concessa a chi ha problemi di salute: può fissare visite (perfino!) nelle farmacie. Continua la scelta di iniziative che sono solo spot, come la trovata delle visite di notte che, senza centrare l’obiettivo, è costata ai Veneti, in un anno, 7 milioni di euro e molte ULSS per aprire gli ambulatori di notte li hanno chiusi di giorno.
Cosa si vuole ancora?
A questo punto l’esperienza delle persone comuni dotate di discreto ingegno e di apprezzabile buona volontà suggerisce di ricercare soluzioni razionali del problema, soluzioni che siano rapidamente applicabili con le risorse economiche disponibili, ma soprattutto tenendo presente l’obiettivo più importante che è la rapidità e l’efficacia della cura per il malato.
Quindi una sanità di buona qualità PER TUTTI, non discriminante (buona e rapida per chi può pagarsi il servizio privato, lunghissima quindi non più buona per gli altri) e non frutto di una selezione classista.
Un documento ufficiale dell'azienda sanitaria di Rovigo e dell'Alto Polesine dice che mancano 299 dipendenti, la pianta organica è quindi assolutamente inadeguata.
Il problema appuntamenti non è quindi legato al servizio CUP degli ospedali, ma alla lunghezza poco tollerabile delle liste d’attesa la cui causa principale è appunto la mancanza di personale (medici, infermieri, tecnici)
La situazione è stata denunciata più volte da noi e da altre parti con motivazioni serie e dettagliate. Non sono mai state smentite le prese di posizione piuttosto pesanti al riguardo, nessuno ha avanzato correzioni, né da Rovigo, né da Venezia, e il Veneto resta la Regione con meno medici, i primari non vengono sostituiti e mancano infermieri.
Temiamo di trovarci di fronte ad un muro di gomma: la Regione, consumate tutte le proprie scuse, si arrocca nel palazzotto blindato del suo potere.
E la situazione la dice lunga sul rapporto reale esistente tra la gente comune e chi si riempie soltanto la bocca della parola “popolo”.

Per il Comitato altopolesano dei cittadini per il San Luca

La portavoce - Jenny Azzolini
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Ospedale "San Luca", il giudizio dei sindaci


Martedì prossimo, 13 dicembre 2016, alle ore 15.30, presso l'Aula Magna della Cittadella socio-sanitaria, nuova riunione della Conferenza dei sindaci dell'Ulss 18.
Al primo punto dell'odg l'ospedale "San Luca" di Trecenta.

I sindaci si dovranno esprimere sulla proposta di riorganizzazione.

Le riunioni della conferenza dei sindaci sono pubbliche.

Vedi i precedenti post:
Ospedale di Trecenta. Il Comitato altopolesano scrive ai sindaci dell'Ulss 18
Una proposta di collaborazione
San Luca, la tribolazione dei posti letto
Ospedale di Trecenta. Il piano della direzione generale
Il futuro del San Luca è nella modifica delle schede ospedaliere

10.12.16

Copertura sanitaria universale. Oms: “Tra povertà e spesa out of pocket sono 400 mln le persone che non vi hanno accesso”

fonte: quodianosanita.it

Il prossimo 12 dicembre sarà la giornata mondiale per la Copertura sanitaria universale, uno tra gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile per il 2030. “Garantire un accesso equo richiede una trasformazione nel modo in cui i servizi sanitari sono finanziati, gestiti e consegnati in modo che i servizi sono concentrati intorno ai bisogni delle persone e delle comunità”.

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Per l’Oms l’obiettivo è quindi “garantire un accesso equo richiede una trasformazione nel modo in cui i servizi sanitari sono finanziati, gestiti e consegnati in modo che i servizi sono concentrati intorno ai bisogni delle persone e delle comunità”.

Ma servirà pure più personale. “Più di 18 milioni di operatori sanitari supplementari saranno necessari entro il 2030 

10 dicembre 2016

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