5.10.16

L’indefinibile futuro del San Luca


Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
presso Jenny Azzolini, Via Matteotti 82 – 45027 Trecenta (Ro) - Tel. 0425701126 – Cell. 3473490340
sito internet: http://ospedaletrecenta.blogspot.it/
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Data, 2 ottobre 2016

  • Ai Sindaci dell'Ulss 18
  • Al Direttore Generale Ulss 18
  • Ai Consiglieri regionali polesani
  • All'Assessore regionale alla sanità
  • Al Presidente della Giunta regionale
  • Ai Parlamentari polesani
  • Al Ministro della Salute
  • Al Presidente del Consiglio dei ministri

L’indefinibile futuro del San Luca

E’ difficile attribuire all’ospedale San Luca un aggettivo o una definizione qualificante.
Se fosse una persona sarebbe un trans gender in via di mutazione, una realtà incompleta, un progetto su cui continuano ad infierire interventi incomprensibili. Di responsabili(?), spinti da idee incerte, criticabili e fluttuanti come piume e che danno adito a dubbi e cattivi pensieri.
Si dica, una buona volta, cosa si vuole veramente fare di questo ospedale. Perché se ne capisce veramente poco e quel poco che se ne capisce mette i brividi.
Perché, ad esempio, balla da tempo (troppo) la non scelta tra ostetricia (punto nascita), PMA, ginecologia. Un’incertezza che però potrebbe contare su dati certi: nascono pochi bambini, ci sono tante e lunghissime attese per la Procreazione Medicalmente Assistita (servizio molto apprezzato), c’è un’innegabile necessità di una ginecologia efficiente vista l’età prevalente delle donne altopolesane.
Quindi la buona scelta (per la popolazione) non dovrebbe essere troppo difficile.
Anche perché i cittadini potrebbero rinunciare, con ragionata rassegnazione, a qualche servizio dell’ospedale in cambio di offerte (eccellenti) in grado di soddisfare in modo sicuro e costante la esigenze della popolazione altopolesana.
Sino ad ora si è assistito a repentini cambi di programma, a riduzioni orarie di servizi, a riduzione di personale medico e paramedico, alla normalizzazione di situazioni e aspetti negativi di prestazioni vitali e di riconosciute eccellenze.

Ad esempio:
PMA (procreazione medicalmente assistita) eccellenza con alta percentuale di risultati positivi, è in sofferenza per insufficienza di personale stabilizzato e liste d’attesa lunghissime (coppie da Ferrara-Modena-Bologna e non solo).
Neuroriabilitazione: eccellenza recente limitata dalla necessità di condividere parte del personale con riabilitazione fisiatrica.
Terapia Intensiva: alta professionalità, passione e umanità degli operatori permettono spesso il raggiungimento di risultati considerati ai confini della speranza. Nonostante gravi carenze di personale.
Biologia Molecolare centro di ricerca attrezzato con mezzi tecnici efficienti ma con figure professionali non stabilizzate.
Ambulatori: la qualità professionale degli operatori e le reali necessità della popolazione portano ad una notevole richiesta. Ma l’ospedale risponde con un servizio col contagocce.
Terapia Antalgica un’offerta efficace ed apprezzata in un tempo in cui, finalmente, l’assenza di dolore non è più un obiettivo intermedio facoltativo ma un fine terapeutico primario. Ha gravi carenze di personale.
Gli esempi dovrebbero essere indicativi di un presidio ospedaliero in grado di soddisfare quasi totalmente le esigenze della popolazione altopolesana, ma non ancora pienamente efficiente.
Eppure una corretta ed equa distribuzione e valorizzazione delle risorse economiche e professionali dovrebbe rappresentare un obbligo morale primario per chi amministra (da parecchi anni) la sanità veneta; ma evidentemente i polesani sono (considerati) figli di un dio minore, e paria del Veneto e devono accontentarsi delle briciole che cadono dal banchetto regionale. A cui si abbuffano invece altre province i cui rappresentanti si occupano molto più attivamente dei cittadini che li hanno eletti.
I nostri eletti invece (salvo una) sono come le tre scimmiette: se c’è un nostro problema non lo vedono, non ascoltano la nostra voce e se c’è da parlare non parlano.
Chissà perché.
Però rimangono i sindaci del nostro distretto. Sappiamo bene che il loro potere è limitato, però, volendo, potrebbero associarsi per programmare qualche azione comune come ad esempio mobilitare i propri cittadini per una manifestazione che possa indurre il governo regionale ad apportare qualche modifica alle schede ospedaliere regionali.
Che, visto l’andamento decisamente ondivago delle decisioni, dovrebbero essere passibili di qualche saggia ed utile modifica. Come si è già visto in altre realtà.
Ps: è utile ricordare che “valetudine firma nihil melius” (niente è meglio di una salute salda) però, in mancanza di meglio “primum non nocere” (almeno non si facciano danni).

    Per il Comitato altopolesano dei cittadini per il “San Luca”
    La portavoce Prof. Jenny Azzolini
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